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CINEMATOGRAFIA AUSTRIACA

27 Ott

Le etichette a volte sono devastanti ed improprie. Prendiamo il caso della definizione “spaghetti western”, evoca qualcosa di divertente, leggero, basico, tarocco, superficiale.
Un indiscusso capolavoro di Sergio Leone -Il Buono il Brutto e il Cattivo- , a volte, non si capisce bene il perché e da chi, viene etichettato in quel modo.
Non ripeto la definizione perché provo vergogna anche solo ad associarla a quello che è uno dei migliori film mai prodotti dalla civiltà umana, fino ad ora.
Le meravigliose musiche, la fotografia, la regia, e la recitazione dei protagonisti sono la parte più evidente e spettacolare che hanno contribuito al successo di quel film.
Quel film però è molto di più, è di una profondità grandiosa che probabilmente sfugge ai più, ma di sicuro non ad un anarco-capitalista.
La trama di quel film è solo un pretesto, un contenitore, per poter inserire innumerevoli mondi, concetti e meccanismi che sono la vera profonda essenza del film.
Ci sono racchiusi tutti gli argomenti degni di nobiltà come il rispetto degli accordi, la giustizia, lo scambio, la soggettività del valore, la scarsità, la libertà, l’indipendenza, l’ordine spontaneo e sono in contrapposizione, spesso in un modo palesemente critico, spietato e cinico con il potere politico statuale, la debolezza umana, l’incoerenza, la stupidità e la meschinità.
In quel film tutto ruota intorno ai soldi (in quel caso d’oro e scarsi) in modo scontato, giusto e naturale: è naturale che il Biondo e Tuco Pacifico Benedicto Juan Maria Ramirez si associno per trarre profitto dalla condizione di ricercato di quest’ultimo, è naturale che Sentenza paghi un bicchiere di Whiskey per un informazione al “mezzo soldato” ed è naturale che Bill Carson paghi 200 mila dollari d’oro per un sorso d’acqua.
Ci sono battute che, lette in chiave statalista o antistatalista, riescono comunque a far riflettere, come quando Tuco ammanettato alla stazione ed accompagnato dal sergente nello spiegare orgogliosamente ad un soldato senza un braccio che sulla sua testa pende una taglia di 3 mila dollari gli chiede: “…e a te per questo braccio quanto ti hanno dato?”.
Oppure l’ammissione stessa di quel capitano incaricato di proteggere un inutile ponte “una cacca di mosca sulle carte dell’alto comando” spendendo quotidianamente ed inutilmente le vite dei suoi soldati.
Quel capitano dice anche un’altra frase particolarmente interessante: “chi ha più Whiskey per ubriacare i suoi soldati vince” e prosegue mostrando una bottiglia “perché questa è l’arma più potente…”. Eh beh.., diventa impossibile non notare in quella metafora le analogie con le attuali droghe di stato come per esempio l’informazione o la moneta fiat, ed è deprimente constatare come il meccanismo descritto da quel capitano rimanga tutt’ora invariato.
Quel capitano in punto di morte è rassicurato dalla promessa del Biondo: “..facciamo un po’ di rumore”: è un tacito accordo tra due persone che si trovano formalmente su sponde opposte ma si comprendono alla perfezione e si scambiano fiducia. Aspetterà quel “po’ di rumore” come una notizia.
Quella notizia sarà per lui liberatoria: lo riscatterà dall’essere schiavo dello stato, dall’essere fallito come uomo -consapevolmente- e debole moralmente.
La sua liberazione arriverà da un’azione che va contro la legge dello stato ma a favore del principio.
Quel brano del film è emozionante e commovente.

Dal lato degli statalisti, il personaggio più squallido e rappresentativo è Sentenza.
Sentenza si avvale di un potere di derivazione statuale e, semplicemente per suo tornaconto (come è normale che sia) se lo vende. Tutta la sua sicurezza ed arroganza deriva da quel potere, Sentenza è un politico raffinato dei più disonesti.
La strafottenza e la sicumera di Sentenza emerge forse nel modo più evidente quando durante un confronto con un militare idealista, utopista ed onesto, che vorrebbe far processare Sentenza per le sue porcherie, gli risponde con tono oltreché strafottente anche formale “le auguro di riuscirci…”.
Sentenza è il prodotto vincente dello stato. Vincente significa che tra i prodotti dello stato si affermano solo i più schifosi. È tristemente così.

Tuco è il prodotto dell’umanità, è una “bestia”, è apparentemente contraddittorio ma coerente nell’affermare il suo interesse, lo fa individualmente senza che gli venga regalato o rubi alcun potere, il potere politico individuale di Tuco è ridicolo, diventa persin comico quando, per esempio, cerca di convincere il Biondo disidratato a farsi dire il nome della tomba, non ce la farà mai perché Tuco si ritrova sempre in una posizione di debolezza economica: non capisce il valore delle carte che ha in mano e di solito le spreca, è lo stesso motivo per cui Tuco ha preso le botte da Sentenza mentre il Biondo no.
Tuco rispetta il principio solo per convenienza, è ignorante ed è solo, la forma non fa per lui, lui è solo sostanza.
Ma in tutto questo suo essere “bestia” ha il senso della giustizia (ovviamente sempre interessata): “vado, l’ammazzo e torno”.

Il Biondo è l’austriaco per eccellenza: rispetta i contratti: nella scena finale del film abbiamo la dimostrazione di come il Biondo, organizzatosi le dovute precauzioni del caso, rispetti l’accordo di spartizione dei dollari con Tuco. Il Biondo tiene alla vita, è intelligente, è pragmatico, rivendica la sua indipendenza: “ho deciso di sciogliere la società, perché un ladro di polli come te non varrà mai più di 3 mila $”, sfugge (come anche Tuco) alla guerra -con le distruzioni di vite e materiali che questa comporta-, sfugge alle regole dello stato ma non al principio, è coerente ed è umano. La sua umanità è in buona parte conseguenza dell’interesse ed è a tratti anche irrazionale, come quando fa fumare un soldato in punto di morte e gli lascia il poncho come coperta anche dopo morto.
Insomma il Biondo è buono perché è umano e mette la sua intelligenza al servizio del proprio interesse tenendo sempre ben presente il principio, in quel modo costruisce ricchezza di cui anche gli altri potranno avvantaggiarsi, ma solo se anch’essi rispetteranno il principio.

“Il Buono, il Brutto e il Cattivo” è un film che periodicamente andrebbe rivisto, possibilmente usando occhiali con lenti austriache, ci sono infiniti dettagli che visti in quell’ottica sono chiarissimi, io lo considero un capolavoro sopratutto per questo motivo: perché ci sono cose che anche se non son del tutto evidenti sono potentissime. Ci sono.

P.s. Alla fine del film Sentenza viene eliminato…

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3 commenti

Pubblicato da su 27 ottobre 2015 in Uncategorized

 

3 risposte a “CINEMATOGRAFIA AUSTRIACA

  1. giostark

    29 ottobre 2015 at 11:54

    Inghiottito.
    Grazie
    🙂

     
  2. depaolifabrizio

    29 ottobre 2015 at 20:59

    Prego!
    Era buono..?

     
  3. libertyfighter

    28 novembre 2015 at 23:37

    Sai che adesso me lo guardo, perché i western di solito non mi sono mai piaciuti e quindi NON l’ho mai visto???
    Ma il tuo post mi ha messo voglia

     

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