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Ecco i nostalgici delle dittature

07 Ago

Col procedere della crisi, un certo numero di cose che erano ampiamente previste (da me), si stanno vieppiù concretizzando. Niente di diverso da quello che avevo analizzato come il più probabile esito del concatenarsi degli eventi causati, ricordiamolo sempre, non dalla malvagità teutonica, né dalla “agguerritissima concorrenza asiatica”, né da un Dio cattivo che ci vuole sterminare, ma solo da un branco di mentecatti che ci governa da quaranta anni e dal sottogoverno, composto da altrettanti mentecatti, che ci infarcisce di puttanate economiche ad ogni pié sospinto. La crisi è causata dal doloso e mortifero abbraccio alla Teoria Keynesiana dell’Economia. Una teoria secondo cui, meno uomini si è al mondo e più si è complessivamente ricchi. Una teoria per cui il massimo della ricchezza si avrebbe, per estensione, con l’estinzione umana.

Tra i tanti elementi del sottobosco politico, si palesano sempre  più improvvisati aspiranti guaritori con la ricetta pronta per salvare l’economia. E la loro ricetta è ovviamente sempre e solo la proposta per l’ennesima dittatura. Quello di cui vi parlerò oggi è un tal Eugenio Benetazzo. Uno strano individuo che compare in diversi video su Youtube ed ha perfino un blog, nel quale si definisce “economista indipendente in Italia e a Malta”.

Malta è ovviamente molto importante per comprendere il suo pensiero, e più avanti nel post, il perché sarà chiaro anche a voi.

Ebbene questo tizio pubblica sul suo blog, nel quale ovviamente, non c’è possibilità di commento, un articolo che osa intitolare “risanamento Italiano”. Non potendo mandarlo a cagare dove meriterebbe, ovvero nel suo blog merdoso ed inutile, sono obbligato a farlo qui.

Il solo incipit dimostra già tutta la caratura morale e la vivacità intellettiva di questo tizio.

Se volete limitare i danni in questa fase epocale per il nostro paese, evitando di vivere i prossimi anni in piena depressione economica, allora non ci sono tante soluzioni, ma solo una: sospendere la democrazia per qualche anno e affidarci a un regime totalitario, decidete voi se preferite uno di sinistra o uno di destra. Tutto il resto sarà pura perdita di tempo, portando ad un aggravamento ulteriormente delle condizioni di salute della nazione. MI rendo conto che questa affermazione scatenerà l’ira e il disprezzo di molti lettori e supporter, ma se vuoi fare del bene, a volte devi iniziare facendo del male. Non che sia entusiasta di questa soluzione, ma l’operazione che mi sento di battezzare Risanamento Italiano (se effettivamente venisse realizzata) potrebbe gettare le basi per una lenta guarigione del nostro paese

Come vedete siamo in una fase “epocale”, e si sa, durante le fasi epocali, c’è ovviamente bisogno di decisioni epocali. Proprio come durante un’altra famosa fase epocale, era consigliabile fare leggi epocali tipo quelle razziali, o durante un’altra fase epocale, bisognava impedire il possesso d’oro ai cittadini americani, o in un’altra fase epocale bisognava abolire l’ habeas corpus e in un’altra fase epocale in Russia, abolire la proprietà privata per poi ridistribuirla secondo criteri “sostenibili” (leggasi politici e di amicizia).

Ogni qualvolta qualche stronzo deve massacrare i diritti fondamentali dell’uomo, viene a convincerci che siamo in una fase epocale e che il massacro sarà temporaneo e per il nostro bene. Le precedenti fasi epocali descritte sopra, sono state propedeutiche a due guerre mondiali e la redistribuzione sostenibile in russia è stata ovviamente temporanea (di qualche anno, per dirla alla Benetazzo): una pausetta di 70 anni, non di più, ma fatta per il bene della Nazione Russa. Soprattutto per quei 40 milioni di morti. Ma che volete che sia, a volte se vuoi fare del bene, devi iniziare facendo del male.

Al signor Benetazzo mi sento di fare una proposta. Noi aboliamo la democrazia e i diritti fondamentali “per qualche anno”, in cambio però il dittatorucolo di turno per prima cosa fa le seguenti riforme:

  1. Castrazione fisica del signor Eugenio Benetazzo, blogger indipendente di Italia e Malta
  2. Stupro e uccisione di Mogli eventuali figlie del signore al punto 1, assieme a tutti i parenti di sesso femminile fino al terzo grado.
  3. Impiccagione in pubblica piazza e sfregio dei cadaveri degli eventuali figli maschi, del signore al punto 1, assieme ai parenti di sesso maschile fino al terzo grado.
  4. Esproprio di tutti i beni in Italia e all’estero, riconducibili a tutte le persone coinvolte nei punti 1,2,3 e uso immediato allo scopo di “risanamento del debito”.
  5. Gambizzazione del signore al punto 1 per permettergli di godersi la vita da una posizione più “stabile”.

Del resto se vuoi fare del bene, devi iniziare facendo del male. La mia proposta è: cominciamo facendo del male al signor Benetazzo, al quale propongo di rimanere solo e vivo, anche se un zinzino menomato, in modo da potersi poi gustare tutto il risanamento italiano.  Ovviamente però non è questo che il signor Benetazzo vuole, visto che nella sua idea, noi prendiamo la medicina e lui intanto segue il paziente da Malta. Capite ora perché è importante che lui sia un blogger economista indipendente in Italia e a Malta?

A lui che gli frega di qualche “piccolo intoppo” nella terapia italiana se si trova su un’isola fortezza che non abbiamo saputo prendere neppure durante la Seconda Guerra Mondiale, quando avevamo un’ottima flotta e un’alleanza con la Germania Nazista??

Sono tutti Froci col Culo degli altri. E per parafrasare Enzo Biagi, ANCHE BENETAZZI.

Siccome non voglio essere tacciato di ingenerosità, né di superficialità, vado a discutere pure nel merito del resto dell’articolo, ancorché dopo un incipit del genere, potrei istantaneamente buttare al cesso tutto il resto del contenuto.

Con un Italia che ha perso oltre 500 mila posti di lavoro in pochi anni causa fallimenti per inasprirsi della concorrenza con l’Oriente e delocalizzazioni per sfuggire alla aberrante pressione fiscale, il Risanamento Italiano deve ricorrere inesorabilmente a licenziamenti di massa nel settore della pubblica amministrazione, obbligando chi viene “graziato dalla fase dei tagli” a contribuire con ammortizzatori privati chi ha perso il posto di lavoro. Sostanzialmente una parte dello stipendio di chi continua a lavorare deve supportare chi ha perduto il posto di lavoro, evitando di scaricare sulla collettività l’onere sociale.

Sorvolando sulla mancanza di apostrofo in “un’Italia”, possiamo notare come l’analisi della crisi economica Italiana sia parziale e parzialmente sbagliata. La concorrenza con l’oriente ha poco a che vedere con la crisi Italiana, mentre le delocalizzazioni per la pressione fiscale, sicuramente di più. Dimentica però Benetazzi, le altre fondamentali cause della crisi: i fallimenti a causa delle tasse (e non dei Cinesi, né della Germania), il massacro delle partite IVA ordinato dalla politica ed eseguito dalle SS GdF, l’intricata rete di legislazione contraddittoria e punitiva verso chiunque osi intraprendere, il sindacalismo intrallazzato e prepotente. La legislazione completamente sbilanciata a favore degli stessi sindacati (l’obbligo di assunzione di un sindacalista ogni 15 dipendenti fa schifo), il costo della benzina più alto al mondo, il costo delle autostrade più alto al mondo, il sistema di trasporto dei beni totalmente su ruota.. Il costo della politica più alto al mondo con Re Giorgio che spende più di Buckingham Palace e i governatori di regione che guadagnano più di Obama.

L’unica cosa corretta detta nel periodo è la necessità di licenziamenti a valanga nella pubblica amministrazione. Come a dimostrare che sparando a caso, ogni tanto ci si azzecca pure. E’ stupida invece l’idea di partizionare lo stipendio di chi viene “graziato” con chi non viene graziato. Stupida perché comunque si tratta di un’altra redistribuzione politica dei frutti di un lavoro svolto da qualcuno che non è il recettore dei frutti. Se riduci la spesa pubblica, devi fare in modo che gli esuberi pubblici vengano riassorbiti da un settore privato florido e in crescita. Non sussidiare gli esuberi in modo che permangano il più possibile sotto sussidio.  Anche perché è proprio sussidiando gli altri che si “scarica sulla collettività l’onere sociale”. Se non li sussidi, l’onere della disoccupazione è caricato sulle spalle dei soli licenziati, non della collettività.

Le banche dovranno essere obbligate a congelare le posizioni di debito senza aggravio di interessi sino a quando non si verificherà un nuovo insediamento nel settore privato. Gli organi costituzionali dovranno essere congelati, privilegi, compensi e rendite revocati completamente anche retroattivamente. L’IRAP sostituita con la Health Tax (come già precedentemente descritto). A questo punto potrebbero sussistere le condizioni per un abbassamento repentino della pressione fiscale complessiva per tutti i contribuenti, soprattutto le piccole e medie imprese, con una stima di oltre i 15 punti percentuali.

Gli aerei dovranno essere obbligati a volare senza consumare carburante e le vacche obbligate a fornire latte senza alimentazione.  Quando qualcuno si lancia nella definizione di utopie economiche, capita spesso che non si freni per nulla. E siccome l’ingegnere sociale, o l’aspirante tale, non sopporta affatto che la natura si ribelli alla sua legislazione, questi trova profondamente naturale legiferare contro le leggi di natura.

Nella natura, il debito esiste perché qualcuno si carica di pagare gli interessi sul debito. Il debito senza interessi non esiste in natura e non sarà una legge a farlo esistere. Semplicemente, se non ci sono interessi, nessuno fa più credito. Per quale motivo farlo? E senza credito, alle condizioni attuali, come prevede il nostro prode Benetazzo di far verificare “un nuovo insediamento nel settore privato” ?.

Tralasciando la manfrina sugli organi costituzionali, perché affermazione troppo generica e soprattutto atta solo ad avere la sua brava dittatura, arriviamo alla sostituzione dell’ IRAP con la Health Tax. Mentre scrivo purtroppo non ho a disposizione il wireless (FSItaliane) e non posso andarmi a leggere le meraviglie che si otterrebbero con questa nuova magica tassa. Mi limito ad osservare che se è solo un cambio di nome, non serve a nulla. Se invece è diversa, sarebbe stato indubbiamente meglio abolire l’IRAP e basta. Ricordo inoltre che accostare le parole Health e  Tax significa solo fare uso di ossimori, e che aver paura di abolire una tassa per paura di una diminuzione di gettito significa sempre e solo non capire che OGNI tassa diminuisce il PIL nel lungo periodo e che OGNI tassa eliminata lo aumenta in maniera strutturale.

Anche in questo capoverso però, il prode Benetazzo, pur lanciando idee a cappella, ne indovina una: la diminuzione di almeno 15 punti della pressione fiscale. Benvenuto. Sono oltre 5 anni che lo dico e senza invocare le dittature.

La prostituzione dovrà essere istituita, normata e tassata, generando un gettito annuo stimato tra i 20 e 25 miliardi di euro (l’IMU ne genera meno di 20). Le partecipazioni nelle banche italiane detenute dalle fondazioni bancarie dovranno essere commissariate e gestite in ottica di regia nazionale dal Ministero dell’Economia per supportare il finanziamento delle piccole e medie imprese. Chi governerà autoritariamente il paese inoltre dovrà porre dellesevere restrizioni a tutta la merce in entrata proveniente dall’Oriente, non istituendo dazi doganali, ma requisiti e attestati di qualità (questo è l’unico modo per ovviare al dictat del WTO). Gli enti locali (comuni, province e regioni) saranno soggetti coattivamente agli accorpamenti amministrativi in piena sinergia con il piano di snellimento dell’apparato statale. I flussi di immigrazione provenienti dai confini extracomunitari saranno obbligati a soddisfare per il visto di ingresso il requisito della sponsorizzazione aziendale ovvero la richiesta specifica di esigere il lavoratore in virtù della sua professionalità e competenza (al pari di Australia e Svizzera).

Il dottor Benetazzo dovete sapere, ha un debole per la prostituzione. Lodevole iniziativa, visto che siamo uno dei pochi paesi al mondo in cui è perseguita e in cui ci si inventa  strani e teorici metodi di dissuasione del cliente di una merce che si può vendere ma non comprare, oppure comprare ma non vendere, oppure fate come vi pare ma con discrezione, ma che nessuno aiuti la prostituta eh.  Il problema però è che con l’allegra legislazione e l’allegra tassazione odierna, una scopata verrebbe a costare 200 euro invece di 50, e il supposto gettito di Benetazzo finirebbe dove finiscono tutte le cose supposte.

Il ragionamento “il giro di prostituzione stimato adesso è di X miliardi di euro, quindi tassandolo al 45% (e introducendo ovviamente due o tre livelli di intermediari) avremmo il 45% di X miliardi di gettito”.

Ragionamenti simili li può fare un ragazzino di terza media, un politico in malafede o un malato di autismo. Il gettito di una simile proposta sarebbe completamente diverso da quello stimato così, visibilmente inferiore e al quale andrebbero poi sottratte le spese di coscrizione necessarie al rispetto della legge istituita.

Carino pure il regalo alla politica dei soldi gestiti dalle banche, così come è ilare l’idea di limitare le importazioni dall’Oriente, un secolo dopo aver debellato la malsana idea che la restrizione alle importazioni faccia qualcosa di utile e non di disutile all’economia di un popolo.  Mi servirebbero ore per istruire questo disgraziato alla comprensione economica. Non ha le basi, che ci volete fare?

Anche in questo capoverso, Benetazzo ne azzecca mezza, quando suggerisce, bontà sua, un accorpamento amministrativo di cui si parla da almeno 30 anni e che sicuramente però, grazie alla sua dittatura, verrà attuato immediatamente.

Le ultime sue proposte sono le seguenti:

Chi decide di insediarsi in Italia o aprire uno stabilimento di produzione godrà di consistenti benefici fiscali: come il concordato fiscale (stabilire in anticipo il carico fiscale complessivo) o la fruibilità di rapporti di lavoro dipendente desindacalizzati. Per la multinazionali che si volessero insediare nelle regioni del mezzogiorno sarà ipotizzabile anche la totale sospensione delle imposte dirette per un decennio. La presunzione oggettiva dell’Agenzia delle Entrate verrebbe destituita e in conseguenza anche il modus operandi di Equitalia.

Avrebbe potuto fermarsi a “Chi decide di insediarsi in Italia o aprire uno stabilimento di produzione”, aggiungendo un punto di domanda e la spiegazione che la domanda è retorica. Nessuno.  Benetazzo ci illustra come dopo aver disintegrato tutti i diritti civili e umani della popolazione, contravvenendo alla Costituzione e a tutto ciò che aveva dichiarato per anni lo Stato Italiano, alla promessa di “concordato fiscale” e di “totale sospensione delle imposte dirette per un decennio”, avremmo una fila di GONZI che si bevono il rispetto della parola data. Da parte di una DITTATURA che due mesi prima ha abolito tutti i diritti.

Benetazzo è un comico.  Ce lo vedo quello che ha dislocato in Slovenia tornare in Italia perché finalmente c’è una dittatura che mantiene le promesse.

Se in questo paragrafo Benetazzo, col metodo “cappella” non azzecca nulla, si fa perdonare con le conclusioni, dove finalmente intuisce dove andremo a parare, nonostante nella prima parte si ritenga convinto che con le sue riforme si possa ancora salvare qualcosa.  Ha ragione quando dice “preparatevi a vedere le scene di guerriglia che avete visto in Grecia e a perdere gran parte dei vostri risparmi.

Soprattutto se , seguendo i suoi consigli, evitate di comprare materie prime e vi lanciate in Bot, Bond, Bonos, Azioni, e tutta l’altra fuffa immateriale esistente.

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6 commenti

Pubblicato da su 7 agosto 2012 in articoli economici, crisi economica

 

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6 risposte a “Ecco i nostalgici delle dittature

  1. Tullio Pascoli

    7 agosto 2012 at 20:15

    Forse questo “economista” non meriti una così ampia, anche se divertente dissertazione, la cui lettura, tuttavia – per il suo stile – costituisce comunque un certo diletto…

    Ma vorrei affondare invece le equivoche concezioni keynesiane secondo cui la ricchezza sarebbe costituita da una specie di torna in cui chi possiede fette più grandi le avrebbe a discapito di chi ha fette più piccole o addirittura nessuna porzione di fette. Ebbene, si tratta di una concezione totalmente ambigua e vista da una prospettiva semplicisticamente materialista. Infatti, non tiene conto del capitale umano attraverso il quale un bene può vedere il proprio valore aumentato in funzione del valore aggiunto che gli individui con le loro iniziative, con la loro creatività e con la loro capacità di innovare sanno valorizzare.

    Infatti, Keynes sembra non aver capito che il progresso proviene dalle iniziative degli individui insoddisfatti che decidono di modificare ciò che già esiste, quindi, capaci di trasformare ciò che è elementare e che si trova nella natura – o sul mercato – in qualcosa di sublimato.

    Per Keynes come per Marx, apparentemente, il lavoro avrebbe un valore facilmente qualificabile ed al quale sarebbe possibile attribuire un valore fisso. In questo caso il valore del lavoro per costruire un frigorifero od una stufa avrebbero un valore fisso, ma questi teorici hanno ingenuamente dimenticato che la stufa in un ambiente tropicale sarebbe tanto inutile quanto un frigorifero al Polo Nord; ragione per cui il valore di questi elettrodomestici scade – od aumenta – in funzione delle condizioni di mercato; è questo che regola il valore di un operato, dipendendo dalla necessità e dalla preferenza dei consumatori in un determinato momento, potendosi allo stesso tempo pentire e cambiare la propria inclinazione.
    Il valore di un oggetto o di un servizio aumenta o diminuisce a seconda della domanda o dell’inutilità che il mercato libero attribuisce, secondo il momento ed il luogo specifici.

    Ce lo dimostra molto bene Ludwig von Mises in uno straordinario saggio “SOCIALISMO” (scritto nel lontano 1922) che profeticamente anticipava con 70 anni di anticipo le ragioni per cui il socialismo non si sarebbe sostenuto, poiché tutta la rispettiva teoria aveva come base principi ideologici che la storia ha finalmente – e fortunatamente – sconfessato.

     
  2. Tullio Pascoli

    7 agosto 2012 at 20:24

    Forse questo “economista” non meriti una così ampia, anche se divertente dissertazione, la cui lettura, tuttavia – per il suo stile – costituisce comunque un certo diletto…

    Ma vorrei affrontare invece le equivoche concezioni keynesiane secondo cui la ricchezza sarebbe costituita da una specie di torta in cui chi possiede fette più grandi le avrebbe a discapito di chi ha fette più piccole o addirittura nessuna porzione di fette. Ebbene, si tratta di una concezione totalmente ambigua e vista da una prospettiva semplicisticamente materialista. Infatti, non tiene conto del capitale umano attraverso il quale un bene può vedere il proprio valore aumentato in funzione del valore aggiunto che gli individui con le loro iniziative, con la loro creatività e con la loro capacità di innovare sanno valorizzare.

    Infatti, Keynes sembra non aver capito che il progresso proviene dalle iniziative degli individui insoddisfatti che decidono di modificare ciò che già esiste, quindi, capaci di trasformare ciò che è elementare e che si trova nella natura – o sul mercato – in qualcosa di sublimato.

    Per Keynes come per Marx, apparentemente, il lavoro avrebbe un valore facilmente qualificabile ed al quale sarebbe possibile attribuire un valore fisso. In questo caso il valore del lavoro per costruire un frigorifero od una stufa – tanto per fare degli esempi – avrebbero un valore fisso, ma questi teorici hanno ingenuamente dimenticato che la stufa in un ambiente tropicale sarebbe tanto inutile quanto un frigorifero al Polo Nord; ragione per cui il valore di questi elettrodomestici scade – od aumenta – in funzione delle condizioni di mercato; è questo che regola il valore di un operato, dipendendo dalla necessità e dalla preferenza dei consumatori in un determinato momento, potendosi costoro allo stesso tempo pentire e cambiare la propria inclinazione.
    Il valore di un oggetto o di un servizio non è fisso, come non è fissa la ricchezza da distribuire; aumenta o diminuisce a seconda della domanda o dell’inutilità che il mercato libero attribuisce ai beni ed ai servizi, secondo il momento ed il luogo specifici.

    Ce lo dimostra molto bene Ludwig von Mises in uno straordinario saggio “SOCIALISMO” (scritto nel lontano 1922) che profeticamente anticipava, con 70 anni di anticipo, le ragioni per cui il socialismo non si sarebbe sostenuto, poiché tutta la rispettiva teoria aveva come base principi ideologici che la storia r la prassi hannonalmente – e fortunatamente – sconfessato.

     
  3. Borderline Keroro (@BorderKeroro)

    7 agosto 2012 at 22:46

    Il tuo post epocale ha allietato la mia serata.
    Grazie!

     
  4. libertyfighter

    7 agosto 2012 at 23:09

    @Tullio
    Non è che Keynes “sembra” non sapere. O NON SA DI CERTO, oppure è IN MALAFEDE.

    “Socialismo” è stato il mio primo libro letto di Austrian Economy

     
  5. libertyfighter

    7 agosto 2012 at 23:10

    @Borderline
    Non c’è di che. Soprattutto in momenti di Palazzite acuta fa piacere allietare un fratello 😛

     
  6. Fanfulla

    19 agosto 2012 at 00:36

    chiedo scusa a ciccioliberty per aver portato alla sua attenzione questo simpatico economista fanfalucco e tetrodromico (non so come altro definirlo…)
    l’intento era quello di farsi due risate, non pensavo che potesse suscitare una tale reazione funesta per le sue coronarie.

    Fanf

     

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