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Un secolo di nulla…

30 Lug


Più di un secolo è passato. Nulla cambia in questo letame di paese. Testo:

Italia bella, mostrati gentile
e i figli tuoi non li abbandonare,
sennò ne vanno tutti ni’ Brasile
e ‘un si ricordan più di ritornare.

Ancor qua ci sarebbe da lavorà
senza stà in America a emigrà.

Il secolo presente qui ci lascia,
il millenovecento s’avvicina;
la fame ci han dipinto sulla faccia
e per guarilla ‘un c’è la medicina.

Ogni po’ noi si sente dire: «E vo
Là dov’è la raccolta del caffè».

L’operaio non lavora
e la fame lo divora
e qui’ braccianti
‘un san come si fare a andare avanti.

Spererem ni’ novecento,
finirà questo tormento,
ma questo è il guaio:
il peggio tocca sempre all’operaio.

Nun ci rimane più che preti e frati,
moniche di convento e cappuccini,
e certi commercianti disperati
di tasse non conoscono i confini.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov’è la raccolta del caffè.

Ragazze che cercavano marito
vedan partire il loro fidanzato,
vedan partire il loro fidanzato
e loro restan qui co’ i’ sor curato.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov’è la raccolta del caffè.

Le case restan tutte spigionate,
l’affittuari perdano l’affitto,
e i topi fanno lunghe passeggiate,
vivan tranquilli con tutti i diritti.

Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov’è la raccolta del caffè.

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1 Commento

Pubblicato da su 30 luglio 2012 in crisi economica, tasse

 

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Una risposta a “Un secolo di nulla…

  1. Tullio Pascoli

    30 luglio 2012 at 14:20

    Questa composizione, evidentemente, si ispira all’immigrazione italiana arrivata in Brasile verso metà del 1800, quando molti Italiani, ingannati dai venditori di passaggi marittimi, raccontando loro che in Brasile si trovava oro un po’ ovunque… ma, in realtà, all’arrivo al porto di Santos, una volta privati dei loro documenti, erano avviati verso le “fazendas” di caffè per sostituire gli schiavi negri liberati dall’editto della monarchia di Isabella…

    Tuttavia, mostrando le proprie doti di dedicati lavoratori, non pochi di loro hanno fatto fortuna, sposando le figlie dei proprietari delle “fazendas”… altri fuggivano per andare a Sao Paulo dove, costruendo lussuose mansioni per i coltivatori di caffè, trasformeranno la città nel centro più ricco ed attivo del Paese.

    Pochi sanno, inoltre, che in Brasile vive la più numerosa comunità di oriundi italiani al mondo (25 milioni); infatti, verso il 1870 altrettanti Italiani che fuggivano dalla miseria del Nord Italia per via della crisi della sericultura, sono arrivati nel Sud del Brasile (anche questi ingannati, credendo di andare negli Stati Uniti.
    Oggi, i loro discendenti costituiscono 50% della Popolazione degli stati di Santa Catarina e Rio Grande do Sul, dove insieme agli oriundi Tedeschi, arrivati circa 20 anni prima e che costituiscono un altro 40% degli abitanti del Brasile meridionale, hanno trasformato il Sud del Paese nella zona più prospera, più sviluppata e ricca del Brasile, fondando, fra l’altro, alcune delle più grandi industrie alimentari al mondo.

     

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