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Perché lo Stato vuole il Controllo della Moneta — di Hans Hermann Hoppe

20 Apr

Spettacolare articolo di Hoppe pubblicato dal Mises.org , e tradotto da Niccolo Viviani per il Von Mises Italia    . Vale la pena leggerlo, ripubblicarlo, stamparlo e darlo in mano a parenti e amici.

 

Immagina di essere al comando dello Stato, inteso come un’istituzione che ha il monopolio territoriale della decisione ultima in ogni disputa, incluse quelle che coinvolgono lo Stato stesso ed i suoi agenti e, per implicazione, che possiede il diritto di tassare, ovvero di determinare unilateralmente il prezzo che ogni suo suddito deve pagarti affinché tu possa esercitare il compito di decisore finale.

Agire sotto questi vincoli o, piuttosto, in assenza di vincoli, è ciò che costituisce la politica e l’azione politica e dovrebbe essere chiaro, sin dal principio che la politica, per sua vera natura, è sempre un male. Non dal tuo punto di vista, naturalmente, ma per coloro che sono soggetti alle tue regole come giudice ultimo. Prevedibilmente, userai la tua posizione per arricchirti alle spalle degli altri.

Più specificamente, possiamo prevedere in particolare quale sarà la tua attitudine e la tua politica per quanto riguarda il denaro e il sistema bancario.

Assumi di comandare su un territorio che si è sviluppato oltre la fase primitiva del baratto, dove c’è quindi in uso un comune mezzo di scambio: il denaro.

Prima di tutto, è facile comprendere perché saresti particolarmente interessato nel denaro e negli affari monetari: come detentore del potere statuale, in linea di principio, sei nelle condizioni di poter confiscare qualsiasi cosa tu voglia e ricavare per te un’ infinità di beni.

Ma piuttosto che confiscare i vari prodotti o beni di consumo, naturalmente preferirai confiscare del denaro. Perché il denaro, essendo il bene più facilmente scambiabile, ti permette di spendere il tuo ricavo, così da acquistare facilmente la più grande varietà di beni di consumo con la massima libertà e piacimento.

E’ fondamentale allora che le tasse che imporrai alla società siano pagate in forma di denaro, siano esse sulla proprietà oppure sul reddito. Infatti il tuo obiettivo sarà sempre quello di tentare di massimizzare i ricavi dalle tasse.

In questo tentativo, tuttavia, non potrai fare a meno di incontrare delle difficoltà piuttosto complicate. Inevitabilmente, i tuoi tentativi di aumentare continuamente i ricavi dalle tasse incontreranno un limite: tasse più alte, ad un certo punto, non comportano ricavi più alti ma ricavi più bassi.

Il tuo ricavo, il tuo denaro da spendere, diminuisce, perché i produttori, vessati da una aliquota fiscale sempre maggiore, semplicemente producono di meno.

In questa situazione, ti rimane solo un’altra opzione per aumentare o almeno per tentare di mantenere costante il tuo attuale livello di spesa: prendere a prestito i soldi che non riesci ad ottenere tramite le tasse.

Per fare questo devi andare dalle banche; da qui nasce il tuo particolare interesse per le banche e l’industria bancaria. Se prendi in prestito del denaro, queste ultime si prenderanno automaticamente un interesse sui tuoi ricavi futuri. Esse vorranno che tu rimanga nel business, vorranno che lo Stato continui nella sua attività di sfruttamento. E dato che le banche tendono a diventare grandi attori nella società, il loro supporto ti sarà sicuramente di aiuto.

D’altra parte però, come elemento negativo, se prendi in prestito del denaro dalle banche tu non solo dovrai restituirlo, ma dovrai anche pagare un interesse.

La domanda nasce spontanea data la tua posizione apicale: come posso liberarmi da queste restrizioni, dalla limitazione ai ricavi dovuta all’aumento dell’aliquota fiscale e dalla necessità di farmi prestare il denaro dalle banche dovendo però pagare un interesse?

Non è molto difficile vedere quale sarà la soluzione definitiva al tuo problema.

Puoi ottenere la desiderata indipendenza sia dai cittadini, che pagano le tasse, che dalle banche solo se crei il monopolio territoriale di produttore di denaro.

Sul tuo territorio, sei l’unico cui è permesso produrre denaro.

Ma questo non è ancora sufficiente; il denaro è un bene che, per essere prodotto, comporta necessariamente grandi spese: devi aspettarti di dover sostenere grandi costi per la sua produzione.

Molto più efficace sarebbe, invece, utilizzare la tua posizione di monopolista per abbassare i costi di produzione e la qualità del denaro sino ad arrivare vicino al costo zero!

Invece di una moneta di qualità così alta e quindi costosa come l’oro o l’argento, sarebbe meglio se sostituissi a questi un bel pezzo di carta senza valore che potrebbe essere prodotto praticamente a costo zero (normalmente, nessuno accetterebbe come mezzo di pagamento un pezzo di carta; sono accettati come pagamenti solo se sono dei titoli di qualcos’altro, titoli su qualche proprietà reale. In altre parole,dovresti sostituire pezzi di carta che erano titoli su denaro vero, su un bene reale, con pezzi di carta che siano titoli su niente).

In un’eventuale condizione competitiva, se ognuno fosse libero di produrre il proprio denaro, denaro che potrebbe essere prodotto a costo zero, è facile prevedere che tale denaro sarebbe prodotto in quantità tale da arrivare al limite dell’uguaglianza del ricavo marginale con il costo marginale e, dato che il costo marginale sarebbe pari a zero seguirebbe che anche il ricavo marginale, cioè il potere di acquisto di questo ultimo denaro, sarebbe zero!

Da qui deriva la necessità di avere, da parte tua, il monopolio della produzione del denaro di carta, cosi da restringere l’offerta ed evitare le condizioni dell’iperinflazione e la sparizione improvvisa e totale del denaro dal mercato (una fuga nei “valori reali”), tenendo presente che più si stampa denaro di carta più il suo potere d’acquisto diminuisce.

In una certa maniera, tu sei riuscito ad ottenere quello che tutti gli alchimisti e i loro accoliti hanno sempre tentato: hai prodotto qualcosa di valore (denaro con un potere d’acquisto) da qualcosa che praticamente non ha nessun valore. Che impresa!

A te non costa praticamente niente, e puoi andare in giro a comprare beni di grande valore, come una casa oppure una Mercedes; e puoi ottenere questi meravigliosi risultati non solo per te stesso ma anche per i tuoi amici e accoliti che, improvvisamente, scopri essere molti più di quanti pensassi (compresi molti economisti, che spiegano perché il tuo monopolio è essenzialmente qualcosa di buono e positivo per tutti).

Ma quali sono gli effetti?

Innanzitutto più denaro di carta in circolazione non influisce in alcun modo sulla qualità e quantità dei beni non monetari. Ci sono esattamente tanti beni e servizi quanti ne esistevano prima. Questa considerazione smentisce immediatamente la nozione, apparentemente considerata giusta da molti se non tutti i principali economisti, che “più” denaro possa in qualche maniera aumentare “la ricchezza sociale”.

Credere ciò, come fa chi propone quale via d’uscita efficiente e “socialmente responsabile” dai problemi economici la cosiddetta politica di “stimolo monetario”, equivale a credere nella magia: che le pietre, o piuttosto la carta, possano essere trasformate in pane!

Piuttosto, la moneta addizionale che hai stampato avrà due effetti di cui tener conto.

Da una parte, i prezzi saranno più alti di quanto lo sarebbero stati altrimenti e il potere d’acquisto di ogni unità monetaria si abbasserà.

In una parola, il risultato sara l’inflazione.

Più importante, tuttavia, sarà l’effetto redistributivo: tutta questa nuova massa di denaro non aumenta (o diminuisce) il totale dell’attuale ricchezza sociale (la quantità totale di tutti i beni della società), ma redistribuisce la ricchezza esistente in favore tuo e di chi ti è vicino, in favore cioè di coloro che ricevono prima il nuovo denaro. Tu ed i tuoi amici diventate più ricchi (aumentate la vostra ricchezza acquisendo una certa parte della ricchezza totale) alle spese degli altri (che diminuiscono la loro parte di ricchezza totale).

Il problema, per te ed i tuoi amici, di questa decisione istituzionale non è il suo funzionamento: infatti, funziona perfettamente, sempre a tuo (e dei tuoi amici) vantaggio e sempre alle spese degli altri!

Tutto quello che devi fare è evitare l’iperinflazione.

Perché in quel caso la gente eviterebbe di utilizzare il tuo denaro e correrebbe nel rifugio dei “beni reali”, togliendoti così la bella bacchetta magica. Il problema del monopolio del denaro di carta, se proprio bisogna trovarne uno, sta nell’estensione immediata della fuga verso i beni reali a tutta la società; il tuo operare verrebbe riconosciuto per la criminale rapina quale effettivamente è.

Ma questo problema può essere superato se, in aggiunta al monopolio della produzione di denaro, assumi la veste di banchiere ed entri nel business, fondando una bella banca centrale.

Adesso puoi creare dal niente anche del credito (senza avere prima risparmiato); sei in grado di poter offrire prestiti a condizioni migliori di chiunque altro, addirittura a tassi d’interesse pari a zero (o perfino negativi). Con questa nuova facoltà, non solo hai eliminato la tua vecchia dipendenza dalle banche e dall’industria bancaria; avrai ottenuto molto di più: renderai le banche dipendenti da te, potrai forgiare un’alleanza e una complicità permanente tra le banche e lo Stato.

Addirittura potrai evitare di essere direttamente coinvolto nel business del credito creato; quest’incombenza, insieme al rischio connesso con essa, puoi tranquillamente lasciarla nelle mani delle banche commerciali.

Quello che tu e la tua banca centrale dovrete fare sarà solo creare credito dal nulla e prestare questo denaro ad un tasso inferiore a quello di mercato alle banche commerciali. Invece di pagare tu l’interesse alle banche, saranno le banche a pagarlo a te!

E le banche, a loro volta, presteranno il nuovo credito ai loro amici ad un interesse appena maggiorato, ma sempre al di sotto di quello di mercato (per guadagnare dalla differenza tra i due tassi).

In aggiunta, per far sì che le banche siano particolarmente disponibili a lavorare con te, permetterai l’ulteriore creazione di una certa quantità di credito (moneta in assegni) collegati alla tua emissione precedente (il sistema bancario a riserva frazionaria).

Quali sono le conseguenze di questa politica monetaria?

Per gran parte, sono le stesse di quelle della politica di moneta facile: per prima cosa, una politica monetaria facile è inflazionaria. Quando si mette in circolazione più denaro i prezzi saranno più alti e il potere d’acquisto sarà più basso.

Secondo, anche l’espansione del credito non ha nessun effetto sulla quantità e qualità dei beni reali attualmente in esistenza. Né li aumenta né li diminuisce. Più denaro equivale, semplicemente, a più carta. Non fa e non farà crescere di una virgola la ricchezza sociale.

Terzo, il credito facile causerà una sistematica redistribuzione della ricchezza sociale a favore tuo e della banca centrale con il suo cartello di amici: riceverai un ricavo dall’interesse pagato sul denaro che hai creato praticamente a costo zero (al posto del denaro risparmiato con sacrificio da un vero ricavo precedente) e così faranno le banche, che potranno ricevere un interesse dai prestiti creati.

Sia tu che i tuoi amici banchieri vi approprierete di un ricavo  “non guadagnato”: vi arricchirete alle spalle dei risparmiatori di denaro “reale” (che ricevono un interesse più basso di quello che avrebbero ricevuto in assenza del denaro creato dal nulla ed immesso nel mercato del credito).

Dall’altra parte, c’è un altra fondamentale differenza tra una politica di moneta facile, stampa e spendie una di credito facile, stampa e presta.

Prima di tutto, una politica di credito facile altera la struttura di produzione, ovvero cosa si produce e chi produce, in maniera decisamente significativa.

Tu, il capo della banca centrale, puoi creare credito dal nulla. Tu non devi risparmiare denaro dai tuoi ricavi, non devi tagliare prima le tue spese, non devi astenerti dal comprare determinati beni di consumo reali (così come deve fare ogni persona normale se vuole prestare del credito a qualcuno). Devi semplicemente accendere la stampante e fissare il tasso d’interesse sotto quello richiesto dai prestatori sul mercato.

Abbassare l’interesse sul tuo prestito non comporta nessun sacrificio da parte tua (ecco perché questa istituzione piace così tanto).

Se le cose vanno bene, riceverai comunque un interesse positivo sul tuo prestito, se invece le cose non andranno bene, potrai sempre coprire le perdite in modo più semplice di chiunque altro: stampando una quantità addizionale di denaro di carta.

Senza costi e senza nessun rischio personale di perdite, puoi prestare del credito in modo indiscriminato a chiunque e per qualsiasi scopo, senza preoccuparti della solvibilità del debitore o della qualità del suo business plan. A causa del credito facile, certe persone (in particolare i banchieri d’affari), che altrimenti non avrebbero le qualità sufficienti per ottenere credito, e certi progetti (in particolare quelli delle banche e dei loro clienti più importanti), che non sarebbero considerati profittevoli e troppo rischiosi,  otterranno credito e verranno finanziati!

Essenzialmente, la stessa cosa accade alle banche commerciali all’interno del cartello bancario. Grazie alla loro speciale relazione con te, essendo coloro che ricevono per primi il prestito, anche queste banche potranno offrire credito dal nulla ai loro clienti ad un tasso d’interesse più basso di quello di mercato; e se le cose andranno bene per loro, andranno bene anche per le banche, se invece no, esse potranno sempre affidarsi a te, al monopolista della produzione del denaro, per lasciarsi salvare così come faresti tu in caso di necessità: stampando più denaro di carta.

Di conseguenza, anche da parte delle banche mancherà la necessaria attenzione nella selezione dei clienti e dei loro business plan e questa leggerezza le porterà a finanziare persone “sbagliate” e progetti “sbagliati”.

E c’è una seconda significativa differenza tra la politica stampa e spendi e quella stampa e presta che spiega perché la redistribuzione a favore tua e dei tuoi amici banchieri, messa in moto dal credito facile, prende la forma di un momentaneo ciclo di boom-bust, cioè di una fase iniziale di generale prosperità (di una generale aspettativa di aumento dei redditi e di ricchezza futura) seguita da una fase di generale impoverimento (quando la prosperità della fase di boom si rivela essere una mera illusione).

La fase di boom-bust è la conseguenza logica, fisicamente necessaria, del credito creato dal nulla, del credito non corrispondente ad un pari risparmio antecedente, del credito fiduciario (o come vogliamo denominarlo) e del fatto che ogni investimento richiede tempo e può mostrare il suo successo successo solo più tardi, in un determinato momento nel futuro.

La ragione del ciclo economico é tanto elementare quanto fondamentale.

Robinson Crusoe può dare in prestito a Venerdì del pesce (che non ha consumato). Venerdì può convertire questo prestito in una rete da pesca (ovvero può sostenersi mangiando il pesce mentre costruisce la rete), e con questa rete Venerdì, in linea di principio, potrà essere nelle condizioni di ripagare il prestito a Robinson, più l’interesse e avere ancora del pesce addizionale come profitto.

Ma questo processo è fisicamente impossibile se il prestito di Robinson è fatto solo di denaro di carta, una ricevuta dove c’e solo scritto “pesce”, ma che non corrisponde a pesce reale, dal momento che Robinson  non ha risparmiato niente, avendolo invece consumato (si è mangiato il pesce e ha dato a Venerdì un pezzo di carta con la scritta “pesce”!).

Quindi, necessariamente, Venerdì non potrà che fallire nel suo tentativo d’investimento.

In una economia semplice come quella del baratto, questa verità è immediatamente visibile. Venerdì non accetterebbe mai del credito sotto forma ricevute cartacee (ma solo credito cui corrispondono valori reali) e, per questo motivo, il ciclo economico non avrebbe mai inizio!

Ma in una economia complessa come quella monetaria, il fatto che il credito sia stato creato dal nulla con denaro di carta non è evidente: le banconote di denaro dal nulla date a credito sono esattamente uguali alle altre (quelle create con il risparmio vero) e, per questo motivo, esse sono accettate da coloro che prendono a prestito (Venerdì).

Ma questo non cambia la verità fondamentale: niente può essere prodotto da niente e progetti d’investimento intrapresi senza un finanziamento reale (derivante da risparmio reale) devono fallire. Ma questo spiega anche perché la fase di boom, una fase di crescita del livello degli investimenti accompagnato dalle aspettative generalizzate di un aumento dei redditi e della ricchezza può avere inizio (Venerdì infatti accetta le note con la scritta “pesce” invece di rifiutarle immediatamente).

Questo spiega anche perché ci vuole del tempo prima che la realtà fisica venga fuori e riveli comeillusorie certe aspettative.

Ma cosa significa per te, capo dello Stato, una piccola crisi? Proprio perché il tuo cammino verso il potere avviene tramite crisi ripetute, causate dal tuo regime di denaro di carta e dalle politiche della banca centrale, dal tuo punto di vista questo sistema di stampa e presta, che redistribuisce a favore tuo e dei tuoi amici banchieri, anche se meno immediato ed efficace di quanto possa essere il sistema più semplice di stampa e spendi, è ancora largamente preferibile a quest’ultimo, perché molto più difficile da individuare e da comprendere per ciò che veramente è!

Piuttosto che essere riconosciuta come una pura e semplice truffa organizzata da un parassita, perseguendo una politica di credito facile puoi pretendere addirittura di essere visto come qualcuno impegnato nell’altruistico obiettivo di “investire nel futuro” (piuttosto che spendere nelle frivolezze quotidiane) e nel curare la crisi economica (piuttosto che nell’averla causata).

In che meraviglioso mondo viviamo!

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