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Potere: la dimensione politica dell’Azione Umana.

Il professor Lorenzo Infantino è sicuramente uno degli studiosi dell’Azione Umana migliori che abbiamo in Italia. Per chi come me lo ha conosciuto ed ha avuto modo di ascoltarlo a lezione, l’intervista che segue è un raggio di luce nel buio italiano. Il professore ha appena pubblicato un libro che vale sicuramente la pena di leggere e che mi attiverò per comprare, nonostante io ormai preferisca di gran lunga la versione elettronica, che ovviamente non esiste. Un libro dal titolo emblematico: Potere: la dimensione politica dell’Azione Umana. Il libro è edito ovviamente da Rubbettino, costa meno di 20 euro e mi sento di consigliarlo a scatola chiusa.

Nel frattempo godetevi l’intervista. Soprattutto chi, come Maurizio, non ha ancora ben capito cosa sia l’Azione Umana e tenda a scambiarla per un volume sulla contabilità aziendale. Il vostro nel frattempo ha reperito il mitico “Power and Market” di Murray Newton Rothbard in versione pdf testuale e si accinge a leggere anche quello, mentre ristagna ai due terzi della versione in inglese di  Human Action. Sempre sia lodato il Mises Institute.

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2013 in articoli economici, liberalismo, libri

 

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Ayn Rand su Il Giornale: L’Egoismo Capitalista

Ogni tanto pure la cianfrusaglia di casa nostra, nonostante i sussidi e nonostante il pessimo valore degli pseudogiornalisti che ci lavora, è in grado di sorprendere positivamente. E’ il caso de “Il Giornale”, che incredibilmente pubblica, su gentile concessione di Liberilibri, un pezzo della fantastica Ayn Rand, che illustra la filosofia oggettivista.

Vale la pena di leggerlo e varrebbe la pena stamparlo e consegnarlo a mano a ogni italiano. O spammarlo via email.

Io, intanto lo ripubblico integralmente qui.

 

Oggi, come in passato, la maggior parte dei fi­losofi concorda che la norma ultima del­l’etica è il capriccio ( essi lo chiama­no «postulato arbitrario» o «scelta soggettiva» o «impegno emoti­vo ») – e la battaglia è solo sulla que­stione di chi sia il capriccio: di se stessi, della società, del dittatore o di Dio. Su qualunque altro tema es­si possano trovarsi in disaccordo, i moralisti di oggi concordano che l’etica è un problema soggettivo e che le tre cose bandite dal suo cam­po sono: ragione, intelletto, real­tà. Se vi domandate perché il mon­do sta oggi sprofondando sempre più verso l’inferno, questa è la ra­gione. Se volete salvare la civiltà dovete sfidare proprio questa pre­messa dell’etica moderna e di tut­ta la storia dell’etica.

VALORI L’uomo deve scegliere le sue azioni, i suoi valori e scopi in base alla norma di ciò che gli è con­facente, allo scopo di ottenere, conservare, realizzare e godere quel valore ultimo, quel fine in sé che è la propria vita. Valore è ciò che motiva le azioni necessarie a ottenerlo o conservarlo;virtù è l’at­to attraverso il quale lo si acquista o lo si conserva.I tre valori cardina­li dell’etica oggettivista – i tre valo­ri che sono contemporaneamen­te il mezzo e la realizzazione del proprio valore ultimo, ossia della propria vita – sono: Ragione, Pro­posito e Stima di sé, cui corrispon­dono tre virtù: Razionalità, Produt­tività, Orgoglio. Il lavoro produtti­vo è il proposito, lo scopo centrale della vita di un uomo razionale, il valore centrale che integra e deter­mina la gerarchia di tutti gli altri suoi valori. La ragione è la fonte, la precondizione del suo lavoro pro­duttivo. L’orgoglio è il risultato.

EGOISMO Il principio sociale basi­lare dell’etica oggettivista è che, proprio come la vita è un fine in sé, così ogni essere umano vivente è un fine in sé, non il mezzo per i fini o il benessere degli altri e, quindi, che l’uomo deve vivere per il pro­prio interesse, senza sacrificare se stesso agli altri né sacrificando gli altri a se stesso. Vivere per il pro­prio interesse significa che il rag­giungimento della propria felicità è il più alto scopo morale dell’uo­mo.

I BENEFICI DELL’EGOISMO È solo sulla base dell’interesse egoistico, ossia sulla base della giustizia, che gli uomini possono vivere insie­me in una società libera, pacifica, prospera, benevola, razionale. I due grandi valori di cui beneficia­re dall’esistenza sociale sono: co­noscenza e scambio. L’uomo è la sola specie che può trasmettere ed espandere la sua quantità di co­nos­cenza di generazione in gene­razione; la conoscenza poten­zialmente disponibile al­l’uomo è più grande di quella che un indivi­duo potrebbe spera­re di acquisire in tut­to il corso della sua vi­ta; ogni uomo trae un beneficio incalcolabi­le dalla conoscenza scoperta dagli altri. Il se­condo grande beneficio è la divisione del lavoro: essa mette l’uomo in grado di dedica­re i propri sforzi a un particolare campo di lavoro e scambiare con altri individui specializzati in altri campi. Questa forma di coopera­zione consente a tutti coloro che vi prendono parte di conseguire una conoscenza, un’abilità e un ritor­no p­roduttivo del loro sforzo mag­giori di quelli che potrebbero con­seguire se ciascuno dovesse pro­durre tutto ciò di cui ha bisogno, come avverrebbe su un’isola de­serta o in una fattoria autarchica.

CAPITALISMO L’etica oggettivista è la base morale di cui necessita quel sistema politico economico che, oggi, è in corso di distruzio­ne in tutto il mondo, precisa­mente per mancanza di una di­fesa e validazione filosofica, mora­le: il sistema originale americano, il capitalismo. Quando dico «capi­talismo » intendo dire un pieno, puro, non controllato né regolato capitalismo del laissez-faire, in cui Stato ed economia siano pie­namente separati, nello stesso modo e per la stessa ragione del­la separazione fra Stato e Chie­sa. Un sistema puro di capitalismo non è ancora mai esistito, nean­che in America; vari gradi di con­trollo governativo lo hanno mina­to e distorto fin dall’inizio. Il capit­a­lismo non è il sistema del passato; è il sistema del futuro, se il genere umano vorrà avere un futu­ro.

PROGRESSO Il progresso può provenire sol­tanto dal sur­plus degli uo­mini, ossia dall’opera di chi può produrre più di quanto sia neces­sario ai propri consumi personali, di coloro intellettualmente e finanziariamente in gra­do di avventurarsi al­la ricerca del nuo­vo. Il capitalismo rappresenta l’unico sistema in cui tali indivi­dui siano liberi di operare e in cui il progresso non sia accompagnato dal­l’imposizione di privazio­ni, ma da una costante crescita nel livello generale di prosperità, di consumo e di godimento della vita.

COLLETTIVISMO Il socialismo non è un movimento del popolo: si trat­ta invece di un movimento di intel­lettuali, nato, guidato e controlla­to da intellettuali. Sono gli intellet­tuali che lo traggono dalle loro tor­ri d’avorio, per trapiantarlo nel sanguinoso campo dell’applica­zione pratica, nel quale si unisco­no ai loro alleati ed esecuto­ri: le canaglie.

NEOFASCISMO L’ideolo­gia della socializzazione (in forma neofascista) sta ormai occupando, in assenza di difese, il vuo­to della nostra atmosfe­ra intellettuale e cultura­le. Osservate la frequen­za con la quale ci viene chiesto di sopportare «sacrifici» non meglio definiti per scopi non specificati. Osservate con quale frequenza l’at­tuale amministrazione invoca «il pubblico inte­resse ». Osservate l’im­portanza che improvvi­samente ha assunto il problema del prestigio internazionale e quali li­nee politiche, autolesi­ve fino al grottesco, ven­gano giustificate facen­do ricorso a questioni di «prestigio».

DIRITTI Nessun diritto umano può esistere in assenza di diritti di pro­prietà. Negare il diritto di proprie­tà significa trasformare gli uomini in beni di proprietà dello Stato.

GUERRA Le nazioni rette da una dittatura sono fuorilegge. Qualsia­si nazione libera aveva il diritto di invadere la Germania nazista e, og­gi, ha il diritto di invadere la Russia sovietica, Cuba o qualsiasi altra gabbia di schiavi. Che una nazio­ne libera decida di farlo o meno è una questione che riguarda il pro­prio interesse e non il rispetto de­gli inesistenti «diritti» dei capi del­la banda. Liberare altre nazioni al prezzo del sacrificio di sé non è il dovere di una nazione libera, ma una nazione libera ha il diritto di farlo se e quando lo decida.

LA LEGGE La Costituzione rappre­senta una limitazione del governo e non dei privati cittadini; essa non prescrive la condotta di que­sti ultimi, bensì quella del gover­no; non si tratta di uno statuto del potere governativo, ma di uno sta­tuto della protezione dei cittadini contro il governo. Consideriamo adesso in che grado queste idee si­ano state stravolte, politicamente e moralmente, nella concezione del governo oggi prevalente. Tut­to ciò ci avvicina allo stravolgimen­to definitivo, a una condizione in cui il governo è libero di fare tutto ciò che desidera, mentre i cittadi­ni possono fare solo ciò che viene loro permesso.

TASSE Il principio di finanziamen­to volontario del governo si fonda sulle seguenti premesse: il gover­no non è il proprietario del reddito dei cittadini e, pertanto, non può disporre di carta bianca in merito; la natura dei giusti servizi governa­tivi deve es­sere costituzionalmen­te definita e delimitata, privando il governo di qualsiasi potere di am­pliare arbitrariamente l’àmbito dei propri servizi.

DECLINO In una società non libe­ra, nessuno può perseguire alcun interesse: niente è possibile, tran­ne una graduale e generale distru­zione.

 

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I liberali che non ti aspetti

Chi mi chiedesse quanto e fino a qual segno la filosofia si debba brigare delle cose umane e del regolamento dello spirito, delle passioni, delle opinioni de’ costumi, della vita umana, risponderei tanto e fino a quel punto che i governi si debbono brigare dell’industria e del commercio nazionale a voler che questi fioriscano, vale a dire non brigarsene né punto, né poco. E sotto questo aspetto la filosofia è veramente e pienamente paragonabile alla scienza dell’economia pubblica. La perfezione della quale consiste nel conoscere che bisogna lasciar fare alla natura, che quanto il commercio (interno ed esterno) e l’industria è più libera, tanto più prospera e tanto meglio camminano gli affari della nazione; che quanto più è regolata tanto più decade e vien meno; che insomma essa scienza è inutile, poiché il suo meglio è fare che le cose vadano come s’ella non esistesse, e come anderebbero da per tutto dov’ ella e i governi non s’intrigassero del commercio e dell’industria;e la sua perfezione è interdirsi ogni azione, conoscere il danno ch’essa medesima reca, e in somma non far nulla, al quale effetto gli uomini non avevano bisogno d’economia politica, ma s’ella non fosse stata, ciò si sarebbe necessariamente ottenuto allo stesso modo, e meglio.

Chi ha scritto questo popò di saggezza libertaria? Lisander Spooner? Walter Bloch? Murray Rothbard? Il mitico Bastiat?

Strano a dirsi, ma l’autore di questa prosa è Giacomo Leopardi. Ne lo Zibaldone (1823).

Eppure a me a scuola me lo hanno presentato solo come uno sfigato intento a trastullarsi al pensiero di donne che non gli si concedevano. Per carità, valentissimo poeta, ma piuttosto sfigato. Nessun accenno a riflessioni tanto argute e liberali. Come mai? Per caso che la scuola pubblica ha un certo bias?

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2012 in liberalismo, libri

 

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Il super vertice sulla Concordia.

Mentre la Grecia si avvia al previsto Default (previsto già da un paio di anni, da noi comuni mortali che conosciamo l’economia), i SuperGeni Europei fanno un SuperVertice Notturno per cercare di salvare l’Europa.

Sono sufficientemente convinto che i supervertici, così come i normali vertici, i G2 G4 G8 G25, non servano ad una beata fava. Si chiacchiera, si mangia bene, si spendono soldi dei contribuenti, si paga qualche bella donnina per passare il tempo e poi si torna a casa. Si elabora un discorso fumoso che non vuol dire niente e si racconta ai cittadini che si sono fatti passi avanti e di essere fiduciosi.

Poi la Grecia va in Default lo stesso e si farà un nuovo super-meeting.

Anyway, facendo finta che servano a qualcosa, la soluzione all’Eurocrisi ci sarebbe. Ma non passa per le idiozieKeynesiane che si leggono.

Se veramente i nostri governanti vogliono salvare l’Europa, non hanno che da fare un paio di semplici cose:

1) Dichiarare contro i diritti umani Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta

Quindi buttarlo nel camino o limitarsi ad usarlo per usi consoni quali impedire alle porte di sbattere o fare da spessore. Keynes ci ha raccontato che se una barca sta affondando, causa una falla, il modo migliore di salvarla è fare altri buchi cosicché l’acqua possa uscire  e la barca mantenersi a galla. Tutto questo va bene in una discussione tra amici. Una pizza, una birra, due canne e Keynes detto Er Cicoria, che spara la sua cazzata. Tutti ridono e sono felici. Il giorno dopo però si torna a fare i seri e si ragiona sulla realtà.

1.5) Sarebbe opportuno per tutti leggere invece L’Azione Umana, ma per coloro che ritengono di non doverlo fare, basta seguire pedissequamente il punto 2.

2) Mettersi nella capoccia e magari intimare a Grecia, Italia e ai PIIGS in generale di TAGLIARE LE TASSE E LA SPESA PUBBLICA. HIC e NUNC.

Nonostante i deliri di Brunetta, per altro in questo supportato da vari “grandi” pensatori (lui cita Krugman, Prodi e qualche altro idiota), non esiste la CRESCITA grazie alla SPESA PUBBLICA e non esiste decrescita se si tagliano le tasse e la spesa pubblica.

Sul da farsi non c’è proprio da discutere. Né in super vertici, ma nemmeno in una gita fuori porta con pane e porchetta. La domanda è SIETE IN GRADO DI FARLO?

Invece di tutte le porcate che ho letto come proposte, SOLO il pareggio di bilancio va nella direzione giusta. Il prestatore di ultima istanza serve solo a distruggere pure il valore dell’Euro, che fino a questo momento tiene bene, nonostante tutto.

L’armonizzazione fiscale, che guarda un pò andrebbe ad armonizzarsi verso l’alto servirebbe solo a far si che i capitali fuggano NON DALLA GRECIA verso il resto dell’Europa, ma dall’Europa verso HONG KONG. Con tanti ringraziamenti in cinese:

xiexie

Gli Eurobond sono solo un maldestro tentativo di mantenere ancora in piedi lo schema di ponzi.

L’abbassamento del tasso di interesse non serve ad un cazzo. E l’intervento di salvataggio diretto delle banche tanto meno. Ancora più moral hazard per le banche, ancora più moneta gonfiata, ancor più problemi.

Piuttosto perché non aumentare la riserva frazionaria?

Inventare procedure da attivarsi in “situazioni non convenzionali” farebbe solo sì che le situazioni non convenzionali inizino ad avere una cadenza annuale, o semestrale. O trimestrale.

O il punto 2, o le guerre in Europa (civili o extranazionali che siano)  . Tertium non datur.

Tutto questo lo scrivo per poter dire “IO L’AVEVO DETTO!” non appena accadrà, perché fare buchi nella nave è divertentissimo e lorsignori di accendere il cervello e usare la razionalità non hanno voglia. Tanto, la loro scialuppa è riservata. Ed è pure coperta ed a motore.

 
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Pubblicato da su 17 maggio 2012 in crisi economica, cronaca, liberalismo, libri, politica

 

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La rivolta di Atlante- Tempesta di Neve

Tratto dal Romanzo “La Rivolta di Atlante”, che invito tutti a leggere…

La tempesta di neve scatenatasi alla fine di gennaio bloccò i passi delle Montagne Rocciose, innalzando bianche muraglie di dieci metri attraverso il binario principale della Taggart Transcontinental. Gli uomini che erano andati a tentare di liberare il binario ci rinunciarono dopo poche ore: gli spalaneve rotanti si rompevano uno dopo l’altro. Erano stati riparati alla meglio, dopo che avevano già sorpassato il limite di utilizzazione. I nuovi spalaneve non erano stati consegnati; il fabbricante si era ritirato, non avendo potuto ottenere l’acciaio necessario da Orren Boyle.

Tre treni diretti a ovest erano rimasti intrappolati sui binari secondari della Winson Station in cima alle Montagne Rocciose, dove il binario della Taggart Transcontinental tagliava l’angolo nord-orientale del Colorado. Per cinque giorni rimasero nell’impossibilità di ricevere aiuti. I treni non potevano avvicinarsi attraverso la tormenta. L’ultimo camion costruito da Lawrence Hammond si sfasciò sui versanti gelati delle strade provinciali montane. Furono mandati i migliori aeroplani una volta costruiti da Dwight Sanders, ma non arrivarono mai alla Winston Station, il loro stato di usura non permetteva di affrontare una bufera.

Attraverso la cortina di neve, i passeggeri intrappolati a bordo del treno guardavano le luci delle baracche di Winston. Le luci morirono la sera del secondo giorno.

La sera del terzo giorno, il riscaldamento e il cibo finirono anche a bordo del treno. Nei brevi attimi di quiete, quando la cortina bianca svaniva per lasciarsi dietro l’immobilità di un vuoto buio sul quale emerggeva una terra senza luce con un cielo privo di stelle, i passeggeri distinguevano a molti chilometri verso sud, una piccola lingua di fiamme che si contorceva al vento: era la Torccia di Wyatt.

La mattina del sesto giorno, quando i treni poterono muoversi e si avviarono lungo i pendii dell’ Utah, del Nevada e della California, i ferrovieri notarono le ciminiere senza fumo e le porte chiuse delle piccolee fabbriche ai lati dei binari, che non erano ancora chiuse quando avevano fatto l’ultimo viaggio.

<< Le tormente sono opera di Dio,>> scrisse Bertram Scudder << e nessuno può venir ritenuto  socialmente responsabile del maltempo. >>

Il razionamento del carbone, stabilito da Wesley Mouch, permetteva di riscaldare le case tre ore al giorno. Non c’era legna da ardere, né metallo per fare nuove stufe, né c’erano arnesi per forare i muri delle case per le nuove installazioni. In stufette arrangiate con mattoni e lattine di petrolio, i professori bruciavano i libri e i fruttivendoli gli alberi del frutteto. << Le privazioni rafforzano lo spirito di un popolo,>> scrisse Bertram Scudder << e forgiano il puro acciaio della disciplina sociale. Il sacrificio è il cememnto che salda i mattoni umani nel grande edificio della società.>>

…..

Gli abitanti di New York non si erano mai accorti del cattivo tempo. Le tormente non erano state che un fastidio che rallentava il traffico e creava delle pozzanghere sulle soglie dei negozi sfarzosamente illuminati. Camminando nel vento con indosso impermeabili, pellicce e scarpe da sera, la gente aveva considerato le tempeste come delle intruse nella cerchia delle città.Ora, affrontando la neve che scendeva sulle strade anguste, la gente pensava terrorizzata che era lei l’intrusa e che il vento aveva il diritto di precedenza.

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2012 in cronaca, libri

 

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