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Condannati per responsabilità diretta.

22 Ott

I sette membri della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati a 6 anni di reclusione e al pagamento di un milione di euro ciascuno in seguito agli eventi del terremoto aquilano. L’Italia signori miei è un paese ben strano. Si parla di continuo di meritocrazia, e quando per la prima volta si applica tale concetto, per di più ad un ente pubblico, i giornali si stracciano le vesti. 

Siamo in un paese che si diverte a punire i reati di opinione e sentiamo gli ululati quando si applica il principio correlato e inscindibile da quello di “meritocrazia”. Il principio di “responsabilità”,

Già perché le due cose sono inscindibili. Non puoi avere meritocrazia senza responsabilità. Infatti nel pubblico non hai mai meritocrazia perché nessuno è mai responsabile di nulla.

Ma andiamo con ordine. La “Commissione Grandi Rischi” è un ente pubblico i cui componenti immagino, siano PAGATI lautamente per compiere un lavoro. Il lavoro è quello di VALUTARE I RISCHI di non so quanti tipi di eventi naturali, sicuramente dei terremoti. Nell’occasione, a una settimana dal Big one Aquilano, la suddetta commissione, andò in conferenza stampa  a rassicurare gli aquilani, i quali dopo sei mesi di piccole scosse continue erano piuttosto agitati. 

Testuali (più o meno) parole furono che un eventuale big one sarebbe stato da escludere in quanto le piccole scosse continue avrebbero permesso alle forze telluriche di scaricarsi gradualmente.

Lo fecero anche perché nello stesso periodo, un signore di un altro ente pubblico vicino al Gran Sasso andava dicendo che aveva previsto una fortissima scossa di terremoto di lì a breve nel Sulmonate (un centinaio di Km da dove poi si è verificato). E’ interessante notare che quest’uomo è stato indagato e forse anche condannato a suo tempo, per procurato allarme.

Quest’uomo NON ERA PAGATO per dare certi avvertimenti e lo faceva mentre intanto teneva la famiglia a dormire in auto.

Per qualunque ragione la Commissione Grandi rischi ha fatto quella conferenza stampa, comunque l’effetto netto di quella conferenza fu che molta gente tornò a dormire nelle proprie case, invece di continuare a stare in macchina.

Come sono poi andati a finire i fatti, lo sappiamo tutti.

L’indignazione dei giornali e della comunità scientifica, posto che ci sono ancora due gradi di giudizio, è completamente fuori luogo.

Allora, se a me, che sono ingegnere, mi pagano per decidere se un ponte regge il peso del camion che sta per passarci sopra, posso rispondere in TRE MODI.

1) Si

2) No

3) NON LO SO.

Con “NON LO SO”, magari perdo il posto a favore di un altro, magari no. Ma non vado nel penale. Se invece dico:
“Ma nooo vai tranquillo che il ponte è stabilissimo!”, e quello cade, io ci vado di mezzo. Non per “errata comunicazione” , ma per negligenza e omicidio colposo.

Certo la stabilità di un ponte è più prevedibile di un terremoto, ma tra dire non lo sappiamo e

“E’ escluso che possano esserci grandi scosse, perché la forza del terremoto sta scaricandosi con le continue e reiterate micro scosse”

c’è una gran differenza. E’ inutile che si indigna la comunità scientifica. Qui non si sta punendo il professore che ha dato la sua opinione in un talk show televisivo.Qui si sta punendo i membri di una commissione che invece di ammettere di non essere in grado di sapere cosa sarebbe successo di lì a breve, hanno lanciato la monetina ed hanno deciso che no, il terremoto era sicuro che non ci sarebbe stato. Hai scommesso sulla vita delle persone. Hai perso, adesso paghi. Con calma, con tutte le garanzie di legge e anche di più, però paghi. Come dovrebbero sempre pagare tutti. In primis ovviamente, i politici.

Ultima considerazione.

Se si fosse dato ascolto all’economia austriaca, l’ennesimo carrozzone pubblico denominato “commissione grandi rischi”, non sarebbe stata creata, non avrebbe succhiato risorse e infine non avrebbe rassicurato nessuno sull’impossibilità del sisma. Con ciò salvando un bel pò di vite.

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9 commenti

Pubblicato da su 22 ottobre 2012 in cronaca, giornali

 

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9 risposte a “Condannati per responsabilità diretta.

  1. Tullio Pascoli

    22 ottobre 2012 at 21:30

    Purtroppo, noi Italiani siamo stati educati ad affidarci alle teorie; le teorie, si sa, non hanno dubbi, predicono ciò che l’avvenire dovrebbe riservarci.

    Se fossimo pragmatici, avremmo imparato a dubitare; le teorie non suggeriscono dubbi, ma certezze.

    Noi, siamo stati allenati a credere per poi vedere; se non fossimo teorici, magari, preferiremmo stare vedere per poi credere…

    Ecco spiegato il successo che ha avuto, a suo tempo, il fascismo. Ecco spiegato l’elevato numero dei simpatizzanti che nel nostro Paese accettano le diverse forme di collettivismo, velato e evidente che sia…

    Ecco spiegato il fatto che preferiamo scaricare le responsabilità sugli – su chi detiene il potere pubblico – mentre il merito degli individui, da noi, passa in secondo piano…

     
  2. Tullio Pascoli

    22 ottobre 2012 at 21:36

    Purtroppo, noi Italiani siamo stati educati ad affidarci alle teorie; le teorie, si sa, non hanno dubbi, predicono ciò che l’avvenire dovrebbe riservarci.

    Se fossimo pragmatici, avremmo imparato a dubitare; le teorie non suggeriscono dubbi, ma certezze.

    Noi, siamo stati allenati a credere per poi vedere; se non fossimo teorici, magari, preferiremmo stare a vedere per poi credere… ma ahimè non siamo pragmatici.

    Ecco spiegato il successo che ha avuto, a suo tempo, il fascismo. Ecco spiegato l’elevato numero dei simpatizzanti che nel nostro Paese accettano le diverse forme di collettivismo, velato e evidente che sia…

    Ecco spiegato il fatto che preferiamo scaricare le responsabilità su su chi detiene il potere pubblico, mentre il merito degli individui, da noi, passa in secondo piano…

     
  3. Stefano

    24 ottobre 2012 at 16:59

    Purtroppo devo dire che sono in disaccordo.

    A prescindere dal discorso che la condanna riguarderebbe la sottovalutazione del rischio, piuttosto che la capacità della scienza di prevedere i terremoti (non possibile allo stato attuale delle conoscenze), è fondamentale richiamare il concetto che qualsiasi decisione presa in condizioni di incertezza viene selezionata in base a metodologie che non sono assolutamente in grado di dare una risposta sicura e infallibile.
    Di fronte ad un dilemma simile a quello de L’Aquila, si hanno in genere, infatti, tre opzioni:

    a) non decidere
    b) utilizzare il principio di precauzione
    c) basarsi sulla probabilità delle singole alternative.

    L’opzione a) è un assurdo in sé, come già Liberty ha correttamente esposto, in quanto non scegliere vuol dire sostanzialmente scaricare la responsabilità della decisione su qualcun altro, tornando ai punti b) e c). Se la Commissione si fosse limitata ad esporre i fatti scientifici, sarebbe stato compito delle autorità decidere come gestire il problema, e probabilmente sarebbe stato processato qualcun altro. In ogni caso, poiché c’era gente preoccupata per scosse che duravano da sei mesi, non fornire alcuna risposta era un’opzione inaccettabile.

    Scegliere b) significa operare sempre a favore di sicurezza; purtroppo la realtà è tale che non sempre ciò è possibile, tanto più per un tempo indefinito. Così come, quando si dimensiona una struttura, non è possibile sovradimensionarla eccessivamente per problemi di costo/competitività, allo stesso modo nessuno avrebbe potuto mai sapere quanto tempo la gente avrebbe dovuto dormire in macchina piuttosto che a casa, soprattutto considerando che nei sei mesi precedenti non si erano verificati eventi sismici gravi. La butto lì: se il “Big One” si fosse verificato due o più mesi dopo la famigerata conferenza stampa, sarebbe ancora lecito considerare colpevoli gli accusati? Qual è il limite temporale oltre il quale la gente sarebbe tornata in casa per la notte? E’ evidente che queste domande hanno risposte solo nel regno del possibile; nella realtà, non esiste alcun mezzo logico che ci consenta di dare una risposta minimamente sensata.

    L’opzione c), dal punto di vista scientifico, è la più logica. Nel lungo periodo, selezionare l’ipotesi più probabile consente di ottenere il più delle volte vantaggi; ciò non è vero nel breve. Se la probabilità del Big One fosse stata 1/100, probabilmente la commissione avrebbe colto nel segno 99 volte in cento situazioni analoghe. D’altra parte, l’atto di ragionare secondo probabilità, almeno a livello spicciolo, è tipico dell’essere umano: se stamattina piove, cerco di uscire prima perché potrebbe esserci più traffico. Ciò non toglie che potrebbe verificarsi esattamente il contrario.

    Quello che voglio dire, in soldoni, è che quando è necessario prendere in mano la situazione e decidere quale strada seguire, e ci troviamo in condizioni di incertezza, l’azione più logica ed ovvia che mi attenderei dalle persone preposte sarebbe di esporci il loro “best guess”, ovvero esporre quello che secondo loro è lo scenario più probabile, ed agire di conseguenza. Non decidere, o decidere secondo precauzione, sono metodi che possono applicarsi solo ad un numero limitato di casi.

    “Del senno di poi son piene le fosse”

    Stefano

     
  4. Gil

    25 ottobre 2012 at 13:45

    La commissione mi sembra inutile. un parere scientifico su una materia non scientifica ( nel senso che e’ incapace di fornire risposte esatte) si basa su best guess come dice stefano.
    E’ compito della politica valutare il rischio che comporta andare in una direzione (estremizzo : si abitano solo costruzioni con criteri antisismici Giapponesi) oppure in quella opposta (Estremizzo : state dove volete e non avete neppure l’obbligo di assicurarvi, tanto paga pantalone).
    Con tutte le possibili vie di mezzo naturalmente.
    L’ultima cosa necessaria era la commissione e la naturale conseguenza era una sentenza in cui la politica e’ affidata alla magistratura.

     
  5. Borderline Keroro (@BorderKeroro)

    25 ottobre 2012 at 16:14

    La commissione era ed è inutile, a questo punto direi che è provato scientificamente.
    La magistratura anche, visto che si occupa del sesso degli angeli invece che di quello che dovrebbe.
    Prevedere un terremoto è, a quanto ne so, impossibile.
    Poi questi tizi sono pagati dal governo per tranquillizzare la popolazione.
    Siccome in ItaGlia non funziona una beata fava si fanno commissioni per qualsiasi pisciata di cane.
    Andassero tutti a cagare.

     
  6. libertyfighter

    26 ottobre 2012 at 14:05

    Eh no ragazzi. Tutto va bene, i terremoti non possono essere previsti e il parere scientifico è solo un parere scientifico. Ma rimane il fatto che qualcuno ha istituito una commissione pubblica che giustifica le sue spese con l’accollarsi delle responsabilità. Responsabilità che invece mi pare non si vogliano prendere. Signori miei la scienza deve avere il coraggio e l’onestà di dire NON SO, quando NON SA.

    L’idea di dire “TRANQUILLI” in ogni caso e poi reputare “evento imprevedibile” qualunque avvenimento contrario alla previsione è un circolo vizioso, rende le affermazioni scientiste tautologiche.
    La gente, se i grandi scienziati non avessero proferito parola, non sarebbe rimasta inattiva in attesa della parola del guru, ma avrebbe continuato a far quello che già faceva, ovvero per lo più dormire fuori casa.
    Viceversa sei andato in televisione hai fatto la tua predica ed hai convinto tutti ad andare a dormire a casa, facendo leva sulla tua posizione scientifica. Ora, non lo hai fatto apposta, non potevi prevedere il terremoto, ma quindi non potevi prevedere neppure l’evoluzione di uno sciame sismico della durata di sei mesi. Invece l’hai fatto e a causa tua, per tua colpa, sono morte tante persone.

    Se brevettassi un vaccino contro l’influenza, e non lo provassi sull’uomo, sarei abilitato a dire “tranquilli che è sicuro”, oppure dovrei dire “usatelo con cautela che non è stato mai testato sull’uomo?”

    E se dicessi “tranquilli che è sicuro” e poi la gente morisse, per quale motivo non dovrei prendermi le mie responsabilità?

     
  7. Stefano

    26 ottobre 2012 at 15:09

    Liberty, secondo me stiamo parlando di due cose diverse.

    Abbiamo già evidenziato il fatto che dire “non so” in questa situazione non avrebbe funzionato. Qualcun altro si sarebbe preso la briga di decidere cosa dire alla popolazione. Tertium non datur.
    E tutto sempre nell’ottica che qualsiasi decisione avrebbe comportato comunque una certa dose di rischio per tutti, pur con dati scientifici alla mano.

    Secondo, l’idea di dire “tranquilli” non esiste; esiste invece, come ho già esposto, l’idea di agire secondo lo scenario più probabile, che in questo caso era: “il big one non si verificherà”. La responsabilità del decisore è quella di scegliere secondo l’evidenza scientifica. Andare contro tale evidenza, o valutazione, può essere magari giustificato a posteriori (il sisma si è verificato), ma non a priori. Possiamo incazzarci con la Commissione quanto vogliamo, ma osservando i fatti antecedenti il sisma non abbiamo alcun dato scientifico valido per giustificare la scelta opposta, ovvero mantenere in allarme la popolazione.
    Il tuo esempio del vaccino è fuorviante: come ben sappiamo, quando si produce e si vende qualcosa, generalmente sono richiesti una serie di test/relazioni, che sono generalmente standardizzate, almeno a livello nazionale. Se io seguo alla lettera tutte le procedure e valutazioni previste, e accade qualche danno ad un Cliente/paziente (evento improbabile ma possibile), non posso essere ritenuto colpevole di negligenza, in quanto mi sono attenuto a delle best practices riconosciute dagli operatori del settore.
    Allo stesso modo, non possiamo condannare la Commissione perché ha scelto di seguire l’evidenza scientifica, piuttosto che i clamori di turno. La valutazione dell’operato deve essere eseguita considerando quali erano le condizioni PRIMA del sisma e quali prove sono state portate a sostegno della decisione. Qualsiasi giudizio a posteriore è illogico e pregiudizievole, in quanto parte dal dato di fatto che il sisma, malgrado improbabile, si è comunque verificato.

     
  8. libertyfighter

    28 ottobre 2012 at 11:16

    Stefano perdonami. “Qualcun altro si sarebbe preso la briga di decidere”
    E questo qualcun altro è quello che parimenti alla briga di decidere cosa dire si sarebbe preso la responsabilità. Questo qualcuno, nel nostro caso è stata la “commissione grandi rischi”.

    Questo qualcun altro poi, bisogna vedere con che credibilità avrebbe potuto “rassicurare” le persone. Sicuramente il Gotha degli scienziati italiani lo ha fatto con molta credibilità.

    Terzo, non è vero che Tertium non datur.
    Riassumiamo. La popolazione non si fida dello sciame ed è da diverso tempo che molti dormono in auto o in strada. A questo punto non si capisce quale fosse il problema a APRILE, per il quale era necessario che questa gente FINISSE DI FARE come gli diceva la testa, e affidasse la propria vita al “parere degli esperti”. Parere che la popolazione non ha richiesto, e se ha richiesto il parere era per capire PERCHE’ la propria cittadina era in uno sciame sismico da sei mesi e se questo era pericoloso.
    Nessuno nella popolazione voleva una decisione “d’ufficio” scollegata dalla realtà che li rimandasse a casa. Casa loro era lì ed era aperta. Se avessero voluto ci sarebbero tornati da soli, non c’era un impedimento fisico. Tranne la voglia di sopravvivenza delle persone.

    Quarto. “Evidenza scientifica”. Non c’è. Perché se la scienza non è in grado di prevedere terremoti, non vedo con quali “evidenze” possa invece profferire che se c’è uno sciame sismico allora non c’è il Big One.
    Immagino una statistica fatta a cazzo di cane, con 10 casi 10 di sciami sismici prolungati, magari tre nel Sahara, due nel Kamchackta e cinque a Bora Bora…

    Io faccio l’esempio del vaccino per far risaltare le responsabilità. Tu mi dici che il vaccino è differente perché in sostanza il fenomeno “è riproducibile in laboratorio”. Io ti dico che però neppure l’assenza di terremoto è riproducibile in laboratorio eppure qualcuno si è espresso.

    Ricapitolando:

    1) La decisione “il terremoto non ci sarà”, allo stato dell’arte è equiprobabile a “il big one ci sarà”, visto che non c’era alcuna conoscenza scientifica a supportare la panzana.

    2) La gente si arrangiava senza la “decisione” da sei mesi ed aveva passato l’inverno nelle auto, senza che nessuno si fosse preso la briga di “decidere”. A fine marzo, con il tempo che volge al bello e l’emergenza “gente per strada” che si attenuava grazie al miglioramento delle condizioni climatiche, mi si viene a dire che non c’era la possibilità di traccheggiare come si era fatto per sei mesi e che era imperativo dare una risposta BENCHE’ quasi casuale, allo scopo di evitare che qualcun altro, che per sei mesi non aveva aperto bocca, si facesse avanti e desse una SUA risposta. Altrettanto casuale, ma reputata dalla popolazione meno “sicura”, perché non data con l’assenso del Gotha della scienza.

     
  9. libertyfighter

    28 ottobre 2012 at 11:28

    Oppure se vuoi, possiamo ribaltare la questione: Esiste un accadimento, una concatenazione di eventi per i quali, in linea teorica, la commissione grandi rischi è ritenuta colpevole??
    QUANDO e in che occasioni i membri di tale commissione dovrebbero assumersi le proprie responsabilità??
    Perché chiunque, nel proprio lavoro, sa che se si verificano particolari situazioni, lui è diretto responsabile. I piloti di automezzi lo sanno, gli ingegneri edili, gli architetti, gli ingegneri elettronici e i softwaristi, gli alimentaristi, i ristoratori.
    Tutti hanno responsabilità per quello che fanno e per tutti si può facilmente pensare ad una situazione in cui questi vengano ritenuti responabili dei danni che compiono.

    Non mi risulta esistere una situazione, che sia una, in cui la commissione grandi rischi paghi.
    Ma se non ha responsabilità significa che non è utile, se non è utile, perché la si è istituita e perché le si mollano soldi pubblici a valanga??

     

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