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L’OCSE spinge per uccidere l’Italia.

Il nuovo governo non ha neanche fatto a tempo a profferire le parole “riduzione” e “fiscale” l’una di seguito all’altra e già qualche buontempone non trova di meglio da fare che farsi gli affari altrui alzando il ditino saccente. Ditino saccente che avrebbe urgente bisogno di trovare collocazione calda e umida in luogo a portata di mano  dello stesso che emette certi consigli.

Sto parlando ovviamente dell” Organizzazione per il Collasso Sociale ed Economico, la quale ci ha tenuto a far sapere cosa ne pensano i suoi valenti economisti sussidiati e stipendiati da governi pubblici e banche pubbliche. Tali valenti economisti, per tener fede alla loro fama, ovvero di non azzeccarne una neppure se gliela spiegano gli dei stessi delle tre religioni monoteiste maggiori, ci spiegano che adesso, no, proprio adesso non è possibile in Italia abbassare le tasse.

Considerato il fatto che la nostra politica tende ad agire come una banderuola perché la competenza alberga in ben altri luoghi (non nell’OCSE ovviamente), mi permetto di dare un consiglio al ministro Saccomanni e a lorsignori tutti.

Se la frase dell’OCSE sembra una palese cazzata, non è perché non si ha il cervello sufficientemente fine da capirne i risvolti tecnici e teorici. E’ proprio perché é una solenne cazzata.

Quindi non seguirla, al limite spingersi il più possibile in direzione opposta.

Se mai ce ne fosse bisogno, e in condizioni di normali capacità logico deduttive non obnubilate da propaganda e false teorie economiche non ce ne sarebbe, vado a spiegare il perché.

Allo stato attuale, l’Italia perde capitali, imprenditori e persone, che o emigrano o si suicidano. Questo deriva da uno stato di pressione fiscale E di lacciuoli burocratici che impediscono di fare legalmente una enorme quantità di lavori, che sono diventati submarginali con le regole imposte nei lustri dalla politica. Non conviene aprire una tipografia perché le spese sono maggiori dei ricavi. Non conviene costruire case, perché le spese sono maggiori dei ricavi, non conviene costruire navi, non conviene fare quasi più nulla legalmente. Perché siamo nella classica situazione in cui, come ti muovi ti fai male. Ti fai male perché il rischio che ti assumi nell’aprire una attività ( capitale da investire, contratti da fare e rispettare, spese di acquisto merce etc. ) è enorme rispetto alla valutazione oggettiva delle possibilità di guadagno.

Perché accade tutto questo?

Perché i consumi sono troppo pochi, direbbe un keynesiano. Ma noi che conosciamo la realtà (e l’economia austriaca), sappiamo che la categoria prasseologica di “consumo” viene DOPO la categoria prasseologica di “produzione”. In altri termini, che se vuoi consumare prima devi produrre. Questo vale per una persona, per due, per tre e pure per cinque miliardi di persone. Se fosse stato possibile consumare prima di produrre, sarebbe dai tempi degli assiro babilonesi che nessuno produrrebbe più nulla, limitandosi a consumare. A nessuno interessa produrre tout court. All’uomo interessa utilizzare mezzi economici per il soddisfacimento dei propri scopi, per il miglioramento delle proprie condizioni di vita. Se fosse possibile ottenere beni economici senza produrli, la produzione non sarebbe mai esistita.

Il consumo viceversa avviene DOPO la produzione, se e solo se si verificano alcune situazioni complementari.

Gli elevati costi di produzione, imposti tramite la tassazione di qualunque cosa abbia valore economico, tramite le perdite di tempo, le lungaggini, i vincoli burocratici e legislativi, la mancanza di certezza del diritto, fanno si che quasi tutte le imprese si rivelino antieconomiche. 

Vedetela così. In un sistema nel quale NON ci sono vincoli legislativi e burocratici, il diritto funziona bene e la tassazione complessiva è nulla, nascono e sopravvivono tutte le attività che generano utili sufficienti  a “far vivere bene” coloro che la fanno.

Con una tassazione del 20% sopravvivono solo le attività che ce la fanno con l’80% di quegli utili.

Le attività più piccole e precarie, quelle della maggior parte degli individui più poveri, muoiono.

Con una tassazione del 40% sopravvivono solo le attività che riescono a far vivere bene i loro proprietari con solo il 60% degli utili.

Cominciano ad andare in crisi anche lavori un pò meno precari, attività che con la tassazione a 0 andavano bene, che han cominciato a stentare al 20% al 40% cominciano a chiudere.

Con una tassazione all’ 80% sopravvivono SOLO le attività in grado di permettere una vita decente anche con il 30% degli utili.

Le più grandi, quelle con più capitali investiti, le multinazionali e qualche fortunatissimo genio.

Se a tutto questo cominciamo ad aggiungere vincoli burocratici e proibizioni legislative, il numero dei lavori economicamente convenienti (privati) si riduce, non può far altro che ridursi. Non è possibile creare lavoro attraverso l’istituzione di una proibizione, mentre autorizzazioni, permessi e vincoli burocratici possono essere considerati costi aggiuntivi che limano ancor di più la percentuale di utile aziendale e quindi riducono ancor di più il numero di attività private redditizie.

Il discorso ovviamente non è così semplice né così lineare. C’è da considerare l’uso che viene fatto della tassazione, che fa sì che una percentuale molto minore di quanto si è versato torni sotto forma di beni e servizi e quindi migliori un pò la situazione sopra descritta. 

Tutto questo è vero sempre. E’ vero per forza. Che al governo ci sia Letta, Prodi, Berlusconi, Obama, Hollande, Pippo, Pluto, Paperino o il Re Sole. Qualunque idea possa esser partorita da qualunque essere umano, queste regole saranno sempre valide. Esattamente come un corpo massivo verrà sempre attirato da un altro corpo massivo. Qualunque cosa ne pensino i governi. Certo, se proprio vuoi evitare di vederlo, puoi sempre fingere che ciò non sia vero. Puoi attaccare con una catena il corpo massivo e raccontare che siccome non cade, la legge di gravità è sbagliata. O puoi prendere un palloncino gonfiato di Elio e dirmi che siccome va verso l’alto, la legge di gravità è sbagliata. (e qui sette ottavi dei politici che leggono si bloccano e cominciano a dubitare della legge di gravità)

Anche per l’Azione Umana, è sempre possibile fingere. Puoi per esempio decidere di conteggiare nel PIL l’intera spesa delle aziende pubbliche e raccontare alla gente che andremmo in recessione se diminuissimo la spesa pubblica. E’ come dipingere il termometro  ai 37° per fingere di non avere la febbre.

Ma sto divagando, torniamo all’OCSE. Allora:

  1. Se non diminuiamo le tasse, nessuna attività che prima rendeva e adesso non più, tornerà redditizia da sola. Il freddo che sentiamo non è una nevicata passeggera. E’ che ci siamo chiusi nella cella frigorifero. Apriamo la porta, o aspettiamo tempi migliori?
  2. Dal momento che chiudono svariate migliaia di aziende al giorno, se ne deduce abbastanza facilmente che l’aggiustamento del numero di imprese redditizie, in base alla tassazione e ai vincoli burocratici attuali, non è ancora terminata. Siamo ancora in divenire. E a derivata negativa. Il termostato della cella frigorifero continua a scendere.
  3. Se le aziende continuano a chiudere, di riflesso il numero di persone che lavorano diminuisce, conseguentemente, diminuisce anche il numero di coloro che mangiano.
  4. Quando coloro che NON mangiano sono un numero sufficientemente ampio, accadono fenomeni come quello di Preiti. Ma accadono su una scala molto più vasta. Quando questo avviene, generalmente gli affamati dimenticano il tipo di sistema politico nel quale sono immersi e reagiscono alla stessa maniera in tutti i casi:  guerra civile e l’impiccagione, la fucilazione o la decapitazione di svariati politici.  Purtroppo non hanno la lucidità di capire che un governo “democraticamente eletto” se ti riduce alla fame lo fa per il tuo bene, mentre se lo fa un governo dittatoriale allora no. Si sa la fame gioca brutti scherzi.

Quindi la domanda da fare all’OCSE è:

Per quale motivo aneli ad una guerra civile in Italia? Che ci guadagni? Chi ti paga per cercare di scatenare il massacro? Ti sta antipatico il popolo italiano, vuoi vedere morire qualche politico e sei disposto ad avere una guerra civile nel centro dell’Europa?

Leggendo l’articolo infatti, si ha sempre più la certezza che o l’OCSE è veramente un organismo allo scopo di promuovere il collasso economico e sociale, oppure stanno attentando scientemente e per qualche motivo celato alla vita in Italia. Esagero? No affatto.

La prima proposta che incontriamo è “aumentare la base imponibile eliminando le “agevolazioni fiscali senza giustificazione economica”.

Chiaro che la giustificazione economica di una agevolazione fiscale è un concetto completamente arbitrario e che l’insieme delle agevolazioni fiscali da eliminare va da zero alla totalità delle agevolazioni a seconda del potere e dell’arbitrio del funzionario preposto.

In ogni caso “aumentare la base imponibile” a casa mia significa “aumento della tassazione”. Chi prima era esentato adesso paga, chi prima pagava un pò meno, dopo pagherà di più.

Questa prima proposta è la migliore per andare direttamente alla guerra civile, ma all’Organizzazione per il Collasso Economico non scherzano e poco dopo arriva addirittura il Generale di Stato Maggiore a sparare cannonate:

Per ridurre il costo del lavoro, il segretario generale Ocse Angel Gurria ha affermato che si possono fare tre cose per compensare: “Imposte sui consumi come l’Iva, sulla proprietà e sulle emissioni di CO2

Secondo il Genio Capo Supremo, per recuperare i soldi restituiti ai cittadini, cioé per far finta di restituirglieli e poi tenerseli ridendogli in faccia, si potrebbe diminuire il costo del lavoro, ma siccome per decreto divino tutte le manovre devono essere fatte SENZA RIDURRE MAI E POI MAI LE ENTRATE STATALI, bisogna fottere i cittadini in una maniera più astuta: tassando i consumi, le proprietà e l’aria respirata.

Qual è lo scopo manifesto e l’effetto di una tale idea?   E’ ovvio, diminuendo le tasse sul lavoro, la gente tornerebbe a lavorare, facendo ugualmente la fame perché qualunque acquisto sarebbe tassato da un IVA maggiore di quella attuale, con la quale già si appropriano del 21% delle tue fatiche, pagando multe periodiche su ogni bene duraturo che nonostante tutto e ostinatamente sono riusciti ad acquistare (tasse sulla proprietà). Questo ovviamente sul mercato interno, perché probabilmente le aziende lavorerebbero con l’estero per poter rimanere in vita. In questo modo:

  1. Il lavoro rimarrebbe producendo beni acquistati però al di fuori dell’Italia.
  2. I soldi in ingresso finirebbero nelle tasche dei lavoratori italiani, dalle quali però evaporerebbero ben presto per tornare per il 70% nelle mani dello Stato tra IVA e tasse di proprietà
  3. Lo Stato potrebbe con quei soldi far campare degnamente i politici italiani, finanziare l’OCSE e restituire il resto dei soldi agli esteri tramite pagamento di debito e interessi sul debito.

Chi lo prende dove non batte il sole, mi pare sia evidente a voler seguire queste semplici ricette.

Tralasciamo poi la tassa sulle emissioni di CO2, in quanto vi ricordo che ogni essere umano respirando emette CO2, nonché ogni essere vegetale durante la notte, nonché qualsiasi caminetto, stufa, caldaia.

Quando si dice “tassare anche l’aria che respiri”.

 

 

 

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Redditest. Da folli l’installazione.

Non utilizzate REDDITEST.  Il software possiede pure una firma digitale. Eì dell’agenzia delle entrate. Sicuro, non di parenti o amici, né di anonime società di hacker svedesi.

E’ dell’agenzia delle entrate. Ragion per cui come minimo ha una decina di trojan che hanno lo scopo di entrarci nel computer, leggere le nostre password e i nostri numeri di carta di credito e “fare i controlli”. Forse.

O forse si prendono le password dispositive e si fregano legalmente i nostri soldi, ipotizzando che so, una evasione mensile presunta con corrispondente prelievo automatico. O magari vi sparisce il conto metalli sul quale facevate affidamento.

Insomma, installare qualsiasi cosa sul computer è già pericoloso. Installare un programma GARANTITO dall’Agenzia delle Entrate è da suicidi. Con la potenza economica che ha può perfino mettersi d’accordo con gli antivirus affinché non vengano rilevati i suoi trojan. Addirittura il software “si aggiorna automaticamente”, connettendosi quindi direttamente da casa tua al sito dell’Agenzia delle Entrate.

Che scarichi soltanto dati e non faccia alcun upload è certificato dalla serietà di chi dice che chi usa lo scudo fiscale non verrà più multato per i capitali scudati.

Mai e poi mai, qualcosa con su scritto Agenzia delle Entrate deve essere installato su un qualsiasi computer che non sia usato solo per controllare una macchina tosaerba. Parola di ingegnere elettronico/informatico.

Aggiungo che in teoria, qualunque file non originale presente sul vostro PC potrebbe causarvi una incriminazione per evasione fiscale. L’ebook scaricato o ricevuto da amici, il film che non avete acquistato, ma che avreste dovuto acquistare pagandoci sopra le tasse.

Le canzoni di vostro figlio, illegalmente scaricate sulle quali nessuno ha pagato né tasse né SIAE.

La vostra copia piratata di Windows, o il programmino di unzip craccato. Tutto immediatamente disponibile e tutto interpretabile come evasione fiscale.

UPDATONE!!!

Ciò che ho scritto di impulso e solo grazie alle conoscenze della prasseologia umana e dell’informatica, si è rivelato scandalosamente vero. Per fortuna ormai non sono più solo ed è facile trovare altre persone che indagano sulle cose che accadono. E’ il caso di Basta Italia, che ha analizzato il software di Redditest, come spiega il mitico Movimento Libertario qui.

Io non avevo dubbi. Voi??

 
4 commenti

Pubblicato da su 20 novembre 2012 in burocrazia, cronaca, tasse

 

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Il problema è il liberismo. Ci vogliono più regole!

Riporto dal blog di Nicola Porro, una Circolare dell’ agenzia delle entrate che spiega in poco tempo:

  1. A cosa porta il Socialismo
  2. Perché l’Italia è in crisi economica
  3. L’utilità della regolamentazione pubblica

Ecco a voi. Poi ditemi se non vi viene voglia di aprire una partita IVA.

 

OGGETTO: IVA – Cessioni patate prefritte surgelate – aliquota applicabile –
Consulenza giuridica – D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Con la richiesta di consulenza giuridica indicata in oggetto, ALFA ha
chiesto chiarimenti in merito all’applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 4 per cento alle patate prefritte surgelate, ai sensi del n. 6) della Tabella A, parte II, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633.
Quesito ALFA aderisce a Confindustria e rappresenta sul piano nazionale molti e differenziati settori produttivi, tra cui quello dei prodotti surgelati.

Sotto il profilo della qualificazione, per “patate prefritte surgelate” si
intende il prodotto composto esclusivamente da patate che hanno subito un
trattamento di prefrittura e successivo surgelamento.
Pertanto, il prodotto si presenta senza aggiunta di ingredienti diversi da
patate e olio e perciò si distingue da quello preso in considerazione dalla
risoluzione 9 febbraio 2004, n. 13, ossia dalle patate prefritte alle spezie
(ingredienti: patate, olio vegetale, olio extravergine di oliva, sale, spezie – rosmarino, aglio e salvia – e aromi naturali) alle quali è stata riconosciuta applicabile l’aliquota IVA del 10 per cento, ai sensi del punto 70) della Tabella Direzione Centrale Normativa A, parte III, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633 [ortaggi e piante mangerecce (esclusi i tartufi) preparati o conservati senza aceto o acido acetico (v.d. ex 20.02)].

Parere dell’Agenzia delle Entrate
In merito all’aliquota IVA applicabile alle cessioni del prodotto “patate
prefritte surgelate”, descritto da ALFA, sulla base del parere tecnico rilasciato ad ALFA dall’Agenzia delle Dogane con nota prot. n. … del … marzo 2012, allegata all’istanza, si esprimono le seguenti considerazioni.
Il prodotto in questione, definito “patate prefritte surgelate”, consiste in
patate surgelate previamente sottoposte ad un processo non più complesso della semplice prefrittura, senza aggiunta di altri ingredienti oltre a patate e olio.
Secondo l’Agenzia delle Dogane, “I prodotti sopra descritti, così come
peraltro confermato da numerose Informazioni Tariffarie Vincolanti rilasciate
recentemente sia dall’Italia che da numerosi stati della Comunità Europea, sono da classificare al codice NC 2004 1010 come “altri ortaggi e legumi preparati o conservati ma non nell’aceto o nell’acido acetico, congelati, diversi dai prodotti della voce 2006; – Patate: — semplicemente cotte”.
A tale classificazione l’Agenzia delle Dogane è pervenuta anche tenendo
conto di quanto indicato dalle Note esplicative alla Nomenclatura Combinata,
che proprio al codice 2004 1010 precisano testualmente: “rientrano in
particolare in questa sottovoce i prodotti di cui alle note esplicative del SA [Sistema Armonizzato di designazione e di codificazione delle merci, ndr], voce 2004, secondo comma, punto 1”. In base a quest’ultimo punto, tra i prodotti più frequentemente posti in commercio della voce 2004.10 (Patate) rientrano le patate (fritte) interamente o parzialmente cotte nell’olio e poi congelate.
La stessa Agenzia delle Dogane precisa, altresì, che, diversamente dal
prodotto cui si riferisce la risoluzione n. 13/E del 2004, nel caso di specie non vi è alcuna aggiunta né di spezie né di altre erbe aromatiche.
Tanto premesso, per quanto concerne l’esatta individuazione dell’aliquota
IVA applicabile alla commercializzazione di tali prodotti, si rileva che il n. 6) della tabella A, parte II, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633, prevede l’applicazione dell’aliquota IVA del 4 per cento per “ortaggi e piante mangerecce, anche cotti congelati o surgelati”, richiamando la voce doganale 07.02.
Come precisato dall’Agenzia delle Dogane, “la voce 0702 500 (patate)
con l’entrata in vigore il 1° gennaio 1988 della nuova Nomenclatura Combinata, è stata suddivisa in due nuove voci, la 0710 1000 e la 2004 1010”. In particolare, la voce 0710 1000 individua le patate nell’ambito della voce che comprende gli “Ortaggi o legumi, anche cotti, in acqua o al vapore, congelati”, mentre gli stessi ortaggi o legumi preparati o conservati con procedimenti diversi dalla cottura in acqua o al vapore, rientrano nel Capitolo 20 e, nello specifico, la patate, come sopra ricordato, rientrano nella voce 2004 1010.
Pertanto, in base al richiamo contenuto nel n. 6) della Parte II della
Tabella A alla citata voce doganale 07.02 – corrispondente alla voci 0710 1000 e 2004 1010 della tariffa doganale vigente (Taric), nella quale, in particolare, l’Agenzia delle Dogane ha fatto rientrare il prodotto “patate prefritte surgelate” senza aggiunta di altri ingredienti oltre patate e olio – alle cessioni dei citati prodotti surgelati si rende applicabile l’aliquota IVA del 4 per cento.

IL DIRETTORE CENTRALE

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2012 in burocrazia, socialismo

 

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