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Il caso Montepaschi di Siena.

24 Gen

Il caso montepaschi di Siena è la dimostrazione lampante dei disastri che solo il connubio politica – economia- politica monetaria, può generare. Se MPS non fosse stata posseduta dalla politica non ci sarebbe stato alcun “bene superiore” rispetto al criterio economico nel perseguire gli investimenti. Se la politica non avesse avuto il potere di fottere i soldi altrui per gestirli per “beni superiori”, come non far crollare la banca del PD, e se la politica non si fosse arrogata il diritto di impegnare i vostri culi e quelli dei vostri figli tramite BTP, tutto questo non sarebbe potuto succedere. Per il racconto dei fatti, mi affido all’ottimo sito del  Movimento Libertario, e a questo preciso articolo di Giovanni Gabriele Vecchio. Mi limito a ricordare che coloro che sono soleti gestire così l’economia e le banche, sono gli stessi (Bersani, Bindi, D’Alema, …) che adesso avrebbero trovato un piano economico con cui salvare l’Italia. Quando dissi che se sei di sinistra non puoi parlare di economia, intendevo proprio questo. Il problema semmai è che neppure gli altri sono molto più svegli. E pure Monti è di sinistra, quindi non capisce un cazzo per definizione. Con o senza la laurea, magari pagatagli dal MPS

MPS BENE COMUNE: STORIA DI UNA BANCA E DEL PARTITO CHE L’HA AFFOSSATA

Gia’ squillano le trombe dell’ “attacco speculativo” al Monte dei Paschi di Siena, ennessima vittima degli eccessi di liberismo che ammorbano questo povero Paese. E’ doveroso in questo caso ricordare la storia del Monte e capire come si e’ arrivati alla gravissima situazione attuale.

Negli anni ’90, si cerco’ di ridurre il peso delle fondazioni bancarie nei Consigli di Amministrazione delle banche obbligando le fondazioni a ridurre le loro quote nel capitale delle banche stesse. Tutte le fondazioni scesero, anche di molto, tant’e’ che oggi in molte banche le fondazioni rivestono un ruolo simili a quello di molti altri azionisti. Tutte tranne una: la Fondazione Monte dei Paschi di Siena. In questo caso la Fondazione non scese sotto il 50% +1 del capitale per non perdere il controllo storico sulla banca. Va ricordato che le fondazioni bancarie sono organi para-pubblici, i cui vertici vengono nominati dal mondo politico. Il controllo politico della Banca la porterà a fare gravissimi errori. Ma procediamo per punti.

Introduzione. Anni Novanta: la Banca opera principalmente su scala regionale in Toscana e in Umbria. Ma il suo presidente Mussari e’ un uomo ambizioso e la politica sembra molto favorevole alle fusioni tra banche. Circola infatti la bislacca idea che i problemi del sistema finanziario italiano siano dovuti alle scarse dimensioni degli operatori. Vengono incentivate le fusioni tra banche per costruire “campioni nazionali” in grado di competere con le grandi banche estere.

1. Durante il primo decennio del nuovo millennio, il sistema bancario italiano si consolida enormemente. MPS procede con l’acquisto di numerosissimi sportelli in tutta Italia e, nel 2007, acquista a cifre folli Banca Antonveneta. Tutti gli analisti sconsigliavano l’operazione ma Mussari non era interessato a costruire una banca sana, era interessato a costruire una banca “grossa”, che potesse competere con gli altri big italiani – UniCredit e Intesa San Paolo – e dare lustro ai politici che approvarono Mussari e la sua operazione. L’acquisto scellerato viene finalizzato a cifre astronomiche, Mussari lascia MPS in trionfo e viene nominato capo dell’Associazione Bancaria Italiana. Bravo!

2. Pochi mesi dopo, scoppia la crisi finanziaria. MPS registra pesanti perdite su Banca Antonveneta ma gli amministratori successivi, nominati dal Partito Democratico senese attraverso la Fondazione, provano in tutti i modi a nasconderle tramite artifici contabili. Intanto, il management non si dimentica di chi gli ha permesso di arrivare dov’e’:  Mussari dona a PdS-DS-PD quasi 700mila euro in nove anni.

3. Nel frattempo, il PD in Comune continua con una vecchia e consolidata pratica: usare i soldi del Monte per erogare prestazioni di para-welfare nel territorio e comprarsi cosi il consenso a livello locale. Chiunque abbia vissuto a Siena avra’ notato che li quasi tutto e’ finanziato coi soldi della Banca o della Fondazione. Ristrutturazione di teatri o siti storici, eventi culturali, concerti, etc. Ad esempio, per molti anni, la Fondazione MPS ha versato 200mila euro alla fondazione Liberal di Adornato oggi con Lista Civica Monti. Insomma, appare chiaro come i soldi generati dal Monte venissero sistematicamente impiegati per gestire il consenso a livello locale. Non e’ una pratica nuova ma l’ipotesi che i soldi potessero finire non scalfisce minimamente il Sindaco Maurizio Cenni – che ha governato initerrottamente per due mandati dal 2001 al 2011 – e i membri della Giunta.

4. I soldi invece iniziano a finire. Il dividendo scende e i cash flows dalla Banca alla Fondazione crollano. Per far fronte alle sue prestazioni, la Fondazione potrebbe vendere delle azioni MPS ma decide di non farlo per non perdere il controllo della Banca. Contrae invece dei prestiti strutturati e usa quei soldi per continuare ad erogare prestazioni sul territorio.

5. Nel 2011 scoppia l’emergenza spread: le banche straniere vendono BTP italiani. C’e’ urgentemente bisogno di compratori ma nessuno si fida. Il Monte dei Paschi interviene, come molte altre banche italiane, e si imbottisce di BTP. Vediamo qui all’opera il classico esempio di crowding out del debito pubblico sul debito privato: per finanziare le esigenze di liquidita’ dello Stato, si dirottano soldi che invece avrebbero potuto finanziare le famose Piccole e Medie Imprese, in piena crisi economica.

6. Nel 2012 la strategia di rimandare i problemi – in USA direbbero kicking the can down the road – arriva al capolinea. Emergono perdite multimilionarie sui contratti di finanziamento strutturati fatti dalla Banca e dalla Fondazione. La Fondazione e’ costretta a vendere e scende sotto la soglia del 50%+1, la Banca ha bisogno di soldi e prova a fare un’aumento di capitale. Infine, interviene il Governo Monti il quale “presta” a MPS 3.5 miliardi di euro. Intanto, anche il Comune di Siena finisce i soldi e piomba nel caos. Il sindaco Franco Ceccuzzi si dimette e il Governo Monti nomina un commissario straordinario, Enrico Laudanna, per gestire l’emergenza.

7. In questi giorni sono emerse altre perdite su contratti conclusi all’epoca dell’affare Antonveneta. Il tutto proprio mentre, a Milano, gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale stanno conducendo un’analisi sulla solidita’ del sistema bancario italiano. Un caso? Non lo sappiamo. Sappiamo che il titolo e’ crollato in Borsa del 10% in due giorni e che Mussari si e’ finalmente dimesso dal suo incarico all’ABI.

Non possiamo sapere come si evolvera’ la situazione. L’impressione e’ che il Monte dei Paschi abbia moltissimi scheletri nell’armadio e che probabilmente avra’ bisogno di un’ulteriore aumento di capitale o di un ennesimo salvataggio coi soldi dei contribuenti. Una lezione mi pare pero’ chiara. Il caso MPS racchiude in se tutti i mali storici della scarsa competitivita’ dell’economia italiana: un management incapace, amministratori pubblici corrotti, un’eccessiva capacita’ di gestione di risorse pubbliche e private da parte della politica, capacita’ che traborda ogni buon senso, e compiacenza degli organi di vigilanza (Banca D’Italia, AntiTrust e Consob in primis). La soluzione a questo porcile e’ una sola: cacciare la politica dalle banche ed iniettare una massiccia dose di competizione nel settore bancario italiano, abbattendo le barriere all’ingresso e permettendo la nascita di molti nuovi operatori, indipendenti, puliti ed efficienti. Come dice bene Luigi Zingales: “Il libero mercato e la competizione sono il disinfettante contro la corruzione”.

 

 

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8 commenti

Pubblicato da su 24 gennaio 2013 in banche, cronaca, politica

 

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8 risposte a “Il caso Montepaschi di Siena.

  1. meno stato per tutti

    26 gennaio 2013 at 13:20

    Ciao Liberty..
    ti racconto un piccolo aneddoto capitatomi oggi a pranzo.
    ero con mia sorella, il suo compagno e mia madre, e quando sono arrivato stavano parlando di “economia” ovvero della crisi, e di quanto male vanno le cose ecc ecc, i soliti luoghi comuni, che la gente usa per chiacchiarare in libertà consci del fatto che almeno, in un periodo cupo per tutti, quello che dicono non può che essere condiviso. in altre parole si stavano occupando dello sport nazionale per eccellenza degli italiani, ovvero: lamentarsi!!!
    bene, dopo aver ascoltato vari luoghi comuni, su crisi, banche, stato, europa e quant’altro, sento parlare di inflazione. alchè esordisco chiedendo a mia sorella: cos’è l’inflazione?
    lei che è una che “sa”, comincia a farfugliare cose e vedendo il mio sguardo piuttosto perplesso, col suo solito piglio mi dice: perchè mi guardi così??? spiegamela te cos’è!!.
    gli rispondo ok, te lo spiego e inizio a spiegare con parole povere il concetto di inflazione avvalendomi di un esempio piuttosto semplice proprio per far capire anche a gente che non mastica nulla di economia (o comunque poco roba) di cosa si tratta in effetti.
    cosa mi hanno risposto? beh a nemmeno metà del discorso, hanno cominciato con i classici: “sai tutto te” ed a ridere dell’esempio fatto. il compagno di mia sorella, persona rispettabilissima anche se molto basica, mi fa: “non possiamo parlare di queste cose difficili di sabato pomeriggio”….
    io dico: “ma me lo avete chiesto voi”, risposta: “si ma non ce ne frega niente, è sabato pomeriggio”.
    ecco, nel mio poccolo nucleo famigliare, l’essenza del popolo italico.
    tutti bravi a lamentarsi di tutto e tutti, senza sapere, nel 99% delle volte, nulla di quello di cui ci si lamenta. però se cominci a parlare loro in modo serio ti rispondono: “non mi interessa”.
    a me viene da pensare: “beati voi, che non sapete un cazzo”…..
    la domanda che mi pongo però è: nel momento in cui queste persone avranno bisogno di aiuto, e quel momento verrà molto presto a mio avviso, giusto aiutarli, o bisognerebbe rispondergli: “è sabato pomeriggio, non mi interessa sapere che problemi hai e di che aiuto necessiti, vai a lamentarti altrove!”.
    che ne pensi?

     
    • carlo

      20 maggio 2013 at 08:59

      se può essere di consolazione per qualcuno ,anche io ho una sorella con il suo compagno che ragionano più o meno cosi,in questa italietta dove ormai sfoggia solo ignoranza e superbia,è il minimo che uno può ritrovarsi anche nella propia famiglia,e secondo me il peggio deve ancora manifestarsi ,propio nelle persone che ci ritroviamo accanto.

       
  2. Fanfulla

    28 gennaio 2013 at 14:22

    Pensa se era Domenica con la Roma che giocava…

     
  3. libertyfighter

    30 gennaio 2013 at 13:03

    “Sai tutto tu” purtroppo è una costante. Da mia zia io mi sono sentito dire
    “L’economia non è una scienza come la fisica” (il che sarebbe pure vero se intendessero il giusto), “quindi ognuno può avere le sue opinioni e tu non puoi sapere la verità”.

    BRANCO DI COGLIONI SIAMO.

     
  4. peppone

    3 febbraio 2013 at 19:57

    divertente esempio di equivalenza tra coglioni:
    http://archeo-finanza.blogspot.it/2013/02/trovate-la-differenza.html

     
  5. libertyfighter

    9 febbraio 2013 at 15:17

    ROTFL

     
  6. Henry Lewis

    12 febbraio 2013 at 09:46

    Quel che però la crisi di capitalizzazione delle banche in genere e del Monte in particolare ha evidenziato è l’inconsistenza dell’assetto proprietario. Per vent’anni il sistema bancario italiano è andato avanti nell’equivoco che le Fondazioni bancarie fossero azioniste solide, e invece i fatti s’incaricano oggi di dimostrare che non lo sono.

     
  7. Borderline Keroro

    18 febbraio 2013 at 06:50

    Discussioni inutili quelle che si fanno a tavola. In un modo o nell’altro la gente preferisce infilare il grugno nell’amatriciana e la testa nella sabbia: “Non è possibile che lo Stato permetta questo…”
    “E perché no?” “Perché non è possibile”
    Dopo un’argomentazione così logica, cos’altro vuoi dire? “E allora paga e non lamentarti”
    Per la cronaca, mi hanno riferito che fonti abbastanza introdotte in MPS mormorino di almeno 300 mld di buchetto. Che ovviamente verrà spalmato sul debito pubblico.
    Attenzione, questa è solo la prima e nemmeno la più grande.

     

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