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De Moneta – Repost

05 Giu

NOTA: Vista la scarsa disponibilità di tempo, ripropongo un post del mio vecchio blog, estratto grazie al software che mi sono scritto da solo, perché a quanto pare su WordPress non sono capaci di importare automaticamente il mio blog. 

A tal proposito, se avessero bisogno di ingegneri del software, sono a loro disposizione.

Da dove nasce la moneta?

 

La moneta deriva direttamente dal baratto.

Il baratto è la forma primitiva di scambio, nella quale ognuno è disposto a scambiare un bene di sua proprietà con un bene di proprietà dell’altro. Oggetto del baratto sono due beni. Ancora oggi si usa il baratto. Quando aiutiamo un amico a ridipingere casa, e lui ci offre una cena, stiamo barattando la nostra forza lavoro, il nostro tempo, con la cena. Chiaro che entrano in gioco anche altri fattori, come l’amicizia, ma non sono importanti ai fini del nostro discorso.

Anche in questo caso, gli oggetti del baratto sono due beni.

I limiti del baratto, in una società specializzata sono evidenti. Un allevatore di pecore non potrebbe barattare alcunché con un agricoltore, se l’agricoltore ha già sufficienti pecore, o non è interessato ad averne. Per effettuare allora il baratto tra pecore e mele, l’allevatore era dunque costretto a conoscere cosa interessava all’allevatore, mettiamo pesce, scambiare le pecore con un pescatore che ne voleva qualcuna, riportare il pesce all’agricoltore e farsi dare in cambio le mele.

Un secondo problema è dovuto alla divisibilità dei beni di scambio. Supponiamo che per una pecora, il pescatore fosse disposto a scambiare 10 kg di pesce, l’allevatore era costretto a prenderli tutti, perché non era conveniente scambiarne 1 Kg con 1/10 di pecora. 9/10 di pecora non hanno la stessa utilità di una pecora viva.

Un terzo problema è dovuto alla deperibilità dei beni in questione. Il pescatore non poteva stipare all’indefinito il pesce che pescava, perché questo chiaramente marciva e perdeva il suo valore.

Era quindi costretto a trovare subito degli acquirenti (barattanti) per tutto il suo pesce raccolto, pena la perdita del prodotto.

Venivano dunque privilegiati nei baratti, quei beni che avessero le seguenti proprietà: divisibilità e inalterabilità. In questo ambito, i metalli la facevano da padrona, soprattutto i metalli più nobili, che avevano spiccata la proprietà di inalterabilità. Tra questi ve ne erano alcuni che venivano usati per adornare il corpo ed erano quindi già presenti sul mercato. Ecco il motivo dell’uso di Oro ed Argento piuttosto che beni più rari quali il platino.

La moneta nasce da qui. Essendo l’oro generalmente apprezzato, il metro di scambio nel baratto è divenuto l’oro (e l’argento). Il fatto che nessuno spontaneamente lo rifiutasse, ha fatto sì che diventasse immancabilmente uno dei due beni in baratto. Allo scopo di contare facilmente l’ammontare dello stesso, è stato suddiviso in quantità ben definite dello stesso, che vennero chiamate monete, e che valevano tanto oro quanto pesavano. Semplicemente perché erano un pezzo di oro grezzo.

Una domanda che sorge solitamente spontanea è: se a qualcuno l’oro non interessava?

Il fatto che l’oro sia accettato da tutti è una consuetudine. Chiunque era padronissimo di non scambiare le proprie merci per oro e farsi dare pecore e pesce invece, lo si faceva per le comodità sopra esposte, e contando sul fatto che la gente avrebbe comunque continuato ad adornarsi con lo stesso. Cosa che infatti è avvenuta.

Anche adesso chiunque dovrebbe essere padrone di non farsi pagare in moneta, ma ricevere pecore o pesce in cambio. Solo che qualche predone affamato dei nostri beni, si incazzerebbe e chiamerebbe questo semplice scambio evasione fiscale.

 

Comunque, man mano che la moneta veniva usata, si notava che questi pezzi di oro andavano sempre più riducendosi di peso, perché le persone ne grattavano parte prima di riutilizzarli. Da qui venne la necessità di coniare le stesse, inserendovi un cerchio che ne delimitasse il volume in base al peso ed una effigie dell’azienda di conio, che fungeva come garanzia che il peso della moneta, se il cerchio non era intaccato, corrispondesse alla sua quantità d’oro.

Altro motivo economico per coniare non ce n’era.

Le agenzie di conio, trattenevano una parte dell’oro portato al conio per pagare se stesse per il lavoro svolto, ed il resto lo restituivano al proprietario dell’oro.

Le agenzie ovviamente, non erano tutte corrette, ed alcune potevano, almeno in linea teorica, sostituire parte dell’oro con metalli meno preziosi e ricavarne un guadagno extra.

Il processo però era pericoloso, perché non appena qualcuno si fosse preso la briga di pesare la moneta, avrebbe scoperto l’inghippo e la reputazione della suddetta agenzia di conio, irrimediabilmente rovinata, senza voler parlare delle procedure di giustizia che venivano intraprese.

 

Chiaramente però, ad approfittare della paura delle persone di un comportamento disonesto delle agenzie di conio, arriva come al solito lo Stato, nella persona di sovrani, dittatori principi o quant’altro.

Fateci caso, ogniqualvolta la gente ha paura di qualcosa, arriva sempre lo Stato, che ne approfitta per limitare un po’ di più la libertà dei sudditi con la scusa della protezione contro questo qualcosa.

E’ una costante storica.

 

Lo stato dunque, con la trita e ritrita affermazione vi proteggo io dai capitalisti bastardi…..,

si impone come unica agenzia di conio (notate, capitalista alla stessa maniera di quelli che combatte, ma in più monopolista), imponendo il corso forzoso della sua moneta.

 

La situazione a questo punto è che si ha una agenzia monopolista che conia la moneta. Il principale effetto è che è più alta la percentuale di oro che si prende nel momento del conio (credo si chiami signoraggio, ma non sono sicuro), approfittando del fatto che tanto, non ci si può rivolgere a nessun concorrente. Ma fin qui, non ci sarebbe nessun grave problema. Ci si troverebbe solo in una situazione di mercato monopolizzato, ma pur sempre mercato.

La merda arriva dopo, e tutta insieme come uno  tsunami.

Il capitalista monopolista detto Stato, pensa:

 

Ma se tutti devono utilizzare la mia moneta, che bisogno c’è che io la faccia di oro? Uso direttamente dei metalli meno nobili e impongo che il loro valore sia uguale a quello che avrebbero se fossero d’oro.

 

Si notano due simpatici effetti di questa decisione:

  1. Lo Stato sta facendo la stessa cosa delle agenzie di conio “cattive”, solo che mentre quelle perdevano di fiducia nei confronti dei consumatori, questo non ha nessun problema perché il mercato non c’è e non potrà mai nascere in sua contrapposizione.
  2. Lo Stato sta applicando quello che viene definito controllo dei prezzi. Infatti sta cercando di imporre che il prezzo di un pezzo di rame sia equivalente a quello di un pezzo d’oro.

 

In effetti, questa scelta si rivela immediatamente sbagliata. Come è dimostrato che il controllo dei prezzi provoca solo danni, altrettanto si ottiene se questo è applicato alla moneta. La gente torna agli scambi di oro non coniato e in sostanza al baratto, perché non accetta la parificazione delle due merci.

Lo Stato quindi ha bisogno di fare un passo indietro, e allora garantisce che sì, le monete che circolano sono di rame e ottone o sono addirittura banconote, ma egli si impegna a rifondere ad ogni persona che ne facesse richiesta la quantità d’oro nominale rappresentata dalla moneta in questione.

In effetti, il termine banconota significa nota del banco, in sostanza è un pagherò emesso dall’agenzia di conio in questione (banca).

Ammesso che poi effettivamente si comporti così, il sistema funzionerebbe. La quantità di bene di scambio primario (oro) è pari al valore complessivo della moneta circolante e dunque, quando si scambiano i beni, si sta ancora perpetrando il reale scambio di beni.

Ma uno Stato è una infernale macchina mangia risorse, e i suoi appetiti sono vieppiù voraci. E comincia quindi a violare ripetutamente il patto precedente. Questo accade principalmente quando va in guerra, e deve pagare soldati ed armi. Siccome non possiede i beni necessari per pagare tutto, ha due opportunità. La prima è quella di estorcere più tasse dai cittadini. Questa soluzione garantisce una economia normale ma, per motivi che è facile comprendere, non trova molte adesioni tra i cittadini.

La seconda è creare dei beni dal nulla, ovvero firmare assegni scoperti e con essi pagare i militari. E’ quello che si chiama inflazione.

Lo stato, miope come al solito, conta che nessuno arriverà a chiedergli di rifondere tutte le monete stampate in oro, e quindi di farla franca, senza che nessuno si accorga di nulla.

Ma non funziona così. Per effetto del surplus di moneta, il valore della stessa si abbassa, perché  è maggiore la quantità di denaro circolante rispetto al bene che rappresenta. Inoltre il valore della moneta non si abbassa per tutti alla stessa maniera, ma diminuisce progressivamente mentre questa viene immessa sul mercato.

In parole povere, i  primi soldati a ricevere gli assegni in bianco, riescono ad usarli al valore della moneta originaria. Mano a mano che questa moneta in più circola, il mercato si assesta automaticamente al nuovo valore, cosicché gli ultimi della catena si ritrovano in mano banconote di un valore assai inferiore.

Inoltre, se il loro capitale prima dell’introduzione della moneta era C, una volta stabilizzatosi il mercato, al loro capitale C viene sottratto un valore pari a:

 

 C *  I / (M +I )

 

Dove I è la quantità di denaro immessa ed M è la quantità di denaro prima dell’immissione.

Con questa agile operazione lo Stato ha pagato i militari tassando tutti i cittadini senza che loro se ne siano accorti.

In seguito il cittadino noterà un incremento dei prezzi (in realtà una diminuzione del valore della moneta) e lo Stato avrà gioco facile nel dire che la colpa di tutto ciò è del solito capitalista bastardo che vuole fare profitto.

Questo aumento dei prezzi è in realtà una farsa. I prezzi sono rimasti gli stessi. Se prima con un grammo di oro ci compravi una pagnotta, adesso con un grammo d’oro ci compri una pagnotta.

Solo che siccome la moneta da “1g” di oro adesso vale solamente 0.5g di oro,  il costo in monete della pagnotta diventa 2 monete da “1g”.

In questo caso, per semplificare ho supposto un raddoppio della quantità di moneta. E’ abbastanza chiaro che l’inflazione nei paesi occidentali non ha questi valori e l’aumento dei costi è inferiore, ma nondimeno presente.

Questo effetto è ineliminabile, perché la quantità di moneta totale deve essere sempre pari alla quantità del bene di riferimento. Più moneta c’è, minore è la frazione della quantità del bene di riferimento che può legittimamente ricomprare qualora qualcuno vada dallo Stato a pretendere l’oro indietro. Più in generale, questo effetto si ottiene solo quando si stampano banconote senza copertura, ed è impossibile se uno stato si comporta correttamente e mantiene un rapporto costante tra moneta ed oro da lei posseduto. Ad esempio con quello che viene chiamato gold standard.

Chiaro che anche con il gold standard,  se lo Stato vuole, può comunque stampare di frodo moneta, anche se non ha la copertura.

Ma in quel caso commette un illecito.

Invece, da quando gli Stati Nazionali hanno deciso di eliminare il gold standard, hanno eliminato l’illecito.

Per uno stato oggigiorno è legale pagare con assegni a vuoto.

Cosa implica l’abolizione del gold standard?

La legalizzazione del pagamento tramite assegni a vuoto, ovvero tramite banconote di dubbio valore, sfascia il concetto di baratto e di scambio, e crea una economia fondata sul nulla. E’ per questo motivo che si sono potute verificare situazioni come quelle della repubblica di Weimar in Germania alla fine della guerra, dove il denaro non valeva più nulla e dove sostanzialmente lo Stato aveva esaurito i risparmi di tutti i cittadini, senza neppure averli prelevati dal loro conto corrente.

Cos’era successo? Era successo che l’economia si basava sulla fiducia dei cittadini verso l’agenzia di conio. Fiducia che è stata tradita legalmente dalla stessa.

L’abolizione del gold standard, o di un qualunque riferimento ad un bene fisico, non è sostenibile nel lungo periodo. Supponete ad esempio che possediate dei terreni. E supponete che come merce di scambio, qualcuno emetta dei fogli di carta del valore nominale di 1 ettaro l’uno, e che voi possiate usarli per effettuare scambi.

Fino a questo momento, voi siete proprietari dei terreni.

Ma nel momento in cui questo qualcuno comincia ad emettere buoni non relazionati a nessun terreno, indistinguibili dagli altri, l’effetto è che voi vi ritrovate con meno terreno di quello che avevate prima.

E’ sostenibile una cosa del genere? Chi è il proprietario dei terreni? Voi o l’agenzia che emette i buoni???

Con l’abolizione del gold standard, si è eliminata la vostra proprietà sul denaro. Tutti i beni che convertite in denaro diventano proprietà dell’agenzia di conio, che li ridistribuisce a vostra insaputa mediante inflazione. In questa situazione, diventa conveniente non avere denaro, ma solo ed esclusivamente beni fisici come terreni, edifici e/o oro, che rimangono tali anche quando il valore della moneta decresce.

Spesso si dice che un ritorno al gold standard sarebbe impossibile perché la quantità di moneta ormai è troppa, oppure si adducono strane motivazioni secondo cui questo metodo favorisce una maggiore circolazione del denaro e quindi più commercio e più benessere.

In realtà questa è solo propaganda statale e bancaria.

Se la moneta deriva dal baratto, essa deve funzionare alla stessa maniera. Se per una banca o uno Stato è ammissibile stampare denaro per coprire le proprie spese, non si vede perché non si possa farlo anche noi. Invece di andare a lavorare, ci stampiamo il denaro che ci serve e ce lo spendiamo.

Perché un tale sistema non funziona? Perché dopo poco tempo, si ha una gran quantità di moneta in circolazione, ma pochi beni, perché nessuno li produce. Dunque il prezzo di ciascun bene sale e neutralizza l’aumento di denaro.  Allo stesso modo, una banca o uno Stato, se vuole denaro, deve produrre beni, perché il denaro è solo ed esclusivamente una forma equivalente di beni.

Come non è possibile nutrire un bambino facendogli mangiare un foglio di carta con su scritto “questa è una bistecca”, così non è possibile ottenere dei beni facendo finta di averli prodotti.

Il perpetrare questa politica condurrà inequivocabilmente al collasso delle monete attualmente circolanti, mandando in rovina milioni di persone. A quel punto si salveranno solamente coloro che avranno beni fisici da barattare, mentre tutti quelli che avranno investito in carta straccia (denaro) si ritroveranno con un pugno di mosche in mano.

La maggiore circolazione del denaro che si ottiene stampandolo è completamente inutile. La ricchezza di un popolo non si conta attraverso il numero di foglietti di carta in circolazione. Si conta in base al numero di beni che essa possiede. L’aumento dei foglietti di carta, se non accompagnato da un aumento di beni ha solo un effetto redistributivo. Inoltre, la deresponsabilizzazione nell’uso del denaro da parte delle agenzie in grado di stamparlo  ha l’effetto di creare le bolle economiche di cui abbiamo oggi un esempio con i mutui subprime. Non è necessario investire il denaro in attività produttive, tanto c’è qualcuno che lo stampa quando ci manca, e socializza le perdite sull’intera comunità.

Nella crisi americana le banche hanno sbagliato, ma non ne pagheranno le conseguenze perché la FED, introducendo moneta, salderà i loro bilanci facendo pagare ad ogni cittadino una quota parte dell’errore delle stesse.

Inutile dire che qualora le speculazioni delle stesse banche fossero andate a buon fine, nessun cittadino avrebbe usufruito di una corrispondente parte dei guadagni.

A questo punto, perché una banca dovrebbe astenersi dal lanciarsi su speculazioni altamente rischiose? Lei cosa rischia?

Nulla . Gli unici che rischiano sono i cittadini. Le uniche che possono guadagnarci sono le banche.

Quindi, come insegna il mercato, un comportamento irresponsabile diventa il comportamento più utile per l’incremento di capitale delle stesse, e perciò viene adottato.

Ed è giusto che un cittadino americano paghi le conseguenze di uno speculatore avventato che ha sbagliato?

 

Cosa fare per porre fine a questa situazione prima che sia troppo tardi?

 

La risposta, anche in questo caso è la privatizzazione e la liberalizzazione delle agenzie di conio. Non un’unica moneta imposta e non agganciata a nulla, ma tante agenzie in concorrenza che coniano denaro o direttamente in oro, o con un valore nominale certo ed immutabile. Che prima di rilasciare un assegno (banconota) siano in grado di certificare la presenza dell’equivalente ammontare di oro nelle proprie casse. E che ogni agenzia ci metta la faccia firmando le banconote e le monete, e nessuno sia costretto a comprare banconote da un’unica agenzia.

Il mercato farà il resto. Le agenzie che riscuoteranno maggiore fiducia, saranno preferite dai consumatori e la loro moneta circolerà in maniera maggiore. Compreranno più oro e potranno stamparne di più, conquisteranno più mercati.

Viceversa agenzie poco serie, o quelle che stamperanno monete facilmente falsificabili, verranno rapidamente messe fuori gioco dalla concorrenza.

Come al solito la soluzione è la libertà. Il non poter imporre a nessuno l’uso del proprio prodotto, ma confrontarsi con gli altri sfidandoli a fare un prodotto migliore per i consumatori.

 

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2 risposte a “De Moneta – Repost

  1. Haril

    7 settembre 2012 at 13:35

    Tutto corretto. Quello che non ho mai capito di questa teoria è in che modo si relazioni poi col cambiamento del prezzo dell’oro.

     
  2. libertyfighter

    7 settembre 2012 at 13:57

    Dunque. In una economia a gold standard, il prezzo dell’oro è sempre pari al valore nominale della moneta che lo rappresenta.
    In regime di gold standard il “prezzo dell’oro” non esiste in quanto l’oro è l’unità di misura.
    Saranno le altre merci a rapportarsi e variare il loro prezzo in oro.
    Se il dollaro era stato stabilito valere 1/25 di oncia, il prezzo dell’oro in dollari rimane quello.

    Altra cosa è la “base monetaria” in oro.
    Ovvero la quantità di oro esistente e circolante. Se la quantità dell’oro circolante aumenta, ceteribus paribus hai lo stesso effetto di una immissione di liquidità. Se viceversa diminuisce hai l’effetto contrario. Quindi puoi aspettarti che i prezzi dei beni aumentino se c’è una forte estrazione di oro, mentre diminuiscano se ce una forte distruzione di oro (come venga distrutto non lo so).

    Devi concepire acquisti e vendite come scambi in cui uno dei due beni è sempre lo stesso. Quindi è chiaro che valuti la merce A in funzione della merce B. Ma il valore di B, da solo non esiste.

    A = 45 B
    B = 1/45 A

    Il valore di A e B dipende tra loro reciprocamente. Non può essere stabilito separatamente.
    Puoi chiedermi: “Quanto vale l’oro in dozzine di uova”
    Oppure “Quanto oscilla il prezzo dell’oro in chili di mele”

    Ma non puoi chiedermi se il prezzo dell’oro può oscillare in peso dello stesso.
    Se 1 dollaro è 1/25 di oncia d’oro, il prezzo dell’oro non può oscillare mai, perché QUALUNQUE SIA IL SUO VALORE, sempre 25 dollari l’oncia sono. Perché appunto “dollaro” è una unità di peso che significa (1/25 di oncia).
    Del resto le monete sono sempre state unità di peso. Alcune si chiamano addirittura “Peso”

     

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