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Supponenza, ignoranza e approssimazione

01 Dic

Chiacchierando tra “liberali” su Facebook, mi viene consigliato questo post, scritto da un sedicente liberale che però evidentemente ha le idee tanto tanto confuse, anche se si rifiuta di ammetterlo.

Il che non sarebbe grave, quel che è grave è che se lo riprendi e gli fai notare che probabilmente non ci ha capito granché, la sua risposta è “tu non capisci, travisi i pensieri degli altri, lasciamo perdere”. Per poi girare l’etere raccontando che i libertari sono dogmatici e oltranzisti. Ora, non è questione di essere dogmatici e oltranzisti. E’ questione di capire una cosa, oppure non averla capita.

Il post in questione è questo.

L’autore è tal Gian Piero De Bellis.

Il post parte con la famosa frase di Proudhon: “la proprietà è un furto“.

L’autore ci fa notare che lo stesso Proudhon dice successivamente che        “la proprietà è la libertà

Ora, una persona normale applicando la proprietà transitiva, deduce che la “libertà è un furto”   (dim. (A = B) (A = C) ====> B=C )

Per quel discorso vetusto e obsoleto del principio di identità e non contraddizione che starebbe alla base della logica umana.  Un altro tipo di persona,  si limiterebbe a dire che Proudhon è un dissociato mentale e terminerebbe qui la questione. Probabilmente il posto giusto sarebbe un manicomio, a meno che non intenda costui veramente affermare che la libertà è un furto e che quindi la schiavitù è qualcosa di buono.

Il nostro autore invece si lancia nell’impossibile dimostrazione che le due proposizioni possano coesistere.

La prima affermazione è perentoria:

Innanzitutto va affermato che la proprietà non è un diritto e tanto meno un diritto naturale

BOOOM. Però tranquilli che adesso ce la spiega. Mica ci lascia così.

Però prima di lanciare la chicca, si attarda in due affermazioni condivisibili. Probabilmente è una strategia retorica per farti bere la puttanata successiva. Non ne ho la certezza ovviamente…. I motivi per cui abbia messo due affermazioni sensate prima di una puttanata cosmica esulano dal mio sapere. I fini, come ben sapete, sono personali.

Comunque. Giustamente afferma che lo Stato non è alla base dei diritti e che i diritti positivi sono una stronzata.

Chapeau. Mentre leggevo queste affermazioni, facevo veramente fatica a capire come potessero giustificare l’affermazione “tanto meno un diritto naturale”. Ma poi arriva il terzo capoverso. La bomba. Bomba che va riportata integralmente affinché anche voi che non volete leggervi l’articolo completo possiate gioire di cotanta arguzia mentale.

Indebita estensione: quando utilizziamo l’espressione diritto naturale, facciamo capire a tutti che stiamo parlando di un diritto pre-statuale e pre-welfare state che nulla ha a che fare con lo stato; se poi riteniamo lo stato come una entità istituita per opprimere e sfruttare, il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile (a parte norme e regolamenti prodotti autonomamente da gruppi interessati). Ma il diritto naturale garantisce diritti inalienabili che sono intrinseci alla persona fin dalla sua nascita (ad es. life, liberty and the pursuit of happiness – la vita, la libertà e la ricerca della felicità); includere tra questi il diritto alla proprietà mi sembra una estensione indebita. Infatti nessuno nasce con il diritto naturale alla proprietà ma solo con il diritto naturale al libero accesso alla proprietà, che sarà conseguita a seguito di determinati comportamenti produttivi. Altrimenti rimarremmo nella situazione presente in cui anche gli sfaccendati e i parassiti rivendicano il loro “diritto naturale” alla proprietà, ed espropriano con la tassazione una quota delle proprietà di coloro che si sono dati da fare con il loro impegno e i loro sforzi.

Et voila. Indebita estensione. Ancora un accenno a definizioni corrette. “il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile”  seguito addirittura dalla presentazione di diritti naturali inalienabili intrinseci alla persona (life liberty and pursuit of happiness).

Ma poi frana. E frana fragorosamente. A lui estendere i “diritti naturali” alla proprietà sembra una estensione indebita. INVENTA di sana pianta il concetto di “diritto naturale al libero accesso alla proprietà”.

Concetto quanto mai vago, spiegato di merda, e probabilmente che non sta né in cielo né in terra. Che cazzo significa? Che uno nasce con il diritto ad accedere liberamente alla proprietà… di chi?  Libero accesso DOVE? A casa mia? Che può usare la mia motozappa? Che ha il libero accesso alla mia macchina?  Non si sa, nessuno lo sa, non lo spiega, però da per scontato che questo sia un diritto naturale. Mica la proprietà, che invece è una “estensione indebita”…   La spiegazione del perché invece la proprietà NON SIA UN DIRITTO NATURALE è data con l’affermazione idiota per cui se lo fosse, gli sfaccendati e i parassiti rivendicherebbero il “diritto naturale” alla proprietà (altrui) ESPROPRIANDO (tassando) la proprietà altrui.

Quindi in pratica per questo signore qua, un diritto naturale si esercita privando gli altri del proprio diritto naturale. Il fatto che per lui (e anche per me) chi non fa un cazzo non ha diritto alla proprietà (altrui), fa scadere il diritto naturale a un qualcosa di ambiguo che lui definisce “fatto naturale”. 

Questo accade quando non ci hai capito un cazzo. Perché il diritto NATURALE è un diritto che deve valere PER OGNI ESSERE UMANO. Si distingue dal “diritto alla casa”, proprio perché questo secondo presuppone che qualcuno deve espropriare qualcun altro per garantirlo a sé stesso. Ed è per questo che non è un diritto ma una puttanata. La proprietà privata è un diritto naturale proprio perché vale per tutti. Ma se vale per tutti è lapalissiano che nessuno può, in nome di questo, violare il diritto naturale alla proprietà di un altro. Siamo tutti uguali, Cristo. Quindi tu hai diritto alla proprietà quanto ne ho io, ragion per cui IO non ho alcun diritto di esproprio e TU nemmeno.  Sembrano discorsi semplici, ma evidentemente non lo sono, se persone che riescono a capire che lo Stato non è la fonte di alcun diritto, poi non riescono a capire che cosa significa che un diritto deve valere PER TUTTI. Se non si capisce questo, è possibile dimostrare che neppure i “diritti naturali” che ha identificato prima, sono diritti naturali. Perché per esempio, un tizio che reclami il “diritto alla vita” avente bisogno di un trapianto di cuore, potrebbe reclamare il cuore di un altro, ucciderlo e innestarselo. E’ giusto no? Ho o non ho “diritto alla vita?” Beh mi serve un cuore. Tu ce l’hai e me lo prendo. Peccato però che quello a cui lo strappi, dovrebbe avere lo stesso tuo diritto alla vita… Prendiamo il diritto a perseguire la propria felicità. Se io mi diverto e mi sento felice lanciando sassi dal cavalcavia contro le auto in corsa, ho diritto di farlo, perché è ho “diritto di perseguire la mia felicità”. Esticazzi se quell’altro sbanda e crepa (violando il diritto alla vita). Io “reclamo il mio diritto alla felicità” che per me è lanciare sassi dal cavalcavia. Cazzo vuoi?  

Se questo ragionamento avesse un senso quindi, non solo il diritto alla proprietà sarebbe un “fatto naturale” e non un “diritto naturale”, ma neppure il diritto alla vita e il diritto di perseguire la propria felicità sarebbero “diritti naturali”.  Non si capisce quindi su quali contorte basi logiche l’autore definisca il primo un “non diritto” e gli altri due dei “diritti naturali”.  

L’ignoranza e la superficialità di analisi sono dei peccati. Ma non sono gravissimi, se non vengono abbinati alla supponenza di chi, di fronte a coloro che gli mostrano gli errori concettuali e logici commessi, si nasconde dietro un “voi tutti travisate”. Tu puoi pure essere un praticone con un pò di letture sulle spalle. Ma lo devi essere con umiltà, pronto a considerare l’ipotesi che sia tu quello che va contromano in autostrada e non tutto il resto del traffico.

 

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6 risposte a “Supponenza, ignoranza e approssimazione

  1. Tullio Pascoli

    1 dicembre 2015 at 21:54

    Forse, non tutti riescono ad immaginare che il primo di tutti i diritti di proprietà nasce dalla consapevolezza di essere se stesso che quel “io” appartiene all’individuo; che noi siamo degli “io” e questo “io” mi appartiene” che è di mia esclusiva proprietà.
    Ora,si può pure ammettere che la Libertà è un merito; ovvero, bisogna meritarla; infatti, chi non aspira alla Libertà, non ha diritto alla stessa, perché rinuncia ad essa e conseguentemente accetta la schiavitù; rinuncia alla cittadinanza per accettare di essere un semplice suddito, ossia non merita e non ha diritto alla propria libertà…

    Cordialmente,

    Tullio

     
    • giostark

      3 dicembre 2015 at 13:49

      Non credo che sia da immaginare, infatti. “Cogito ergo sum” non ha a che fare con il “concetto” di “proprieta’ ” che e’ un surrogato funzionale alla sopravvivenza. Non solo andrebbe usata la logica in senso orizzontale ma anche verticale (metaforicamente per dargli una rappresentazione bidimensionale). Cosa vien prima e cosa dopo nell’infinita scala di aggregazione. Se poi intendi l’io NON come istantanea rappresentazione dialettica della coscienza ma come mero contenitore (concettuale) ,che godrebbe poi di tutti i benefici delle meta-strutture, allora puoi attribuirgli e metterci dentro tutto quello che vuoi, prima o dopo nel tempo (lineare) con aggiunte e variazioni.

       
  2. giostark

    3 dicembre 2015 at 13:02

    La logica starebbe persino alla base della matematica e spesso nei discorsi vien considerata meno delle sfumature degli aggettivi. Onore e gloria a chi pialla queste sistematiche disattenzioni.

     
  3. Tullio Pascoli

    3 dicembre 2015 at 14:04

    Antonio Damasio spiega bene l’errore di Cartesio; infatt,i non siamo perché pensiamo; bensì, al contrario, pensiamo perché siamo ( perché esistiamo)… ed il concetto di proprietà si sviluppa dal momento che ci rendiamo conto di esistere e di possedere il nostro corpo… Almeno, io credo…

     
    • giostark

      3 dicembre 2015 at 20:49

      OT
      Cos’ha spiegato Damasio? Quello che ha voluto.
      L’IO cogita , L’IO e’. L’IO non cogita , L’IO NON e’. Non e’ sbagliata l’espressione di Cartesio . Ma se riduci a mera ordinalita’ quell’espressione credo che ne si stravolga il significato. Quello che fa l’enorme differenza e’ la presunta presenza dell’IO sin dall’inizio. La frase forse intende “qualcosa” cogita , “qualcosa” e’? NO. E’ riferita all’IO.
      E’ verissimo che venga prima la materia e che un suo successivo stato di aggregazione di tal particolarita’ dia luogo al pensiero ma qui ancora non si sta parlando di “IO”. Perche’ l’IO non e’ il pensiero ma il suo atto creativo. Mi pare corretto dire se l’IO pensa, L’IO esiste perche’ usa la capacita’ riflessiva del pensiero, che gli appartiene intrinsecamente, per affermare se stesso. (la sua miracolosita’ se vogliamo).
      Altra forma espressiva: se la materia allo stadio di “IO” FA l’atto di pensare si trova appunto nello stato di “IO”. Se l’IO e’ nello stato di materia e basta , non e’ IO e non c’e’ niente di cui parlare. L’argomento e’ interessante ma non era il fulcro del mio intervento.
      /OT
      Piuttosto intendevo dire che dopo lo stato di presa di coscienza applichiamo le meta-strutture che vogliamo, UMANAMENTE. E che il concetto di possesso, ora(ultimo post), e di proprieta’ , prima(primo post), non sono caratteristiche intrinseche dell’io come per esempio il pensiero o la materia e ne quantomeno derivate. C’e’ un LACK di inferenza tra “coscienza di esistere” e il concetto di “possesso” (poi esteso, di proprieta’).
      Il concetto di “proprieta’ ” e’ legato al concetto di “sopravvivenza” (quest’ultimo cronologicamente viene prima) e non all’atto creativo dell’IO” (dal quale anzi ne a’ parecchio distante).

       
  4. Luca

    3 dicembre 2015 at 21:32

    Secondo me con “accesso alla proprietà” non intendeva dire “ingresso fisico” ad una proprietà preesistente ma la semplice “chance” all’acquisto della proprietà.
    Ma, indipendentemente da questo, la sostanza non cambia.
    In disparte l’assurdità di considerare un’aspettativa come diritto naturale, accogliere una simile concezione porta a conseguenze illogiche. Una su tutte è considerare naturale il diritto ad acquisire la proprietà salvo poi derubricare – una volta acquisito- tale diritto a “positivo” e post-statuale ossia legittimamente espropriabile. In pratica l’aspettativa alla proprietà è diritto naturale ma non lo è la traduzione concreta di quell’aspettativa… roba da invertebrati insomma

     

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