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L’OCSE spinge per uccidere l’Italia.

02 Mag

Il nuovo governo non ha neanche fatto a tempo a profferire le parole “riduzione” e “fiscale” l’una di seguito all’altra e già qualche buontempone non trova di meglio da fare che farsi gli affari altrui alzando il ditino saccente. Ditino saccente che avrebbe urgente bisogno di trovare collocazione calda e umida in luogo a portata di mano  dello stesso che emette certi consigli.

Sto parlando ovviamente dell” Organizzazione per il Collasso Sociale ed Economico, la quale ci ha tenuto a far sapere cosa ne pensano i suoi valenti economisti sussidiati e stipendiati da governi pubblici e banche pubbliche. Tali valenti economisti, per tener fede alla loro fama, ovvero di non azzeccarne una neppure se gliela spiegano gli dei stessi delle tre religioni monoteiste maggiori, ci spiegano che adesso, no, proprio adesso non è possibile in Italia abbassare le tasse.

Considerato il fatto che la nostra politica tende ad agire come una banderuola perché la competenza alberga in ben altri luoghi (non nell’OCSE ovviamente), mi permetto di dare un consiglio al ministro Saccomanni e a lorsignori tutti.

Se la frase dell’OCSE sembra una palese cazzata, non è perché non si ha il cervello sufficientemente fine da capirne i risvolti tecnici e teorici. E’ proprio perché é una solenne cazzata.

Quindi non seguirla, al limite spingersi il più possibile in direzione opposta.

Se mai ce ne fosse bisogno, e in condizioni di normali capacità logico deduttive non obnubilate da propaganda e false teorie economiche non ce ne sarebbe, vado a spiegare il perché.

Allo stato attuale, l’Italia perde capitali, imprenditori e persone, che o emigrano o si suicidano. Questo deriva da uno stato di pressione fiscale E di lacciuoli burocratici che impediscono di fare legalmente una enorme quantità di lavori, che sono diventati submarginali con le regole imposte nei lustri dalla politica. Non conviene aprire una tipografia perché le spese sono maggiori dei ricavi. Non conviene costruire case, perché le spese sono maggiori dei ricavi, non conviene costruire navi, non conviene fare quasi più nulla legalmente. Perché siamo nella classica situazione in cui, come ti muovi ti fai male. Ti fai male perché il rischio che ti assumi nell’aprire una attività ( capitale da investire, contratti da fare e rispettare, spese di acquisto merce etc. ) è enorme rispetto alla valutazione oggettiva delle possibilità di guadagno.

Perché accade tutto questo?

Perché i consumi sono troppo pochi, direbbe un keynesiano. Ma noi che conosciamo la realtà (e l’economia austriaca), sappiamo che la categoria prasseologica di “consumo” viene DOPO la categoria prasseologica di “produzione”. In altri termini, che se vuoi consumare prima devi produrre. Questo vale per una persona, per due, per tre e pure per cinque miliardi di persone. Se fosse stato possibile consumare prima di produrre, sarebbe dai tempi degli assiro babilonesi che nessuno produrrebbe più nulla, limitandosi a consumare. A nessuno interessa produrre tout court. All’uomo interessa utilizzare mezzi economici per il soddisfacimento dei propri scopi, per il miglioramento delle proprie condizioni di vita. Se fosse possibile ottenere beni economici senza produrli, la produzione non sarebbe mai esistita.

Il consumo viceversa avviene DOPO la produzione, se e solo se si verificano alcune situazioni complementari.

Gli elevati costi di produzione, imposti tramite la tassazione di qualunque cosa abbia valore economico, tramite le perdite di tempo, le lungaggini, i vincoli burocratici e legislativi, la mancanza di certezza del diritto, fanno si che quasi tutte le imprese si rivelino antieconomiche. 

Vedetela così. In un sistema nel quale NON ci sono vincoli legislativi e burocratici, il diritto funziona bene e la tassazione complessiva è nulla, nascono e sopravvivono tutte le attività che generano utili sufficienti  a “far vivere bene” coloro che la fanno.

Con una tassazione del 20% sopravvivono solo le attività che ce la fanno con l’80% di quegli utili.

Le attività più piccole e precarie, quelle della maggior parte degli individui più poveri, muoiono.

Con una tassazione del 40% sopravvivono solo le attività che riescono a far vivere bene i loro proprietari con solo il 60% degli utili.

Cominciano ad andare in crisi anche lavori un pò meno precari, attività che con la tassazione a 0 andavano bene, che han cominciato a stentare al 20% al 40% cominciano a chiudere.

Con una tassazione all’ 80% sopravvivono SOLO le attività in grado di permettere una vita decente anche con il 30% degli utili.

Le più grandi, quelle con più capitali investiti, le multinazionali e qualche fortunatissimo genio.

Se a tutto questo cominciamo ad aggiungere vincoli burocratici e proibizioni legislative, il numero dei lavori economicamente convenienti (privati) si riduce, non può far altro che ridursi. Non è possibile creare lavoro attraverso l’istituzione di una proibizione, mentre autorizzazioni, permessi e vincoli burocratici possono essere considerati costi aggiuntivi che limano ancor di più la percentuale di utile aziendale e quindi riducono ancor di più il numero di attività private redditizie.

Il discorso ovviamente non è così semplice né così lineare. C’è da considerare l’uso che viene fatto della tassazione, che fa sì che una percentuale molto minore di quanto si è versato torni sotto forma di beni e servizi e quindi migliori un pò la situazione sopra descritta. 

Tutto questo è vero sempre. E’ vero per forza. Che al governo ci sia Letta, Prodi, Berlusconi, Obama, Hollande, Pippo, Pluto, Paperino o il Re Sole. Qualunque idea possa esser partorita da qualunque essere umano, queste regole saranno sempre valide. Esattamente come un corpo massivo verrà sempre attirato da un altro corpo massivo. Qualunque cosa ne pensino i governi. Certo, se proprio vuoi evitare di vederlo, puoi sempre fingere che ciò non sia vero. Puoi attaccare con una catena il corpo massivo e raccontare che siccome non cade, la legge di gravità è sbagliata. O puoi prendere un palloncino gonfiato di Elio e dirmi che siccome va verso l’alto, la legge di gravità è sbagliata. (e qui sette ottavi dei politici che leggono si bloccano e cominciano a dubitare della legge di gravità)

Anche per l’Azione Umana, è sempre possibile fingere. Puoi per esempio decidere di conteggiare nel PIL l’intera spesa delle aziende pubbliche e raccontare alla gente che andremmo in recessione se diminuissimo la spesa pubblica. E’ come dipingere il termometro  ai 37° per fingere di non avere la febbre.

Ma sto divagando, torniamo all’OCSE. Allora:

  1. Se non diminuiamo le tasse, nessuna attività che prima rendeva e adesso non più, tornerà redditizia da sola. Il freddo che sentiamo non è una nevicata passeggera. E’ che ci siamo chiusi nella cella frigorifero. Apriamo la porta, o aspettiamo tempi migliori?
  2. Dal momento che chiudono svariate migliaia di aziende al giorno, se ne deduce abbastanza facilmente che l’aggiustamento del numero di imprese redditizie, in base alla tassazione e ai vincoli burocratici attuali, non è ancora terminata. Siamo ancora in divenire. E a derivata negativa. Il termostato della cella frigorifero continua a scendere.
  3. Se le aziende continuano a chiudere, di riflesso il numero di persone che lavorano diminuisce, conseguentemente, diminuisce anche il numero di coloro che mangiano.
  4. Quando coloro che NON mangiano sono un numero sufficientemente ampio, accadono fenomeni come quello di Preiti. Ma accadono su una scala molto più vasta. Quando questo avviene, generalmente gli affamati dimenticano il tipo di sistema politico nel quale sono immersi e reagiscono alla stessa maniera in tutti i casi:  guerra civile e l’impiccagione, la fucilazione o la decapitazione di svariati politici.  Purtroppo non hanno la lucidità di capire che un governo “democraticamente eletto” se ti riduce alla fame lo fa per il tuo bene, mentre se lo fa un governo dittatoriale allora no. Si sa la fame gioca brutti scherzi.

Quindi la domanda da fare all’OCSE è:

Per quale motivo aneli ad una guerra civile in Italia? Che ci guadagni? Chi ti paga per cercare di scatenare il massacro? Ti sta antipatico il popolo italiano, vuoi vedere morire qualche politico e sei disposto ad avere una guerra civile nel centro dell’Europa?

Leggendo l’articolo infatti, si ha sempre più la certezza che o l’OCSE è veramente un organismo allo scopo di promuovere il collasso economico e sociale, oppure stanno attentando scientemente e per qualche motivo celato alla vita in Italia. Esagero? No affatto.

La prima proposta che incontriamo è “aumentare la base imponibile eliminando le “agevolazioni fiscali senza giustificazione economica”.

Chiaro che la giustificazione economica di una agevolazione fiscale è un concetto completamente arbitrario e che l’insieme delle agevolazioni fiscali da eliminare va da zero alla totalità delle agevolazioni a seconda del potere e dell’arbitrio del funzionario preposto.

In ogni caso “aumentare la base imponibile” a casa mia significa “aumento della tassazione”. Chi prima era esentato adesso paga, chi prima pagava un pò meno, dopo pagherà di più.

Questa prima proposta è la migliore per andare direttamente alla guerra civile, ma all’Organizzazione per il Collasso Economico non scherzano e poco dopo arriva addirittura il Generale di Stato Maggiore a sparare cannonate:

Per ridurre il costo del lavoro, il segretario generale Ocse Angel Gurria ha affermato che si possono fare tre cose per compensare: “Imposte sui consumi come l’Iva, sulla proprietà e sulle emissioni di CO2

Secondo il Genio Capo Supremo, per recuperare i soldi restituiti ai cittadini, cioé per far finta di restituirglieli e poi tenerseli ridendogli in faccia, si potrebbe diminuire il costo del lavoro, ma siccome per decreto divino tutte le manovre devono essere fatte SENZA RIDURRE MAI E POI MAI LE ENTRATE STATALI, bisogna fottere i cittadini in una maniera più astuta: tassando i consumi, le proprietà e l’aria respirata.

Qual è lo scopo manifesto e l’effetto di una tale idea?   E’ ovvio, diminuendo le tasse sul lavoro, la gente tornerebbe a lavorare, facendo ugualmente la fame perché qualunque acquisto sarebbe tassato da un IVA maggiore di quella attuale, con la quale già si appropriano del 21% delle tue fatiche, pagando multe periodiche su ogni bene duraturo che nonostante tutto e ostinatamente sono riusciti ad acquistare (tasse sulla proprietà). Questo ovviamente sul mercato interno, perché probabilmente le aziende lavorerebbero con l’estero per poter rimanere in vita. In questo modo:

  1. Il lavoro rimarrebbe producendo beni acquistati però al di fuori dell’Italia.
  2. I soldi in ingresso finirebbero nelle tasche dei lavoratori italiani, dalle quali però evaporerebbero ben presto per tornare per il 70% nelle mani dello Stato tra IVA e tasse di proprietà
  3. Lo Stato potrebbe con quei soldi far campare degnamente i politici italiani, finanziare l’OCSE e restituire il resto dei soldi agli esteri tramite pagamento di debito e interessi sul debito.

Chi lo prende dove non batte il sole, mi pare sia evidente a voler seguire queste semplici ricette.

Tralasciamo poi la tassa sulle emissioni di CO2, in quanto vi ricordo che ogni essere umano respirando emette CO2, nonché ogni essere vegetale durante la notte, nonché qualsiasi caminetto, stufa, caldaia.

Quando si dice “tassare anche l’aria che respiri”.

 

 

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7 risposte a “L’OCSE spinge per uccidere l’Italia.

  1. Borderline Keroro

    3 maggio 2013 at 17:07

    che culo gl’Inglesi che c’hanno l’UKIP.

     
  2. pierino60

    5 maggio 2013 at 14:51

    Il fatto è che in molti altri paesi CIVILI la formula in questione ha funzionato, se riduci la tassazione sul lavoro questo ha un effetto di riduzione dei costi di produzione su TUTTA la produzione nazionale, e l’aumento della tassazione sui consumi riduce la comptetitività sul mercato di TUTTE le merci importate.
    QUindi le merci prodotte costano meno, quelle importate costano di più, non è altro che una forma di protezionaismo mascherato, chi ha spinto per uccidere l’ Italia sono i coglioni che mentre si risparmiavano 70 miliardi all’anno di calo degli interessi sul debito pubblico li usavano per aumentare la spesa pubblica.
    L’ OCSE dice un ovvietà, non esiste in Italia un politico con le palle che voglia veramente ridurre la spesa pubblica, ci sono politici che promettevano di ridurre le tasse ed hanno aumentato tasse e spesa ( Berlusconi MOLTO più la spesa della tasse ) quindi a meno di non cerdere alla befana e a babbo natale continuare a tassare in modo insopportabile la produzione e usare le misere possibilità di riuzione delle tasse sulla tassazione di un bene ASSOLUTAMENTE IMPRODUTTIVO come la prima casa è un buon argomento propagandistico buono per i gonzi, ma assolutamente inutile da punto di vista dei risultati concreti.
    Se poi l’eliminazione dell IMU sulla prima casa viene fatta ( come chiaramente detto dal SILVIO ) AUMENTANDO ALTRE TASSE è veramente da coglioni esserne contenti.
    I giornalucoli di propaganda di partito poi si inventano assurdità ben peggio di quelle dell’OCSE:
    http://phastidio.net/2013/05/05/osteria-imu-bevetevela-responsabilmente/

     
  3. FP

    6 maggio 2013 at 12:28

    “..l’aumento della tassazione sui consumi riduce la comptetitività sul mercato di TUTTE le merci importate.” Bravo pierino60! Spiegala meglio dai….che siamo tutti un po’ testoni, meno male che ci siete voi di sinistra che avete sempre le giuste ricette economiche!

     
  4. pierino60

    6 maggio 2013 at 19:26

    Premesso che a differenza di una gran parte della marmaglia che circonda Berlusconi io non sono MAI stato comunista e non sono MAI stato socialista, e ancora oggi il PDL è un partito SOCIALISTA, nel 1975 io andavo in giro con in tasca il Giornale di Montanelli, forse il riflesso pavloviano del militonto schiavo del culto della personalità è quello di vedere nemici e di starnazzare al KOMUNISTA nei confronti di chiunque cerchi di usare il proprio cervello invece di seguire il gregge dei fedeli schiavi del culto della personalità ( molto stalinista ), ma non attacca.
    Il concetto per cui se tassi la produzione stai aumentando i costi di produzione delle imprese sottoposte alla TUA giurisdizione e non di quelli esteri, mentre se SPOSTI la tassazione dal lavoro ai consumi non fai altro che RIDURRE le tasse sui TUOI prodotti e COMUNQUE aumentarle sui prodotti importati ( si chiama aritmetica )
    Non capire una cosa del genere, che tra l’altro faceva parte delle promesse della millantata e mai realizzata rivoluzione liberale berlusconiana del 1994 non è questione di essere testoni, e affermarlo non è “di sinsitra” è semplice logica, poi dato che lo dicevano anche il SIlvio e il suo “genio” Tremonti non potete adesso fare finta di non capirlo.
    O siete dei ragazzini brufolosi che nel 1994 erano poppanti o soffrite già di demenza senile.

     
  5. libertyfighter

    7 maggio 2013 at 09:52

    @Pierino
    Come spiegano più volte gli austriaci, la Storia va interpretata e non presa a dimostrazione di qualsivoglia teoria economica.

    Tu dici che “tali riforme” hanno funzionato in paesi civili. Fornendo una analisi storica dell’accaduto. Però peccato che il protezionismo impoverisca e rimanga inutile a livello prasseologico. Quindi essendo ciò che proponi una riforma protezionistica, è sicuramente svantaggiosa.

    Il tuo ragionamento è abbastanza naif. Se alzi la tassazione sui consumi e sui beni importati, di riflesso in Italia la alzi a tutto quanto abbia a che fare con il petrolio, per esempio. Il che significa che nonostante l’abbassamento delle tasse sul lavoro, hai effetto contrario per le spese vive di tutto quanto è fatto col petrolio. Dalla plastica, ai trasporti, passando per energia e combustibili.

    Diminuisci le spese produttive dal punto di vista del fattore lavoro. Ma nel contempo aumentando l’IVA ottieni l’effetto opposto sul mercato interno, col paradosso che sebbene costa di meno il lavoro, per fortuna il prezzo rimane proibitivo causa IVA E spese vive di materiali importati.
    Effetto probabile:
    Stagnazione del mercato interno, impoverimento relativo.
    Distorsione della struttura produttiva verso quei beni “autarchici”, distruzione di aziende che lavorano, raffinano e utilizzano beni e materiali importati (ma sono italiane lo stesso).

    In ogni caso non servirebbe nemmeno analizzare tale situazione.
    Come è prasseologicamente certo che fissare il prezzo dei beni è controproducente, alla stessa maniera fare protezionismo lo è altrettanto.

     
  6. libertyfighter

    7 maggio 2013 at 19:13

    Insomma, il problema Italiano è un eccesso di tassazione, ovvero un eccessivo spostamento di beni materiali da chi produce a chi non produce (violazione di proprietà privata).
    Tale spostamento INDUCE PRASSEOLOGICAMENTE: diminuzione del benessere, della produzione, consumo di capitale e diminuzione della meritocrazia.

    Cambiare il TIPO di tassazione (dalla produzione al consumo), è soltanto fare il gioco delle tre carte, cercando di nascondere alla Natura e alla Realtà, il fatto che ci sia un eccesso di tassazione.
    Puoi fregare un uomo, dieci uomini, mille uomini. Le immutabili leggi della natura NO.

    La legge immutabile in questo caso è che violare la proprietà privata impoverisce la società in maniera PIU’ CHE PROPORZIONALE alla percentuale di proprietà privata che viene violata.

     
  7. Borderline Keroro

    7 maggio 2013 at 19:34

    @pierino60 posso capire le tue posizioni, è evidente che tu cerchi di offrire una soluzione per la situazione italiana. Il problema, in effetti, è che tassare le importazioni tra le altre cose provoca ritorsioni sui prodotti da esportare. E tieni conto che l’Italia è un Paese che di esportazioni vive.
    Dopo di che c’è da dire che questo porta ad uno scadimento nella qualità dei beni offerti e/o, ma più e che o, all’aumento dei prezzi. In pratica i poveracci stanno peggio. Il protezionismo aiuta solo la grande industria. E poi noi Italiani non siamo Francesi, colbertiani e sciovinisti: preferiscono mangiarsi una merda fatta da loro che un piatto di spaghetti fatto da noi.
    Ma sono bravissimi a venderla anche in giro per il mondo, la loro roba, merda o meno che sia. Mentre noi abbiamo la magistratura che indaga se Finmeccanica paga tangenti in India, facendo perdere l’affare che si beccano i Francesi, per l’appunto. Transeat.
    Ora, Silvietto ha promesso di tutto e di più, non ha mantenuto, e qui hai ragione. Tremonti che prima predicava l’abbassamento delle tasse per aumentare la produzione e poi le ha solo aumentate me lo ricordo. Che siano entrambi di origine socialista, di quel socialismo in BMW tanto simile al comunismo in Mercedes, mi pare evidente. Ma se tu credi che la gente abbia votato PDL per simpatie socialiste o milaniste, sbagli: semplicemente gli altri erano peggio. Visto che sei montanelliano (spero in modo diverso da Travaglio) ti ricorderai la famosa frase “turiamoci il naso, evotiamo DC”. Ecco, tanti si sono turati il naso e hanno votato Silvio. Dapprima era l’unica speranza contro la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto, poi contro Prodi e il suo fido Visco (ricorderai, il creatore di EquitaGlia). Buona serata

     

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