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La rivolta di Atlante- Tempesta di Neve

03 Feb

Tratto dal Romanzo “La Rivolta di Atlante”, che invito tutti a leggere…

La tempesta di neve scatenatasi alla fine di gennaio bloccò i passi delle Montagne Rocciose, innalzando bianche muraglie di dieci metri attraverso il binario principale della Taggart Transcontinental. Gli uomini che erano andati a tentare di liberare il binario ci rinunciarono dopo poche ore: gli spalaneve rotanti si rompevano uno dopo l’altro. Erano stati riparati alla meglio, dopo che avevano già sorpassato il limite di utilizzazione. I nuovi spalaneve non erano stati consegnati; il fabbricante si era ritirato, non avendo potuto ottenere l’acciaio necessario da Orren Boyle.

Tre treni diretti a ovest erano rimasti intrappolati sui binari secondari della Winson Station in cima alle Montagne Rocciose, dove il binario della Taggart Transcontinental tagliava l’angolo nord-orientale del Colorado. Per cinque giorni rimasero nell’impossibilità di ricevere aiuti. I treni non potevano avvicinarsi attraverso la tormenta. L’ultimo camion costruito da Lawrence Hammond si sfasciò sui versanti gelati delle strade provinciali montane. Furono mandati i migliori aeroplani una volta costruiti da Dwight Sanders, ma non arrivarono mai alla Winston Station, il loro stato di usura non permetteva di affrontare una bufera.

Attraverso la cortina di neve, i passeggeri intrappolati a bordo del treno guardavano le luci delle baracche di Winston. Le luci morirono la sera del secondo giorno.

La sera del terzo giorno, il riscaldamento e il cibo finirono anche a bordo del treno. Nei brevi attimi di quiete, quando la cortina bianca svaniva per lasciarsi dietro l’immobilità di un vuoto buio sul quale emerggeva una terra senza luce con un cielo privo di stelle, i passeggeri distinguevano a molti chilometri verso sud, una piccola lingua di fiamme che si contorceva al vento: era la Torccia di Wyatt.

La mattina del sesto giorno, quando i treni poterono muoversi e si avviarono lungo i pendii dell’ Utah, del Nevada e della California, i ferrovieri notarono le ciminiere senza fumo e le porte chiuse delle piccolee fabbriche ai lati dei binari, che non erano ancora chiuse quando avevano fatto l’ultimo viaggio.

<< Le tormente sono opera di Dio,>> scrisse Bertram Scudder << e nessuno può venir ritenuto  socialmente responsabile del maltempo. >>

Il razionamento del carbone, stabilito da Wesley Mouch, permetteva di riscaldare le case tre ore al giorno. Non c’era legna da ardere, né metallo per fare nuove stufe, né c’erano arnesi per forare i muri delle case per le nuove installazioni. In stufette arrangiate con mattoni e lattine di petrolio, i professori bruciavano i libri e i fruttivendoli gli alberi del frutteto. << Le privazioni rafforzano lo spirito di un popolo,>> scrisse Bertram Scudder << e forgiano il puro acciaio della disciplina sociale. Il sacrificio è il cememnto che salda i mattoni umani nel grande edificio della società.>>

…..

Gli abitanti di New York non si erano mai accorti del cattivo tempo. Le tormente non erano state che un fastidio che rallentava il traffico e creava delle pozzanghere sulle soglie dei negozi sfarzosamente illuminati. Camminando nel vento con indosso impermeabili, pellicce e scarpe da sera, la gente aveva considerato le tempeste come delle intruse nella cerchia delle città.Ora, affrontando la neve che scendeva sulle strade anguste, la gente pensava terrorizzata che era lei l’intrusa e che il vento aveva il diritto di precedenza.

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6 commenti

Pubblicato da su 3 febbraio 2012 in cronaca, libri

 

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6 risposte a “La rivolta di Atlante- Tempesta di Neve

  1. Marcella

    3 febbraio 2012 at 19:45

    Grazie per i tuoi ottimi articoli, liberty fighter. Anche questo post non si smentisce. E’ un libro bellissimo che io sto consigliando a molti in questo periodo. Benche’ scritto nel 1957, se lo si legge oggi, in questi giorni, impressiona per la sua attualita’. Andrebbe rifatta la traduzione e sarebbe da ripubblicare. Negli USA quando venne eletto Obama ci fu un boom delle vendite di questo libro, non a caso.

     
  2. libertyfighter

    3 febbraio 2012 at 23:25

    Grazie a te per i complimenti, e per il fatto che mi leggi. Secondo me la traduzione è buona. Secondo me ne andrebbe fatto un ebook per facilitarne la conoscenza. Purtroppo in Italia siamo indietro anche negli Ebook.

     
  3. libertyfighter

    6 febbraio 2012 at 23:08

    Faccio notare che nel romanzo si finiva col razionare il carbone. Nella vita reale invece pare che sarà il GAS… Con identici risultati.

     
  4. valeforn

    11 febbraio 2012 at 15:54

    Mi trovo d’accordo con Marcella. Sto ultimando in questi giorni il terzo libro della trilogia nella bellissima edizione di Corbaccio.
    Le analogie sono incredibili e l’attualità del romanzo ripone la Rand come una grande e indimenticato talento letterario.
    Evviva Francisco D’Anconia!!!! O forse evviva Hank Rearden?
    ;)))

     
  5. libertyfighter

    11 febbraio 2012 at 21:15

    Evviva John Galt!

     
  6. FP

    13 febbraio 2012 at 00:07

    Abbasso (la) bUfera!

     

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