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Capire l’economia per capire la realtà: l’Etica

10 Mag

Articoli precedenti :   Capire l’economia per capire la realtà : il Valore

Capire l’economia per capire la realtà : il Capitale

Dopo avervi illustrato nei precedenti articoli il significato di uno scambio volontario e il vero ed unico significato di Capitale, abbiamo finalmente le basi per affrontare un argomento molto più generale. Possiamo cercare di definire cosa sia male e cosa sia bene. Possiamo studiare l’Etica.

Quando si parla di etica, di concetti astratti come Bene e Male, se ne sentono di tutti i colori. Si passa da atteggiamenti oltranzisti religiosi, del tipo è Bene ciò che la Chiesa (quale essa sia) dice che è Bene , al relativismo assoluto in cui nulla è bene  e nulla e male, dipende solo da che punto lo si guarda. Nessuno di queste posizioni è ovviamente corretta, perché di errori, le varie Chiese ne hanno fatti tanti e non è certo obbedendo ciecamente a qualunque cosa dicano che si può essere certi di essere nel Bene. E’ altresì vero che il relativismo assoluto può essere concepibile in un mondo non organizzato in società, in un mondo di cannibali. Non ho bisogno di nessuno e chi incontro lo squarto e me lo mangio. O quantomeno lo depredo.

In una società almeno un pò organizzata, un atteggiamento simile non porta a nulla. Da quando gli Stati hanno abbandonato la panzana dell’emanazione divina e adottato quella dell’incarnazione della “spirito collettivo”, scientemente si è cercato di inculcare nelle persone che il Bene fosse quello che la maggioranza decide che sia. Si è passati dall’atteggiamento cannibalesco individualista, all’atteggiamento cannibalesco di branco.

Fortunatamente, anche se moltissimi lettori non avranno il coraggio di guardare fino in fondo al significato della cosa, sono ormai pochi quelli che credono che tutto ciò che decide il Governo sia BENE, mentre per qualche motivo ancora imperscrutabile, sono molti meno a credere che non per forza ciò che vieta il Governo sia MALE.

Ma allora è possibile definire un BENE assoluto e un MALE assoluto?

Io credo fermamente di si.

Faccio una premessa importante. Mentre su Valore e Capitale vi ho illustrato cose lette, studiate e rilette in diversi trattati, i ragionamenti che seguiranno sono puri sillogismi fatti da me, e che quindi non è detto trovino riscontro in letteratura. Neppure Austriaca. Poi magari è solo mia ignoranza.

Quando definiamo Bene e Male, ovviamente bisogna definire cosa intendiamo.

In una società, il BENE della stessa, può essere definito come la felicità dei suoi individui?

Direi che non c’è altro modo. Gli stessi paradisi mistici, dove regna il BENE, sono paradisi in cui tutti sono felici per i più svariati motivi, che vanno dalla contemplazione alle sette vergini e i fiumi di latte.

Il MALE invece è sempre associato a sofferenza, morte, distruzione, spesso simboleggiata dal fuoco, simbolo eterno di distruzione.

Ma la stessa definizione è insita nel comune parlare. Quando dici “sto male” indichi una sofferenza, psichica o fisica che sia, quando dici “sto bene” indichi la felicità, che è una situazione psichica, ma caratterizzata anche dall’assenza di sofferenza.

Ma se la felicità è un fine, il fine stesso del BENE, noi sappiamo che l’uomo raggiunge la felicità attraverso la soddisfazione dei suoi bisogni soggettivi.

Sappiamo che per raggiungere i fini, l’uomo ha bisogno di mezzi. E i mezzi sono identificati dal concetto di valore, come abbiamo spiegato nel primo capitolo di questo mini-trattato. Un oggetto ha più valore per una persona, quanto più questo gli permette di avvicinarsi all’obbiettivo che si è preposto.

Da questo discende che perseguire il BENE per la società umana, consiste nel massimizzare la possibilità per ciascuna persona di accrescere i propri mezzi. Più mezzi ciascuna persona possiede per soddisfare i propri fini, più si sta perseguendo il bene. Meno mezzi ciascuna persona possiede, più si sta perseguendo il male.

Come abbiamo imparato però esistono due tipi di interazioni tra esseri umani. Gli scambi volontari, e gli scambi  coatti. Abbiamo imparato che gli scambi volontari producono un beneficio soggettivo per entrambi i partecipanti, mentre gli scambi coatti sono un gioco a somma zero o addirittura negativa. Ne discende che la società che persegue il BENE è quella che massimizza gli scambi volontari agli scambi coattivi. Ne discende che perseguire il bene per la società umana coincide con il CREARE CAPITALE tramite scambi volontari, mentre il male coincide col DISTRUGGERE CAPITALE tramite scambi coattivi.

Questo da un punto di vista generale. Perché gli scambi coattivi diminuiscono il valore soggettivo totale dei mezzi a disposizione dalle persone, rendendole infelici ostacolando la loro ricerca della felicità. Il loro BENE. Di chi? Di qualcuno sicuramente. Tramite uno scambio coattivo si può essere certi di fare un gioco a somma negativa. Prima dello scambio, il capitale totale in gioco era maggiore. Dopo lo scambio minore. Chi ci ha guadagnato,  ha guadagnato MENO di quanto  perso da quello che ci ha perso.

In maniera macroscopica, possiamo definire che il BENE della società umana è quantificato dal capitale totale posseduto dalla società. Nel capitale totale è ovviamente compreso come ben sappiamo il capitale uomo. La vita è il Primo Capitale.

E’ quindi una azione volta al bene quella di impedire gli scambi coattivi, qualunque essi siano perché sono nocivi alla società, mentre è una azione volta al male compiere scambi coattivi, qualunque essi siano.

Se tutto questo è vero, ed io trovo che sia logicamente consistente, possiamo andare a definire in maniera sicura le seguenti affermazioni:

1) L’omicidio è ovviamente MALE (che esista una legge in proposito o meno), perché distrugge un capitale umano.

2) Furti rapine e tasse sono analogamente un MALE, perché scambi coattivi.

3) Mettere al mondo dei bambini è BENE, perché aumentano il capitale totale, quindi il controllo delle nascite è viceversa un MALE, perché impedisce di aumentare il capitale totale.

4) Consumare capitale per il proprio sostentamento è BENE, perché si tratta di spese di mantenimento del capitale umano. E’ però MALE consumare capitale ottenuto tramite scambi coattivi. In pratica è BENE consumare MENO di quanto si ottiene con scambi volontari,mentre è MALE riuscire a fare il contrario.

5) L’immigrazione è BENE perché aumenta il capitale totale. Una città di tremila abitanti è più povera della stessa con quindicimila. A patto di vivere in una società di scambi volontari infatti, il capitale totale aumenta con il numero delle persone. E’ solo in un mondo prevalentemente a scambi coatti che le persone sono viste come un problema perché possono produrre meno capitale di quello che consumano.

6) La pensione pubblica è un MALE, perché alla sua base c’è uno scambio COATTIVO, mentre la pensione privata volontaria è un BENE, perché alla sua base c’è uno scambio volontario.

7) La guerra è ovviamente un MALE, perché scambio coattivo per definizione e ultimamente distruzione deliberata di capitale.

8) La morte naturale, per quanto naturale è comunque un  MALE, così come le MALattie in genere, perché come minimo distruggono il capitale tempo che potrebbe essere meglio utilizzato.

9) Riposarsi, rilassarsi, oziare con i propri soldi è BENE, perché comunque alla base c’è uno scambio volontario . In questo caso l’aumento del capitale di colui che paga per oziare è maggiore della perdita di capitale necessaria a pagarsi l’ozio.

10) Riposarsi, rilassarsi, oziare, ma anche lavorare, intraprendere qualunque attività finanziandosi con scambi coatti è MALE.

11) Impedire uno scambio coattivo è un BENE, quindi sventare una rapina, evadere una tassa, impedire un omicidio sono sempre un BENE.

12) Evadere una tassa sarebbe un MALE se e solo se la tassa fosse volontaria, ma in questo caso si cadrebbe nel punto 13

13) Non rispettare un contratto liberamente sottoscritto è MALE, perché si sostituisce ad uno scambio volontario concordato uno scambio coattivo e quindi si distrugge capitale altrui.

14) Vendere ombrelli per strada è un BENE, almeno fino a che non si decide CHI E’ il proprietario della strada.

15) La strada pubblica è un MALE perché costruita (o peggio espropriata) , manutenuta e gestita tramite scambi coattivi. Ragion per cui brucia più capitale di quanto ne produce. Non serve neanche una analisi di bilancio per certificarlo. La sua natura MALEFICA è certificata dallo scambio coattivo che ne è alla base.

16) Tutte le regolamentazioni al mondo che impediscono scambi volontari sono MALE, perché ostacolano le persone nel loro processo di creazione di capitale.

17) Le politiche redistributive sono un MALE perché basate su scambi coattivi a distruzione di capitale.

18) La stampa di moneta e la sua immissione sul mercato è MALE perché provoca una redistribuzione della ricchezza come da punto 17.

19) Credere in un Dio ultraterreno è BENE, imporre a qualcuno di credere è MALE.

20) Convincere qualcuno a utilizzare il suo capitale per fare qualcosa che si ritiene buono è BENE, obbligare qualcuno ad utilizzare il proprio capitale per fare qualcosa che si ritiene buono è MALE.

21) Una società in recessione è una società dove il MALE prevale sul BENE. Una società a crescita negativa pure.

Qui mi fermo, ma potremmo andare avanti in eterno.

In sostanza, le basi economiche ci permettono con certezza di individuare il MALE e il BENE nel mondo, attraverso l’unità di misura CAPITALE, in senso austriaco. Perché il capitale ci fornisce una misura dei mezzi che gli uomini hanno per perseguire la propria felicità. Il capitale non è blasfemo, non è il sintomo di depravazione materialista, non è composto solo di materia. Anzi, la maggior parte di esso è idee e sapienza, pensate un pò quanto sono lontani i marxisti. Il capitale, in senso austriaco, o meglio la sua derivata prima, è l’indice di quanto una società stia andando verso il BENE.

Si badi bene che ho specificato in senso austriaco, quindi in base a quanto detto nei due precedenti post. Non vi venisse in pente che il capitale austriaco e la somma degli storici dei PIL di una nazione siano la stessa cosa. In ogni caso, non è neppure necessario saper valutare correttamente il valore del capitale in gioco per trovare una strada tra il bene ed il male, perché grazie a quanto appreso, sappiamo che l’unico modo di aumentarlo, è attraverso scambi volontari tra tutte le parti in gioco.

Rispondo ad una prevedibile obiezione di stampo new age anti materialista.

Una ipotetica tribù sperduta su un’isola, che avesse tutti i propri desideri sempre soddisfatti, non sarebbe più felice di una civiltà ultra-progredita con mezzi infinitamente superiori a disposizione?

Sicuramente. Ammesso che esistano società del genere che non desiderino vivere di più, o in eterno, sconfiggere le malattie, mangiare meglio di quanto fanno etc, ammesso in pratica che non abbiano desideri insoddisfatti (non siano umani) sarebbero più felici e quindi sarebbe una civiltà più buona della seconda.

Questo però appunto perché abbiamo ipotizzato una assenza di desiderio di migliorare la propria condizione di vita che non è umano.La situazione è un assurdo, ma in ogni caso sarebbe in accordo con la definizione di capitale austriaco.

Infatti per la popolazione locale non esisterebbero obbiettivi da raggiungere. Niente scala di valori, nessun bisogno di mezzi, il che equivale ad avere tutti i mezzi che servono. Una situazione che in matematica riassumeremmo dicendo che il capitale è +infinito

Il che  è perfettamente logico. Se ipotizziamo infatti un ipotetico scambio volontario tra le due civiltà è ovvio che gli insoddisfatti abitanti della civiltà progredita sarebbero disposti a pagare QUALSIASI CIFRA non per possedere gli stessi MEZZI degli abitanti del luogo, ma per la possibilità di raggiungere TUTTI I FINI. Chiunque scambierebbe tutto il proprio capitale (eccetto la vita) per il paradiso terrestre. Appare chiaro d’altronde che qualsiasi cifra non sarebbe sufficiente per convincere un indio a diventare insoddisfatto.

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10 commenti

Pubblicato da su 10 maggio 2012 in articoli economici, economia austriaca

 

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10 risposte a “Capire l’economia per capire la realtà: l’Etica

  1. FP

    11 maggio 2012 at 18:31

    Onore ai manifestanti di Napoli e a tutti quelli che sono contro Disequitalia!

     
  2. daouda

    13 maggio 2012 at 12:37

    C’è un errore nella tua metodica ed è dimenticare che per come usi il termine Capitale, il resto di tutte le soddisfazioni umane non è preso in considerazione ma lo riduci un po’ a quel che credi tu e quindi fai del collettivismo concettuale.

    Avrò modo di approfondire, non preoccuparti, non voglio certo calunniare eheh.

    Un salutone!

     
  3. libertyfighter

    14 maggio 2012 at 08:33

    Al contrario Dauda. Il Capitale, nel senso austriaco del termine, cristallizza al suo interno tutto ciò che ha valore per un uomo. Valori che sono materiali e immateriali, anzi spesso spiccatamente immateriali. Il capitale deriva dallo scambio volontario, il quale è effettuato tra due mezzi, non per forza entrambi materiali, e serve a sua volta ad ottenere dei fini che non sono per forza materiali.
    La cultura è capitale ad esempio. Il cui valore è misurato soggettivamente dalla spesa (in capitale austriaco) che ognuno è stato disposto a pagare per acquisirla.

     
  4. daouda

    18 maggio 2012 at 20:55

    Il capitale nel senso austriaco del termine può anche essere il Sommo Bene platonico.

    Il problema è che ogni frase che hai scritto ha senso solo in termini economici, poiché non basta scrivere che si vuol evitare la coattività tou court intendendola in modo astratto, se poi d’altronde il resto della frase è comunque impostato secondo una visione specifica.

    Difatti volendo si può trovare una contraddizione o dei casi escludenti per quasi tutti i punti che hai riportato.

    Ma si torna sul problema dello Status ( non dello stato ) ossia della Natura dell’individuo e la questione dell’Autorità.

    Basta questa tua frase per far capire il problema:

    “Tutte le regolamentazioni al mondo che impediscono scambi volontari sono MALE”

    il che và chiaramente contro quello che dice Hoppe ad esempio, il cui pregio è non solo la teorizzazione del separatismo totale ( affine per molti versi alla tattica agorista ) ma anche il riconoscere che i valori non sono solo soggettivi ma anche universali ( come nel campo delle idee si ha l’intelletto agente e l’intelletto universale ), come và sempre contro l’homo in sé.

    Il mercato ed il Capitale sono a-morali, ma non significa che la moralità cessi di essere ( moralità come regola d’azione ) e quindi avere dei codici propri in ogni ambito è proprio la negazione del liberalismo.
    Non cessano di essere inoltre le res communes o le res nullius in relazione alle res singularis ( come vedi ho evitato appunto le fittizie res publicae )

    Tutto ciò rimanendo materialisti, perché se ci mettessimo a discutere delle cause sottili-psichiche non ne usciremmo più.

     
  5. libertyfighter

    18 maggio 2012 at 21:34

    Basta questa tua frase per far capire il problema:

    “Tutte le regolamentazioni al mondo che impediscono scambi volontari sono MALE”

    il che và chiaramente contro quello che dice Hoppe ad esempio, il cui pregio è non solo la teorizzazione del separatismo totale ( affine per molti versi alla tattica agorista ) ma anche il riconoscere che i valori non sono solo soggettivi ma anche universali ( come nel campo delle idee si ha l’intelletto agente e l’intelletto universale ), come và sempre contro l’homo in sé.

    Il mercato ed il Capitale sono a-morali, ma non significa che la moralità cessi di essere ( moralità come regola d’azione ) e quindi avere dei codici propri in ogni ambito è proprio la negazione del liberalismo.

    Invece io non ho capito il problema. Nel senso che se non mi citi cosa dice Hoppe in proposito non so che risponderti.
    Se il BENE è la felicità umana, resta assodato che si persegue il bene quanto più gli uomini hanno i mezzi per raggiungere la felicità. Siccome per raggiungere la FELICITA’ l’uomo deve AGIRE, ha solo due modi di farlo:

    1) Tramite scambio coatto
    2) Tramite scambio volontario.

    Lo scambio coatto diminuisce la felicità di qualcuno e aumenta quella di qualcun altro. Lo scambio volontario aumenta la felicità di entrambi i partecipanti.
    E tutto questo sempre restando nel generale e non limitandosi al materialismo.Esempio: andare volontariamente in Chiesa e seguire la messa, fa bene ad entrambi i soggetti. Chi scambia il suo tempo per seguire la messa, e chi per celebrarla.
    Andare coattamente in Chiesa per fare numero invece no. Mentre soddisfa egualmente (in prima istanza, poi in realtà non dovrebbe soddisfare neppure il parroco) chi ha la chiesa piena di gente, rende infelici coloro che sono costretti a seguirla coattamente.

    Il discorso dello scambio volontario vale per qualunque “bene scarso”. Materiale o immateriale che sia.
    A questo punto si potrebbe ipotizzare che i vantaggi ottenuti PER ALCUNI nello scambio coatto, siano maggiori dei danni provocati a coloro a cui lo scambio è imposto.
    Solo in questo caso si potrebbe ipotizzare di fare il bene dell’umanità tramite uno scambio coatto.
    Ma l’ipotesi non è vera, perché a causa ad esempio, della mancanza di informazione dispersa dovuta allo scambio forzato, sappiamo che il valore soggettivo totale dopo lo scambio coatto è inferiore al valore totale aventesi prima dello scambio. Senza contare il costo della coercizione, che pure va calcolato.
    Una volta che è stabilito che in caso di scambio coatto:

    V(A)prima +V(B)prima > V(A)dopo + V(B)dopo

    Mentre in caso di scambio volontario

    V(A)prima < V(A)dopo
    V(B)prima < V(B)dopo

    Si ottiene che, considerando tutti gli scambi al mondo, un mondo con una prevalenza di scambi coatti PERDE valore, devia verso la morte e la distruzione, viceversa un mondo a prevalenza di scambi volontari AUMENTA il proprio valore (cioé la possibilità per ognuno di rincorrere la propria felicità). Il mondo che aumenta in maniera maggiore il proprio valore totale (il capitale in senso austriaco), è quello a soli scambi volontari.

     
  6. daouda

    20 maggio 2012 at 17:21

    Hoppe fà semplicemente presente che contestare il vizio è necessario, indipendentemente dal fatto che una società come la nostra lo favorisce mentre una società “giusta” lo sfavorirebbe, proprio alla luce della privatizzazione totale.

    Credere che , ad esempio, imporre la verità possa essere coatto è del tutto sbagliato.

    Se un gruppo di comunisti vuole sovvertire una società libera, è chiaramente sovversivo e criminale nel suo intento.Ci siamo.
    Se un gruppo di pedofili , froci e quant’altro vuole propagandare tali amenità al popolo, è ad un piano inferiore ugualmente sovversivo.
    Questo Hoppe fà implicitamente capire, poiché sarebbe bello essere come W.Block , ma in vita una posizione deve essere presa.

    Il problema dell’andare in Chiesa o no, posto come lo poni, è chiaramente a tuo favore. Ma provo con un altro esempio, di materia differente, per farti capire che quel che è coattivamente imposto non deve necessariamente essere MALE come lo può essere la guerra contro i sovvertitori od una guerra di difesa.
    Ugualmente l’uccisione di un essere umano , in tutt’altri termini , è doverosa secondo la legge del taglione che Rothbard appoggia ( ed anzi esagera, un occhio = 2 occhi… ma tale suo ragionamento fu contraddittorio a mio avviso ). L’immigrazione non è un bene perché nessuno la chiede formalmente.
    Ugalmente il punto 19 è insensato perché tecnicamente Dio, l’Uno o L’Essere, è un’ovvietà ( e ciò comporterebbe riflessioni di diversa natura sul semplice fatto che uno non vada o non compia detrminati atti obbligati dalla propria Religione ).

    Il problema degli scambi coatti è già di per sé illogico. Qualcosa di coatto non è scambio e semplicemente non ci si può far niente se la maggior parte degli homini sono di natura inferiore.

    Con la merda non si può fare alchimia e crdere di cambiarla. Và spazzata via ed eliminata.

    E’ per questo che non mi sembra valevole il tuo discorso.La Libertà non è valorizzabile.
    Preferirei tornare all’età della pietra ed essere libero, che usufruire dei gingilli attuali ed essere schiavo.

     
  7. libertyfighter

    21 maggio 2012 at 10:47

    Beh, ma io non ho mai negato questo. Il gruppo di comunisti che vuole sovvertire una società libera è criminale nel momento in cui compie atti che negano la libertà altrui, nel momento in cui impone “scambi coatti”. Perciò il gruppo di comunisti sta facendo del MALE alla società, ed opporsi al MALE è fare del BENE. Impedire con la forza gli “scambi coatti” fa parte del bene per costruzione. Uno scambio volontario dicevamo, è un bene. Uno scambio coatto un male. Ma quando qualcuno impone scambi coatti è chiaro che si sta dalla parte del bene cercando di impedirli. E per impedirli è normale, giusto e ammissibile l’uso della forza. Quindi il branco di comunisti (così come i froci etc.), finché si limitano ad esprimere le proprie idee non compiono alcun male verso gli altri (sebbene le proprie idee possano essere di fondo malvagie). Nel momento in cui cercano di imporle invece (o compiono atti coercitivi per imporle), stanno generando MALE.

     
    • daouda

      21 maggio 2012 at 11:26

      Ottimo.

      Proprio perché le res communes sono , in generale, di tutti ( mentre le res nullius sono , in generale , di nessuno ), in aperto pubblico è bene non solo per educazione o per “contratto” ( ed è qui che volevo arrivare, perché allora tutti i fautori del privatismo totale si leggano Spooner e la sua critica al contrattualismo , essendo che li riguarda ) , evitare comportamenti fastidiosi, viziosi per il semplice fatto che le res communes non sono le res nullius.

      Insomma non voglio certo ridurre l’individuo al colletivo, cosa contraddittoria perché il collettivo è fatto da individui, ma comprendere che ci sono cose a cui l’individuo deve sottomettersi inderogabilmente , diciamo così, per principio.
      Pretendere di avere libertà assoluta, come avere diritti, è menzogna e follia.

      Di conseguenza , ribadisco, un conto è emanciparsi dallo stato inteso come coattività, un conto è ritenere l’eguaglianza un imperativo.E’ per questo che i liberali sono i primi tra i comunisti, per me. Ogni homo non è libero di fare ciò che crede né di pensare ciò che vuole, né di dire ciò che vuole MAI.
      E ovvio che tutto è lecito, poiché fattibile, ogni cosa è fattibile, ma non tutto è legittimo. Non perché non si ricorre dal giudice e non si sanziona, l’offeso deve subire un’onta.
      Ogni atto è e deve essere responsabile ( ergo ogni reazione deve essere proporzionata se giustificata ).

      Al sovversivo io gli sequestro tutto, al vizioso gli impongo di fare i suoi vizi nei suoi club o nella sua casa, non in strada, e lo boicotto talmente tanto da impedirgli la possibilità di potersi ergere a chissà quale status sociale e di certo non gli permetto pubblicità, lo rendo un club elitario al contrario.Una società che non si comportasse così diverrebbe debole, meticcia, lurida, maleducata, ignobile, vile.

      LO SAI CHE SONO D’ACCORDO CON TE, IN PROFONDO. Ma a me sembra che dietro troppi anarcocapitalisti ci siano solo oggettivisti, liberali miniarchici ed individualisti stirneriani.
      Questo mi fà alquanto schifo.

      Quando hai individui che ragionano sui principi, crei collettività sui principi. La dicotomia collettivismo ed individualismo è del tutto artificiosa, finta, inesistente.

       
  8. libertyfighter

    21 maggio 2012 at 14:58

    Tale dicotomia è artificiosa, sono d’accordo, perché in sostanza il collettivo non esiste. E’ una visione macroeconomica (inutile e perniciosa) di una società di individui.
    L’azione responsabile è alla base di ogni idea liberale. Ognuno DEVE essere responsabile delle proprie azioni. E deve esserne l’UNICO responsabile. Se da qualche parte hai letto di liberali che non capiscono il concetto di responsabilità, è perché non sono liberali. Si spacciano per tali. Responsabilità significa quindi che sono ammesse le azioni che non costringano nessuno a fare ciò che si desidera facciano. A tal proposito, pur essendo veramente poco “gay friendly”, e pur avendo in opinione che il loro comportamento sia “vizioso”, non mi sognerei mai di impedir loro di incularsi reciprocamente. E’ una loro scelta responsabile che non mi riguarda.
    E infatti nel tuo discorso, quando parli di “vizi”, specifichi che sono da reprimere quando vengono effettuati nelle “res communes”.
    Il discorso che fai riguardo alle “res communes”, però ha un bias di fondo (che non significa sia sbagliato eh): parte da una generica definizione di beni in comune. Il problema dei beni in comune è che tali beni possono essere tali se e solo se sono soggetti ad un reciproco accordo tra i “proprietari in comune”. Esempio semplice. Se io e te compriamo una casa in comune, decidiamo le regole con le quali entrambi possiamo interagire con la casa. Se sottoscriviamo un patto dove è scritto: “niente orge gay al suo interno”, poi siamo vincolati a rispettare questo patto liberamente sottoscritto (azione responsabile). Ma questo patto lo abbiamo firmato in due e nessuno di noi due ha il diritto di cambiarlo in barba alle decisioni dell’altro.
    Viceversa il caso della “strada” deriva da una non definizione della proprietà la quale appunto, trasforma la “res communes” in “res nullius”. Il proprietario di una strada non è chi la usa, non è chi la paga e non è neppure la totalità dei contribuenti. E’ qualcun altro, il quale quindi si arroga il diritto , che non gli compete, di decidere cosa ci si può far sopra, e cosa no. Ha il diritto di cambiare queste regole unilateralmente, e per di più non è responsabile di ciò che vi accade. Se l’assessore all’urbanistica decide che so, di non riparare una strada, e a causa di ciò si verificano un certo numero di incidenti, egli non è responsabile dei danni provocati. Al massimo risultano essere responsabili i contribuenti (!!!), ai quali viene imposto un ulteriore esborso per riparare la stessa o per pagare i danni degli incidentati.

     
  9. daouda

    22 maggio 2012 at 01:53

    Torniamo un attimo a monte. Il Capitale ( o qualunque cosa si volesse intendere, perché non stiamo più facendo economia ma Filosofia vera, cosa d’altronde possibile dalla semplice trasposizione delle leggi economiche, quando la si capisce l’economia e si fà vera scienza , al campo dei principi aprioristici ergo universali ) è l’integrazione di tutto il bene possibile a chiunque.

    E’ questo il dilemma, poiché i nostri beni si scontrano inevitabilmente. Questo è un problema perché la coattività non si può valutare solo capitalisticamente, ma la si deve valutare in sé, ossia, ogni àmbito ha la sua scienza.
    Il Capitale come lo intendiamo le coinvolge tutte.Ma bisogna non ridursi al troppo economicismo.

    Ora io riguardo le strade non mi esprimo essendo concetto banale su cui si possono soffermare coloro che non comprendono la a-statualità.
    Quando parlo di res communes mi riferisco agli spazi aperti. Tecnicamente il principio di appropriazione di Locke non si fonda affatto sull’appropriazione di un bene privo di proprietari, ma su un bene comune a tutti, cui il possessore ha tutto il diritto di agire, rispettando la giustizia che deve agli altri.
    I beni inapproriabili, i beni nulli, rimangono nulli nella loro possessione ( ad esempio nel diritto romano i beni sacri non possono essere di nessuno quantunque siano dei sacerdoti ).

    Qui si gioca un discorso FONDAMENTALE.
    Comprendere questa carta potrebbe debellare la piaga socialistoide ponendo molte delle anche nobili aspirazioni dei sinistri in modo razionale e logico , rispettandoci tutti, come darebbe finalmente un colpo severo alle corporazioni ed ai liberali da strapazzo, che in un anarcocapitalismo camuffato, utilitarista ed oggettivista, permetterebbe sempre ai già deviatamente ricchi di perpetuare i loro legacci.

    Il succo è che questa è una società dove non c’è più onore né rispetto.

    Hoppe nel suo articolo ( tradotto su Freedonia ) “per una privatizzazione totale” capisce proprio quel che intendo io.

    Ed io affermo d’altronde che il mercato, senza moralità, non và da nessuna parte, o meglio, non solo creerà debolezza e mollume, ma visto che tali cose sono prodromiche ai crimini, si avrà con maggiore facilità la possibilità dello statualismo.

    Purtroppo i liberali e gli anarcocapitalisti pensano sempre alla libertà, parola priva di senso tra l’altro, e godono nell’esigere anche loro di tutto e di più perché se lo sono guadagnato, perché non fanno del male a nessno, non comprendendo che tali discorsi hanno senso solo in una realtà statualizzata.
    Progressisti irresponsabili sono lupi travestiti da agnelli.

     

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