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Lega Lusi. Ovvero sui soldi ai partiti.

11 Apr

Il caso Lega e il caso Lusi, sono la replica dello stesso avvenimento, con l’unica differenza che la margherita ha portato avanti la risibile tesi del “sapeva solo Lusi”, mentre alla Lega han colto la palla al balzo per una resa dei conti interna.

In realtà il fatto è la normale conseguenza della possibilità per i “partiti” di abbeverarsi a fondi pubblici.Il problema è come al solito causato dalla legiferazione statale irrispettosa della proprietà privata.

Si è quindi tornati prepotentemente a parlare di finanziamento ai partiti, dopo anni di scientifico silenzio, consci del fatto che di questi tempi, ci sono le condizioni per far saltare tutta la Santabarbara.

La solita leggina arriverà prestissimo. Pare che come al solito la “soluzione” prospettataci sia una nuova, la numero 9857 più o meno, Authority istituita ad hoc. Fortunatamente però la Corte dei Conti ha dichiarato la sua contrarietà e che casomai, sarà lei a farne le funzioni.

Per coloro che ancora si ostinano a credere che la parola “democrazia” abbia un significato, ricordo che in una democrazia, il caso Lusi, il caso Lega, la soluzione authority e la contro soluzione corte dei conti, non dovrebbero esistere, perché questo problema era già stato risolto con un referendum.

Tra l’altro un referendum che aveva protetto i diritti di proprietà e quindi agito nella direzione giusta, cosa non sempre scontata.

Potrete notare tra pochi giorni,come l’ennesima leggina, qualunque essa sarà, introdurrà nuovi bizantinismi e SICURAMENTE non rispetterà il referendum. E molto probabilmente non ridurrà neppure in maniera significativa i “rimborsi” economici.

Volendo esibirsi in un ardito sillogismo, si potrebbe dire che:

PM) la democrazia è il “governo del popolo”.

Pm) un referendum è una “legge del popolo”

S) una forma di governo che non rispetta un referendum non è una democrazia. 

Ma una forma di governo che non rispetta i diritti di proprietà e non è una democrazia, è per esclusione una tirannia. E la storia insegna che da sempre gli uomini hanno riconosciuto come etico e morale il tirannicidio.

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4 commenti

Pubblicato da su 11 aprile 2012 in cronaca, politica, socialismo, tasse

 

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4 risposte a “Lega Lusi. Ovvero sui soldi ai partiti.

  1. FP

    11 aprile 2012 at 09:36

    Caro Liberty come sempre il tuo commento è da incorniciare! Niente da eccepire.

    In questo modo hanno trasformato i partiti in delle aziende dove l’amministratore trae tutti i profitti e gode di diritti anche sul governo della cosa pubblica compresa la nomina dei parlamentari. Si tratta di un potere sconfinato, vista l’entità del settore pubblico in Italia.
    In questo contesto tutt’altro che democratico, la poliitica non è altro che una lotta per a conquista del potere nei partiti, cioè in aziende prive di regolamentazione. Ovviamente l’amministratore-segretario dell’azienda partito fa di tutto per evitare di essere spodestato, costruendosi un sistema di potere diciamo così, “corazzato”. Un esempio sono gli statuti dei partiti. Succede però che gli appetiti sono forti e quando, come nel caso della lega, il leader è stanco e rincoglionito, allora si cerca di farlo fuori e di prendere il suo posto attraverso l’appoggio di altri poteri interessati come la magistratura o i partiti concorrenti. Infatti il caso della lega secondo me è quello meno emblematico, vorrei vedere il marcio degli altri….Per esempio che Lusi abbia fatto tutto da solo mi sembra una bella favola…
    Ovviamente nessuno ha la volontà di riformare il sistema perchè prevale la sete di potere rispetto alla sete di giustizia.
    E la sete di potere è talmente alta che il nuovo patriarca-Abramo-Bossi ha sacrificato il suo figlio sull’altare della divinità pagana in cui crede, cioè il dio potere, spesso evocato nel cerchio magico della convivente. Nessun angelo gli ha fermato la mano, al contrario la folla inferocita gli gridava “uccidilo”, come se ciò bastasse a risolvere il problema.
    L’olocausto della trota non è servito ad assicurare una numerosa discendenza alla stirpe bossiana, ma solo a permettere che lo sterile patriarca-Abramo-Bossi possa continuare ad aggrapparsi al potere fino a che morte non lo separi.

     
  2. FP

    11 aprile 2012 at 19:14

    Carissimo Liberty, arissimi amici;
    devo confessarvi una cosa.
    Da quando mi sono imbattuto nell forum mi sento confortato.
    Ho trovato una piena sintonia con le persone che lo frequentano. In questo momeento difficile per tutti in cui sentiamo ogni giorno sempre più forti i morsi della mancanza di libertà, come se fossero morsi di fame o di sete per noi che siamo affamati di verità, in un momento in cui questo è un momento di silenziosa sofferenza, per meglo dire “tribolazione” per tante persone come me che sono nate in un momento più florido e libero, ebbene devo dire che mi sento davvero confortato dalla Vostra amicizia.
    Un’amicizia virtualle, è vero, ma non per questo un’amicizia meno vera delle altre, perchè si basa su principi veeri e giusti!
    Spero che questo forum si allarghi ancora e coinvolga molta più gente.
    Grazie, ragazzi, continuate a scrivere, è belllo sentirci uniti e forti contro chi opprime la gente.
    Invoco su tutti noi la potenza dello Spirito Santo, Spirito di libertà, Spirito di giustizia, Spirito di verità. Vieni Spirito Santo e rafforzaci nella battaglia! Vieni Spirito di Vittoria! Amen e Amen!

     
  3. Borderline Keroro

    12 aprile 2012 at 13:32

    Carissimi.
    Il Trota è un pirla.
    Perché, pur non essendo indagato, si è dimesso.
    Mi chiedo cosa stia aspettando Fini.
    E Vendola.
    Rutelli è indagato?
    Nell’IDV i comportamenti sono stati sempre limpidi?
    Non ho dubbi che in tutti i partiti ci siano mele marce ed appropriazioni indebite, la Lega in effetti ha approfittato per fare i conti.
    Comunque non abbiate timore: questi non mollano.
    Prepariamo le pire.

     
  4. FP

    15 aprile 2012 at 17:15

    L’oro di Mosca e l’oro di Dongo

    E’ evidente che il sistema partitico italiano sia viziato da un problema di fondo: l’assoluta mancanza di ideali libertari, cioè l’assoluto arraffismo della classe di incapaci autonominatasi
    padrona d’Italia.
    In questo contesto di merdosi, le deficienze del trota assomigliano più a ragazzate che a veri e propri crimini contro la libertà. Infatti sappiamo bene che negli altri partiti le cose vanno anche peggio. Nella vicenda Lusi, dal dimenticatoio appaiono un’altra quindicina di miloni, mentre i DS piangono miseria: 200 milioni non bastano a coprire il proprio bilancio, se cessa il finanziamento pubbllico, poverini, falliranno…

    Però se mi permettete questa crisi politica e partitocratica ha ragioni più profonde e antiche. Crimini veri e propri che hanno condizionato l’andamento della politica in senso statalista nel nostro paese. Crimini molto più gravi delle multarelle pagate al trota. Crimini che hanno portato progressivamente alla statalizzazione del nostro paese. Sì perchè i comunisti italliani, la mala pianta da cui ha tratto la sua linfa (politica per carità) anche il nostro presidente-vate del dio-stato, ebbene, le radici questa mala pianta che ha infestato il paese fino a condizionarlo radicalmente, affondavano nel mare del crimine più osceno: i soldi da parte di una potenza nemica. Per questo tradimento alla nazione il PCI è stato così forte, per questo ha condizionato tante leggi, per questo gli altri partiti hanno dovuto ricorrere (più o meno compiacenti) al sistema alternativo tangentizio. Con la differenza che le tangenti furono punite, i crimini dei comunisti mai. Oggi da questo passato ereditiamo un debito pubblico insopportabile, ideologie economiche putride ma ancora osannate, un sistema della cosa pubblica letteralmente allo sfascio, una politica che si gloria della propria merda passata, che ha avuto il coraggio di eleggere un comunista come presidente anzichè ripudiare questa ideologia e chi l’ha rappresentata, una casta arroccata su posizioni di potere che tenta di autoereditarsi attraverso la figliolanza ancor più degenere ed involuta di chi l’ha generata. Insomma, tutto meno che il senso di libertà.

    Porto alla vostra attenzione un’intervista del 2004 che fu fatta al “pentito” Massimo Caprara, per 20 anni segretario di Palmiro Togliatti, che potete visionare a questo link:

    http://www.essereliberi.it/modello_articolo.php?id_artic=286

    Cito:

    ….
    L’oro di Mosca lei l’ha mai vi­sto?
    «Sia quello di Mosca che quello di Dongo».

    Cominciamo da quello di Mo­sca.
    «Più di me l’ha visto Armando Cossutta. Se mi recavo a Praga, la fra­se di rito era: “Passa dal partito ce­co che ti devono dare qualcosa”».

    Cosa?
    «Pacchetti. Di dollari, naturalmente. Ma gli affari più grossi si facevano con le aziende amiche. Tanto che quando Berlinguer spedì un funzionario a Mosca per informare il Pcus che il Pci inten­deva rinunciare ai fondi neri, i di­rigenti sovietici, dopo averne pre­so atto, lo fermarono sulla porta chiedendogli: “Scusa, compa­gno, e il denaro per l’oleodotto Urss-Italia chi l’ha intascato?”».

    E l’oro di Dongo?
    «Lo amministrava Renato Cigarini, residente a Milano in corso Sempione. Nell’appartamento sottostante al suo abitava Augu­sta Bondanini, vedova di Arnaldo Mussolini, fratello del duce. In se­guito andarono a vivere insieme ad Arma di Taggia. Cigarini, ex le­gionario di Fiume e avvocato matrimonialista alla Sacra Rota, era stato incaricato di nascondere nelle banche elvetiche il tesoro sottratto ai gerarchi fucilati a Dongo: oltre un miliardo di lire, 150mila franchi svizzeri, 16milioni di franchi francesi, 66mila dol­lari, 2mila sterline, 10rnila pesetas. Inoltre mi disse che aveva rici­clato 100 chili d’oro, 40 chili d’ar­genteria, 4mila monete d’oro, anelli con brillanti, persino il Rolex d’oro di Marcello Petacci, fra­tello di Claretta. L’avvocato face­va la spola tra l’Italia e la Svizzera. Ogni mese si presentava alle Bot­teghe Oscure portando i quattri­ni necessari al sostentamento del Pci. Prima vedeva Togliatti al secondo piano, poi saliva al terzo da Egisto Cappellini, amministra­tore del partito. Infine, al quarto, faceva visita a Secchia, cioè a co­lui che aveva affidato l’esecuzio­ne di Mussolini a un professioni­sta, un agente del Komintern, e non, come si volle far credere, a Walter Audisio, che era un insigni­ficante ragioniere della Borsalino».

    E come venne in possesso Cigarini dell’oro di Dongo?
    «Lo ebbe in custodia da Dante Gorreri, segretario della federazio­ne comunista di Como, che era stato mandato in zona per sbriga­re la pratica. Fu Gorreri l’unico a riconoscere il duce travestito sul camion tedesco diretto in Svizze­ra. Gorreri era di Parma e si fida­va di Cigarini, originario della stessa città. Alcuni partigiani avrebbero voluto consegnare l’oro di Dongo allo Stato. Scoppiò una faida tra compagni, con una dozzina di omicidi».
    …..

     

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