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The end of the American Dream

07 Nov

Bye bye miss American Pie..

La popolare canzone di Don McLean non c’entra in realtà granché, visto che narra del famoso incidente aereo del “giorno in cui la musica morì”. Ma la canzone è sufficientemente bella, sufficientemente triste  e sufficientemente significativa per il popolo americano da poterla ugualmente prendere a simbolo di questo 7 novembre 2012.

L’america, amici, non esiste più. Il sogno americano è definitivamente tramontato alla seconda elezione consecutiva di un keynesiano idolatra della spesa pubblica.

E’ triste come un paese con un debito pubblico esplosivo, una disoccupazione in rapida crescita e una moneta che sta rapidamente togliendosi dall’essere predominante nel mercato, ma soprattutto un paese che è sempre stato una icona della libertà e della proprietà privata si consegni mani e piedi alla follia keynesiana.

Cosa ci guadagnino gli americani ad indebitare la pubblica amministrazione ancor di più, a far chiudere sempre più aziende a farne dislocare altre e a perdere il valore del dollaro è uno dei segreti di fatima.

Mitt Romney sarà stato un Mormone, e sicuramente non un liberale. Ma certo che non aveva nel programma la violenza carnale alla spesa pubblica con lo scopo di “aiutare la crescita”. Queste puttanate cosmiche, il buon Mitt ce le ha risparmiate.

Invece i nostri cari elettori americani hanno scelto le frustate sulle loro gonadi e il cilicio di altri quattro anni di disastri economici e di crisi che peggiora. E a poco vale l’idea che in campi differenti dall’economia Obama forse ha programmi migliori di Romney. Non so se questo sia vero, ma anche ammettendolo, once, upon a time, erano gli americani a insegnarci che non si è mai liberi in alcun campo della vita, se non si è prima liberi economicamente.

Chi controlla tutti i mezzi, controlla anche tutti i fini, diceva qualcuno che un tempo, in America era anche ascoltato.  Quindi tutte le pseudoidee di Obama in ogni campo dello scibile umano dovranno per forza scontrarsi e cadere sotto i colpi della recessione economica causata dalle sue stesse politiche. Non puoi fare Sanità Pubblica abbattendo il PIL e non puoi fare niente che abbia solidità distruggendo l’economia. Non puoi fare NIENTE DI UTILE PER L’UMANITA’ adottando politiche keynesiane.

L’America oggi si condanna ad altri quattro anni di disastri. Oggi ha certificato che la crisi da loro durerà per lo meno altri quattro anni, probabilmente peggiorando nel tempo. In Europa dal canto nostro, sarà probabilmente perenne, o ci vorranno svariati lustri per cambiare il nostro cervello avariato e venirne fuori. Probabilmente finiremo in una guerra, piuttosto che cambiare il nostro sistema economico keynesiano a saldo negativo. La notizia è che parimenti a quanto successe con un altro presidente democratico eletto un paio di volte di seguito, probabilmente a questa guerra parteciperà anche l’America.

Nel momento in cui l’Europa si è fatta da parte e l’America pure, mi pare piuttosto scontato che il mondo continuerà a progredire in zone economiche molto lontane da noi. Posso facilmente supporre l’Oceania e il sud est asiatico, mentre povertà e nubi di guerra sempre più minacciose si addenseranno sull’occidente. D’altra parte è risibile l’idea per la quale, una volta certificato che la moneta cinese o quella russa, o che l’economia cinese e quella russa sono più stabili di quelle europee e americane,  questi dovrebbero prestarsi al gioco dell’allattamento dei parassiti piuttosto che mandare candidamente a quel paese i keynesiani europei e quelli americani, a cuocere nel loro brodo di miseria auto-generata.

Siccome questo post, sebbene non in inglese è dedicato agli americani, che si sono scavati la fossa da soli, evito di commentare le grida di giubilo dei nostri socialisti keynesiani, o meglio della mandria di ignoranti economici  che in Italia stanno esultando per la conferma di Mr Public Wasting.

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5 commenti

Pubblicato da su 7 novembre 2012 in cronaca, economia austriaca, politica estera, USA

 

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5 risposte a “The end of the American Dream

  1. walter

    7 novembre 2012 at 19:45

    Purtroppo in america repubblicano vuol dire dubbi tagli di tasse e spesa pubblica per guerre in paesi lontani, senza copertura. Devono ringraziare “il god in cui trust” se possono esportare l’inflazione visto che il dollaro è ancora (per poco, secondo me) moneta ampiamente utilizzata per gli scambi internazionali e usata per quotare il greggio. Un Ron Paul candidato cambierebbe la situazione, ma si sa, i libertari sono in minoranza nelle università, nei parlamenti e perfino quando si fa filosofia.

     
    • libertyfighter

      7 novembre 2012 at 19:49

      Hai perfettamente ragione. Ma la ricetta economica repubblicana è sempre meno dannosa della ricetta economica keynesiana. Nonostante sia dannosa. Confermare Keynes per i prossimi quattro anni significa volersi male quanto un paese europeo

       
  2. Fanfulla

    12 novembre 2012 at 15:32

    gli italiani non hanno il cervello avariato, ma la testa cagata, come insegna un buon amico

     
  3. lucayepa

    19 novembre 2012 at 08:19

    7 novembre 2012, non 2011.

     
  4. libertyfighter

    19 novembre 2012 at 12:56

    Giusto. Adesso è corretto. Grazie.

     

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