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A Chi vogliamo fare la morale?

05 Mar

Sono successe due interessanti cose oggi.

La prima è che in India hanno incarcerato i due nostri Marò.

La seconda è che Putin ha, ovviamente, vinto le “democratiche” elezioni Russe.

Come potete immaginare, si è scatenata una selva di polemiche e strali di nazionalismo. Da una parte si fa a gara ad irridere il sistema di giustizia (!) e le carceri (!) indiane.

Dall’altra si blatera sulla finta democrazia in atto in Russia e sul fatto che Putin sia in realtà lo Zar di Russia e le elezioni siano sistematicamente farlocche.

Il Giornale fa anche la campagna “Facciamoci Sentire”, chiedendo ai lettori di scrivere all’ambasciata indiana!

Ora, io non conosco né il sistema di giustizia indiano, né il sistema carcerario indiano.

Però CONOSCO BENE il sistema di giustizia italiano, e credo che difficilmente quello indiano possa essere peggiore.

Gente incarcerata anni in attesa di processo, processi infiniti, magistrati in vacanza due giorni su tre, procuratori che occultano le prove, avvocati difensori che inquinano la scena del delitto, clamorosi ribaltamenti di sentenze a distanza di anni, corpi di investigazione inadeguati. Leggi retroattive, alcune incostituzionali (come il sostituto di imposta), ma mantenute in vigore perché fa comodo, sostanziale impunità di giudici e procuratori, uso politico della giustizia.

Se poi parliamo del sistema carcerario, ricordo un paio di giorni fa lo “scoop” del Corriere:

1.5 mq a detenuto.

In più morti nelle carceri, violenze da parte della polizia carceraria (oltre che degli altri detenuti) e posso solo immaginare lo stato di fatiscenza degli edifici.

 

Allora da quale pulpito vogliamo predicare? Sarà che magari il LORO sistema di giustizia e carcerario è migliore del nostro? Magari hanno semplicemente ragione.

Del resto sono 123esimi nella classifica delle libertà economiche, ma noi non è che siamo lontani, siamo 93°

Stesso discorso vale per Putin.

E’ una farsa la loro democrazia? Ne sono certo. Invece la nostra cos’è?

Abbiamo visto anche noi brogli elettorali, alcuni perfino certificati nel caso di voti all’estero. Nessuna elezione invalidata per questo. Abbiamo lo stesso gruppo di persone al potere da 30 anni a questa parte, con solo i nomi che cambiano, partiti che ad ogni elezione vengono discrezionalmente ammessi o meno alle elezioni, spesso per motivi di firme. Ma sappiamo già che le firme false le portano pure i partiti più grossi.

Facciamo referendum che vengono ritmicamente perculati dalla classe dirigente, salvo quelli distruttivi in cui ci tagliamo i cabbasisi da soli.

Ma a chi vogliamo fare la morale? Alla Russia?

La Russia ci vede come una delle tante dittature sparse per il mondo. Un zinzino meno dittatoriali di loro (ma abbiamo un ottimo trend in corso), ma in compenso, male armati, improduttivi, inutili e inoffensivi come lo Zimbabwe.

E ci dovrebbero calcolare? Come esempio di democrazia da seguire?

Credo che per i politici, per i media e per i cittadini sia arrivato il momento di mettere da parte la spocchia da nazione evoluta e prendere coscienza di ciò che siamo adesso.

Una squallida dittatura come tante, in corso di inasprimento, male armati, improduttivi, inutili e inoffensivi come lo Zimbabwe.

 

 

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3 commenti

Pubblicato da su 5 marzo 2012 in cronaca, moralismo

 

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3 risposte a “A Chi vogliamo fare la morale?

  1. Borderline Keroro

    7 marzo 2012 at 09:17

    Mah, sui due marò credo che pesino le elezioni che si debbono tenere colà.
    Ho seri dubbi che i nostri due abbiano sparato ai pescatori. Sempre che fossero effettivamente pescatori.
    Seguendo il caso mi è sembrato di capire, sin da subito, che le autorità indiane si siano da subito messe in cerca dei mostri di turno.
    In ogni caso, per quanto effettivamente facciano schifo sia le nostre carceri che l’amministrazione della giustizia, ritengo che i due marò preferirebbero di gran lunga tornare in Italia.
    Tu hai comunque messo il dito sulla piaga relativamente ai nostri magistrati: poco lavoro e per lo più fatto con i piedi, indagini a senso unico, prove a carico gonfiate ad arte (anche con l’ausilio di media interessati) prove a discarico “dimenticate”, prove contro gli amici (che magari hanno “commissionato” l’indagine) occultate, maneggi, inquinamenti, fabbricazioni. Di tutto di più.
    C’è da pregare il Signore di non finire “attenzionati” di certi magistrati perché se ti prendono di mira sei finito. E in più li pagano benone. E in più non rispondono dei propri errori. Mai.

     
  2. libertyfighter

    7 marzo 2012 at 17:34

    Ma difatti non sto dicendo che in India funziona tutto. Sto dicendo che non mi pare che possiamo andare in giro per il mondo facendo la morale agli altri su come debba essere uno “stato di diritto”.
    Magari hai ragione tu quando dici che c’è dietro un gran bailamme politico. Ma non scordo che da noi Amanda è stata incarcerata senza processo fino ad una assoluzione avuta diversi anni dopo. Semplice errore, o disegno politico? Non lo so, ma esternamente la sostanza è la stessa. C’è un cittadino estero incarcerato senza giusto processo, che si fa 4 anni in attesa di qualcosa…
    Se accade anche ai nostri marò, non vedo cosa cambi.
    Evito di parlare di un altro processo Farsa, perché tanto sfondo una porta aperta.

     
    • Borderline Keroro

      8 marzo 2012 at 05:00

      Il caso di Amanda Knox, quelli di Alberto Stasi, la fabbricazione di prove nell’indagine su Zormitta (unabomber), il delitto di Cogne e quello della porta aperta, sono i processi più famosi che hanno dimostrato quanto male si svolgano le indagini in Italia.
      Dico io: ma ci rendiamo conto in che mani siamo?
      Evidentemente hanno messo a dirigere le indagini dei perfetti incompetenti. O peggio dei rincoglioniti che, presa una strada, non la mollano più manco venisse giù Gesù Cristo a dimostrarne gli errori. Sempre, appunto, che di errori si possa parlare.
      Che avvenga per uno straniero in Italia, o per un Italiano in Italia o per i nostri marò in India, sempre di ingiustizia si tratta.
      E’ poi vero che le nostre carceri sono piene di gente in attesa di giudizio, magari per reati che, una volta passati in giudicato vengono condonati.
      Ma qui da noi funziona così: finché ti fanno il processo si divertono a rosolarti a fuoco lento.
      Una volta giudicato si permettono di dimostrare quanto potentemente magnanimi possono essere.
      Credo che l’amministrazione giudiziaria sia una delle cause principali dello sfacelo di questo Paese.
      Tornando brevemente ai marò: mandati dallo Stato a compiere una missione, saranno dallo stesso abbandonati.
      Un po’ come i poliziotti e i carabinieri: continuate a fare la scorta ai magistrati.
      Ma mi raccomando, senza usare le armi per difenderli. Perché il cretino che vi indaga (è sempre un “atto dovuto”) lo trovate di sicuro.

       

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