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Posso, quindi faccio.

24 Lug

Non so quanti di voi conoscano i giochi di ruolo online. Sono giochi nei quali si interagisce con altri partecipanti online e si condivide uno spazio virtuale, nel quale ogni individuo fa la sua vita virtuale. A seconda del tipo di gioco di ruolo ovviamente, l’ambientazione cambia. In quelli fantasy ad esempio, ogni personaggio nasce mago o bardo, o guerriero o altro, e come tale ha certe caratteristiche innate che poi utilizza come meglio crede.

Benché tali giochi non offrano né possano offrire un livello di complessità paragonabile alla vita reale, cionondimeno sono spesso degli ottimi strumenti per lo studio economico, molto più che le derivate parziali o qualche altra astrazione matematica.

Questo perché in tutti questi giochi, benché in maniera semplificata, l’uomo Agente esiste. Non è un numero, non una simulazione: in tutti i MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-Playing Game), interagiscono tra loro un’enorme quantità di uomini agenti ed ognuno persegue i propri fini personali. I beni, benché virtuali sono comunque scarsi e i giocatori virtuali si scambiano beni economici in continuazione.

Le differenze ovviamente ci sono: prima di tutto, non si muore (definitivamente) e questa, rispetto alla realtà conosciuta è una differenza fondamentale. In secondo luogo l’evoluzione tecnologica spesso non è contemplata affatto e quando lo è (vedi ad esempio Second Life) non assomiglia certamente a quella reale.

Nessun MMORPG quindi può essere utilizzato allo scopo di prevedere l’evoluzione della realtà, però ciascuno di questi è un campo adatto allo studio della prasseologia misesiana: Attori con fini diversi e variabili nel tempo, che condividono tra loro spazio e risorse.

Qualche giorno fa un mio amico mi ha raccontato la sua esperienza in uno di questi. Nel gioco in questione, come in tutti quelli fantasy, non è vietato né impossibile, uccidere altri player. Tipicamente quando un player viene ucciso, perde tutti gli oggetti e rinasce in particolari luoghi, che possono essere templi o quant’altro. Accade quindi che un player gnomo fosse solito girovagare nei pressi della città ove “viveva” l’amico mio. E quest’ultimo si divertiva a ucciderlo ripetutamente, tornando a cercarlo dopo ogni omicidio per killarlo ancora.

Ad un certo punto lo gnomo, dopo innumerevoli uccisioni si rivolge al mio amico e gli chiede: “Ma perché mi uccidi sempre???”

La risposta del mio amico è una frase lapidaria che condensa tutta la conoscenza austriaca sull’interazione umana:

Perché Posso“.

Posso. Potere. Se ci pensate, il “guadagno” che il mio amico otteneva dall’uccisione dello gnomo, era puramente immateriale, almeno dopo la prima volta, ammesso che l’equipaggiamento dello gnomo avesse un qualche valore. Ciò che il mio amico valutava come fine da raggiungere in quella occasione era solo la soddisfazione cagionata dalla violenza (virtuale) gratuita sopra un altro essere umano. Niente soldi, case, ville, oggetti magici o altro. Pura soddisfazione psichica personale.

Con questo non voglio dire che la violenza sia un fine generale dell’essere umano ovviamente, anche perché fini collettivi non esistono.

Appare però evidente che qualora l’esercizio del potere sia propedeutico ad un fine riconosciuto come tale, generalmente l’uomo lo esercita.

Se Tizio non prova alcun interesse nell’esercitare violenza su altri uomini, è chiaro che nel nostro caso non si metterebbe ad uccidere ripetutamente lo gnomo. Supponiamo per semplicità che l’azione stessa in questione lasci Tizio indifferente: non gli crei felicità, ma neppure infelicità. Non appena esiste un fine che egli reputi raggiungibile PER MEZZO di questo atto, data la possibilità di esercitare l’atto stesso, Tizio compierà quell’atto.

Quel che voglio dire è  che quando l’oceano di derelitti statolatri e amanti delle “regole” discute di donare questo o quel potere ad altri esseri umani, in qualsiasi modo questi vengano scelti, la domanda che dovrebbe porsi è:

Esiste un modo affinché costoro, esercitando il potere concessogli in maniera arbitraria raggiungano i propri scopi in maniera più efficiente che viceversa?

Ad esempio:

Se diamo il potere di concedere licenze per una data attività ad un Ente, c’è un modo attraverso il quale l’individuo che esercita questo potere si arricchisca? Se c’è ad esempio richiedendo favori, tangenti, o quant’altro, questo è il modo in cui, nel medio termine, si organizzerà quel potere.

Altro esempio.

Se diamo il potere ad un Comune di regolamentare strade e parcheggi e contestualmente di ricavare soldi da coloro che infrangono queste regole, esiste un modo attraverso il quale il comune possa agire per sfruttare questo potere al meglio per i propri scopi?

Il modo potrebbe essere eliminare gradualmente gli spazi validi per parcheggiare e aumentare le regole a cui i cittadini devono sottostare, allo scopo di fare più multe e quindi ottenere più mezzi per i propri scopi personali. Perché il Comune dovrebbe farlo? Perché può, è la lapidaria risposta del mio amico. E se può, e qualcuno lo trova utile, lo si fa.

Perché un ente a cui si da il permesso di prestare soldi altrui e prelevarli con la forza dagli altri in caso di perdita dovrebbe farlo? Perché può e perché qualcuno lo trova utile.

Se diamo il permesso a dei funzionari di spiare le nostre telefonate, c’è un modo affinché questo potere possa essere usato arbitrariamente per scopi personali? Si, certo che c’è: ricatti, sputtanamento a mezzo stampa sono i primi esempi che mi vengono in mente. Ce ne sono sicuramente molti altri. Perché tali funzionari dovrebbero farlo? Perché Possono.

Se un Governo ha il potere di creare moneta “dal nulla”, cioé tassare tramite tasse e inflazione tutti i suoi schia..   cittadini, esiste un modo affinché tramite questo potere egli si arricchisca personalmente?

Allora questo accadrà. Non c’è stato uno Stato che potendo inflazionare non lo abbia fatto né uno Stato che potendo tassare non lo abbia fatto. Ovvio, la correlazione tra propri scopi personali e il potere di rubare agli altri per legge è totale.

Quando si dà a qualcuno il potere di fare qualcosa, gli si dà necessariamente una nuova serie di opportunità per raggiungere i propri fini. La proprietà privata, ben lungi dall’essere una invenzione di avidi capitalisti, è semplicemente il limite con il quale si impedisce l’esercizio arbitrario del potere sugli altri: infatti quando si parla di “potere”, si parla sempre e necessariamente dell’invasione della proprietà privata di qualcuno da parte di qualcun altro. Il “potere” è semplicemente questo. Se non contemplasse l’invasione della proprietà o della vita altrui, non sarebbe potere.

Non esiste alcun potere che donato a qualsivoglia individuo, venga usato come noi pensiamo sia usato. Verrà usato sempre e comunque per raggiungere i propri scopi “prasseologici”.

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4 risposte a “Posso, quindi faccio.

  1. Fabrizio de Paoli

    26 luglio 2013 at 08:53

    Libertyfighter, ti invidio!
    Invidio la tua capacità di espressione di concetti logici e semplicissimi che ognuno di noi ha nella propria mente. Sono concetti presenti in tutte le azioni che facciamo quotidianamente, e son talmente presenti da diventare “invisibili” e “scontati”, invisibili finché non riusciamo a vederli, e scontati dopo che li abbiamo visti, eh beh… facile dopo, molto più difficile vedere prima.
    Bellissimo pezzo!
    Un saluto .

     
  2. libertyfighter

    30 luglio 2013 at 08:53

    Uao, ti ringrazio, ma il merito non è invero il mio, ma degli studiosi dell’ Economia Austriaca. Prima di leggerli e studiarli ero nelle stesse condizioni di ognuno di noi, cercando di raccapezzarmi tra idee teorie e azioni tutte in contraddizione palese tra loro e con quei concetti “invisibili” che però bussavano in me con forza. Poi Mises mi ha cominciato a spiegare le cose 🙂
    Il resto forse è solo il cervello abituato alla logica dal tipo di lavoro che svolgo.

     
  3. libertyfighter

    30 luglio 2013 at 08:56

    Però i complimenti devo farteli io, perché quando leggo il tuo nome sui vari blog de “Il Giornale” so che qualcuno sta combattendo affinché le idee giuste non vengano ignorate e che anche se non sono sempre io a “rompere le scatole” c’è altra gente che con caparbietà, intelligenza e tanta tanta pazienza cerca di illuminare le menti altrui e diciamo “salvare il mondo”.
    Sono sempre contento quando ti leggo.

     
    • Fabrizio de Paoli

      30 luglio 2013 at 19:30

      Libertyfigther, ti ringrazio molto, mi fanno molto piacere le tue parole.
      Tornando al discorso dei vari blog, mi sto rendendo conto che in certe circostanze, degli interventi più autorevoli tipo i tuoi sarebbero più efficaci, specialmente quando il linguaggio si sposta in un territorio più accademico. Se da una parte i concetti base li ho molto chiari e comunque in questa scuola quelli eventualmente mancanti sono raggiungibili con la logica, la coerenza e l’onestà, dall’altra parte accademicamente sono ignorante.
      La gente mediamente tende a sposare meglio un concetto un’idea quando, più che capirla, la associa a qualcuno o qualcosa (tipo la scuola Austriaca) che sia “certificato”. La “certificazione” e quindi la credibilità passa quando la controparte intuisce, non tanto che uno stia ragionando, quanto il fatto che uno abbia studiato o meno.
      Non me ne faccio certo un problema personale, ma mi dispiacerebbe che un buon concetto venisse vanificato o perso per quel motivo.
      Insomma, per farla breve, compatibilmente con la tua volontà e disponibilità, qualche tuo intervento sarebbe risolutivo oltreché interessante e piacevole.
      Un saluto .

       

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