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La supercazzola dell’Io Collettivo- ovvero: La politica è corrotta perché ci rappresenta?

27 Mar

E’ proprio vero che il mondo è bello perché è avariato. Uno arriva a 34 anni, passati a leggere di tutto di più e pensa di averle viste tutte. Per fortuna c’è Tocqueville, che ogni tanto passa degli articoli che avrebbero senso solo nella gabbietta del vostro canarino.

Il tema in realtà non è nuovo e avevo già spiegato  qual è la verità al riguardo in un post di risposta al fu Governo Frodi e Fisco. Quando, mi sembra Frodi in persona, si permise di dire:

“gli italiani non sono meglio dei politici che li rappresentano”

Pensavo però che ormai, con l’evidente degradarsi delle condizioni sociali e politiche italiane, col fatto che stiamo andando in fallimento, per dirla chiaramente, ormai tutti avessero rinunciato a difendere questa castroneria.

Mi sbaglio. Ci prova adesso tal Antonio Bruno (chi????).

Dopo una breve introduzione sulla condizione italiana e la relativa sfiducia giustificata dell’elettorato, nell’incipit del suo pensiero, distrugge tutto l’articolo. Una perla:

Sappiamo bene però che la politica, e maggiormente i partiti, rappresentano gli interessi diffusi della società, ne riflettono i pregi e i difetti, sono in sintesi la strutturazione e l’incarnazione dell’io collettivo.

Andiamo ad elencare gli strafalcioni concettuali presenti in questo micro periodo:

Primo. Quali sono gli interessi diffusi della società? Concetto vago e non identificabile.

Secondo. Quali prove si hanno per dire che i politici rappresentano tali interessi diffusi, ammesso che possano essere definiti?  “Sappiamo bene” è infilato lì per dare come dimostrato l’indimostrabile. Non c’è un nesso che leghi Tizio scelto tra due liste di gente autoimpostasi, tramite voto ogni cinque anni e il fatto che debba difendere “gli interessi diffusi”. Difenderà al massimo gli interessi dei gruppi di pressione che lo hanno portato al potere.

Terzo. Ne riflettono i pregi e i difetti? E perché? Chi l’ha detto? Abbiamo la prova che invece la politica non selezioni accuratamente solo i difetti e presenti al potere la summa dei difetti delle persone?

Quarto. La strutturazione e l’incarnazione dell’io collettivo.

Questo si dovrebbe commentare da solo. La politica è trascendente. L’anima collettiva della società che trascende la stessa esistenza uomini, si incarna  misticamente nel politico, che diventa novello messia ateo e diffonde il Verbo tramandatogli dall’Anima stessa. Egli non è che un ambasciatore dell’ IO collettivo e come tale non è neppure direttamente responsabile delle sue azioni, in quanto espresse sotto dettatura divina. Una divinità Atea, ma pur sempre di stirpe divina.

Considerare la politica come un corpo estraneo alla società, vedere in essa il colpevole della crisi sociale e valoriale che stiamo vivendo, può risultare semplice e utile per scaricare le responsabilità su altri piuttosto che ricercarle lì dove risiedono: nella società.

Vedete? E’ la società la responsabile, intesa ovviamente come Una Trina e Collettiva.

Come si può pretendere di cambiare la politica se non si cambia prima il modo di agire di ognuno di noi?

Eh già. Non è la politica inadatta alla vita sulla terra. E’ la vita sulla terra che è inadatta alla politica. E probabilmente pure una dozzina di leggi fisiche, che andranno cambiate affinché poi si possa cambiare la politica.

L’opinione diffusa è che i partiti rappresentino i loro interessi e quelli della “casta” che vive di carrierismo politico e di legami affaristico-politici.

Già, che deduzioni superficiali eh?

E se gli interessi dei partiti coincidessero con una prassi consolidata di gestione dell’elettorato? E se la cura dei loro interessi fosse la merce di scambio che la società offre pur di non cambiare registro? 

Qui il nostro va in confusione. Nella sua cecità, intuisce qualcosa.  “gli interessi dei partiti coincidono con una prassi consolidata di gestione dell’elettorato”.

Il che è vero, i partiti sono soliti gestire l’elettorato elargendo favori.  Però la mancanza di basi e un consolidato lavaggio del cervello a colpi di slogan socialisti gli fa invertire causa ed effetto, ed è la società ad offrire mazzette alla politica allo scopo di non cambiare registro. E’ insomma la  Società che, avendo bisogno di elargire mazzette, oliare ingranaggi, e smuovere meccanismi, ha creato la Politica, onde corromperla e finalmente poter pagare qualche mazzetta.

E la Società disse alla Politica: “Tu mangia, bevi e vai a puttane con i miei soldi, ma in cambio accetta la mia tangente affinché io possa produrre e pagarti tutte le spese”.

La scellerata (la Politica) rispose..

La comprensione peggiora e la confusione avanza, nella frase successiva.

La società italiana legittimando con il voto l’attuale classe politica legittima sé stessa, trasferisce sul ceto politico l’onere della rappresentanza della corruzione morale, che è talmente diffusa nel nostro Paese da non riuscirla nemmeno più a identificare – se non nella politica.

Come se la società italiana potesse votare qualcun altro che non sia “l’attuale classe politica”. Come se non si sapesse che col 10% dei voti validi,  “l’attuale classe politica governerebbe ugualmente”, e come se non si sapesse che partecipazioni inferiori al 10% sono impossibili. Come se costasse zero “scendere in campo” e proporre una alternativa all’ “attuale classe politica”.

Da diventare mentalmente ciechi è la teoria della Società che implora la Politica di rappresentarla nella corruzione morale, affinché la politica sia il ritratto di Dorian Gray della società Italiana.

Sperperate voi i nostri soldi in maniera stupida, affinché noi si possa essere emendati dalla tentazione di farlo con i nostri soldi, o coperti nel peccato di spenderli. Amen.

 

 

Dopo un paio di capoversi di attesa, il nostro Antonio torna campione del sillogismo inverso.  Conclusione, Premessa Minore, e quindi Premessa Maggiore.

Il professionista che lavora principalmente grazie ai legami politici non utilizza soltanto la politica, fapolitica. Il cittadino che localmente (e non solo) considera il voto come un investimento non per il benessere collettivo, ma per un ritorno personale, non è un cittadino che segue la prassi consolidata delle campagne elettorali, ma è un cittadino che fa politica. Un dipendente di una struttura pubblica che agevola un amico, un parente o un cittadino qualsiasi, è un dipendente pubblico che fa politica. Un imprenditore che investe soltanto se sicuro delle garanzie assicurategli dalla politica, è un imprenditore che fa politica. Ma che tipo di politica fanno queste persone? Quella politica che ci porta a dire che in Italia il sistema dei partiti e la gestione del potere pubblico non funzionano.

 

Il professionista lavora grazie a legami politici lo fa perché CONVIENE piuttosto che lavorare SENZA legami politici. Il cittadino che considera il voto come un investimento personale è un cittadino NORMALE, che non vota a pene di segugio ma cerca dei motivi per scegliere Totò o Peppino. Un dipendente pubblico che agevola un amico lo fa perché la struttura pubblica gli offre il potere di farlo, cosa che una struttura privata non fa. Infine un imprenditore che investe dopo aver avuto garanzie dalla politica lo fa perché CONVIENE piuttosto che prenderlo ove non batte il sole, perché magari la Strutturazione dell’Io Collettivo potrebbe decidere di cambiargli le regole e farlo fallire, o semplicemente perché l’ Incarnazione dell’ Io Collettivo potrebbe trovare qualche altro imprenditore concorrente più vicino alle sue idee mistiche.

Tutto questo succede perché la Politica ha il potere di assegnare lavori CON I SOLDI DEGLI ALTRI (il professionista), la Politica ha il potere di ASSEGNARE  POSTI DI LAVORO pagati da altri (il cittadino), la Politica dà il potere di intralciare e bloccare le attività dei cittadini (il burocrate pubblico), e infine perché la Politica, ancora lei, ha il potere di distorcere la concorrenza ed avvantaggiare o facilitare le aziende. (L’imprenditore).

La Causa è sempre la stessa. La Politica ed il suo potere. Abbiamo una causa e duemila conseguenze nefaste.

Antonio qua invece ci dice che le duemila conseguenze sono in realtà le cause del fatto che la politica sia corrotta e quindi possa brigare per generare le cause della sua stessa corruzione.

Questo ragazzi è degno di un paradosso di Einstein-Rosen.

 

Le conclusioni, dopo una sì pregna argomentazione, sono ancora più ridicole.

“Se in Italia c’è un problema politico serio, e siamo tutti concordi che ci sia, un colpevole c’è: è la società italiana, siamo tutti noi.”

No. Casomai sarai tu, la tua mancanza di capacità logica, la tua ignoranza economica e sociale, il lavaggio del cervello socialista che ti hanno fatto. Io non sono colpevole, e per di più non è colpevole neppure il professionista o l’imprenditore di prima. Questi due stanno giocando ad un gioco in cui altri hanno definito le regole. Loro si adeguano alle regole e cercano di vincere sottostando a quel tipo di regole. Non te la prendere col giocatore, prenditela con il gioco. Altrimenti è come dire:

“Non è il filetto che è un gioco idiota, sono i giocatori che si ostinano a iniziare sempre dal centro o dagli angoli.”

 

Fino a quando potremmo considerare le regole come elastici da utilizzare a seconda delle nostre convenienze? Fino a quando potremmo usare l’alibi della malapolitica pur di non fermarci a riflettere sul nostro modo di agire?

Più che altro dovresti domandarti fino a quando dovremo sottostare a 180000 leggi scritte da personaggi inutili ed ambigui che non hanno nessun diritto divino per cui debbano scriverle e cambiarle in continuazione (a parte ovviamente sua Santità l’Io Collettivo). Fino a quando dovremo fare a pezzi la nostra esistenza e quella dei nostri figli per soddisfare i capricci di questo o quell’altro gruppo di pressione e/o interesse politico.

Fermati a riflettere: ma per quale astruso motivo dovrei dare retta a ciò che scrivono 1000-1200 mentecatti, se non per l’unico motivo di una canna da fucile puntata al viso?

 

Noi italiani, forse, non ci meritiamo la democrazia. Abbiamo bisogno e probabilmente vogliamo il padrone, per poterci lamentare senza guardarci dentro.

MA COME, proprio adesso che non abbiamo padrone ci siamo aumentati da soli il prezzo del gasolio a due euro affondando tutta l’economia italiana?  Proprio adesso che viviamo liberi e spensierati sotto le ali della democrazia, ci siamo tolti da soli la pensione? E’ protetti dalla libertà della democrazia che ci siamo automultati per il reato di possedere un tetto e non prenderci l’acqua, il vento e il gelo? Pensate cosa poteva accaderci se avessimo avuto il padrone…

 

Siamo convinti che la responsabilità sia sempre di chi decide.

Ahhhh. Beh certo, che razza di pretese. Quasi quasi vado a rapinare una banca e poi gli dico che il responsabile è l’Io Collettivo.

Quindi chi decide non è responsabile. Chi viene sodomizzato invece si. Questa è una tecnica che qualche stupratore ha perfino usato con le sue vittime. Non sono io che decido di violentarti, il responsabile. E’ colpa tua che hai la minigonna.

Ma in democrazia, anche se con evidenti limiti e tra condizionamenti vari, a decidere siamo noi.

Adesso però basta che è tardi, devo dare da mangiare alle renne, altrimenti il prossimo Natale nessun bambino riceverà i regali.

 

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10 commenti

Pubblicato da su 27 marzo 2012 in politica, socialismo

 

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10 risposte a “La supercazzola dell’Io Collettivo- ovvero: La politica è corrotta perché ci rappresenta?

  1. Sasà

    27 marzo 2012 at 20:25

    Mi hai fatto venire in mente una frase di Tolstoj: “A lungo è esistita ed ancora esiste una terribile superstizione, che ha provocato più danni, forse, delle più tremende superstizioni religiose, ed è questa superstizione che la cosiddetta scienza politica difende con tutta la sua forza e perseveranza. Tale superstizione è simile in ogni aspetto alle superstizioni religiose. Consiste nell’affermazione che, oltre ai doveri di un uomo verso un altro uomo, ci sono obblighi ancora più importanti verso un essere immaginario. Nella teologia l’essere immaginario è Dio, e nelle scienze politiche l’essere immaginario è il Governo. La superstizione religiosa consiste nella credenza che i sacrifici, spesso di vite umane, in onore dell’essere immaginario siano essenziali, e che l’uomo potrebbe e dovrebbe essere condotto a questo stato di pensiero con tutti i mezzi, non esclusa la violenza. La superstizione politica consiste nella credenza che, oltre ai doveri di un uomo verso un altro uomo, ci sono doveri più importanti verso un essere immaginario, il Governo, e che i sacrifici — spesso di vite umane — in onore dell’essere immaginario siano essenziali, e che l’uomo potrebbe e dovrebbe essere condotto a questo stato di pensiero con tutti i mezzi possibili, non esclusa la violenza. Questa superstizione è formalmente sostenuta da preti di varie religioni, come dice ora la cosiddetta scienza politica.”

    P.S.: Ieri multa di €.39,00 per avere oltrepassato di 7 (sette) minuti l’orario di sosta, una settimana fa multa di €. 76 per non avere indossato le cinture di sicurezza.
    Che siano maledetti!
    Ciao

     
  2. libertyfighter

    28 marzo 2012 at 00:19

    Bellissima la frase di Tolstoj. Non la conoscevo!

    Per il PS.
    Lancio un rito voodoo per la loro morte dolorosa.

     
  3. Borderline Keroro

    28 marzo 2012 at 07:25

    Libertyfighter!
    Ma perché sei così cattivo contro i politici, che vogliono unicamente il nostro bene?

    O magari vogliono solo i nostri beni?

     
  4. francesco spirito

    28 marzo 2012 at 17:03

    splendido articolo, postato su fb.

     
  5. libertyfighter

    28 marzo 2012 at 17:16

    tnx

     
  6. FP

    28 marzo 2012 at 19:11

    I pensiero di Antonio Bruno è molto pericoloso.
    Infatti dalla fine dell’800 le masse sono state indottrinate dal potere politico a pensare all’io collettivo. Si tratta infatti di un’astrazione che ha portato dolore e lutti nell’ulltimo secolo.
    Antonio Bruno ha perso la bussola, come tanti come lui che più o meno colpevolmente credono nel Dio – stato.
    Infatti ragionare in termini di io collettivo, o di stato o di società, significa mettere in secondo piano la realtà dei fatti, cioè la persona, l’individuo, l’unica certezza cioè il “cogito ergo sum”. Addirittura significa mettere la persona al servizio dell’io collettivo, cioè al servizio di un’ideologia falsa perchè basata sull’inesistente. Questa distorsione della verità, questo vero e proprio accanimento contro la persona determina sempre dolore e sofferenza. Il potere di ogni tipo, in particolare quello politico, determina dolore e sofferenza perchè, anche io cito Tolstoj, impone “obblighi ancora più importanti verso un essere immaginario”. Certe volte l’obbligo diventa persecuzione, certe volte la persecuzione diventa supplizio. E’ questa la logica per esempio del fisco italiano.
    La soffeerenza provocata dal potere è una costante dell’ultimo secolo, indipendentemente dal regime. In passato i regimi più efferati hanno ucciso e sterminato, quelli di oggi magari non uccidono col sangue ma impongono una vera e propria schiavitù nel modo di vivere e di pensare, grazie anche all’utilizzo della tecnologia della sorveglianza.
    Monti ha recentemente dichiarato: “cambierò il modo di pensare degli italiani”. Una frase ignobile, che in un paese normale avrebbe portato a una rivolta, una frase degna di un esaltato come lui si sente dall’alto della sua cattedra da si insegnano malsane ideologie economiche e sociali.
    Un indice della nostra sofferenza è il grado di infelicità, per il quale deteniamo il record mondiale. Perchè siamo infelici? Perchè siamo privati del rapporto con Dio e perchè siamo privati del dono più grande che Dio ci ha dato, cioè della libertà. E questo grazie alla moderna religione umanitaria atea e materialista, che ha sostituito Dio con lo stato e con l’io collettivo.
    Sasà, hai fatto bene a citare Tolstoj, uno dei padri dell”anarchiismo cristiano, un anarchismo anche fin troppo radicale e anche un po’ eretico perchè arrivava a negare la proprieà. Ma comunque un anarchico che aveva compreso molte cose vere. Sasà, tuttavia nellla tua citazione, quando Tolstoj si riferisce alle “superstizioni religiose” e dice che “Nella teologia l’essere immaginario è Dio,”, probabilmente non si riferiva a Gesù Cristo, cioè il Dio vero.
    La logica del Dio-stato è una distorsione del Dio-potere che a sua volta è una distorsione del Dio-libertà, cioè del vero Dio. Un Dio che ha un nome – Gesù – , che non chiede obblighi e che anzi è venuto a portare la liberazione. Un Dio che ti ama per quello che sei, un Dio che ha pagato per te, un Dio che ama la tua libertà, un Dio che ti ama anche quando lo odi.
    Un Dio, per inciso, che ci vuole liberi, felici e anche ricchi, purchè ricchi di amore per lui e per il prossimo.
    Comunque grazie Sasà per la citazione.
    Per finire anche io cito alcuni passi di Tolstoj tratti da Vikipedia:
    « Mi considerano anarchico, ma io non sono anarchico, sono cristiano. Il mio anarchismo è solo l’applicazione del cristianesimo ai rapporti fra gli uomini. »
    « Il cristianesimo nel suo vero significato distrugge lo stato. Esso fu compreso così fin dal principio ed è per ciò che il Cristo fu crocifisso. È stato compreso così in ogni tempo dagli uomini non legati dalla necessità di giustificare lo stato cristiano. Solo quando i capi dello stato accettarono il cristianesimo nominale esterno, si cominciarono ad inventare le teorie sottili secondo le quali il cristianesimo si può conciliare con lo stato.
    Ma, per ogni uomo sincero del tempo nostro, non può non essere evidente che il vero cristianesimo — la dottrina della rassegnazione, del perdono, dell’amore — non può conciliarsi con lo stato, col suo dispotismo, con la sua violenza, con la sua giustizia crudele e con le sue guerre. Non solo il vero cristianesimo non permette di riconoscere lo stato, ma ne distrugge i principî stessi.»

     
  7. libertyfighter

    28 marzo 2012 at 23:54

    Pur essendo sostanzialmente ateo, concordo perfettamente con la tua interpretazione del cristianesimo. Tra l’altro, i dieci comandamenti sono esattamente gli ideali libertari per quanto riguarda i punti:

    Non uccidere (proprietà di se stessi)
    Non rubare (proprietà privata inviolabile)
    Non dire falsa testimonianza

    Non commettere adulterio significa il rispetto di un contratto preso.

    Non desiderare la roba d’altri. Che se vogliamo è ancor più forte di “non rubare”, perché specifica che non si deve neppure brigare ed ingegnarsi per provare a sottrarre la proprietà altrui.

    Onora il padre e la madre: coloro che ti hanno messo al mondo, cresciuto e alle spese dei quali sei campato.

    Gli altri 3 sono prettamente religiosi.

     
  8. FP

    29 marzo 2012 at 09:58

    beh, il primo comandamento è “amerai il tuo Dio con tutto te stesso, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima!”
    Da questo comandamento provengono tutti gli altri compreso il secondo, dato direttamente da Gesù, che li riassume tutti, cioè “ama il prossimo tuo come te stesso”.
    Scusa Liberty se insisto sull’amore, ma amore e libertà vanno di pari passo.
    Infatti siamo stati creati liberi perchè Dio ci ama.
    Qualsiasi dottrina o ordinamento che va contro questa logica della libertà è contraria al progetto di Dio sugli uomini e al suo amore.
    Dico di più: chi ama la libertà non può non amare Dio.

    Liberty, permettimi di citare un brano del vangelo (quando Gesù rivela per la prima volta la sua missione, e parla di libertà):
    “Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
    Lo Spirito del Signore è sopra di me;
    per questo mi ha consacrato con l’unzione,
    e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
    per proclamare ai prigionieri la liberazione
    e ai ciechi la vista;
    per rimettere in libertà gli oppressi”

    e ancora:
    “Ora, il Signore è lo Spirito; e dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà.” Corinzi 3:17

    e infine:
    “Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo la legge di libertà.” Giacomo 2:12

    Caro Liberty, l’unica vera legge è la legge della libertà! Anzi, come dice Giacomo saremo giudicati secondo questa legge, chi non seguirà la legge della libertà sarà condannato. Basta questa frase a far riflettere qualche vescovone amico del regime?
    Caro Liberty, la libertà è la chiave per conoscere Gesù Cristo. Prego che presto si manifesti a te nella Sua potenza affinchè ti rafforzi in conoscenza e affinchè ti protegga e ti aiuti nella tua opera di libertà!

     
  9. libertyfighter

    29 marzo 2012 at 10:19

    Eheh, ti ringrazio.
    Ripeto essendo forse troppo razionale, ho difficoltà ad aver fede in un Dio, che è ultraterreno. Ciò detto sono stato educato da madre cattolica ed ho sempre pensato, come te, che fondamentalmente la religione cristiana e/o cattolica fosse una religione di libertà. Purtroppo c’è da dire che l’incarnazione terrena di questa religione (La Chiesa) non sempre ha rispettato questi dettami.
    Gli va riconosciuto che adesso come adesso, la Chiesa ha smesso di bruciare gli eretici e quindi è molto meglio di altre “incarnazioni terrene” di altre religioni.
    Però, purtroppo, di pretacci infami che predicano il socialismo e il cattocomunismo ce n’è ancora troppi.

    Mettiamola così. Io non so se esiste un Dio e se questo è quello cristiano. Ma se così fosse, e se giudicasse come dici dalla “legge della libertà”, sono abbastanza certo di non avere nulla da temere. Direi che ho la coscienza proprio a posto da questo punto di vista.

     

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