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Evasione Fiscale: Dovere Morale- Repost

10 Gen

In attesa che WordPress faccia il suo compito, data la caccia alle streghe sviluppatasi in questi giorni, ritengo opportuno ripostare una chicca scritta ad ottobre 2011.
L’evasione fiscale in questo momento storico e in questa Nazione particolarmente, non è soltanto più un comportamento necessario a sopravvivere alla tirannia fiscale instaurata dalla politica ai danni dei tax producers. In questo paese e in questo periodo storico, l’evasione fiscale assurge a dovere morale, a vera norma di educazione civica da rispettare per il bene della civiltà.
Evadere il fisco é un diritto di legittima difesa contro una espropriazione violenta a mano armata (e pagata dalla vittima),  e questo è vero per qualsiasi regime tassatorio e per qualsiasi governo gestisca poi i proventi delle tasse.
Evadere il fisco è altresì per molti l’unico metodo per continuare a produrre in Nazioni in cui l’oppressione fiscale ha reso submarginale il 95% delle attività imprenditoriali.
Ma nella crisi economica del debito sovrano, come quella odierna, l’evasione fiscale è qualcosa di più.
E’ un DOVERE MORALE che ogni cittadino ha (o avrebbe) nei confronti della Società, quella vera. Quella fatta dalla libera cooperazione tra uomini, quella della divisione del lavoro e degli scambi volontari.
La crisi economica dovrebbe aver fatto ormai capire anche ai più bigotti, che l’invenzione di moneta dal nulla non sviluppa l’economia, che il debito pubblico è una iattura e non un bene e che, molto realisticamente, l’unico modo per sviluppare l’economia è quello che si conosce da migliaia di anni:
Produzione e Scambio.
Dovrebbe aver fatto capire che  il sogno dei soldi infiniti, quasi che la vita reale fosse un videogioco SEGA cheattato, è appunto un sogno e non ha nulla di reale.
Nella situazione odierna, i soldi mancano un po’ dappertutto. Questo se ci pensate è piuttosto ovvio, perché nel momento in cui la mole di “soldi falsi” creati da banche centrali e non, attraverso quei sistemi che ormai abbiamo imparato a conoscere bene, si rivelano per quel che sono, ovvero falsi appunto, una serie di attività si ritrova a non avere più a disposizione il capitale che credeva di avere fino a che la truffa non è venuta a galla.
Per tale ragione, in tempo di crisi economica, chi ha ancora potere di acquisto, chi ha ancora moneta sonante , ha più potere  e più responsabilitàche nei tempi in cui la crisi non è presente.
Perché il suo denaro è più importante in quanto presente in una situazione di grande richiesta dello stesso.
Il poco denaro circolante adesso ha il potere di decidere chi continua a lavorare e chi deve chiudere bottega, perché la sua merce non interessa più.  Se la popolazione sceglie di comprare più trattori e zappe piuttosto che biglietti dei cinema, questo implica che i produttori di zappe e trattori resisteranno meglio alla crisi dei produttori cinematografici.
E questo perché la società ha percepito una maggiore utilità in questo periodo storico di zappe e trattori piuttosto che di nuovi film.
In tempo di crisi si fanno scelte, condannando alcuni alla chiusura e aiutando altri a rimanere aperti.
In tempo di crisi è perciò MOLTO PIU’ GRAVE abbandonarsi allo spreco. Bruciare denaro o spenderlo male, influisce molto più che in tempi di boom economico sull’esistenza stessa delle aziende e quindi sulla possibilità di produzione futura di un paese.
Di questi tempi è un DOVERE MORALE usare il denaro “bene”.
Come si è più volte dimostrato, sia nelle pagine di questo blog, sia in numerosi altri articoli di blogger e perfino di qualche giornalista, coloro che spendono meglio il denaro, sono SEMPRE E COMUNQUE coloro che lo hanno guadagnato.
Questo significa che continuare a finanziare un ente la cui caratteristica peculiare è lo spreco di risorse, significa CONDANNARE molte aziende meritevoli, molti produttori, a problemi più grandi di quelli che già avrebbero in tempo di crisi economica.
Può perfino significare condannarli alla chiusura e quindi perdere le loro attività.
Immaginate di essere una grande famiglia, cosa che piace tanto ai fautori dello stato sociale.
Supponiamo che ogni elemento della famiglia paghi un fisso al capofamiglia il quale è incaricato di fare la spesa. Il capofamiglia non è tenuto a presentare il rendiconto delle spese. Vige una “fiducia” in lui, per quanto riguarda la spesa della collettività.
Immaginate adesso che il capofamiglia spenda per la spesa 400 euro, ma ne intaschi ogni volta 2200. La restante parte la usa al bar e con le donnine.
Arriva però un momento in cui la famiglia si trova a corto di soldi e molti di loro hanno difficoltà a pagare la retta mensile al capofamiglia per la spesa comune.
Fino a che le cose andavano bene, la famiglia ha vissuto con noncurante rassegnazione l’enorme “cresta” che il capofamiglia applicava. Nel momento però della crisi economica, la cresta diventa immorale. Gli sprechi intollerabili. Quei soldi sono necessari agli elementi della famiglia per andare avanti. Il figlio di tizio per esempio, potrebbe mangiare un po’ meglio, migliorando la sua prestanza fisica. Caio potrebbe comprarsi un vestito nuovo, facendo migliore figura in un colloquio di lavoro. Luigi potrebbe comprarsi il trattore che desidera incrementando la produzione di patate.
Invece quei soldi, quel capitale , sono consumati inutilmente (per il resto della famiglia), nel bar e con le donnine.
A questo punto è ovvio che la famiglia prenda provvedimenti. Qualunque famiglia prenderebbe provvedimenti. Una famiglia normale priverebbe il capofamiglia del diritto di gestire la spesa comune e smetterebbe di pagare. Al di fuori della metafora familiare però, questo non ci è possibile. Almeno non in tempi utili per fronteggiare la crisi. Ovvio quindi che il provvedimento da prendere debba essere diverso. Dopo aver visto cadere nel vuoto  uno ad uno i ripetuti appelli al capofamiglia per ridurre la “cresta”, la famiglia non può far altro che ridurgliela autonomamente.
Succede poi che nel frattempo il capofamiglia, con i soldi della cresta, abbia anche assunto della malavita armata che maltratta gli altri membri della famiglia e pretende di portargli via case, automobili o altro se gli trova dei soldi nascosti.
Sembra una situazione tristissima e quasi paradossale. Purtroppo è solo la realtà oggettiva.
In questa occasione, può dirsi forse che la famiglia stia collettivamente comportandosi da egoista, o non è forse vero il contrario, ovvero che la famiglia stia agendo per la collettività (preservando dallo spreco e dallo sperpero, risorse preziose come il pane ai nostri giorni?) e il capofamiglia sia il vero parassita egoista?
Continuare a pagare per intero la somma richiesta dal capofamiglia, migliorerebbe la situazione dell’intera comunità o piuttosto la ridurrebbe sempre più alla fame a causa della distruzione di capitale perpetrata in maniera continuativa dal capofamiglia?
Il fatto che alcuni elementi della famiglia siano controllati di meno dal capofamiglia e riescano con più facilità a nascondere i soldi allo stesso, può forse cambiare i fatti? Li fa passare dalla parte del torto scagionando il capofamiglia? Dovrebbero esimersi dal preservare risorse perché altri membri della famiglia sono più ferocemente inquisiti?
Forse che Tizio, il cui figlio non riesce a nutrirsi correttamente, è giustificato nel non finanziare lo spreco del capofamiglia, mentre Caio, il cui figlio ancora riesce a mangiar bene,  deve continuare a permettere la distruzione di capitale, solo perché il capitale che possiede è superiore ai bisogni di mera sussistenza, tra l’altro definiti tali dal capofamiglia stesso?
Assolutamente no. La distruzione di capitale è un comportamento stupido, assolutamente legittimo con i propri soldi, dannoso oltre ogni misura con i soldi altrui. E’ inoltre appena tollerabile in una civiltà che non abbia difficoltà a definirsi opulenta. Da contrastare con tutte le proprie forze in una società che si stia rapidamente impoverendo.
Ciò detto, per completare il paragone e dimostrare che evadere il fisco è un dovere morale, rimangono da dimostrare due cose:
1) La famiglia (società italiana) NON è opulenta, ma anzi si sta rapidamente impoverendo.
2) Il capofamiglia in questione (lo stato) distrugge capitale in enormi sprechi.
E’ piuttosto chiaro che valendo questi due principi, per il discorso fatto precedentemente, qualunque azione tendente a far rimanere il capofamiglia senza soldi da sprecare è moralmente giusta e tendente al famoso “bene comune” di socialista memoria.
Riguardo il punto 1, sembra quasi superfluo discuterne. Che l’Italia stia impoverendo rapidamente è sotto gli occhi di tutti e non dovrebbe necessitare alcuna ulteriore prova. I prezzi salgono (le tasse pure), gli stipendi rimangono uguali, il lavoro diminuisce, i consumi si riducono, le caritas sono piene di italiani.
L’unico appunto che si potrebbe fare, è che non è la società a impoverirsi, ma la ricchezza che si accentra sempre più nelle mani di pochi, che per questo andrebbero tassati di più.
E io vi direi GIUSTO. A patto che questi pochi si identifichino in relazione biunivoca col capofamiglia.
Allora l’affermazione diventa:
“La ricchezza si accentra sempre più nelle mani dello Stato e quindi questo va tassato di più”.
Tassare lo stato equivale esattamente a ridurre le sue entrate, quindi ad evadere il fisco.
Se invece si utilizza l’affermazione precedente per dare la caccia ai “grandi evasori” o “ai ricchi” o altre categorie di persone che non siano equiparabili al capofamiglia, la frase è palesemente FALSA.
Come già spiegato prima, il fatto che alcuni riescano a pagare meno di quanto deciso dal capofamiglia, non giustifica la distruzione di capitale attuata dallo stesso. Coloro che, per grazia ricevuta, bravura, o quant’altro, EVITANO la distruzione del loro capitale da parte del capofamiglia Stato, stanno fornendo un servizio alla società, perché il LORO capitale prenderà le strade economicamente produttive e produrrà altro capitale che concorrerà ad aumentare il benessere globale.
Veniamo quindi al secondo punto.
Lo spreco di Stato. La distruzione del capitale perpetrata da coloro che gestiscono i nostri soldi.
Faccio presente che distruggere capitale, significa bruciare le risorse e il tempo che nella definizione di capitale sono cristallizzate. Distruggere 1000 euro significa rendere “inutile” un periodo di tempo di 8 ore per 25 giorni lavorativi di un operaio. Significa appropriarsi di 200 ore di un uomo e impiegarle inutilmente. Considerato che non è l’uomo in questione a decidere come impiegare quelle 200 ore, tale situazione è più vicina alla prigionia che al cazzeggio volontario.
L’operaio che spendesse 200 ore in un mese cazzeggiando, non produrrebbe ugualmente 1000 euro, ma avrebbe deciso volontariamente di non lavorare e, ammesso che non venisse pagato, avrebbe deciso di “distruggere” il SUO capitale “tempo” cazzeggiando.
Ma il governo che spendesse 200 ore del lavoro di un lavoratore per fini che NON SONO CONDIVISI dal lavoratore stesso, starebbe sostanzialmente carcerando un uomo per 200 ore, costringendolo ad usare il suo tempo per fini per lui completamente inutili. Esattamente come un prigioniero ai lavori forzati.
Ragion per cui, ogni EURO sprecato da un governo, a differenza di ogni euro sprecato dal legittimo produttore, equivale ad una violazione dei diritti umani, equivale alla carcerazione di un innocente per un determinato periodo di tempo.
Lo Stato spreca. Spreca per costruzione, come direbbe un matematico. Spreca, perché progettato per sprecare.
Lo Stato Italiano ha sprecato fin troppo oltre l’umanamente tollerabile nel corso degli anni.
Ha sprecato costruendo case con la sabbia di mare.
Ha sprecato assumendo contatori di tombini e contatori di contatori di tombini
Ha sprecato tra donne, trans e cocaina.
Ha sprecato pagando biglietti aerei 5 volte il prezzo di mercato
Ha sprecato in mazzette, contro mazzette e mazzette multiple.
Ha sprecato in opere iniziate  e mai completate.
Ha sprecato erigendo cattedrali nel deserto
Ha sprecato assumendo 25 persone dove ne servivano 5.
Ha sprecato assumendo amici degli amici degli amici, incapaci di svolgere il lavoro richiesto, ma pur sempre raccomandati..
Tutto questo spreco è una continua violazione dei diritti umani da parte dello Stato, che non può e non deve essere tollerata.
Il cittadino non solo è giustificato nel sottrarsi a questa violenza. Il cittadino ha il DOVERE MORALE, per rispetto dei propri simili, di sottrarsi al finanziamento di questo sperpero.
Il cittadino NON PUO’ credere alla stronzata secondo cui tu intanto paghi, poi per ridurre lo spreco piano piano si vedrà.
Questa bislacca idea non può essere accettata, perché più tempo si perde, più tempo passa indugiando nel consumo di risorse, più la situazione peggiora.
Non abbiamo tutto il tempo del mondo per salvare il capitale residuo. Capitale residuo che, ricordo a tutti, è l’unica cosa che rende le condizioni economiche italiane migliori di quelle della Namibia.
Non possiamo aspettare i comodi della politica. Bisogna salvare il capitale residuo, e a farlo devono contribuire tutti, dal dipendente ipertassato alla fonte, al piccolo commerciante, fino ad arrivare al grande imprenditore o al magnate della finanza. Ognuno SECONDO LE PROPRIE POSSIBILITA’.

Chi può salvare (evadere) poco, salvi quel poco che può. Chi può salvare (evadere) molto, salvi molto.E’ appena il caso di ricordare che quando la legge non era fiscale, ma razziale, il comportamento di tante persone che l’hanno volontariamente infranta per dar rifugio agli ebrei perseguitati, non è stato ricordato come un comportamento anti sociale perché infrangeva le regole, ma è stato ricordato come una grande prova di civiltà da parte dei cittadini italiani. Il che significa che infrangere le regole senza aspettare che cambino da sole, non è sempre un comportamento che viene giudicato immorale. E’ strano (o forse no), che il punto di vista cambi totalmente quando si tratta di leggi di tirannia fiscale.

Il mio non vuole essere soltanto un articolo provocatorio, questo articolo cerca di far riflettere quella parte di opinione pubblica che segue la situazione economica come se fosse autogeneratasi tale o fosse nell’ordine naturale delle cose che accada.
Invece siamo in questa situazione per una serie di CONTROSENSI fatti digerire alla popolazione. Controsensi che possono imputarsi a varie cause (la scuola pubblica è una, almeno secondo me), ma la cui genesi è sicuramente meno importante del fatto in sé. La realtà quotidiana non si basa sui controsensi e il primo di questi è proprio credere che ciò che non funziona nel piccolo, abbia invece una qualche validità a livello di Nazioni Stati o Civiltà.
Un controsenso è che un gruppo di personalità,  scelte con qualsivoglia metodo, abbiano il potere e il diritto di prelevare arbitrarie quantità di denaro dai cittadini, semplicemente decidendo quanto. E’ un controsenso, perché CHIUNQUE sa che alla lunga, i bisogni di queste personalità tenderanno a crescere e non avendo limiti finiranno con l’impoverire in maniera crescente i produttori di ricchezza.
E’ un controsenso, perché se fosse il vostro vicino, il vostro capoufficio, o perfino vostro zio, non gli accreditereste MAI e poi MAI il potere di infilare le mani nelle vostre tasche tutte le volte che desidera.
Figuriamoci poi se, di fronte alle sue pretese sempre più esose, qualcuno di voi pensasse di continuare a fargli mettere le mani nelle vostre tasche fino a che non decide LUI STESSO di limitarsi.
Un controsenso è che un gruppo di personalità, scelte con qualsivoglia metodo, abbia il potere di creare denaro dal nulla. E’ un controsenso, perché come ripetuto in svariati e svariati post, stampare denaro con il quale è possibile acquistare merce, equivale a derubare la collettività intera della merce equivalente. Anche questo è un controsenso, perché se a stampare denaro fosse il vostro vicino, lo chiamereste TRUFFATORE.
Un controsenso è che un gruppo di personalità decida le regole a cui devono attenersi tutte le altre persone, in tutti i campi dello scibile umano, pur essendo dichiaratamente poco o nulla ferrati nei campi cui vanno a legiferare. Non è possibile che a decidere di ricerca, innovazione, economia, energia pulita, sia gente che non sa se un fotovoltaico funziona di notte, se i neutrini hanno bisogno di un tunnel o che latrano contro la “speculazione” invece di notare le condizioni disastrose dell’economia nazionale.
Perché se il figlio di vostro zio venisse a spiegarvi come deve funzionare l’azienda vinicola che gestite da venti anni, lo mandereste a cagare, mentre se lo fa un coglione politicante, che pure l’uva non l’ha mai vista attaccata alla vite, allora va bene.
Perché se vostro zio, indebitatosi fino al midollo per signorine e champagne, si lamentasse perché la gente ha cominciato a non fargli più credito, gli fareste recitare il mea culpa, altroché.
Un controsenso è anche che, supposta ma non provata la necessità di un gruppo che governa, E’ ASSURDO che non vi siano dei requisiti minimi da soddisfare per farne parte. Va bene la democrazia e il suffragio universale, va bene la pluralità di scelta, ma deve soddisfare più requisiti un operatore ecologico che uno che poi va a decidere la sorte di milioni di persone.
Istruzione minima? Soglia di QI minima? Conoscenze pratiche e teoriche dei temi su cui vorrebbe andare a lavorare?
E’ un controsenso perché se aveste una grande azienda e doveste scegliere l’Amministratore Delegato, mai e poi mai mettereste uno digiuno di competenze in un ruolo così importante. Tantomeno ci mettereste uno che ha fatto il geometra mettendoci 12 anni, oppure uno con handicap mentali.
Invece a governare la Nazione, robetta da nulla, ci può andare gente che fallirebbe un concorso per netturbini. MA CI RENDIAMO CONTO, O NO?
Un controsenso è pensare che la via maestra dello sviluppo sia il  DEBITO. Perché sono duemila anni che la gente si indebita e perde tutti gli averi, finisce sul lastrico e spesso si suicida pure. Sono piene le pagine della Storia e della Letteratura, di gente che indebitandosi ci ha rimesso pure le mutande.
Ed è piena la Storia  di Cicale morte di freddo e Formiche che hanno messo su un impero.
E allora, anche se lo dice un economista di grido, la via del debito rimane SEMPRE E COMUNQUE una stronzata. Come se io dicessi che la mia auto è un esempio di moto perpetuo. Una cazzata..
Non c’è bisogno di una laurea per capirlo.
Un controsenso è pensare che un gruppo di personalità, in qualunque modo venga scelto, una volta investito dei poteri che gli vengono conferiti, cominci a ragionare in maniera differente da come ragiona l’uomo.
L’uomo ragiona ed agisce per raggiungere obbiettivi che sono personali. E’ giusto che sia così e non c’è niente di male.
Ma l’uomo quando sale al potere non si mette a ragionare come una divinità o un marziano. Rimane uomo, e continua a ragionare e prendere decisioni da uomo. Quel che cambia sono i MEZZI con i quali può agire per perseguire i propri scopi. Ma i propri scopi, che sono quelli naturali di ogni uomo, non cambiano a causa di una elezione.
Controsenso è credere che possano cambiare, ma che anzi, è ovvio che debbano cambiare, in quanto eletto a “rappresentante della comunità”.

Non esiste. Se volete un governo che ragioni e agisca per la comunità, non dovete avere un governo fatto di uomini, ma di oggetti astratti definiti “comunità”.Un controsenso è pensare che si possano decidere leggi tecniche a colpi di referendum, nei quali si fa votare una mandria di pecore che non sanno neppure di cosa si parla in generale, figurarsi le implicazioni nascoste, sulla scorta dei fischietti dei vari pecorai politici, i quali per altro, non sanno neppure loro le implicazioni di ciò di cui si vota.

E’ tempo per noi che si cambi modo di pensare. E’ tempo che le persone tornino ad utilizzare l’intelletto e il raziocinio, non avendo paura di schierarsi contro le palesi cazzate scritte, insegnate e fatte imparare a memoria da troppo tempo a tutta la popolazione.
Il tempo del gioco è finito. Adesso la Storia ci sta spiegando che lei fa sul serio. Saremo pronti a sfruttare i cambiamenti in atto, oppure ci faremo travolgere come centinaia di civiltà nel corso del Tempo?
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10 commenti

Pubblicato da su 10 gennaio 2012 in articoli economici, evasione fiscale, tasse

 

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10 risposte a “Evasione Fiscale: Dovere Morale- Repost

  1. Sav

    14 gennaio 2012 at 12:45

    Peccato solo che ultimamente pare si perda il bollino di “veri liberali” se, prima di cominciare qualsiasi discorso, non si recita il sacro mantra “del dovere di pagare tutte le tasse e della caccia spietata all’evasore”.

    “l tempo del gioco è finito. Adesso la Storia ci sta spiegando che lei fa sul serio. Saremo pronti a sfruttare i cambiamenti in atto, oppure ci faremo travolgere come centinaia di civiltà nel corso del Tempo?”
    Purtroppo a giudicare da tutti i segnali mi verrebbe da rispondere: “la seconda che hai detto…”
    Grazie comunque , c’è sempre bisogno di leggere queste cose.
    sav

     
  2. libertyfighter

    15 gennaio 2012 at 20:21

    “Peccato solo che ultimamente pare si perda il bollino di “veri liberali” se, prima di cominciare qualsiasi discorso, non si recita il sacro mantra “del dovere di pagare tutte le tasse e della caccia spietata all’evasore”

    Pensavo proprio in questi di giorni di affrontare questo argomento. Siamo in sintonia!

    Purtroppo, anche per me è “la seconda che ho detto”

     
  3. Borderline Keroro

    17 gennaio 2012 at 11:16

    Sì, temo anch’io sia “la seconda che hai detto”.
    Invochiamo l’aiuto di “quèlo” : http://www.youtube.com/watch?v=2CkY388IZjM&feature=related

     
  4. Paolo

    20 gennaio 2012 at 11:31

    Un giusto pensiero, ma totalmente inascoltato. anche questo articolo descrive semplicemente l’origine dei problemi e la soluzione

    http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=33733

     

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