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Inoccupabili? Bene. Allora la chiudiamo la scuola pubblica????

09 Ott

Da un pò di tempo a questa parte è hobby nazionale dei parassiti al governo, quelli che guada.. pardon, RUBANO 15000 euro al mese di soldi degli italiani, dare addosso ai giovani per giustificare il 40% di disoccupazione giovanile. L’ultimo in ordine di tempo è il ministro del lavoro, tal Giovannini, il quale dice di essere d’accordo con l’OCSE che ci giudica inoccupabili, perché con preparazione scarsissima. Prima ancora era stato Rigor Mortis a definire bamboccioni i giovani che non trovavano lavoro. Ora, che l’OCSE ci certifichi come inoccupabili, che non costituiamo capitale umano, è nel pieno del suo diritto. Urge però una riflessione in patria. Prima di tutto, vediamola alla maniera stupida, quella dei mentecatti socialisti:  chissenefrega, il capitale è lo sterco del demonio, se non costituiamo “capitale” è meglio. Il fatto che stiam morendo di fame è una logica conseguenza di tutto ciò, ma se proprio non si vuole vederlo, si può continuare a morir di fame per strane congiunture o complotti internazionali.

Dal punto di vista serio, quindi quello non socialista, ci si domanda che senso abbia spendere il 5% del PIL per produrre dei giovani inoccupabili, con una cultura rasente il nulla che sono diretta espressione della scuola pubblica. Tutti questi inoccupabili li ha creati negli anni l’ideale pubblico della mediocrità come regola generale, l’ideale pubblico del sindacalismo comunista, l’ideale pubblico dell’istruzione garantita dallo Stato. E’ quindi certificato che lo stato non garantisce affatto alcuna istruzione. Garantisce un qualcosa che autonomamente chiama istruzione, ma che, a conti fatti, per tutto il mondo non serve a nulla. Poi certo, la “cultura personale”, il “fai quello che ti piace non quello che ti serve” è tutto giusto, in un mondo di fiabe. Purtroppo però non siamo in quel mondo là.

Visto e considerato che abbiamo 800 miliardi di spesa pubblica, di cui oltre 30 sono impiegati per farci diventare inoccupabili, visto che stiamo morendo di tasse e debito pubblico, visto che la produzione è in caduta libera, non sarebbe forse il caso di PRIVATIZZARE la scuola e utilizzare tutti e 30 i miliardi alla riduzione delle tasse??

Si avrebbe il duplice effetto: da un lato la ripresa economica dovuta ai soldi lasciati nelle tasche dei cittadini. Dall’altro otterremmo lo stesso effetto (l’inoccupabilità) senza spendere un quattrino. Abolendo contestualmente il valore legale del titolo di studio otterremmo addirittura meritocrazia nella novella scuola privata con conseguente diminuzione degli inoccupabili e una serie di lavoratori capaci a produrre vero PIL e non quello farlocco del pubblico. Per conseguenza, aumenterebbe la capitalizzazione totale italiana (ovvero la produzione di beni ritenuti utili dalle persone nel libero mercato) dovuta al maggior valore dei giovani istruiti e alla vera produttività degli insegnanti capaci.

Dal punto di vista sociale poi sarebbe un toccasana: niente più cagate sessantottine con collettivi studenteschi a dire idiozie, niente più sei politici inutili ai fini lavorativi, niente più istruzione uniformata e scarsa per tutti ma offerte variegate e soggette all’immediato test del mercato.

Purtroppo però sparirebbe il potere di indottrinamento statale, quello che tutt’oggi consente agli “inoccupabili” italiani di essere felici per idee tragiche come le multe in base al reddito.

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7 commenti

Pubblicato da su 9 ottobre 2013 in cronaca, politica, scuola, socialismo, tasse

 

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7 risposte a “Inoccupabili? Bene. Allora la chiudiamo la scuola pubblica????

  1. Luca

    10 ottobre 2013 at 07:00

    sante parole, ma purtroppo in questo paese del cappero la maggioranza è costituita da parassiti e noi libertari stiamo combattendo una vera e propria guerra (che ritengo vinceremo di sicuro perchè i parassiti si stanno tagliando le gambe da soli), occorrerà solamente che alla fine di questo conflitto tra produttori e parassiti, alla vittoria non ci facciamo impietosire ma li trattiamo come meritano. Questi vogliono solo il posto con il culo al caldo non sono disposti a rischiare in solido.

     
  2. meno stato per tutti

    11 ottobre 2013 at 01:42

    se insegni ad un uomo a pescare, lo salverai dalla fame, ma perderai il sui voto. (cit)

     
    • Stefano Nobile

      11 ottobre 2013 at 17:41

      bellissima!

       
  3. Stefano Nobile

    11 ottobre 2013 at 17:42

    Caro Liberty, ottimo post. Dimenticavo che posso twittare.

     
  4. pierino60

    17 ottobre 2013 at 21:50

    Mi spieghi come IN PRATICA pensi di privatizzare l’istruzione?
    Mi sembra la solita idea astratta senza nessuna possibilità REALE di essere messa in pratica.
    Anche perchè i successi all’estero di molti italiani mostrano come il problema non sia della scarsa qualità della scuola italiana, quanto dal fatto che i migliori se ne vanno e i coglioni restano qui.
    Io per lavoro ho a che fare con laureati inglesi tedeschi francesi e di altre nazioni, non mi sembra abbiano una preparazione molto migliore dei nostri.
    Se vuoi privatizzare la scuola devi trovare qualcuno che la compera, non si apre una scuola da un giorno all’altro, e come succede in qualsiasi attività produttiva i costi di avviamento sarebbero tali che per un bel po di anni il passaggio da una scuola pubblica ad una privata comporterebbe costi per le famiglie superiori agli attuali.
    Se però metti in vendita le scuole devono prendersi anche i dipendenti, anche perchè senza chi le farebbe funzionare?
    Poi potrai ristrutturarle e risanarle, ma pensare di avere risparmi immediati è molto ingenuo.
    Come sempre i castelli in aria sono belli, ma poi finiscono come le promesse di meno tasse per tutti di un noto imbonitore…

     
    • libertyfighter

      18 ottobre 2013 at 14:59

      Per privatizzare la scuola in pratica servono due cose: 1) l’abolizione del valore legale del titolo di studio. 2) Distruzione del programma ministeriale e apertura al mercato libero: homeschooling ammesso, telescuola ammessa, tutto ammesso.
      Il punto 1 è necessario altrimenti invece che una scuola, diventa un diplomificio.
      Il punto 2 viene da solo come qualunque processo di mercato,a patto certo che nello Stato esistano ancora i presupposti per scambiarsi volontariamente beni e servizi con profitto. Sull’esistenza di questo presupposto, non posso più giurarci e non è la ristrutturazione della scuola che la farà cambiare.

      Comunque, posto che ci siano i presupposti, non ci vuole il tempo che dici tu. E comunque potresti applicare una automatica graduale sparizione del settore pubblico chiudendo ogni classe al termine del proprio ciclo. Non ci sarebbe nulla di particolarmente traumatico. Puoi mettere in vendita comunque le scuole e, nel caso di acquisto (non scontato) ovviamente tutto passa in mano privata e decidono loro l’impostazione. Non venderai tutti gli edifici pubblici, e non farai riassumere personale, posto che è inevitabile che i privati tenderanno ad assumere gli insegnanti già di ruolo per i vantaggi che questo comporta (maggiore esperienza, conoscenza della classe, etc.) Quelli più scarsi e impreparati probabilmente non verranno riassunti. O forse si, forse il privato è in grado di assumere molte più persone per svolgere analogo servizio. Di solito il pubblico lamenta sempre deficienze di organico no? Vediamo il privato come sistema le cose. Nasceranno insegnanti autonomi che faranno lezioni in case private e istituti, che competeranno sul mercato libero. Sarebbe bello.

      Non devo ristrutturare né risanare nulla poi. Ci pensa il privato, o se ha altri edifici, posso sempre utilizzare le decadenti scuole pubbliche come rimessa per le autoblu.. Di sicuro ho vantaggi immediati: STOP a spese di manutenzione, progressivo e rapido licenziamento di insegnanti dal settore pubblico, dismissione di proprietà statali, diminuzione sprechi (proporzionale alle spese che stanno diminuendo), sicurezza che entro 1 ciclo (5 ANNI) la spesa pubblica per l’istruzione è AZZERATA —->balzo avanti della confidenza dei mercati, probabile rivalutazione del rischio italia in senso positivo, diminuzione dello spread

       
  5. Emanuele

    25 ottobre 2013 at 01:07

    Ciao Liberty ti seguo da “silenziosamente” da molto tempo ormai ma ora non posso esimermi dall’approvare tutto ciò che dici visto anche che si tratta di questioni che mi toccano nell’immediato…è chiarissimo a tutti ormai che spesso e volentieri i titoli di studio rilasciati dallo stato o comunque basati su programmi ministeriali non valgono la carta sulla quale sono scritti…il mondo produttivo reale, fatto di imprese che competono sul mercato, non ha certo bisogno degli “standard” di qualità farlocchi governativi per decidere se un giovane ha le capacità per essere impiegato in una particolare mansione, e infatti molte aziende si dotano di propri meccanismi di selezione all’ingresso per poter rendersi conto del vero valore potenziale professionale, pratico, gestionale, umano di una persona…valore che, so per certo, non potrebbe mai emergere in quei centri di indottrinamento che sono le università pubbliche, dove conta solo l’aderenza al “programma” e allo standard formativo prefissato, senza mai chiedersi se si sta facendo (nei modi e nei contenuti) quello che è utile per inserirsi correttamente nel mondo del lavoro…la rilevanza giuridica del titolo di studio serve solo a reprimere e inquadrare le personalità più creative e a difendere i privilegi di corporazioni professionali chiuse retaggi del medioevo…un saluto

     

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