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Ferrara e le tasse: un Radio Londra stereotipato e patetico.

04 Mag

La puntata di Radio Londra del 3 maggio scorso , verteva ovviamente sul povero imprenditore, uno tra i tanti vessato e stuprato da Equitalia e Mafia di Stato, che ha reagito imbracciando un fucile a pompa e chiudendosi nell’ufficio di Equitalia, trattenendo con lui pure un ostaggio.

Vicenda che si è conclusa da poco con la resa del povero imprenditore. Giuliano Ferrara ha dunque preso la palla al balzo ed ha dedicato la sua puntata alla sua opinione sul fatto.

Quando però uno non è preparato a discutere di certi argomenti, capita che infila una serie di strafalcioni economici. Che noi che non abbiamo niente da fare (tanto se lavori guadagna lo Stato e tu rimani povero uguale, meglio non fare un cazzo), gli andiamo a contestare.

Ferrara ci dice che nel mondo del web sta nascendo il mito che:

“Le tasse sono una rapina contro gente che non merita questa rapina, che è in credito economico, psicologico e civile nei confronti dello Stato.

Ci dice che “se le tasse sono un furto, costui fa figura da eroe popolare, di eroe della resistenza contro la prepotenza di Stato”.

Devo dire che l’analisi della situazione è perfetta. Il “sentimento comune” è proprio questo. Solo che GUAI se non fosse questo. Ferrara inoltre ammette che nell’ “informazione non ufficiale”, l’appoggio al nostro prode imprenditore è alla luce del sole.

Anche questo è un bene e guai non fosse così. Si tratta in fin dei conti di libertà di opinione. La stessa che concessa a lui, ci permette di sentire le stronzate che ci propina.

Io ad esempio sono uno di quelli che dice che ha fatto bene. Che Equitalia è un bersaglio legittimo, ma che sarebbe ancor più legittimo un palazzo governativo, Montecitorio o Palazzo Madama.

Ciò detto, Ferrara al termine dell’esposizione del suo concetto ci dice:

E’ vero che Grillo dice che lo Stato strangola molto più che la Mafia, è vero che Di Pietro ha detto che il governo è responsabile dei suicidi, è vero un altro paio di cosette, ma ciononostante, “le tasse sono impopolari, ma quando andiamo a curarci, quando prendiamo la pensione, quando camminiamo su una strada asfaltata, sempre di tasse si tratta, altrimenti tutto questo non c’è più

E termina dicendo che un altro popolo al quale non piacciono le tasse, sarebbe quello Greco e udite udite, sarebbe a causa del non pagare le tasse se sono in bancarotta.

Come vedete, dopo una analisi piuttosto attinente alla realtà dei fatti accaduti e del sentimento naturale delle persone, a Ferrara mancano le basi economiche (facendo salva la sua buona fede) per giustificare ciò che dice, e per tale motivo la spiegazione del perché bisognerebbe essere d’accordo con il di lui pensiero risulta stereotipata e fallace.

Tutto il rispetto che ho per Ferrara, unito alla minor gravità delle sue affermazioni, mi permette di esimermi dal prenderlo ad insulti come una Gabanelli qualunque. Però Ferrara deve cominciare  a porsi domande, studiare la prasseologia e analizzare i fatti. Deve farsi una cultura se vuole passare dalla “storia” alla “economia” (cit. Mises). I principi cause effetto, deve conoscerli.

Eviterò quindi di fare del qualunquismo, sul fatto che Monti ci dice di pagare le tasse, dalle quali vengono i suoi 25Keuro al mese solo come senatore a vita, o che Ferrara ci dice di pagare il suo stipendio alla RAI con le tasse. Eviterò e risponderò diversamente:

Iniziamo dal semplice semplice. Anche volendo credere alla storia del pagare le tasse per avere i servizi (curarsi, pensioni, strade asfaltate), faccio notare a Ferrara che, ad esempio IO:

1) Non avrò la pensione. Ma la pago lo stesso. Mi servono 42 anni di contribuzione il che significa che SE arrivo a 69 anni e SE nei prossimi 35 anni lo Stato non cambia unilateralmente le regole, allora comincierò a riavere parte dei miei contributi.  Le probabilità che questo accada sono infinitesime e quindi pago le tasse per non avere la pensione.

2) Non cammino su strade asfaltate. Cammino su collezioni di buche e crateri. Talmente grossi da farmi desiderare di incontrare il responsabile delle strade, per suonargli una picconata sul cranio, modello Trozsky.

3) Curarsi. Qua ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. Per ottenere una mammografia in 6 mesi pago le tasse. Per avere il privilegio di morire in un letto in corsia. Per trovare una ambulanza che in 40 minuti mi soccorre in caso di infarto, pago le tasse.

Ma lasciamo perdere, perché caro Giuliano, il problema non è neanche avere dei servizi decenti per cui l’attuale corresponsione delle imposte sia adeguata. Il problema è come al solito il principio di identità e il principio di causa ed effetto.

Le tasse sono un furto, non è un modo di dire di quattro scalmanati antipolitici. Non è una provocazione. E’ la semplice analisi tramite principio di identità (A è A -per chi avesse fatto studi classici)  e del principio di causa ed effetto.

La tassazione è l’esproprio forzoso di una certa quantità di capitale. In quanto forzato, è un atto di violenza. A è A.  L’esproprio forzato di capitale, quando non si specifica ulteriormente chi lo commette, é conosciuto da diecimila anni e prende attualmente il nome di FURTO (o RAPINA).

A è A, ancora una volta.

Per quali fini sia utilizzato poi il denaro rubato, non è importante a identificare l’atto. Il quale è un furto, o più correttamente una rapina perché eseguito sotto minaccia. L’aggiunta di lodevoli fini, anche ammesso che siano veritieri e non una semplice scusa per altri, molto meno lodevoli fini, non può permettere di disconoscere il principio di identità.

Si potrebbe dire che il fine giustifica i mezzi. Ma così facendo si realizzerebbe che in una società in cui un governo sceglie sia i fini da perseguire che i mezzi con cui perseguirli sia giustificabile tutto. Perché non un eccidio, con il fine di liberare posti di lavoro? Perché non lo sterminio degli anziani per diminuire la spesa pensionistica? Poco vale anche il criterio per cui l’omicidio è un mezzo sbagliato e il furto invece no. Fa differenza uccidere Giovanni per fregargli il raccolto o obbligarlo a cedertelo fino a che non muore di fame? No.

La realtà, molto più banale, è che la proprietà è una estensione della persona e violare la proprietà di qualcuno coincide con il violare la persona. Questo è quello che si vuol cercare di ignorare. 

Un altro sbagliato modo di vedere la cosa, è dire che l’imposizione fiscale non sia un furto in quanto queste sarebbero il corrispettivo di un lavoro svolto e contrattualizzato attraverso il fantomatico contratto sociale. Un contratto per essere valido deve essere sottoscritto da ambo le parti. Da tutte, a meno di deleghe che non ci sono mai state. Un contratto non viene arbitrariamente modificato monolateralmente. Un contratto non viene automaticamente firmato dai discendenti dei firmatari.

Il problema Grillo e Di Pietro esiste. Ma non è l’antipolitica. L’antipolitica è imbattibile perché soddisfa il principio di identità. L’antipolitica, nei campi in cui compare, non è altro che l’affermazione che A é A, e non il suo opposto.

Le tasse sono FURTO perché vale il principio di identità

Lo Stato strozza più della mafia è semplicemente vero. Ed è vero razionalmente. Per il principio di identità più il principio di causa ed effetto.

Il governo è responsabile dei suicidi è vero. Per il principio di identità più il principio di causa ed effetto.

Grillo e Di Pietro non li si batte combattendo l’antipolitica. Li si batte combattendo la politica e fornendo soluzioni migliori di quelle proposte da Grillo e Di Pietro. Proposte che possono venire facilmente smontate adottando il principio di identità, di causa ed effetto e il concetto di proprietà (che è quello scritto in rosso poco su).

Grillo e Di Pietro sono pericolosi per le proposte di governo. Non per l’antipolitica, ma solo perché non la applicano anche alla strutturazione di un paese che rispetti i tre principi succitati. E’ il programma che li rende potenziali Hitler e Stalin, è la mancata comprensione delle cause dell’antipolitica a renderli pericolosi. Perché, se anche fossero animati dalle più sane intenzioni (tutto da dimostrare), non SANNO cosa fare, perché si rifiutano di applicare A TUTTA LA REALTA’ quei tre concetti.

Concludendo, Giuliano Ferrara sbaglia. Non nel condannare l’atto in se. Il sequestro di persona è una violazione dei diritti umani. Sbaglia nel non considerare che l’atto è conseguenza di violazioni ai diritti umani subite. Violazioni molto più estese nel tempo e forse più gravi di quelle del sequestro, dove peraltro non è morto nessuno. Sbaglia nel giustificare il mezzo attraverso il fine.

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2 commenti

Pubblicato da su 4 maggio 2012 in economia austriaca, programmi tv, tasse

 

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2 risposte a “Ferrara e le tasse: un Radio Londra stereotipato e patetico.

  1. daouda

    8 maggio 2012 at 17:43

    Uccidere è giusto. Ma bisogna uccidere i soggetti giusti…

     

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