RSS

Lo Stato? Ostacola l’evoluzione della specie

03 Gen

Nuova chicca de “Il Giornale” che si conferma per distacco il più interessante tra i quotidiani Nazionali. Almeno in quanto a tematiche liberali e libertarie.

Lo Stato? Ostacola l’evoluzione della specie.

«Se vogliamo recuperare l’armonia sociale della virtù, se vogliamo riportare nella società le virtù che l’hanno fatta funzionare bene a nostro vantaggio, dobbiamo assolutamente ridurre il potere e la dimensione dello Stato».

Così Matt Ridley, scienziato sociale di fama internazionale, chiude il suo libro Le origini della virtù. Gli istinti umani e l’evoluzione della cooperazione (edito dall’Istituto Bruno Leoni, pagg. 330, euro 20). La tesi è semplice: la società umana funziona meglio, sprigionando una moralità superiore, se viene liberata il più possibile dal peso dello Stato, specialmente da quel tipo di Stato che decide, come scrive Ridley, ogni dettaglio della vita dei cittadini per attaccarsi «come una gigantesca pulce nella schiena della nazione». Bisogna liberarsi il più possibile da questa tutela artificiale, partendo dalla constatazione che gli esseri umani possiedono una naturale e istintiva socievolezza che li porta a cooperare senza bisogno di tanti intermediari politici.

Ridley porta così a logica conclusione uno dei grandi presupposti del libertarismo anarco-capitalista secondo cui è possibile pensare un ordine politico e sociale in cui gli individui siano mossi da interessi personali, concepiti, però, allo stesso tempo, in termini comunitari: ogni membro del gruppo ottiene un risultato migliore se persegue il proprio vantaggio individuale, come ciascun individuo trae maggiore beneficio dal fatto che tutti i membri del gruppo assecondino l’interesse generale. Di qui un libero processo, continuo ed espansivo, di combinazioni e mutamenti. È una concezione ottimistica, che non è assolutamente in contrasto con il senso comune della realtà.

Ne consegue una società nella quale, come direbbe il grande economista liberale Friedrich von Hayek, non vi è un regime programmato per il perseguimento di determinati obiettivi, vale a dire una telecrazia, bensì una nomocrazia, cioè un ordine spontaneo privo di propri scopi, capace, però, di consentire il libero perseguimento di più fini da parte di più soggetti. Ridley fa notare, sempre sulla scorta del pensiero di von Hayek, che buona parte delle strutture sociali sono state il risultato di un processo di evoluzione che nessuno aveva previsto o progettato. Perciò una vera scienza sociale deve sopprimere ogni configurazione predeterminata della società in termini economico-sociali e, più in generale, qualsiasi sua configurazione «futuristica» perché solo la pratica della libertà fa crescere la moralità e l’efficienza del genere umano.

Siamo all’opposto di ogni concezione politica di sinistra, incapace di pensare la società se non in termini di pianificazione e regolamentazione; lacci che comportano, inevitabilmente, la presenza sempre più estesa e soffocante del potere statale. Va sottolineato che l’assunto di fondo che motiva le argomentazioni di Ridley non è di tipo filosofico o politico, ma di tipo naturalistico, come mettono bene in luce, nella loro prefazione al volume, Gustavo Cevolani e Roberto Festa. Ridley porta a un grado molto elevato la discussione scientifica sulle origini della cooperazione umana, dimostrando che la libera reciprocità si fonda su obiettive basi genetiche. È questa logica evoluzionistica che ha permesso lo sviluppo del genere umano, qualora si consideri che 10mila anni fa vivevano sulla Terra 10 milioni di persone, mentre oggi siamo oltre 6 miliardi.

Annunci
 
10 commenti

Pubblicato da su 3 gennaio 2013 in articoli economici, giornali, liberalismo

 

Tag: , , , , ,

10 risposte a “Lo Stato? Ostacola l’evoluzione della specie

  1. Loris

    3 gennaio 2013 at 11:49

    Tutto condivisibile…come sempre.
    Ma non ti spendi anche tu per:www.contantelibero.it? MI SEMBRA IMPORTANTE

     
  2. libertyfighter

    3 gennaio 2013 at 12:04

    Ho appena firmato! Grazie per l’informazione

     
  3. Tullio Pascoli

    3 gennaio 2013 at 14:27

    Sono oltremodo grato della segnalazione; molto opportuna perché, nonostante io segua abbastanza – con delle sbirciate occasionali – il sito dell’ Istituto Bruno Leoni e proprio questo autore mi era sfuggito e mancava pure al mio elenco degli autori liberali. L’ho già aggiunto!

    Io, invece ho recensito LA VIRTU’ DELL’EGOISMO della Ayn Rand che, sullo stesso assunto, ci conferma l’utilità del bisogno, della fame, del timore e dell’incertezze, senza i quali staremmo ancora ad arrampicarci sugli alberi, accontentandoci di quell’abbondanza che la natura a volte proporziona.

    Pertanto, l’egoismo è una necessità biologica ed il più importante veicolo che porta alla via del progresso. Senza quelle “penalizzanti” caratterisiche, non si svilupperebbe fra gli umani la prudenza, il seme da cui germina la responsabilità.

     
  4. libertyfighter

    3 gennaio 2013 at 14:41

    Caro Tullio, lo scopo del post era proprio questo! Infatti l’articolo è stato in prima pagina per un periodo limitato e l’ho dovuto ripescare tramite google.

    La Rand dice cose giustissime, che non faccio fatica ad approvare. L’egoismo è certamente la più importante molla verso il progresso, benché non sono d’accordo che il bisogno sia utile. Lo stato di bisogno è un dato di fatto connaturato all’uomo. Se non ci fosse, e qualora in un futuro remoto sparisse, vorrebbe dire che OGNI uomo è completamente soddisfatto in tutto ciò che gli viene in mente, e questo sarebbe comunque un bene. Certo, il progresso si fermerebbe, ma solo perché sarebbe oggettivamente un regresso per chiunque. Per definizione.

     
  5. Tullio Pascoli

    3 gennaio 2013 at 14:59

    Caro amico, scusa se non condivito il tuo concetto e mi spiego. L’essere umano, quando raggiunge la piena soddisfazione, è come se i suoi bisogni, le sue curiosità entrassero in letargo. Il pieno raggiungimento della soddisfazione, secondo me, conduce – anche se non proprio necessariamente – al nichilismo. Noi abbiamo bisogni d’inseguire delle finalità. Non possiamo lasciar spegnere le nostre curiosità. E come scrive il grande liberale messicano, Octavio Paz, ne EL OGRO FILANTROPICO (Il Mostro Filantropico), se esiste una finalità nella nostra esistenza, la possiamo identificare nella di cercare di una finalità; non possiamo fermarci. Infatti, ogni volta che una società raggiunge un elevato grado di benessere, cosa succede?: fatalmente entra in decadenza. Non è ciò che stiamo vivendo in Europa, dove la gente non ha nemmeno più bisogno di pensare perché, ci sono quelli che hanno anche la pretesa di pensare per noi? Cordialmente, Tullio

     
  6. libertyfighter

    3 gennaio 2013 at 15:13

    Ma vedi, tu hai perfettamente ragione. Lo stato di “perfetta soddisfazione” non esiste e non può esistere, data la natura umana. Il mio era un ragionamento “al limite”, per dirla in maniera matematica. L’umanità non sarà mai perfettamente soddisfatta, e questo spingerà sempre verso il progresso. Ma se per assurdo, tutti gli uomini della terra fossero sempre perfettamente soddisfatti, significherebbe aver raggiunto lo scopo: il paradiso terrestre sulla terra. Ogni bisogno immaginabile istantaneamente soddisfatto. Sarebbe il “punto di arrivo” naturale di qualunque evoluzione. Ovvio che questo stadio non si raggiungerà mai, ma è il limite per t che tende ad infinito dell’evoluzione. E’ lo stadio a cui vuol tendere l’uomo.

    Per quanto riguarda l’opulenza e la decadenza delle civiltà ricche invece, non è così. Non è la carenza di bisogni in civiltà ricche a provocare decadenza. Tutt’altro. E’ l’enorme quantità di di capitale che, facendo sempre più gola alle istituzioni “politiche”, provoca un continuo aumento dell’interferenza statale che gradualmente distrugge tutto.

     
  7. Luca Giagnoni

    3 gennaio 2013 at 23:25

    Ho firmato anche io

    Però cazzo, proprio il giornale doveva pubblicare queste perle<??? 🙂

     
  8. fabristol

    4 gennaio 2013 at 13:38

    Incredibile che Il Giornale pubblichi una recensione di un libro così interessante! Meno male.
    Ne abbiamo parlato anche qui http://libertarianation.org/2012/11/19/le-origini-della-virtu-di-matt-ridley-una-recensione/
    e a breve pubblicheremo una recensione anche del suo ultimo libro The rational optimist.

    saluti!

     
  9. libertyfighter

    4 gennaio 2013 at 16:26

    Caro Fabri, non è tanto incredibile. Il vicedirettore del Giornale è Nicola Porro, stimatissimo liberale, molto addentro all’economia austriaca. E’ già il quarto o quinto articolo serio che pesco lì. Viceversa Corriere della Sera 0 su 0. Repubblica non guardo neppure tanto è inutile.

     
  10. libertyfighter

    4 gennaio 2013 at 16:33

    Si però 14 euro un formato elettronico è un pò esagerato, visto che con la carta ne costa solo 17.

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: