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Allarme: Capitolo inedito in Italiano di MISES su “Il Giornale”.

06 Nov

Quando ho letto il nome dell’autore sul frontespizio ho avuto un balzo al cuore. Impossibile, non sono ancora emigrato, non può essere.

Invece era tutto vero. Su “Il Giornale”, qualcuno deve essere impazzito ed ha pubblicato, nella versione online , uno stralcio di “In nome dello Stato” (Rubettino).

Nel paese del socialismo d’antan, dei giornali sussidiati pagati per non dire cose sconvenienti al manovratore, nel paese delle intercettazioni , della giustizia arbitraria e sommaria, L. Von Mises trova spazio sul giornale.

E’ veramente una piccola, ma ottima notizia. Non faccio fatica a credere che il merito di tutto ciò sia del vicedirettore Nicola Porro che nel suo blog ha sempre dimostrato fattivamente intelligenza, raziocinio e cultura. Tre parole che insieme dirigono, in campo economico, verso l’economia austriaca.

E magari il merito sarà anche un pò mio e della comunità di blogger che interagiscono con lui sul suo blog.

Ecco il testo dell’articolo di oggi su Il Giornale. Le sottolineature in rosso sono mie.

Pubblichiamo uno stralcio de “In nome dello Stato” (Rubbettino, pagg. 212, euro 12, 90; prefazione di Lorenzo Infantino; traduzione di Enzo Grillo) del grande economista liberale Ludwig Von Mises (1881-1973).

Il testo, inedito in Italia, dal punto di vista cronologico precede e segue di poco lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Mises interpreta la ascesa di Hitler nel quadro dell’avversione nei confronti della libertà individuale e del mercato, tipica di tutti i membri della famiglia del totalitarismo. L’analisi storica quindi lascia il passo alla analisi della mentalità anticapitalistica. Ed è da questa parte del libro che preleviamo il capitolo offerto ai nostri lettori.

——

La riforma non deve cominciare dallo Stato, dal governo e dalla vita pubblica. Ciascuno deve cominciare da se stesso e deve essere il primo a liberarsi dal giogo del dogmatismo, che gli impedisce di usare liberamente le sue capacità mentali. Ogni singolo individuo deve sforzarsi di affran­car­si dalle frasi fatte e dalle formule che oggi considera verità intoccabili  Ogni singolo individuo deve riconquistare ­con un duro lavoro il diritto di poter dubitare di tutto  e di non riconoscere nessuna autorità che non sia quella del pensiero logico. Per conquistare questa libertà, occorre superare le inibizioni emotive che di solito offuscano il pensiero. Bisogna ac­ca­ntonare il risentimento e la presunzione.

Il mercato dell’ordine sociale capitalistico è democrazia dei consumatori. Gli acquirenti sono sovrani, e la loro domanda – o la mancata domanda – orienta i mezzi di produzione nelle mani di coloro che sanno impiegarli in maniera da soddisfare i desideri e le aspettative dei consumatori nel miglior modo possibile e al mi­nor prezzo possibile. Che uno di­venti più ricco e l’altro più povero è un risultato del comportamento dei consumatori. Non è il crudele consumatore a rovinare l’impren­ditore poco capace, ma l’acqui­rente che compra dove viene servito meglio e a minor prezzo. Solo il consumatore domina nell’eco­nomia capitalistica. Gli imprenditori e i capitalisti sono i suoi servitori, la cui unica preoccupazione è quella di individuare i desideri del consumatore e cercare di soddisfarli con i mezzi disponibili. Imprenditori e capitalisti nascono da un ripetuto, quotidiano procedimento di scelta; essi possono perdere in ogni momento la loro ricchezza e la loro posizione pre­minente, se i consumatori smettono di essere loro clienti. È assurdo che il consumatore abbia invidia per la ricchezza delle persone che egli ha fatto ricche, perché ha pre­teso i loro servizi. Il consumatore danneggia se stesso quando chiede provvedimenti contro il «big business». Chi invidia la ricchezza del proprietario dei grandi magazzini  compri pure dove ottiene una merce più scadente pagandola di più.

Tutti oggi vogliono godere di più, consumare di più, sprecare magari di più e vivere meglio, ma poi invidiano il successo di coloro che hanno fatto del loro meglio per soddisfare questi loro desideri  Offende l’amor proprio e l’or­goglio del filisteo il fatto di dover ammettere – sia pure controvoglia – che altri sono stati più bravi a procurare tutti quei beni mate­riali che fanno ricca la vita esterio­re. Lo umilia il fatto di essere riu­scito a occupare nella competizio­ne del mercato solo una posizione modesta. E allora, per rimuovere questo malumore, escogita una particolare giustificazione. Egli non è più incapace dell’im­prenditore di successo, che si è arricchito; è solo una persona per bene  ed è più onesto di quei signori di gran successo, ma privi di scrupoli che hanno usato pratiche delinquenziali che egli, per rimanere onesto  ha sempre disprezzato  Insomma – pensa il nostro fariseo – io sono bravo e capace quanto quelli che sono diventati ricchi; ma grazie a Dio sono moralmente migliore di loro, che sono il peggio, e sarebbe doveroso da parte dell’autorità punirli per le loro malefatte, se­questrando la loro ric­chezza, illecitamente acquisita.

Se il governo pro­cede contro i ric­chi borghesi, può essere sicuro dell’applauso della massa. Que­sta­ è una cosa che tanto i demagoghi e i tiranni dell’antichità, quan­to i satrapi, i califfi e i cadì d’Orien­te e i dittatori di oggi hanno sem­pre saputo. Quando un governo non sa far diventare ricche le mas­se, allora è il caso di far diventare poveri i ricchi. Tutte le volte che il filo-sovietico occidentale si è visto costretto ad ammettere che nella Russia dominata da Lenin e da Stalin le masse vivevano in miseria  ha sempre giocato la sua ultima carta: sì, è vero, questi russi moriranno anche di fame e di stenti, ma sono più felici dei lavoratori occidentali, perché si sono presi la soddisfazione di vedere che gli ex «borghesi» russi se la passano peggio di loro. I francesi hanno preferito perdere una guer­ra anziché permettere agli im­prenditori dell’industria bellica di fare profitti.
L’essenza del risentimento sta appunto in questo: essere prigio­nieri dei sentimenti di invi­dia, di vendetta e di gioia perversa per il male altrui, quantunque se ne riceva un danno per se stessi. Non meno funesti degli effetti del risenti­mento sono gli effetti della pre­sunzione, che impedisce agli indi­vidui di ammettere il diritto altrui di interloquire. Come il risenti­mento, anche l’intolleranza che vuole imporre solo la propria vo­lontà, e perciò invoca il dittatore affinché realizzi ciò che la propria volontà pretende, non è un segno di forza ma di debolezza e impotenza.

 

 

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2 commenti

Pubblicato da su 6 novembre 2012 in articoli economici, giornali

 

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2 risposte a “Allarme: Capitolo inedito in Italiano di MISES su “Il Giornale”.

  1. Tullio Pascoli

    6 novembre 2012 at 16:42

    Sì, è vero, è sorprendente che un quotidiano italiano giunga al limite di dedicare uno spazio sulla prima pagina ad un liberale come Ludwig von Mises.

    Anch’io come alcuni altri liberali, liberisti e libertari, da anni predico, ostinatamente, lamentandomi del fatto che nel nostro caro Paese si sappia meno sul liberalismo o della Scuola Austriaca di quanto se ne sappia, per esempio, in Guatemala; eppure, ci consideriamo i più furbi, i più abili, i più preparati, i più eruditi etc. etc., mentre, in seguito alle disastrose politiche paternaliste che hanno messo in ginocchio la nostra economia, anche la nota creatività degli Italiani si sta esaurendo; siamo solo dei modesti provinciali che si alimentano di ideologie che conosciamo solo superficialmente – la lettura effettivamente, non è il forte dei nostri connazionali – ed il combustibile che più ci muove è un’eterna endemica inutile vanità.

    Ciononostante, abbiamo anche noi dei liberali di tutto rispetto che godono di ottima reputazione anche all’estero, primo fra tutti il grande Bruno Leoni che in Italia, purtroppo, quasi nessuno conosce e pochissimi hanno letto.

    Comunque, complimenti a voi per il lavoro di divulgazione che fate, L’Italia ha proprio bisogno di uscire dal suo isolamento culturale mancino che ha condizionato in modo così deleterio la modesta conoscenza del nostro Popolo ignaro.

     
  2. libertyfighter

    6 novembre 2012 at 17:15

    Grazie Tullio, ottima descrizione della situazione italiana.
    Grazie anche per i complimenti per la divulgazione, con la speranza che possa servire a qualcosa..

     

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