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Bagnai, come l’arroganza maschera l’ignoranza

18 Feb

PRE SCRITTUM

Cari amici,  in questo momento sono assente da Facebook a causa della loro richiesta di UN DOCUMENTO DI IDENTITA’ che non mi sento in dovere di dar loro, a causa del fatto che vogliono per forza che io mi iscriva con nome e cognome veri su Facebook e non con lo pseudonimo con il quale avete tutti imparato a conoscermi.  I motivi per cui sono riluttante a lasciare nome e cognome su FB è che qualunque mitomane a cui non piace ciò che scrivo, non deve neppure ingegnarsi il cervello per scoprire dove abito. E questo non mi va, in questo Paese, con le mie opinioni politiche ed economiche. (Più che opinioni, fatti). Comunque, non c’è essere umano in FB a cui possa rivolgermi per risolvere il problema: esistono solo stupidi Form, che mi richiedono documento di identità per qualunque cosa voglia fare, perfino contattare l’amministrazione. Sto cercando di risolvere il problema.

FINE PRE SCRITTUM

Veniamo però al motivo per cui scrivo. Come sapete, reputo da tempo l’Italia ormai spacciata, senza alcuna speranza di ripresa e con la popolazione non politica condannata a divenire sempre più povera e incapiente. A cosa porterà questo? Sarà rivoluzione con sostituzione di un dispotismo con un altro, e spargimento cruento e veloce di molto sangue, o sarà un inesorabile declino, con la popolazione che si adatta vieppiù a non curarsi, mangiare male e poco, morire di stenti e di disorganizzazione? O verremo conquistati da qualche popolo estero? Ci sarà una deflagrazione mondiale?? Non so rispondere a tutto ciò, non so a cosa porterà. L’unica cosa che so per certo, è che l’Italia si sfracellerà sempre più senza nessuna speranza di invertire la tendenza.

Una volta raggiunta contezza di questa certezza, è chiaro che si comincia a ritenere perfettamente inutile perdere tempo a tenere un blog che spiega cose agli italiani, perché essi non hanno speranza e quindi tutto il lavoro speso finisce in entropia.

In questo quadro, ovviamente, affinché io scriva un post, diventa necessario uno stimolo di diverso tipo. Non la volontà di salvare qualcuno, ma il sano desiderio di irridere, perculare, idee sbagliate e idiote, ancor più se i tipi che le professano sono boriosi e sulla cresta dell’onda.

E’ il caso di tal Prof. Bagnai, da poco comparso nel luogo dove meno me lo sarei aspettato nel panorama pur scarso del giornalismo italiota. Su “Il Giornale”, testata che ho più volte avuto modo di elogiare per gli articoli di stampo “liberale-libertario” (diciamo semplicemente “corretti”) apparsi nel tempo e per la presenza di Nicola Porro, ottimo portavoce (magari un pò meno “estremo”) di tali idee.

E invece, forse come favore per farlo arrivare a pensione, forse per preparargli una carriera politica, forse per clamoroso abbaglio dei preposti alle assunzioni, forse semplicemente perché è “di moda” e fa visitatori, eccolo comparire con un blog, direttamente su “Il Giornale”.

Dunque, una delle caratteristiche migliori, a mio modo di vedere, della serie di blog presenti su “Il Giornale”, è la presenza di alcuni commentatori veramente preparati che spiegano dettagliatamente i meccanismi economici, soprattutto senza andare fuori dalle righe o darsi all’offesa gratuita.

E’ il caso di Fabrizio De Paoli,  persona che conosco solo per ciò che scrive, ma le cui dissertazioni e i cui pensieri ho sempre trovato arguti e precisi, forse perché spessissimo combaciano con i miei.

Questa gente è abituata a discutere ed esporre le proprie idee su tali blog, e generalmente questo avviene senza alcun problema. Lo stesso blog di Nicola Porro, viene commentato da comunisti, liberali, imprenditori e operai, gente che di economia non capisce nulla oppure Fabrizi de Paoli.

Stranamente non è il caso del mitico blog del mitico prof. Bagnai, il quale, forte delle sue teorie economiche da barzelletta non accetta che le persone conoscano teorie economiche diverse.

Ora è chiaro che chi studia economia (come me, come De Paoli, e pure come Bagnai, anche se lui ha scelto la teoria errata) è convinto di essere nel giusto e che gli altri sbaglino, resta il fatto che in qualunque ambito scientifico la discussione sulle teorie va provata con fatti, e non per ipse dixit. Quindi quando De Paoli fa osservazioni, sarebbe d’uopo rispondergli, e se si è forti di una teoria esatta, ridicolizzarlo sulle lacune logiche della sua esposizione per dimostrargli che la sua teoria è errata.

Vediamo cosa fa invece il sor Bagnai.

Il post che pubblica sul suo blog, è questo:

Il commento di De Paoli, che guarda un pò rispecchia il mio, fa notare che il fatto che la disuguaglianza sia cresciuta a dismisura a partire dagli anni settanta, non è causa di una non meglio identificata catastrofe planetaria, ma semplicemente dall’abbandono di una moneta merce in virtù della politica “me la stampo a cazzo di cane” intrapresa da lì in poi. Vale la pena riportare il commento di De Paoli, perché si evince la correttezza e l’educazione con la quale scrive il commento:

Molto più banalmente cosa è successo negli anni 70 da fare aumentare l’ingiustizia (e relativa diseguaglianza)?
MORTE DELLA MONETA PER DECRETO!
Infatti nel 71 viene abolito il gold-standard.
Tutto quadra: la produttività aumenta non certo perché improvvisamente gli operai iniziano a lavorare di più, ma perché la tecnologia prosegue il suo naturale corso ulteriormente stimolata dalla disponibilità di questi nuovi soldi “piovuti dal cielo” che, come sappiamo, non piovono uniformemente come Friedman auspicava, ma si fermano nelle immediate vicinanze di chi li stampa
Nel contempo essendoci in giro più soldi, gli stipendi perdono potere d’acquisto per via della svalutazione e le due curve del grafico si separano.
Se quindi uno vuol chiedersi perché la produttività, da un’ascesa costante subisce un’accelerazione anomala e parallelamente gli stipendi perdono potere, la risposta più ovvia sta nella moneta.
Dal mio punto di vista si allarga la forbice tra chi diventa ricco grazie al potere politico, e che quindi riesce ad accedere più facilmente ai “nuovi soldi”, ed il vero capitalista o dipendente meritevole che invece crede ancora nell’impresa, nel lavoro, nel prodotto e nel merito.
“Tecnicamente il secondo grafico grida vendetta nel cospetto di Dio. ”
Quel grafico è conseguenza di una cosa ben più grave che grida vendetta: il costante degrado monetario peggiorato vergognosamente dal 71 in poi.
“qualsiasi testo di economia vi dirà che la giusta mercede di un fattore produttivo è commisurata alla sua produttività ”
Davvero?
Cioè se ho capito bene, se io lavorassi in una fabbrica che produce secchielli bucati e se producessi giornalmente il doppio dei secchielli rispetto ai miei colleghi operai avrei diritto al doppio dello stipendio?
E i soldi da dove arrivano?
Dalla vendita dei secchielli ovviamente, cioè dal mercato, che immagino farà a botte per accaparrarsi un secchiello bucato. …qualcosa non mi torna.
“se i lavoratori producono sempre di più, ma guadagnano lo stesso, evidentemente per potersi permettere di acquistare quello che producono dovranno acquistare a credito (cioè fare debiti).”
Oppure acquistare solo il necessario, forse significa che si sta producendo il superfluo. Anche perché il problema si ripresenterà ancora più grave quando l’operaio andrà a ripagare i debiti, in quel momento non potrà di sicuro più comprare ciò che produce e l’azienda chiuderà.
“Guarda caso, l’aumento della disuguaglianza coincide col decollo dei debiti ”
E guarda caso il decollo dei debiti coincide con la stampa di più moneta…
Un saluto .

Chiunque abbia tratto le giuste conseguenze dalla teoria marginalista del valore, si troverebbe perfettamente d’accordo con questa interpretazione dei dati storici. Ma più ancora che la correttezza delle affermazioni, si può notare la completezza espositiva, l’argomentazione del testo e l’educazione nel contrapporre le proprie teorie.

Ed ecco la risposta del Bagnaino di Capocotta.

@goldstandardisti, mmtari, auritiani, and so far, so forth

Cominciamo con un accomunamento che non ha alcun senso. Chi vuole il gold standard con gli auritiani o i fautori della magic money economy. Di più diverso c’è poco nel panorama. Però qui è chiaro lo scopo, accomunare tutti in un unico insieme da disprezzare. Se avesse potuto avrebbe inserito all’interno pure chi crede alle scie chimiche.

Capisco che la moneta è un grande mistero, e che siccome ci si comprano le cose, uno normalmente e giustamente sia interessato ad approfondirlo. Moneta è ciò in cui esprimi e prezzi e ciò che accetti in pagamento (e speri possa essere accettato anche in futuro). Punto. Se è d’oro, di latta, o una conchiglia, questo non cambia nulla, il che, se ci pensate, implica che ogni moneta sia “fiat”, come si dice oggi.

La moneta è un grande mistero. Forse per gli auritiani o i mmtaristi, non certo per gli austriaci. Abbiamo scritto “noi” la teoria del valore dalla quale il Bagnino deriva le sue idee errate e siamo gli unici ad aver fornito una seria teoria del Capitale. Per non parlare degli studi di Mises.

Dopodiché definizione più o meno corretta di moneta, ma molto generale, infine finto sillogismo a validare l’invalidabile. “Se è d’oro, di latta, una conchiglia, questo non cambia nulla”. Cazzata. Estrema Cazzata, Ciclopica Cazzata. Ma sparata lì come evidente conseguenza della definizione di moneta.

Sappiamo che non è così. “Speri che possa essere accettata in futuro” o “accetti in pagamento” non implica che tutte le merci sono uguali. E non implica che tutte queste merci valgano altrettanto nello scambio con merci che “non sono moneta”. Potremmo fare una marea di esempi di situazioni in cui “una merce qualsiasi” non viene accettata. In generale la moneta assolve la sua funzione se e solo se è facilmente partizionabile (una mucca come moneta non è proprio efficiente), se è facilmente scambiabile e se si deteriora poco. E’ inutile che mi faccia pagare in due tonnellate di pesce se poi una tonnellata e tre quarti le devo buttare perché marce. La moneta ha il sano compito di fungere da RISERVA DI VALORE. Se gli antichi hanno scelto l’oro e non le sardine, il motivo è questo. Non è equivalente. Come non è equivalente usare la carta moneta o l’oro. Siamo d’accordo che qualunque bene sulla terra è inflazionabile (oddio ho i miei dubbi sul bitcoin), ma un conto è scavare un nuovo filone d’oro, un conto è premere un pulsante e stamparsi la metà dei soldi del vecchio continente in due ore. Puoi usare la carta come moneta? Si. Però se puoi stamparla a piacimento, il suo valore diventa quello della carta comune. Perché il commercio è uno scambio. E qualunque bene io scambi col tuo denaro, è un bene reale, che è costato risorse finite per essere prodotto e che è esso stesso una risorsa. Qualcuno il pollo lo produce. Qualcun altro i soldi non li produce, se li stampa. Allora poi accade che una parte della popolazione non produce ma ottiene prodotti. E questo destabilizza, e crea disuguaglianza tra chi produce e chi ottiene prodotti in virtù della distribuzione della moneta stampata.

La prova di questa mia affermazione anticonvenzionale è che la crisi del 1929 (come mostro nel libro) seguì esattamente le stesse dinamiche di quella odierna, e allora vigeva il gold standard (che era basato sull’oro, anche se in pratica non era un regime di cambi fissi, come vi ho ricordato in un post precedente).

La prova della sua affermazione è nel suo libro (adesso lo compro, dopo che ho comprato quello di Tavecchio), però la spiegazione della crisi del 1929 data da Rothbard è vagamente diversa. E dovendo scegliere tra Rothbard e Bagnino, sinceramente non ho molti dubbi.

L’argomento di De Paoli è quindi la versione monetaria di questo noto argomento.

Ohh. Qua finalmente un link che mi spiegherà in dettaglio gli errori commessi da De Paoli. Finalmente, il padrone di casa risponde punto per punto. Andiamo a vedere.

No gnente. Sò Arbano e Rommina che cantano “Nostalgia Canaglia”. Che fine umorista, il nostro.

Più in generale, nel quadro della mia libertà di non interessarmi di cose che non mi interessano, segnalo che non mi interessano riflessioni più o meno professionali su cosa sia la moneta.

Qui il bagnino viene colto da improvvisa sincerità e afferma candidamente di non sapere affatto cosa sia la moneta. Questa cosa, ho notato essere la normalità in larga parte di quella gente che vota PD, con cui ho discusso animatamente più volte ed ho ottenuto le seguenti risposte:

  1. Non mi importa di cosa sia il valore, ma se l’America inflaziona e contemporaneamente esce dalla recessione vuol dire che è un bene. (Non mi importa di cosa sia un ovulo, ma se la cicogna è passata mentre Gino nasceva, Gino l’ha portato la cicogna)
  2. Il principio di causa effetto non vale mica sempre ci sono effetti senza cause alle volte (!!!!!!!!!)

Rimane però da apprezzare l’onestà dimostrata nell’ammettere di non sapere cosa sia la moneta. Respect Bagnai.

A me interessa chi la gestisce e come. Quello che vale per l’oro vale anche per il piombo, del resto. A me non interessa molto sapere com’è fatta una cartuccia. A me interessa sapere chi tira il grilletto, e soprattutto da quale parte sto guardando la canna del fucile.

Peccato che per sapere a che serve il fucile devi sapere cosa è un fucile, cosa sia un grilletto e da che parte spari. Altrimenti come fai a sapere da che parte devi stare rispetto al fucile?? Non si sa.

Accade però che qualcun altro nel blog faccia i complimenti per i post di De Paoli. Gli piacciono. Il bagnino rosica come un castoro e con il candore di meretrice portuale se ne esce con questo brillante esempio di sfigato figlio di papà che ha portato il pallone e quindi deve giocare centravanti anche se è scarso pure come raccattapalle.

@De Paoli e Da Lama

(Da Lama è colui che ha fatto il grande affronto di complimentarsi con De Paoli)

Carissimi, la gente non viene qui a leggere le vostre lenzuolate di luoghi comuni.

Lenzuolate di luoghi comuni???? Così, buttato lì, ovviamente senza giustificazione. Sò i soliti luoghi comuni non c’è più la mezza stagione, si stava meglio quando si stava peggio, e “la leva monetaria e la moneta fiat sono strumenti di potere immenso che avvantaggiano in maniera evidente coloro che hanno il potere di usarla”. Si sentono spesso al bar, soprattutto quest’ultima poi.

Non c’è pomeriggio tra una tazza di vino e gazosa e un pacchetto di chipster, che non si senta.

Io credo nell’individuo e nella libertà, voi credete nel parassitismo.

Adesso da dei socialisti ai libertari. Però tranquilli, ora spiega.

Se voi credeste nell’individuo, aprireste il vostro blog. Questo è il mio blog, che non è dedicato ad accogliere sproloqui off-topic, basati su affermazioni apodittiche e su esempi sinceramente sconcertanti per naiveté e qualunquismo.

Ah ecco. Come al solito non c’entra un cazzo col topic. Lui è liberale mica perché difende la moneta fiat e noi fautori del parassitismo perché difendiamo il gold standard o il free banking…  No, lui è liberale perché sul suo blog è LIBERO di sbattere fuori chi non la pensa come lui, noi PARASSITI perché si commenta il suo blog, invece di commentarne uno nostro.

Io rimango veramente estasiato da certe cadute di stile che in posti un pò meno raffinati e di classe chiamerebbero “mastodontiche figure di merda”.

Ha rosicato talmente tanto, ma talmente tanto, che ha deciso che un liberale che si rispetti si deve contornare di gente che sia d’accordo incondizionatamente con lui pure quando dice minchiate. Se non sei d’accordo con lui, puoi al limite andare a casa tua a raccontarlo a tua moglie.

Segue generico disprezzo per la totalità delle affermazioni (non una in particolare, non un esempio circostanziato) perché “apodittiche” o farcite da esempi naif e qualunquisti. Ora uno si aspetta che bastino trenta secondi per smontare una critica basata su un esempio naif e qualunquista. Tali esempi non sono ovviamente utili in una discussione se vengono smontati in 30 secondi. Ma se invece la tua teoria viene messa in discussione PERFINO da esempi naif e qualunquisti, pensa un pò che potrebbe accadere con un esempio intelligente e circostanziato.

Io ho cercato di dirvelo in tutti i modi possibili, ma non avete voluto capirlo. Quindi non ho nessuna difficoltà a dirvi apertis verbis che per quel che mi riguarda da oggi siete “persona non grata”. Chiederò (lo prometto) ad Andrea Pontini di farvi aprire un blog. Ma qui sinceramente avete chiuso.

Caro Bagnai, io ce l’ho un blog. E’ qui, in disuso da un pò, ma non si preoccupi che lo riattiviamo se vuole. Venga pure, qua si argomenta e si controbatte. E non si caccia nessuno, specie se bisognoso di ripetizioni di economia. Aggiungo pure che se vuole De Paoli può venire e postare qui da me, ogni volta che vuole, può scrivere direttamente i post.

Il contraddittorio fra un tolemaico e un copernicano al giorno d’oggi può interessare un aborigeno del Papua Nuova Guinea, culturalmente diverso da noi, o un programmista televisivo. A me non interessa.

Bene. Posso quasi essere d’accordo col bagnino di Capocotta. Resta da stabilire chi sia il tolemaico e chi il copernicano. Bagnai, solo perché la sua teoria va di moda “dopo” è certo che lui sia il copernicano. D’altra parte però non è che siccome una teoria è più nuova della precedente è sicuramente più giusta. Chissà quanti minchioni post Tolomeo hanno ipotizzato teorie errate prima che Copernico arrivasse con quella giusta. D’altra parte la teoria Auritiana è ancor più nuova di quella del Bagnai… Dovessi pensare che basta essere nati dopo….

Se facciamo una analisi comparata delle quattro teorie in oggetto, scopriamo però delle interessanti similitudini.

La teoria copernicana permetteva di avere delle orbite ellittiche, nella teoria tolemaica i pianeti compivano evoluzioni varie e ogni tanto veniva introdotto un nuovo “epiciclo” che faceva cambiare direzione al pianeta per giustificare le traiettorie che si vedevano.

La teoria Austriaca dice che se uno si stampa moneta fa un danno alla società, sempre e comunque. La teoria NeoKeynesianBagnanesca  (non mi interessa sapere perfettamente il nome che dà alla sua teoria economica) è che stampare moneta è male se lo fa un privato cittadino (un falsario), se lo fanno mille privati cittadini (mille falsari), ma diventa un bene se lo fa un direttore di una banca centrale. In qualsiasi misura un falsario o mille falsari si stampino moneta è sempre un male. Se lo fa il direttore della banca centrale, fino ad una modica quantità circa dieci, quindicimila volte quella che i mille falsari avrebbero prodotto nello stesso periodo, è un bene. Dopo questa modica quantità si ha improvvisamente una inversione della derivata. E comincia ad essere dannosa.

Quale delle due spiegazioni è più contorta e poco credibile? Quale rassomiglia di più alla teoria tolemaica?

Altra similitudine: La teoria tolemaica era ampiamente accettata e difesa dall’establishment, dal gruppo di potere dominante, questo per propri interessi personali. Il dominio della Chiesa aveva interesse alla centralità della Terra nell’universo, perché rafforzava l’idea di Dio che crea il “Creato” con al centro l’uomo. L’idea di una terra che ruota attorno ad una stella di media grandezza in una zona periferica di una qualunque galassia in miliardi di galassie è molto meno appetibile. Per tale motivo la teoria copernicana invece era invisa a tutti i professori cattolici di scienza astronomica, nonché ai vertici cattolici della politica.

La teoria “fiat money” è ampiamente accettata e difesa dal gruppo di potere dominante. Questo per propri interessi personali: chi ha il potere di stampare denaro e distribuirlo agli altri a seconda delle proprie convenienze, vive bene. I suoi figli vivono bene. I suoi nipoti vivono bene. L’idea che nessuno si possa stampare moneta invece di lavorare è molto meno appetibile. Per loro e per i primi recettori di moneta stampata, i politici. Per tale motivo invece la teoria Austriaca è invisa.

A me va bene pure che non si discuta più di tolomeo. Ma affinché questo accada, mi sa che è Bagnai che deve smetterla di parlare di epicicli.

Se dovesse interessare i lettori di questo blog, saranno delusi. C’è tanto da discutere anche fra copernicani. Le orbite sono circolari o ellittiche?

Non c’è da discutere. Le orbite sono ellittiche.

Il sistema solare è eliocentrico in senso stretto, oppure il Sole occupa uno dei fuochi dell’ellisse?

Il Sole occupa uno dei fuochi. Neppure qui c’è da discutere.

Quale legge governa la velocità di rotazione dei pianeti? Ecc.

Qui c’è pure qualche spazio di discussione.

Ma né la Terra, né dei simpatici buontemponi che rimpiangono la moneta merce sono il centro dell’Universo.

Noi non si vuole stare al centro dell’Universo, ricordati che Tolomeo sei tu. A noi non frega affatto che a te piaccia il fiat money. Lo vuoi fare? Fallo, ma togli il corso forzoso, così noi poveri derelitti di Papua Nuova Guinea siamo liberi di farci pagare in collanine di perle invece del tuo bellissimo et cazzutissimo mezzo di scambio

Di questo sono abbastanza certo.

Si è chiaro, era su cosa sia la moneta che avevi dubbi e non ti interessava giusto???

Three strikes you’re out: è una legge che si applica in un paese che a voi sicuramente piace.

Chissà se vi piace anche esserne vittime!…

A dire il vero non mi fa né caldo né freddo, salvo la rabbia per la mancanza di rispetto verso persone educate, ma perdere il privilegio di scrivere sul suo blog…

Riguardo al “paese che sicuramente ci piace”. NO l’America non ci piace granché ora. Troppo Socialista. Troppo lontana dai valori che un tempo rappresentava.

dd

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23 commenti

Pubblicato da su 18 febbraio 2015 in Uncategorized

 

23 risposte a “Bagnai, come l’arroganza maschera l’ignoranza

  1. Luca

    18 febbraio 2015 at 11:50

    Bentornato, condivido su facebook, non lo leggeranno in molti, visto l’argomento specioso, ma credo sia importante pubblicizzare l’arroganza di certa gentaglia. Sminuire il prossimo, a quanto pare un prossimo persino più preparato e meno ideologizzato fa, evidentemente, sentire protetti. Non capiscono, proprio non vogliono intendere, che il peso e la stima dei loro argomenti subisce un drastico calo, per i curiosi e per i non schierati.

     
  2. giostark

    18 febbraio 2015 at 14:37

    Eccolo, “sembri essere in ottima forma” 🙂
    C’e’ voluto un attimo a leggere l’articolo di Bagnai, tutti i commenti e tutti i links nei commenti e per finire il tuo.
    I miei sfoghi personali servirebbero solo a far sapere alla gente chi io sia mentre i tuoi sfoghi personali “credo” possano aiutare la gente a capire cosa ci succede attorno.
    Ripetitivo ma rigorosamente vero :

    “Ecco quando apprezzo lo stare davanti al pc…”

    ps:
    Capisco il senso di perdizione e devastazione logistica che percepisci per il nostro paese. Ma per qualcuno , seppur perduto, qualche valida lettura puo’ essere, senza esagerare, almeno una buona risorsa “topografica” per orientarsi. Sto cercando di derubarti del tuo tempo libero? Forse.
    L’unico limite affinche’ questa risorsa possa esser tale, credo sia la necessita’ di un minimo di conoscenza di Elementi di Logica e di cosa siano le Fallacie. Strumenti essenziali per discernere dalle altrui produzioni.
    Lavoro in quello che resta della pub-BL-ica d’Istruzione’. Osservo e verifico il livello medio della gente che mi circonda. Ipotizzo su come si e’ arrivati ad ottenere tutto questo. Spero in un “catastrofico cataclisma selettivo” chiamato “coscienza”.
    Penso e ripenso a come certi soggetti possano esistere , sussistere, e perino scrivere.
    Indaghero’ sul perche’ Bagnai mi sia suonato come Alberto Angela e la teoria dell’imbuto. Nozioni messe li, inferenze messe la, conclusioni messe ad minchiam.
    E nonostante numerose ricerche scientifiche verificabili proclamino che un individuo cresciuto in modo “buono” diventi un “uomo buono” (queste ricerche riguardano in vero l’aggressivita’ e i suoi derivati) a queste sembra sfuggire che l’uomo non e’ un essere che “nasce” a fin di “bene”. Ma che peccato.
    Da qui il guazzabuglio di inarrestabile lerciume che tenta di essere arginato , da pochi.
    Pare che evolversi e sopravvivere sia persin piu’ duro.
    Non esprimo giudizio sui “social” ma ovunque posso , chiaramente spammo alla grande.

     
  3. libertyfighter

    18 febbraio 2015 at 18:18

    Grazie mille ragazzi! Apprezzo molto pure lo spam su Facebook, perché io non posso farlo per il momento, quindi veramente mi date un grande aiuto, oltre a comunicare ai miei contatti il motivo della mia improvvisa sparizione.

     
  4. Zoe

    18 febbraio 2015 at 19:18

    Bentornato, sentivo un pò la mancanza di voci fuori dal coro. Recentemente ne ho trovata forse un’altra e con un simil pensiero anche su Bagnai: http://www.truccofinanza.it/economy/professor-narcisista-paranoico/
    Invece che ne è stato dello spostare i conti altrove?

     
  5. neurino

    18 febbraio 2015 at 20:14

    sono uno dei tanti espulsi e bannati dai blog che l’emerito Prof. Bagnai gestisce alla faccia della democrazia tanto proclamata e tanto reclamizzata, ma che poi di “demos” non esiste l’ombra se non i suoi proseliti addestrati, coperti e allineati, come tanti soldatini e di “cratos” beh!! qui lui è il principe, il re indiscusso, eletto mister “CRATOS 2015”, per il suo egocentrismo patologico.
    A parte gli elogi al Professore emerito non mi trovi in sintonia con la teoria della moneta, perchè in genere si perde la memoria andando così lontano nel tempo.

    Cosa e’ successo in questi ultimi 40 anni nel mondo?

    Cosa ha prodotto làaumento di produttivita’ del lavoro?
    Come misuriamo la ricchezza reale degli individui al fine di ottenere dati omogenei per un loro obiettivo confronto?
    Possiamo affermare con certezza che la tecnologia ha amplificato l’aumento della produtt., l’avvento de PC, i nuovi processi produttivi automatizzati, ma soprattutto alcune variabili socio politiche che hanno cambiato il mondo e che continuano a cambiarlo. Fine anni 80, la russia si converte, avvento del PC, prime aperture della Cina al mercato mondiale.
    Primi anni 90′ globalizzazione, si aprono nuove frontiere e nuovi mercati per circa 3 miliardi di nuovi consumatori, la competitivita’ si sposta non piu’ sui processi produttivi ma sul costo del lavoro offerta illimitata che sposta le produzioni delocalizzandole, il mercato dei beni si arricchisce di altri 3 miliardi di persone, russia, india, cina,brasile,messico,corea,indonesia ect.
    La produttivita’ segue il lavoro a basso costo ed ad offerta illimitata e non piu’ come prima dove la produttivita’ seguiva l’alta specializzazione del lavoro.

    Questi fattori socio politici ed economici, uniti a fattori tecnologici, possono essere le cause dell’aumento della produttivita’ a scapito di un salario agganciato solo a dinamiche inflazionistiche se e dove ??
    Aggiungo, la globalizzazione ha creato una componente non da poco importante, la circolarita’ dei capitali finanziari e con esso, la influenza del ciclo finanziario su quello economico.
    Ingegneria finanziaria ha portato a rendere piu’ remunerativo il capitale finanziario, grazie ai vari strumenti a leva che hanno per anni creato ricchezza dal nulla, e dove la stessa ricchezza non ha dovuto essere impegnata a remunerare i fattori produttivi, quindi chi possedeva capitale finanziario godeva di una posizione di rendita in quanto remunerava i capitali a tassi altissimi, e socializzava le perdite durante le crisi.

    Ultima domanda, come possiamo individuare un metro per valutare la ricchezza degli individui??
    Nelle mie conoscenze, e spero di aver supporto diverso in questo, statisticamente la ricchezza reale e’ un valido indicatore, dove per ricchezza netta si intende la sommatoria delle attivita’ reali + attivita’ finanziarie – passivita’ finanziarie.
    Se questo metro di misura e’ giusto e misura il grado di benessere di un individuo, come puo’ la ricchezza netta essere raddoppiata negli ultimi venti anni ?? Secondo la sua giustissima tesi sarebbe dovuta diminuire ma io avro’ sbagliato dati visto che nel ’95 la ricchezza netta in Italia era di 4.183,5 miliardi di euro, e nel 2013 e’ 8.728,5 miliardi di euro ( fonte Banca d’Italia) ??

    Dove sto sbagliando.??

     
  6. libertyfighter

    18 febbraio 2015 at 23:16

    Ciao, belle domande cercherò di risponderti con precisione. Le dinamiche che tu citi, hanno sicuramente contribuito anche loro a cambiare le carte in tavola. Il mercato in primo luogo è dinamico. Non esiste un mercato statico e quindi le cose cambiano. L’avvento di nuovi competitor nel mercato della produzione e del lavoro ha sicuramente influito, ma questo non toglie nulla agli effetti che l’immissione di enormi masse monetarie fittizie (tra fiat money, debito pubblico e leva finanziaria hanno sui mercati.
    D’altra parte gli eventi che citi sono tutti seguenti e non di poco, gli anni settanta. La Russia si converte nell’ 89. La globalizzazione degli anni 90…
    I PC.. pure l’avvento dei PC è molto successivo agli anni 70. Ma comunque in generale il fenomeno descritto da De Paoli è presente e reale ed investe una grandissima quantità di moneta, in relazione alle economie di un solo paese, figuriamoci a livello globale.

    La stampa di moneta, l’aumento della massa monetaria non può far altro che impoverire la massa e aumentare il reddito delle elites che accedono a quella massa monetaria senza aver corrisposto i beni e i prodotti necessari agli altri per accedervi.
    Questo non toglie validità agli altri fattori che in qualche modo possono pure aver influito. E’ ovvio che se in Italia una serie di costi artificiali imposti sul lavoro (tassazione alta, contributi obbligatori in monopolio, salario minimo) rendono il lavoro non produttivo, la produzione si sposta altrove. E’ una legge di natura. Ed è ovvio che la tua economia ne soffra.
    Però mentre la globalizzazione provoca miglioramenti produttivi, abbassamento di costi, aumento della concorrenza e quindi prodotti più a buon mercato per tutti e secondariamente può, in presenza di artificiali barriere che limitino la riallocazione del capitale, provocare un abbassamento dei salari , nel caso della moneta stampata, il primo effetto, direi l’unico che valga la pena di considerare è proprio quello di abbattere i redditi del ceto medio a beneficio delle elites.
    Può in determinate circostanze generare come “side effect” una bolla economica in qualche settore particolare e tende a favorire le esportazioni a discapito delle importazioni.
    Ma il principale effetto è proprio la concentrazione di potere di acquisto. L’aumento della disuguaglianza del sor bagnai.

    Invertiamo il ragionamento. Tu come faresti se volessi concentrare ricchezza in mano di pochi scelti, rastrellandola dalla massa?
    Una buona idea sarebbe prendere soldi da tutti quelli che ce l’hanno, tramite una “tassa” sulla moneta e poi utilizzare quei soldi per finanziare chi di dovere. Ora, qualunque tassazione ottiene lo stesso effetto, ma ha bisogno di essere attuata e comporta grosse spese di raccolta. Sarebbe ideale se questa tassa si “raccogliesse da sola”. Tutto questo lo si ottiene con una pratica ben conosciuta dai tempi degli antichi egizi. Si “annacqua la moneta”. Prima si estraeva parte dell’oro di una moneta e la si riconiava con qualche materiale meno nobile in mezzo. Adesso non ce n’è bisogno perché la moneta è solo un pezzo di carta e tale tassa è esattamente a costo zero.

    “Ultima domanda, come possiamo individuare un metro per valutare la ricchezza degli individui??”

    Dunque, dipende cosa ci vuoi fare.
    La teoria del valore ci spiega che il valore è soggettivo. Quindi in principio non puoi affatto trovare un metro per valutare la ricchezza degli individui. L’unica misura di valore che puoi ottenere è sapere a quanto è stato scambiato un bene in un dato momento da un dato tizio. Ma questa misura è sbagliata sicuramente, e non di poco, se applicata ad un tizio diverso. La valutazione dei beni dipende dall’utilità che essi hanno nella scala di fini personali che ogni persona ha. Senza contare che il valore dato ad un bene da una persona, può variare per lui in lassi di tempo brevissimi e non essere più la stessa dopo pochi giorni.

    L’ ordinamento valoriale poi è ordinale e non cardinale e uno scambio di beni è comunque uno scambio di beni, anche se intermediato tramite moneta.

    Questo significa che l’unico modo per valutare un bene in un istante, per un singolo individuo e sapere con certezza qual è il prezzo minimo per il quale se ne disferebbe.
    Ad esempio, se io son disposto a disfarmi per un minimo di 300 euro del mio cellulare significa che il valore di quel cellulare per me, in questo momento e solo in questo momento è INFERIORE a 300 Euro e SUPERIORE a 299, perché a 299 non lo vendo.
    A voler essere precisi, non è mai uguale ad un qualcosa, neppure espresso in moneta, ma sempre un qualcosa di intermedio tra la massima offerta rifiutata e la minima accettata.
    Dopodomani però, cambiate le condizioni al contorno, potrei essere disposto ad accettarne 250 e allora dopodomani il valore del cellulare per me sarà minore di 250 euro e maggiore di 249.

    A voler essere ancora più pignoli, lo scambio deve avvenire e non essere soltanto un wishful thinking. Finché affermo di voler comprare azioni Microsoft a 1000 euro l’una, non significa che per me abbiano un valore superiore a 1000 euro FINO A CHE NON LE COMPRO SUL SERIO.

    Il sistema che si usa per interpretare i giudizi di valore delle persone, è possibile solo in un mercato libero ed è il sistema dei prezzi di mercato. E’ una buona indicazione perché ha determinate caratteristiche: prima di tutto si basa su scambi LIBERAMENTE avvenuti e quindi è in qualche modo collegato alla stima valoriale di cui abbiam parlato poch’anzi.
    In secondo luogo è retroazionato capillarmente. Profitti e perdite forzano il sistema ad inseguire ciò che ha più valore per i cittadini e i prezzi quindi danno una indicazione abbastanza approssimata della MEDIA temporale del valore di un oggetto per la MEDIA dei cittadini.
    Questo è sempre meno vero man mano che le varie componenti di domanda ed offerta si allontanano dalla condizione di libertà. Se lo stato versa 10 milioni al mese ad una azienda che fa secchielli bucati (esempio di prima), questa può contabilizzare profitti enormi, e contemporaneamente avere un magazzino pieno di secchielli bucati e aumentare quindi contemporaneamente lo stato patrimoniale. Se poi lo stato si offre di comprare i secchielli a 150 euro l’uno, l’azienda prenderà un sacco di soldi e i secchielli bucati saranno valutati 150 euro.
    Ma non c’entra più nulla con il valore, perché nessun proprietario di moneta ha liberamente deciso di comprare un secchiello a 150 euro, e per la verità neppure ha voluto mai investire 10 milioni al mese nell’azienda di secchielli bucati.
    Se cade la libertà cade la verosimiglianza col valore. Se cade la retroazione (socializzazione delle perdite) idem. Il sistema di prezzi non assomiglia più alla volontà dei consumatori e questo crea problemi perché gli imprenditori ragionano con un sistema di prezzi modificato artificialmente da ciò che la gente vorrebbe.
    Tornando all’esempio di prima il prezzo del secchiello a 150 euro potrebbe far venire il legittimo sospetto ad alcuni imprenditori di poter far meglio e poter offrire lo stesso prodotto alla modica cifra di 100 euro.
    Investe quindi svariati milioni di euro in una fabbrica all’avanguardia e si presenta sul mercato col secchiello bucato addirittura a 50 euro.
    Ma i fantomatici compratori del secchiello a 150 euro in realtà non c’erano. O meglio ce n’è uno solo, lo Stato e li compra a 150 perché quella fabbrica è del cognato del presidente.

    Ora, l’esempio magari è un pò naif, ma puoi replicarlo per qualsiasi bene non sia scambiato in libertà e solo in libertà.

    In questa situazione è assurdo ottenere una vera e propria misura della ricchezza per un solo ente, figuriamoci poi che utilità abbia fare una media del tutto estesa a tutta la popolazione.
    Prima di tutto, un aumento della disuguaglianza può benissimo conciliarsi con un aumento della media nazionale della “ricchezza”. Se l’aumento della produttività permette a tutti di produrre 4 volte rispetto a prima e di questi 4, 3 sono intercettati dagli oligarchi che diventano sproporzionatamente ricchi, la media della ricchezza è aumentata di 4 volte e il divario pure.

    Un numero che ti dice se la condizione italiana in quanto a ricchezza sia migliore o peggiore di prima non puoi trovarlo. Non contiene le informazioni necessarie: come è distribuita la ricchezza? Inoltre sconta il fatto di essere misurata con un metro che si accorcia costantemente. Se il valore in monete di un bene X è raddoppiato, ma lo scambi con gli stessi beni di prima sei forse più ricco?

    Indicatori di questo tipo hanno veramente poco senso economico. D’altra parte la scuola austriaca spiega molto bene che non ha senso analizzare la storia economica attraverso grafici e numeretti. Guardare il fenotipo di una funzione a un triliardo di variabili, a coefficienti variabili e assolutamente non lineare non ha alcun senso se non si capiscono gli intimi meccanismi che portano gli uomini a compiere determinate decisioni.
    Tu puoi interpretare la storia con una teoria economica, ma non puoi affatto evincere una teoria economica dall’osservazione della storia. Puoi prevedere l’evoluzione di un sistema gassoso, di un sistema gravitazionale, particellare. Tutta roba che non AGISCE, ma si muove secondo leggi oggettive ed immutabili. L’uomo non è un elettrone, non è una pallina da tennis né una molecola di azoto. Se lanci un uovo contro un muro, quello si sfracella. Sempre e comunque. Se spingi un uomo contro un muro quello si può schiantare, ma può pure fermarsi in tempo e scartare, può girarsi e farti una faccia di schiaffi.

    L’uomo AGISCE. Voler trattare 6G di esseri PENSANTI e che AGISCONO ognuno per proprio sano e legittimo tornaconto personale (definendo soggettivamente priorità e valori ai propri beni), come un cumulo di molecole nell’aria, definendone una media, ed un comportamento medio non è una strategia realistica.
    Gli indicatori possono darti una idea di un qualcosa, se sai cosa cercare e sei forte di una teoria che ti spiega le relazioni che generano il fenotipo, ma non puoi affatto invertire la funzione e risalire alle relazioni interne a partire dal fenotipo osservato.

     
  7. Fabrizio de Paoli

    18 febbraio 2015 at 23:25

    Libertyfighter non so come ringraziarti.
    Sono rimasto molto contento che tu abbia dato seguito alla denuncia di Paolo da Lama e mia, come pure sono grato al dr. Porro che abbia pubblicato il mio post.
    A quanto pare la questione “bannati” riguarda molta più gente oltre a noi due, ed avendo toccato con mano le reazioni dell’ecomunista Bagnai, non mi sorprende.
    Non sto ora a perdere tempo parlando delle problematiche psicologiche e comportamentali del soggetto quando la cosa importante e grave è il fatto che hai rilevato tu: l’impossibilità di contraddire.
    È la differenza tra giocare pulito e giocare sporco, specialmente per chi dispone di una vetrina di quel genere per spacciare una melassa caramellata velenosissima.
    La cosa che più mi infastidisce è il suo modo subdolo di mentire, propone ricette evidentemente di stampo statalista e socialista vestendole con improbabili abiti liberali facendo capriole e giravolte impossibili.
    Anzi no, la cosa che più mi infastidisce è la falsità.

    Per chiudere l’argomento “ecomunista” vorrei approfittare del tuo blog per rispondere ad una certa Silvia, con la quale stavo conversando quando la censura rossa e intervenuta e che quindi nessuno ha mai letto, è un post un po’ lungo ma tocca temi a me cari, lo metto dopo magari.

    Un blog su Il Giornale sarebbe un bel colpaccio! E tu saresti la persona giusta per farlo funzionare, io e Paolo da Lama (se lui è d’accordo, ovviamente) potremmo scrivere pezzi sui vari argomenti e quando li reputiamo all’altezza li possiamo alternare ai tuoi.
    Lo chiameremo “il blog dei bannati” o “il girone dei bannati” o qualcosa del genere…, comunque un blog per integrare l’offerta di ragionamenti libertari.
    Al momento di autori validi ci sono, prima di tutti, il Prof. Carlo Lottieri, il dr, Porro e (con riserva) Giampaolo Rossi. Apro una parentesi: se i contenuti di Lottieri fossero scritti con lo stile di Rossi sarebbe il numero uno dei blog, tu però sei la sintesi perfetta: contenuti alla Lottieri anche se con declinazione economica e stile accattivante alla Rossi. Chiusa parentesi.

    Ma non esaltiamoci, un blog al Giornale potrebbe essere un miraggio perché al momento le lingue parlate hanno un leggero accento socialisteggiante…
    Vedremo.

    Che dire ancora…

    GRAZIE!

     
  8. Zoe

    18 febbraio 2015 at 23:44

    Perchè non cominciate a proporvi quì? http://www.italiasalva.it/

     
  9. Fabrizio de Paoli

    18 febbraio 2015 at 23:50

    Ecco la risposta al post di Silvia del 13 febbraio ore 01 31 su questo blog http://blog.ilgiornale.it/bagnai/2015/02/10/analisi-egoistica-della-disuguaglianza/ che non è mai arrivata.

    Silvia,
    “quali colpe avevano gli africani per essere deportati e schiavizzati, o gli Indiani, o i Maori?”
    Le stesse che abbiamo noi adesso.
    Forse la colpa principale è la pigrizia mentale: avere l’intelligenza e non aver voglia di usarla per selezionare le cose che funzionano da quelle che non funzionano, e nel trovare quelle che funzionano capire PERCHÉ funzionano, anziché darle per scontate.
    È il modo migliore per poi allenarsi a capire perché una cosa non funziona.
    Pigrizia nel non essere indipendenti e responsabili individualmente, è questo tipo di pigrizia che ci induce a cedere un potere individuale ad una istituzione.
    Quando l’istituzione ha troppo potere non rispetta più l’individuo e la sua proprietà, è assurdo ma siamo proprio noi ad autorizzarla a farlo
    L’istituzione può essere sia il capo tribù che vende i suoi fratelli all’uomo bianco, e sia lo stato che vende il lavoro, anche futuro, di una parte di suoi cittadini in cambio di soldi per mantenere l’altra parte di cittadini (quella parassitaria).
    Io non mi scandalizzo per due situazioni identiche tra loro, mi scandalizzo invece di fronte al fatto che la gente non si sia evoluta e non abbia ancora imparato a difendersi ed a nobilitarsi. Questa è la colpa.
    Vuoi difenderti?
    Non cedere potere, responsabilità e ricchezza all’istituzione, quale che sia, ma tienteli per te.
    Non vuoi difenderti?
    Adagiati, lasciati guidare e gestire la tua vita dal capo tribù o dallo stato, poi però non lamentarti, non illuderti di cercare giustizia e rispetto perché non li avrai.
    C’è di più: nel tuo consegarti all’istituzione, regalandogli lavoro, soldi ed obbedienza ti renderai complice del massacro degli Indiani e dei Maori, perché solo un’istituzione appoggiata da collettivisti può organizzare eserciti e farli funzionare, perché solo quel tipo di persone non hanno princìpi a cui rifarsi: se accetti e legittimi l’istituzione a derubare te e i tuoi concittadini non hai rispetto la proprietà, e se accetti e legittimi l’istituzione ad aggredire altri individui non hai rispetto per l’individuo.
    La responsabilità non è dell’istituzione, perché l’istituzione senza i tuoi soldi ed il potere che le conferisci nemmeno esisterebbe. La responsabilità è tua,
    La tua debolezza di spirito ti trasforma in collettivista, tanti collettivisti formano lo stato o l’impero, stato e impero si sentono in diritto di ignorare i princìpi e persino di uccidere, per esempio in “nome della democrazia”.
    Questo meccanismo super collaudato ti sembra forse cambiato dalla colonizzazione delle Americhe?
    A me no. E allora non venire a farmi la morale quando sei tu ad annacquare i princìpi in nome dello stato e quindi a sostenere questo sistema.
    E lascia stare il mercato, il LIBERO mercato è scambio volontario, qualsiasi scambio che non sia volontario è FURTO, il furto non c’entra un’accidente col libero mercato ma piuttosto con i ladri o gli stati che impongono per legge scambi NON VOLONTARI.

    “In altri casi gli antenati le responsabilità le hanno, ma il nuovo nato non può averne”

    Esatto, bravissima, e tu vuoi un sistema che continui a far debiti e poi lasciarli a quelli che verranno? Vuoi farli nascere schiavi?
    Io no di certo.

    “In democrazia lo stato non decide al posto di altri, ma in rappresentanza di altri che li hanno eletti.”

    E quelli che non li hanno eletti?
    Vedi bene che lo stato decide al posto di altri.

    “Dimmi il nome di una società pacifica che non abbia uno stato.”

    La mia famiglia è una società pacifica, e non ha uno stato ma solo princìpi.

    “Giustizia e diseguaglianza sono inconciliabili: o c’è l’una o c’è l’altra. Confondi diversità (che non è necessariamente negativa o positiva) con diseguaglianza.
    Tu vorresti avere un trattamento disuguale davanti alla legge?”

    Qui stai solo giocando con le parole perché si stava giusto parlando di diversità o se preferisci, diseguaglianza di tipo materiale.
    No. Non vorrei proprio avere un trattamento davanti alla legge, ma vorrei avere un trattamento uguale davanti ad un principio.

    “Il libero mercato assolutamente deregolamentato è il selvaggio west, dove chi è più bravo con la pistola detta le sue condizioni.”

    Come ho spiegato sopra, il libero mercato è scambio volontario, esso quindi è governato da un principio: rispetto dell’individuo e della sua proprietà.
    Se un individuo non vuole scambiare un suo bene – materiale o immateriale – con quello di un altro nessuno lo può obbligare, se avvenisse uno scambio forzato quello diventerebbe furto e non è più mercato. Per farti un esempio, io non posso costringere il prof. a rispondermi alla domanda “c’è relazione tra aumento della massa monetaria e decollo dei debiti?”, posso solo chiederglielo, lui sarà libero di non rispondere, ovvero di non fare lo scambio, infatti non sta rispondendo.
    Credo quindi che non ci sia nulla che abbia una regola più bella, chiara e limpida di quella che governa il libero mercato.
    Ma tu forse ti riferivi a regole imposte dallo stato…
    Quelle bisogna toglierle tutte perché altrimenti il mercato non è libero, rafforzandosi la sua naturale e più importante regola non capisco il nesso con il “selvaggio west”.

    “Ma lo stato non è un’azienda e ha il dovere di non guardare solo al profitto (qui sta proprio la svolta di civiltà e umanità) ma di garantire il benessere 8quindi lavoro), istruzione e salute a tutti i suoi cittadini”

    Tralasciando il fatto che non si capisce chi debba decidere perché “abbia il dovere”, e non puoi nemmeno rispondermi la “democrazia” perché con quella voti un governo di uno stato e non un tipo di stato, tralasciando il fatto che se anche si potesse votare un tipo di stato magari non tutti sarebbero d’accordo, e tralasciando il fatto che la civiltà si è evoluta grazie al profitto, la cosa importante è che poi materialmente non riesce proprio a garantire tutte quelle cose perché la sua presenza non permette di creare sufficiente ricchezza per assolvere a tutti quei bisogni nel modo possibile.
    Se lo stato non ti lascia produrre ricchezza poi questa non ci sarà per pagare le medicine o l’ospedale ecc.
    Credo che in termini di efficenza di sistema l’ingerenza dello stato nei processi produttivi e nel mercato sia ancora più dannosa della tassazione.
    Non funzionerà mai per questo motivo: se la nazione produce 10, lo stato prenderà 11, in quel modo potrà promettere di più e farsi votare. Lo stato sarà sempre un passo avanti nel “prendere” perché glie lo impone la democrazia. Altrimenti nessuno lo voterebbe.
    Non abbiamo forse sotto gli occhi proprio in questo momento il fallimento dello stato?
    Ha nei decenni sempre promesso, si è fatto votare, non ha mantenuto, la gente non vota più, e nel fare ciò ha impoverito tutti sempre più.
    Ma la cosa più angosciante è che, nonostante il suo fallimento, nonostante abbia messo in ginocchio nazioni intere, abbia creato diseguaglianze, desertificato e distrutto ricchezza lo stato è ancora lì, e procede inesorabile ad assorbire ricchezza finché ne rimarrà una goccia. Il pil cala e il debito cresce.
    È un mostro, come si fa a desiderare un mostro?
    Un saluto .
    P.s. Volevo commentare quest’ultima frase:

    “Così solo chi eredita capitale può aumentare il suo capitale.”

    Ereditare non è sufficiente, per conservare o incrementare il capitale deve anche essere capace altrimenti dovrà per forza scambiarlo con gente più brava.
    Conosco bene gente che ha ereditato fortune ed è morta con i debiti.
    Quel capitale non è sparito, è stato trasferito. VOLONTARIAMENTE.

     
  10. libertyfighter

    21 febbraio 2015 at 00:11

    Caro Fabrizio, come detto, se vuoi pubblicare articoli qui da me sei il benvenuto!

     
    • Fabrizio de Paoli

      21 febbraio 2015 at 14:04

      Grazie Libertyfighter, ti prendo in parola. Devo solo più imparare a scriverli… eh eh, ma ce la posso fare..
      Un saluto .

       
      • libertyfighter

        21 febbraio 2015 at 19:16

        Sui concetti direi che non ho dubbi.

         
  11. Paolo Da Lama

    24 febbraio 2015 at 10:41

    Libertyfighter e Fabrizio,

    vi chiedo scusa se non sempre sono immediato come voi nella partecipazione ai blog, ma il mio lavoro (anzi i miei lavori) mi impediscono di essere costantemente presente. Però faccio il possibile per scivere contro statlisti, socialisti e soprattutto prof. universitari.
    Memorabile fu un mio litigio, appena venticinquenne, alla sessione di laurea con un certo Michele Salvati, diventato poi consulente economico di tal Massimino D’Alema e attuale articolista del Corriere dellla Sera.
    Presentai la tesi sull’Imposta Patrimoniale e figuratevi la guerra che ne scaturì in quella mezz’ora in cui rischiai di non passare l’esame per il mio essere facinoroso contro certi personaggi alla Bagnai che occupavano tutte le poltrone degli esaminandi.

    Vi sono sicuramente accanto nell’eventuale progetto di un “nostro blog”, e vi consiglio anche di interloquire con Santino che saltuariamente partecipa al blog di Porro. Santino è un tecnico sopraffino con il quale stiamo predisponendo la stesura di un libro in materie economico-finanziarie.

    Tenetemi aggiornato.

    PS:
    Non vedo più il sito di Bagnai da parecchi giorni.
    Si è arreso o è stato soffocato dalle proprie cazzate?

    Un saluto.

     
    • Fabrizio de Paoli

      25 febbraio 2015 at 08:23

      Ciao Paolo, sei pieno di sorprese, un po’ di tempo fa ho appreso dei tuoi rapporti epistolari con Indro Montanelli dove, se ricordo bene, lo hai “bacchettato” perché stava prendendo una china poco liberale e sei anche stato pubblicato sui giornali veri (quelli fatti di carta e scritti con l’inchiostro), adesso mi racconti della tua tesi nella tana dei lupi. Sei un grande!

      Un blog su Il Gionale sarebbe un bel colpo, senza nulla togliere alla qualità superiore di questo blog (di Libertyfighter), intendo dire “bel colpo” in quanto a maggiore visibilità.
      Per quanto mi riguarda si potrebbe tranquillamente conservare lo stesso nome “liberty Fighter. chi è John Galt?”: trasferire o replicare là questo blog pari pari.
      Porro però non ha risposto alle nostre sollecitazioni e, non so voi, ma io non ho altri contatti se non via blog, per il momento. Forse potrei arrivarci tramite un giornalista che lavora in rai, un cattocomu che vedo ad ogni cena di Natale che potrebbe tornare utile alla causa. Ma per il momento non mi sento di fare promesse. Ci lavorerò.
      Un caro saluto .

      P.s. Ho notato anche io che l’ecomunista si è eclissato. Galoppando con la fantasia mi piace immaginare che lo stop sia dovuto a scompigli interni alla redazione, magari con lo zampino del Dr. Porro. Sognare non costa nulla.

       
      • Paolo Da Lama

        25 febbraio 2015 at 12:58

        Ciao Fabrizio,

        quando vorrai ti trasmetterò gli articoli che scrissi a Montanelli. Debitamente scannerizzati ma tengo gelosamente la copia cartacea Li tengo come una reliquia, anzi come dei trofei attaccati al muro.

        In quanto al blog, spero si concretizzi. Come anticipato non ho moltissimo tempo, ma per la causa antistatalista mi troverete in prima linea.

        Voglio “sognare” che BAGNAI SE LA SIA SVIGNATA.

        Ma non credo, i comuinsti non “muoiono” mai.

        A presto.

         
  12. libertyfighter

    25 febbraio 2015 at 16:04

    La stessa soddisfazione che provo io, nel non vederlo più in prima pagina su “Il Giornale”

     
    • Fabrizio de Paoli

      26 febbraio 2015 at 07:46

      In effetti in questo momento non vederlo più è già un fatto. Quale sia poi il motivo della sua sparizione è secondario, quello che conta è il fatto.
      Vi mando la mia mail:

      depaoli.fabrizio@libero.it

      Paolo quando avrai tempo accetterò volentieri il tuo regalo, anche per farlo vedere a mia moglie che credo apprezzerà molto.
      Non conosco Santino, ho solo letto ed apprezzato l’intervento che ha fatto da Bagnai, almeno quello che è passato, magari ne ha fatti anche altri che son stati bannati.
      Sempre a proposito di persone interessanti, qualcuno di voi ha notizie di “meno stato per tutti”?
      Commentava tempo fa da Foa ma poi è sparito, peccato.
      Un saluto .

       
  13. Fabrizio de Paoli

    1 marzo 2015 at 09:45

    COME COMBATTERE L’ISIS

    Accetto l’offerta di Libertyfighter. Nel ringraziarlo approfitto subito per scrivere.

    Il titolo è fuorviante, ha il solo scopo di attirare l’attenzione con parole chiave ed un soggetto che nel mainstream sta diventando molto di moda: L’ISIS.

    La parola “come”, presuppone che chi andrà a leggere l’articolo abbia in qualche modo necessità di istruzioni, il che può significare essere in presenza di un lettore con uno spiccato atteggiamento passivo e remissivo, un soldato disposto ad accettare con fiducia degli ordini esterni anziché elaborare pensieri originali propri.
    Questa prima lettura della parola “come”, però è solo un’opzione.
    Potremmo anche trovarci in presenza di un soggetto attivo ed indipendente, il quale va a leggere l’articolo mosso da una sana curiosità, per capire per esempio come potrebbe venire influenzato un soggetto passivo alla lettura di un articolo strumentale. In fondo vale la pena conoscere il nemico, e per una persona attiva ed indipendente il nemico è rappresentato da una moltitudine di soggetti passivi e remissivi. Questo almeno in democrazia.

    La parola “combattere”, è più grave. Se io devo combattere significa che il conflitto o l’attacco sono già iniziati: orde di tagliagole si riversano quotidianamente nei paesini della provincia di Cuneo spingendosi fin nel cuore delle Langhe per saccheggiare, violentare le donne e naturalmente convertire gli infedeli.
    Sì è vero, si vede ogni tanto qualche musulmano sfaccendato che magari aspetta di parcheggiarti il carrello all’uscita del supermercato, ma non mi è ancora mai capitato di vederli con un AK 47 a tracolla o brandire una scimitarra al grido di “Allah è grande”, quelli li vedo piuttosto in televisione, ritratti in ottimi video ben curati ed in posti che non somigliano neanche lontanamente agli ambienti urbani o agricoli della pianura padana.
    Se proprio devo spendere energie per combattere, e sarei disposto a farlo per difendermi, vorrei almeno avere il piacere e l’onore di vedere con i miei occhi il nemico, evitando così di farmi venire paranoie ed ansie da procurato allarme.
    Anche per la parola “combattere” avremo due atteggiamenti diversi: il soggetto passivo combatte a prescindere, perché dicono che bisogna combattere, perché si fa così, perché sì, più precisamente perché lo ha detto la tv.
    Il soggetto attivo invece si interroga: contro chi devo combattere? Perché? L’ansia che dovrò farmi venire, da quali fatti concreti è giustificata?
    Lo dice la tv, ok, ma se ci lasciassimo prendere dal panico ogni volta che la tv per esempio riporta una notizia di un incidente stradale non avremo nemmeno più il coraggio di usare l’auto, o nel lontano non so più quando, non avrei dovuto mangiare una buona bistecca perché il morbo di “mucca pazza” stava mietendo milioni di vittime. O forse erano meno.
    Fatto sta che continuiamo a preferire l’auto, specialmente quando fa freddo e nevica, le bistecche le abbiamo mangiate lo stesso e continuiamo a mangiarle perché ci piacciono, e siamo ancora qui, lo dimostra il fatto che io stia scrivendo e che voi stiate leggendo.

    La parola “isis”, fino a qualche tempo fa non esisteva, adesso c’è.
    Fin qui niente di strano, le cose cambiano e velocissime.
    Infatti sono finite le stragi compiute dagli studenti nelle scuole Usa, son cessate le aggressioni da cani feroci, la gente non butta più i sassi dai cavalcavia, i tonni del Giappone non son più radioattivi e i talebani sono scomparsi o hanno cambiato nome, tutte ottime notizie ovviamente, ma se mi lasciate improvvisamente senza ansie o indignazioni potrei addirittura pensare che il mondo sia tutto sommato un posto vivibile, e che in fondo potrei cavarmela da solo senza aver la necessità di un qualcuno o qualcosa molto più potente, grosso ed importante di me che mi protegga e mi istruisca a dovere, soprattutto su cosa “devo” vedere e su “come” devo pensare.
    E allora cosa c’è di meglio dell’isis come costruzione mediatica?
    Non vorrei essere frainteso, l’isis sicuramente è reale ed esiste, ma le dimensioni? l’importanza? Quante probabilità ho di venire ucciso da un tagliagole? Queste cose come vengono misurate? Ma soprattutto, da chi? E a che scopo?
    La percezione e valutazione di una cosa varia quindi a seconda di chi la osserva, di quanto crede a ciò che gli viene mostrato e di quanta fiducia ripone in chi glielo mostra, questo vale per tutto ciò che non possiamo percepire in modo diretto e personale ma che ci raggiunge per interposto mezzo.
    L’individuo attivo tutte queste cose le sa benissimo. E l’individuo attivo e razionale è anche in grado di fare le dovute tare.
    Ma il passivo no, e men che meno il passivo emotivo.
    Il passivo emotivo, nel venire a conoscenza dell’isis ha come riflesso automatico quello di girarsi verso lo stato per cercare rassicurazioni, persino pretendendole. Ovviamente non le avrà mai, se non virtuali, come virtuale è per un buon 90% il problema costruito.

    Dovendo decidere contro cosa, o contro chi combattere, devo essere disposto prima di tutto a combattere contro le mie valutazioni passionali ed emotive.
    Se il mio intento è quello di essere in contatto con la realtà, quel tipo di valutazioni non mi saranno di nessuna utilità, ne consegue che se riuscirò a distaccarmi potrò meglio comprendere se qualcosa o qualcuno sta facendo leva sull’emotività per tenermi il più possibile lontano dalla realtà.
    Un po’ come quando la moglie che ha bruciato la cena ti fa sentire in colpa perché sei arrivato in ritardo, magari sostenendo che la bruciatura della cena è diretta conseguenza del tuo ritardo (nonsenso), e che sei arrivato in ritardo perché non la ami più (leva emotiva).
    La realtà invece è che lei ha bruciato la cena perché era al telefono con le sue amiche di shopping.
    A quel punto il passivo mangia a testa bassa e mortificato la cena bruciacchiata.
    L’attivo invece chiede alla moglie di identificare il nesso tra il suo ritardo e cena la bruciata, se la ama, oppure la invita ad andare a mangiare con lui al ristorante, sempre se la ama, o non fa una piega e va a mangiare da solo al ristorante perché non ha voglia di sentirsi raccontare delle assurdità, se invece non la ama.

    Tornando all’isis, diventa un’occasione e strumento formidabile per giustificare la necessità di uno stato, o più stati, o persino un consorzio di stati, o addirittura un super mega stato.
    È un meccanismo consolidato e collaudato: ti creo un problema e ti offro la soluzione. Ovviamente tu devi pagare, ed ovviamente io devo guadagnare.

    Parecchi anni fa, nella mia ingenuità adolescenziale, parlando con un caro amico che lavorava per una multinazionale di pesticidi gli esposi un’idea che, al netto della inesistente moralità, mi sembrava geniale, gli chiesi: perché queste aziende non preparano una malattia per le piante, in parallelo un fitofarmaco adeguato per combatterla e buttano tutto sul mercato?
    Lui mi rispose: lo fanno già.

     
    • libertyfighter

      2 marzo 2015 at 00:00

      Caro Fabrizio. Fatti un account wordpress che ti nomino autore. Oppure dammi solo una email che le istruzioni per farti l’account ti arrivano lì. In questo modo pubblichi direttamente un post e non un commento 🙂

       
    • libertyfighter

      2 marzo 2015 at 00:10

      Come non detto, ho letto adesso il commento precedente con la tua email.

       
      • Fabrizio de Paoli

        3 marzo 2015 at 07:29

        Ricevuto! Grazie.
        Spero di aver fatto tutto giusto perché non sono un fenomeno in informatica, nemmeno quella basica.
        Vista la premessa riuscirai a perdonarmi questa domanda: se dovessi rispondere via mail alla piattaforma che mi hai inviato, tu riesci a leggermi?

         
      • libertyfighter

        12 marzo 2015 at 15:48

        bof penso di si. Comunque per prima cosa proverei a pubblicare il post che hai inserito nei commenti, fai nuovo post e copiaincollalo

         

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