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Perché noi liberali non vinciamo mai?

19 Gen

Perché in Italia non si riesce a fare la “riforma liberale” ? Perché, nonostante tutti blaterino di libertà, in Italia i liberali non vincono mai? Queste domande, ormai da oltre venti anni affollano le menti di tutti coloro che per un motivo o per un altro si considerano liberali in Italia.

Queste domande non sono in realtà domande destinate a rimanere senza una risposta. In realtà, a volerla cercare, a volerla trovare, la risposta c’è.

Il discorso che segue prende a riferimento le correnti di opinione, gli articoli di giornale, i blog di area di riferimento liberale. Non prende ovviamente in considerazione i politici. Descrivere perché un politico non può essere liberale è un tema per bambini delle elementari e come tale non mi pare il caso di eviscerarlo qui.

La risposta è che in Italia, i liberali non ci sono. In Italia c’è solo grande confusione. I veri liberali sono pochissimi. Veri liberali sono quelli del Movimento Libertario. Vero liberale posso essere definito io, ma pochi pochi altri possono essere definiti alla stessa stregua.

Per definirsi liberali infatti, bisogna prima assimilare e fare propri alcuni concetti. Che non sono opzionali. Non sono soggettivi. Sono la condizione sine qua non per definirsi liberali.

Il primo concetto è: “cosa significa essere liberali?”.

Liberale è qualcuno che crede nella libera cooperazione tra individui e quindi, aborrisce l’ingiustificato uso di violenza per costringere qualcuno a fare ciò che non vuol fare. Il termine “liberale” nasce in contrapposizione al termine “sociale”. Il liberale nasce in contrapposizione con il socialista. Il liberale NON è una delle miriadi di sfumature di socialismo o un socialismo diverso. Il liberale si contrappone al socialismo perché crede fermamente nella libera cooperazione tra gli uomini e nel libero mercato.

Dacché si evince, caro lettore, che se ti definisci liberal-socialista, non sei un liberale. Sei confuso. O disturbato mentalmente.

Il socialista crede fermamente che il libero mercato e la libera cooperazione tra uomini sia malvagia e controproducente e anela ad una dittatura forte e arbitraria, che decida su basi completamente soggettive cosa sia lecito o cosa non sia lecito fare. Per un socialista è normale, giusto e sano che un drogato venga rinchiuso in cella il 23 febbraio per essere stato trovato in possesso di eroina, e un altro lasciato libero perché due giorni dopo sono stati cambiati i parametri arbitrari che definiscono il reato.

Il socialista è pieno di wishful thinking, fare il socialista è semplice. Il socialista può sognare e mettere in pratica qualunque porcata gli venga in mente. Il socialista ha prostituito il concetto di “principio” ad una mera espressione di legittimità contingente dichiarata dalla classe dominante.

E’ giusto che si sussidi la stampa?

Per un socialista la risposta è SI, se c’è una legge che la sussidia. NO se non c’è una legge che la sussidia e in ogni caso il SI può diventare  NO o viceversa nel giro di pochi giorni a seconda dello schiribizzo del legislatore.

Per il socialista il giusto è qualunque cosa venga approvata secondo il “metodo formale” che esso stesso, o qualcuno per lui , ha deciso essere il metodo di legiferazione. Un qualsiasi atto è giustificato e perfino giusto SE promulgato secondo le regole precedentemente decise. A prescindere completamente da quale sia l’atto.

Per un liberale no. Il liberale crede che gli atti siano giusti o sbagliati indipendentemente dalle dosi di cocaina assunte dal legiferatore ed indipendentemente dalla correttezza o scorrettezza formale avuta nel metterlo in atto.

Il socialista viene calato nell’ambiente. Gli si danno delle regole scritte e lui si limita ad applicarle, da bravo lobotomizzato, senza chiedersi né perché né percome. Del resto è inutile che lo faccia, essendo completamente carente dei principi oggettivi con i quali analizzare l’atto.

Vuolsi così cola dove si puote ciò che si vuole. Questo è il credo del socialista. C’è sempre qualcuno a cui obbedire, senza fare domande.

Il liberale invece, per prima cosa dovrebbe chiedersi perché. Il liberale non applica le leggi razziali perché sa che sono ingiuste. Il socialista le applica, perché se le ha promulgate un governo eletto e sono in linea con quanto scritto nella costituzione secondo il parere dell’organo preposto a interpretare la costituzione, allora sono giuste e, sempre secondo il socialista, il semplice fatto che le leggi razziali siano state promulgate, implica il dovere di osservanza da parte del cittadino.

Il liberale, purtroppo per i moltissimi finti liberali italiani, non può permettersi di svicolare dai principi. Il socialista sì, perché il suo unico principio è che è giusto ciò che qualcuno definisce giusto oggi, e domani sarà giusto ciò che qualcun altro definirà giusto. Con una simile mancanza di principi, appare chiaro come lo sport preferito dal socialista  è quello di  trovare sufficiente forza politica da trasformare in giusto o sbagliato qualunque cosa gli passi per la testa.

Il liberale questo non può permetterselo. Perché o trova dei principi fissi, oppure per forza di cose, ricade nel socialismo. Se sono le persone a definire i principi a cui devono attenersi tutti e se sono liberi di cambiarli di volta in volta, è chiaro che la libertà è finta. E’ chiaro che ci si trova in un socialismo. Anche se nel periodo storico contingente, magari, è diventato possibile per gli omosessuali convivere.

Ma questa non è libertà, perché il principio per cui è giusto che gli omosessuali convivano si basa su un trip mentale contingente del legislatore. Così come è venuto fuori questo principio, con altrettanta facilità può essere rimosso.

Essere liberali signori miei significa che il fatto X è sbagliato o giusto SEMPRE E PER SEMPRE. A prescindere da chi governi, dagli umori della popolazione, dalle pasticche di LSD prese dal politico di turno.

Tornando alle leggi razziali, sono ingiuste PERCHE’ sono una violenza contro gli esseri umani, e questo sia che a deciderle sia stato Hitler da solo, sia un parlamento regolarmente eletto, sia una congrega di santi investiti del potere direttamente dal popolo. Neppure il fatto che sia stato scritto a fuoco su un foglio chiamato Carta Costituzionale, secondo il liberale, ha il potere di trasformare una barbarie in un comportamento giusto. Per un socialista sono ingiuste fintanto che la carta costituzionale le vieta, e la maniera corretta per farle diventare GIUSTE (!) è quella di cambiare la carta costituzionale prima di promulgarle.

Il socialista non ha principi fissi, è una banderuola in mezzo ad un uragano. Non sa cosa pensare, non sa come pensare, non sa su che basi ragionare per stabilire la legittimità di una qualsiasi cosa, e lascia che siano altri a stabilirlo.

Il primo concetto quindi che identifica un liberale, è la supremazia di un principio rispetto al volere di un gruppo di persone. Ristretto o ampio che sia. I principi, per un liberale sono fissi. Sacri. Inviolabili. Sono quelli che ci consentono di orientarci per capire il mondo.

Secondo concetto. Il principio alla base di una idea liberale è per forza di cose, il rispetto della vita e della proprietà privata. Se pensate che qualcuno abbia il diritto di mettervi ai lavori forzati o espropriarvi della vostra proprietà privata, ancora una volta NON SIETE LIBERALI.

Non lo siete, perché state ipotizzando qualcuno che abbia il potere di stabilire quei principi soggettivi e ondulatori di cui parlavamo prima. State dicendo che tutto può essere espropriato e tutti possono essere schiavizzati, a patto che la decisione venga presa rispettando una determinata forma. Forma che comunque, può essere cambiata a piacimento, a patto che questo cambiamento venga attuato seguendo un’altro determinato e codificato rituale. A sua volta anche questo rituale codificato può essere cambiato seguendone un’altro, e così via, per un ragionamento circolare che non porta da nessuna parte.

Vale appena la pena di notare che questo discorso è completamente indipendente dalla forma di governo scelta, e vale ugualmente la pena di notare che il fatto che qualcuno continui ugualmente a commettere atti che per un liberale sono ingiusti, non significa affatto che sia sbagliata la teoria liberale. Significa solo che i malviventi esistono.

Il fatto che la difesa della proprietà privata sia una condizione sine qua non , per un liberale, è argomento più volte trattato su questo blog, ed è peraltro stato dimostrato più volte dagli economisti scolastici e austriaci. Mises ha dimostrato che non c’è libertà senza libertà economica, e che la libertà economica si fonda sul rispetto della proprietà privata. Mises è liberale. Infatti nella sua dimostrazione NON utilizza le situazioni contingenti, i casi particolari, gli storici. Mises non dice che la proprietà privata deve essere garantita “secondo la volontà del legislatore”, o “a seconda del periodo storico”. Deve essere garantita a prescindere dalla volontà del legislatore e a prescindere dal periodo storico.

Restano perciò definiti due must, a cui il liberale deve per forza attenersi. L’immutabilità dei principi e la difesa della proprietà privata.

Se credi a queste cose sei liberale. Non sei liberista, libertario, liberevolissimevole o altre definizioni strampalate. Sei liberale. Gli altri, semplicemente non lo sono.

Da questi due principi deve sviscerarsi il pensiero liberale. E’ a partire da questi principi che un liberale analizza il mondo che lo circonda. La prima conseguenza NETTA di questi, è che il liberale ha l’obbligo di diffidare di qualsiasi persona, ente, governo, che non rispetta questi principi.

Nell’analizzare la situazione italiana, il liberale ha il dovere di chiedersi SE e QUANTO lo stato italiano tenda a rispettare questi principi.

Se la risposta è no, e sappiamo tutti che la risposta è no, il liberale ha il dovere di porsi quelle domande che i socialisti non hanno il coraggio di porsi.

Pur ammettendo, ma non concedendo, che uno stato minimo sia necessario, la domanda che ogni liberale deve porsi è: fino a che punto il governo può spingersi? Fino a che punto è doveroso per un cittadino sottostare e non ribellarsi allo Stato?

Per un liberale questo limite deve esistere, e deve essere ovviamente indipendente dalla volontà del legislatore, altrimenti è chiaro che il legislatore questo limite lo sposta sempre più in là. Se analizziamo lo Stato Italiano, notiamo che questo limite non esiste.

Attualmente abbiamo la Stasi per quanto riguarda le  conversazioni telefoniche. Abbiamo l’esproprio del lavoro privato intorno al 70% del reddito. Ci hanno classificato come “non liberi” nella classifica delle libertà economiche. Siamo 92esimi su circa 170 paesi. Siamo meno liberi dell’Azerbaijan, del Burkina Faso, del Ghana, del Guatemala e della Mongolia, tanto per citarne alcuni.

Paghiamo i contributi per pensioni che non vedremo mai.. E’ sparito il segreto bancario, ma in compenso è diventato obbligatorio avere un conto in banca. Non possiamo pagare più di mille euro in contanti. Qualcuno ha inventato le leggi retroattive, il “solve et repete” e qualcun’altro ha pensato bene che sia legittimo multare i capitali scudati tutte le volte che lo si ritiene opportuno, in barba a qualunque accordo pregresso.

Usque tandem?

Fino a quando allora, cari amici pseudo-liberali, dovremmo evitare di imbracciare le armi e scatenare la rivoluzione ? Fino a quando? Dobbiamo raggiungere l’ultimo posto della graduatoria?

Quand’è, secondo voi che il popolo deve cominciare a lottare per la propria libertà? Esiste questo momento, oppure non esiste?

Il liberale italiano deve finirla di accodarsi ai mantra socialisti che imperversano nella penisola italica. Loro possono farlo, sono socialisti e quindi sono in diritto di dire tutto e il contrario di tutto. Il socialismo ha una sfumatura pronta per ogni essere sulla faccia della terra. Ci sono 7 miliardi di socialismi diversi.

Il liberale non può. Il liberalismo è quello. Si può discutere di questioni marginali, ma non si può esulare dai principi espressi poc’anzi.

Allora quando si scatena la caccia all'”Evasore Fiscale”, il liberale (non il libertario, liberissimo, liberatutti) , non può in alcun modo iniziare i suoi discorsi con:

“Fermo restando che pagare le tasse è un dovere….”, oppure “fermo restando che la violenza non è mai giustificata”. Questi sono luoghi comuni. Sono mantra che possono avere un valore “in condizioni normali”. Ma quali sono le condizioni normali? Quelle espresse poc’anzi? La Stasi è una condizione normale? Le ipoteche sulle case piazzate da Equitalia, sono condizioni normali? La non possibilità di uso del denaro è una condizione normale? La tassazione al 70% è una condizione normale?

Tocca  a noi che ci definiamo liberali porci queste domande, perché solo noi possiamo capirle. Se ci accodiamo al “politically correct”, al  presunto “buonsenso istituzionale”, non solo non otterremo mai la rivoluzione liberale, ma continueremo a cadere nel socialismo becero che sta portando la nostra terra al creatore. Prima comprendiamo questo, meglio sarà per tutti.

Dovremmo sapere bene che quando certe teorie politiche ed economiche mostrano la corda, è uso comune per lo stato trovare un capro espiatorio. Trovare il Palla di Neve o il GoldStein della situazione.

Così è adesso. Andiamo a rotoli per colpa degli evasori fiscali e degli speculatori. Peccato, abbiamo creato un mondo perfetto, ma per colpa di queste due categorie tutto va a rotoli. E vai con i due minuti d’odio.

E’ a questo punto che interviene un liberale. Il liberale difende Palla di Neve, lo difende a prescindere da eventuali peccati veniali. Il liberale difende Goldstein, perché di qualunque cosa lo accusi il Party, il liberale sa che non è la causa del pietoso stato in cui versa la nazione.

Se come liberali non decideremo di ragionare sui principi oggettivi che crediamo debbano essere alla base della società umana, non saremo mai vincitori contro il socialismo, contro il “depauperismo” che ci sta distruggendo. Non possiamo MAI e poi MAI lasciarci irretire da stronzate tipo:

“l’evasore fiscale fa concorrenza sleale”, “l’evasore fiscale avvelena il pane dei propri figli (!)”, “l’evasore fiscale è un parassita (!!) “, “chi mette le bombe ha sempre torto”…

Non stiamo guardando una rappresentazione scenica in un teatro per bambini. Signori miei questo è il Mondo. E nel Mondo la maggior parte delle rivolte ha SEMPRE avuto causa fiscale, e ne MONDO è capitato spesso e volentieri che alla violenza dei potenti la gente abbia reagito con altra violenza. L’omicidio di Umberto I ad esempio, è stato causato dai cannoneggiamenti di Bava Beccaris sulla folla. Non avrebbe dovuto Bresci usare la violenza? Forse. Ma allora non avrebbero dovuto neppure i romeni ai tempi di Ceaucescu, né i Siriani dovrebbero ribellarsi al governo Siriano che li ammazza per le strade, così come non avrebbero dovuto usare la violenza gli Americani contro gli inglesi and so on.

Certi problemi non li risolvi eleggendo un deputato. E certi problemi vanno risolti prima dei tempi imposti dalla politica. Perché il tempo è una risorsa importante, e la Realtà non aspetta venti commissioni parlamentari e trentacinque dibattiti alla camera. Quando ne va della tua sopravvivenza, come è il caso dei 3/4 degli italiani, quei dieci quindici anni che richiede la politica “democratica” per affrontare (e quasi sempre non risolvere) un problema, sono oggettivamente troppi. E quando è in pericolo la tua sopravvivenza, difficilmente ti accodi al perbenismo dell’ evasore che ha sempre torto o della violenza che non va mai usata.

Amici liberali. Il momento è grave, gravissimo. Per non dire che è disperato. SE continueremo a dividerci su concetti che dovremmo affrontare  con la compattezza di una Piramide Egiziana, e se continueremo a confondere le idee liberali con le migliaia di svariate opzioni socialiste, non avremo alcuna speranza di salvare l’Italia da un declino che, oramai si vede prossimo, è fatto di povertà, sangue, tanto socialismo, e tanta repressione violenta.

E’ per questo che chiedo a tutti coloro che si definiscono liberali, di farsi un esame di coscienza e comprendere se effettivamente lo sono.

Se la risposta è affermativa, evitate di dare qualsiasi punto di appoggio ad uno stato italiano che è tirannico da oltre trenta anni ed in caduta libera da 12. Combattete come un sol uomo su principi sacri e inviolabili che nessuno ha il diritto di revocare. Tantomeno il Leviatano.

Viceversa, se non siete convinti, se non vi sentite sicuri, evitate di spacciarvi per liberali. Fate solo un danno alla causa della libertà, perché ogni genuflessione alla vulgata “politically correct” è una mina nelle fondamenta di una teoria politica ed economica che fa della ragione e del raziocinio il suo punto di forza.

Un ultimo post scriptum.

Mi riferisco ai tanti liberali che continuano a imputare ai termometri la causa della febbre, o ad invocare un Euro-Lira come “soluzione” alla crisi.

Ai primi dico non fatevi ingannare, non sono le società di rating che speculano dicendo che siamo in bancarotta. E’ proprio che siamo in bancarotta. Ai secondi. Sarebbe opportuno prima di addentrarsi in questioni prettamente monetarie, studiare un pò di economia. Tra le tante  converrebbe studiare le correnti economiche che hanno teorie monetarie migliori. Più complete. Non ci sarebbe nulla di meglio quindi di una teoria che comprendesse la teoria marginalista del valore, il concetto di preferenza temporale, il concetto di creatività imprenditoriale, il concetto di capitale. E magari una che abbia spiegato in maniera convincente la teoria del ciclo economico.

Questa teoria economica esiste. Potete dargli una occhiata, ha il pregio di essere comprensibile ai profani perché scritta in linguaggio colloquiale. Se proprio non volete neanche dargli una occhiata, chiedetevi almeno perché, tanti politici e tanti burocrati e tanti banchieri sponsorizzino il ritorno all’inflazione come pagamento dei debiti. Chiedetevi SE secondo voi è giusto che il frutto del vostro lavoro venga svalutato nel tempo da una classe dirigente secondo i propri bisogni. Chiedetevi se non preferireste una moneta in grado di SALVARE il valore del vostro lavoro.  Le risposte a queste domande, sono sicuro vi porteranno da sole verso la verità.

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5 commenti

Pubblicato da su 19 gennaio 2012 in articoli economici, liberalismo

 

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5 risposte a “Perché noi liberali non vinciamo mai?

  1. Sav

    20 gennaio 2012 at 18:41

    Pezzo molto lucido e condivisibile, del resto non si può far finta di niente mentre la “melassa socialista di stato” avanza di giorno in giorno andando a soffocare sempre maggiori spazi di libertà. Molto triste invece lo spettacolo dei “liberali” che in questi giorni si masturbano coi pannicelli caldi delle pseudo-liberalizzazioni montiane. Come essere sul ciglio del burrone e preoccuparsi della macchia di sugo sul bavero della giacca.

     
  2. libertyfighter

    20 gennaio 2012 at 19:03

    “Molto triste invece lo spettacolo dei “liberali” che in questi giorni si masturbano coi pannicelli caldi delle pseudo-liberalizzazioni montiane. Come essere sul ciglio del burrone e preoccuparsi della macchia di sugo sul bavero della giacca.”

    Quanto è vero… “Liberalizzano” la benzina che ha il 75% del prezzo in tasse. Sai che margine di miglioramento che puoi avere…

     
    • Borderline Keroro

      24 gennaio 2012 at 08:44

      Già. La benzina.
      E i giornalisti quando consigliano di farsi un giretto per scoprire dove costa meno?
      Non sono simpaticamente ipocriti?
      E allora liberalizziamo le licenze per i taxi, e in un impeto di coraggio anche quelle per la vendita di caldarroste.
      Ma guai fare le liberalizzazioni vere, quelle necessarie.
      Soprattutto che non passi in mente a qualcuno di abolire l’ordine dei giornalisti…

       
  3. libertyfighter

    20 gennaio 2012 at 19:15

    commento vuoto.

     
  4. libertyfighter

    24 gennaio 2012 at 15:48

    Già, che poi tra l’altro neanche le licenze dei taxi sono riusciti a liberalizzare. Hanno creato una Autorithy, LA QUALE decide, di volta in volta, quante ne servono. Stiamo prendendo palate di merda lanciate con un caterpillar.

     

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