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Archivio dell'autore: libertyfighter

La Lettera di Michele

Michele adesso non c’è più. Copio e incollo la lettera che ha pubblicato IlGiornale perché, oltre che toccante, dice diverse cose sacrosante e che meritano di rimanere nell’Etere.

Oltre al fatto che il ragazzo sembrava essere veramente in gamba e conscio di tutto ciò che dice. Insomma. Mi ha talmente colpito che ho ripubblicato qualcosa sul blog dopo anni.

“Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi. Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte. Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità. Tutte balle.

Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia. Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile. A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive. Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo.

Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione. Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare. Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno. Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri. Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino. Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene. Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità.

Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2017 in Uncategorized

 

Discussioni libertarie

Questa sera, come spesso mi accade, ho discusso pesantemente su Facebook con qualcuno che non conoscevo. Dopo esserci vicendevolmente insultati e minacciati di morte, dopo aver giocato a chi ce l’ha più grosso dal punto di vista scientifico-culturale, siamo riusciti a pervenire ad una discussione pacata.

Ad un certo punto, costui scrive il seguente testo, sfidandomi a dimostrare logicamente che ha torto.

Analizzo il testo e rispondo su queste pagine, principalmente perché scrivere un commento articolato su Facebook è una impresa e non favorisce la risoluzione di controversie.

[cut di insulti e minacce precedenti]

tentate se vi è possibile di confutare la mia tesi, dare opinioni a capocchia è facoltà di chiunque, dimostrare ciò che si afferma è esercizio ben più impegnativo. Se sostengo che chiunque sia liberista, non possa che avere palesi difetti sinaptici, non è per desiderio di proferire garbati apprezzamenti, verso che non ritengo degno di confronto, bensì perché ciò è facilmente dimostrabile. Ma passiamo oltre. Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi. Vi sono state svariate interpretazione di come possa venir correttamente gestito il rapporto tra singoli e collettività, la democrazia rappresentativa è una di queste, è un sistema che personalmente ritengo sia una grandissima puttanata, ma è una questione filosofica che si può rimandare ad altro momento. Soltanto un concetto in questo caso però è giusto sottolineare, lo Stato non è il governo, né tanto meno il parlamento, il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno). Perché questo avvenga è necessario che chi governa abbia a disposizioni risorse, risorse che vengono date in gestione al governo dai singoli cittadini in forma di tasse. Prima dimenticavo di citare una serie di “servizi” che da anarchico non ritengo tali: organi di polizia e sistema giuridico nel suo complesso. Si pretende che lo Stato non reclami il contributo dei singoli, ma questo significherebbe anche la scomparsa di organi di polizia e sistema giuridico, in altre parole, il capitale che vuole sostanzialmente farsi liberamente i cazzi suoi, accumulando risorse che potrebbero altrimenti venir utilizzati per il bene collettivo, pretende però che lo Stato difenda la sua proprietà. Bene, togliamo ogni tassa, facciamo sì che chi non ha risorse finanziarie non possa curarsi, che nei quartieri povere non vi sia manutenzione stradale, che i poveri non possano mandare i figli a scuola, però eliminiamo coerentemente anche tutti gli altri servizi che vengono pagati con le tasse! Tu accumuli danaro, io mi armo di Ak-47 vengo a casa tua, una bella raffica e ti tolgo dal novero degli esseri viventi senza alcun rischio di subire la repressione da parte dello Stato che non può più permettersi di pagare i poliziotti, né ti i giudici che emettano sentenze. Certo chi dispone di potere finanziario potrebbe anche costituire eserciti privati per proteggere la proprietà, ma non essendoci alcuna possibilità di ritorsione, gli uomini dell’esercito privato, pur nella loro stupidita tipica di chi indossa divise ed usa armi per vivere, potrebbero facilmente rendersi conto che migliorerebbero le loro condizioni di vita, se anziché proteggere l’altrui proprietà e ricevere in cambio delle briciole, rivolgessero le loro armi verso chi dovrebbero proteggere. Una bella giungla in cui vale la legge del più forte, che in questo caso non sarebbe più chi dispone di maggiori risorse finanziaria, ma chi dispone delle armi migliori e della più totale assenza di scrupoli. Ora provate a demolire questa tesi con la logica, o in alternativa rassegnatevi a mantenere un religioso silenzio!!!!

Devo dire che quando ho letto per intero questo papiro, sono stato piacevolmente sorpreso dal testo. I ripetuti incitamenti all’uso della logica non me li aspettavo proprio, considerato che il tizio sembra essere sinistroide dell’area bakuniana. (Magari prendo una cantonata nel definirlo così, ma non è interessante la cosa). Resta il fatto che con uno che promette di basarsi sulla logica e mi SFIDA a dialogare sulla logica… beh.. in Italia? Quando mi ricapita?  Proverò quindi a spiegare il mio punto di vista (e quello della scuola Austriaca di Economia, e quello dei libertari (da non confondere con i lib-dem, i liberisti (chi sono?) i liberali moderati, i liberal, i (!)  socialliberali, il PLI.). Speriamo che il tizio in questione mantenga le promesse e magari argomenti le controrepliche in maniera (civile e pacata è un di più) logica.

Analizziamo la prima parte.

Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi.

Tante sono le definizioni di Stato date da tanta gente. Per Mises ad esempio è colui che ha il monopolio legale della coercizione in un dato territorio. Per me anche, ma è una definizione. Usiamo la sua.

Lo Stato è l’insieme dei cittadini. Ok

Che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti

 Ok. Effettivamente “parla” a nome di tutti. Se infatti dichiara guerra al Congo, pure io mi trovo in guerra col Congo. Anche se a me, del Congo, potrebbe non fregarmi nulla.

Però poi dice “e di conseguenza degli interessi di tutti”.

E NO. Qua non condivido. Non puoi affermare che lo Stato faccia gli interessi di tutti. Lo Stato è una entità collettiva, quindi non in grado di agire né pro, né contro gli interessi di chiunque. Quindi ad essere contro o pro, e ad agire sono “coloro che governano” . Persone. Le persone, essendo esseri umani, sono soggette al Teorema dell’Azione Umana, che ci rammenta sostanzialmente che ognuno agisce per i suoi interessi personali (che possono essere egoistici, umanitari, solidaristici, di qualunque tipo.. ma suoi) Nessuno agisce nell’interesse di qualcun altro, a meno che questo interesse non coincida con il suo. (Cioé a meno che il provocare il bene di Terzi, non lo renda più vicino al suo scopo personale (che ancora può essere egoistico, umanitario, solidaristico, fisico o spirituale..).

La stessa definizione di “interessi di tutti” è una definizione collettiva priva di senso logico, se si pensa che ogni singolo cittadino ha interessi personali che spesso e volentieri collidono con quelli degli altri. Quando togli soldi da A per darli a B, non puoi identificare B come “interesse di tutti”, perché se così fosse, A, per suo interesse personale avrebbe già finanziato B, e comunque e semplicemente, perché A non è d’accordo, non è nel suo interesse quindi, nel darti soldi. In pratica, ci sarebbe da discutere (con scarsi risultati) su cosa sia “l’interesse generale” e come venga definito.

Quindi, non c’è nessun legame CONSEQUENZIALE per cui essendo “rappresentanti” della popolazione si debba essere “rappresentativi degli interessi di tutti”. Chiunque vada al Governo, fino a che sarà un essere umano, sarà rappresentante degli interessi suoi e di coloro che possono aiutarlo a raggiungere i suoi interessi.

Quando riusciremo a eleggere creature ultraterrene e il teorema dell’Azione Umana non sarà applicabile, questo cambierà. Ma fino ad allora, stiamo discutendo se sia opportuno dare del potere a determinati individui umani e, se si vuole dimostrare che in tal modo essi perseguiranno interessi DIVERSI dai loro personali, bisogna dimostrare in che modo li si costringe a farlo.

Potremmo  (e magari lo faremo) discutere a lungo sui metodi (inefficienti) per costringerli ad agire conto terzi, ma in ogni caso il fatto di essere rappresentanti dei cittadini non significa che DI CONSEGUENZA seguano gli interessi dei cittadini, (Ammesso di riuscire poi a definire questo interesse comune collettivo che potrebbe non esistere per 60M di persone).

Poi però il dibattente afferma che:

un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi

Bene. Torniamo ad essere d’accordo.un singolo si contrappone agli altri cittadini unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dell'”insieme dei cittadini”, quindi non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà. L’ultima semifrase è ininfluente.

Secondo questa proposizione, un cittadino (quindi, avendo stabilito che lo Stato è fatto di persone e che solo quelle agiscono), QUALUNQUE ESSO SIA, non può commettere le seguenti cose:

  • Decidere chi può o non può comprare un’arma. Né chi può vendere o non vendere sigarette, francobolli, servizi domestici, servizi medici, servizi sanitari. (Non si lede alcuna libertà offrendo in vendita un servizio né comprando un’arma. Casomai lo si fa utilizzando l’arma in maniera scorretta o vendendo prodotti non veritieri, ma agire sugli acquisti  o le vendite è un processo alle intenzioni che viola chiaramente la LIBERTA’ di qualcuno di vendere prodotti veritieri o utilizzare le armi in maniera corretta)
  • Decidere che qualcuno debba acquistare per forza un servizio (ancor più ad un prezzo stabilito) . E’ chiaro che se mi costringi a comprare 30 mele al giorno a 2 euro l’una, non puoi blaterare di rispetto della libertà. E quindi ugualmente illegale costringere qualcuno a pagare servizi sanitari pubblici, scuole pubbliche, strade pubbliche, rai pubbliche, spazzini pubblici, etc. E’ possibile offrire il servizio sul mercato, è possibile impedire ai cittadini di usare determinati servizi senza pagarli, ma se invece imponi a qualcuno di comprarli (e pure a un prezzo che decidi tu) STAI LEDENDO L’ALTRUI LIBERTA’.

 

Andiamo avanti.

il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno).

Anche questa è una interpretazione semplicistica. Se tutto un paese trova bella la casa di Gianni Rossi e decidono di prendergliela e mandarlo sulla strada, stiamo facendo gli interessi di tanti (tutto il paese) a discapito del bene di pochi (di uno…. il solo Gianni).

La faccio ancora più perversa. Giacomo e Luigi hanno entrambi un cancro al polmone. Necessitano trapianto immediato.  Carla, ha due polmoni in perfetto stato.

E’ giusto fare il bene dei più (Giacomo e Luigi) espiantando i polmoni di pochi (Carla) ?

E se il rapporto 2:1 vi sembra poco, potremmo espiantare tutti gli organi di Carla (in vita) per salvare 20 persone. E’ giusto?????

Per l’amor di Dio, spero che siate d’accordo con me che NO.

E’ chiaro quindi che c’è una discriminante e questa discriminante è la proprietà privata. Perché, come spiega l’economia austriaca è vita ed estensione della stessa. Perché, come spiegato da Mises, non c’è libertà alcuna senza libertà economica e chi controlla tutti i mezzi, controlla tutti i fini…

Quindi, NO. Lo Stato in caso di contrapposizioni, dovrebbe tutelare la proprietà privata (e la vita) delle persone. Non fare il conto tanti o pochi. Il diritto di vita non può essere certo alla mercé di maggioranze varie…

Arriviamo poi alla discussione su “servizi di polizia” e “magistratura” che sparirebbero se non ci fossero le estorsioni di stato chiamate tasse.

Potrei dilungarmi su svariati autori libertari che hanno ipotizzato soluzioni di mercato per fornire servizi di polizia e di magistratura che adempiano allo scopo. Ma voglio affrontare il discorso da un altro punto di vista.

Se sono uno che ha accumulato soldi, e tu ti armi di ak-47 e vieni da me per rubare, anche in assenza di “tutela di stato”, io, che ho accumulato soldi è banale che abbia servizi di sicurezza privati, pagati coi miei bei dindi (che potrebbero pure essere in posti più sicuri di casa mia ma lasciamo perdere il caso). Quindi tu per farmi fuori e rubare i miei soldi dovrai comunque pagare un costo. Magari ti servono 10 mercenari, 10 ak-47 due jeep armate di mitragliatrice, soldi da garantire alla famiglia del mercenario se crepa e quant’altro. Insomma. Tu comunque affronti di tasca tua un COSTO. D’altra parte se fossi uno straccione, se anche non ci fossero soluzioni di mercato alla tutela degli straccioni (e come ti dicevo poco fa, molti ne han teorizzato il funzionamento), è poco probabile che mi attaccheresti, perché pagheresti sicuramente un costo minore, ma con ricavi nulli. Affrontiamo ora il caso in cui io ho accumulato soldi e tu vuoi derubarmi in regime di forza di polizia statale.  Sarebbe bello poter dire “non lo fai”. Ma in realtà lo fai, pagandone il COSTO. Esattamente come prima. Solo che adesso il costo è qualche mazzetta alla polizia o al politico di turno. Oppure, in maniera molto più semplice mi derubi legalmente senza ammazzarmi. Come si fa? Facile. Paghi un politico per aumentarmi le tasse e un altro per dirottare finanziamenti pubblici verso la tua azienda. Con questo giochino raggiungi il fantastico risultato di “prestare” soldi alla  politica affinché mi derubi. Soldi che poi ricevi indietro tramite finanziamento pubblico con tanti interessi, perché se al politico hai passato 100000 euro, di finanziamento ti arrivano magari 5 milioni di euro. Aggiungiamoci che nel primo caso (ak-47 senza Stato), dovresti poi convivere con la gente che ti giudica un assassino (COSTO aggiuntivo), nel secondo caso no. Anzi, magari ti sei fatto un nome gridandomi contro che pagavo poche tasse…(Vantaggio Aggiuntivo).

Se poi guardi alla faccenda dal punto di vista del Governo, scopri che hai dato al Governo il potere di fare tutto. E il governo sono uomini. E torna la Teoria dell’Azione Umana. Se a uno del governo “serve” che un tizio muoia, il tizio muore a spese del contribuente, senza che il governante in questione debba neppure pagare un euro suo. Tanto è vero che quasi tutti gli Stati al Mondo fanno stragi. Putin ammazza gente pure all’estero. Chavez e Maduro hanno sterminato migliaia di Venezuelani… il governo Ucraino ha mandato cecchini a sparare sulla sua folla, il governo Italiano ha tolto Aldo Moro dall’Italicus evitando accuratamente di far scendere gli altri passeggeri.

Anche il discorso dei “mercenari che si ribellano”.. Il fatto che lo Stato non abbia certificato che l’omicidio è reato, non significa che il mondo cominci a considerare l’omicidio o il furto, legittimi, giusti. E’ vero che un mercenario potrebbe ribellarsi… è vero pure però che avrebbe chiuso per sempre con la carriera di mercenario, perché poi col cazzo che ti assume qualcuno. E se poi i parenti miei assumono altri mercenari per ammazzare il mercenario furbetto? Sicuro che non gli convenga fare la persona corretta e prendersi “le briciole” che poi briciole non sono perché non é “lo Stato” a pagarli?

In qualunque professione ad assunzione su base volontaria, conta tantissimo la “reputazione”… un furto a casa di chi dovevi proteggere o addirittura l’omicidio del datore di lavoro  ti fanno terminare la carriera istantaneamente e per sempre.

D’altra parte ci sono migliaia di informazioni, nella situazione Statale attuale che ti indicano che “normalmente” non succede: un qualunque picciotto della ndrangheta ha diverse occasioni per ammazzare il suo boss, magari in combutta con altri picciotti… Però questo solitamente non accade, e stanne certo, non per la paura che la polizia lo arresti. Quel che più realisticamente otterresti è semplicemente tante agenzie di protezione privata che operano sul territorio in maniera concorrenziale e che NON sparano ai datori di lavoro per derubarli. Come appunto non lo fa il picciotto verso il “boss”.

Infine è errata l’affermazione che chi ha armi migliori sarebbe avvantaggiato su chi ha maggiori capitali. Non è così, perché il denaro è il “mezzo” per eccellenza per raggiungere i propri scopi. Le armi NO. Le armi possono essere un MEZZO per impadronirsi del denaro, ma sono quindi un MEZZO “di secondo grado”. Poi, tu puoi immaginare di avere l’arma più potente che puoi portare con te. Ma senza soldi UNO solo rimani. Quello coi soldi invece è “tanti”. Tantissimi, tutti quelli che può pagare, armati come meglio può pagare. Tu senza soldi non paghi nessuno, con pochi soldi paghi poche persone. Poche persone poche armi, poche armi poca potenza di fuoco.

In realtà la violenza per ottenere le cose è una cosa talmente stupida e economicamente fallimentare che solo i bambini piccoli e gli Stati Grandi continuano ad usare sistematicamente. Nel mondo vince chi ha più mezzi. E il mezzo migliore sono i soldi. Ora, puoi decidere che i soldi vengano divisi a seconda del merito, e allora devi abolire gli scambi coatti, o al limite ridurli al minimo, oppure puoi decidere che i soldi vengano depredati tramite tasse e distribuiti tramite conoscenze. Che è il metodo “politico”.

 

Supponenza, ignoranza e approssimazione

Chiacchierando tra “liberali” su Facebook, mi viene consigliato questo post, scritto da un sedicente liberale che però evidentemente ha le idee tanto tanto confuse, anche se si rifiuta di ammetterlo.

Il che non sarebbe grave, quel che è grave è che se lo riprendi e gli fai notare che probabilmente non ci ha capito granché, la sua risposta è “tu non capisci, travisi i pensieri degli altri, lasciamo perdere”. Per poi girare l’etere raccontando che i libertari sono dogmatici e oltranzisti. Ora, non è questione di essere dogmatici e oltranzisti. E’ questione di capire una cosa, oppure non averla capita.

Il post in questione è questo.

L’autore è tal Gian Piero De Bellis.

Il post parte con la famosa frase di Proudhon: “la proprietà è un furto“.

L’autore ci fa notare che lo stesso Proudhon dice successivamente che        “la proprietà è la libertà

Ora, una persona normale applicando la proprietà transitiva, deduce che la “libertà è un furto”   (dim. (A = B) (A = C) ====> B=C )

Per quel discorso vetusto e obsoleto del principio di identità e non contraddizione che starebbe alla base della logica umana.  Un altro tipo di persona,  si limiterebbe a dire che Proudhon è un dissociato mentale e terminerebbe qui la questione. Probabilmente il posto giusto sarebbe un manicomio, a meno che non intenda costui veramente affermare che la libertà è un furto e che quindi la schiavitù è qualcosa di buono.

Il nostro autore invece si lancia nell’impossibile dimostrazione che le due proposizioni possano coesistere.

La prima affermazione è perentoria:

Innanzitutto va affermato che la proprietà non è un diritto e tanto meno un diritto naturale

BOOOM. Però tranquilli che adesso ce la spiega. Mica ci lascia così.

Però prima di lanciare la chicca, si attarda in due affermazioni condivisibili. Probabilmente è una strategia retorica per farti bere la puttanata successiva. Non ne ho la certezza ovviamente…. I motivi per cui abbia messo due affermazioni sensate prima di una puttanata cosmica esulano dal mio sapere. I fini, come ben sapete, sono personali.

Comunque. Giustamente afferma che lo Stato non è alla base dei diritti e che i diritti positivi sono una stronzata.

Chapeau. Mentre leggevo queste affermazioni, facevo veramente fatica a capire come potessero giustificare l’affermazione “tanto meno un diritto naturale”. Ma poi arriva il terzo capoverso. La bomba. Bomba che va riportata integralmente affinché anche voi che non volete leggervi l’articolo completo possiate gioire di cotanta arguzia mentale.

Indebita estensione: quando utilizziamo l’espressione diritto naturale, facciamo capire a tutti che stiamo parlando di un diritto pre-statuale e pre-welfare state che nulla ha a che fare con lo stato; se poi riteniamo lo stato come una entità istituita per opprimere e sfruttare, il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile (a parte norme e regolamenti prodotti autonomamente da gruppi interessati). Ma il diritto naturale garantisce diritti inalienabili che sono intrinseci alla persona fin dalla sua nascita (ad es. life, liberty and the pursuit of happiness – la vita, la libertà e la ricerca della felicità); includere tra questi il diritto alla proprietà mi sembra una estensione indebita. Infatti nessuno nasce con il diritto naturale alla proprietà ma solo con il diritto naturale al libero accesso alla proprietà, che sarà conseguita a seguito di determinati comportamenti produttivi. Altrimenti rimarremmo nella situazione presente in cui anche gli sfaccendati e i parassiti rivendicano il loro “diritto naturale” alla proprietà, ed espropriano con la tassazione una quota delle proprietà di coloro che si sono dati da fare con il loro impegno e i loro sforzi.

Et voila. Indebita estensione. Ancora un accenno a definizioni corrette. “il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile”  seguito addirittura dalla presentazione di diritti naturali inalienabili intrinseci alla persona (life liberty and pursuit of happiness).

Ma poi frana. E frana fragorosamente. A lui estendere i “diritti naturali” alla proprietà sembra una estensione indebita. INVENTA di sana pianta il concetto di “diritto naturale al libero accesso alla proprietà”.

Concetto quanto mai vago, spiegato di merda, e probabilmente che non sta né in cielo né in terra. Che cazzo significa? Che uno nasce con il diritto ad accedere liberamente alla proprietà… di chi?  Libero accesso DOVE? A casa mia? Che può usare la mia motozappa? Che ha il libero accesso alla mia macchina?  Non si sa, nessuno lo sa, non lo spiega, però da per scontato che questo sia un diritto naturale. Mica la proprietà, che invece è una “estensione indebita”…   La spiegazione del perché invece la proprietà NON SIA UN DIRITTO NATURALE è data con l’affermazione idiota per cui se lo fosse, gli sfaccendati e i parassiti rivendicherebbero il “diritto naturale” alla proprietà (altrui) ESPROPRIANDO (tassando) la proprietà altrui.

Quindi in pratica per questo signore qua, un diritto naturale si esercita privando gli altri del proprio diritto naturale. Il fatto che per lui (e anche per me) chi non fa un cazzo non ha diritto alla proprietà (altrui), fa scadere il diritto naturale a un qualcosa di ambiguo che lui definisce “fatto naturale”. 

Questo accade quando non ci hai capito un cazzo. Perché il diritto NATURALE è un diritto che deve valere PER OGNI ESSERE UMANO. Si distingue dal “diritto alla casa”, proprio perché questo secondo presuppone che qualcuno deve espropriare qualcun altro per garantirlo a sé stesso. Ed è per questo che non è un diritto ma una puttanata. La proprietà privata è un diritto naturale proprio perché vale per tutti. Ma se vale per tutti è lapalissiano che nessuno può, in nome di questo, violare il diritto naturale alla proprietà di un altro. Siamo tutti uguali, Cristo. Quindi tu hai diritto alla proprietà quanto ne ho io, ragion per cui IO non ho alcun diritto di esproprio e TU nemmeno.  Sembrano discorsi semplici, ma evidentemente non lo sono, se persone che riescono a capire che lo Stato non è la fonte di alcun diritto, poi non riescono a capire che cosa significa che un diritto deve valere PER TUTTI. Se non si capisce questo, è possibile dimostrare che neppure i “diritti naturali” che ha identificato prima, sono diritti naturali. Perché per esempio, un tizio che reclami il “diritto alla vita” avente bisogno di un trapianto di cuore, potrebbe reclamare il cuore di un altro, ucciderlo e innestarselo. E’ giusto no? Ho o non ho “diritto alla vita?” Beh mi serve un cuore. Tu ce l’hai e me lo prendo. Peccato però che quello a cui lo strappi, dovrebbe avere lo stesso tuo diritto alla vita… Prendiamo il diritto a perseguire la propria felicità. Se io mi diverto e mi sento felice lanciando sassi dal cavalcavia contro le auto in corsa, ho diritto di farlo, perché è ho “diritto di perseguire la mia felicità”. Esticazzi se quell’altro sbanda e crepa (violando il diritto alla vita). Io “reclamo il mio diritto alla felicità” che per me è lanciare sassi dal cavalcavia. Cazzo vuoi?  

Se questo ragionamento avesse un senso quindi, non solo il diritto alla proprietà sarebbe un “fatto naturale” e non un “diritto naturale”, ma neppure il diritto alla vita e il diritto di perseguire la propria felicità sarebbero “diritti naturali”.  Non si capisce quindi su quali contorte basi logiche l’autore definisca il primo un “non diritto” e gli altri due dei “diritti naturali”.  

L’ignoranza e la superficialità di analisi sono dei peccati. Ma non sono gravissimi, se non vengono abbinati alla supponenza di chi, di fronte a coloro che gli mostrano gli errori concettuali e logici commessi, si nasconde dietro un “voi tutti travisate”. Tu puoi pure essere un praticone con un pò di letture sulle spalle. Ma lo devi essere con umiltà, pronto a considerare l’ipotesi che sia tu quello che va contromano in autostrada e non tutto il resto del traffico.

 

 

Perché il Quantitative Easing è sempre un furto.

Benché il motivo per cui il QE, ovverosia l’inflazione monetaria ( l’aumento della massa monetaria tramite creazione della moneta dal nulla) sia un furto  dovrebbe essere lapalissiano ed evidente a tutti, nella società moderna, imbevuta di cazzate socialiste e stataliste,  questa evidenza sfugge ai più. In questo articolo mi propongo di fornire una serie di dimostrazioni che, se lette con un pizzico di attenzione dovrebbero fugare tutti i dubbi di coloro che ancora non riescono a rendersene conto.  Non c’è infatti nulla di più triste di vedere gente osannare coloro che li depredano perché convinti invece di star ricevendo dei benefici.

DIMOSTRAZIONE INDUTTIVA SEMPLIFICATA

Consideriamo, per semplicità e senza perdita di generalità che tutti i beni in una data area sottoposta a corso forzoso, moneta fiat e quantitative easing,  siano rappresentati da una torta. Supponiamo, sempre senza perdita di generalità e per semplicità  che la società intera sia composta da dieci individui, di cui uno, che chiameremo Bank, sia colui che ha il potere di inflazionare la moneta. Dovendo partire da una situazione di beni in possesso di qualcuno, per semplicità supporremo che la torta sia divisa in dieci fette e che ognuno sia proprietario di una fetta.  Infine, supporremo che all’istante iniziale (d’ora in avanti t0) ognuno dei dieci individui componenti la società sia in possesso di una banconota, per un totale di dieci banconote tutte di taglio uguale.

All’istante t0  1/10 della massa monetaria rappresenta 1/10 dei beni esistenti nella nostra area e, a parità di altre condizioni, ognuno può vendere la sua fetta di torta per 1 banconota agli altri. All’istante t0 quindi abbiamo tutti gli appartenenti alla società nelle stesse condizioni.

Supponiamo adesso che Bank sia in grado di stampare altre 10 banconote, e lo faccia. All’istante t1, istante in cui Bank crea 10 nuove banconote, la massa monetaria diventa 20 banconote, le quali, rappresentano ugualmente tutta la quantità di beni in circolazione che, non essendo cambiato nulla fuorché lo stampaggio di massa monetaria, sono ancora la torta di prima.

Quindi, adesso ogni banconota rappresenta solo 1/20 dei beni esistenti al mondo ed ogni persona che sia rimasta con una banconota, si trova improvvisamente ”proprietario” di  1/20 dei beni esistenti.  Questo è vero per tutti tranne per  Bank. Bank, improvvisamente si trova in possesso di  11 banconote sulle 20 esistenti al mondo e quindi si trova “proprietario” di poco più della metà dei beni esistenti. Diciamo poco più di mezza torta.

Il motivo per cui la parola proprietario è tra virgolette è perché fino a che non si concretizza uno scambio monete per fette di torta, la proprietà non cambia e non è detto che gli altri siano disposti a cedere la loro fetta di torta per lo stesso numero di banconote di prima.

In ogni caso, Bank, che ha inflazionato la moneta, si ritrova nella possibilità di forzare la mano a tutti gli altri proponendo prezzi di mercato per la loro fetta di torta che sono molto più alti di quelli di tutti gli altri e quindi in caso di volontà, da parte di uno dei partecipanti di vendere i propri beni, Bank si avvantaggia potendo offrire di più. Paolo, uno dei restanti 9 vorrebbe comprare la fetta di torta da Mario, che vuole vendere. Ma può offrire solo ed esclusivamente 1 banconota, quella che aveva prima.  Anche Giovanni può offrire solo una banconota, ma invece Bank può offrire fino ad 11 banconote (che non si è guadagnato almeno le successive 10) e quindi Mario finirà per vendere la sua torta a Bank per un prezzo diciamo di 2 banconote.

Quel che è accaduto è che l’aumento di massa monetaria ha reso de facto colui che l’ha stampata più ricco di prima, ma siccome la torta non è aumentata, almeno nell’immediato (e per dimostrare il furto NON E’ NECESSARIO andare più in là dell’immediato), la ricchezza in più che si ritrova BANK, è pari alla somma della ricchezza PERSA dagli altri partecipanti.

Tutto questo è valido a tempo zero, non è necessario stimare i vari effetti che la stampa di moneta causerà nel tempo (aumento del prezzo della torta, disponibilità da parte di BANK di prestare moneta creata ad interesse guadagnando così sugli altri, distorsioni del  mercato causato dall’afflusso di denaro in tutto ciò che piace a BANK e dalla mancanza di fondi in tutto ciò che NON piace a BANK). Questi effetti ci sono, appaiono nel tempo e in gradazioni diverse a seconda delle regole che stabilisce BANK nell’utilizzo del denaro nuovo fresco stampato.   Ma il passaggio di potere di acquisto, dagli altri 9 verso BANK si concretizza nell’istante stesso in cui BANK ha fatto QE. Siccome tale passaggio di potere di acquisto non è frutto di uno scambio volontario, ma di uno scambio forzato da parte di BANK, questo atto rientra perfettamente nella definizione di  Furto.   CVD.

 SECONDA DIMOSTRAZIONE: Dimostrazione per assurdo.

Le dimostrazioni per assurdo sono un tipo particolare di dimostrazioni matematiche. Si confuta la tesi che si vuole dimostrare e si fa vedere che tale confutazione porta ad un assurdo logico. Essendo la deduzione assurda è chiaro che la tesi non può essere falsa e quindi si ottiene la dimostrazione voluta.

Supponiamo quindi che la tesi che voglio dimostrare sia falsa.

IL QE NON E’ un FURTO.

Se il QE non è un furto, ciò significa che non è uno scambio forzato in cui si toglie qualcosa a qualcuno per darlo a qualcun altro senza possibilità da parte del possessore di rifiutarsi.

Ma se non si sta togliendo nulla a nessuno i casi sono due. O il QE non cambia assolutamente nulla (è neutro, se volete inutile), oppure arricchisce qualcuno SENZA impoverire altri.

Se il caso fosse uno di questi due, discenderebbe che una serie di QE uno dopo l’altro non impoverirebbero nessuno.  Supponiamo quindi di far tendere l’aumento della massa monetaria ad infinito. Vale a dire, se nell’esempio di prima abbiamo raddoppiato la massa monetaria, invece adesso stampiamo talmente tante banconote da avere una massa monetaria infinita o praticamente infinita per i nostri scopi. Significa azzerare la domanda di moneta. Significa che la moneta è come l’aria, un bene che non è più economico perché ce ne sta in abbondanza per tutti tanto da non competere più per tale bene.  Ora, il fatto che il bene moneta diventi  “non economico” dovrebbe già far aprire gli occhi sul fatto che il valore della singola banconota per massa monetaria che tende ad infinito, tende a zero.   D’altra parte,  la massa monetaria globale rappresenta la quantità globale di beni che può essere comprato e scambiato.  Siccome la quantità globale dei beni non tende ad infinito come la massa monetaria, accade che ogni banconota comincia a rappresentare    1/Massa monetaria  * BENI TOTALI.    Se fate il limite di questa formula per Massa Monetaria infinita, ottenete che ogni banconota non compra più nulla.

In altri termini il valore del conto in banca e dei soldi nel  vostro portafogli,  diventa NULLO, perché voi possedete solo una quantità finita di moneta che è una frazione di un infinito, ovvero ZERO.  D’altra parte, chi ha stampato INFINITA MASSA MONETARIA, si ritrova ad avere  INFINITO – Sommatoria(q)

    dove la sommatoria è la somma della quantità di moneta di tutti voi, quella che non possiede colui che stampa. Ma essendo una quantità finita, sottratta ad infinito non scalfisce per nulla la quantità di moneta che chi ha fatto QE possiede. Ovviamente non è necessario arrivare ad infinito, tali considerazioni sono validissime pure se semplicemente la quantità di moneta stampata sia molto molto maggiore di quella presente nel mercato.

In questa situazione, SENZA il corso forzoso che obbliga la gente ad usare la moneta, avviene semplicemente il fallimento della stessa.  Nel caso in cui il corso forzoso ci sia e funzioni, si ottiene che chi ha fatto QE possiede tutta la ricchezza esistente (è in grado di comprare tutto a qualsiasi prezzo), mentre tutti gli altri si ritrovano senza alcun valore reale.  La dimostrazione di quel che avviene quando la massa monetaria diventa infinita è questa e non necessiterebbe di ulteriori conferme. Per gli amanti delle statistiche storiche, è sufficiente andare a vedere cosa è successo in tutti quei posti in cui la massa monetaria è esplosa.  Dalla Germania post prima guerra mondiale fino allo Zimbabwe dei nostri giorni.

Ma l’ipotesi iniziale della nostra dimostrazione era che tramite il QE  nessuno veniva derubato, ma al limite qualcuno si arricchiva senza che altri venissero privati della loro ricchezza. Invece tramite una serie di QE sufficientemente lunghi e pesanti siamo arrivati alla situazione in cui tutti hanno perso tutto e colui che fa QE è in grado di comprare tutto il mondo.  Questo è un assurdo logico e quindi la tesi “IL QE non è un furto” DEVE essere per forza FALSA.

E’ appena il caso di osservare nuovamente che tutto questo avviene senza neppure definire COME vengano investiti da parte del banco i soldi che si è alacremente stampato. Non sono una variabile interessante né utile per la dimostrazione in corso. L’affermazione “Il QE è un furto” si dimostra a prescindere dal successivo utilizzo della stessa moneta, che come già spiegato, può portare a diverse conseguenze che vanno dall’aumento generale dei prezzi al consumo, alle bolle economiche in settori particolari, alle più o meno gravi distorsioni del mercato e della libera volontà delle persone.

Questa osservazione è importante, anzi direi decisiva da tenere a mente, per controbattere tutti  coloro che per dolo o ignoranza spostano l’attenzione su che giro fa la nuova moneta creata.  Non importa se la immetti nel mercato dei prestiti, se la usi per infrastrutture pubbliche, se la dai in beneficienza, se ci ripaghi debiti pregressi o quant’altro. Non importa neppure se la usi come reddito di cittadinanza.

In ogni caso, e per qualunque destinazione d’uso, il QE rimane un furto. Che si sostanzia nel momento stesso in cui crei la moneta e non successivamente per un uso che taluni possono ritenere sbagliato.

DIMOSTRAZIONE COMPLICATA

Sia B la quantità totale di beni scambiabili esistenti all’istante t0 in una data area e sia T il totale delle persone interessate dal processo di scambio presenti nell’area in oggetto.  Sia  D(B,T,t|t0) la distribuzione dei beni B tra le T persone all’istante iniziale t=t0;

Sia M0 la quantità totale di moneta circolante a t=t0 nell’area in questione.

Supponiamo che in tale area ci sia una entità chiamata BANK che sia in grado di aumentare arbitrariamente M, passandolo da M0 ad M0+QE  in un dato istante t1, con QE > 0.

Essendo M0 la quantità di moneta che all’istante t0 rappresentava la totalità di B,  nell’istante t1 in cui M diventa M1, si ha che BANK ottiene una maggiore quantità di moneta per partecipare al processo di scambio che produce la distribuzione D. Se sostituiamo a B il valore  M0 che rappresenta tutti i beni espressi in moneta corrente abbiamo che :

D(B,T,t|t0) = D(M0,T,t|t0)  per t=t0

Un epsilon prima del QE abbiamo la seguente identità:

D(B,T,t|t1-e) = D(M0,T, t|t1-e)

Un istante dopo avremo:

D(B,T,t|t1) = D(M0+QE,T,t!t1)

Potendo supporre B e T costanti nel periodo  e  o comunque non variati significativamente, otteniamo  che B= M0+QE ovvero che i beni esistenti all’istante del quantitative easing vengono redistribuiti su un numero di monete che adesso è maggiore, essendo QE maggiore di zero.   Siccome QE è in mano a qualcuno, ne deriva che questo qualcuno ha diminuito la quantità di beni  che M0 era in grado di rappresentare , facendone rappresentare una parte a QE, che è di sua proprietà. In pratica, i possessori di M0 hanno perso beni  reali a beneficio del  creatore di QE, tramite un passaggio forzato e non volontario. Un furto. CVD

DIMOSTRAZIONI ACCESSORIE

Qualcuno potrebbe obiettare che la moneta non rappresenti la quantità totale di beni scambiabili esistenti nella società. Per rispondere ad una tale asserzione è sufficiente provare a pensare al potere di acquisto di una moneta in una società in cui non ci sono affatto beni. Non c’è nulla. In tal caso, qualunque moneta  e qualunque quantità di moneta non vale nulla, a prescindere dal valore nominale che può riportare su di essa.  Induttivamente, una società in cui tutti i beni scambiabili fossero   1 (supponiamo una bicicletta),  a prescindere dalla quantità di moneta, siano esse una dieci cento, millemilamiliardi di banconote, esse permettono di acquistare al massimo (e solo) una bicicletta. La moneta rappresenta per forza beni reali e solo beni reali, perché le persone sono interessate ai beni reali e non ad un numero arbitrario scritto su un foglio di carta. Vogliono possedere ciò che puoi ottenere con una data quantità di moneta, non una data quantità di moneta  a prescindere da ciò che essa possa comprare.

 
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Pubblicato da su 10 maggio 2015 in Uncategorized

 

La crisi economica non è normale nelle società umane

Si sente spesso dire che il progresso nelle condizioni di vita di tanta parte della popolazione nei passati cinquanta – sessanta anni è la prova che l’intromissione statale nell’economia sia cosa buona e giusta.

Si sente spesso dire che senza lo Stato non saremmo mai cresciuti e diventati più ricchi di cento o duecento anni fa. Si sente pure dire che la recessione, la crisi economica, sia qualcosa di endemico connaturato al “mercato” se non alla stessa essenza umana.

In generale, in economia si sentono dire tante cose, che purtroppo però, per la maggior parte, sono sbagliate. Se vi state chiedendo perché politici e economisti di grido debbano dire castronerie economiche, la risposta è semplice: interesse personale. Se la si finisse di spersonalizzare le istituzioni e si realizzasse che al loro interno ci sono esseri umani che ragionano secondo i canoni dell’Azione Umana, si capirebbe infatti in un baleno che il miglior modo per trarre vantaggi dal sistema attuale, per questi individui, sta nell’affermare che il sistema attuale è buono e va conservato. Certo, se ci si ostina a credere che chi è eletto o che gli economisti siano interessati a dire la verità piuttosto che quel che fa comodo a loro, diventa difficile capire il perché dovrebbero mentire.

In realtà il motivo per cui siamo più “ricchi” di cento anni fa è molto semplice, addirittura banale per qualcuno che avesse studiato un pò di basi di economia austriaca. Per coloro che ne siano digiuni, abbiamo le basi pronte su questo sito, qui, e qui.

Il motivo è la capitalizzazione. L’ uomo, per sua natura tende a trasformare il capitale “tempo vitale“, in altri mezzi economici, che lo portano più vicino ai propri scopi. Ogni persona che coltiva la terra, lavora, costruisce qualcosa, scambia il suo tempo vitale (e altri mezzi economici) in cambio di mezzi economici che per lui valgono di più.

Valgono, ovviamente nel senso austriaco del termine. Il tempo vitale si esaurisce ed è poco facilmente scambiabile. Questo significa che per sua natura, un essere umano di 30 anni è generalmente più ricco di un essere umano di 3 anni, non perché lo Stato, la Nazione, la Regina o il Dittatore di turno abbiano fatto qualcosa, ma semplicemente perché ha investito il suo unico capitale iniziale (il tempo, la sua vita) in azioni che lo hanno portato ad una situazione che egli valuta migliore. Certo, è possibile che uno faccia tutte azioni sbagliate e si ritrovi col capitale azzerato, ma essendo questo fonte di grosso disagio per se stesso, naturalmente e senza alcuna imposizione statale, fa di tutto per evitarlo. Il capitale tempo si esaurisce, il bambino di 3 anni è molto più ricco di tempo, rispetto a quello di 30 e rispetto a quello di 60. Ma gli altri due hanno investito e trasformato questo capitale naturale in mezzi materiali, esperienza e capacità che per loro valgono di più del capitale impiegato.

Ripeto, può benissimo darsi che abbia preso decisioni sbagliate e che si sia pentito delle scelte fatte. Ma siccome queste scelte ricadono sulla sua personale possibilità di raggiungere i propri fini, egli subisce un fortissimo incentivo a non sbagliare. Se volete, in termini tecnici, il sistema è fortemente retroazionato dalla disutilità di ottenere perdite personali.

Questa affermazione vale ovviamente fino a che le proprie azioni provocano vantaggi o perdite personali. Se si permette di scaricare perdite su altre persone e mantenerne i vantaggi, il modo di agire cambia radicalmente. E’ il caso di quasi tutte le decisioni politiche ed è l’origine del detto “son tutti froci col culo degli altri”.

Quindi, un uomo, allo stato di natura, in qualunque situazione sia, tende a diventare più ricco col passare del tempo, per il semplice fatto che AGISCE SCIENTEMENTE per diventare più ricco. Ancora, vale la pena di ripeterlo, ricco in senso Austriaco, ovvero più vicino ai propri scopi e con una maggiore disponibilità di mezzi per ottenerli. Gli scopi però sono personali e ci sono casi (pochi in verità) in cui questa “ricchezza” non coincide con l’essere più ricco di beni materiali.

Se al posto di un singolo uomo, abbiamo 60 milioni di persone, tipo la popolazione italiana, è chiaro e limpido che questi 60 milioni, col tempo, semplicemente perché agiscono per esserlo, diventano tutti più ricchi. Ed è ovvio che l’Italia di cento anni fa sia meno ricca di quella di adesso, perché l’Italia di adesso ha almeno tre generazioni di persone che hanno agito, lavorato, prodotto ricchezza e aggiunto la loro ricchezza a quella dei figli e dei nipoti. Sessanta, Ottanta, Centoventi milioni di vite si sono consumate e trasformate in ricchezza per i posteri. E se siamo più ricchi degli Etruschi, non è perché “lo Stato Nazionale ci ha reso ricchi”, ma perché centinaia di generazioni si sono succedute da allora, capitalizzando e lasciando ricchezza in eredità agli altri su questa terra.

A questo punto bisogna chiedersi:

Cosa deve accadere perché questo processo di accumulo di capitale austriaco, questo miglioramento delle condizioni generali di tutti si arresti e si inverta, come sta accadendo per esempio in Italia e per esempio in Grecia nell’ultima decade?

Un motivo sono senza dubbio le catastrofi naturali. Uno Tsunami come quello thailandese del 2005 distrugge tanto di quel capitale da costringere gli uomini a ricominciare da molto più indietro nell’accumulo di risorse che la generazione seguente potrebbe essere meno ricca di quella precedente. L’esplosione del Krakatoa ha creato questo. Un meteorite che disintegrasse tre quarti delle terre emerse, ridurrebbe le popolazioni ad uno stato di indigenza enorme e diverse generazioni sarebbero più povere di noi adesso. MA non è il caso dell’Italia né della Grecia. Non ci sono state catastrofi naturali tali da produrre un depauperamento generale.

Un altro motivo sono senza dubbio le guerre e le guerriglie. Non credo ci sia bisogno di spiegare quanto capitale viene sprecato e distrutto durante guerre e guerriglie, in termini di vite umane (capitale tempo), macchine, edifici, infrastrutture, macchinari industriali e soldi. Neanche questo però è il motivo alla base del depauperamento generale Italiano. In Italia la guerra è finita nel 1945 e non ne abbiamo avute altre.

Resta un unico altro motivo. Lo SPRECO di Capitale. L’unico modo per far si che la gente impoverisca, è trovare un sistema capace di distruggere continuamente più capitale di quello che il normale vivere delle persone in tempo di pace riesca a produrre. Ma attenzione, non è semplice trovare qualcosa in grado di farlo. Le persone come detto, agiscono per diventare più “ricche”, non per impoverirsi. E’ necessario che questo qualcosa sia abbastanza potente da impedire loro di utilizzare il loro capitale nella maniera che preferiscono, perché questo porterebbe inevitabilmente ad una maggiore ricchezza per tutti.

Questo qualcosa quindi, deve essere in grado di ESPROPRIARE e DIROTTARE il capitale prodotto da ognuno di loro in maniera che non possano utilizzarlo per migliorare la loro posizione. Questo qualcosa deve impedir loro di usare il loro tempo in maniera efficiente e di usare il loro capitale fisico per migliorarsi. Deve essere in grado, qualora non riesca ad impedire completamente la produzione, di redistribuire questo capitale tra poche, fidate persone, lasciando tutti gli altri con le briciole.

Se questo qualcosa non è in grado di farlo, allora non c’è speranza. In tempo di pace l’uomo si arricchisce.

Questo qualcosa, l’avrete capito, si chiama Stato. Con tutto il para-Stato annesso. E’ solo lui che può, ed abilmente riesce, azzerare la crescita spontanea di 60 milioni di vite che incessantemente brigano per migliorare la propria condizione.

Ora, il PIL di una nazione è, come ho già spiegato, un dato poco veritiero e fuorviante. Manca completamente dello Stato Patrimoniale e poi rimane arbitrario. Però il PIL è manovrato dallo Stato, che ha tutto l’interesse a raccontare che questo cresce, pure quando non cresce. Ora capite che se perfino il PIL, con l’aggiunta della stima del traffico di droga e la stima della prostituzione, con i magheggi contabili dei vari economisti di Stato, non cresce, ma anzi decresce, vuol dire che la quantità di ricchezza sprecata annualmente dallo Stato è veramente incredibile.

Se supponiamo che il PIL rispecchi in qualche maniera “l’aumento” di capitalizzazione che anno dopo anno aggiungiamo alla capitalizzazione di tutte le persone, il fatto che esso cresca poco, o addirittura decresca, significa che la gente anno dopo anno, nonostante la capitalizzazione (quindi la somma dei capitali guadagnati gli anni precedenti), riesce sempre meno a raggiungere i propri scopi.  Valori come una crescita del 2% sono valori scarsissimi, vuol dire, a spanne, che in un anno nonostante i tuoi sforzi, il capitale impiegato e l’esperienza che aumenta, la tua attività lavorativa va solo un 2% meglio di un anno fa.

Tutto questo a spanne e con la legge del taglione, non vuole essere una misura precisa né potrebbe esserlo per come è calcolato il PIL. Però di certo, dopo aver speso un anno di tempo, la tua produttività, la tua esperienza, sono migliorate solo di un 2%.

Se il PIL (sempre supposto affidabile) è a zero, significa che in un anno non hai migliorato la tua capacità  lavorativa. Significa che un anno di TEMPO è passato invano, dal punto di vista delle tue capacità produttive.

Immaginate un tizio che inizia a fare il produttore di cioccolatini. Inizierà con poco, avrà poco capitale e poca esperienza e quindi in principio produrrà poco. Ma col passare del tempo, accumulando capitale ed esperienza, potrà comprare macchinari migliori, scegliere metodi produttivi migliori, espandersi e produrre di più. E invece, a spanne, il PIL a zero ci dice che o non lo ha fatto per nulla o se lo ha fatto lo ha fatto inutilmente, perché produce comunque quanto l’anno prima.

Se il PIL è addirittura negativo, significa che questo qua, più diventa esperto e più (se e quando) accumula capitale e mezzi per produrre, MENO BENE e MENO produce. Che belli i tempi in cui aveva appena iniziato, e senza sapere nulla di come produrre cioccolata e avendo solo le proprie mani, una paletta e un secchiello, produceva più di adesso.

Tutto questo è semplicemente un controsenso logico. Ed è dovuto solo ed esclusivamente all’interferenza statale nelle libere azioni imprenditoriali dei cittadini. Gli aumenti dei costi imposti per legge, la dilazione dei tempi per fare qualunque cosa (quindi un aumento dei COSTI in capitale tempo) , l’espropriazione di risorse che sarebbero potute servire per migliorare la produzione e la competitività e invece sono dirottate in spese correnti senza senso e in consumo di capitale… Tutto questo è la causa principale della recessione e della crisi economica.

Ora, se pensate che per nascondere tutto questo, TUTTA la quantità di denaro utilizzata in SPESA CORRENTE pubblica, viene segnata come PIL (quando così non è e non può essere perché di incontestabili sprechi pubblici ne abbiamo evidenze in ogni dove) e nonostante questo trucco, il PIL è negativo, potete farvi una idea di quanto in realtà sia molto più ripida la caduta della capacità delle persone di migliorare se stesse, indotta dallo Stato.

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2015 in crisi economica, economia

 

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Bagnai, come l’arroganza maschera l’ignoranza

PRE SCRITTUM

Cari amici,  in questo momento sono assente da Facebook a causa della loro richiesta di UN DOCUMENTO DI IDENTITA’ che non mi sento in dovere di dar loro, a causa del fatto che vogliono per forza che io mi iscriva con nome e cognome veri su Facebook e non con lo pseudonimo con il quale avete tutti imparato a conoscermi.  I motivi per cui sono riluttante a lasciare nome e cognome su FB è che qualunque mitomane a cui non piace ciò che scrivo, non deve neppure ingegnarsi il cervello per scoprire dove abito. E questo non mi va, in questo Paese, con le mie opinioni politiche ed economiche. (Più che opinioni, fatti). Comunque, non c’è essere umano in FB a cui possa rivolgermi per risolvere il problema: esistono solo stupidi Form, che mi richiedono documento di identità per qualunque cosa voglia fare, perfino contattare l’amministrazione. Sto cercando di risolvere il problema.

FINE PRE SCRITTUM

Veniamo però al motivo per cui scrivo. Come sapete, reputo da tempo l’Italia ormai spacciata, senza alcuna speranza di ripresa e con la popolazione non politica condannata a divenire sempre più povera e incapiente. A cosa porterà questo? Sarà rivoluzione con sostituzione di un dispotismo con un altro, e spargimento cruento e veloce di molto sangue, o sarà un inesorabile declino, con la popolazione che si adatta vieppiù a non curarsi, mangiare male e poco, morire di stenti e di disorganizzazione? O verremo conquistati da qualche popolo estero? Ci sarà una deflagrazione mondiale?? Non so rispondere a tutto ciò, non so a cosa porterà. L’unica cosa che so per certo, è che l’Italia si sfracellerà sempre più senza nessuna speranza di invertire la tendenza.

Una volta raggiunta contezza di questa certezza, è chiaro che si comincia a ritenere perfettamente inutile perdere tempo a tenere un blog che spiega cose agli italiani, perché essi non hanno speranza e quindi tutto il lavoro speso finisce in entropia.

In questo quadro, ovviamente, affinché io scriva un post, diventa necessario uno stimolo di diverso tipo. Non la volontà di salvare qualcuno, ma il sano desiderio di irridere, perculare, idee sbagliate e idiote, ancor più se i tipi che le professano sono boriosi e sulla cresta dell’onda.

E’ il caso di tal Prof. Bagnai, da poco comparso nel luogo dove meno me lo sarei aspettato nel panorama pur scarso del giornalismo italiota. Su “Il Giornale”, testata che ho più volte avuto modo di elogiare per gli articoli di stampo “liberale-libertario” (diciamo semplicemente “corretti”) apparsi nel tempo e per la presenza di Nicola Porro, ottimo portavoce (magari un pò meno “estremo”) di tali idee.

E invece, forse come favore per farlo arrivare a pensione, forse per preparargli una carriera politica, forse per clamoroso abbaglio dei preposti alle assunzioni, forse semplicemente perché è “di moda” e fa visitatori, eccolo comparire con un blog, direttamente su “Il Giornale”.

Dunque, una delle caratteristiche migliori, a mio modo di vedere, della serie di blog presenti su “Il Giornale”, è la presenza di alcuni commentatori veramente preparati che spiegano dettagliatamente i meccanismi economici, soprattutto senza andare fuori dalle righe o darsi all’offesa gratuita.

E’ il caso di Fabrizio De Paoli,  persona che conosco solo per ciò che scrive, ma le cui dissertazioni e i cui pensieri ho sempre trovato arguti e precisi, forse perché spessissimo combaciano con i miei.

Questa gente è abituata a discutere ed esporre le proprie idee su tali blog, e generalmente questo avviene senza alcun problema. Lo stesso blog di Nicola Porro, viene commentato da comunisti, liberali, imprenditori e operai, gente che di economia non capisce nulla oppure Fabrizi de Paoli.

Stranamente non è il caso del mitico blog del mitico prof. Bagnai, il quale, forte delle sue teorie economiche da barzelletta non accetta che le persone conoscano teorie economiche diverse.

Ora è chiaro che chi studia economia (come me, come De Paoli, e pure come Bagnai, anche se lui ha scelto la teoria errata) è convinto di essere nel giusto e che gli altri sbaglino, resta il fatto che in qualunque ambito scientifico la discussione sulle teorie va provata con fatti, e non per ipse dixit. Quindi quando De Paoli fa osservazioni, sarebbe d’uopo rispondergli, e se si è forti di una teoria esatta, ridicolizzarlo sulle lacune logiche della sua esposizione per dimostrargli che la sua teoria è errata.

Vediamo cosa fa invece il sor Bagnai.

Il post che pubblica sul suo blog, è questo:

Il commento di De Paoli, che guarda un pò rispecchia il mio, fa notare che il fatto che la disuguaglianza sia cresciuta a dismisura a partire dagli anni settanta, non è causa di una non meglio identificata catastrofe planetaria, ma semplicemente dall’abbandono di una moneta merce in virtù della politica “me la stampo a cazzo di cane” intrapresa da lì in poi. Vale la pena riportare il commento di De Paoli, perché si evince la correttezza e l’educazione con la quale scrive il commento:

Molto più banalmente cosa è successo negli anni 70 da fare aumentare l’ingiustizia (e relativa diseguaglianza)?
MORTE DELLA MONETA PER DECRETO!
Infatti nel 71 viene abolito il gold-standard.
Tutto quadra: la produttività aumenta non certo perché improvvisamente gli operai iniziano a lavorare di più, ma perché la tecnologia prosegue il suo naturale corso ulteriormente stimolata dalla disponibilità di questi nuovi soldi “piovuti dal cielo” che, come sappiamo, non piovono uniformemente come Friedman auspicava, ma si fermano nelle immediate vicinanze di chi li stampa
Nel contempo essendoci in giro più soldi, gli stipendi perdono potere d’acquisto per via della svalutazione e le due curve del grafico si separano.
Se quindi uno vuol chiedersi perché la produttività, da un’ascesa costante subisce un’accelerazione anomala e parallelamente gli stipendi perdono potere, la risposta più ovvia sta nella moneta.
Dal mio punto di vista si allarga la forbice tra chi diventa ricco grazie al potere politico, e che quindi riesce ad accedere più facilmente ai “nuovi soldi”, ed il vero capitalista o dipendente meritevole che invece crede ancora nell’impresa, nel lavoro, nel prodotto e nel merito.
“Tecnicamente il secondo grafico grida vendetta nel cospetto di Dio. ”
Quel grafico è conseguenza di una cosa ben più grave che grida vendetta: il costante degrado monetario peggiorato vergognosamente dal 71 in poi.
“qualsiasi testo di economia vi dirà che la giusta mercede di un fattore produttivo è commisurata alla sua produttività ”
Davvero?
Cioè se ho capito bene, se io lavorassi in una fabbrica che produce secchielli bucati e se producessi giornalmente il doppio dei secchielli rispetto ai miei colleghi operai avrei diritto al doppio dello stipendio?
E i soldi da dove arrivano?
Dalla vendita dei secchielli ovviamente, cioè dal mercato, che immagino farà a botte per accaparrarsi un secchiello bucato. …qualcosa non mi torna.
“se i lavoratori producono sempre di più, ma guadagnano lo stesso, evidentemente per potersi permettere di acquistare quello che producono dovranno acquistare a credito (cioè fare debiti).”
Oppure acquistare solo il necessario, forse significa che si sta producendo il superfluo. Anche perché il problema si ripresenterà ancora più grave quando l’operaio andrà a ripagare i debiti, in quel momento non potrà di sicuro più comprare ciò che produce e l’azienda chiuderà.
“Guarda caso, l’aumento della disuguaglianza coincide col decollo dei debiti ”
E guarda caso il decollo dei debiti coincide con la stampa di più moneta…
Un saluto .

Chiunque abbia tratto le giuste conseguenze dalla teoria marginalista del valore, si troverebbe perfettamente d’accordo con questa interpretazione dei dati storici. Ma più ancora che la correttezza delle affermazioni, si può notare la completezza espositiva, l’argomentazione del testo e l’educazione nel contrapporre le proprie teorie.

Ed ecco la risposta del Bagnaino di Capocotta.

@goldstandardisti, mmtari, auritiani, and so far, so forth

Cominciamo con un accomunamento che non ha alcun senso. Chi vuole il gold standard con gli auritiani o i fautori della magic money economy. Di più diverso c’è poco nel panorama. Però qui è chiaro lo scopo, accomunare tutti in un unico insieme da disprezzare. Se avesse potuto avrebbe inserito all’interno pure chi crede alle scie chimiche.

Capisco che la moneta è un grande mistero, e che siccome ci si comprano le cose, uno normalmente e giustamente sia interessato ad approfondirlo. Moneta è ciò in cui esprimi e prezzi e ciò che accetti in pagamento (e speri possa essere accettato anche in futuro). Punto. Se è d’oro, di latta, o una conchiglia, questo non cambia nulla, il che, se ci pensate, implica che ogni moneta sia “fiat”, come si dice oggi.

La moneta è un grande mistero. Forse per gli auritiani o i mmtaristi, non certo per gli austriaci. Abbiamo scritto “noi” la teoria del valore dalla quale il Bagnino deriva le sue idee errate e siamo gli unici ad aver fornito una seria teoria del Capitale. Per non parlare degli studi di Mises.

Dopodiché definizione più o meno corretta di moneta, ma molto generale, infine finto sillogismo a validare l’invalidabile. “Se è d’oro, di latta, una conchiglia, questo non cambia nulla”. Cazzata. Estrema Cazzata, Ciclopica Cazzata. Ma sparata lì come evidente conseguenza della definizione di moneta.

Sappiamo che non è così. “Speri che possa essere accettata in futuro” o “accetti in pagamento” non implica che tutte le merci sono uguali. E non implica che tutte queste merci valgano altrettanto nello scambio con merci che “non sono moneta”. Potremmo fare una marea di esempi di situazioni in cui “una merce qualsiasi” non viene accettata. In generale la moneta assolve la sua funzione se e solo se è facilmente partizionabile (una mucca come moneta non è proprio efficiente), se è facilmente scambiabile e se si deteriora poco. E’ inutile che mi faccia pagare in due tonnellate di pesce se poi una tonnellata e tre quarti le devo buttare perché marce. La moneta ha il sano compito di fungere da RISERVA DI VALORE. Se gli antichi hanno scelto l’oro e non le sardine, il motivo è questo. Non è equivalente. Come non è equivalente usare la carta moneta o l’oro. Siamo d’accordo che qualunque bene sulla terra è inflazionabile (oddio ho i miei dubbi sul bitcoin), ma un conto è scavare un nuovo filone d’oro, un conto è premere un pulsante e stamparsi la metà dei soldi del vecchio continente in due ore. Puoi usare la carta come moneta? Si. Però se puoi stamparla a piacimento, il suo valore diventa quello della carta comune. Perché il commercio è uno scambio. E qualunque bene io scambi col tuo denaro, è un bene reale, che è costato risorse finite per essere prodotto e che è esso stesso una risorsa. Qualcuno il pollo lo produce. Qualcun altro i soldi non li produce, se li stampa. Allora poi accade che una parte della popolazione non produce ma ottiene prodotti. E questo destabilizza, e crea disuguaglianza tra chi produce e chi ottiene prodotti in virtù della distribuzione della moneta stampata.

La prova di questa mia affermazione anticonvenzionale è che la crisi del 1929 (come mostro nel libro) seguì esattamente le stesse dinamiche di quella odierna, e allora vigeva il gold standard (che era basato sull’oro, anche se in pratica non era un regime di cambi fissi, come vi ho ricordato in un post precedente).

La prova della sua affermazione è nel suo libro (adesso lo compro, dopo che ho comprato quello di Tavecchio), però la spiegazione della crisi del 1929 data da Rothbard è vagamente diversa. E dovendo scegliere tra Rothbard e Bagnino, sinceramente non ho molti dubbi.

L’argomento di De Paoli è quindi la versione monetaria di questo noto argomento.

Ohh. Qua finalmente un link che mi spiegherà in dettaglio gli errori commessi da De Paoli. Finalmente, il padrone di casa risponde punto per punto. Andiamo a vedere.

No gnente. Sò Arbano e Rommina che cantano “Nostalgia Canaglia”. Che fine umorista, il nostro.

Più in generale, nel quadro della mia libertà di non interessarmi di cose che non mi interessano, segnalo che non mi interessano riflessioni più o meno professionali su cosa sia la moneta.

Qui il bagnino viene colto da improvvisa sincerità e afferma candidamente di non sapere affatto cosa sia la moneta. Questa cosa, ho notato essere la normalità in larga parte di quella gente che vota PD, con cui ho discusso animatamente più volte ed ho ottenuto le seguenti risposte:

  1. Non mi importa di cosa sia il valore, ma se l’America inflaziona e contemporaneamente esce dalla recessione vuol dire che è un bene. (Non mi importa di cosa sia un ovulo, ma se la cicogna è passata mentre Gino nasceva, Gino l’ha portato la cicogna)
  2. Il principio di causa effetto non vale mica sempre ci sono effetti senza cause alle volte (!!!!!!!!!)

Rimane però da apprezzare l’onestà dimostrata nell’ammettere di non sapere cosa sia la moneta. Respect Bagnai.

A me interessa chi la gestisce e come. Quello che vale per l’oro vale anche per il piombo, del resto. A me non interessa molto sapere com’è fatta una cartuccia. A me interessa sapere chi tira il grilletto, e soprattutto da quale parte sto guardando la canna del fucile.

Peccato che per sapere a che serve il fucile devi sapere cosa è un fucile, cosa sia un grilletto e da che parte spari. Altrimenti come fai a sapere da che parte devi stare rispetto al fucile?? Non si sa.

Accade però che qualcun altro nel blog faccia i complimenti per i post di De Paoli. Gli piacciono. Il bagnino rosica come un castoro e con il candore di meretrice portuale se ne esce con questo brillante esempio di sfigato figlio di papà che ha portato il pallone e quindi deve giocare centravanti anche se è scarso pure come raccattapalle.

@De Paoli e Da Lama

(Da Lama è colui che ha fatto il grande affronto di complimentarsi con De Paoli)

Carissimi, la gente non viene qui a leggere le vostre lenzuolate di luoghi comuni.

Lenzuolate di luoghi comuni???? Così, buttato lì, ovviamente senza giustificazione. Sò i soliti luoghi comuni non c’è più la mezza stagione, si stava meglio quando si stava peggio, e “la leva monetaria e la moneta fiat sono strumenti di potere immenso che avvantaggiano in maniera evidente coloro che hanno il potere di usarla”. Si sentono spesso al bar, soprattutto quest’ultima poi.

Non c’è pomeriggio tra una tazza di vino e gazosa e un pacchetto di chipster, che non si senta.

Io credo nell’individuo e nella libertà, voi credete nel parassitismo.

Adesso da dei socialisti ai libertari. Però tranquilli, ora spiega.

Se voi credeste nell’individuo, aprireste il vostro blog. Questo è il mio blog, che non è dedicato ad accogliere sproloqui off-topic, basati su affermazioni apodittiche e su esempi sinceramente sconcertanti per naiveté e qualunquismo.

Ah ecco. Come al solito non c’entra un cazzo col topic. Lui è liberale mica perché difende la moneta fiat e noi fautori del parassitismo perché difendiamo il gold standard o il free banking…  No, lui è liberale perché sul suo blog è LIBERO di sbattere fuori chi non la pensa come lui, noi PARASSITI perché si commenta il suo blog, invece di commentarne uno nostro.

Io rimango veramente estasiato da certe cadute di stile che in posti un pò meno raffinati e di classe chiamerebbero “mastodontiche figure di merda”.

Ha rosicato talmente tanto, ma talmente tanto, che ha deciso che un liberale che si rispetti si deve contornare di gente che sia d’accordo incondizionatamente con lui pure quando dice minchiate. Se non sei d’accordo con lui, puoi al limite andare a casa tua a raccontarlo a tua moglie.

Segue generico disprezzo per la totalità delle affermazioni (non una in particolare, non un esempio circostanziato) perché “apodittiche” o farcite da esempi naif e qualunquisti. Ora uno si aspetta che bastino trenta secondi per smontare una critica basata su un esempio naif e qualunquista. Tali esempi non sono ovviamente utili in una discussione se vengono smontati in 30 secondi. Ma se invece la tua teoria viene messa in discussione PERFINO da esempi naif e qualunquisti, pensa un pò che potrebbe accadere con un esempio intelligente e circostanziato.

Io ho cercato di dirvelo in tutti i modi possibili, ma non avete voluto capirlo. Quindi non ho nessuna difficoltà a dirvi apertis verbis che per quel che mi riguarda da oggi siete “persona non grata”. Chiederò (lo prometto) ad Andrea Pontini di farvi aprire un blog. Ma qui sinceramente avete chiuso.

Caro Bagnai, io ce l’ho un blog. E’ qui, in disuso da un pò, ma non si preoccupi che lo riattiviamo se vuole. Venga pure, qua si argomenta e si controbatte. E non si caccia nessuno, specie se bisognoso di ripetizioni di economia. Aggiungo pure che se vuole De Paoli può venire e postare qui da me, ogni volta che vuole, può scrivere direttamente i post.

Il contraddittorio fra un tolemaico e un copernicano al giorno d’oggi può interessare un aborigeno del Papua Nuova Guinea, culturalmente diverso da noi, o un programmista televisivo. A me non interessa.

Bene. Posso quasi essere d’accordo col bagnino di Capocotta. Resta da stabilire chi sia il tolemaico e chi il copernicano. Bagnai, solo perché la sua teoria va di moda “dopo” è certo che lui sia il copernicano. D’altra parte però non è che siccome una teoria è più nuova della precedente è sicuramente più giusta. Chissà quanti minchioni post Tolomeo hanno ipotizzato teorie errate prima che Copernico arrivasse con quella giusta. D’altra parte la teoria Auritiana è ancor più nuova di quella del Bagnai… Dovessi pensare che basta essere nati dopo….

Se facciamo una analisi comparata delle quattro teorie in oggetto, scopriamo però delle interessanti similitudini.

La teoria copernicana permetteva di avere delle orbite ellittiche, nella teoria tolemaica i pianeti compivano evoluzioni varie e ogni tanto veniva introdotto un nuovo “epiciclo” che faceva cambiare direzione al pianeta per giustificare le traiettorie che si vedevano.

La teoria Austriaca dice che se uno si stampa moneta fa un danno alla società, sempre e comunque. La teoria NeoKeynesianBagnanesca  (non mi interessa sapere perfettamente il nome che dà alla sua teoria economica) è che stampare moneta è male se lo fa un privato cittadino (un falsario), se lo fanno mille privati cittadini (mille falsari), ma diventa un bene se lo fa un direttore di una banca centrale. In qualsiasi misura un falsario o mille falsari si stampino moneta è sempre un male. Se lo fa il direttore della banca centrale, fino ad una modica quantità circa dieci, quindicimila volte quella che i mille falsari avrebbero prodotto nello stesso periodo, è un bene. Dopo questa modica quantità si ha improvvisamente una inversione della derivata. E comincia ad essere dannosa.

Quale delle due spiegazioni è più contorta e poco credibile? Quale rassomiglia di più alla teoria tolemaica?

Altra similitudine: La teoria tolemaica era ampiamente accettata e difesa dall’establishment, dal gruppo di potere dominante, questo per propri interessi personali. Il dominio della Chiesa aveva interesse alla centralità della Terra nell’universo, perché rafforzava l’idea di Dio che crea il “Creato” con al centro l’uomo. L’idea di una terra che ruota attorno ad una stella di media grandezza in una zona periferica di una qualunque galassia in miliardi di galassie è molto meno appetibile. Per tale motivo la teoria copernicana invece era invisa a tutti i professori cattolici di scienza astronomica, nonché ai vertici cattolici della politica.

La teoria “fiat money” è ampiamente accettata e difesa dal gruppo di potere dominante. Questo per propri interessi personali: chi ha il potere di stampare denaro e distribuirlo agli altri a seconda delle proprie convenienze, vive bene. I suoi figli vivono bene. I suoi nipoti vivono bene. L’idea che nessuno si possa stampare moneta invece di lavorare è molto meno appetibile. Per loro e per i primi recettori di moneta stampata, i politici. Per tale motivo invece la teoria Austriaca è invisa.

A me va bene pure che non si discuta più di tolomeo. Ma affinché questo accada, mi sa che è Bagnai che deve smetterla di parlare di epicicli.

Se dovesse interessare i lettori di questo blog, saranno delusi. C’è tanto da discutere anche fra copernicani. Le orbite sono circolari o ellittiche?

Non c’è da discutere. Le orbite sono ellittiche.

Il sistema solare è eliocentrico in senso stretto, oppure il Sole occupa uno dei fuochi dell’ellisse?

Il Sole occupa uno dei fuochi. Neppure qui c’è da discutere.

Quale legge governa la velocità di rotazione dei pianeti? Ecc.

Qui c’è pure qualche spazio di discussione.

Ma né la Terra, né dei simpatici buontemponi che rimpiangono la moneta merce sono il centro dell’Universo.

Noi non si vuole stare al centro dell’Universo, ricordati che Tolomeo sei tu. A noi non frega affatto che a te piaccia il fiat money. Lo vuoi fare? Fallo, ma togli il corso forzoso, così noi poveri derelitti di Papua Nuova Guinea siamo liberi di farci pagare in collanine di perle invece del tuo bellissimo et cazzutissimo mezzo di scambio

Di questo sono abbastanza certo.

Si è chiaro, era su cosa sia la moneta che avevi dubbi e non ti interessava giusto???

Three strikes you’re out: è una legge che si applica in un paese che a voi sicuramente piace.

Chissà se vi piace anche esserne vittime!…

A dire il vero non mi fa né caldo né freddo, salvo la rabbia per la mancanza di rispetto verso persone educate, ma perdere il privilegio di scrivere sul suo blog…

Riguardo al “paese che sicuramente ci piace”. NO l’America non ci piace granché ora. Troppo Socialista. Troppo lontana dai valori che un tempo rappresentava.

dd

 
23 commenti

Pubblicato da su 18 febbraio 2015 in Uncategorized

 

Dialoghi coi Keynesiani.

Pubblico una mia risposta, direi più uno sbrocco, in risposta ai soliti keynesiani, che Dio Mio, fanno a gara per sembrare deficienti.

Lasciate pure perdere il discorso sul quale si discuteva, godetevi il commento che mi ha scritto:

La moneta non è una merce, semmai è la promessa, la garanzia di corrispondere una merce, un contratto. Ipotizziamo che io voglia produrre uva per 100 euro, e un altro contadino grano per 100 euro. Nessuno di noi due ha prodotto alcunché, e quindi non ha nessuna merce da scambiare. Però se ci conosciamo, ed io gli dico: «io ti produco uva per 100 euro, tu producimi grano per 100 euro» entrambi abbiamo una motivazione per produrre. Quando il grano è pronto a luglio lui mi dà il grano e io in cambio non gli do assolutamente nulla, se non la promessa di dargli qualcosa in cambio a ottobre. Ad ottobre, nel momento in cui gli do l’uva, il debito è ripianato. Il tutto avviene senza che nessuno avesse accumulato oro o qualche altro metallo prezioso per pagare il debito. Storicamente i debiti nascono prima della moneta. In un piccolo villaggio, dove tutti si conoscono, non c’era bisogno di usare la moneta per onorare i debiti. La moneta nasce nel momento in cui sorgono i commerci internazionali, che non funzionavano su un rapporto di fiducia, perché non ci si può fidare degli sconosciuti. Pertanto si usavano delle merci con del valore intrinseco. Oggigiorno ci sono istituzioni che garantiscono che i debiti vengano onorati senza dover ricorrere ai metalli preziosi. Il valore di una moneta Fiat è piú stabile del prezzo dell’oro o dei metalli preziosi. Lo Stato democratico è uno strumento per coordinare le decisioni individuali, se lo Stato decide di diluire il valore della moneta è perché gl’individui hanno votato un governo che lo faccia. Una cosa molto piú sensata rispetto all’essere sottoposti alle variazioni casuali di un metallo prezioso.

 

Potete immaginare il mio stato d’animo alla lettura di tutte queste oscenità. Vi chiedo quindi scusa per il turpiloquio che purtroppo ogni tanto travalica. Ecco la mia, of course, lunga risposta.

 

 

Il tuo ragionamento finisce dopo tre righe. Perché tu ed il tuo amico in questa ipotetica situazione siete morti dopo una settimana di fame e sete. Allora, ripartiamo. Se non hai capitale, puoi solo che fare caccia a mani nude e raccolta di frutta. Non puoi pensare di scambiare alcunché né di fare agricoltura. Altro che “aspetta luglio che è pronto il grano”. Questa cosa è talmente vera, che l’umanità ha passato diverse centinaia di migliaia di anni allo stato brado facendo caccia e raccolta di frutta.
Gli scambi avvengono dopo che si è RISPARMIATO ed accumulato CAPITALE. Siano essi 2 conigli che non ti sei mangiato dopo averli schiattati a mani nude, siano essi 2M euro. I prestiti, che nascono temporalmente DOPO il baratto e DOPO lo scambio monetario, avvengono comunque in condizioni in cui uno ha il capitale (e non promesse di uva a ottobre) e l’altro non ce l’ha, ma magari ha garanzie.
Punto numero 2. Nessun cazzo di contadino, già in possesso di uva o grano da scambiare e non di fantomatiche promesse, dirà mai “voglio che tu produca 100 euro di grano”. Ti dirà “voglio che tu produca 10 quintali di grano. Userà il “quintale” o la “tonnellata”, perché sono MISURE DI BENI, e non termini inventati. Lui vuole una definita quantità di grano, non “cento euro”… Quindi, anche nel caso di un baratto, avrebbero usato quintali e tonnellate ed a nessuno sarebbe sbattuto uno stracazzo di misurare in “euro”, in modo da far scegliere l’unità di misura a Terzi.

Punto numero 3. La gente non passa il tempo a fare debiti. La gente scambia beni che ha. A masturbarvi di debiti siete rimasti solo voi keynesiani. La moneta poi non è una forma di debito. Non può esserlo perché se é un “pagherò” alle buone intenzioni, ognuno potrebbe firmarne infiniti. Se devo dare ad un tizio un foglietto con su scritto “ti fornirò 100 euro di uva”, non è necessario che me lo guadagni prima. Prendo e lo scrivo. Invece io per prendere cento euro, PRIMA faccio un lavoro (scambio un bene che ho: tempo e soldi), ricevo IN CAMBIO un altro BENE che non è una fottuta promessa, perché pure quello che me l’ha dato, PRIMA ha scambiato un altro bene. Etc etc etc. Fino alla banca centrale che non fa un cazzo e trucca la moneta. Io ci sono nato in un piccolo villaggio. Col cazzo che tutti facevamo debito. E ci conoscevamo tutti. Ma tutti tutti tutti tutti. E gli scambi con l’esterno erano pochi pochi pochi. E pure nel 3000 avanti cristo, quando andavi dal sacerdote per la benedizione, gli portavi un pollo. Non un “prometto che ti porterò un fottuto pollo a giugno 2999 a.C.” Per lo stesso identico motivo per cui sono morti i tuoi due coltivatori. Lo sciamano deve mangiare. Il capotribù deve mangiare, tutta la tribù deve mangiare.
Ma siccome sono tutti a scambiarsi pagherò su beni futuri, non c’è un cazzo da mangiare.

Punto 4
La moneta nasce come bene facilmente divisibile ed inalterabile. Non per onorare i tuoi cazzo di debiti. L’umanità è campata 5000 anni facendo pochissimi debiti sul volume di affari. Siete solo voi cancro dell’umanità con la sega “debito è bello”.
Il Sale, inalterabile e molto ben divisibile è stata una delle più antiche monete, quando il termine “scambio internazionale” non era neanche concepito.
2 pecore = 7 Kg di Sale
1 pecora = 3.5 Kg di Sale
1 coniglio = 500 g di Sale.

Ma attenzione. La pecora era vera e il sale pure. Nessun cazzo di pagherò.

Poi, ad un certo punto hanno detto: perché portarmi dietro la bilancia per ogni acquisto in Sale che devo fare? Suddividiamo il sale in pacchetti da 10g l’uno, sarà più facile contarli.
Poi, grave errore, hanno detto: invece di 10g di Sale, chiamiamolo Dollaro, è più semplice che dire 50 decine di grammi di Sale.
Ecco come è nata la moneta.

Punto 5
“Il valore di una moneta Fiat è piú stabile del prezzo dell’oro o dei metalli preziosi”

AHAHHHHHHHHHHHHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAH

Vediamo. Oro contro Dollaro.

1998 1 oncia di oro == 300 $
2008 1 oncia di oro == 920 $
2014 1 oncia di oro == 1267 $

Minchia. Aspetta, però tu mi dirai che gli ultimi 16 anni non bastano. Però la moneta fiat fiat, non è che ha tantissimi anni. E’ dal 1971 che ha le briglie sciolte. Non mi puoi portare certo l’andamento dell’oro nell’800 ad esempio.

Però forse è l’oro. Vediamo argento/Dollaro
1998 1 oncia di argento == 6 $
2008 1 oncia di argento == 16 $
2014 1 oncia diargento == 20 $

Evito di controllare il platino o il rame rispetto alla stabilissima moneta fiat.
Allora sarebbe giusto dire che la moneta fiat DECRESCE IN MANIERA PIU’ STABILE rispetto all’oro ed ai metalli preziosi

” Lo Stato democratico è uno strumento per coordinare le decisioni individuali, se lo Stato decide di diluire il valore della moneta è perché gl’individui hanno votato un governo che lo faccia. Una cosa molto piú sensata rispetto all’essere sottoposti alle variazioni casuali di un metallo prezioso.”

 

Questa poi è l’apoteosi, la fiera, la festa delle stronzate allineate e coperte, in fila per 3 con il resto di 2.

IL SISTEMA DEI PREZZI è LO strumento, l’UNICO FOTTUTO STRUMENTO per coordinare le decisioni individuali di miliardi di persone. Quattro pagliacci mentecatti ladri eletti a testa o croce NON SONO IN GRADO NE’ LO SARANNO MAI di coordinare le decisioni neanche di 100 persone, figurarsi l’interazione uomo-uomo.
Il sistema dei prezzi ci riesce perché è un sistema di controllo distribuito e retroazionato. Non sono 100 persone. E’ un sistema di controllo distribuito e retroazionato. Gli individui votano ogni giorno governi che poi fanno quello che vogliono con tanto di leggi a favore tipo “nessun vincolo di mandato”, che equivale a dire che i cittadini votano perché sono obbligati e votano solo tra quelli che gli dicono loro, e poi i governi fanno il cazzo che vogliono. Compreso diluire la moneta, che non è “diluire la moneta”. E’ RUBARE. E tu mi stai dicendo che gli individui hanno coscientemente votato qualcuno che li derubi. Ed è pure “più sensata” di lasciarsi governare dalle oscillazioni (meglio la caduta libera) dei metalli preziosi.

C’era l’oste che diceva che la gente lo pagava per annacquare il vino. E’ finito appeso

 

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