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Due pirla a confronto

19 Gen

 

 

 

 

Dispiace per Beppe Grillo, perché si impegna, ci mette la faccia, lotta. Purtroppo però come ripeto da diverso tempo, le sue idee economiche sono fallimentari e portano, esattamente come tutte le ricette che non rispettano la proprietà privata, alla povertà, l’inedia e la morte.

Il botta e risposta oggi, tra Grillo e Angeletti è un qualcosa di obbrobrioso dal punto di vista logico ed economico.

Beppe Grillo parte da una considerazione che, chi mi conosce, trovo condivisibile. I sindacati Italiani, sarebbe meglio venissero eliminati. Il perché è però, per il motivo che sono stati dotati di superpoteri dallo Stato, allo scopo di poterli controllare  e corrompere. I superpoteri statali sono cagione di danno e marcescenza, come sappiamo. La Triplice ha diversi superpoteri che uomini mortali non hanno. Dio si, lui magari li ha. Ma Angeletti, Camusso e Bonanni, non hanno le sembianze di dei. Allora non è possibile che abbiano il potere di decidere condizioni contrattuali anche per personaggi che non sono iscritti ai loro sindacati. Quindi non ha senso che prendano accordi con i governi  che poi influiscono sulle vite di tutti i cittadini. Anche quelli che li schifano e li odiano.

Per questo sono d’accordo con l’ “eliminiamo i sindacati”.  Purtroppo però poi Grillo propone la sua idea:

I sindacati non servono…. perché le aziende devono diventare di proprietà di chi ci lavora“.

Appena ripreso dai conati di vomito di leninista memoria, ascolto dal telegiornale la risposta dei sindacalisti della triplice. In particolare quello di Angeletti:

trasferiamo la proprietà delle imprese ai lavoratori e il sindacato diventerà inutile

E poi aggiunge che fino a che ci sarà chi comanda e chi ubbidisce nelle imprese, il sindacato sarà necessario. Ricordo a tutti che Angeletti sarebbe pure quello che gestisce il sindacato più “liberale” della triplice.

A questi due emeriti coglioni economici, mi permetto di spiegare un paio di concetti.

Concetto numero uno. Chi costruisce una azienda, paga i macchinari, reintegra il capitale e quant’altro, chi costruisce l’impresa, ne è proprietario. Il lavoratore è uno che non ha investito alcun capitale nell’impresa, ma ci lavora soltanto, esattamente come l’imprenditore, il quale però ha anche immobilizzato diverse migliaia di euro di capitale personale per permettere alla fabbrica di funzionare e ai lavoratori di ricevere lo stipendio, usualmente BEN PRIMA che i beni che hanno prodotto siano stati venduti e, nei limiti della bancarotta, perfino quando i beni non vengono proprio venduti perché flop.

Se facendomi assumere dalla FIAT ne divento parzialmente proprietario, guadagno parte di quel capitale che qualcun altro ha investito, senza comprarlo, senza fare alcunché. Semplicemente come ricatto. Come se chiamo l’imbianchino, ma per fargli imbiancare casa gli devo regalare una stanza, oltre a pagarlo per il lavoro. L’idea è semplicemente DEMENZIALE.

Concetto numero due. In qualunque rapporto di lavoro, chi paga comanda, chi lavora ubbidisce. Vale pure per l’imbianchino di prima, che non si può permettere di dipingere di verde la stanza che ho chiesto bianca, per il semplice motivo che la stanza è mia e che pago io. Quindi ci sarà sempre chi comanda, ovvero il PROPRIETARIO e DATORE DI LAVORO, e chi ubbidisce: quello che ha deciso autonomamente di IMPIEGARSI presso qualcun altro e quindi di accettare di svolgere incarichi che non decide lui, ma il suo datore di lavoro.

Stendo del tutto un velo pietoso sui sindacati e torno su Beppe Grillo, il quale nelle successive affermazioni, dimostra sempre più la sua incompetenza economica. La “protezione del mercato interno” tramite dazi è una puttanata che andava di moda un tempo, e che è stato dimostrato teoricamente essere controproducente. I dazi rendono più poveri tutti coloro che li pagano, ovvero i cittadini italiani. La “banca di stato”, che stampi a cazzo di cane denaro per dare soldi alle imprese è un altro postulato economico senza senso. Se la moneta FIAT fosse stata utile allo sviluppo invece che a depredare le masse a favore dei potenti, già  se ne sarebbero ai tempi dei sumeri e saremmo già ultra ricchi da e senza alcun problema economico da oltre 3000 anni.

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1 Commento

Pubblicato da su 19 gennaio 2013 in cronaca, politica, socialismo

 

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Una risposta a “Due pirla a confronto

  1. Tullio Pascoli

    20 gennaio 2013 at 18:02

    Per coincidenza l’ho appena letto oggi:

    LA LEZIONE DI PARETO

    TRASFORMAZIONE DELLA DEMOCRAZIA di Vilfreto Pareto (recensione)
    La lettura di questo saggio, mi sembra particolarmente utile in questi tempi, infatti, può servire da lezione e da ammonimento: nuvole oscure si stanno avvicinando sotto il cielo del Bel Paese… e nessuno può predire ciò che ci possiamo attendere da questo nostro confuso quadro politico del momento, favorevole solo ai demagogici strilloni populisti.

    Pareto, con questo saggio scritto poco tempo prima che il fascismo assumesse il potere in Italia, qui può giustamente fornire buone spiegazioni delle ragioni che hanno prima generato il clima favorevole, poi accolto i reazionari sotto uno scroscio di applausi da parte del pubblico italiano – e non solo – stanco del disordine che al termine della Prima Guerra Mondiale regnava in Italia, ma che si stava diffondendo un po’ anche in tutta l’Europa, che assisteva all’aggressività della sinistra, stimolata ed incoraggiata dalla rivoluzione bolscevica, quando mediocri governi, indeboliti da un’economia in forte crisi, avevano perso tanta autorità quanta prepotenza esibivano i sindacati degli indottrinati lavoratori.

    Purtroppo, il libro è penalizzato da un’introduzione assolutamente di parte; infatti, Domenico Losurdo – superstite comunista rifondizionista -, per mettere in ombra l’inclinazione liberale di Pareto, si sforza ad evidenziare alcune espressioni di liberali quale Ludwig von Mises ma, naturalmente, senza citare il famoso saggio SOCIALISMO, dello stesso autore, con il quale il grande austriaco, già nel 1922 profeticamente, anticipava le ragioni per cui, economicamente parlando, il socialismo non si sarebbe potuto sostenere, come del resto, 70 anni dopo la Rivoluzione Russa, la caduta del Muro della Vergogna di Berlino ha finalmente sanzionato.

    L’esimio accademico, non avendo ancora ceduto al pentimento, non sembra essersi rassegnato alla realtà – cosa che molti dei suoi ex compagni hanno fatto, alcuni dei quali, recitando addirittura un “un culpa” -, mostra di depositare ancora fede nelle utopie che ormai sono parte di un triste e tragico passato storico. Così, nella sua carrellata di citazioni liberali che commenta negativamente, forse, nel timore che qualcuno decida di andare a leggersi i testi di Mises – fra gli altri -, egli cita solo i titoli in lingua tedesca…

    Ma sorvoliamo. Ciò che interessa qui, è mettere in evidenza un fatto nuovo che deve preoccupare tutti e non solo i sindacati. E’ proprio in questi giorni che Grillo osa suggerire l’eliminazione dei sindacati; ebbene, anche Mussolini era sindacalista, anche lui era socialista, ma consapevole dei sentimenti popolari di allora, aveva saputo cogliere l’opportunità, interpretando correttamente gli umori degli Italiani. Allora, sfruttando il malcontento, ha ottenuto l’approvazione della grande maggioranza della Nazione. Questo ci dovrebbe mettere in guardia dal pericolo che incombe in questo momento: così come allora, stiamo attraversando una crisi economica che potrà solo aggravarsi, a meno che la politica non si dimostri capace di imporre nuovi indirizzi.

    Un’alternativa sembra suggerirla il bravo giornalista Antonio Caprarica con CI VORREBBE UNA THATCHER – la Dama di Ferro – che con la sua capacità di “convinzione” è stata in grado di ridimensionare l’ostinazione dei sindacati che avevano praticamente messo in ginocchio l’economia del Regno Unito, così come i nostri sindacati hanno danneggiato il sistema produttivo e la competitività dal nostro Paese.

    Pareto, specialmente nella sua appendice, offre un quadro eloquente della situazione ed a quale estremo erano giunti i sindacati che occupavano le fabbriche e che con le armi n mano, aggredivano qualsiasi individuo od autorità che osasse opporsi alla loro prepotenza, mentre il governo impotente se ne stava a guardare. Oggi il Grillo strillante mostra tutta la sua arroganza e mostra di essere una vera minaccia. Con il suo populismo sembra emulare i fascisti e, messianicamente, si propone agli elettori come tribuno del Popolo, promettendo di risolvere i problemi del nostro Paese, cominciando con l’eliminazione dei sindacati.

     

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