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Archivi categoria: fallacie economiche

Per Bylund: La legge di Say

Questo post è la traduzione di un articolo  scritto per Mises.org.

La traduzione è made in LibertyFighter

07/10/2017Per Bylund
[nota dell’editore:Il ministro dell’Energia Rick Perry ha dichiarato Giovedi: “Tira fuori l’offerta e la domanda seguirà”. Sembra che Perry stia cercando di invocare la Legge di Say, e molti economisti professionisti ed esperti hanno subito cominciato a deridere Perry e la Legge di Say, perché fanno asserzioni contrarie all’ortodossia Keynesiana. Di seguito l’economista Per Bylund, illustra cosa dice veramente la legge di Say, e perché é corretta]
Pochi concetti sono stati così male interpretati come la Legge di Say. In parte, questo è a causa di John Maynard Keynes, che aveva bisogno di sbarazzarsene per fare spazio a politiche interventiste. Come fai a sbarazzarti di una “Legge” che è stata il fondamento degli economisti nella comprensione  dell’economia di mercato per 150 anni?
La rappresenti in maniera sbagliata. I fantocci sono molto più semplici da abbattere che le cose reali.
Quindi, la “Legge di Say è conosciuta attualmente, in termini Keynesiani come “la produzione crea la sua propria domanda”, che è ovviamente sbagliato.
Originariamente però, il significato era diverso. Aveva pure un nome differente. Gli economisti antecedenti a Keynes, tendevano a riferirsi ad essa come alla “Legge dei Mercati”, perché questa descrive in termini veramente semplici i fondamentali di come funziona un mercato.
Jean Battista Say fu quello che formulò la legge nella maniera più semplice, e forse è per questo che ha finito per prendere il suo nome.
Say disse che: “non appena un prodotto viene creato che, da quell’istante, può permettersi di comprare altri prodotti per il massimo del suo proprio valore.”

 Questo significa: Siccome ognuno di noi può solo acquistare la produzione di altre persone con le proprie produzioni, siccome il valore che possiamo comprare è uguale al valore che possiamo produrre, più uomini possono produrre, più essi possono acquistare.

In altre parole, la produzione precede il consumo e la domanda di ciascuno è costituita dall’offerta.

La Legge dei Mercati quindi illustra la natura delle azioni di mercato dove la produzione è attuata sotto la divisione del lavoro. Specificatamente, noi produciamo per vendere, con l’intenzione  di usare i ricavi per comprare ciò che realmente vogliamo. La produzione nel mercato è in altre parole indiretta e non intrapresa per soddisfare direttamente i propri bisogni. Produciamo per soddisfare i bisogni degli altri e poter quindi soddisfare i nostri comprando ciò che gli altri producono.

Il beneficio è che c’è una separazione tra quel che voglio consumare e cosa produco, che significa che ognuno di noi può specializzarsi producendo qualcosa che sappiamo produrre relativamente bene, invece di produrre solo ciò che vogliamo consumare. Questo significa anche che possiamo specializzarci nella produzione di una sola cosa invece che di una moltitudine, tagliando quindi i costi per cambiare la produzione, sviluppando abilità ed esperienza e conseguentemente, aumentando la produzione.

Ma mentre l’universale specializzazione sotto la divisione del lavoro significa che la produzione globale viene significativamente aumentata, questo significa anche che diventiamo tutti dipendenti da ciascun altro. Non solo abbiamo bisogno di vendere ciò che produciamo agli altri, in modo da rifornisci dei mezzi di cui necessitiamo, ma abbiamo anche bisogno di commerciare con coloro che producono ciò di cui noi abbiamo bisogno. Diventiamo interdipendenti. Ecco perché Mises sentenziò che “La Società è divisione e combinazione di lavoro. Nella sua capacità di essere un animale agente (che agisce n.d.t), l’uomo diventa un animale sociale.

Questo “animale sociale”, trae beneficio, si impegna, e sostanzialmente nasce dalle (inter)azioni di mercato.

Siccome possiamo trarre beneficio per noi stessi solo allineando coerentemente i nostri sforzi produttivi su ciò che gli altri vogliono, noi siamo obbligati a comprendere gli altri. Facendo questo, possiamo capire prima quali necessità e desideri hanno e quindi occuparci di procurare loro questi beni. E siccome la produzione richiede tempo, la produzione deve precedere la domanda.

Siccome la domanda è sconosciuta, la produzione è necessariamente speculativa e imprenditoriale. L’attuale domanda sarà scoperta quando i beni saranno presentati ai potenziali compratori. Gli imprenditori sono quindi “preveggenti”, valutatori di progetti e prenditori di rischi; in una economia avanzata loro anticipano i fondi ai proprietari di lavoro, terra e capitale e recuperano questo investimento se hanno successo nel vendere il prodotto.

Nello stesso tempo, i consumatori possono comprare solo se si sono impegnati in produzioni che soddisfano i bisogni degli altri—- perché altrimenti loro avrebbero solo la voglia, ma non la possibilità di comprare (e questa NON è Domanda). Questo non è un argomento circolare, ma una spiegazione della crescita economica. L’abilità di vendere beni nel mercato e quindi impegnarsi in produzione specializzata, richiede un investimento produttivo. Così, per specializzarsi uno ha bisogno prima di produrre beni richiesti in eccesso rispetto a ciò che sono i suoi bisogni. Lo stesso è vero oggi: lo sviluppo di un nuovo bene, richiede un investimento e, questo investimento è speculativo in quanto l’attuale domanda per il bene in questione non può esssere conosciuta fino a quando non sarà troppo tardi.

L’implicazione è che non ci potrà mai essere un generale surplus nell’economia e quindi nessuna carenza nella domanda aggregata. E’ certamente possibili che ci sia un surplus o un deficit di un bene particolare, cosa che succede regolarmente  quando gli imprenditori sbagliano nell’anticipare e quindi incontrare la domanda, ma questo solo a breve termine.

Siccome tutte le produzioni sono intraprese per vendere i beni prodotti, per poi comprare i beni che meglio soddisfano i desideri del produttore,l’incapacità di vendere diventa una incapacità di domanda. Non possiamo comprare se prima non produciamo i mezzi per comprare (n.d.T in inglese il termine è “demand” domanda).  E quindi  il fatto che qualcuno sia impossibilitato a vendere ciò che produce e quindi non può comprare beni nel mercato, non è una mancanza di domanda.  E’ piuttosto un fallimento produttivo che causa la riduzione della domanda. Un fallimento imprenditoriale.

Se il governo “stimola la domanda”, sta solo sussidiando quei beni che sono stati prodotti ad un prezzo troppo alto. Conseguentemente, gli errori imprenditoriali vengono sostenuti economicamente e la produzione quindi rimane disallineata dalla domanda.

E’ quindi facile vedere perché i sostenitori dell’interventismo hanno voluto sbarazzarsi della Legge dei Mercati. Se la domanda non fosse costituita dall’offerta, allora i mercati non potrebbero ripulirsi e il governo dovrebbe salvare noi da noi stessi.

 

 

 

 

 

 

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Discussioni libertarie

Questa sera, come spesso mi accade, ho discusso pesantemente su Facebook con qualcuno che non conoscevo. Dopo esserci vicendevolmente insultati e minacciati di morte, dopo aver giocato a chi ce l’ha più grosso dal punto di vista scientifico-culturale, siamo riusciti a pervenire ad una discussione pacata.

Ad un certo punto, costui scrive il seguente testo, sfidandomi a dimostrare logicamente che ha torto.

Analizzo il testo e rispondo su queste pagine, principalmente perché scrivere un commento articolato su Facebook è una impresa e non favorisce la risoluzione di controversie.

[cut di insulti e minacce precedenti]

tentate se vi è possibile di confutare la mia tesi, dare opinioni a capocchia è facoltà di chiunque, dimostrare ciò che si afferma è esercizio ben più impegnativo. Se sostengo che chiunque sia liberista, non possa che avere palesi difetti sinaptici, non è per desiderio di proferire garbati apprezzamenti, verso che non ritengo degno di confronto, bensì perché ciò è facilmente dimostrabile. Ma passiamo oltre. Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi. Vi sono state svariate interpretazione di come possa venir correttamente gestito il rapporto tra singoli e collettività, la democrazia rappresentativa è una di queste, è un sistema che personalmente ritengo sia una grandissima puttanata, ma è una questione filosofica che si può rimandare ad altro momento. Soltanto un concetto in questo caso però è giusto sottolineare, lo Stato non è il governo, né tanto meno il parlamento, il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno). Perché questo avvenga è necessario che chi governa abbia a disposizioni risorse, risorse che vengono date in gestione al governo dai singoli cittadini in forma di tasse. Prima dimenticavo di citare una serie di “servizi” che da anarchico non ritengo tali: organi di polizia e sistema giuridico nel suo complesso. Si pretende che lo Stato non reclami il contributo dei singoli, ma questo significherebbe anche la scomparsa di organi di polizia e sistema giuridico, in altre parole, il capitale che vuole sostanzialmente farsi liberamente i cazzi suoi, accumulando risorse che potrebbero altrimenti venir utilizzati per il bene collettivo, pretende però che lo Stato difenda la sua proprietà. Bene, togliamo ogni tassa, facciamo sì che chi non ha risorse finanziarie non possa curarsi, che nei quartieri povere non vi sia manutenzione stradale, che i poveri non possano mandare i figli a scuola, però eliminiamo coerentemente anche tutti gli altri servizi che vengono pagati con le tasse! Tu accumuli danaro, io mi armo di Ak-47 vengo a casa tua, una bella raffica e ti tolgo dal novero degli esseri viventi senza alcun rischio di subire la repressione da parte dello Stato che non può più permettersi di pagare i poliziotti, né ti i giudici che emettano sentenze. Certo chi dispone di potere finanziario potrebbe anche costituire eserciti privati per proteggere la proprietà, ma non essendoci alcuna possibilità di ritorsione, gli uomini dell’esercito privato, pur nella loro stupidita tipica di chi indossa divise ed usa armi per vivere, potrebbero facilmente rendersi conto che migliorerebbero le loro condizioni di vita, se anziché proteggere l’altrui proprietà e ricevere in cambio delle briciole, rivolgessero le loro armi verso chi dovrebbero proteggere. Una bella giungla in cui vale la legge del più forte, che in questo caso non sarebbe più chi dispone di maggiori risorse finanziaria, ma chi dispone delle armi migliori e della più totale assenza di scrupoli. Ora provate a demolire questa tesi con la logica, o in alternativa rassegnatevi a mantenere un religioso silenzio!!!!

Devo dire che quando ho letto per intero questo papiro, sono stato piacevolmente sorpreso dal testo. I ripetuti incitamenti all’uso della logica non me li aspettavo proprio, considerato che il tizio sembra essere sinistroide dell’area bakuniana. (Magari prendo una cantonata nel definirlo così, ma non è interessante la cosa). Resta il fatto che con uno che promette di basarsi sulla logica e mi SFIDA a dialogare sulla logica… beh.. in Italia? Quando mi ricapita?  Proverò quindi a spiegare il mio punto di vista (e quello della scuola Austriaca di Economia, e quello dei libertari (da non confondere con i lib-dem, i liberisti (chi sono?) i liberali moderati, i liberal, i (!)  socialliberali, il PLI.). Speriamo che il tizio in questione mantenga le promesse e magari argomenti le controrepliche in maniera (civile e pacata è un di più) logica.

Analizziamo la prima parte.

Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi.

Tante sono le definizioni di Stato date da tanta gente. Per Mises ad esempio è colui che ha il monopolio legale della coercizione in un dato territorio. Per me anche, ma è una definizione. Usiamo la sua.

Lo Stato è l’insieme dei cittadini. Ok

Che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti

 Ok. Effettivamente “parla” a nome di tutti. Se infatti dichiara guerra al Congo, pure io mi trovo in guerra col Congo. Anche se a me, del Congo, potrebbe non fregarmi nulla.

Però poi dice “e di conseguenza degli interessi di tutti”.

E NO. Qua non condivido. Non puoi affermare che lo Stato faccia gli interessi di tutti. Lo Stato è una entità collettiva, quindi non in grado di agire né pro, né contro gli interessi di chiunque. Quindi ad essere contro o pro, e ad agire sono “coloro che governano” . Persone. Le persone, essendo esseri umani, sono soggette al Teorema dell’Azione Umana, che ci rammenta sostanzialmente che ognuno agisce per i suoi interessi personali (che possono essere egoistici, umanitari, solidaristici, di qualunque tipo.. ma suoi) Nessuno agisce nell’interesse di qualcun altro, a meno che questo interesse non coincida con il suo. (Cioé a meno che il provocare il bene di Terzi, non lo renda più vicino al suo scopo personale (che ancora può essere egoistico, umanitario, solidaristico, fisico o spirituale..).

La stessa definizione di “interessi di tutti” è una definizione collettiva priva di senso logico, se si pensa che ogni singolo cittadino ha interessi personali che spesso e volentieri collidono con quelli degli altri. Quando togli soldi da A per darli a B, non puoi identificare B come “interesse di tutti”, perché se così fosse, A, per suo interesse personale avrebbe già finanziato B, e comunque e semplicemente, perché A non è d’accordo, non è nel suo interesse quindi, nel darti soldi. In pratica, ci sarebbe da discutere (con scarsi risultati) su cosa sia “l’interesse generale” e come venga definito.

Quindi, non c’è nessun legame CONSEQUENZIALE per cui essendo “rappresentanti” della popolazione si debba essere “rappresentativi degli interessi di tutti”. Chiunque vada al Governo, fino a che sarà un essere umano, sarà rappresentante degli interessi suoi e di coloro che possono aiutarlo a raggiungere i suoi interessi.

Quando riusciremo a eleggere creature ultraterrene e il teorema dell’Azione Umana non sarà applicabile, questo cambierà. Ma fino ad allora, stiamo discutendo se sia opportuno dare del potere a determinati individui umani e, se si vuole dimostrare che in tal modo essi perseguiranno interessi DIVERSI dai loro personali, bisogna dimostrare in che modo li si costringe a farlo.

Potremmo  (e magari lo faremo) discutere a lungo sui metodi (inefficienti) per costringerli ad agire conto terzi, ma in ogni caso il fatto di essere rappresentanti dei cittadini non significa che DI CONSEGUENZA seguano gli interessi dei cittadini, (Ammesso di riuscire poi a definire questo interesse comune collettivo che potrebbe non esistere per 60M di persone).

Poi però il dibattente afferma che:

un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi

Bene. Torniamo ad essere d’accordo.un singolo si contrappone agli altri cittadini unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dell'”insieme dei cittadini”, quindi non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà. L’ultima semifrase è ininfluente.

Secondo questa proposizione, un cittadino (quindi, avendo stabilito che lo Stato è fatto di persone e che solo quelle agiscono), QUALUNQUE ESSO SIA, non può commettere le seguenti cose:

  • Decidere chi può o non può comprare un’arma. Né chi può vendere o non vendere sigarette, francobolli, servizi domestici, servizi medici, servizi sanitari. (Non si lede alcuna libertà offrendo in vendita un servizio né comprando un’arma. Casomai lo si fa utilizzando l’arma in maniera scorretta o vendendo prodotti non veritieri, ma agire sugli acquisti  o le vendite è un processo alle intenzioni che viola chiaramente la LIBERTA’ di qualcuno di vendere prodotti veritieri o utilizzare le armi in maniera corretta)
  • Decidere che qualcuno debba acquistare per forza un servizio (ancor più ad un prezzo stabilito) . E’ chiaro che se mi costringi a comprare 30 mele al giorno a 2 euro l’una, non puoi blaterare di rispetto della libertà. E quindi ugualmente illegale costringere qualcuno a pagare servizi sanitari pubblici, scuole pubbliche, strade pubbliche, rai pubbliche, spazzini pubblici, etc. E’ possibile offrire il servizio sul mercato, è possibile impedire ai cittadini di usare determinati servizi senza pagarli, ma se invece imponi a qualcuno di comprarli (e pure a un prezzo che decidi tu) STAI LEDENDO L’ALTRUI LIBERTA’.

 

Andiamo avanti.

il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno).

Anche questa è una interpretazione semplicistica. Se tutto un paese trova bella la casa di Gianni Rossi e decidono di prendergliela e mandarlo sulla strada, stiamo facendo gli interessi di tanti (tutto il paese) a discapito del bene di pochi (di uno…. il solo Gianni).

La faccio ancora più perversa. Giacomo e Luigi hanno entrambi un cancro al polmone. Necessitano trapianto immediato.  Carla, ha due polmoni in perfetto stato.

E’ giusto fare il bene dei più (Giacomo e Luigi) espiantando i polmoni di pochi (Carla) ?

E se il rapporto 2:1 vi sembra poco, potremmo espiantare tutti gli organi di Carla (in vita) per salvare 20 persone. E’ giusto?????

Per l’amor di Dio, spero che siate d’accordo con me che NO.

E’ chiaro quindi che c’è una discriminante e questa discriminante è la proprietà privata. Perché, come spiega l’economia austriaca è vita ed estensione della stessa. Perché, come spiegato da Mises, non c’è libertà alcuna senza libertà economica e chi controlla tutti i mezzi, controlla tutti i fini…

Quindi, NO. Lo Stato in caso di contrapposizioni, dovrebbe tutelare la proprietà privata (e la vita) delle persone. Non fare il conto tanti o pochi. Il diritto di vita non può essere certo alla mercé di maggioranze varie…

Arriviamo poi alla discussione su “servizi di polizia” e “magistratura” che sparirebbero se non ci fossero le estorsioni di stato chiamate tasse.

Potrei dilungarmi su svariati autori libertari che hanno ipotizzato soluzioni di mercato per fornire servizi di polizia e di magistratura che adempiano allo scopo. Ma voglio affrontare il discorso da un altro punto di vista.

Se sono uno che ha accumulato soldi, e tu ti armi di ak-47 e vieni da me per rubare, anche in assenza di “tutela di stato”, io, che ho accumulato soldi è banale che abbia servizi di sicurezza privati, pagati coi miei bei dindi (che potrebbero pure essere in posti più sicuri di casa mia ma lasciamo perdere il caso). Quindi tu per farmi fuori e rubare i miei soldi dovrai comunque pagare un costo. Magari ti servono 10 mercenari, 10 ak-47 due jeep armate di mitragliatrice, soldi da garantire alla famiglia del mercenario se crepa e quant’altro. Insomma. Tu comunque affronti di tasca tua un COSTO. D’altra parte se fossi uno straccione, se anche non ci fossero soluzioni di mercato alla tutela degli straccioni (e come ti dicevo poco fa, molti ne han teorizzato il funzionamento), è poco probabile che mi attaccheresti, perché pagheresti sicuramente un costo minore, ma con ricavi nulli. Affrontiamo ora il caso in cui io ho accumulato soldi e tu vuoi derubarmi in regime di forza di polizia statale.  Sarebbe bello poter dire “non lo fai”. Ma in realtà lo fai, pagandone il COSTO. Esattamente come prima. Solo che adesso il costo è qualche mazzetta alla polizia o al politico di turno. Oppure, in maniera molto più semplice mi derubi legalmente senza ammazzarmi. Come si fa? Facile. Paghi un politico per aumentarmi le tasse e un altro per dirottare finanziamenti pubblici verso la tua azienda. Con questo giochino raggiungi il fantastico risultato di “prestare” soldi alla  politica affinché mi derubi. Soldi che poi ricevi indietro tramite finanziamento pubblico con tanti interessi, perché se al politico hai passato 100000 euro, di finanziamento ti arrivano magari 5 milioni di euro. Aggiungiamoci che nel primo caso (ak-47 senza Stato), dovresti poi convivere con la gente che ti giudica un assassino (COSTO aggiuntivo), nel secondo caso no. Anzi, magari ti sei fatto un nome gridandomi contro che pagavo poche tasse…(Vantaggio Aggiuntivo).

Se poi guardi alla faccenda dal punto di vista del Governo, scopri che hai dato al Governo il potere di fare tutto. E il governo sono uomini. E torna la Teoria dell’Azione Umana. Se a uno del governo “serve” che un tizio muoia, il tizio muore a spese del contribuente, senza che il governante in questione debba neppure pagare un euro suo. Tanto è vero che quasi tutti gli Stati al Mondo fanno stragi. Putin ammazza gente pure all’estero. Chavez e Maduro hanno sterminato migliaia di Venezuelani… il governo Ucraino ha mandato cecchini a sparare sulla sua folla, il governo Italiano ha tolto Aldo Moro dall’Italicus evitando accuratamente di far scendere gli altri passeggeri.

Anche il discorso dei “mercenari che si ribellano”.. Il fatto che lo Stato non abbia certificato che l’omicidio è reato, non significa che il mondo cominci a considerare l’omicidio o il furto, legittimi, giusti. E’ vero che un mercenario potrebbe ribellarsi… è vero pure però che avrebbe chiuso per sempre con la carriera di mercenario, perché poi col cazzo che ti assume qualcuno. E se poi i parenti miei assumono altri mercenari per ammazzare il mercenario furbetto? Sicuro che non gli convenga fare la persona corretta e prendersi “le briciole” che poi briciole non sono perché non é “lo Stato” a pagarli?

In qualunque professione ad assunzione su base volontaria, conta tantissimo la “reputazione”… un furto a casa di chi dovevi proteggere o addirittura l’omicidio del datore di lavoro  ti fanno terminare la carriera istantaneamente e per sempre.

D’altra parte ci sono migliaia di informazioni, nella situazione Statale attuale che ti indicano che “normalmente” non succede: un qualunque picciotto della ndrangheta ha diverse occasioni per ammazzare il suo boss, magari in combutta con altri picciotti… Però questo solitamente non accade, e stanne certo, non per la paura che la polizia lo arresti. Quel che più realisticamente otterresti è semplicemente tante agenzie di protezione privata che operano sul territorio in maniera concorrenziale e che NON sparano ai datori di lavoro per derubarli. Come appunto non lo fa il picciotto verso il “boss”.

Infine è errata l’affermazione che chi ha armi migliori sarebbe avvantaggiato su chi ha maggiori capitali. Non è così, perché il denaro è il “mezzo” per eccellenza per raggiungere i propri scopi. Le armi NO. Le armi possono essere un MEZZO per impadronirsi del denaro, ma sono quindi un MEZZO “di secondo grado”. Poi, tu puoi immaginare di avere l’arma più potente che puoi portare con te. Ma senza soldi UNO solo rimani. Quello coi soldi invece è “tanti”. Tantissimi, tutti quelli che può pagare, armati come meglio può pagare. Tu senza soldi non paghi nessuno, con pochi soldi paghi poche persone. Poche persone poche armi, poche armi poca potenza di fuoco.

In realtà la violenza per ottenere le cose è una cosa talmente stupida e economicamente fallimentare che solo i bambini piccoli e gli Stati Grandi continuano ad usare sistematicamente. Nel mondo vince chi ha più mezzi. E il mezzo migliore sono i soldi. Ora, puoi decidere che i soldi vengano divisi a seconda del merito, e allora devi abolire gli scambi coatti, o al limite ridurli al minimo, oppure puoi decidere che i soldi vengano depredati tramite tasse e distribuiti tramite conoscenze. Che è il metodo “politico”.

 

Supponenza, ignoranza e approssimazione

Chiacchierando tra “liberali” su Facebook, mi viene consigliato questo post, scritto da un sedicente liberale che però evidentemente ha le idee tanto tanto confuse, anche se si rifiuta di ammetterlo.

Il che non sarebbe grave, quel che è grave è che se lo riprendi e gli fai notare che probabilmente non ci ha capito granché, la sua risposta è “tu non capisci, travisi i pensieri degli altri, lasciamo perdere”. Per poi girare l’etere raccontando che i libertari sono dogmatici e oltranzisti. Ora, non è questione di essere dogmatici e oltranzisti. E’ questione di capire una cosa, oppure non averla capita.

Il post in questione è questo.

L’autore è tal Gian Piero De Bellis.

Il post parte con la famosa frase di Proudhon: “la proprietà è un furto“.

L’autore ci fa notare che lo stesso Proudhon dice successivamente che        “la proprietà è la libertà

Ora, una persona normale applicando la proprietà transitiva, deduce che la “libertà è un furto”   (dim. (A = B) (A = C) ====> B=C )

Per quel discorso vetusto e obsoleto del principio di identità e non contraddizione che starebbe alla base della logica umana.  Un altro tipo di persona,  si limiterebbe a dire che Proudhon è un dissociato mentale e terminerebbe qui la questione. Probabilmente il posto giusto sarebbe un manicomio, a meno che non intenda costui veramente affermare che la libertà è un furto e che quindi la schiavitù è qualcosa di buono.

Il nostro autore invece si lancia nell’impossibile dimostrazione che le due proposizioni possano coesistere.

La prima affermazione è perentoria:

Innanzitutto va affermato che la proprietà non è un diritto e tanto meno un diritto naturale

BOOOM. Però tranquilli che adesso ce la spiega. Mica ci lascia così.

Però prima di lanciare la chicca, si attarda in due affermazioni condivisibili. Probabilmente è una strategia retorica per farti bere la puttanata successiva. Non ne ho la certezza ovviamente…. I motivi per cui abbia messo due affermazioni sensate prima di una puttanata cosmica esulano dal mio sapere. I fini, come ben sapete, sono personali.

Comunque. Giustamente afferma che lo Stato non è alla base dei diritti e che i diritti positivi sono una stronzata.

Chapeau. Mentre leggevo queste affermazioni, facevo veramente fatica a capire come potessero giustificare l’affermazione “tanto meno un diritto naturale”. Ma poi arriva il terzo capoverso. La bomba. Bomba che va riportata integralmente affinché anche voi che non volete leggervi l’articolo completo possiate gioire di cotanta arguzia mentale.

Indebita estensione: quando utilizziamo l’espressione diritto naturale, facciamo capire a tutti che stiamo parlando di un diritto pre-statuale e pre-welfare state che nulla ha a che fare con lo stato; se poi riteniamo lo stato come una entità istituita per opprimere e sfruttare, il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile (a parte norme e regolamenti prodotti autonomamente da gruppi interessati). Ma il diritto naturale garantisce diritti inalienabili che sono intrinseci alla persona fin dalla sua nascita (ad es. life, liberty and the pursuit of happiness – la vita, la libertà e la ricerca della felicità); includere tra questi il diritto alla proprietà mi sembra una estensione indebita. Infatti nessuno nasce con il diritto naturale alla proprietà ma solo con il diritto naturale al libero accesso alla proprietà, che sarà conseguita a seguito di determinati comportamenti produttivi. Altrimenti rimarremmo nella situazione presente in cui anche gli sfaccendati e i parassiti rivendicano il loro “diritto naturale” alla proprietà, ed espropriano con la tassazione una quota delle proprietà di coloro che si sono dati da fare con il loro impegno e i loro sforzi.

Et voila. Indebita estensione. Ancora un accenno a definizioni corrette. “il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile”  seguito addirittura dalla presentazione di diritti naturali inalienabili intrinseci alla persona (life liberty and pursuit of happiness).

Ma poi frana. E frana fragorosamente. A lui estendere i “diritti naturali” alla proprietà sembra una estensione indebita. INVENTA di sana pianta il concetto di “diritto naturale al libero accesso alla proprietà”.

Concetto quanto mai vago, spiegato di merda, e probabilmente che non sta né in cielo né in terra. Che cazzo significa? Che uno nasce con il diritto ad accedere liberamente alla proprietà… di chi?  Libero accesso DOVE? A casa mia? Che può usare la mia motozappa? Che ha il libero accesso alla mia macchina?  Non si sa, nessuno lo sa, non lo spiega, però da per scontato che questo sia un diritto naturale. Mica la proprietà, che invece è una “estensione indebita”…   La spiegazione del perché invece la proprietà NON SIA UN DIRITTO NATURALE è data con l’affermazione idiota per cui se lo fosse, gli sfaccendati e i parassiti rivendicherebbero il “diritto naturale” alla proprietà (altrui) ESPROPRIANDO (tassando) la proprietà altrui.

Quindi in pratica per questo signore qua, un diritto naturale si esercita privando gli altri del proprio diritto naturale. Il fatto che per lui (e anche per me) chi non fa un cazzo non ha diritto alla proprietà (altrui), fa scadere il diritto naturale a un qualcosa di ambiguo che lui definisce “fatto naturale”. 

Questo accade quando non ci hai capito un cazzo. Perché il diritto NATURALE è un diritto che deve valere PER OGNI ESSERE UMANO. Si distingue dal “diritto alla casa”, proprio perché questo secondo presuppone che qualcuno deve espropriare qualcun altro per garantirlo a sé stesso. Ed è per questo che non è un diritto ma una puttanata. La proprietà privata è un diritto naturale proprio perché vale per tutti. Ma se vale per tutti è lapalissiano che nessuno può, in nome di questo, violare il diritto naturale alla proprietà di un altro. Siamo tutti uguali, Cristo. Quindi tu hai diritto alla proprietà quanto ne ho io, ragion per cui IO non ho alcun diritto di esproprio e TU nemmeno.  Sembrano discorsi semplici, ma evidentemente non lo sono, se persone che riescono a capire che lo Stato non è la fonte di alcun diritto, poi non riescono a capire che cosa significa che un diritto deve valere PER TUTTI. Se non si capisce questo, è possibile dimostrare che neppure i “diritti naturali” che ha identificato prima, sono diritti naturali. Perché per esempio, un tizio che reclami il “diritto alla vita” avente bisogno di un trapianto di cuore, potrebbe reclamare il cuore di un altro, ucciderlo e innestarselo. E’ giusto no? Ho o non ho “diritto alla vita?” Beh mi serve un cuore. Tu ce l’hai e me lo prendo. Peccato però che quello a cui lo strappi, dovrebbe avere lo stesso tuo diritto alla vita… Prendiamo il diritto a perseguire la propria felicità. Se io mi diverto e mi sento felice lanciando sassi dal cavalcavia contro le auto in corsa, ho diritto di farlo, perché è ho “diritto di perseguire la mia felicità”. Esticazzi se quell’altro sbanda e crepa (violando il diritto alla vita). Io “reclamo il mio diritto alla felicità” che per me è lanciare sassi dal cavalcavia. Cazzo vuoi?  

Se questo ragionamento avesse un senso quindi, non solo il diritto alla proprietà sarebbe un “fatto naturale” e non un “diritto naturale”, ma neppure il diritto alla vita e il diritto di perseguire la propria felicità sarebbero “diritti naturali”.  Non si capisce quindi su quali contorte basi logiche l’autore definisca il primo un “non diritto” e gli altri due dei “diritti naturali”.  

L’ignoranza e la superficialità di analisi sono dei peccati. Ma non sono gravissimi, se non vengono abbinati alla supponenza di chi, di fronte a coloro che gli mostrano gli errori concettuali e logici commessi, si nasconde dietro un “voi tutti travisate”. Tu puoi pure essere un praticone con un pò di letture sulle spalle. Ma lo devi essere con umiltà, pronto a considerare l’ipotesi che sia tu quello che va contromano in autostrada e non tutto il resto del traffico.

 

 

Dialoghi coi Keynesiani.

Pubblico una mia risposta, direi più uno sbrocco, in risposta ai soliti keynesiani, che Dio Mio, fanno a gara per sembrare deficienti.

Lasciate pure perdere il discorso sul quale si discuteva, godetevi il commento che mi ha scritto:

La moneta non è una merce, semmai è la promessa, la garanzia di corrispondere una merce, un contratto. Ipotizziamo che io voglia produrre uva per 100 euro, e un altro contadino grano per 100 euro. Nessuno di noi due ha prodotto alcunché, e quindi non ha nessuna merce da scambiare. Però se ci conosciamo, ed io gli dico: «io ti produco uva per 100 euro, tu producimi grano per 100 euro» entrambi abbiamo una motivazione per produrre. Quando il grano è pronto a luglio lui mi dà il grano e io in cambio non gli do assolutamente nulla, se non la promessa di dargli qualcosa in cambio a ottobre. Ad ottobre, nel momento in cui gli do l’uva, il debito è ripianato. Il tutto avviene senza che nessuno avesse accumulato oro o qualche altro metallo prezioso per pagare il debito. Storicamente i debiti nascono prima della moneta. In un piccolo villaggio, dove tutti si conoscono, non c’era bisogno di usare la moneta per onorare i debiti. La moneta nasce nel momento in cui sorgono i commerci internazionali, che non funzionavano su un rapporto di fiducia, perché non ci si può fidare degli sconosciuti. Pertanto si usavano delle merci con del valore intrinseco. Oggigiorno ci sono istituzioni che garantiscono che i debiti vengano onorati senza dover ricorrere ai metalli preziosi. Il valore di una moneta Fiat è piú stabile del prezzo dell’oro o dei metalli preziosi. Lo Stato democratico è uno strumento per coordinare le decisioni individuali, se lo Stato decide di diluire il valore della moneta è perché gl’individui hanno votato un governo che lo faccia. Una cosa molto piú sensata rispetto all’essere sottoposti alle variazioni casuali di un metallo prezioso.

 

Potete immaginare il mio stato d’animo alla lettura di tutte queste oscenità. Vi chiedo quindi scusa per il turpiloquio che purtroppo ogni tanto travalica. Ecco la mia, of course, lunga risposta.

 

 

Il tuo ragionamento finisce dopo tre righe. Perché tu ed il tuo amico in questa ipotetica situazione siete morti dopo una settimana di fame e sete. Allora, ripartiamo. Se non hai capitale, puoi solo che fare caccia a mani nude e raccolta di frutta. Non puoi pensare di scambiare alcunché né di fare agricoltura. Altro che “aspetta luglio che è pronto il grano”. Questa cosa è talmente vera, che l’umanità ha passato diverse centinaia di migliaia di anni allo stato brado facendo caccia e raccolta di frutta.
Gli scambi avvengono dopo che si è RISPARMIATO ed accumulato CAPITALE. Siano essi 2 conigli che non ti sei mangiato dopo averli schiattati a mani nude, siano essi 2M euro. I prestiti, che nascono temporalmente DOPO il baratto e DOPO lo scambio monetario, avvengono comunque in condizioni in cui uno ha il capitale (e non promesse di uva a ottobre) e l’altro non ce l’ha, ma magari ha garanzie.
Punto numero 2. Nessun cazzo di contadino, già in possesso di uva o grano da scambiare e non di fantomatiche promesse, dirà mai “voglio che tu produca 100 euro di grano”. Ti dirà “voglio che tu produca 10 quintali di grano. Userà il “quintale” o la “tonnellata”, perché sono MISURE DI BENI, e non termini inventati. Lui vuole una definita quantità di grano, non “cento euro”… Quindi, anche nel caso di un baratto, avrebbero usato quintali e tonnellate ed a nessuno sarebbe sbattuto uno stracazzo di misurare in “euro”, in modo da far scegliere l’unità di misura a Terzi.

Punto numero 3. La gente non passa il tempo a fare debiti. La gente scambia beni che ha. A masturbarvi di debiti siete rimasti solo voi keynesiani. La moneta poi non è una forma di debito. Non può esserlo perché se é un “pagherò” alle buone intenzioni, ognuno potrebbe firmarne infiniti. Se devo dare ad un tizio un foglietto con su scritto “ti fornirò 100 euro di uva”, non è necessario che me lo guadagni prima. Prendo e lo scrivo. Invece io per prendere cento euro, PRIMA faccio un lavoro (scambio un bene che ho: tempo e soldi), ricevo IN CAMBIO un altro BENE che non è una fottuta promessa, perché pure quello che me l’ha dato, PRIMA ha scambiato un altro bene. Etc etc etc. Fino alla banca centrale che non fa un cazzo e trucca la moneta. Io ci sono nato in un piccolo villaggio. Col cazzo che tutti facevamo debito. E ci conoscevamo tutti. Ma tutti tutti tutti tutti. E gli scambi con l’esterno erano pochi pochi pochi. E pure nel 3000 avanti cristo, quando andavi dal sacerdote per la benedizione, gli portavi un pollo. Non un “prometto che ti porterò un fottuto pollo a giugno 2999 a.C.” Per lo stesso identico motivo per cui sono morti i tuoi due coltivatori. Lo sciamano deve mangiare. Il capotribù deve mangiare, tutta la tribù deve mangiare.
Ma siccome sono tutti a scambiarsi pagherò su beni futuri, non c’è un cazzo da mangiare.

Punto 4
La moneta nasce come bene facilmente divisibile ed inalterabile. Non per onorare i tuoi cazzo di debiti. L’umanità è campata 5000 anni facendo pochissimi debiti sul volume di affari. Siete solo voi cancro dell’umanità con la sega “debito è bello”.
Il Sale, inalterabile e molto ben divisibile è stata una delle più antiche monete, quando il termine “scambio internazionale” non era neanche concepito.
2 pecore = 7 Kg di Sale
1 pecora = 3.5 Kg di Sale
1 coniglio = 500 g di Sale.

Ma attenzione. La pecora era vera e il sale pure. Nessun cazzo di pagherò.

Poi, ad un certo punto hanno detto: perché portarmi dietro la bilancia per ogni acquisto in Sale che devo fare? Suddividiamo il sale in pacchetti da 10g l’uno, sarà più facile contarli.
Poi, grave errore, hanno detto: invece di 10g di Sale, chiamiamolo Dollaro, è più semplice che dire 50 decine di grammi di Sale.
Ecco come è nata la moneta.

Punto 5
“Il valore di una moneta Fiat è piú stabile del prezzo dell’oro o dei metalli preziosi”

AHAHHHHHHHHHHHHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAH

Vediamo. Oro contro Dollaro.

1998 1 oncia di oro == 300 $
2008 1 oncia di oro == 920 $
2014 1 oncia di oro == 1267 $

Minchia. Aspetta, però tu mi dirai che gli ultimi 16 anni non bastano. Però la moneta fiat fiat, non è che ha tantissimi anni. E’ dal 1971 che ha le briglie sciolte. Non mi puoi portare certo l’andamento dell’oro nell’800 ad esempio.

Però forse è l’oro. Vediamo argento/Dollaro
1998 1 oncia di argento == 6 $
2008 1 oncia di argento == 16 $
2014 1 oncia diargento == 20 $

Evito di controllare il platino o il rame rispetto alla stabilissima moneta fiat.
Allora sarebbe giusto dire che la moneta fiat DECRESCE IN MANIERA PIU’ STABILE rispetto all’oro ed ai metalli preziosi

” Lo Stato democratico è uno strumento per coordinare le decisioni individuali, se lo Stato decide di diluire il valore della moneta è perché gl’individui hanno votato un governo che lo faccia. Una cosa molto piú sensata rispetto all’essere sottoposti alle variazioni casuali di un metallo prezioso.”

 

Questa poi è l’apoteosi, la fiera, la festa delle stronzate allineate e coperte, in fila per 3 con il resto di 2.

IL SISTEMA DEI PREZZI è LO strumento, l’UNICO FOTTUTO STRUMENTO per coordinare le decisioni individuali di miliardi di persone. Quattro pagliacci mentecatti ladri eletti a testa o croce NON SONO IN GRADO NE’ LO SARANNO MAI di coordinare le decisioni neanche di 100 persone, figurarsi l’interazione uomo-uomo.
Il sistema dei prezzi ci riesce perché è un sistema di controllo distribuito e retroazionato. Non sono 100 persone. E’ un sistema di controllo distribuito e retroazionato. Gli individui votano ogni giorno governi che poi fanno quello che vogliono con tanto di leggi a favore tipo “nessun vincolo di mandato”, che equivale a dire che i cittadini votano perché sono obbligati e votano solo tra quelli che gli dicono loro, e poi i governi fanno il cazzo che vogliono. Compreso diluire la moneta, che non è “diluire la moneta”. E’ RUBARE. E tu mi stai dicendo che gli individui hanno coscientemente votato qualcuno che li derubi. Ed è pure “più sensata” di lasciarsi governare dalle oscillazioni (meglio la caduta libera) dei metalli preziosi.

C’era l’oste che diceva che la gente lo pagava per annacquare il vino. E’ finito appeso

 

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Bisogna recuperare risorse dall’Evasione Fiscale

Si devono recuperare risorse dall’Evasione Fiscale.

Quante volte avete sentito questa affermazione?

E’ praticamente il mantra di ogni politico ed è un’idea che è ormai profondamente insita nella testa di tante persone. Purtroppo non è un qualcosa di fattibile. Non nel mondo reale, dove vigono le leggi della fisica, della chimica, della prasseologia.

L’ affermazione è un’altra PANZANA che vi propinano GOVERNI e GURU LADRI per giustificare i loro insuccessi.

Innanzi tutto non si può assolutamente quantificare, né stimare con basso margine di errore la quantità di scambi in nero, quindi i numeri che vi bevete sui telegiornali sono campati in aria.

SECONDO E PIU’ IMPORTANTE. Fatta 100 la supposta evasione totale, questa esiste se e solo se permangono le condizioni che la generano. In pratica prezzi più bassi grazie all’assenza di tassazione. L’idraulico che chiede 50 euro senza fattura non avrebbe MAI gli stessi clienti che se chiedesse 100, ma molti di meno, dipendendo da quanti sono disposti a pagare 100 quel servizio. Che sono DI MENO di quelli che sono disposti a pagarlo 50 euro.  Quindi, una volta stimato (e non è possibile) il volume degli scambi i nero, si deve stimare la forma della curva domanda/offerta per ogni singolo stimato tipo di merce, pesato per la stima della percentuale di volume di quegli scambi, pesato a loro volta per ogni singola stimata realtà territoriale dove questi scambi avvengono.

In pratica sappiamo con certezza che molti meno scambi avverrebbero, ma non possiamo assolutamente stimare un numero da poter sottrarre al volume totale degli scambi in nero (sempre stimati).

A questo punto dobbiamo pensare a come viene distorto il mercato rispetto all’attuale. Ovverosia, coloro che pagheranno 100, avranno ovviamente 50 in meno da spendere in altri generi. Questi altri generi subiranno anche loro una flessione. Ci sono coloro che si sono astenuti dallo spendere 100, che hanno più capacità di spesa rispetto a se avessero acquistato il servizio a 50, ma hanno un problema non risolto (l’idraulico, l’elettricista, il dentista), e non sappiamo se spendano o meno quei soldi: se li spendono è probabile che scelgano un servizio di minor pregio sostitutivo del primo. Quindi idraulico scarso, elettricista incapace, dentista scarso.

Entrano adesso in gioco le imprese marginali. Quelle che stentavano. Quella parte di evasione che evadeva per non fallire e quelle che pur non evadendo stentavano negli altri generi di cui abbiam parlato poc’anzi. Queste falliscono e il loro apporto al budget statale si riduce a ZERO. Non X+ evasione. Zero.

La somma di tutti questi eventi non è detto che dia segno positivo sugli introiti statali già di per sé.  E’ plausibile che lo sia per economie molto efficienti, a bassa tassazione, bassa regolamentazione, in cui il numero di aziende che potrebbero dover chiudere pagando tutti gli oneri fiscali è relativamente basso. In Italia, col 70% della tassazione effettiva, è un crimine contro l’umanità, oltre ad essere sicuramente a segno negativo.

A questo si devono aggiungere le ingenti spese sostenute per la stessa lotta all’evasione fiscale e tutto il PIL non prodotto a causa delle regolamentazioni atte a controllare la stessa evasione.

Se adesso, per amor di discussione, supponiamo che ciononostante l’ammontare complessivo dell’esazione fiscale nel nuovo quadro fiscale, tralasciando i danni sul capitale dovuti al transiente, sia ancora superiore allo stato iniziale, di qualche zero virgola, attribuite voi la probabilità che questo zero virgola venga destinato a:

  1. Nuove Auto blu
  2. Nuovi privilegi politici
  3. Nuove assunzioni forestali in Sicilia
  4. Banchetti e voli di stato
  5. Puttane e Cocaina
  6. Assunzione di zii e parenti raccomandatissimi in società pubbliche inutili
  7. Privilegi o sussidi per lobby di pressione (De Benedetti, Moratti, Sindacati, Stampa Nazionale,etc. etc.)
  8. Fondi per la sanità
  9. Aumento delle pensioni
  10. Abbassamento delle tasse
  11. Abbattimento del debito
  12. Pagamento dei debiti delle PA

“Volevo salutare Francesco P. che mi ha scritto un sms al quale non ho potuto replicare: il mio cellulare si rifiuta di mandare sms verso il suo. Strana cosa, sarà l’NSA ? Inoltre non ho avuto il tempo di chiamarlo per scusarmi.

 
 

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Tutte le idiozie sul PIL

Qualche giorno fa, mentre commentavo sul giornale meno peggio italiano (IlGiornale), unico che permette di leggere pezzi di liberali autentici alla Lottieri e Stagnaro, tra i pochi a nominare Croce ed Einaudi, mi sono imbattuto in un commentatore che, alla mia affermazione su quanto un abbassamento della spesa pubblica facesse bene all’economia e facesse aumentare il PIL, mi ha risposto che IO sono ignorante perché è risaputo che se elimini spesa pubblica, il PIL si abbassa.

Purtroppo i commenti dei giornali non sono il miglior posto per discutere, in quanto tra una moderazione e l’altra rischi di aspettare qualche giorno prima di una risposta che difficilmente andrà a segno perché dispersa in un mare di altri commenti.

Ho deciso quindi di fare qui una analisi riguardante il concetto di PIL, in maniera che nel futuro, qualche ricerca google possa permettere a individui ignoranti perché ignorano, di capire la verità.

Che cos’è il PIL. Il PIL è Prodotto Interno Lordo (GDP in inglese). L’esatto conteggio del PIL di una nazione è affetto da svariati parametri, ma grossolanamente possiamo dire che il PIL conteggia la produzione (destinata al consumo) di tutte le attività  presenti nel paese.

Se consideriamo una persona, il PIL di questa persona è proporzionale alla quantità di denaro incassata a seguito dei servizi che offre agli altri cittadini.

Nel caso di una persona singola quindi, il PIL misura con una certa imprecisione la sua produttività  annuale. Quanto questo individuo ha prodotto nel corso di un anno. Il PIL si misura ovviamente in moneta e quindi il “quanto” è espresso dal conto economico.

La prima cosa da notare è che perfino quando parliamo di un solo individuo, il PIL non è un indicatore di ricchezza. Per esserlo manca ad esempio lo Stato Patrimoniale.

Giovanni produce e vende merce incassando 1000 euro al mese. Luigi non fa nulla, ma ha un capitale accumulato di 2 milioni di euro e sette case. Il PIL  di Giovanni è 1000. Quello di Luigi è 0. Eppure Luigi è ricco sfondato e Giovanni no.  Da questo si evince chiaramente che il PIL non misura la ricchezza.

Di conseguenza un popolo che ogni anno radesse al suolo tutto ciò che ha faticosamente costruito e l’anno dopo lo ricostruisse solo per distruggerlo ancora, come per magia avrebbe un PIL altissimo e sarebbe assurdamente considerato “ricco” o “economicamente florido”. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che pagando gente per distruggere tutto, questa distruzione figurerebbe come una variazione positiva di PIL. Perfino 2000 funerali dopo una strage di bambini, provocano un aumento del PIL: i bambini non producono nulla, quindi se sono vivi non fanno PIL. Il PIL non considera lo Stato Patrimoniale e quindi neppure il CAPITALE UMANO rappresentato dai bambini. Però le agenzie funebri nel nostro caso fanno un sacco di PIL, che senza la strage di bambini non avrebbero fatto.

Ecco quindi che se si desse retta a questo indicatore, Erode era un valente economista e benefattore, mentre i Palestinesi non avrebbero da lamentarsi se bombe e droni gli falciano tutti i bambini. Il PIL aumenta. Inoltre, con tutte le case da ricostruire è chiaro che diventano floridissimi.

Inoltre, considerate una sorta di paradiso terrestre in cui praticamente tutti i beni fossero abbondanti e non scarsi, dove nessuno debba produrre alcunché perché c’è già tutto ciò che ci viene in mente di poter volere. Se al PIL associamo la ricchezza ecco che è più ricca la palestina che il paradiso terrestre.

Il PIL, già vale poco come indicatore quando lo applichiamo al singolo. Quando lo applichiamo ad una Nazione, semplicemente non significa nulla. Non distingue la situazione in cui Luigi produce 100000 e altre 10 persone producono zero, da una situazione in cui 11 persone producono in tutto 100000. Ha senso? E’ la stessa realtà economica? Si può dire che tra le due società non ci sono differenze? Che sono ricche uguale??

Come se non bastasse già questo per inserire il PIL all’interno delle ecumeniche stronzate dette e scritte dall’umanità nel corso dei secoli, arriva la questione AZIENDE PUBBLICHE.

Il PIL di un privato è il frutto di uno scambio volontario che, come sappiamo, produce un aumento di valore in entrambi i contraenti. E’ chiaro quindi che il PIL in questo caso dà una indicazione di una ricchezza prodotta. Ricchezza prodotta e riconosciuta come tale da chi l’ha acquistata liberamente. E’ possibile dire che se Giovanni ha prodotto un PIL di Xmila euro, ha effettivamente arricchito la società (nella persona di lui e di tutti coloro che hanno acquistato i prodotti di Giovanni).

Ma quando andiamo a calcolare il prodotto di una azienda pubblica, tutte le  considerazioni misesiane sull’impossibilità del calcolo economico in regime socialista ci colpiscono come un macigno. Nessuno compra volontariamente i prodotti dell’azienda pubblica. Spesso non si capisce neppure che prodotto fornisca la tale azienda: che prodotto fornisce una Comunità Montana? E l’ufficio dell’anagrafe? Fornisce servizi che non vuol nessuno e che diventano necessari solo in virtù di una legislazione che li rende obbligatori. Che prodotto fornisce un politico? E il 40000esimo forestale siculo, quanto produce?

La risposta a questa domanda non c’è e, caso strano, se ne sono accorti perfino gli economisti. Allora cosa hanno ben pensato di fare? Hanno deciso che, così, d’arbitrio e senza alcuna motivazione, il PIL di una azienda pubblica è pari alle proprie spese. Quindi se sei una persona normale, produci PIL  solo SE riesci a vendere i tuoi beni, SE lo fai ad un prezzo maggiore di quello che hai speso, SE investi oculatamente, SE non ti spendi tutto in droga e ragazze.

Se invece per caso sei una azienda pubblica, ricevi i soldi altrui (impedendo loro di provare a fare il PIL precedente, quello dei SE), e come per magia, anche se sei chiuso, anche se li butti a mare, anche se lasci aperta l’aria condizionata in un ufficio deserto, anche se ci paghi solo stipendi e ristorante di tutti quelli che NON lavorano lì, perché in realtà non vanno neppure al lavoro, anche in questo caso, tutti i soldi rubati ai privati si trasformano in PIL.

Se sei un dirigente pubblico e ti intimano di produrre “ricchezza” ovvero “PIL”, la sola cosa che devi fare è comprare 300 bocce di tavernello a 300 euro l’uno coi soldi degli altri. Oppure affittare sventolatrici d’aria per te stesso. Tutto questo, magicamente, per gli economisti fa PIL. Ricchezza, per come la definiscono loro, della società.

Il PIL di una azienda pubblica è semplicemente non conoscibile. Quanto valgano i suoi servizi può essere definito solo da scelte volontarie di acquisto o meno. Non significa che non esista a priori. Una percentuale delle spese probabilmente diventa veramente produzione utile e quindi PIL buono. E’ il caso di un ospedale pubblico. Produce qualcosa. Quanto è indefinibile, sicuramente meno dell’equivalente di libero mercato. Viceversa un ufficio burocratico è probabile che non abbia alcuna utilità in un libero mercato e che quindi il PIL sia proprio nullo.

Il buon Rothbard sulla questione della spesa pubblica ha una posizione molto particolare, che sicuramente approfondirò nel tempo. Secondo lui, la spesa pubblica andrebbe catalogata completamente in “consumo”, in quanto caratteristica di un investimento produttivo è che l’imprenditore investe non seguendo i suoi interessi, ma seguendo gli interessi del consumatore. Viceversa l'”investimento  pubblico” segue gli interessi dell’imprenditore pubblico e non del consumatore. Siccome le spese fatte nell’interesse personale sono propriamente consumi, la spesa pubblica potrebbe essere ragionevolmente considerata totalmente consumo.

Il fatto di considerare qualunque spesa pubblica come incremento di PIL cagiona una serie di perversioni economiche assurde, secondo cui è sempre conveniente che i soldi vengano gestiti dal pubblico, perché sono talmente bravi da trasformare il 100% delle risorse a loro destinate in aumento di ricchezza. Non è vero, non sarà mai vero, ma è il motivo per cui ci dicono di non tagliare la spesa pubblica.

 

 

 

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Cosa NON è l’Economia, e cosa NON è la Logica.

Uno degli articoli più letti e apprezzati di questo blog, è “Capire l’economia per capire la realtà“, articolo in cui spiegavo in maniera molto semplice il significato di valore, il suo essere soggettivo e da cui estraevo le prime conseguenze di questo fatto.

Quello è un articolo di economia. L’economia, come ben dovreste sapere, si coniuga uno ad uno con i principi logici di identità, non contraddizione e col principio di causa ed effetto. Questo perché sono i principi cardine attraverso i quali l’individuo agisce: essendo l’economia una scienza che studia l’Azione Umana, non può certo prescindere dalla comprensione dei metodi attraverso i quali i miliardi di individui pensano ed agiscono.

Ma per alcuni articoli economici seri, tipo il succitato, esiste nel mondo una variegata quantità di merda, spacciata a più riprese come studi economici, con finalità diverse, diversissime da quelle della comprensione della realtà e dell’azione umana.

E’ il caso di quest’articolo, comparso sul peggior giornale italiano per distacco, quale è Repubblica.

Non fosse altro che poi la gente tende a credere a qualunque idiozia gli venga propinata, a maggior ragione se con l’imprimatur di “studi economici”, non varrebbe neppure la pena di commentarlo, quanto è sconclusionato.

Il titolo dell’articolo è già tutto un programma: “nel mercato sopravvivono i cattivi”. L’incipit è il solito concentrato di frasi senza alcun senso economico, ma pregne di buonismo e politically correct:

IL LAVORO minorile è uno scandalo, lo sfruttamento degli operai cinesi un’ingiustizia, la morte di mille persone nel crollo del palazzo di Dacca grida vendetta.

Tutte e tre queste frasi sono palesi idiozie. Il lavoro minorile non era uno scandalo quando lo ha fatto mio nonno, il padre di mio nonno, il nonno di mio nonno e le rispettive future mogli. Per un sufficiente periodo di tempo, conclusosi da poco grazie alle politiche governative, siamo stati in grado di permetterci di non utilizzarlo, grazie al CAPITALE ACCUMULATO precedentemente, CAPITALE che ha permesso ai genitori di mantenere i figli fino all’arbitraria età decisa dallo Stato nel quale diveniva lecito farli entrare nel mondo del lavoro. Non esiste alcunché di etico nel non far lavorare i ragazzi fino ad una certa età (decisa da Terzi). E’ semplicemente un fattore economico che ti permette di farlo o meno, che lo rende sostenibile o insostenibile.

Lo sfruttamento degli operai cinesi andrebbe spiegato meglio. Dove? In Cina o in Italia? Quello in Italia non può certo essere definito sfruttamento, visto che ci vengono apposta dalla Cina per praticarlo, visto che NON si presentano in nessun corpo di polizia per farsi rimpatriare onde non essere più sfruttati e visto che addirittura pagano somme dell’ordine dei diecimila euro per poter scappare dal paradiso cinese per poter venire ad essere sfruttati in Italia. Bisogna perciò, seguendo semplici deduzioni logiche, desumere che lo sfruttamento di cui si parla avviene nella loro madrepatria. La Cina. Ora, che in Cina i lavoratori siano sfruttati può essere vero o non vero, l’articolo non spiega certo il perché lo sarebbero. Di certo non si può desumere che siano sfruttati facendo un confronto con i salari occidentali: la struttura dei prezzi è completamente diversa e per tale motivo lo è anche l’utilità marginale del lavoro dipendente. Nè tantomeno lo si può desumere, per motivi analoghi, dal numero di ore lavorative rispetto a quelle italiane. In ogni caso, pur volendo ob torto collo credere all’affermazione iniziale, cosa c’entri la condizione dell’operaio dipendente cinese in Cina, con una situazione di mercato libero non ci è dato saperlo.

La Cina attualmente, secondo l’ IEF è 136esima   nella classifica delle libertà economiche, con un risibile punteggio nel caposaldo delle economie di mercato: il rispetto della proprietà privata, dove ottiene un punteggio di 20 (su un massimo di 100).

Gli operai cinesi si spostano dalla Cina verso nazioni più libere e più mercatiste. Lo fanno scientemente proprio perché più la nazione è libera più si vive bene. Per loro lo schifo italiano (83°) è molto meglio dello schifo cinese.

Terzo punto. La famosa fabbrica in Bangladesh. In Bangladesh. Il Bangladesh è un altro di quei posti famosi per essere il faro delle economie liberali: 132esima con un punteggio di difesa di diritti di proprietà analogo alla Cina.  Crolla una fabbrica in un posto del genere e sarebbe colpa del mercato???? E’ chiaro poi che gli incidenti accadono molto di più in posti in cui si lavora e si agisce che in posti in cui si sta fermi a rigirarsi i pollici. Per tale motivo è chiaro che è più probabile che crolli una fabbrica piuttosto che un ufficio governativo. Collegamenti col “mercato”??? Nessuno. Non solo, ma il sistema che il branco di coglioni che considera il Bangladesh una nazione ad alto contenuto mercatista, si dimentica un pò troppo spesso che la LORO soluzione è far costruire le fabbriche come la CASA DELLO STUDENTE dell’Aquila (STRUTTURA PUBBLICA), o la SCUOLA MATERNA DI SAN GIULIANO.

Ma andiamo avanti.

Questo “economista”  fa un esperimento veramente geniale. Prende un pò di persone e le mette davanti a delle cavie di laboratorio. Chiede loro se vogliono che vivano e, piuttosto ovviamente, tutti rispondono di si.

Poi comincia ad offrire loro dei soldi per sopprimerli ed ha scoperto, cosa inaudita, che la vita dei topi di laboratorio ha un valore che si aggira mediamente intorno alla decina di euro.

Grossa scoperta. Se fosse andato al mercato avrebbe scoperto che la vita di un pollo si aggira intorno ai 3 euro e la vita di un coniglio altrettanto. Questo, per quanto riguarda i normali clienti. Il valore del pollo per l’allevatore di polli è inferiore. Egli è disposto a farli uccidere e portarli via per molto meno. Il valore della vita di una acciuga è ancora molto molto inferiore.

Insomma, esperimentone degno di nota.    Da questo geniale esperimento scientifico, il nostro “economista” e  la giornalaia in questione derivano conclusioni allucinate. Chi opera nel mercato viola continuamente la sua etica.

Questa frase è un condensato di strafalcioni. Primo. L’etica è un comportamento personale. Dire che qualcuno viola la sua etica è assurdo. La propria etica è, coincide col proprio comportamento assunto liberamente. Tu puoi violare la tua etica se sei costretto con la forza  a fare qualcosa. Non di certo se puoi liberamente decidere se agire o meno. Quando agisci liberamente, per costruzione rispetti la tua etica. Il problema casomai è che il nostro presunto economista non ha capito quale fosse l’etica di ogni partecipante. Il fatto che senza alcun corrispettivo monetario nessuno degli astanti fosse disposto a far ammazzare un topo, non significa che la vita dei topi fosse il primo elemento nella loro scala valoriale. Significa semplicemente che valutano la vita di un topo  in maniera maggiore di zero. Significa che la vita del topo ha valore e significa che nessuno degli astanti provava gusto per una uccisione immotivata.

Il fatto che avendo qualcosa da guadagnare molti abbiano scelto di sopprimere il topo è indicativo solo e soltanto del fatto che per queste persone il guadagno era superiore al valore che davano alla vita del topo. NON che il malvagio dio denaro abbia traviato i loro puri cuori di asceti mistici.

Se andate dall’allevatore di polli di prima e gli dite:  “ti dispiace se scanno una decina dei tuoi polli?”

La risposta sarà sempre e comunque ovvia. Ma l’allevatore è ben disposto a lasciarveli scannare dietro ricompensa. Anzi, è proprio il suo lavoro. Lo fa per campare. Nulla lo ha traviato, come nulla ha traviato i partecipanti all’esperimento.

Certo se poi si è sufficientemente idioti o maldisposti da trasformare un “non sono disposto a far ammazzare un topo senza aver nulla in cambio” con un “non sono disposto a far ammazzare un topo in nessun caso al mondo e per nessuna ricompensa immaginabile”,  beh allora si può dire di tutto o di più. Ma questa non è scienza. E’ tutt’al più cinema e varietà. Crozza può farlo, un economista e una giornalista no.

E’ ovvio che la vita di un topo abbia un valore ed è ovvio che superato tale valore, la gente sia disposta a farlo uccidere. Succede per qualunque animale e non si capisce a quale “morale” si attenga l’economista. Non si capisce perché derivi che questo tipo morale sia la stessa degli altri, secondo cui non solo ci sarebbero dei fini “non valutabili”, ma che addirittura tra questi fini ci sia la vita di una cavia da laboratorio. Queste sono follie mentali.

Visto che però né il signor Falk, l’ “economiere” in questione, né la giornalaia di BananasRepublica pare abbiano capito nulla di come funziona l’azione umana, rammento loro che l’uomo agisce cercando di giungere da una situazione meno soddisfacente ad una più soddisfacente, secondo i suoi personali FINI. Questa è l’unica “morale” o “etica” che conta nell’agire. L’insoddisfazione iniziale è maggiore dell’insoddisfazione (presunta) finale, altrimenti non agirei in tal modo.

Il fatto che l’uomo generalmente non rubi o non uccida altri uomini non deriva assolutamente da considerazioni morali di natura collettiva o sovrumana. E’ il calcolo di vantaggi e svantaggi derivanti da ogni atto , visto dagli occhi dell’uomo agente, che fa sì che una azione venga intrapresa o meno.

L’uomo generalmente non uccide un altro uomo né gli ruba qualcosa perché valuta gli svantaggi superiori ai vantaggi. Svantaggi nei quali sicuramente rientra anche la questione “morale”, ovvero l’insoddisfazione generata dal semplice atto di prevaricazione , ma nei quali rientra anche l’effetto che tale atto avrà nella vita futura.

Se la società non punisse l’omicidio e non punisse il furto, se gli amici delle vittime di omicidio non cambiassero atteggiamento  nei confronti dell’omicida, se i derubati non tendessero a non collaborare più con i ladri etc etc, il furto e l’omicidio sarebbero all’ordine del giorno ancor di più di quanto lo sono adesso.

Tornando allora all’esperimento topi. Se il nostro valente “economiere” avesse proposto sì, di dare dieci euro ad ogni persona che avesse deciso di sopprimere un topo, ma contestualmente di fargli fare un anno di carcere, sono certo che, come per magia, le stesse persone sarebbero state “etiche” e “morali” nonostante il fattore economico. Tutto questo almeno fino a quando la cifra offerta non sarebbe stata valutata sufficientemente alta da compensare ampiamente l’anno di carcere E l’insoddisfazione causata dall’atto di soppressione.   Che in assenza di adeguati svantaggi le persone intraprendano abitualmente azioni violente come furti e omicidi è facilmente dimostrabile in tutti quei campi in cui gli svantaggi o non ci sono o sono notevolmente alleviati.

Per esempio in POLITICA.  Un politico può rubare soldi a tutti i propri cittadini tramite un procedimento chiamato “legislazione”, che gli permette di farlo senza pagare le conseguenze che la società riserva a qualunque altro tipo di persona che compisse lo stesso furto. Il risultato è che diventa usuale rubare soldi e la tassazione infatti arriva ben oltre il 50%.  Anche in questo caso non c’è nessuna “morale” che ferma la mano del politico. Le uniche considerazioni sono quelle riguardanti vantaggi e svantaggi. Il politico si ferma se e solo se vede che aumentare la percentuale di furto mette al rischio il suo guadagno futuro (default, crack del sistema, rivoluzione civile).

Alla stessa maniera, quando un dittatore può uccidere persone senza pagarne il fio, ma avendone solo  vantaggi, ecco che questa azione viene intrapresa in maniera ripetuta, perché valutata a saldo positivo nella rincorsa ai mezzi per raggiungere i propri fini.

Da questo cosa si può dedurre?

In primo luogo che l’etica  e la morale sono concetti soggettivi e che comunque non hanno un valore infinito.

In secondo luogo è che gli atti di prevaricazione vengono limitati dagli svantaggi che la società riserva a coloro che li compiono e non da un ente estraneo chiamato “Morale Collettiva” o “Etica” o qualche altro concetto avulso dal calcolo dei pro e dei contro.

In terzo luogo che non è opportuno finanziare pubblicamente l’economia

In quarto luogo che non è opportuno finanziare pubblicamente l’editoria

E infine che sarebbe opportuno comprare, coi soldi risparmiati da tali finanziamenti, numero DUE zappe da spedire al signor Falk e alla signora Elena Dusi, in modo tale che si possano specializzare in un mestiere più adatto alla loro statura intellettiva.

Date le particolari conoscenze economiche brillantemente mostrate da entrambi, sconsiglio vivamente che il campo da zappare sia di loro proprietà, ma che possano svolgere tale lavoro da dipendenti pagati un tot a colpo di zappa. Gestire un intero podere, con tali rudimenti economici, potrebbe portarli velocemente alla rovina economica.

 

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