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Come combattere l’isis

13 Mar

Accetto l’offerta di Libertyfighter. Nel ringraziarlo approfitto subito per scrivere.

Il titolo è fuorviante, ha il solo scopo di attirare l’attenzione con parole chiave ed un soggetto che nel mainstream sta diventando molto di moda: L’ISIS.

La parola “come”, presuppone che chi andrà a leggere l’articolo abbia in qualche modo necessità di istruzioni, il che può significare essere in presenza di un lettore con uno spiccato atteggiamento passivo e remissivo, un soldato disposto ad accettare con fiducia degli ordini esterni anziché elaborare pensieri originali propri.
Questa prima lettura della parola “come”, però è solo un’opzione.
Potremmo anche trovarci in presenza di un soggetto attivo ed indipendente, il quale va a leggere l’articolo mosso da una sana curiosità, per capire per esempio come potrebbe venire influenzato un soggetto passivo alla lettura di un articolo strumentale. In fondo vale la pena conoscere il nemico, e per una persona attiva ed indipendente il nemico è rappresentato da una moltitudine di soggetti passivi e remissivi. Questo almeno in democrazia.

La parola “combattere”, è più grave. Se io devo combattere significa che il conflitto o l’attacco sono già iniziati: orde di tagliagole si riversano quotidianamente nei paesini della provincia di Cuneo spingendosi fin nel cuore delle Langhe per saccheggiare, violentare le donne e naturalmente convertire gli infedeli.
Sì è vero, si vede ogni tanto qualche musulmano sfaccendato che magari aspetta di parcheggiarti il carrello all’uscita del supermercato, ma non mi è ancora mai capitato di vederli con un AK 47 a tracolla o brandire una scimitarra al grido di “Allah è grande”, quelli li vedo piuttosto in televisione, ritratti in ottimi video ben curati ed in posti che non somigliano neanche lontanamente agli ambienti urbani o agricoli della pianura padana.
Se proprio devo spendere energie per combattere, e sarei disposto a farlo per difendermi, vorrei almeno avere il piacere e l’onore di vedere con i miei occhi il nemico, evitando così di farmi venire paranoie ed ansie da procurato allarme.
Anche per la parola “combattere” avremo due atteggiamenti diversi: il soggetto passivo combatte a prescindere, perché dicono che bisogna combattere, perché si fa così, perché sì, più precisamente perché lo ha detto la tv.
Il soggetto attivo invece si interroga: contro chi devo combattere? Perché? L’ansia che dovrò farmi venire, da quali fatti concreti è giustificata?
Lo dice la tv, ok, ma se ci lasciassimo prendere dal panico ogni volta che la tv per esempio riporta una notizia di un incidente stradale non avremo nemmeno più il coraggio di usare l’auto, o nel lontano non so più quando, non avrei dovuto mangiare una buona bistecca perché il morbo di “mucca pazza” stava mietendo milioni di vittime. O forse erano meno.
Fatto sta che continuiamo a preferire l’auto, specialmente quando fa freddo e nevica, le bistecche le abbiamo mangiate lo stesso e continuiamo a mangiarle perché ci piacciono, e siamo ancora qui, lo dimostra il fatto che io stia scrivendo e che voi stiate leggendo.

La parola “isis”, fino a qualche tempo fa non esisteva, adesso c’è.
Fin qui niente di strano, le cose cambiano e velocissime.
Infatti sono finite le stragi compiute dagli studenti nelle scuole Usa, son cessate le aggressioni da cani feroci, la gente non butta più i sassi dai cavalcavia, i tonni del Giappone non son più radioattivi e i talebani sono scomparsi o hanno cambiato nome, tutte ottime notizie ovviamente, ma se mi lasciate improvvisamente senza ansie o indignazioni potrei addirittura pensare che il mondo sia tutto sommato un posto vivibile, e che in fondo potrei cavarmela da solo senza aver la necessità di un qualcuno o qualcosa molto più potente, grosso ed importante di me che mi protegga e mi istruisca a dovere, soprattutto su cosa “devo” vedere e su “come” devo pensare.
E allora cosa c’è di meglio dell’isis come costruzione mediatica?
Non vorrei essere frainteso, l’isis sicuramente è reale ed esiste, ma le dimensioni? l’importanza? Quante probabilità ho di venire ucciso da un tagliagole? Queste cose come vengono misurate? Ma soprattutto, da chi? E a che scopo?
La percezione e valutazione di una cosa varia quindi a seconda di chi la osserva, di quanto crede a ciò che gli viene mostrato e di quanta fiducia ripone in chi glielo mostra, questo vale per tutto ciò che non possiamo percepire in modo diretto e personale ma che ci raggiunge per interposto mezzo.
L’individuo attivo tutte queste cose le sa benissimo. E l’individuo attivo e razionale è anche in grado di fare le dovute tare.
Ma il passivo no, e men che meno il passivo emotivo.
Il passivo emotivo, nel venire a conoscenza dell’isis ha come riflesso automatico quello di girarsi verso lo stato per cercare rassicurazioni, persino pretendendole. Ovviamente non le avrà mai, se non virtuali, come virtuale è per un buon 90% il problema costruito.

Dovendo decidere contro cosa, o contro chi combattere, devo essere disposto prima di tutto a combattere contro le mie valutazioni passionali ed emotive.
Se il mio intento è quello di essere in contatto con la realtà, quel tipo di valutazioni non mi saranno di nessuna utilità, ne consegue che se riuscirò a distaccarmi potrò meglio comprendere se qualcosa o qualcuno sta facendo leva sull’emotività per tenermi il più possibile lontano dalla realtà.
Un po’ come quando la moglie che ha bruciato la cena ti fa sentire in colpa perché sei arrivato in ritardo, magari sostenendo che la bruciatura della cena è diretta conseguenza del tuo ritardo (nonsenso), e che sei arrivato in ritardo perché non la ami più (leva emotiva).
La realtà invece è che lei ha bruciato la cena perché era al telefono con le sue amiche di shopping.
A quel punto il passivo mangia a testa bassa e mortificato la cena bruciacchiata.
L’attivo invece chiede alla moglie di identificare il nesso tra il suo ritardo e cena la bruciata, se la ama, oppure la invita ad andare a mangiare con lui al ristorante, sempre se la ama, o non fa una piega e va a mangiare da solo al ristorante perché non ha voglia di sentirsi raccontare delle assurdità, se invece non la ama.

Tornando all’isis, diventa un’occasione e strumento formidabile per giustificare la necessità di uno stato, o più stati, o persino un consorzio di stati, o addirittura un super mega stato.
È un meccanismo consolidato e collaudato: ti creo un problema e ti offro la soluzione. Ovviamente tu devi pagare, ed ovviamente io devo guadagnare.

Parecchi anni fa, nella mia ingenuità adolescenziale, parlando con un caro amico che lavorava per una multinazionale di pesticidi gli esposi un’idea che, al netto della inesistente moralità, mi sembrava geniale, gli chiesi: perché queste aziende non preparano una malattia per le piante, in parallelo un fitofarmaco adeguato per combatterla e buttano tutto sul mercato?
Lui mi rispose: lo fanno già.

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2 commenti

Pubblicato da su 13 marzo 2015 in Uncategorized

 

2 risposte a “Come combattere l’isis

  1. giostark

    15 marzo 2015 at 11:29

    Per Liberty e per noi tutti , un ottimo acquisto.

     
  2. berto

    29 giugno 2015 at 13:51

    ah, molto bene si é scomodato a scrivere fiume di parole, per dire che non dobbiamo temete l’ISIS, ma dove vive questo signore!!!io vivo in un paese arabo da moto tempo, un paese assoutamente civile e moderato, ma non si parla di ISIS! brutto segno, Io credo , che visto che siamo stati definiti i”Crociati”, bisognerebbe forse organizzare un crociata appunto, per difenderci dai taglaigola!!!ma non mi sembra di vederne la volontà e quindi…chi vivrà redrà! ma amerei che l’articolista fosse il primo ad afftontarli qiando arriveranno!!!

     

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