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La manovra dei geni (3 di …)

29 Feb

Da Corriere.it

MILANO – «Ascolta Lorenzo, fammi una cortesia. Voglio sbarazzarmi della Range che mi hai venduto. Mandami a casa uno dei tuoi con una targa-prova e riprendetevela. Non ve la porto io perché ho paura che mi fermino per un controllo». 
Ecco, è andata più o meno così la telefonata, una delle tante ultimamente, tra Lorenzo Schiatti, concessionario Land Rover e Jaguar di Reggio Emilia, e uno dei suoi ricchi clienti. «Aveva paura di fare anche solo dieci chilometri dalla sua abitazione fino a qui – spiega Schiatti -. Temeva di incontrare un posto di blocco della Finanza». 

Quella Range è già partita.Ora è in Moldavia, in Polonia o in Ucraina, chissà. Caricata su un rimorchio e portata via da uno dei tanti commercianti (o improvvisati tali) stranieri che hanno fiutato il business a distanza e sono diventati pendolari dell’usato di lusso.
«Chi, come me, percorre tutti i giorni l’autostrada Milano-Venezia – racconta Gianni Oliosi, direttore della comunicazione di Bmw Italia – vede decine di furgoni ai quali è attaccato un piccolo rimorchio. Arrivano dall’Est carichi di badanti e poi ripartono trainando auto usate, naturalmente tutte pregiatissime. Lo scarico (di donne) e carico (di vetture) di solito si svolge nel fine settimana». 

Il fenomeno è giovane. L’esportazione di grandi Suv, sportive e ammiraglie di seconda mano ha avuto un’impennata negli ultimi tre mesi. «Stiamo cercando di monitorare la situazione – dice Sirio Tardella, direttore del centro studi Unrae, l’associazione che raggruppa in Italia i costruttori esteri -. Non abbiamo ancora dati definitivi, perché è difficilissimo quantificare, ma da una prima proiezione si parla di migliaia di auto al mese che lasciano l’Italia per un giro d’affari milionario».
«Noi invece i dati, purtroppo, li abbiamo precisi – spiega Loris Casadei, direttore generale di Porsche Italia -. Eccoli: fino al 2011 lasciavano l’Italia per l’estero 60 Porsche usate alla settimana. Dall’introduzione del superbollo, a dicembre, sono diventate 120. Poi sono arrivati i brutali controlli della Finanza e in gennaio abbiamo registrato la partenza di 200 vetture ogni sette giorni!».

D’altra parte in Italia queste macchine usate non avrebbero mercato adesso. Il superbollo (in qualche caso la cifra che si paga è addirittura superiore al valore dell’auto) e il rischio di essere fermati dalle Fiamme Gialle obbliga anche gli automobilisti più facoltosi, ma non del tutto in regola con il fisco, a puntare su vetture che abbiano costi di gestione accessibili e diano meno nell’occhio. Risultato: un’auto usata che vale 40 mila euro finisce in mani straniere anche per soli 25, 30 mila euro. 

«È così. Ed è logico che noi ne approfittiamo. Il momento è magico e in tutta Europa il passaparola è stato immediato». Pasquale Maione vive a Monaco di Baviera e da 32 anni compra auto usate in Italia. Le rivende in Germania, Austria (le migliori) oppure all’Est (quelle con molti chilometri) o addirittura in Sudamerica («Dove ho piazzato a 50 mila dollari una Mercedes comprata in Italia per 20 mila euro»). La sua attività in questo periodo è frenetica. Una gara quotidiana per battere la concorrenza moldava, polacca, ucraina e ceca (quella che esporta badanti e importa bolidi, per intenderci). «Abbiamo il vantaggio di venire in Italia e fare noi il prezzo, altrimenti quelle belle macchine resterebbero invendute continuando inevitabilmente a perdere valore giorno dopo giorno. Conosco bene la situazione perché lavoro anche attraverso Internet e compro da privati. Tra loro sono tanti quelli che vendono per paura dei controlli, me lo confessano quando mi metto in contatto per trattare. E allora se chiedono 80, offro 60. Tanto poi alla fine la spunto sempre. Solo che ora in Italia c’è un problema. Io ho sempre pagato in contanti. Trattavo al telefono e poi mandavo un mio uomo giù con i soldi. Adesso la legge che impone di non poter spendere in contanti più di 999 euro complica tutto. Soluzioni? Bonifici bancari. Ma succede anche che qualcuno di noi consegni la cifra intera al venditore e poi questo la depositi in piccole parti nei giorni successivi. Le auto più richieste? I Suv di lusso soprattutto: Bmw X5, Porsche Cayenne, Mercedes ML. Ma anche Ferrari. Io ne tratto molte in questo periodo». 

«Non c’è da stupirsi – dice Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione di categoria dei concessionari -. Purtroppo possedere auto di lusso ormai sembra essere quasi un reato. Commercianti organizzati e battitori liberi fanno il bello e brutto tempo. Un gioco facile viste le condizioni in cui si trovano oggi i concessionari italiani, strangolati dalla crisi. Intendiamoci, si tratta di un commercio in buona parte alla luce del sole, anche se nelle regioni dove l’applicazione delle leggi non è mai rigorosa i grossi pagamenti cash non sono un problema nonostante la legge li vieti. Resta il fatto che si conclude la vendita, l’auto parte ma spesso, a destinazione, ha molti meno chilometri sulle spalle di quanti ne avesse alla partenza. All’Est sono abilissimi in queste magie». 

E sono abilissimi anche nei trasporti. Non solo bisarche e rimorchi. Molte vetture finiscono oltre confine guidate da autisti improvvisati, di solito un paio, che all’andata, pigiati sul furgone con le badanti, sognano già il viaggio di ritorno al volante di una Porsche o di una Jaguar. 
Nell’altra Europa, quella per cui il fisco non è ancora un problema, c’è chi li aspetta al confine con i contanti in mano.

Commento personale:

Coraggio osannatori di Mario Merda Monti. Forza leccapiedi degli strozzini del fisco, spiegatemi quanto sarà bello avere un Italia di Fiat Panda mentre perfino in Bulgaria gireranno con le Porsche. Sono sicuro che qualche genio tra voi, riuscirà pure a spiegarmi che tutto ciò è un bene per l’economia. Magari adornando il termine “economia” con l’aggettivo “sociale”.

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11 commenti

Pubblicato da su 29 febbraio 2012 in evasione fiscale, manovra dei geni, tasse

 

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11 risposte a “La manovra dei geni (3 di …)

  1. FP

    29 febbraio 2012 at 20:07

    AUMENTIAMO LA TRASPARENZA!

    Se è intollerabile che un comune cittadino detenga un’auto che fiscalmente non potrebbe permettersi, tantopiù è intollerabile che facciano altrettanto i dipendenti della pubbllica amministrazione, in particolare quelli che sono preposti a far rispettare le norme fiscali: vero o no?
    Orbene, secondo questo semplice e razionalissimo ragionamento, volutamente orientato alla logica fiscal-giustizialista a cui per una volta entusiasticamente mi adeguo, io pretenderei che venissero resi pubblici i dati sulle auto possedute dai dipendenti (e familiari) del mistero dell’Economia (sì avete letto bene..), GDF e Disequitalia.
    Pretendo anche, che, per maggior chiarezza, siano indicati targa e indirizzo del proprietario in modo da permettere a tutti, ripeto, nella più assoluta trasparenza, di effettuare qualsiasi verifica del caso.
    In questo modo si potrebbe attuare anche un principio assolutamente basilare di democraticità e condivisione del controllo.
    Che dire? I funzionari onesti non avrebbero niente da temere. Ripeto.. i funzionari onesti!
    Spero che qualche uomo di buona volontà prenda a cuore il problema e verifichi le possiibilità di giungere a quest’opera meritoria di giustizia attraverso le vie più opportune e legittime a raggiungere lo scopo.

     
  2. libertyfighter

    29 febbraio 2012 at 21:27

    Mi associo volentieri al tuo appello!

     
  3. Borderline Keroro

    1 marzo 2012 at 09:59

    Ma gli onesti funzionari manco se la comprano la macchina.
    C’è lauto blu, con autista, assicurazione, benzina, meccanico, all inclusive!

    Io ho la Punto 1.3 Mjet.
    E’ troppo?

     
  4. FP

    1 marzo 2012 at 10:17

    Beh.. in ogni caso è giusto che il popolo abbia gli strumenti di verifica appropriati…

     
    • Borderline Keroro

      1 marzo 2012 at 11:50

      Ovvio.
      Vedrai che se girano aggratisse con la macchina “principale”, quella di proprietà non sarà di sicuro una Panda.
      Sarebbe interessante anche controllare altre cosette, tipo le proprietà immobiliari, dato che “pare” che funzionari di Equitalia si approfittino della posizione per comprare a prezzi di favore immobili destinati alla vendita a causa di iscrizioni ipotecarie.

       
  5. FP

    1 marzo 2012 at 11:58

    mmm…Yes.La gente deve verificare in maniera tangibile e diretta anche quello!

     
  6. FP

    2 marzo 2012 at 12:19

    I GENI DELLA NAUTICA

    Tratto dal corriere.it

    “Già 27 mila i natanti di diportisti italiani trasferiti all’estero per sfuggire alle imposte: lo Stato perde 104 milioni. E nel Lazio si costruiscono posti barca: difficili da vendere.

    ROMA – Le tasse sulle barche spaventano il portafogli dei diportisti, ma non quelli dei gruppi imprenditoriali alle prese con la realizzazione di maxi approdi turistici nel Lazio, a Roma in particolare. Con la bella stagione è previsto l’incremento della più strana (ma non incomprensibile) migrazione in atto: quella di natanti grandi e piccoli in fuga dall’Italia. In tanti punteranno la prua verso Tunisia e altri porti più economici: costa meno prendere un volo aereo ogni tanto per raggiungere la barca all’estero che pagare le tasse di stazionamento in Italia.
    ….
    LIBERA TUTTI AL 31 GENNAIO – Ma l’esodo, il «libera tutti» è già in atto, come rivela una ricerca dell’Osservatorio nautico nazionale, illustrata dal presidente Assonat Luciano Serra: «Ne emerge che la fuga di unità dai porti italiani, rilevata al 31 gennaio, è di 27.000 unità, l’impatto sulle entrate dirette dello Stato è pari a -104 milioni di euro, i posti di lavoro a rischio sono 8.900». Inoltre, il mancato indotto generato dai superyacht in transito «ammonterà a 210 miliardi di euro, gli investimenti portuali a rischio arrivano a 1,4 miliardi di euro – prevede Serra – e l’impatto diretto sulla cantieristica è stimato in una flessione del 35% del mercato interno. A fronte di un gettito, peraltro assai incerto, stimato in 200 milioni di euro, stiamo causando un danno di almeno un miliardo e mezzo a voler essere prudenti». ”

    Che dire? Avanti così…..Bravi questi geni. Un danno di almeno un miliardo e mezzo, quasi quanto l’IMU…Perfetto, prendiamoci le tasse e leviamoci il reddito…Ok, meglio così. Giochiamoci pure il turismo. Lasciamolo aI tunisini, soprattutto il turismo di elite così li aiuteremo a diventare più ricchi di noi. Ma che ce ne frega, noi abbiamo super-modestia Mario, il salvatore dell’Italia! Faremo come l’Albania degli anni ’80: senza auto e senza barche andremo con l’asino. E magari a remi. Però loro no: i membri del m-IN-CUL-TOT se ne andranno con le auto blu, a cui, poverini, mancano i soldi per fare il pieno di benzina…

    Aggiungo una ulteriore chicca, sempre tratta dallo stesso articolo di giornalisti ben asserviti al forza-Mario pensiero:

    “CEMENTIFICAZIONE INUTILE – Noncuranti di gabelle e crisi economiche conclamate, i costruttori proseguono nella cementificazione della costa, cercando di procaccarsi clienti a suon di costose campagne pubblicitarie, come sta facendo la direzione della società Porto turistico di Roma: intere pagine di annunci «Vendesi posto barca» sui grandi quotidiani. Oppure volano all’estero per tentare di convincere facoltosi stranieri a trasferire i loro yacht in italia.”

    Prima di tutto qualcuno dovrebbe mettersi nei panni di chi da anni richiede autorizzazioni per costruire igli approdi, e poi, una volta avviato l’investimento, se lo trova nel culo fino agli occhi per colpa dello stato.
    A questi giornalisti vorrei far notare inoltre che l’Italia, non ostante sia in mezzo al mare, non ha posti barca sufficienti a sopperire neanche alla domanda interna (beh, dovrei dire non aveva).
    Questo si riflette sull’occuppazione nel settore della nautica.
    Altro che cementificazione. Abbiamo strutture inadeguate e fatiscenti.
    Vorrei far notare per esempio che le maggiori flotte di charter nautico (soprattutto vela) sono localizzate in Francia (e non in Italia) proprio per mancanza di approdi e strutture.
    Insomma la Francia ci va perfettamente nel culo pur avendo una lunghezza di coste e una posizione geografica nettamente inferiore all’Italia.
    Faccio anche notare che l’economia di alcuni territori per esempio della Gallura di basa molto sul turismo di elite, ma quest’anno gli Yacht passeranno ben al largo dall’italia, magari si limiteranno a fare l'”inchino” solo che questa volta non andranno a fondo loro ma l’Italia!

     
    • Borderline Keroro

      2 marzo 2012 at 17:48

      il tuo post sarebbe esilarante se non fossimo Italiani.
      Perché credo di non aver MAI visto un governo più tafazziano di questo.
      Dire che i nostri politici sono dei cialtroni, mentre i tecnici dei perfetti idioti, è usare dei delicati eufemismi.
      Questi coglionazzi da competizione ci stanno veramente trascinando con il guinzaglio per buttarci in un burrone.
      Che teste di cazzo. Solo Gennaro Mosconi (rip) saprebbe cosa dire a questi geniacci.

       
  7. libertyfighter

    2 marzo 2012 at 17:49

    FP
    Anche qui, mi pare inutile aggiungere qualcosa al tuo esauriente e perfetto commento.

     
  8. libertyfighter

    2 marzo 2012 at 18:41

    @BK

    Forse dovrei cominciare a tradurli in inglese per far sghignazzare il resto del mondo.
    Magari ne faccio un ebook a pagamento raccontando le troiate di questi qua.

    Però c’è una tristezza enorme nel vedere che i politici di prima facevano cazzate, ma ne facevano di meno di questi qua, e c’era un clima da guerra civile.
    Adesso che non ne stanno imbroccando neppure mezza, essendo appoggiati bipartisan ed essendo la stampa, gli opinionisti e i sindacalisti a libro paga del governo, SONO TUTTI FELICI di tagliarsi i coglioni.
    Il che mi fa pensare che se un giorno i partiti bipartisan decidessero che è opportuno non riprodursi più e facessero una legge in tal senso, avremmo nugoli di opinionisti, giornalisti e sindacalisti a spiegarci come sia una giusta decisione pregna di buonsenso.

     
    • Borderline Keroro

      2 marzo 2012 at 20:10

      no, per carità non tradurli! Già così come popolo facciamo la figura dei pirla.
      Se poi glieli traduci pure…

       

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