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Capire l’Economia per capire la realtà

21 Mar

Per orientarsi nel panorama economico mondiale, per capire quel che sta facendo la crisi economica e, in generale per non farsi fregare dagli eventi e da coloro che ne tirano le fila, occorre imparare alcuni concetti.

La prima cosa da imparare è che l’Economia non è una scienza di cui si possa fare a meno.

A differenza di quello che ci hanno sempre fatto intuire, cioè che atterrebbe ad una ristretta cerchia di specialisti e che ai comuni mortali non è di nessun giovamento conoscerla, nella realtà l’ Economia, quella vera, spiega le interazioni umane, spiega il modo in cui gli uomini raggiungono i loro scopi e la generazione o l’appropriazione dei mezzi per raggiungerli.

Per tale motivo è di fondamentale importanza sia a livello individuale, sia a livello di piccolo commercio sia, ovviamente, a livello nazionale ed internazionale.

Senza una decente base economica, non si capisce il mondo esterno, e se non si capisce il mondo esterno, si corre il rischio di essere sodomizzati. Tipo ritrovandosi senza pensione da un giorno all’altro, oppure con una bella patrimoniale sulla casa.

La seconda cosa da imparare è che per fortuna, l’Economia non è così difficile come la si dipinge. Non è un argomento adatto a filosofi scevri dalla realtà e non è neppure una sfilza di derivate parziali e funzioni di equilibrio.  L’economia (o come la chiamava Mises, la prasseologia), studia le interazioni umane le quali invero, non sono fatte né di derivate parziali, né di funzioni di equilibrio.

L’economia, benché possa sembrarvi strano, è in verità una scienza del “buonsenso”, intendendo con ciò che qualunque suo concetto è facilmente intuibile utilizzando solo il cervello che madre natura ci ha dato. Cervello di tutti, e non di qualche matematico illustre.  L’importante è che quando si analizza un concetto, lo si faccia tenendo il campo scevro da condizionamenti non spiegati dalla logica.

Ad esempio, dire che la nostra democrazia (totalitaria e totalizzante) sia un’ottima forma di governo, appartiene a quei condizionamenti sopra esposti, fino a che l’affermazione non viene provata con argomenti logici e convincenti.

In giro per le università vengono insegnate diverse dottrine economiche.  Però, essendo l’economia differente dalla Letteratura, di queste dottrine, ne possono essere giuste un numero reale minore o uguale ad 1.

Le più fantasiose teorie, completamente scollegate dalla realtà, ma non per questo non spacciate come verità assoluta, propongono concetti assurdi ed allucinanti quali moltiplicatori monetari, velocità di circolazione, incentivazione, plusvalore e tanti altri termini tecnici, che hanno un duplice scopo. Il primo è allontanare voi, la massa, dalla comprensione dell’economia, il secondo è giustificare il furto perpetrato ai VOSTRI danni da parte della cricca dominante, che vive grazie al VOSTRO LAVORO ed al VOSTRO TEMPO, ed ha bisogno, un elevato bisogno, di una giustificazione per poter campare sulle vostre spalle.

Questo non dimenticatelo MAI.

In realtà l’economia è cosa ben più semplice e lineare che moltiplicatori, spread, cds, bot, bond etc.

Basta capire bene un paio di concetti.

  1. Ogni uomo tende a raggiungere i propri fini personali e soggettivi, e per farlo ha spesso bisogno di mezzi. Mezzi che possono essere di ogni tipo, materiale o spirituale. Ad esempio se il fine che voglio perseguire è “dormire all’asciutto”, avrò bisogno di alcuni mezzi per ottenerlo (ad esempio una casa, o un albergo, oppure il trasferimento nel deserto…)
  2. Ci sono SOLO DUE MODI di ottenere i mezzi che reputiamo, soggettivamente, utili a perseguire i fini che ci siamo preposti. Il primo è lo SCAMBIO. Il secondo il FURTO.

Considerato che il furto non è, o meglio non dovrebbe essere la norma, è chiaro che è di fondamentale importanza concentrarsi nella comprensione dello scambio volontario.

Per comprendere appieno cosa fa uno scambio, introduciamo il concetto di VALORE di un bene.

Su tale concetto, nei secoli passati, le varie teorie economiche si sono scannate a più non posso, ma dalla rivoluzione marginalista, perfino le più becere teorie hanno dovuto accettare la seguente definizione di valore.

Il valore di un bene è soggettivo, mutabile nel tempo e decrescente con la quantità del bene che si possiede.

Quindi non ha senso dire che il valore di una penna biro è di 30 centesimi di euro, perché per me, che ne ho a sufficienza, il valore di una penna biro è di ZERO euro, in quanto non la compro neppure per 30 centesimi, non mi serve, per me ha valore nullo. Allo stesso modo, se mi trovassi nell’Africa nera, e volessi annotare le iscrizioni di una stele antica e fossi senza penna, probabilmente sarei disposto a pagare anche 30 euro al primo  venditore ambulante che ne avesse una. Per me il valore di quella penna, in quella circostanza, sarebbe maggiore di 30 euro.

Vi sembra un concetto banale? Eppure continuiamo, nel 2012, a non capire il concetto di valore di un bene, ossessionati da teorie economiche sconclusionate e dalla conoscenza errata della natura delle cose nel mondo che ci circonda.

Basti pensare che un buon 30% della popolazione italiana ha ancora inculcata nel cervello la teoria del     valore-lavoro di stampo marxista. Secondo tale teoria, una merce ha un valore dipendente dalla quantità di lavoro impiegata per costruirlo. Grazie a tale assurda (e vi dimostrerò a breve perché) teoria Marx arriva a definire il plusvalore come la quantità di valore indebitamente sottratto ai lavoratori dai datori di lavoro e, sulla base del plusvalore si è avuto un secolo di rivolte sociali e lotte sindacali.

Quello che tutti si scordano di dire è che la teoria del valore-lavoro si è dimostrata sbagliata non ieri, ma oltre cento anni fa, ed è da oltre cento anni che non fa più parte delle nozioni economiche.

Qui torna il discorso che facevo prima. Senza conoscere l’economia, si rischia di credere a questa teoria, finendo poi con l’appoggiare i sindacati quando ci espropriano della nostra ricchezza, facendoci credere che in realtà ci stanno avvantaggiando.

La teoria del valore lavoro è sbagliata. Infatti questa teoria prevede un valore OGGETTIVO di ogni bene. Ma come dimostrato prima, qual è il valore di una penna a sfera della quale non ho bisogno? Zero, perché a qualunque prezzo la si venda, io non la comprerò. Viceversa, se ne ho necessità, il valore cresce all’aumentare della mia necessità. Ma la necessità è soggettiva e quindi il valore è soggettivo.   La quantità di lavoro impiegato per produrre il bene, non influisce sul valore dell’oggetto, ma sul costo. La quantità di lavoro è un costo. Non un valore.

Se così non fosse, diventeremmo tutti ricchi producendo stuzzicadenti a mano, intagliati da un singolo tronco d’albero. Dieci giorni di lavoro a colpi di scalpellino, ed ecco che ho prodotto uno stuzzicadenti dal valore incommensurabile.

Vero? No ovviamente. Ho prodotto uno stuzzicadenti dal costo incommensurabile. Il valore dello stuzzicadenti è quello che ogni persona è disposta a spendere per averlo.  Siccome è probabile che nessuno voglia spendere più di 10 centesimi per pulirsi i denti una volta soltanto e poi buttarlo, abbiamo prodotto uno stuzzicadenti del valore di 10 centesimi, ad un costo di 500 euro.

Secondo la teoria del valore lavoro, invece, noi dovremmo automaticamente trovare l’acquirente per il nostro stuzzicadenti hand-made, in quanto il suo valore reale sarebbe di 500 euro. Ciò non accade né mai accadrà e quello che avete appena visto è quello che si chiama malinvestment. O investimento sbagliato.

Tenete a mente questo concetto quando si parla di investimento pubblico. Infatti, secondo la stupida teoria economica succitata, qualunque produzione genera ricchezza, mentre la teoria del valore soggettivo (teoria marginalista del valore), ci spiega che solo ciò che ha valore per i compratori genera ricchezza, e solo ciò che può essere prodotto ad un costo inferiore al valore che i compratori, individualmente e soggettivamente sono disposti a spendere per tale bene.

Potete notare da questa deduzione che , contrariamente a quanto vi dicono, non sono i costi a determinare i prezzi delle merci prodotte, ma é il valore soggettivo stimato, una volta conosciuti i costi da sostenere, a determinare SE una merce viene prodotta o meno.  In linea di principio, uno può produrre di tutto. Però le risorse materiali e temporali sono scarse, quindi bisogna decidere cosa produrre e cosa no.

Viene prodotto solo ciò che costa di meno di quanto la gente sia disposta a pagare.

Una conseguenza di questa asserzione è che se la popolazione italiana si impoverisce e non è più in grado di comprare alcuni beni, accade che quei beni non vengono più prodotti. Facciamo un esempio concreto.

Supponiamo per assurdo che lo Stato, volendo incrementare le entrate, aumenti le accise sul gasolio. Le accise sul gasolio vanno ad influire su una enorme mole di prodotti, che in Italia viaggiano tutti su ruote, e quindi tali accise diventano un costo netto per le imprese.

Consideriamo un prodotto particolare, ad esempio la mozzarella di bufala campana. Dovendo essere portata tramite camion nei vari negozi d’Italia, per effetto dell’aumento di costi, il venditore è costretto o a diminuire i ricavi, o ad aumentare il prezzo. La diminuzione dei ricavi è applicabile con successo se il mercato è vasto e il numero di mozzarelle venduto è sufficientemente alto. In pratica è un discorso che possono permettersi di fare, e fino ad un certo punto, le grandi aziende, le multinazionali, in periodi di consumi elevati.

Quando vi chiedete che fine han fatto le piccole imprese, magari a conduzione familiare, e quando vi dicono che la globalizzazione distrugge le piccole imprese in favore delle multinazionali, in realtà sappiate che è l’aumento dei costi imposti per legge a far fuori le cosiddette imprese marginali.

Le imprese marginali sono quelle con un mercato piccolo e i cui ricavi sono bassi. Possono esistere fino a che i costi da sostenere non aumentano troppo. Dopo, chiudono in favore delle imprese meno marginali. Quelle più forti. L’altra ipotesi è l’aumento dei prezzi al consumo.

Se aumentano i prezzi al consumo però si sposta il target di persone disposte a comprare quel bene. All’aumentare del prezzo, sarà sempre inferiore, il numero di persone che valutano quel bene di valore superiore al prezzo richiesto. Altri si spostano su beni che possono rimpiazzare il bene in questione, ma di minor pregio (e.g la mozzarella di mucca). Diminuisce quindi il bacino di compratori. Quando il bacino di compratori è sufficientemente scarso, come accadrebbe ad esempio se tutto ciò si verificasse in piena crisi economica, all’impresa non conviene più produrre, e quindi chiude o disloca.

Il risultato è che in Italia non si trova più la mozzarella di bufala campana, che un certo numero di aziende ha chiuso, che un certo numero di dipendenti è a spasso, che un certo numero di aziende ha dislocato.

Non vi basta? Facciamo un altro esempio. Le prestazioni di un idraulico.

Supponiamo che abbiate a riparare una conduttura idraulica. Chiamate l’idraulico e questo vi fa il prezzo in nero:

400 euro.

Ma voi, che siete stati indottrinati dalle campagne stampa di Befera, della Rai, di Monti e di Passera, volete fare i bravi cittadini e chiedete ovviamente la fattura.

L’idraulico ripassa il preventivo. Il lavoro che prima vi veniva 250 euro di spese e 150 di manodopera, viene caricato di tutte le tasse del caso e il prezzo lievita magicamente a 1000 euro. Su quei 1000 euro, 600 di riffa o di raffa vanno allo Stato, 250 in spese nette e 150 all’idraulico. A meno l’idraulico chiaramente non spende il suo tempo. Comincia a preferire l’accattonaggio in stazione, o un posto da dipendente a stipendio assicurato e zero sbattimenti burocratici.

Ma voi che siete diligenti, non ci pensate neppure di diventare porci evasori fiscali e dargli 400 euro. Il problema è che non vi potete permettere di spendere 1000 euro per un tubo.

Ed ecco che fate la cosa che abbiamo fatto tutti. Vi riparate il tubo da soli. Vi armate di tempo, pazienza, Youtube, e con l’aiuto di un buon ferramenta, fate da voi la riparazione che vi avrebbe fatto l’idraulico.

Spesa totale 250 euro più il vostro tempo.

Il risultato è che avete speso meno moneta contante, ma avete speso il vostro tempo in qualcosa in cui non siete ferrati come l’idraulico, e quindi avete speso molto più tempo di quello che avrebbe speso l’idraulico. Inoltre, avrete svolto il lavoro in maniera sicuramente peggiore di come avrebbe fatto lui. In compenso, in una società di non evasori, l’idraulico smette di riparare tubi e si concentra in quei lavori che la tassazione non ha reso fuori mercato.

Che cosa è successo? E’ successo che la tassazione ha distrutto la divisione del lavoro. La divisione del lavoro è alla base del progresso. E’ grazie alla divisione del lavoro se voi andate tutti i giorni al lavoro e non vi preoccupate di allevare animali, macellarli, piantare il grano, macinarlo, trasformarlo in pasta and so on.

La divisione del lavoro permette a voi di fare UN lavoro e per mezzo dei frutti di quello, nel quale siete specializzati e riuscite meglio, vi pagate i beni di cui avete bisogno e che sono il frutto del lavoro di altri.

Una società in cui gli individui fanno il loro lavoro, poi si riparano l’impianto idraulico da soli, poi l’impianto elettrico da soli, poi si fanno il pane da soli, poi si fanno i pomodori da soli, poi si fanno le opere di muratura da soli, è una società povera, senza speranza di arricchirsi.

Questo perché il valore prodotto dai lavori “secondari”, è minore, ceteris paribus, rispetto al valore prodotto dal vostro lavoro principale. Il che significa in soldoni che sareste stati molto più ricchi se invece di impiegare il vostro tempo in tutti quei lavori secondari, lo aveste impiegato tutto nel vostro lavoro principale.

La divisione del lavoro spinge verso una società in cui ognuno fa quello che sa fare meglio e con i frutti di ciò acquista i beni di cui necessita da altri lavoratori specializzati. Ognuno impiega meglio il proprio tempo e paga il prezzo minore possibile per i beni prodotti da altri. Già, perché il tempo è denaro, come avrò modo di spiegarvi in un successivo post.

Se riprendete l’esempio dell’idraulico, potete fare una rozza approssimazione. Le spese sostenute dall’idraulico per fare il lavoro X, sono 250 euro + SUO tempo.

Le spese sostenute da voi sono 250 euro + VOSTRO tempo.

Siccome però il suo tempo è inferiore al vostro, vi ritorna che è più efficiente (meno costoso) se ai tubi ci pensa lui?

Vi ritorna che avete speso di più per un prodotto inferiore? (la riparazione fatta da voi). Chiaro però che se arriva Terzi e vi chiede 600 euro di tangente perché avete osato far riparare il tubo ad un professionista, ecco che solo allora vi diventa conveniente ripararvi da soli l’impianto, perché potete evitare di pagare la tangente.

Che poi, è interessante notare che in questo caso la vostra coscienza è pulita. Non avete evaso il fisco. Ma all’atto pratico, la tangente su quel lavoro, il fisco non l’ha incassata.

Se analizzate la situazione noterete che facendovi il lavoro da soli, non soltanto avete privato il fisco della tangente (e quindi provocato gli stessi effetti dell’evasione fiscale che avreste commesso pagando l’idraulico a nero), ma siete stati meno efficienti e avete fatto un lavoro meno pregiato. Inoltre, non avete creato occupazione come l’avreste creata pagando in nero.

In pratica, lo Stato Italiano vi giudica cattivi se puntate ad una produzione efficiente (qualità e tempo) evitando di pagare la tangente, ma stimolando l’economia;  vi giudica buoni se vi accontentate di un lavoro fatto maluccio, a costo di enormi sperperi di tempo, senza stimolare l’economia.

Veniamo infine a descrivere cosa accade in uno scambio volontario.

Per quanto detto fino ad adesso, il valore dei beni è soggettivo. Lo stesso bene viene valorizzato in maniera differente dai due partecipanti allo scambio. Quando comprate la penna a sfera di prima al costo di 30 centesimi, lo fate per la differente valorizzazione data alla penna da voi e dal commerciante. Il commerciante valuta la penna meno di 30 centesimi, tanto è vero che è disposto a privarsene per quel prezzo. Voi, dal canto vostro, valutate la penna più di 30 centesimi, altrimenti vi terreste i soldi e lascereste la penna al commerciante.

Non è vero, come invece si sente ripetere a sproposito, che lo scambio è alla pari. Uno scambio alla pari non ha ragione di essere fatto. Se per voi è indifferente avere una penna biro o 30 centesimi e se per il commerciante pure, lo scambio non avviene. Non c’è alcuna ragione di incontrarsi e impiegare il tempo per farlo. Uno scambio volontario è un gioco a somma positiva: un gioco in cui entrambi guadagnano.  Voi avete guadagnato la penna, che per voi vale più di quanto l’avete pagata, e il commerciante ha guadagnato 30 centesimi, che per lui valgono di più della penna.

Viceversa, uno scambio forzato, o peggio un furto, sono giochi a somma zero:uno guadagna,l’altro perde. Tralasciando il furto, in cui tutto ciò è lapalissiano, uno scambio forzato (es. dalla legge) è uno scambio in cui voi ricevete un valore per voi inferiore a quello di ciò che perdete. Per l’ovvia ragione che se vi costringono a farlo, è perché in via naturale non lo avreste accettato, non ritenendo la compensazione per il valore perso, sufficiente a coprire il valore soggettivo che date al bene al centro dello scambio.

Questa differenza è fondamentale, va mandata a mente e ripetuta come l’Ave Maria.

Chiudo questo lungo post con un ultimo esempio.

Pensate ai famosi scambi di figurine dei calciatori che quasi tutti i maschietti hanno fatto da ragazzi. Le figurine dei calciatori sono tutte stampate in numero uguale, sono teoricamente tutte dello stesso “valore”, per una teoria economica a cappella. Ma tutti voi avrete scambiato  anche 10 figurine per ottenere quella che vi permetteva di chiudere l’album, o soltanto quella del vostro calciatore preferito.

Questo vi dimostra la soggettività del valore. Nonostante le figurine siano tutte uguali in termini di costi e in termini di offerta sul mercato (sono equiprobabili), voi avete valutato QUELLA particolare figurina più delle 10 che avete scambiato. Viceversa, il vostro compagno di banco ha reputato quelle 10 figurine avere un valore maggiore di quella che ha scambiato con voi.

Al termine dello scambio, voi avete guadagnato soggettivamente e lui ha fatto altrettanto. Se viceversa arriva Gino, vi punta un coltello alla gola e vi costringe a scambiare la vostra figurina appena ottenuta  con quella di Facchetti, di cui magari ne avete già 4 e non sapete che farci, Gino è ovvio che ci ha guadagnato, ma voi siete sicuri di averci perso.

Eppure anche lì secondo astruse teorie economiche, avreste fatto uno scambio alla pari, perché secondo queste teorie, il valore di entrambe le figurine è lo stesso.

Grazie per l’attenzione. Scusate la logorrea ritrovata

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42 risposte a “Capire l’Economia per capire la realtà

  1. FP

    21 marzo 2012 at 11:07

    commento da incorniciare e esporre in ogni ufficio pubblico…

     
  2. Sasà

    21 marzo 2012 at 21:38

    “In giro per le università vengono insegnate diverse dottrine economiche. Però, essendo l’economia differente dalla Letteratura, di queste dottrine, ne possono essere giuste un numero reale minore o uguale ad 1”
    Devo ancora terminare di leggere il post, senz’altro bello come sempre ma questa frase è fantastica, sei un genio.
    Ciao, sasà

     
  3. libertyfighter

    21 marzo 2012 at 22:16

    Grazie sasà!

     
  4. libertyfighter

    22 marzo 2012 at 11:23

    “Secondo la teoria del valore lavoro, invece, noi dovremmo automaticamente trovare l’acquirente per il nostro stuzzicadenti hand-made, in quanto il suo valore reale sarebbe di 500 euro. Ciò non accade né mai accadrà e quello che avete appena visto è quello che si chiama malinvestment. O investimento sbagliato.”

    Aggiungo che lo stesso tipo di teorie economiche giudica un “fallimento del mercato” non trovare un acquirente per il nostro stuzzicadenti dal costo di 500 euro, e per tale ragione spiegano che lo Stato dovrebbe sussidiare il fabbricante fornendogli 499,70 Euro.

     
  5. estrosofanciullo

    22 marzo 2012 at 16:32

    Molto interessante. Complimenti.

     
  6. francesco spirito

    22 marzo 2012 at 19:46

    “Aggiungo che lo stesso tipo di teorie economiche giudica un “fallimento del mercato” non trovare un acquirente per il nostro stuzzicadenti dal costo di 500 euro, e per tale ragione spiegano che lo Stato dovrebbe sussidiare il fabbricante fornendogli 499,70 Euro.”

    Vabbè, questi son deliri puri e semplici 😀

     
    • libertyfighter

      22 marzo 2012 at 19:50

      Beh è un pò quello che hanno fatto con i pannelli solari attuali. 🙂

       
  7. LightQuantum

    22 marzo 2012 at 22:20

    Davvero la tua chiarezza nel ragionamento logico-deduttivo e pratico è stupefacente. Ti consiglio di mettere a frutto questa tua dote anche in qualcosa di più remunerativo di un blog se puoi.
    E’ un piacere leggerti.

     
  8. libertyfighter

    23 marzo 2012 at 02:14

    Grazie del complimento! Lo apprezzo veramente. Il ragionamento logico-deduttivo è parte integrante del mio lavoro “principale” (quando non mi riparo l’impianto elettrico da solo 🙂 ), perciò puoi capire che il complimento è veramente gradito.

    Poi che dirti, se qualcuno mi pagasse per scrivere queste cose, accetterei subito, soprattutto perché un simile tipo di lavoro mi permette di “dislocare” la mia vita e andare in posti più civili di questo qua.
    Se hai qualche idea di “qualcosa di più remunerativo di un blog”, non esitare a suggerirmela.

    🙂

     
  9. LightQuantum

    4 aprile 2012 at 15:56

    “qualcosa di più remunerativo” potrebbe essere, non so, un libro… magari in collaborazione con Facco o Carbone. Oppure qualche testata economica e/o politica(?) online che pagano un tanto a pezzo. Non sono esperto del settore, il mio era solo un consiglio da giovane collega libertario. 🙂
    Forza con l’imprenditorialità!

     
  10. libertyfighter

    4 aprile 2012 at 16:47

    Yep. Proverò a contattarne qualcuna. Sull’idea “libro” ci sto pensando da un pò. Magari ebook da 3 euro a copia.

     
  11. libertyfighter

    4 aprile 2012 at 16:57

    @estrosofanciullo
    Non avevo notato il tuo commento! Ti ringrazio.

     
  12. FP

    4 aprile 2012 at 17:14

    Liberty io il libro ce l’ho pronto al 60%: vediamoci e ne parliamo
    🙂

     
  13. libertyfighter

    4 aprile 2012 at 17:24

    Va bene. Dove e quando?

     
  14. FP

    4 aprile 2012 at 17:31

    Sei di Roma?

     
  15. FP

    4 aprile 2012 at 20:52

    in questo periodo non posso muovermi, normalmente vengo spesso a Roma. Io sono di Pisa, se vieni tu per primo è meglio, io poi ti ricambierò la visita di sicuro.
    Mi farebbe molto piacere…

     
  16. francode

    22 aprile 2012 at 11:32

    Tutto bello chiaro e funzionante: in una società semplice e primitiva. Ma quando la società diventa più complessa ed evoluta le cose cambiano un tantino. Allora oltre all’idraulico ho bisogno anche di un medico, di un insegnante ecc. e avrò bisogno di uno che si occupi di di far funzionare tutto la rete di relazioni. Ecco che, al limite, non mi conviene pagare in nero l’idraulico e, anche se mi pare esoso, pagare i 600 euro in più che servono far funzionare la società. E, a sua volta, l’idraulico dovrà pagare la propria parte.
    N.B. stiamo parlando di un mondo ideale dove nessuno ruba e non c’è corruzione naturalmente e pertanto i 600 euro possono essere, anche tanti, giustifificati. Che ne dite?

     
  17. libertyfighter

    22 aprile 2012 at 12:14

    Prima di tutto grazie di essere venuto. Questo post ti spiega le basi della teoria del valore e anche il perché il marxismo, da cui deriva la tua visione “comunista” sia sbagliata ed inapplicabile: la teoria del plusvalore è sbagliata e con la teoria marginalista, il comunismo non funziona.

    Le società semplici sono alla base delle società complesse. Quello che non vale per le società semplici, vale ancora di meno per quelle complesse.

    Poi non ho capito. Siccome la società è più complessa, ovviamente nascono diversi tipi di lavoro, tipo il medico o l’insegnante. E perché se mi serve il medico o l’insegnante, invece di pagare loro, dovrei pagare 600 euro in più un idraulico, il quale poi paga uno che si occupa di “far funzionare la rete di relazioni” ? Pago il medico o l’insegnante e mi risparmio i costi di gestione politici che sono enormi. In una società libera le “reti di relazioni” inoltre, si autoalimentano e non producono utili, non hanno bisogno di prelevarli con la forza.
    Infatti una società che mette in contatto clienti e fornitori fa un servizio chiaro e riconoscibile e quindi verrà pagata per questo. Come accade per le agenzie interinali ad esempio.

    Infine. A me piacerebbe tanto il mondo ideale dove non c’è corruzione e nessuno ruba. Dove non esistono le malattie e la gente non muore. E non si danno neppure fuoco davanti a Equitalia.
    In un mondo del genere non avrebbe neppure senso discutere. Tutto funziona. Però le società devono essere fatte per esistere in mondi reali, dove chi ha il potere lo esercita, la gente non è tutta morale, i politici rubano per definizione e la corruzione è la naturale conseguenza di un potere innaturale nelle mani umane.

     
    • francode

      23 aprile 2012 at 12:59

      Ecco anch’io non vedo il perché devo pagare all’idraulico 600 euro in più, a meno che l’idraulico non sia anche esattore di imposte. Queste imposte, secondo la mia concezione mentale, servono a pagare l’insegnante e la struttura che questo adopera (scuola). Il dottore e la struttura che a questo serve per il suo lavoro (ospedale). Poi dovrò anche pagare tutte quelle persone che servono per costruire case, strade, illuminazione, fognature ecc ecc. Se, secondo come lei scrive, dovessi pagarle di persona non mi basterebbero le 24 ore del giorno e quando andrei a lavorare per avere i soldi per fare tutti questi pagamenti? Allora per risparmiar tempo ho bisognosi una gestione “politica” che faccia tutto ciò di cui ho bisogno. E’ chiaro che bisogna che paghi anche questa. Ecco che i 600 euro, che do in più all’idraulico, che a tempo perso fa l’esattore di imposte, servono a pagare tutte queste cose. Che poi, essendo una somma forfettaria, se dovessi pagarle singolarmente di persona mi verrebbero a costare senz’altro di più. In conclusione se non pago e facile che l’idraulico a sua volta evada se invece pago corro il rischio che l’idraulico non possa evadere e che io paghi meno di imposte.

       
  18. FP

    23 aprile 2012 at 15:31

    Francode, non ci ho capito una mazza….I tuoi ragionamenti si arrovellano vorticosamente intorno al minimo (ma davvero minimo) comun denominatore dell’ideologia statalista a cui molti di noi sono completamente assuefatti dopo decenni di incessante e martellante propaganda di regime.
    Ci sono delle contraddizioni di fondo, che sarebbe il caso di approfondire. Per esempio sei così sicuro che i soldi delle tasse servano a pagere scuole o fognature? Per esempio, il modello di scuola è quello che vuoi tu o quello che vogliono loro? Per esempio sei sicuro di aver bisogno di qualcuno che decida per te come spendere i tuoi soldi? Sei sicuro che debba esistere un potere dello stato sull’individuo, un potere coercitivo che imponga anche ben più dell’indispensabile? Sei sicuro che se tutti pagassero le tasse non ci sarebbe più debito pubblico? Sei sicuro che lo stato debba pretendere di controllare tutti i fatti economici per poter incassare le imposte, o forse sarebbe auspicabile un atteggiamento meno totalitario? Infine sei sicuro che questa democrazia non sia una specie di gara ad accaparrarsi il bottino?
    Caro Francode, prima di fare il paladino della finanza ti consiglio di leggere un po’ di economia austriaca, partendo dalle basi e facendo pian piano chiarezza oltre i luoghi comuni. Poi ne riparliamo..
    A presto!

     
  19. libertyfighter

    23 aprile 2012 at 18:34

    “secondo come lei scrive, dovessi pagarle di persona non mi basterebbero le 24 ore del giorno e quando andrei a lavorare per avere i soldi per fare tutti questi pagamenti? Allora per risparmiar tempo ho bisognosi una gestione “politica” che faccia tutto ciò di cui ho bisogno. E’ chiaro che bisogna che paghi anche questa. Ecco che i 600 euro, che do in più all’idraulico, che a tempo perso fa l’esattore di imposte, servono a pagare tutte queste cose. Che poi, essendo una somma forfettaria, se dovessi pagarle singolarmente di persona mi verrebbero a costare senz’altro di più”

    Ecco il quibus. Questo non è vero. Prenda la scuola ad esempio. Qualcuno comunque paga insegnanti e strutture giusto? Il costo che viene pagato però è per forza di cose maggiore di quanto si pagherebbe lo stesso servizio sul libero mercato, per il semplice fatto che lei paga anche il costo di intermediazione politica. Per permettere un pagamento “collettivo” del servizio infatti, c’è bisogno della politica che quantomeno reperisca il denaro. Quindi nel pagamento collettivo della scuola lei paga anche tutta la classe politica coinvolta, i ministeri della pubblica istruzione, gli agenti delle tasse, e in più tutto lo sperpero che una gestione pubblica permette con facilità.
    Che so, la cocaina, le donnine e quant’altro.

    Questo per dire che il costo totale della scuola è svariate volte maggiore di quello COMPLESSIVO che si pagherebbe con scuole prettamente private. E’ chiaro che siccome la scuola la pagano pure coloro che non ne usufruiscono, la quota parte del servizio che lei paga in tasse è equivalente o forse minore del costo equivalente sul libero mercato.
    PERO’ il costo complessivo è maggiore e quindi la società risulta essere zavorrata da questo.
    Inoltre, se si allarga il discorso a tutti i servizi più disparati, noterà che lei paga la sanità anche quando sta bene, la pensione nonostante se schiatta prima della data arbitrariamente fissata dalla politica le vengano requisiti tutti i versamenti. La rete stradale della sardegna anche se vive a Bolzano, sovvenziona giornali che non legge, opere teatrali che non guarda, televisioni che non guarda etc. etc. etc.
    Il gioco si mantiene perché nessuno si rende conto che pagando solo i servizi che si utilizzano e solo per il periodo di utilizzo, la spesa complessiva procapite è infinite volte inferiore. I soldi che le servono per l’assicurazione medica ad esempio, li ricava dal mancato finanziamento degli acquedotti siculi. O dal mancato pagamento delle tasse per la scuola, visto che magari non ha figli in età scolare. O dal risparmio sulla benzina che al litro le costerebbe 0.7 invece di 2.
    Se non usa il treno, non pagherebbe trenitalia. Se non vola, non pagherebbe la retta ad Alitalia.
    E così via. Faccia realisticamente il conto di quanti soldi in servizi non usati lei paga con questa scusa.
    E tenga presente che l’unico scopo di tutto ciò è che è necessaria l’intermediazione politica e qualcuno campa agilmente di intermediazione politica. Con i suoi soldi. Lo scopo è gonfiare la torta per assicurare i costi di intermediazione. Con l’aggravante che i costi di intermediazione non sono sul libero mercato ma offerti in monopolio e resi obbligatori. Il che significa che il loro costo è libero di lievitare a piacimento.

     
    • Luca Giagnoni

      27 novembre 2012 at 18:53

      In pratica: al normo-costo di mercato che, con tutta probabilità, subirà un drastico ridimensionamento al ribasso attraverso la competizione (concorrenza) io aggiungo un ulteriore costo ossia quello del politico, del funzionario, del burocrate deputati ad assicurare, attraverso norme di diritto amministrativo che hanno bisogno di ulteriori costi di applicazione, che il sevizio venga effettivamente erogato e che chi lo svolge venga effettivamente pagato. Ergo spendo oggettivamente di più in virtù di questo quid pluris di costo, anche partendo dall’assunto (secondo me errato per le ragione suesposte) che i prezzi di quel servizio rimangano inalterati in un libero mercato.

       
      • libertyfighter

        27 novembre 2012 at 19:02

        Assunto SICURAMENTE errato. Dici bene Luca.

         
  20. FP

    23 aprile 2012 at 18:49

    Grande liberty!

     
  21. Luca Giagnoni

    27 novembre 2012 at 18:15

    Lei, e pochi altri, rappresentate un vero e proprio faro nel buio dell’oppressione statalista, sin da piccolo mi sono sempre domandato la ratio economica dell’ imposizione statale ma, nonostante abbia frequentato giurisprudenza e studiato il diritto amministrativo e il diritto tributario, questo intrinseco significato continuava a sfuggirmi. Grazie a questo post, ad altri blog ed alle teorie della scuola austriaca ho capito la verità: la ratio NON ESISTE, l’imposizione, in qualsiasi forma, è l’unico mezzo-strumento a disposizione del leviatano per diventare ancor più imponente e mostruoso, così da incutere un timore sempre crescente.
    GRAZIE infinite.

    Luca

     
  22. libertyfighter

    27 novembre 2012 at 19:01

    Grazie a te.

     
  23. Emiliano Ferrari

    26 settembre 2014 at 05:26

    mi risparmio dopo poche righe di leggere la pappardella, perché è chiarissimo che l’economia è una scienza multiparadigmatica e tu compi invece una precisa scelta di campo vendendola come unica e universale. Già questo denota una forte distorsione congitiva. La tua amata teoria economica è la migliore giustificazione ideologica del dominio del capitale. La società nel complesso è la risultante di un complesso di forze in costante tensione – altro che ordine naturale e tendenza all’equilibrio (come sostiene la tua teologia). Per guarire da questo tipo di cretinismo economico consiglio un piccolo volumetto di 120 pagine. “Conflitto, crisi, incertezza” Giorgio Lunghini. Bollati Boringhieri.

     
    • libertyfighter

      8 novembre 2014 at 01:27

      Lo dicevano pure i bongo bongo alla vista del medico occidentale.
      La prossima volta non risparmiarti di leggere. So che lo hai fatto poche volte e per te è un grande sforzo.

      “scienza multiparadigmatica” è un peto per intendere che può dire quello che cazzo gli pare, che non ha una verità unica e quindi qualunque coglione può aprire bocca e dargli fiato?

      Le distorsioni congitive non le conosco. le sapevo cognitive. Ma sei tu l’esperto in distorsioni.

      “giustificazione ideologica del dominio del capitale”. Marxista?????

      Il complesso di forze in tensione è l’effetto della società socialista in cui ognuno può escogitare un modo di vivere sulle spalle di un altro passando per i politici. La tensione è data dalla lotta tra coloro che vengono espropriati e coloro che vogliono espropriare ancora di più.
      Riguardo Lunghini… no dai ti prego.

      Un semimarxista keynesiano???

       
      • Emiliano Ferrari

        8 novembre 2014 at 10:11

        Ti sei innamorato di un manuale di economia neoclassica e svolgi attività di predicazione in proprio. In modo abbastanza stereotipato non manchi di esser sicuro di te. Bene, è un ingrediente fondamentale. L’importante è essere convinti.

         
  24. libertyfighter

    10 novembre 2014 at 12:26

    Confondere l’Economia Austriaca con l’economia neoclassica rende bene l’idea del livello culturale del tuo commento. Complimentoni. Come confondere un trattato di biologia molecolare con un testo di omeopatia applicata. No no, veramente complimentoni!!!
    Sono ammaliato dalla scarsezza cognitiva e culturale, abbinata a una non trascurabile spocchia da Sraffista o da signoraggista.
    Ammirato. Veramente, io fare certe figure di letame non ci sono mai riuscito. Anche questa è classe.

     
    • Emiliano Ferrari

      10 novembre 2014 at 12:38

      Innanzitutto, offendere dietro uno pseudonimo dimostra della scarsa serietà e probabilmente della tua pochezza personale. Nella stessa direzione si muove l’estrema arroganza e l’uso disinvolto di un linguaggio volgare contro i tuoi interlocutori. Io ho soltanto usato l’espressione “cretinismo economico” che efettivamente è il morbo da cui sei affetto – ma noto che non si limita all’economico e tende a debordare. Buono studio, buona divulgazione e buone letture!

      Cordialmente.

       
      • libertyfighter

        11 novembre 2014 at 15:21

        No caro. Tu sei venuto sul MIO spazio, hai arrogantemente affermato che ti bastavano 4-5 righe per capire il resto dell’articolo perché “l’economia è una scienza policazzara e multiculturale” e quindi palesemente il resto del testo era inutile, per te grande mente. Dopodiché palesando la tua ignoranza economica, mi hai confuso affermazioni Austriache con affermazioni neoclassiche. Arrivi in casa d’altri, sbruffone come pochi, reputi nullo un articolo di due pagine dalle prime quattro righe, poi fai la ricca figura da illetterato economico, e ti offendi se uno te lo fa notare. Giustamente, non avendo alcun appiglio ti appelli allo pseudonimo. Che non c’entra un caxxo.

         
  25. Emiliano Ferrari

    10 novembre 2014 at 12:50

    ps., io scorgo soltanto un discreto stato di esasperazione dietro a chi si pone a profeta servendosi di un blog anonimo, ma di ragionamento e di scienze sociali… non vedo l’ombra.
    Scorgo una predisposizione al pugliato, casomai.

     
    • libertyfighter

      11 novembre 2014 at 15:24

      Ma vuoi un appuntamento? Ci vuoi provare con me? Mi vuoi succhiare l’uccello?
      No? Allora caro mio, il blog ha questo nome da dieci anni, non è anonimo, ma casomai sotto pseudonimo. Il fatto che esistano pseudonimi non inficia la correttezza delle affermazioni prodotte, DIFATTI in tre commenti, ti sei scordato di fare opposizione di merito, anche perché NON HAI LETTO L’ARTICOLO, o quantomeno se lo hai letto non ci hai capito nulla e quindi NON SAI e non PUOI contestare nel merito. Tu non devi preoccuparti del mio nome, dello pseudonimo, né di cosa mi piacerebbe mangiare ad un appuntamento con te. Non ci sarà appuntamento. Se stai qua e vuoi commentare sei libero di farlo entrando nel merito ed argomentando ogni obiezione. Altrimenti, puoi andare benissimo a commentare Repubblica.

       

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