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Maradona, ombrelli e assassini.

Diego Armando Maradona. Il Calciatore, il Campione, el pibe de oro, il Dio del calcio. Ma, dicono tanti, campione solo in campo, mentre fuori dal campo è stato un pessimo esempio.   Effettivamente tra piste di cocaina e donne, Diego Armando Maradona è stato inferiore solo al politico medio italiano, con la grossa differenza che Diego, cocaina e donne le pagava con soldi suoi, mentre il politico medio usa i nostri. Che fa più chic. Veramente ce ne sarebbe anche un’altra. Diego, quando pippava di cocaina, non faceva leggi proibizioniste valide per tutti gli altri.

Comunque sia, Maradona è tornato ieri sulla bocca di tutti , per l’unico motivo per cui puoi far parlare di te in Italia. L’evasione fiscale. Siamo un paese dove non si lavora, non si mangia, non si produce, si pagano tasse con le riserve del nonno e del trisavolo e poi, finite queste ci si suicida senza dare nell’occhio. Siamo un paese in cui tutti, appena possono evadono, ma siccome siamo pieni di ipocriti giganti, dagli addosso agli ALTRI, in special modo se costoro sono più ricchi di noi.

E poco importa se chi parla non ha mai eccelso in alcuna arte. Quello riusciva a portare 100000 persone in uno stadio a vederlo palleggiare. Questi hanno bisogno dell’esercito per spostare 100000 persone ed hanno bisogno di finanziamenti pubblici per portarsi le claques  che applaudano ai loro comizi da illetterati.

Insomma, Diego torna in Italia e va da quello la, quello che non evade perché tanto gli danno 5MEuro per un programma di merda, lui che a pallone non è buono, a mandare in orbita shuttle nemmeno, pilotare aerei nisba, arare un campo neppure, costruire un ponte no, fare un concerto neppure….

Però sa dire due stronzate radical chic. Eppoi, se volevi la meritocrazia non ti iscrivevi certo al PD e andavi in RAI.

Insomma Diego va da Fazio. E Fazio gli chiede, ovviamente, conto del solito debito col fisco che adesso è salito a 39MEuro (solo qualche stagione di “che tempo che fa”) a causa di enormi more e interessi che il fisco italiano si diletta ad applicare per fustigare i propri sudditi.

Solo che purtroppo per i pugnettari amanti dei fucili, delle stragi e delle estorsioni, Diego Armando Maradona NON è italiano. E non ha neppure più proprietà in questo paese del cazzo (variante a “paese di merda” giudicato reato).    Morale della favola, gli equamente assassini non possono fargli nulla salvo come avvoltoi su un cadavere, strappargli i monili d’oro e d’argento che si porta addosso.

Ora, Maradona non sarà una cima, ma scemo non è, e quindi dopo aver raccontato da Fazio che ogni volta che viene in Italia gli strappano via orecchini e braccialetti, ha mostrato i polsi nudi e ha fatto, candidamente, il gesto dell’ombrello a EquiAssassini.

Gesto dell’ombrello cui vogliamo unirci con gaudio, perché Noi (plurale majestatis) non siamo spinti dall’odio sociale e quindi non ci da fastidio che uno abbia sfondato nella vita né ci da fastidio che lui sia riuscito a liberarsi degli equiassassini e noi ancora no. Anzi, se Dieguito avesse un modo per farci emigrare e abbandonare la cittadinanza italiana, noi ne saremmo contenti.

Il gesto di Maradona è dal significato inequivocabile, Significa “Adesso non porto nulla, attaccatevi a questo! (stronzi)” .

Sinceramente, con tutta la disistima che ho di Fazio, ammetto che si è comportato come un presentatore di un paese normale dovrebbe fare. Ha interpretato il gesto come una simpatica nota di colore in una discussione che aveva altri argomenti e non si è fossilizzato come una scimmia ebete e ubriaca sul gesto.

Non così però han fatto le scimmie ebeti e ubriache, tipo Fassina, che ha cominciato a blaterare frasi senza senso, o anche prodi commentatori sui più disparati quotidiani italiani. Fassina ha detto:

“È un gesto da miserabile e credo che vada perseguito con grande determinazione, funzionari di Equitalia hanno notificato nei giorni scorsi a Diego Armando Maradona un avviso di mora da oltre 39 milioni di euro, stiamo parlando di quasi 40 milioni di euro, farebbe bene a imparare a rispettare le leggi”

Prima di tutto Miserabile è per definizione colui il quale ha una poltrona in parlamento, si ciuccia soldi di privati cittadini che muoiono di fame, si autoregola lo stipendio, le ore di lavoro e il tipo di lavoro che fa. Questa è la definizione di MISERABILE. Un tizio senza arte né parte, con qualche amico nei posti giusti, bravo con la lingua, ficcato in un posto in cui qualunque cazzata egli faccia, qualcun altro ne paga le conseguenze.

E questa definizione ricalca la situazione di Fassina, molto più che quella di Diego. Miserabile è anche chi parla a sproposito di perseguire, non rendendosi conto che a mesi, lui e i suoi sodali saranno perseguiti dalla folla inferocita. Fassina è come un fottuto bambino viziato e capriccioso che scopre ineluttabilmente i limiti terreni del suo potere e comincia ad urlare e battere piedi.

Purtroppo la situazione non cambia, caro, miserabile Fassina. Tu sei uno squallido parlamentare italiano, non hai alcun potere di andare a rubare soldi ad un cittadino argentino e residente in argentina. Tu persegui l’anima dei meglio mortacci tua, non Maradona. Non puoi farci nulla, smetti di rosicare e vai a piangere sul cesso. Equiassassini  non possono pignorare nulla in Argentina, perché la “legge” italiana, quel principio dogmatico a cui tutti dovremmo attenerci, non viene CAGATA NEMMENO DI STRISCIO IN ARGENTINA.

Anzi, a dire la verità a doversi attenere alle cagate scritte sul codice civile e penale italiano, sono solo gli sfigati 60 milioni di individui residenti in Italia.

Per 6.940.000.000 di persone al mondo, le leggi italiane equivalgono ad un ricamino sulla carta igienica e le notifiche di equiassassini valgono meno della moneta dello zimbabwe. L’unico potere che ha Fassina in Argentina è quello di ricevere una pallottola in fronte in qualche barrios. Non certo di raccontare agli argentini cosa sia giusto  o sbagliato né cosa sia morale.

Che poi noi libertari si sostenga che neanche il Parlamento Argentino ha questo potere sugli argentini (a proposito in Argentina i libertari stanno ottenendo discreti successi), è un altro discorso. Ma nemmeno nella concezione stragista e omicida dello Stato Socialdemocratico, è contemplata la possibilità che il fisco di uno Stato vada a pignorare alcunché in altri Stati. Quindi al miserabile fassina, in compagnia degli assassini equamente solidali, non resta che parlare, parlare e attaccarsi al cazzo.

Tutto questo da un punto di vista strettamente legale e interpretando la merda che Loro chiamano Leggi. E’ nel loro giochino da aspiranti dittatori che hanno fallito. Sul loro campo. Se poi volessimo andare a vedere le cose su altri campi, la situazione non potrebbe che peggiorare.

Parliamo ad esempio del campo “morale”. Le direttive mainstream ovviamente vogliono l’evasore (a meno che non si chiami Ezio Mauro) come tizio moralmente infido e da condannare sempre e comunque. Gli altri possono pure essere pluriomicidi, ma se chiamano Gandhi “evasore fiscale”, hanno diritto di farlo e tutti giù ad applaudire.

Però analizzando la situazione scopriamo che l’esistenza di Maradona ha portato tantissimi, tantissimi soldi in Italia, perché Maradona, essendo un privato ha prodotto “PIL buono”, ha “creato ricchezza” in abbondanza per tutto l’indotto e l’indotto dell’indotto. Ha portato felicità nei cuori della gente che andava ad ammirarlo e reso l’Italia un paese più ricco.

Viceversa, Fassina o un politico qualunque o Befera o un equoassassino non hanno mai prodotto PIL, se anche lo avessero fatto per sbaglio, è “PIL pubblico”, quindi un numero senza senso, hanno diminuito la ricchezza del Paese deprivando dei mezzi coloro che producevano e arricchivano la nazione e massacrato sia l’indotto di coloro che producevano, sia l’indotto dell’indotto. Entrambi spariti per mancanza di capitale residuo. Hanno poi arricchito altra gente, amici loro, che si sono tutti distinti per l’incapacità o la non volontà di competere nel libero mercato. Hanno distorto l’allocazione di risorse, creato bolle e depauperato l’intera nazione. Addirittura Befera ed Equiassassini hanno sulla coscienza un paio di mila suicidi, che ovviamente non gli vengono imputati per legge, perché la legge (italiana non argentina) è fatta a loro uso e consumo. Ma in ogni caso, duemila vittime sono sulla coscienza di Befera e dei dipendenti di Equitalia.

Oltreché di altri parassiti legislatori tipo Fassina.

E non valgono obiezioni stupide tipo “i servizi”, “il bene comune” o quant’altro. Considerato che lo “sperpero” pubblico è quello che è, qualunque evasore può ragionevolmente pensare che i soldi che NON CONSEGNA al rapinatore, siano quelli che andrebbero “a  spreco” e non c’è alcun ragionamento logico o prasseologico per dimostrare il contrario. Se volessimo farne una questione percentuale, supponendo in maniera conservativa uno spreco “solo” del 60%, significa che su 100 euro NON pagati di tasse, 40 li abbiamo tolti a servizi veramente erogati, mentre 60 li abbiamo tolti agli sprechi, riportandone poi 100 nel mercato libero. In pratica evadendo abbiamo donato al mercato libero e al “PIL BUONO” la somma di 100. Non evadendo  avremmo aiutato la società a produrre “PIL CATTIVO” per un totale di 40.

Quindi anche vedendo la cosa dal punto di vista strettamente PRASSEOLOGICO, Maradona finisce tra i buoni mentre Fassina, Befera e “la compagnia dei killer equi e solidali”, tra i cattivi.

Possiamo concludere questo post quindi con la massima che ormai conoscete benissimo:

LE TASSE SONO UN FURTO, NON PAGARLE E’ LEGITTIMA DIFESA.

Evadere il Fisco è un dovere morale!

PS Cari miei due lettori, vi prego con tutto il cuore di non indulgere mai in giustificazionismo per coloro che attaccano qualcuno sull’evasione fiscale. Il socialismo ha sempre bisogno di indulgenza sulle principali idee populiste su cui si basa. Mai iniziare un discorso con “Posto che tutti dovrebbero pagare le tasse”. NO NON E’ VERO. L’evasione non è giustificata se ti stanno facendo morir di fame. L’evasione è giustificata a PRIORI. PRASSEOLOGICAMENTE. Come è giustificato difendersi da furti e omicidi. Che poi non ci vada più di tanto di opporci a tassazioni dell’ordine del 10% è un discorso diverso. Un discorso che dice “MI STAI DERUBANDO, MA PER LA CIFRA IN QUESTIONE NON MI VA DI REAGIRE”.  Questo non significa sia giusto. Non è giusto neppure pagare 0.5 Euro di tasse.

E’ casomai la nostra indulgenza di cittadini a far si che non ci lamentiamo troppo per una tassazione del 10%. Guai però a far passare questa indulgenza come un diritto dello Stato a depredarti del 10%.

E’ importante che questa cosa sia ripetuta come un mantra in faccia a coloro che aggrediscono gli evasori fiscali, ai prezzolati e sussidiati giornalisti  nostrani, agli insegnanti di scuola pubblica, ai nostri amici che li infamano e così via. Fin troppo abbiamo abbozzato che la neolingua trasformasse la parola “RAPINA” in “CONTRIBUTO”.

 
 

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Inoccupabili? Bene. Allora la chiudiamo la scuola pubblica????

Da un pò di tempo a questa parte è hobby nazionale dei parassiti al governo, quelli che guada.. pardon, RUBANO 15000 euro al mese di soldi degli italiani, dare addosso ai giovani per giustificare il 40% di disoccupazione giovanile. L’ultimo in ordine di tempo è il ministro del lavoro, tal Giovannini, il quale dice di essere d’accordo con l’OCSE che ci giudica inoccupabili, perché con preparazione scarsissima. Prima ancora era stato Rigor Mortis a definire bamboccioni i giovani che non trovavano lavoro. Ora, che l’OCSE ci certifichi come inoccupabili, che non costituiamo capitale umano, è nel pieno del suo diritto. Urge però una riflessione in patria. Prima di tutto, vediamola alla maniera stupida, quella dei mentecatti socialisti:  chissenefrega, il capitale è lo sterco del demonio, se non costituiamo “capitale” è meglio. Il fatto che stiam morendo di fame è una logica conseguenza di tutto ciò, ma se proprio non si vuole vederlo, si può continuare a morir di fame per strane congiunture o complotti internazionali.

Dal punto di vista serio, quindi quello non socialista, ci si domanda che senso abbia spendere il 5% del PIL per produrre dei giovani inoccupabili, con una cultura rasente il nulla che sono diretta espressione della scuola pubblica. Tutti questi inoccupabili li ha creati negli anni l’ideale pubblico della mediocrità come regola generale, l’ideale pubblico del sindacalismo comunista, l’ideale pubblico dell’istruzione garantita dallo Stato. E’ quindi certificato che lo stato non garantisce affatto alcuna istruzione. Garantisce un qualcosa che autonomamente chiama istruzione, ma che, a conti fatti, per tutto il mondo non serve a nulla. Poi certo, la “cultura personale”, il “fai quello che ti piace non quello che ti serve” è tutto giusto, in un mondo di fiabe. Purtroppo però non siamo in quel mondo là.

Visto e considerato che abbiamo 800 miliardi di spesa pubblica, di cui oltre 30 sono impiegati per farci diventare inoccupabili, visto che stiamo morendo di tasse e debito pubblico, visto che la produzione è in caduta libera, non sarebbe forse il caso di PRIVATIZZARE la scuola e utilizzare tutti e 30 i miliardi alla riduzione delle tasse??

Si avrebbe il duplice effetto: da un lato la ripresa economica dovuta ai soldi lasciati nelle tasche dei cittadini. Dall’altro otterremmo lo stesso effetto (l’inoccupabilità) senza spendere un quattrino. Abolendo contestualmente il valore legale del titolo di studio otterremmo addirittura meritocrazia nella novella scuola privata con conseguente diminuzione degli inoccupabili e una serie di lavoratori capaci a produrre vero PIL e non quello farlocco del pubblico. Per conseguenza, aumenterebbe la capitalizzazione totale italiana (ovvero la produzione di beni ritenuti utili dalle persone nel libero mercato) dovuta al maggior valore dei giovani istruiti e alla vera produttività degli insegnanti capaci.

Dal punto di vista sociale poi sarebbe un toccasana: niente più cagate sessantottine con collettivi studenteschi a dire idiozie, niente più sei politici inutili ai fini lavorativi, niente più istruzione uniformata e scarsa per tutti ma offerte variegate e soggette all’immediato test del mercato.

Purtroppo però sparirebbe il potere di indottrinamento statale, quello che tutt’oggi consente agli “inoccupabili” italiani di essere felici per idee tragiche come le multe in base al reddito.

 
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Pubblicato da su 9 ottobre 2013 in cronaca, politica, scuola, socialismo, tasse

 

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Videomessaggio di Berlusconi

A parte l’ovvia pubblicità a favore di Forza Italia, e l’autodifesa (parzialmente vera) riguardo alle riforme liberali mancate dal suo partito,  il discorso di Silvio Berlusconi oggi, fotografa ESATTAMENTE la situazione italiana e mi trova perfettamente d’accordo. L’analisi economica:

Il peso dello Stato, delle tasse,della spesa pubblica è eccessivo. Occorre imboccare la strada maestra del liberalismo che quando è stata intrapresa ha sempre prodotto risultati positivi in tutti i paesi dell’occidente. Qual è questa strada? Meno Stato, Meno Spesa Pubblica, Meno Tasse.

Tutto estremamente corretto. Non posso criticare una virgola, forse solo chiedermi ironicamente QUANDO la strada maestra del liberalismo sia stata realmente applicata? Un pò la Tatcher, Pineda in Chile.. Poco altro nell’ultimo secolo. Il secolo del Socialismo appunto. E quanti John Galt che hanno prodotto in questo secolo cibo per le bestie al potere… Scusate, divagavo.  L’Italia si riprende SE E SOLO SE si seguono le ricette elencate in queste poche righe dal Berlusca, che poi è quel che in ambito liberale non si smette di dire.

Voi direte: scontato, lo sanno tutti. E no, magari lo sapessero tutti. Difatti prosegue il Berlusca

“Con la sinistra al potere il programma sarebbe invece come sempre altre tasse: una imposta patrimoniale sui nostri risparmi, un costo più elevato dello Stato, e di tutti i servizi pubblici”

E pure qui sfonda una porta aperta. Il PD, SEL, Scelta Civica, sono APERTAMENTE contrari NON soltanto al Berlusca, ma alla sua analisi e alla sua ricetta di guarigione. Alle tre righe in rosso, quelle quattro “banalità” liberali, che però, disgraziatamente coincidono, nella Realtà con l’unica cosa da fare per evitare la catastrofe. Già, perché parliamo di Realtà. Quella cosa barbara, incivile, politicamente scorretta e antidemocratica, per cui se non hai cibo, deperisci e muori. Nonostante duecento leggi che lo proibiscano.

Quella per cui se non ti proteggi dalle intemperie, se non ti scaldi, ti ammali e muori. Muori, nonostante una democratica votazione abbia sancito, a larghissima maggioranza il contrario. Sempre quella per cui non ti puoi mangiare quello che non hai, e quindi quella per cui non puoi mangiare più di quello che produci. Nonostante centinaia di associazioni sindacali abbiano garantito il contrario. La stessa realtà per cui non puoi nutrirti di carta, neppure se la stessa è filigranata e con un faccione stampigliato sopra.

Insomma, c’è gente che a prescindere dal Berlusca, se sia colpevole o no, bello o brutto se trombi Ruby o meno, è convinta oggi, nel 2013 in Italia, che da questa crisi economica ci usciremo aumentando le tasse e aumentando gli impieghi pubblici. Suggerirei un paio di forestali in più in Sicilia.

Tante volte si è detto:

“Berlusconi parla liberale, ma poi alla resa dei conti non lo fa, o lo fa poco, e la spesa pubblica comunque, aumenta lo stesso”

Vero. Lapalissiano anche questo.

Ora però fate un gioco con me. Voi siete un facoltoso emiro arabo, e volete assumere un tizio per la sicurezza delle vostre quattordici mogli.

Chissà come mai, nonostante siate il padrone e possiate permettervi qualunque guardiano, vi ritrovate solo due candidati. Tizio  e Caio.

Tizio a colloquio vi racconta che lui non toccherà MAI le vostre donne. La reputazione di Tizio però non è molto buona e precedenti datori di lavoro di Tizio vi hanno fatto sapere che non disdegna una sveltina con le donne su cui vigila.

Caio a colloquio vi racconta che il miglior modo per proteggerle è quello di stremarle e che quindi provvederà a fottersele in maniera continuativa tutte e quattordici, ma visto che non ce la fa da solo, chiamerà anche due tre amici.

(estensione della parabola: Sempronio. In realtà c’è un terzo candidato, Sempronio. La reputazione è migliore, ma al colloquio ha detto: “Cos’è una “moglie” ?”)

Il problema sorge perché, nonostante vi chiamino “emiro” e dicano che siate “sovrano”, qualcuno (e precisamente avi di Tizio e Caio) vi ha imposto di DOVER SCEGLIERE OBBLIGATORIAMENTE un guardiano per le vostre mogli.

Ora, la particolarità, la tragicità, e al contempo la parte “comica” della situazione italiana, NON è che ci sia gente in Italia, che odia Tizio e che non voglia sceglierlo. E’ normalissimo e giustificato.  La tragicità della situazione italiana è CHE ESISTA gente pronta ad assumere Caio.

E questa gente non è poca, perché forma l’elettorato del PD, quello di SEL e quello di Scelta Civica. Tutta gente che si masturba con le Tasse, crogiola nella spesa pubblica e si comporta coerentemente di conseguenza… Io veramente non riesco a capire, se non si è ammanicati politicamente in maniera pesante, come si possa genuinamente pensare che queste idee qua, perché di questo si tratta, di una battaglia di idee, possano essere utili a noi popolo.

Esiste in Italia, un discreto numero di persone al di fuori della realtà, nelle cui case ci sono scale di Escher, gente che si scambia avanti e indietro un panino per tutto il giorno e alla sera se ne ritrova 20… Personaggi che si aggrappano alle caviglie e iniziano a volare, altri che scavano buche e le riempiono, poi tornano a casa e un prosciutto gli si materializza sul tavolo. Gente per cui  A paga le tasse a B che ci paga lo stipendio di A e A e B prosperano felici. Perché questa è gente fondamentalmente convinta che possano semplicemente dare un impiego pubblico a tutti. Gente per cui la produzione è DATA a priori. Gente che non capisce neanche lontanamente il senso economico di valore, capitale, ricchezza, produzione, guadagno, perdita. Gente convinta che il conto economico sia qualcosa da depravati materialisti. Mentre invece è solo da saggi realisti. Il conto economico è quello che ci permette di aderire alla Realtà. Quella descritta prima.

 Andiamo avanti nel discorso.

“E proprio nella giustizia, diciamoci la verità, siamo diventati un paese dove non esiste più la certezza del diritto. Siamo diventati una democrazia dimezzata, alla mercé di una magistratura politicizzata che unica tra le magistrature tra i paesi civili gode di una totale irresponsabilità, di una totale impunità.  “

Questo fa il paio con quanto scrissi qualche post fa, in particolare in queste righe:

In Italia è morto il diritto, è morto l’habeas corpus e siamo tutti alla mercé di qualunque cazzo di procuratore o giudice o amico di procuratore o di giudice che tragga vantaggio dall’inquisirci  Per qualsiasi cosa è dimostrato, non serve aver compiuto nulla, non servono le prove. Non ci sono giudici a Berlino.

Ci hanno dimostrato che siamo schiavi, pronti ad essere sacrificati sull’altare del loro culo flaccido. Quando avranno bisogno di soldi, li prenderanno da noi. Quando avranno bisogno di una casa, la prenderanno da noi. Quando avranno bisogno di scopare, si fotteranno le nostre mogli e le nostre figlie. Perché possono. E quindi lo faranno.

Berlusconi:

“… si è trasformata in un contro-potere, in grado di condizionare il potere legislativo e il potere esecutivo e si è data come missione quella ,è una loro dichiarazione (di Magistratura Democratica ndL), di realizzare la via giudiziaria al socialismo”

Segue con la ricostruzione storica dei fatti di Tangentopoli e la sua discesa in campo. Berlusconi è convinto che l’idea di Socialismo della magistratura sia quella della sinistra italiana. Crede cioé che la magistratura agisca così per dare il potere alla sinistra. Dissento da questa visione. La magistratura usa la sinistra perché è sufficientemente stupida da accordargli sempre più poteri, ma stia tranquillo, il potere resterà totalmente nelle mani della magistratura e come lo stanno usando adesso su Berlusconi, come lo hanno usato su Mastella, come lo usarono in Tangentopoli, lo useranno per imporre alla sinistra i propri scopi.

Pensare che la magistratura accetti un ruolo di subalternità alla politica dopo che ha ottenuto di esserne superiore è naif.

Segue poi il racconto della condanna, con l’ovvia indignazione per la condanna farlocca. Nel resto del discorso Berlusconi promuove il suo partito ergendolo a superlativo assoluto dei principi liberali, essendo invece purtroppo un superlativo relativo. Relativo a PD-SEL-MONTI e Magistratura.

Cionondimeno sono molto significative, a mio modo di vedere, due frasi. La prima, inquadra bene cosa accadrà nel futuro:

non te ne vuoi occupare? Ma è la politica stessa che si  occuperà comunque di te, del tua vita della tua famiglia del tuo lavoro del tuo futuro.” 

La seconda fotografa invece la gravità della cosa:

“In questo momento, nella drammatica situazione in cui siamo, ogni persona consapevole e responsabile che vuol continuare a vivere in Italia ha il dovere di occuparsi direttamente del nostro comune destino”

Si rischia, concretamente, di smettere di vivere in Italia. Il mio consiglio lo trovate nascosto nei link.

 

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A proposito di IVA: Rothbard

Il brano che segue appartiene al libro forse più devastante di Murray Newton Rothbard: Power and Market. Il libro ovviamente non è mai uscito in Italia, mai tradotto per ovvi motivi di opportunità. In questo libro Rothbard si limita a dimostrare in maniera puntuale che qualsiasi tipo di intervento governativo ad ostare la libera collaborazione tra persone ha effetti dannosi. La traduzione del brano in questione è mia, chiedo scusa per eventuali “libertà” o imprecisioni nella traduzione

Uno dei più antichi problemi connessi con la tassazione è: Chi paga la tassa?

Sembrerebbe che la risposta sia chiara, dal momento che il governo conosce la categoria che va a tassare. Il problema però non è chi paga la tassa immediatamente, ma  chi lo fa nel lungo periodo: il problema è cioè se la tassa possa o meno essere spostata dal pagatore immediato a qualcun altro. Lo spostamento avviene se l’immediato pagatore è in grado di alzare il suo prezzo di vendita per coprire la tassa,in modo da spostarne il carico sull’acquirente, o se viceversa è in grado di abbassare il prezzo di acquisto di qualcosa che compra, così spostandone il carico su un altro venditore.

In aggiunta al problema dell’incidenza della tassazione, vi è il problema di analizzare gli altri effetti economici di vari tipi e vari livelli di tassazione.

La prima legge dell’incidenza può essere introdotta immediatamente ed è una legge piuttosto radicale: nessuna tassa può essere spostata in avanti. In altre parole, nessuna tassa può essere spostata da un venditore ad un acquirente e via fino all’ultimo consumatore. Più avanti vedremo come questa legge si applica specificatamente ad accise e tasse sulle vendite, che si pensa comunemente vengano traslate agli acquirenti. E’ generalmente accettato che ogni  tassa sulla produzione o sulle vendite, aumenta il costo di produzione e quindi viene spiegata come un aumento dei prezzi al consumatore. I prezzi però, non sono mai determinati dai costi di produzione, ma piuttosto è vero il contrario. Il prezzo di un bene è determinato dal suo stock totale esistente e dalla sua domanda sul mercato. Ma la domanda non è influenzata per nulla dalla tassa. Il prezzo di vendita è scelto da qualunque azienda al punto di massimo guadagno netto e qualunque prezzo più alto, rimanendo fissa la domanda, farà semplicemente decrescere il guadagno netto. Una tassa quindi, non può essere scaricata sul consumatore.

E’ vero che una tassa può essere scaricata in avanti, in un caso: se la tassa causa la diminuzione delle scorte del bene in questione e quindi un aumento del prezzo sul mercato. Questo però difficilmente può essere chiamato “spostamento” di per sé:  uno spostamento implica che la tassa è passata senza , o con pochi problemi da parte del produttore. Se qualche produttore deve andare in fallimento, affinché la tassa sia “spostata”, questo difficilmente è uno spostamento nel vero senso della parola, ma dovrebbe essere definito nella categoria degli ulteriori effetti della tassazione.

Una tassa generale sulle vendite è il classico esempio di una tassa sui produttori che si crede essere spostata in avanti. Immaginiamo che il governo imponga una tassa del 20% su tutte le vendite al dettaglio.

Nel nostro esempio assumeremo  che questa tassa possa essere imposta con uguale efficienza in tutte le categorie di negozi.  Per molta gente, sembra ovvio che le aziende semplicemente aggiungeranno il 20% ai loro prezzi di vendita limitandosi ad agire come mero esattore per il governo.

Il problema però non è così semplice. Nei fatti, come abbiamo visto, non c’è alcuna ragione di credere che i prezzi possano essere alzati.

I prezzi sono già al punto di massimo guadagno netto, lo stock non è decresciuto e la domanda non è cambiata. Quindi i prezzi non possono venire aumentati. Inoltre, se guardiamo all’insieme generale dei prezzi, questi sono determinati dall’offerta e dalla domanda di moneta. Affinché il livello generale dei prezzi si alzi, deve esserci un aumento dell’offerta di moneta o una diminuzione della domanda di moneta o entrambi.     Nessuna di queste alternative si è verificata tramite questa tassa. La domanda di moneta non è diminuita, l’offerta di beni disponibili contro moneta non è diminuita e l’offerta di moneta è rimasta costante.

In queste condizioni  non c’è alcuna possibilità di ottenere un aumento generale dei prezzi.

Dovrebbe essere evidente che se i commercianti fossero stati in grado di passare l’aumento di tassazione sulle spalle dei consumatori sotto  forma di prezzi più alti, avrebbero aumentato questi prezzi da soli, senza attendere l’impulso di un aumento di tassazione. I commercianti non si adagiano deliberatamente al minor prezzo di vendita che essi riescono a trovare. Se lo stato della domanda avesse permesso prezzi più alti, le aziende si sarebbero avvantaggiate di questo fatto molto tempo prima. Si potrebbe obbiettare che un aumento di tassazione sulle vendite è generale e quindi che tutte le imprese insieme possano ancora spostare la tassa. Ma ogni impresa segue la curva di domanda per il proprio prodotto e nessuna di queste curve di domanda è cambiata.

Un aumento di tassazione non fa nulla per rendere più conveniente aumentare i prezzi.

Il mito che una tassa sulle vendite possa essere spostata in avanti è comparabile al mito che un aumento salariale imposto dai sindaati possa essere spostato sui consumatori tramite prezzi più alti, quindi causando inflazione.

Non c’è modo che il livello generale dei prezzi possa essere alzato e l’unico risultato di questo aumento salariale sarà sempre e solo una disoccupazione di massa

Molte persone vengono fuorviate  dal fatto che il prezzo che i consumatori pagano deve necessariamente includere la tassa. Quando qualcuno va  al cinema e legge preventivamente che il costo di $1 di biglietto copre un prezzo di 85 centesimi e una tassa di 15 centesimi, egli tende a concludere che la tassa è stata semplicemente aggiunta al  prezzo. Ma $1 è il prezzo, non 85 centesimi. Quest’ultima somma è il reddito appartenente all’impresa dopo la tassazione. Questo reddito è stato ridotto per permettere il pagamento delle tasse.

In effetti questo è precisamente l’effetto di una  tassa generale sui consumi. Il suo impatto immediato è di abbassare il reddito lordo delle imprese dell’ammontare della tassa. Nel lungo termine ovviamente, le imprese non pagano la tassa perché la loro perdita di reddito lordo è propagata all’indietro verso il reddito da interesse dei capitalisti, sugli stipendi e sulla redditività dei fattori originali di produzione: lavoro e terra. Una diminuzione nel reddito lordo delle imprese al dettaglio è propagato all’indietro da una diminuzione della domanda per i prodotti di tutte le aziende di ordine più alto. Tutte le imprese comunque, tenderanno, nel lungo termine, ad un ritorno in interessi uniforme.

Qui sorge una differenza tra una tassa generale sulle vendite e una tassa sui redditi aziendali. Non c’è stato alcun cambiamento nelle preferenze temporali o nelle altre componenti del tasso di interesse.

Mentre una tassa sui redditi provoca una abbassamento percentuale dei ritorni da interessi, una tassa sulle vendite può e sarà scaricata completamente dagli investimenti indietro fino ai fattori originali di produzione. Il risultato di una tassa generale sulle vendite è una riduzione generale nel reddito netto prodotto dai fattori originali: di tutti i salari e delle rendite dei terreni.

La tassa sulle vendite è stata scaricata all’indietro fino ai redditi dei fattori originali. Ogni fattore originario di produzione non guadagna più il valore marginale del prodotto: adesso i fattori di produzione guadagnano meno del  loro DMVPs (discounted marginal value products n.d.T), la riduzione consiste nella tassa sulle vendite pagata al governo.

E’ necessario adesso integrare questa analisi dell’incidenza di una tassa generale sulle vendite con la nostra precedente e generale analisi dei benefici e degli oneri della tassazione. Questo può essere fatto ricordando che i ricavi della tassazione sono, di volta in volta, spesi dal governo. Sia che il governo spenda i soldi per risorse per la sua propria attività o che semplicemente trasferisca i soldi a gente che sussidia, il risultato è quello di spostare la domanda di consumi e investimenti da mani private a quelle del governo, o a quelle di individui supportati dal governo, dell’ammontare  della tassa.  In questo caso, la tassa è stata in via definitiva applicata ai redditi dei fattori originali e la moneta trasferita dalle loro mani a quelle del governo.

Il reddito del governo e/o di coloro che sussidia è stato aumentato alle spese di coloro che son stati tassati e quindi consumo e investimenti nel mercato sono stati spostati dai primi ai secondi dell’ammontare della tassa. Come conseguenza, il valore dell’unità monetaria rimane inalterato ( escludendo una differenza tra la domanda di moneta dei taxpayers e quella dei taxconsumers), ma il set dei prezzi sarà spostato in accordo con lo spostamento nelle domande.

Quindi, se il mercato stava spendendo in maniera pesante nell’abbigliamento e il governo usa i proventi per la maggior parte nell’acquisto di armi, ci sarà una caduta nel prezzo dei vestiti,  un aumento nel prezzo delle armi e una tendenza,  per i fattori di produzione non specifici a spostarsi dal settore dell’abbigliamento a quello della produzione degli armamenti.

Come risultato, non ci sarà, come potrebbe credersi, un caduta proporzionale del 20% sulla redditività di tutti i fattori di produzione come risultato di una tassa del 20% sulle vendite.  I fattori specifici in industrie che hanno perso mercato dal risultato dello spostamento della domanda dal privato al pubblico, perderanno proporzionalmente più reddito. I fattori specifici nelle industrie che hanno guadagnato mercato grazie alla scelta pubblica, perderanno di meno, qualcuno può guadagnare abbastanza da ritrovarsi con un guadagno assoluto come risultato dell’intromissione governativa.

I fattori di produzione non specifici non saranno influenzati così proporzionalmente, ma anche essi perderanno e guadagneranno in accordo con le differenze che i cambiamenti della domanda provocano nella loro produttività marginale.

La conoscenza che le tasse non possono essere scaricate in avanti è conseguenza dell’adesione alla analisi del valore “Austriaca”:  che i prezzi sono determinati dalla domanda  ultima per gli stock e non in alcun modo dal “costo di produzione”. Sfortunatamente, tutte le precedenti discussioni  sull’incidenza della tassazione sono stati guastati da sbornie di teoria classica del “costo di produzione” e dall’incapacità di adottare un approccio “Austriaco” consistente. Gli economisti  austriaci stessi non hanno mai applicato realmente le loro dottrine alla teoria dell’incidenza delle tasse, quindi questa discussione apre nuovi orizzonti.

La dottrina dello spostamento in avanti è stata adesso  portata alle sue logiche e assurde conclusioni : i produttori scaricano le tasse sui consumatori e i consumatori a sua volta possono spostarla ai loro impiegati e così via all’infinito con nessuno che realmente paghi alcuna tassa.

Bisogna attentamente notare che una tassa generale sulle vendite è un fulgido esempio di fallimento di una tassa sul consumo. Si crede comunemente che una tassa sulle vendite penalizzi il consumo più che il reddito o il capitale. Ma abbiamo visto che la tassa sulle vendite riduce non soltanto il consumo, ma la produttività, il reddito dei fattori originali.  La tassa generale sulle vendite è una tassa sul reddito, sia pure di tipo piuttosto casuale, poiché non c’è modo di rendere uniforme il suo impatto sulle classi di reddito. Molti economisti “di destra” hanno sostenuto una tassazione sulle vendite come opposta ad una tassazione sui redditi, sulla base che la prima tassasse il consumo ma non i risparmi e gli investimenti; molti economisti di sinistra si sono invece opposti alla tassa sulle vendite per le stesse ragioni.

Entrambi sbagliano, la tassa sulle vendite è una tassa sul reddito, seppure molto casuale e di impatto incerto. L’effetto principale della tassa sarà quella di una tassa sul reddito: la riduzione del consumo E dei  risparmi/investimenti  dei contribuenti.

Siccome, come vedremo, la tassa sui redditi  per sua natura si abbatte in maniera più pesante sui risparmi/investimenti che sul consumo , raggiungiamo la conclusione paradossale e importante che una tassa sui “consumi” si abbatterà ugualmente in maniera pesante sui consumi e gli investimenti.

 
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Pubblicato da su 6 settembre 2013 in articoli economici, economia austriaca, tasse

 

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Digressione

Mitico Giampiero Mughini da liberoquotidiano. Finalmente un articolo serio di condanna al Fisco italiano e di sana economia quotidiana (leggasi funzionante). Sarà che Mughini è anche juventino, ma mi resta grandemente simpatico.

Caro Fisco, non ho ancora ricevuto il vostro modulo di cui leggo nei giornali in cui chiedete a noi contribuenti se in questi ultimi anni abbiamo pagato in nero un qualche artigiano, un qualche professionista, una  qualche prestazione da noi richiesta. Non ci posso credere che voi facciate una tale richiesta da quanto è lapalissiano che ognuno di noi ha di certo pagato in nero un qualche idraulico, un qualche avvocato o dentista, una qualche prestazione che gli veniva offerta a miglior costo se non dichiarata in fattura.

Davvero non posso crederci che voi vi immaginiate un’Italia diversa da così, una quotidianità economica diversa da quella di cui sto dicendo. Non posso credere che voi vi immaginiate l’economia di tutti i giorni come un presepe, e non la lotta della giungla qual è. Una lotta in cui in molti risparmiano i cento euro da dare al fisco perché altrimenti perirebbero.

GIUSTA SEVERITA’
Non fraintendetemi. Sono orgoglioso di pagare le tasse, e dunque di essere corresponsabile della comunità italiana di cui faccio parte. Ho qui alla mia sinistra, già preparata, la cartella con gli F24 con cui pagare Iva, Imu, chiusura del dovuto fiscale 2012, acconto Irpef per il 2013, monnezza e tutto. Di più. Non ho nulla contro il redditometro, contro il fatto che voi chiediate una spiegazione a chi spende oltre il 20 per cento più del reddito imponibile da lui dichiarato. Non ho nulla nemmeno contro i vostri controlli più o meno bruschi nei luoghi di villeggiatura: se uno ha un’automobile grossa così parcheggiata a Cortina o a Forte dei Marmi, deve pur spiegare con quali soldi se la paga. Se poi voi scoprite, come leggo sulla  Repubblica, che un architetto leccese che si dichiara nullatenente ha una barca a vela di notevole entità, se è per me lo potete arrestare anche subito. Prima lo arrestate e più sono contento,   a meno che non abbiate preso una cantonata.

Altra cosa sono i  pagamenti in nero. Per andare subito al cuore della questione vi confesso che più di vent’anni fa un ho comprato un libro in una libreria antiquaria che ho pagato con lire italiane contanti, perché altrimenti il libraio non me lo avrebbe venduto. Più di dieci anni fa, ho pagato un professionista in nero perché altrimenti non mi avrebbe fatto il lavoro di cui avevo un assoluto bisogno e di cui lui era un esperto. Qualche volta ho pagato un idraulico o un corniciaio o un elettricista in nero o perché lui mi supplicava di farlo o perché non avevo nessuna voglia di pagare in bianco 120 euro laddove ne potevo pagare in nero 80. Cose così vi sono chiare o fingete di essere talmente stupidi da non capirlo?

Badate bene. Io fatturo quasi tutto quello che compro perché poi lo posso dedurre fiscalmente, per il lavoro che faccio e per lo studio professionale che gestisco. Ma veramente vi immaginate che un pensionato a 800 euro il mese chiami un idraulico di cui ha   bisogno immantinente, e quello gli dice di scegliere se pagare 80 euro cash o 121 euro con una fattura bell’e rifinita, e il pensionato si affretta a pagare i 121 euro pur di farvi contenti? 

Ma possibile che siate così stupidi da credere una cosa del genere? Ovvio che chi non può dedurre le spese, quelle spese le fa in nero perché gli costano meno. So benissimo che se voi accettaste la deduzione di quelle spese, tutto il vantaggio fiscale per lo Stato ne morrebbe. Ok. E allora accettate la realtà della vita, che ognuno si batta per sopravvivere. E quando paga, e quando incassa. 

Per molti il quantum che riescono a sottrarre al fisco è una questione di vita o di morte. Come mi disse una volta un tassista con il quale chiacchieravo. Che quel po’ che riusciva a sottrarre al fisco gli permetteva di pagare gli studi della figlia. Sacrosanto. Cari amici del fisco, non penserete certo che tutti possano pagare interamente le aliquote fiscali in vigore nel nostro Paese? Non penserete neppure un attimo che un professionista metta in chiaro ogni euro del suo reddito, sul quale pagherebbe qualcosa di vicino al 50 per cento di tasse.

LA COSTITUZIONE
Cari amici del fisco, non potete non saperlo che l’articolo 1 della Costituzione italiana di cui molti babbei dicono che è la migliore del mondo (è ottima, ma è l’unica cosa in Italia che abbia gli stessi anni del Festival di Sanremo e dunque un po’ arrugginita), quello dov’è inscritto che la nostra Repubblica è fondata sul “lavoro” è una fasullaggine assoluta. La nostra bella Repubblica non è fondata sul lavoro e bensì sulle tasse addosso al lavoro, sullo Stato che non paga i suoi debiti, sull’evasione fiscale veniale.

Perché di questo sto parlando. L’evasione fiscale veniale. Né più né meno di quello che aveva detto Fassina e per il quale gli imbecilli lo hanno morso senza pietà. Ossia che senza una parte di quell’evasione fiscale, saremmo tutti più poveri e derelitti e incapaci di andare avanti. Sì, lo confesso. Se mi arriva un artigiano la cui spesa non posso dedurre, senz’altro lo pagherò in nero. E con tutto questo continuerò a guardarmi allo specchio orgoglioso di quel che pago ogni anno a voi del Fisco. Orgoglioso.

Quel che mi sento di obbiettare, ma è chiaro il tentativo di autodifesa nei confronti delle ripicche del Fisco, è che non deve sentirsi orgoglioso di pagare le tasse.

Infatti OGNI euro pagato in tasse è un euro che che la gente comune non ha potuto gestire ed è stato gestito a livello politico. Se analizza la percentuale di sperpero proprio del sistema pubblico italiano, che ben conosce, rispetto all’attento e funzionale uso che ne avrebbe fatto il privato (lui e gli altri taxpayer), non potrà evitare di dedurre che pagando le tasse ha contribuito ad uno sperpero che non ci sarebbe stato o che sarebbe stato inferiore. Ovviamente a livello macroeconomico.

Mitico Mughini

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2013 in evasione fiscale, giornali, tasse

 

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FMI, Standards and Poor, Gesù Cristo e gli Alieni

Mentre aspetto fiducioso la dimostrazione che qualsivoglia governo quantunque di “larghe intese” e a “larga maggioranza”, non sia in grado di fare una sola riforma a favore della libertà e del libero scambio, registro che l’idea che in Italia venga abolità l’IMU per la prima casa (e i capannoni industriali che non vuole più nessuno?), e l’IVA venga mantenuta all’enorme, abominevole, scabroso valore del 21%, pare non piacere a diverse categorie di persone.

Pare che si sia espresso in tal senso il FMI e addirittura, udite udite, che Standards and Poor abbia declassato per l’ennesima volta l’Italia proprio perché vorrebbe eliminare l’esproprio di stato almeno sulla abitazione principale e perché non vuole aumentare di un altro punto l’IVA.

Pare dico, perché diverse cose non mi convincono. Prima di tutto il rating. L’abbassamento del rating italiano è ovvio, che il paese fallirà a breve lo sanno tutti, figurati se una agenzia di rating ignora il fatto.

D’altra parte è altrettanto ovvio che l’IMU e l’aumento dell’IVA NON possono salvare l’Italia dal fallimento e quindi non possono certo rendere più sicuri i titoli del debito italiano. L’unica cosa che si può fare con queste due tasse maggiorate è diminuire ancor di più il valore delle case, finir di distruggere il settore edilizio e contrarre ancora di più i consumi.

Quindi è chiaro che l’abbassamento di rating deve essere completamente scorrelato dalle ipotetiche, molto ipotetiche, modifiche alla tassazione che questo governo delle intenzioni intenderebbe forse un domani prendere.

Il Fondo Monetario Internazionale invece, essendo un organismo prettamente politico, espleta la sua funzione di organo politico: fare danni alle persone. Da questo punto di vista quindi, sarebbe plausibile che per danneggiare un numero sufficiente di persone proponga la mancata abolizione di tasse. Però …

A rigor di logica e facendo finta di credere che questo organo politico abbia un senso, chiaro che quel che conterebbe per lui è il saldo positivo tra ingressi ed uscite. Anche qui è probabile, se sono in buona fede, che di fronte all’abbattimento della spesa pubblica e della tassazione non possano avere nulla da ridire. Certo, se invece si presuppone un abbassamento fiscale finanziato a debito, allora le cose cambiano.

Rimane il dubbio amletico. Il paese più burocratico e incancrenito al mondo, con la tassazione più alta e in cui ogni singolo balzello introdotto anche come temporaneo, cresce si alimenta e diventa bandiera nazionale, ad un certo punto si mette in testa di abbassare le tasse e, come per magia, spunta fuori il FMI, poi ST&P, poi interviene pure Gesù Cristo in apparizione mistica ad una giovane contadina, poi Superman, poi gli XMen e infine, si narra che perfino i Grigi, dall’Area 51 abbiano espresso parere contrario  all’eliminazione di alcune tasse…

Non sarà forse che il governo, il paragoverno, i paraculi in generale, si stiano appellando a tutto pur di non tagliare? Non è che magari la scusa “volevamo tanto tagliare le tasse, ma purtroppo i cattivoni ESTERNI non ce lo permettono”  è particolarmente comoda?

Oppure, potrei postulare che una Italia che torni competitiva possa dare fastidio ad un FMI composto da persone di altre nazioni o stipendiate comunque da entità diverse che i cittadini italiani. E che quindi, siccome l’abbassamento della spesa pubblica e della tassazione sono una misura efficace per ridare competitività all’Italia, questo sia inviso a tutti coloro che hanno preso il suo posto nei vari mercati mondiali. 

Consiglio spassionato. Lasciate perdere gli amorevoli consigli esteri, se esistono. Togliere l’IMU porta solo benefici, perché l’esproprio legalizzato provoca solo danni economici. Non è possibile sbagliare togliendo una tassa di proprietà e se si vuole fare di meglio è sufficiente toglierla del tutto e non solo per l’unico fabbricato destinato ad uso abitativo principale.

E’ parimenti IMPOSSIBILE sbagliare non aumentando l’IVA dal 21% al 22% o 23%, perché il pagamento del pizzo su ogni cosa acquistata è una estorsione e l’estorsione legalizzata provoca solo danni economici. Altrimenti in Sicilia e in Campania vivrebbero tutti nel lusso più sfrenato grazie alla Doppia Dose di Protezione accordata sia dallo Stato che dalle varie mafie locali.

Non c’è da interrogarsi, non c’è da pensare, c’è solo da decidere quali sanguisughe statali lasciare a secco per coprire le tasse abolite.

Il compito di questo governo, per paradosso è piuttosto semplice, perché non c’è appunto da individuare alcuna strategia particolarmente geniale per risolvere la crisi. La ricetta funzionante è una sola e la conosce qualsiasi massaia da quando è iniziato il mondo e la cooperazione tra individui. Non devono inventare nulla. Non c’è alcuna possibilità di sbagliare applicando questa ricetta. Tagliare Spesa, Diminuire Tasse. Qualunque riforma in questa direzione, migliora l’economia nel paese. Qualunque riforma nell’altra direzione, peggiora l’economia e spinge ancor di più verso il fallimento, la guerra civile e l’impiccagione compulsiva di tutta la classe politica.

 

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Le agevolazioni al credito non sono una misura liberale

E’ allo studio, almeno a detta di Zanonato, una serie di misure per far ripartire l’economia italiana. Per quanto riguarda le imprese, oltre ad un taglio delle bollette elettriche di cui ancora non si sa come avverrà, spicca la seguente intenzione:

Per le imprese arriveranno dalla Cassa Depositi e Prestiti “cinque miliardi di credito agevolato, ad un tasso dimezzato rispetto a quello di mercato”, per chi rinnoverà “il processo produttivo acquistando nuovi macchinari, fino a 2 milioni di euro”.

Ecco, questo è il tipico modo di agire della congrega farabutto-statale. Le imprese falliscono per troppo esproprio tassatorio. Significa che gli incassi non coprono le spese. Perché appunto gli incassi netti sono scarsi a causa delle tasse e le spese pure. In questa situazione non conviene investire, punto e basta. Non sono due aziende in crisi per mancanza di mezzi di produzione o di capitale da investire, mentre le altre sono floride. La stragrande maggioranza delle nostre aziende soccombe. Vogliamo forse credere che siano tutte obsolete nei macchinari e che non ci sia un problema sistemico di tassazione che semplicemente, rende impossibile imprendere?

Ma allora che senso ha agevolare l’indebitamento di aziende già sufficientemente all’avanguardia? Se l’aumento di produttività e competitività che si ottiene dall’acquisto di nuovi macchinari è troppo poco per compensare gli interessi (dimezzati) più il buco di bilancio causato dalla tassazione omicida, cosa accade?

Ovvio, che regaliamo un’altra azienda alla cricca bancaria. Nuovo trasferimento di denaro verso quel 10% di persone che ha il 90% della ricchezza italiana (a voler credere a certi sondaggi): banchieri e politici

Quella che può sembrare una misura di alleggerimento del carico fiscale per le imprese quindi, è in realtà un doppio tranello. Prima di tutto le spinge ad indebitarsi nell’acquisto di nuovi macchinari che rischiano di non risolvere il problema strutturale. Secondo, le mantiene sotto il ricatto dell’elemosina di Stato.

Io non riconosco che non sia giusto espropriarti del 75% di ciò che guadagni e non mi sogno di abbassare le pretese, tutt’al più ti restituisco una elemosina del maltolto che posso revocarti quando voglio. Io sono il signore tuo Dio e non avrai altro Dio al di fuori di me.

Un pò blasfemo lo Stato ?

Che se ne debba occupare Francesco ?

Le uniche misure liberali sono Abbassare le pretese. Abbassare le tasse.

Non agevolazioni fiscali per qualunque cosa venga loro in mente, non cercare di pilotare il risparmio o quel che ne resta verso ciò che Loro e non i titolari del risparmio credono sia l’allocazione giusta. Idee del genere sono tutt’altro che idee di libertà. Sono sprezzanti elemosine.

 

 

 
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Pubblicato da su 14 giugno 2013 in liberalismo, politica, socialismo, tasse

 

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