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Egoista! Certo! Perché no…?

Vasco proseguiva: “quando c’ho il mal di stomaco, ce l’ho io mica tu, o no?”
Un concetto tanto ovvio quanto scontato.
È male essere egoisti? Pare di sì.
Tutta l’architettura cattocomu si basa sul promuovere un’ideologia che esalta l’altruismo e condanna l’egoismo.
Naturalmente poi nei fatti non funziona poiché l’essere umano è contemporaneamente sia egoista che altruista, come in economia è al tempo stesso sia produttore che consumatore.
Tornando all’egoismo, uno dei miei esempi preferiti che dimostrano la sua necessità prioritaria è di derivazione aeronautica.
L’esempio dimostra anche che l’egoismo è indispensabile e precedente all’altruismo.
Molti di voi avranno sicuramente sentito, nei momenti precedenti al decollo di un aereo di linea, dei consigli che riguardano la sicurezza.
Uno di questi dice che “nel caso di de-pressurizzazione della cabina si renderanno disponibili (grazie ad un sistema automatico) le maschere per l’ossigeno”, prosegue poi dicendo che “è necessario indossare la maschera e respirare PRIMA di aiutare gli altri”.
Sacrilegio! Egoismo puro! La compagnia aerea mi sta invitando prima di tutto ad essere egoista, roba da far impallidire qualsiasi radical-chic o prete.
Ma persino loro, se smettessero per un istante i panni dei predicatori casti e puri comprenderebbero il senso logico di quel comportamento egoista, difatti se dovessi morire per mancanza di ossigeno sarebbe matematicamente impossibile qualsiasi mia azione altruista volta ad aiutare il prossimo.
L’egoismo è quindi, non solo precedente all’altruismo, ma anche positivo poiché è grazie alla sua spinta che posso successivamente diventare altruista. Mentre non può avvenire il contrario.
Proviamo ad immaginare due poveri che siano SOLO altruisti, quei due poveri non hanno nulla da mangiare se non un bellissimo pesce, grosso e fresco. Quei due poveri però sono così altruisti da continuare a regalarselo a vicenda finché quel pesce diventa marcio.
I due altruisti muoiono entrambi di fame.
Se uno dei due poveri fosse stato anche un pochino egoista avrebbe potuto tenersi il pesce, venderlo e comperarsi una canna da pesca, dopo quindi avrebbe avuto la possibilità di disporre di più pesci, e quindi avrebbe potuto essere anche altruista.
Se invece uno dei due poveri fosse stato SOLO egoista l’altro sarebbe morto di fame lo stesso.
Bilancio comunque positivo ed a favore dell’egoismo, poiché nella situazione precedente avevamo due morti per fame mentre ora solo più uno.
Se tutti e due fossero stati egoisti avrebbero potuto scambiarsi lavoro (pescare) e capitale (canna da pesca e pesci) mangiando entrambi. Bilancio nettamente positivo a favore dell’egoismo: nessun morto di fame.

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Pubblicato da su 14 maggio 2015 in Uncategorized

 

Perché il Quantitative Easing è sempre un furto.

Benché il motivo per cui il QE, ovverosia l’inflazione monetaria ( l’aumento della massa monetaria tramite creazione della moneta dal nulla) sia un furto  dovrebbe essere lapalissiano ed evidente a tutti, nella società moderna, imbevuta di cazzate socialiste e stataliste,  questa evidenza sfugge ai più. In questo articolo mi propongo di fornire una serie di dimostrazioni che, se lette con un pizzico di attenzione dovrebbero fugare tutti i dubbi di coloro che ancora non riescono a rendersene conto.  Non c’è infatti nulla di più triste di vedere gente osannare coloro che li depredano perché convinti invece di star ricevendo dei benefici.

DIMOSTRAZIONE INDUTTIVA SEMPLIFICATA

Consideriamo, per semplicità e senza perdita di generalità che tutti i beni in una data area sottoposta a corso forzoso, moneta fiat e quantitative easing,  siano rappresentati da una torta. Supponiamo, sempre senza perdita di generalità e per semplicità  che la società intera sia composta da dieci individui, di cui uno, che chiameremo Bank, sia colui che ha il potere di inflazionare la moneta. Dovendo partire da una situazione di beni in possesso di qualcuno, per semplicità supporremo che la torta sia divisa in dieci fette e che ognuno sia proprietario di una fetta.  Infine, supporremo che all’istante iniziale (d’ora in avanti t0) ognuno dei dieci individui componenti la società sia in possesso di una banconota, per un totale di dieci banconote tutte di taglio uguale.

All’istante t0  1/10 della massa monetaria rappresenta 1/10 dei beni esistenti nella nostra area e, a parità di altre condizioni, ognuno può vendere la sua fetta di torta per 1 banconota agli altri. All’istante t0 quindi abbiamo tutti gli appartenenti alla società nelle stesse condizioni.

Supponiamo adesso che Bank sia in grado di stampare altre 10 banconote, e lo faccia. All’istante t1, istante in cui Bank crea 10 nuove banconote, la massa monetaria diventa 20 banconote, le quali, rappresentano ugualmente tutta la quantità di beni in circolazione che, non essendo cambiato nulla fuorché lo stampaggio di massa monetaria, sono ancora la torta di prima.

Quindi, adesso ogni banconota rappresenta solo 1/20 dei beni esistenti al mondo ed ogni persona che sia rimasta con una banconota, si trova improvvisamente ”proprietario” di  1/20 dei beni esistenti.  Questo è vero per tutti tranne per  Bank. Bank, improvvisamente si trova in possesso di  11 banconote sulle 20 esistenti al mondo e quindi si trova “proprietario” di poco più della metà dei beni esistenti. Diciamo poco più di mezza torta.

Il motivo per cui la parola proprietario è tra virgolette è perché fino a che non si concretizza uno scambio monete per fette di torta, la proprietà non cambia e non è detto che gli altri siano disposti a cedere la loro fetta di torta per lo stesso numero di banconote di prima.

In ogni caso, Bank, che ha inflazionato la moneta, si ritrova nella possibilità di forzare la mano a tutti gli altri proponendo prezzi di mercato per la loro fetta di torta che sono molto più alti di quelli di tutti gli altri e quindi in caso di volontà, da parte di uno dei partecipanti di vendere i propri beni, Bank si avvantaggia potendo offrire di più. Paolo, uno dei restanti 9 vorrebbe comprare la fetta di torta da Mario, che vuole vendere. Ma può offrire solo ed esclusivamente 1 banconota, quella che aveva prima.  Anche Giovanni può offrire solo una banconota, ma invece Bank può offrire fino ad 11 banconote (che non si è guadagnato almeno le successive 10) e quindi Mario finirà per vendere la sua torta a Bank per un prezzo diciamo di 2 banconote.

Quel che è accaduto è che l’aumento di massa monetaria ha reso de facto colui che l’ha stampata più ricco di prima, ma siccome la torta non è aumentata, almeno nell’immediato (e per dimostrare il furto NON E’ NECESSARIO andare più in là dell’immediato), la ricchezza in più che si ritrova BANK, è pari alla somma della ricchezza PERSA dagli altri partecipanti.

Tutto questo è valido a tempo zero, non è necessario stimare i vari effetti che la stampa di moneta causerà nel tempo (aumento del prezzo della torta, disponibilità da parte di BANK di prestare moneta creata ad interesse guadagnando così sugli altri, distorsioni del  mercato causato dall’afflusso di denaro in tutto ciò che piace a BANK e dalla mancanza di fondi in tutto ciò che NON piace a BANK). Questi effetti ci sono, appaiono nel tempo e in gradazioni diverse a seconda delle regole che stabilisce BANK nell’utilizzo del denaro nuovo fresco stampato.   Ma il passaggio di potere di acquisto, dagli altri 9 verso BANK si concretizza nell’istante stesso in cui BANK ha fatto QE. Siccome tale passaggio di potere di acquisto non è frutto di uno scambio volontario, ma di uno scambio forzato da parte di BANK, questo atto rientra perfettamente nella definizione di  Furto.   CVD.

 SECONDA DIMOSTRAZIONE: Dimostrazione per assurdo.

Le dimostrazioni per assurdo sono un tipo particolare di dimostrazioni matematiche. Si confuta la tesi che si vuole dimostrare e si fa vedere che tale confutazione porta ad un assurdo logico. Essendo la deduzione assurda è chiaro che la tesi non può essere falsa e quindi si ottiene la dimostrazione voluta.

Supponiamo quindi che la tesi che voglio dimostrare sia falsa.

IL QE NON E’ un FURTO.

Se il QE non è un furto, ciò significa che non è uno scambio forzato in cui si toglie qualcosa a qualcuno per darlo a qualcun altro senza possibilità da parte del possessore di rifiutarsi.

Ma se non si sta togliendo nulla a nessuno i casi sono due. O il QE non cambia assolutamente nulla (è neutro, se volete inutile), oppure arricchisce qualcuno SENZA impoverire altri.

Se il caso fosse uno di questi due, discenderebbe che una serie di QE uno dopo l’altro non impoverirebbero nessuno.  Supponiamo quindi di far tendere l’aumento della massa monetaria ad infinito. Vale a dire, se nell’esempio di prima abbiamo raddoppiato la massa monetaria, invece adesso stampiamo talmente tante banconote da avere una massa monetaria infinita o praticamente infinita per i nostri scopi. Significa azzerare la domanda di moneta. Significa che la moneta è come l’aria, un bene che non è più economico perché ce ne sta in abbondanza per tutti tanto da non competere più per tale bene.  Ora, il fatto che il bene moneta diventi  “non economico” dovrebbe già far aprire gli occhi sul fatto che il valore della singola banconota per massa monetaria che tende ad infinito, tende a zero.   D’altra parte,  la massa monetaria globale rappresenta la quantità globale di beni che può essere comprato e scambiato.  Siccome la quantità globale dei beni non tende ad infinito come la massa monetaria, accade che ogni banconota comincia a rappresentare    1/Massa monetaria  * BENI TOTALI.    Se fate il limite di questa formula per Massa Monetaria infinita, ottenete che ogni banconota non compra più nulla.

In altri termini il valore del conto in banca e dei soldi nel  vostro portafogli,  diventa NULLO, perché voi possedete solo una quantità finita di moneta che è una frazione di un infinito, ovvero ZERO.  D’altra parte, chi ha stampato INFINITA MASSA MONETARIA, si ritrova ad avere  INFINITO – Sommatoria(q)

    dove la sommatoria è la somma della quantità di moneta di tutti voi, quella che non possiede colui che stampa. Ma essendo una quantità finita, sottratta ad infinito non scalfisce per nulla la quantità di moneta che chi ha fatto QE possiede. Ovviamente non è necessario arrivare ad infinito, tali considerazioni sono validissime pure se semplicemente la quantità di moneta stampata sia molto molto maggiore di quella presente nel mercato.

In questa situazione, SENZA il corso forzoso che obbliga la gente ad usare la moneta, avviene semplicemente il fallimento della stessa.  Nel caso in cui il corso forzoso ci sia e funzioni, si ottiene che chi ha fatto QE possiede tutta la ricchezza esistente (è in grado di comprare tutto a qualsiasi prezzo), mentre tutti gli altri si ritrovano senza alcun valore reale.  La dimostrazione di quel che avviene quando la massa monetaria diventa infinita è questa e non necessiterebbe di ulteriori conferme. Per gli amanti delle statistiche storiche, è sufficiente andare a vedere cosa è successo in tutti quei posti in cui la massa monetaria è esplosa.  Dalla Germania post prima guerra mondiale fino allo Zimbabwe dei nostri giorni.

Ma l’ipotesi iniziale della nostra dimostrazione era che tramite il QE  nessuno veniva derubato, ma al limite qualcuno si arricchiva senza che altri venissero privati della loro ricchezza. Invece tramite una serie di QE sufficientemente lunghi e pesanti siamo arrivati alla situazione in cui tutti hanno perso tutto e colui che fa QE è in grado di comprare tutto il mondo.  Questo è un assurdo logico e quindi la tesi “IL QE non è un furto” DEVE essere per forza FALSA.

E’ appena il caso di osservare nuovamente che tutto questo avviene senza neppure definire COME vengano investiti da parte del banco i soldi che si è alacremente stampato. Non sono una variabile interessante né utile per la dimostrazione in corso. L’affermazione “Il QE è un furto” si dimostra a prescindere dal successivo utilizzo della stessa moneta, che come già spiegato, può portare a diverse conseguenze che vanno dall’aumento generale dei prezzi al consumo, alle bolle economiche in settori particolari, alle più o meno gravi distorsioni del mercato e della libera volontà delle persone.

Questa osservazione è importante, anzi direi decisiva da tenere a mente, per controbattere tutti  coloro che per dolo o ignoranza spostano l’attenzione su che giro fa la nuova moneta creata.  Non importa se la immetti nel mercato dei prestiti, se la usi per infrastrutture pubbliche, se la dai in beneficienza, se ci ripaghi debiti pregressi o quant’altro. Non importa neppure se la usi come reddito di cittadinanza.

In ogni caso, e per qualunque destinazione d’uso, il QE rimane un furto. Che si sostanzia nel momento stesso in cui crei la moneta e non successivamente per un uso che taluni possono ritenere sbagliato.

DIMOSTRAZIONE COMPLICATA

Sia B la quantità totale di beni scambiabili esistenti all’istante t0 in una data area e sia T il totale delle persone interessate dal processo di scambio presenti nell’area in oggetto.  Sia  D(B,T,t|t0) la distribuzione dei beni B tra le T persone all’istante iniziale t=t0;

Sia M0 la quantità totale di moneta circolante a t=t0 nell’area in questione.

Supponiamo che in tale area ci sia una entità chiamata BANK che sia in grado di aumentare arbitrariamente M, passandolo da M0 ad M0+QE  in un dato istante t1, con QE > 0.

Essendo M0 la quantità di moneta che all’istante t0 rappresentava la totalità di B,  nell’istante t1 in cui M diventa M1, si ha che BANK ottiene una maggiore quantità di moneta per partecipare al processo di scambio che produce la distribuzione D. Se sostituiamo a B il valore  M0 che rappresenta tutti i beni espressi in moneta corrente abbiamo che :

D(B,T,t|t0) = D(M0,T,t|t0)  per t=t0

Un epsilon prima del QE abbiamo la seguente identità:

D(B,T,t|t1-e) = D(M0,T, t|t1-e)

Un istante dopo avremo:

D(B,T,t|t1) = D(M0+QE,T,t!t1)

Potendo supporre B e T costanti nel periodo  e  o comunque non variati significativamente, otteniamo  che B= M0+QE ovvero che i beni esistenti all’istante del quantitative easing vengono redistribuiti su un numero di monete che adesso è maggiore, essendo QE maggiore di zero.   Siccome QE è in mano a qualcuno, ne deriva che questo qualcuno ha diminuito la quantità di beni  che M0 era in grado di rappresentare , facendone rappresentare una parte a QE, che è di sua proprietà. In pratica, i possessori di M0 hanno perso beni  reali a beneficio del  creatore di QE, tramite un passaggio forzato e non volontario. Un furto. CVD

DIMOSTRAZIONI ACCESSORIE

Qualcuno potrebbe obiettare che la moneta non rappresenti la quantità totale di beni scambiabili esistenti nella società. Per rispondere ad una tale asserzione è sufficiente provare a pensare al potere di acquisto di una moneta in una società in cui non ci sono affatto beni. Non c’è nulla. In tal caso, qualunque moneta  e qualunque quantità di moneta non vale nulla, a prescindere dal valore nominale che può riportare su di essa.  Induttivamente, una società in cui tutti i beni scambiabili fossero   1 (supponiamo una bicicletta),  a prescindere dalla quantità di moneta, siano esse una dieci cento, millemilamiliardi di banconote, esse permettono di acquistare al massimo (e solo) una bicicletta. La moneta rappresenta per forza beni reali e solo beni reali, perché le persone sono interessate ai beni reali e non ad un numero arbitrario scritto su un foglio di carta. Vogliono possedere ciò che puoi ottenere con una data quantità di moneta, non una data quantità di moneta  a prescindere da ciò che essa possa comprare.

 
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Pubblicato da su 10 maggio 2015 in Uncategorized

 

La crisi economica non è normale nelle società umane

Si sente spesso dire che il progresso nelle condizioni di vita di tanta parte della popolazione nei passati cinquanta – sessanta anni è la prova che l’intromissione statale nell’economia sia cosa buona e giusta.

Si sente spesso dire che senza lo Stato non saremmo mai cresciuti e diventati più ricchi di cento o duecento anni fa. Si sente pure dire che la recessione, la crisi economica, sia qualcosa di endemico connaturato al “mercato” se non alla stessa essenza umana.

In generale, in economia si sentono dire tante cose, che purtroppo però, per la maggior parte, sono sbagliate. Se vi state chiedendo perché politici e economisti di grido debbano dire castronerie economiche, la risposta è semplice: interesse personale. Se la si finisse di spersonalizzare le istituzioni e si realizzasse che al loro interno ci sono esseri umani che ragionano secondo i canoni dell’Azione Umana, si capirebbe infatti in un baleno che il miglior modo per trarre vantaggi dal sistema attuale, per questi individui, sta nell’affermare che il sistema attuale è buono e va conservato. Certo, se ci si ostina a credere che chi è eletto o che gli economisti siano interessati a dire la verità piuttosto che quel che fa comodo a loro, diventa difficile capire il perché dovrebbero mentire.

In realtà il motivo per cui siamo più “ricchi” di cento anni fa è molto semplice, addirittura banale per qualcuno che avesse studiato un pò di basi di economia austriaca. Per coloro che ne siano digiuni, abbiamo le basi pronte su questo sito, qui, e qui.

Il motivo è la capitalizzazione. L’ uomo, per sua natura tende a trasformare il capitale “tempo vitale“, in altri mezzi economici, che lo portano più vicino ai propri scopi. Ogni persona che coltiva la terra, lavora, costruisce qualcosa, scambia il suo tempo vitale (e altri mezzi economici) in cambio di mezzi economici che per lui valgono di più.

Valgono, ovviamente nel senso austriaco del termine. Il tempo vitale si esaurisce ed è poco facilmente scambiabile. Questo significa che per sua natura, un essere umano di 30 anni è generalmente più ricco di un essere umano di 3 anni, non perché lo Stato, la Nazione, la Regina o il Dittatore di turno abbiano fatto qualcosa, ma semplicemente perché ha investito il suo unico capitale iniziale (il tempo, la sua vita) in azioni che lo hanno portato ad una situazione che egli valuta migliore. Certo, è possibile che uno faccia tutte azioni sbagliate e si ritrovi col capitale azzerato, ma essendo questo fonte di grosso disagio per se stesso, naturalmente e senza alcuna imposizione statale, fa di tutto per evitarlo. Il capitale tempo si esaurisce, il bambino di 3 anni è molto più ricco di tempo, rispetto a quello di 30 e rispetto a quello di 60. Ma gli altri due hanno investito e trasformato questo capitale naturale in mezzi materiali, esperienza e capacità che per loro valgono di più del capitale impiegato.

Ripeto, può benissimo darsi che abbia preso decisioni sbagliate e che si sia pentito delle scelte fatte. Ma siccome queste scelte ricadono sulla sua personale possibilità di raggiungere i propri fini, egli subisce un fortissimo incentivo a non sbagliare. Se volete, in termini tecnici, il sistema è fortemente retroazionato dalla disutilità di ottenere perdite personali.

Questa affermazione vale ovviamente fino a che le proprie azioni provocano vantaggi o perdite personali. Se si permette di scaricare perdite su altre persone e mantenerne i vantaggi, il modo di agire cambia radicalmente. E’ il caso di quasi tutte le decisioni politiche ed è l’origine del detto “son tutti froci col culo degli altri”.

Quindi, un uomo, allo stato di natura, in qualunque situazione sia, tende a diventare più ricco col passare del tempo, per il semplice fatto che AGISCE SCIENTEMENTE per diventare più ricco. Ancora, vale la pena di ripeterlo, ricco in senso Austriaco, ovvero più vicino ai propri scopi e con una maggiore disponibilità di mezzi per ottenerli. Gli scopi però sono personali e ci sono casi (pochi in verità) in cui questa “ricchezza” non coincide con l’essere più ricco di beni materiali.

Se al posto di un singolo uomo, abbiamo 60 milioni di persone, tipo la popolazione italiana, è chiaro e limpido che questi 60 milioni, col tempo, semplicemente perché agiscono per esserlo, diventano tutti più ricchi. Ed è ovvio che l’Italia di cento anni fa sia meno ricca di quella di adesso, perché l’Italia di adesso ha almeno tre generazioni di persone che hanno agito, lavorato, prodotto ricchezza e aggiunto la loro ricchezza a quella dei figli e dei nipoti. Sessanta, Ottanta, Centoventi milioni di vite si sono consumate e trasformate in ricchezza per i posteri. E se siamo più ricchi degli Etruschi, non è perché “lo Stato Nazionale ci ha reso ricchi”, ma perché centinaia di generazioni si sono succedute da allora, capitalizzando e lasciando ricchezza in eredità agli altri su questa terra.

A questo punto bisogna chiedersi:

Cosa deve accadere perché questo processo di accumulo di capitale austriaco, questo miglioramento delle condizioni generali di tutti si arresti e si inverta, come sta accadendo per esempio in Italia e per esempio in Grecia nell’ultima decade?

Un motivo sono senza dubbio le catastrofi naturali. Uno Tsunami come quello thailandese del 2005 distrugge tanto di quel capitale da costringere gli uomini a ricominciare da molto più indietro nell’accumulo di risorse che la generazione seguente potrebbe essere meno ricca di quella precedente. L’esplosione del Krakatoa ha creato questo. Un meteorite che disintegrasse tre quarti delle terre emerse, ridurrebbe le popolazioni ad uno stato di indigenza enorme e diverse generazioni sarebbero più povere di noi adesso. MA non è il caso dell’Italia né della Grecia. Non ci sono state catastrofi naturali tali da produrre un depauperamento generale.

Un altro motivo sono senza dubbio le guerre e le guerriglie. Non credo ci sia bisogno di spiegare quanto capitale viene sprecato e distrutto durante guerre e guerriglie, in termini di vite umane (capitale tempo), macchine, edifici, infrastrutture, macchinari industriali e soldi. Neanche questo però è il motivo alla base del depauperamento generale Italiano. In Italia la guerra è finita nel 1945 e non ne abbiamo avute altre.

Resta un unico altro motivo. Lo SPRECO di Capitale. L’unico modo per far si che la gente impoverisca, è trovare un sistema capace di distruggere continuamente più capitale di quello che il normale vivere delle persone in tempo di pace riesca a produrre. Ma attenzione, non è semplice trovare qualcosa in grado di farlo. Le persone come detto, agiscono per diventare più “ricche”, non per impoverirsi. E’ necessario che questo qualcosa sia abbastanza potente da impedire loro di utilizzare il loro capitale nella maniera che preferiscono, perché questo porterebbe inevitabilmente ad una maggiore ricchezza per tutti.

Questo qualcosa quindi, deve essere in grado di ESPROPRIARE e DIROTTARE il capitale prodotto da ognuno di loro in maniera che non possano utilizzarlo per migliorare la loro posizione. Questo qualcosa deve impedir loro di usare il loro tempo in maniera efficiente e di usare il loro capitale fisico per migliorarsi. Deve essere in grado, qualora non riesca ad impedire completamente la produzione, di redistribuire questo capitale tra poche, fidate persone, lasciando tutti gli altri con le briciole.

Se questo qualcosa non è in grado di farlo, allora non c’è speranza. In tempo di pace l’uomo si arricchisce.

Questo qualcosa, l’avrete capito, si chiama Stato. Con tutto il para-Stato annesso. E’ solo lui che può, ed abilmente riesce, azzerare la crescita spontanea di 60 milioni di vite che incessantemente brigano per migliorare la propria condizione.

Ora, il PIL di una nazione è, come ho già spiegato, un dato poco veritiero e fuorviante. Manca completamente dello Stato Patrimoniale e poi rimane arbitrario. Però il PIL è manovrato dallo Stato, che ha tutto l’interesse a raccontare che questo cresce, pure quando non cresce. Ora capite che se perfino il PIL, con l’aggiunta della stima del traffico di droga e la stima della prostituzione, con i magheggi contabili dei vari economisti di Stato, non cresce, ma anzi decresce, vuol dire che la quantità di ricchezza sprecata annualmente dallo Stato è veramente incredibile.

Se supponiamo che il PIL rispecchi in qualche maniera “l’aumento” di capitalizzazione che anno dopo anno aggiungiamo alla capitalizzazione di tutte le persone, il fatto che esso cresca poco, o addirittura decresca, significa che la gente anno dopo anno, nonostante la capitalizzazione (quindi la somma dei capitali guadagnati gli anni precedenti), riesce sempre meno a raggiungere i propri scopi.  Valori come una crescita del 2% sono valori scarsissimi, vuol dire, a spanne, che in un anno nonostante i tuoi sforzi, il capitale impiegato e l’esperienza che aumenta, la tua attività lavorativa va solo un 2% meglio di un anno fa.

Tutto questo a spanne e con la legge del taglione, non vuole essere una misura precisa né potrebbe esserlo per come è calcolato il PIL. Però di certo, dopo aver speso un anno di tempo, la tua produttività, la tua esperienza, sono migliorate solo di un 2%.

Se il PIL (sempre supposto affidabile) è a zero, significa che in un anno non hai migliorato la tua capacità  lavorativa. Significa che un anno di TEMPO è passato invano, dal punto di vista delle tue capacità produttive.

Immaginate un tizio che inizia a fare il produttore di cioccolatini. Inizierà con poco, avrà poco capitale e poca esperienza e quindi in principio produrrà poco. Ma col passare del tempo, accumulando capitale ed esperienza, potrà comprare macchinari migliori, scegliere metodi produttivi migliori, espandersi e produrre di più. E invece, a spanne, il PIL a zero ci dice che o non lo ha fatto per nulla o se lo ha fatto lo ha fatto inutilmente, perché produce comunque quanto l’anno prima.

Se il PIL è addirittura negativo, significa che questo qua, più diventa esperto e più (se e quando) accumula capitale e mezzi per produrre, MENO BENE e MENO produce. Che belli i tempi in cui aveva appena iniziato, e senza sapere nulla di come produrre cioccolata e avendo solo le proprie mani, una paletta e un secchiello, produceva più di adesso.

Tutto questo è semplicemente un controsenso logico. Ed è dovuto solo ed esclusivamente all’interferenza statale nelle libere azioni imprenditoriali dei cittadini. Gli aumenti dei costi imposti per legge, la dilazione dei tempi per fare qualunque cosa (quindi un aumento dei COSTI in capitale tempo) , l’espropriazione di risorse che sarebbero potute servire per migliorare la produzione e la competitività e invece sono dirottate in spese correnti senza senso e in consumo di capitale… Tutto questo è la causa principale della recessione e della crisi economica.

Ora, se pensate che per nascondere tutto questo, TUTTA la quantità di denaro utilizzata in SPESA CORRENTE pubblica, viene segnata come PIL (quando così non è e non può essere perché di incontestabili sprechi pubblici ne abbiamo evidenze in ogni dove) e nonostante questo trucco, il PIL è negativo, potete farvi una idea di quanto in realtà sia molto più ripida la caduta della capacità delle persone di migliorare se stesse, indotta dallo Stato.

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2015 in crisi economica, economia

 

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L’evasione prioritaria

Ci sono infinite buone ragioni per non farsi estorcere denaro dallo stato, la più ovvia e naturale è che una persona degna di questo nome non potendo disporre di soldi a sufficienza provvede prima di tutto a comprare il pane per sé e per i propri cari.
Oppure perché non si è disposti a rendersi complici nel finanziare aggressioni ai propri simili, come per esempio le guerre, anche quando vengono definite strumentalmente “missioni di pace”.
O per la consapevolezza del danno provocato all’economia dal dirigismo statale.
O magari perché semplicemente non si necessita o desidera i servizi che lo stato impone.
O ancora, perché la propria coscienza ecologica vede nelle politiche economiche statali keynesiane un ingiusto ladrocinio e relativo spreco di risorse che produrranno inevitabilmente un inquinamento per nulla necessario al nostro benessere.
Di ragioni sacrosante e nobili per non dare soldi allo stato ce ne saranno infinite, ed ognuno di noi può avere le proprie, tutte assolutamente degne di considerazione e rispetto.
Volendo semplificare si può dire semplicemente: “perché ogni soldo dato allo stato mi si ritorcerà contro”.
In quest’ottica vale poi la pena sviscerare ed approfondire i distinti percorsi che prenderanno quei denari rubati e stilare una classifica a più ampio raggio sulla dannosità di quei soldi relativamente a cosa andranno a finanziare.
Stiamo parlando di un danno non immediatamente percepibile, che in certi casi non andrà ad interessarci direttamente ma potrà riguardare le generazioni future, quelle dei nostri figli, nipoti, pronipoti ecc., in pratica si tratta del danno che procura nel tempo l’informazione di stato.
Mi rendo conto che “informazione” sia una parola grossa, e che molti di voi la tradurranno a ragione in PROPAGANDA.
La propaganda è inesorabile, è subdola, colpisce maggiormente le persone passive e superficiali, nemmeno le persone più critiche ne sono completamente immuni, e nel medio/lungo periodo può dare i suoi velenosissimi frutti.
Troviamo la sua presenza sin dalla nostra più tenera età nella scuola di stato, nell’editoria sovvenzionata, e nella tv di stato.
E adesso arriviamo al dunque di tutto il discorso:
quale che sia la nostra personale classifica in fatto di priorità evasive abbiamo il problema della non tracciabilita’ dei soldi che ci vengono estorti; essi finiscono infatti in quell’unica cesta bucata che va poi a finanziare i vari organi propagandistici non permettendoci di distinguere con esattezza “quanto” andrà a “chi”.
Ma c’è una eccezione: il canone Rai. Sappiamo esattamente che quel canone andrà a foraggiare direttamente la tv e la radio, e sappiamo che chi paga quel canone va ad ingrassare direttamente quella macchina efficientissima preposta al lavaggio del cervello. Io pago per farmi lavare il cervello, è l’equivalente di buttare cianuro nell’acqua che bevo e che farò bere ai miei figli.
In quel caso non pagare è forse più che mai una questione di amor proprio e logica, oltreché di principio.

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2015 in Uncategorized

 

Il buonsenso non ha limiti

Il miglior sistema che è riuscito ad elaborare la razza umana per vivere in pace e prosperare è l’istituzione di due princìpi: la proprietà e la non aggressione.
Prosperare è il fine di qualsiasi essere vivente, non si vede quindi il motivo per cui la razza umana dovrebbe esserne esclusa, ma la razza umana va oltre: ha l’ambizione di prosperare in pace.
Se un branco di sciacalli prospera aggredendo, e quindi raggiunge solo il fine di prosperare senza curarsi di farlo in pace, la razza umana presume di poter raggiungere entrambi i fini grazie allo scambio volontario e pacifico tra individui.
Si può definire quel sistema “il migliore” sulla base di due elementi: il primo è logico: se il fine è prosperare e farlo in pace, e siccome queste due cose potrebbero essere in conflitto tra loro allora si adotta un limite, si stabilisce un principio: la proprietà privata.
Quel principio è l’unico in grado di garantire all’individuo la disponibilità totale di se stesso e dei beni a lui necessari
Lo si può definire il migliore, lo si applica e si constata che funziona.
L’altro elemento è la condivisione sociale spontanea di quei princìpi (da non confondere assolutamente con la democrazia cui siamo abituati): la maggior parte degli uomini, grazie ad un’intelligenza differente rispetto agli sciacalli comprende il meccanismo, la necessità di quei princìpi, li accetta e li condivide.
Tanto basta per vivere in pace.
Ma non succede.
Il motivo è curioso: alcuni uomini vogliono imporsi su altri comportandosi come gli sciacalli.
Sebbene essi abbiano le capacità per comprendere la bontà del meccanismo elaborato dall’uomo pacifico, rifiutano di accettare i princìpi, o li accettano a seconda dei casi, oppure li impongono in modo incoerente per trarne un vantaggio personale.
Potrebbe sembrare difficile che quegli uomini riescano ad imporsi, poiché gli altri uomini nel condividere e difendere i princìpi saranno ben determinati a difenderli e difendersi, e sarebbe la normale conseguenza ma…
…Ecco che allora gli sciacalli si inventano uno stato che, secondo loro, può violare i princìpi.
Si inventano anche la democrazia che, sempre secondo loro, ha il potere di legittimare quello stato.
Questo nuovo sistema inizia pian pianino ad insinuarsi ed a corrompere lentamente ma inesorabilmente i principi originali e, se da una parte quel sistema sembra autoalimentarsi all’infinito, dall’altra trova un ostacolo insormontabile proprio negli uomini onesti e di buonsenso.
Questi ultimi, in presenza di uno stato del genere, iniziano a rilevare una serie di contraddizioni proprio in loro stessi, nelle loro personali elaborazioni e comportamenti: quando iniziano a vivere rispettando le regole dello stato e seguendo le sue “logiche”, noteranno che molte volte sono in conflitto con i princìpi in cui si riconoscono.
Finché quel conflitto sarà poco frequente verrà in qualche modo accettato o tollerato dall’individuo perché intaccherà solo marginalmente la sua coerenza e la sua autostima, coerenza ed autostima necessaria ad ognuno di noi per riconoscersi e distinguersi dagli sciacalli.
Quando invece quel conflitto sarà molto più frequente e diventa abituale allora iniziano i problemi: in cosa mi riconosco? Nel principio e nella coerenza, oppure nella legge dello stato e nell’incoerenza?
Grossolanamente si potrebbe sintetizzare: mi riconosco nella razza umana o negli sciacalli?
La persona di buonsenso che arriva a questo dilemma a questo punto può intraprendere un percorso inverso.
Torna, grazie alla sua naturale necessità di distinguersi dagli sciacalli, a rielaborare il proprio pensiero cercando di essere coerente con i principi iniziali.
Credo che nel momento in cui decida di fare quella scelta non potrà più tornare indietro e sarà sempre meno incline, nel nome dei princìpi e della propria coerenza, ad accettare compromessi.
Il libertario che inizia a ragionare da libertario, ad analizzare da libertario e ad agire da libertario, si renderà conto ben presto che quasi nulla -specialmente nel modo- di ciò che lo stato ha elaborato ed imposto potrà essere utile e quindi salvato; non solo, vedrà proprio in quell’architettura demoniaca il principale ostacolo nel riconoscere sé stesso come individuo appartenente alla razza umana, e non a quella degli sciacalli.
Quando scopri che il buonsenso non ha limiti ti si apre un universo, e non è un universo nuovo, c’è sempre stato, era lì, seppellito da strati sempre più numerosi e spessi di statalismo che incrostano il nostro pensiero.
Un uomo appartenente alla razza umana non può sopportare il peso di quegli strati e deve liberarsene.
In quel modo scoprirà anche di essere vivo.

 
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Pubblicato da su 19 marzo 2015 in Uncategorized

 

Come combattere l’isis

Accetto l’offerta di Libertyfighter. Nel ringraziarlo approfitto subito per scrivere.

Il titolo è fuorviante, ha il solo scopo di attirare l’attenzione con parole chiave ed un soggetto che nel mainstream sta diventando molto di moda: L’ISIS.

La parola “come”, presuppone che chi andrà a leggere l’articolo abbia in qualche modo necessità di istruzioni, il che può significare essere in presenza di un lettore con uno spiccato atteggiamento passivo e remissivo, un soldato disposto ad accettare con fiducia degli ordini esterni anziché elaborare pensieri originali propri.
Questa prima lettura della parola “come”, però è solo un’opzione.
Potremmo anche trovarci in presenza di un soggetto attivo ed indipendente, il quale va a leggere l’articolo mosso da una sana curiosità, per capire per esempio come potrebbe venire influenzato un soggetto passivo alla lettura di un articolo strumentale. In fondo vale la pena conoscere il nemico, e per una persona attiva ed indipendente il nemico è rappresentato da una moltitudine di soggetti passivi e remissivi. Questo almeno in democrazia.

La parola “combattere”, è più grave. Se io devo combattere significa che il conflitto o l’attacco sono già iniziati: orde di tagliagole si riversano quotidianamente nei paesini della provincia di Cuneo spingendosi fin nel cuore delle Langhe per saccheggiare, violentare le donne e naturalmente convertire gli infedeli.
Sì è vero, si vede ogni tanto qualche musulmano sfaccendato che magari aspetta di parcheggiarti il carrello all’uscita del supermercato, ma non mi è ancora mai capitato di vederli con un AK 47 a tracolla o brandire una scimitarra al grido di “Allah è grande”, quelli li vedo piuttosto in televisione, ritratti in ottimi video ben curati ed in posti che non somigliano neanche lontanamente agli ambienti urbani o agricoli della pianura padana.
Se proprio devo spendere energie per combattere, e sarei disposto a farlo per difendermi, vorrei almeno avere il piacere e l’onore di vedere con i miei occhi il nemico, evitando così di farmi venire paranoie ed ansie da procurato allarme.
Anche per la parola “combattere” avremo due atteggiamenti diversi: il soggetto passivo combatte a prescindere, perché dicono che bisogna combattere, perché si fa così, perché sì, più precisamente perché lo ha detto la tv.
Il soggetto attivo invece si interroga: contro chi devo combattere? Perché? L’ansia che dovrò farmi venire, da quali fatti concreti è giustificata?
Lo dice la tv, ok, ma se ci lasciassimo prendere dal panico ogni volta che la tv per esempio riporta una notizia di un incidente stradale non avremo nemmeno più il coraggio di usare l’auto, o nel lontano non so più quando, non avrei dovuto mangiare una buona bistecca perché il morbo di “mucca pazza” stava mietendo milioni di vittime. O forse erano meno.
Fatto sta che continuiamo a preferire l’auto, specialmente quando fa freddo e nevica, le bistecche le abbiamo mangiate lo stesso e continuiamo a mangiarle perché ci piacciono, e siamo ancora qui, lo dimostra il fatto che io stia scrivendo e che voi stiate leggendo.

La parola “isis”, fino a qualche tempo fa non esisteva, adesso c’è.
Fin qui niente di strano, le cose cambiano e velocissime.
Infatti sono finite le stragi compiute dagli studenti nelle scuole Usa, son cessate le aggressioni da cani feroci, la gente non butta più i sassi dai cavalcavia, i tonni del Giappone non son più radioattivi e i talebani sono scomparsi o hanno cambiato nome, tutte ottime notizie ovviamente, ma se mi lasciate improvvisamente senza ansie o indignazioni potrei addirittura pensare che il mondo sia tutto sommato un posto vivibile, e che in fondo potrei cavarmela da solo senza aver la necessità di un qualcuno o qualcosa molto più potente, grosso ed importante di me che mi protegga e mi istruisca a dovere, soprattutto su cosa “devo” vedere e su “come” devo pensare.
E allora cosa c’è di meglio dell’isis come costruzione mediatica?
Non vorrei essere frainteso, l’isis sicuramente è reale ed esiste, ma le dimensioni? l’importanza? Quante probabilità ho di venire ucciso da un tagliagole? Queste cose come vengono misurate? Ma soprattutto, da chi? E a che scopo?
La percezione e valutazione di una cosa varia quindi a seconda di chi la osserva, di quanto crede a ciò che gli viene mostrato e di quanta fiducia ripone in chi glielo mostra, questo vale per tutto ciò che non possiamo percepire in modo diretto e personale ma che ci raggiunge per interposto mezzo.
L’individuo attivo tutte queste cose le sa benissimo. E l’individuo attivo e razionale è anche in grado di fare le dovute tare.
Ma il passivo no, e men che meno il passivo emotivo.
Il passivo emotivo, nel venire a conoscenza dell’isis ha come riflesso automatico quello di girarsi verso lo stato per cercare rassicurazioni, persino pretendendole. Ovviamente non le avrà mai, se non virtuali, come virtuale è per un buon 90% il problema costruito.

Dovendo decidere contro cosa, o contro chi combattere, devo essere disposto prima di tutto a combattere contro le mie valutazioni passionali ed emotive.
Se il mio intento è quello di essere in contatto con la realtà, quel tipo di valutazioni non mi saranno di nessuna utilità, ne consegue che se riuscirò a distaccarmi potrò meglio comprendere se qualcosa o qualcuno sta facendo leva sull’emotività per tenermi il più possibile lontano dalla realtà.
Un po’ come quando la moglie che ha bruciato la cena ti fa sentire in colpa perché sei arrivato in ritardo, magari sostenendo che la bruciatura della cena è diretta conseguenza del tuo ritardo (nonsenso), e che sei arrivato in ritardo perché non la ami più (leva emotiva).
La realtà invece è che lei ha bruciato la cena perché era al telefono con le sue amiche di shopping.
A quel punto il passivo mangia a testa bassa e mortificato la cena bruciacchiata.
L’attivo invece chiede alla moglie di identificare il nesso tra il suo ritardo e cena la bruciata, se la ama, oppure la invita ad andare a mangiare con lui al ristorante, sempre se la ama, o non fa una piega e va a mangiare da solo al ristorante perché non ha voglia di sentirsi raccontare delle assurdità, se invece non la ama.

Tornando all’isis, diventa un’occasione e strumento formidabile per giustificare la necessità di uno stato, o più stati, o persino un consorzio di stati, o addirittura un super mega stato.
È un meccanismo consolidato e collaudato: ti creo un problema e ti offro la soluzione. Ovviamente tu devi pagare, ed ovviamente io devo guadagnare.

Parecchi anni fa, nella mia ingenuità adolescenziale, parlando con un caro amico che lavorava per una multinazionale di pesticidi gli esposi un’idea che, al netto della inesistente moralità, mi sembrava geniale, gli chiesi: perché queste aziende non preparano una malattia per le piante, in parallelo un fitofarmaco adeguato per combatterla e buttano tutto sul mercato?
Lui mi rispose: lo fanno già.

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Pubblicato da su 13 marzo 2015 in Uncategorized

 

Bagnai, come l’arroganza maschera l’ignoranza

PRE SCRITTUM

Cari amici,  in questo momento sono assente da Facebook a causa della loro richiesta di UN DOCUMENTO DI IDENTITA’ che non mi sento in dovere di dar loro, a causa del fatto che vogliono per forza che io mi iscriva con nome e cognome veri su Facebook e non con lo pseudonimo con il quale avete tutti imparato a conoscermi.  I motivi per cui sono riluttante a lasciare nome e cognome su FB è che qualunque mitomane a cui non piace ciò che scrivo, non deve neppure ingegnarsi il cervello per scoprire dove abito. E questo non mi va, in questo Paese, con le mie opinioni politiche ed economiche. (Più che opinioni, fatti). Comunque, non c’è essere umano in FB a cui possa rivolgermi per risolvere il problema: esistono solo stupidi Form, che mi richiedono documento di identità per qualunque cosa voglia fare, perfino contattare l’amministrazione. Sto cercando di risolvere il problema.

FINE PRE SCRITTUM

Veniamo però al motivo per cui scrivo. Come sapete, reputo da tempo l’Italia ormai spacciata, senza alcuna speranza di ripresa e con la popolazione non politica condannata a divenire sempre più povera e incapiente. A cosa porterà questo? Sarà rivoluzione con sostituzione di un dispotismo con un altro, e spargimento cruento e veloce di molto sangue, o sarà un inesorabile declino, con la popolazione che si adatta vieppiù a non curarsi, mangiare male e poco, morire di stenti e di disorganizzazione? O verremo conquistati da qualche popolo estero? Ci sarà una deflagrazione mondiale?? Non so rispondere a tutto ciò, non so a cosa porterà. L’unica cosa che so per certo, è che l’Italia si sfracellerà sempre più senza nessuna speranza di invertire la tendenza.

Una volta raggiunta contezza di questa certezza, è chiaro che si comincia a ritenere perfettamente inutile perdere tempo a tenere un blog che spiega cose agli italiani, perché essi non hanno speranza e quindi tutto il lavoro speso finisce in entropia.

In questo quadro, ovviamente, affinché io scriva un post, diventa necessario uno stimolo di diverso tipo. Non la volontà di salvare qualcuno, ma il sano desiderio di irridere, perculare, idee sbagliate e idiote, ancor più se i tipi che le professano sono boriosi e sulla cresta dell’onda.

E’ il caso di tal Prof. Bagnai, da poco comparso nel luogo dove meno me lo sarei aspettato nel panorama pur scarso del giornalismo italiota. Su “Il Giornale”, testata che ho più volte avuto modo di elogiare per gli articoli di stampo “liberale-libertario” (diciamo semplicemente “corretti”) apparsi nel tempo e per la presenza di Nicola Porro, ottimo portavoce (magari un pò meno “estremo”) di tali idee.

E invece, forse come favore per farlo arrivare a pensione, forse per preparargli una carriera politica, forse per clamoroso abbaglio dei preposti alle assunzioni, forse semplicemente perché è “di moda” e fa visitatori, eccolo comparire con un blog, direttamente su “Il Giornale”.

Dunque, una delle caratteristiche migliori, a mio modo di vedere, della serie di blog presenti su “Il Giornale”, è la presenza di alcuni commentatori veramente preparati che spiegano dettagliatamente i meccanismi economici, soprattutto senza andare fuori dalle righe o darsi all’offesa gratuita.

E’ il caso di Fabrizio De Paoli,  persona che conosco solo per ciò che scrive, ma le cui dissertazioni e i cui pensieri ho sempre trovato arguti e precisi, forse perché spessissimo combaciano con i miei.

Questa gente è abituata a discutere ed esporre le proprie idee su tali blog, e generalmente questo avviene senza alcun problema. Lo stesso blog di Nicola Porro, viene commentato da comunisti, liberali, imprenditori e operai, gente che di economia non capisce nulla oppure Fabrizi de Paoli.

Stranamente non è il caso del mitico blog del mitico prof. Bagnai, il quale, forte delle sue teorie economiche da barzelletta non accetta che le persone conoscano teorie economiche diverse.

Ora è chiaro che chi studia economia (come me, come De Paoli, e pure come Bagnai, anche se lui ha scelto la teoria errata) è convinto di essere nel giusto e che gli altri sbaglino, resta il fatto che in qualunque ambito scientifico la discussione sulle teorie va provata con fatti, e non per ipse dixit. Quindi quando De Paoli fa osservazioni, sarebbe d’uopo rispondergli, e se si è forti di una teoria esatta, ridicolizzarlo sulle lacune logiche della sua esposizione per dimostrargli che la sua teoria è errata.

Vediamo cosa fa invece il sor Bagnai.

Il post che pubblica sul suo blog, è questo:

Il commento di De Paoli, che guarda un pò rispecchia il mio, fa notare che il fatto che la disuguaglianza sia cresciuta a dismisura a partire dagli anni settanta, non è causa di una non meglio identificata catastrofe planetaria, ma semplicemente dall’abbandono di una moneta merce in virtù della politica “me la stampo a cazzo di cane” intrapresa da lì in poi. Vale la pena riportare il commento di De Paoli, perché si evince la correttezza e l’educazione con la quale scrive il commento:

Molto più banalmente cosa è successo negli anni 70 da fare aumentare l’ingiustizia (e relativa diseguaglianza)?
MORTE DELLA MONETA PER DECRETO!
Infatti nel 71 viene abolito il gold-standard.
Tutto quadra: la produttività aumenta non certo perché improvvisamente gli operai iniziano a lavorare di più, ma perché la tecnologia prosegue il suo naturale corso ulteriormente stimolata dalla disponibilità di questi nuovi soldi “piovuti dal cielo” che, come sappiamo, non piovono uniformemente come Friedman auspicava, ma si fermano nelle immediate vicinanze di chi li stampa
Nel contempo essendoci in giro più soldi, gli stipendi perdono potere d’acquisto per via della svalutazione e le due curve del grafico si separano.
Se quindi uno vuol chiedersi perché la produttività, da un’ascesa costante subisce un’accelerazione anomala e parallelamente gli stipendi perdono potere, la risposta più ovvia sta nella moneta.
Dal mio punto di vista si allarga la forbice tra chi diventa ricco grazie al potere politico, e che quindi riesce ad accedere più facilmente ai “nuovi soldi”, ed il vero capitalista o dipendente meritevole che invece crede ancora nell’impresa, nel lavoro, nel prodotto e nel merito.
“Tecnicamente il secondo grafico grida vendetta nel cospetto di Dio. ”
Quel grafico è conseguenza di una cosa ben più grave che grida vendetta: il costante degrado monetario peggiorato vergognosamente dal 71 in poi.
“qualsiasi testo di economia vi dirà che la giusta mercede di un fattore produttivo è commisurata alla sua produttività ”
Davvero?
Cioè se ho capito bene, se io lavorassi in una fabbrica che produce secchielli bucati e se producessi giornalmente il doppio dei secchielli rispetto ai miei colleghi operai avrei diritto al doppio dello stipendio?
E i soldi da dove arrivano?
Dalla vendita dei secchielli ovviamente, cioè dal mercato, che immagino farà a botte per accaparrarsi un secchiello bucato. …qualcosa non mi torna.
“se i lavoratori producono sempre di più, ma guadagnano lo stesso, evidentemente per potersi permettere di acquistare quello che producono dovranno acquistare a credito (cioè fare debiti).”
Oppure acquistare solo il necessario, forse significa che si sta producendo il superfluo. Anche perché il problema si ripresenterà ancora più grave quando l’operaio andrà a ripagare i debiti, in quel momento non potrà di sicuro più comprare ciò che produce e l’azienda chiuderà.
“Guarda caso, l’aumento della disuguaglianza coincide col decollo dei debiti ”
E guarda caso il decollo dei debiti coincide con la stampa di più moneta…
Un saluto .

Chiunque abbia tratto le giuste conseguenze dalla teoria marginalista del valore, si troverebbe perfettamente d’accordo con questa interpretazione dei dati storici. Ma più ancora che la correttezza delle affermazioni, si può notare la completezza espositiva, l’argomentazione del testo e l’educazione nel contrapporre le proprie teorie.

Ed ecco la risposta del Bagnaino di Capocotta.

@goldstandardisti, mmtari, auritiani, and so far, so forth

Cominciamo con un accomunamento che non ha alcun senso. Chi vuole il gold standard con gli auritiani o i fautori della magic money economy. Di più diverso c’è poco nel panorama. Però qui è chiaro lo scopo, accomunare tutti in un unico insieme da disprezzare. Se avesse potuto avrebbe inserito all’interno pure chi crede alle scie chimiche.

Capisco che la moneta è un grande mistero, e che siccome ci si comprano le cose, uno normalmente e giustamente sia interessato ad approfondirlo. Moneta è ciò in cui esprimi e prezzi e ciò che accetti in pagamento (e speri possa essere accettato anche in futuro). Punto. Se è d’oro, di latta, o una conchiglia, questo non cambia nulla, il che, se ci pensate, implica che ogni moneta sia “fiat”, come si dice oggi.

La moneta è un grande mistero. Forse per gli auritiani o i mmtaristi, non certo per gli austriaci. Abbiamo scritto “noi” la teoria del valore dalla quale il Bagnino deriva le sue idee errate e siamo gli unici ad aver fornito una seria teoria del Capitale. Per non parlare degli studi di Mises.

Dopodiché definizione più o meno corretta di moneta, ma molto generale, infine finto sillogismo a validare l’invalidabile. “Se è d’oro, di latta, una conchiglia, questo non cambia nulla”. Cazzata. Estrema Cazzata, Ciclopica Cazzata. Ma sparata lì come evidente conseguenza della definizione di moneta.

Sappiamo che non è così. “Speri che possa essere accettata in futuro” o “accetti in pagamento” non implica che tutte le merci sono uguali. E non implica che tutte queste merci valgano altrettanto nello scambio con merci che “non sono moneta”. Potremmo fare una marea di esempi di situazioni in cui “una merce qualsiasi” non viene accettata. In generale la moneta assolve la sua funzione se e solo se è facilmente partizionabile (una mucca come moneta non è proprio efficiente), se è facilmente scambiabile e se si deteriora poco. E’ inutile che mi faccia pagare in due tonnellate di pesce se poi una tonnellata e tre quarti le devo buttare perché marce. La moneta ha il sano compito di fungere da RISERVA DI VALORE. Se gli antichi hanno scelto l’oro e non le sardine, il motivo è questo. Non è equivalente. Come non è equivalente usare la carta moneta o l’oro. Siamo d’accordo che qualunque bene sulla terra è inflazionabile (oddio ho i miei dubbi sul bitcoin), ma un conto è scavare un nuovo filone d’oro, un conto è premere un pulsante e stamparsi la metà dei soldi del vecchio continente in due ore. Puoi usare la carta come moneta? Si. Però se puoi stamparla a piacimento, il suo valore diventa quello della carta comune. Perché il commercio è uno scambio. E qualunque bene io scambi col tuo denaro, è un bene reale, che è costato risorse finite per essere prodotto e che è esso stesso una risorsa. Qualcuno il pollo lo produce. Qualcun altro i soldi non li produce, se li stampa. Allora poi accade che una parte della popolazione non produce ma ottiene prodotti. E questo destabilizza, e crea disuguaglianza tra chi produce e chi ottiene prodotti in virtù della distribuzione della moneta stampata.

La prova di questa mia affermazione anticonvenzionale è che la crisi del 1929 (come mostro nel libro) seguì esattamente le stesse dinamiche di quella odierna, e allora vigeva il gold standard (che era basato sull’oro, anche se in pratica non era un regime di cambi fissi, come vi ho ricordato in un post precedente).

La prova della sua affermazione è nel suo libro (adesso lo compro, dopo che ho comprato quello di Tavecchio), però la spiegazione della crisi del 1929 data da Rothbard è vagamente diversa. E dovendo scegliere tra Rothbard e Bagnino, sinceramente non ho molti dubbi.

L’argomento di De Paoli è quindi la versione monetaria di questo noto argomento.

Ohh. Qua finalmente un link che mi spiegherà in dettaglio gli errori commessi da De Paoli. Finalmente, il padrone di casa risponde punto per punto. Andiamo a vedere.

No gnente. Sò Arbano e Rommina che cantano “Nostalgia Canaglia”. Che fine umorista, il nostro.

Più in generale, nel quadro della mia libertà di non interessarmi di cose che non mi interessano, segnalo che non mi interessano riflessioni più o meno professionali su cosa sia la moneta.

Qui il bagnino viene colto da improvvisa sincerità e afferma candidamente di non sapere affatto cosa sia la moneta. Questa cosa, ho notato essere la normalità in larga parte di quella gente che vota PD, con cui ho discusso animatamente più volte ed ho ottenuto le seguenti risposte:

  1. Non mi importa di cosa sia il valore, ma se l’America inflaziona e contemporaneamente esce dalla recessione vuol dire che è un bene. (Non mi importa di cosa sia un ovulo, ma se la cicogna è passata mentre Gino nasceva, Gino l’ha portato la cicogna)
  2. Il principio di causa effetto non vale mica sempre ci sono effetti senza cause alle volte (!!!!!!!!!)

Rimane però da apprezzare l’onestà dimostrata nell’ammettere di non sapere cosa sia la moneta. Respect Bagnai.

A me interessa chi la gestisce e come. Quello che vale per l’oro vale anche per il piombo, del resto. A me non interessa molto sapere com’è fatta una cartuccia. A me interessa sapere chi tira il grilletto, e soprattutto da quale parte sto guardando la canna del fucile.

Peccato che per sapere a che serve il fucile devi sapere cosa è un fucile, cosa sia un grilletto e da che parte spari. Altrimenti come fai a sapere da che parte devi stare rispetto al fucile?? Non si sa.

Accade però che qualcun altro nel blog faccia i complimenti per i post di De Paoli. Gli piacciono. Il bagnino rosica come un castoro e con il candore di meretrice portuale se ne esce con questo brillante esempio di sfigato figlio di papà che ha portato il pallone e quindi deve giocare centravanti anche se è scarso pure come raccattapalle.

@De Paoli e Da Lama

(Da Lama è colui che ha fatto il grande affronto di complimentarsi con De Paoli)

Carissimi, la gente non viene qui a leggere le vostre lenzuolate di luoghi comuni.

Lenzuolate di luoghi comuni???? Così, buttato lì, ovviamente senza giustificazione. Sò i soliti luoghi comuni non c’è più la mezza stagione, si stava meglio quando si stava peggio, e “la leva monetaria e la moneta fiat sono strumenti di potere immenso che avvantaggiano in maniera evidente coloro che hanno il potere di usarla”. Si sentono spesso al bar, soprattutto quest’ultima poi.

Non c’è pomeriggio tra una tazza di vino e gazosa e un pacchetto di chipster, che non si senta.

Io credo nell’individuo e nella libertà, voi credete nel parassitismo.

Adesso da dei socialisti ai libertari. Però tranquilli, ora spiega.

Se voi credeste nell’individuo, aprireste il vostro blog. Questo è il mio blog, che non è dedicato ad accogliere sproloqui off-topic, basati su affermazioni apodittiche e su esempi sinceramente sconcertanti per naiveté e qualunquismo.

Ah ecco. Come al solito non c’entra un cazzo col topic. Lui è liberale mica perché difende la moneta fiat e noi fautori del parassitismo perché difendiamo il gold standard o il free banking…  No, lui è liberale perché sul suo blog è LIBERO di sbattere fuori chi non la pensa come lui, noi PARASSITI perché si commenta il suo blog, invece di commentarne uno nostro.

Io rimango veramente estasiato da certe cadute di stile che in posti un pò meno raffinati e di classe chiamerebbero “mastodontiche figure di merda”.

Ha rosicato talmente tanto, ma talmente tanto, che ha deciso che un liberale che si rispetti si deve contornare di gente che sia d’accordo incondizionatamente con lui pure quando dice minchiate. Se non sei d’accordo con lui, puoi al limite andare a casa tua a raccontarlo a tua moglie.

Segue generico disprezzo per la totalità delle affermazioni (non una in particolare, non un esempio circostanziato) perché “apodittiche” o farcite da esempi naif e qualunquisti. Ora uno si aspetta che bastino trenta secondi per smontare una critica basata su un esempio naif e qualunquista. Tali esempi non sono ovviamente utili in una discussione se vengono smontati in 30 secondi. Ma se invece la tua teoria viene messa in discussione PERFINO da esempi naif e qualunquisti, pensa un pò che potrebbe accadere con un esempio intelligente e circostanziato.

Io ho cercato di dirvelo in tutti i modi possibili, ma non avete voluto capirlo. Quindi non ho nessuna difficoltà a dirvi apertis verbis che per quel che mi riguarda da oggi siete “persona non grata”. Chiederò (lo prometto) ad Andrea Pontini di farvi aprire un blog. Ma qui sinceramente avete chiuso.

Caro Bagnai, io ce l’ho un blog. E’ qui, in disuso da un pò, ma non si preoccupi che lo riattiviamo se vuole. Venga pure, qua si argomenta e si controbatte. E non si caccia nessuno, specie se bisognoso di ripetizioni di economia. Aggiungo pure che se vuole De Paoli può venire e postare qui da me, ogni volta che vuole, può scrivere direttamente i post.

Il contraddittorio fra un tolemaico e un copernicano al giorno d’oggi può interessare un aborigeno del Papua Nuova Guinea, culturalmente diverso da noi, o un programmista televisivo. A me non interessa.

Bene. Posso quasi essere d’accordo col bagnino di Capocotta. Resta da stabilire chi sia il tolemaico e chi il copernicano. Bagnai, solo perché la sua teoria va di moda “dopo” è certo che lui sia il copernicano. D’altra parte però non è che siccome una teoria è più nuova della precedente è sicuramente più giusta. Chissà quanti minchioni post Tolomeo hanno ipotizzato teorie errate prima che Copernico arrivasse con quella giusta. D’altra parte la teoria Auritiana è ancor più nuova di quella del Bagnai… Dovessi pensare che basta essere nati dopo….

Se facciamo una analisi comparata delle quattro teorie in oggetto, scopriamo però delle interessanti similitudini.

La teoria copernicana permetteva di avere delle orbite ellittiche, nella teoria tolemaica i pianeti compivano evoluzioni varie e ogni tanto veniva introdotto un nuovo “epiciclo” che faceva cambiare direzione al pianeta per giustificare le traiettorie che si vedevano.

La teoria Austriaca dice che se uno si stampa moneta fa un danno alla società, sempre e comunque. La teoria NeoKeynesianBagnanesca  (non mi interessa sapere perfettamente il nome che dà alla sua teoria economica) è che stampare moneta è male se lo fa un privato cittadino (un falsario), se lo fanno mille privati cittadini (mille falsari), ma diventa un bene se lo fa un direttore di una banca centrale. In qualsiasi misura un falsario o mille falsari si stampino moneta è sempre un male. Se lo fa il direttore della banca centrale, fino ad una modica quantità circa dieci, quindicimila volte quella che i mille falsari avrebbero prodotto nello stesso periodo, è un bene. Dopo questa modica quantità si ha improvvisamente una inversione della derivata. E comincia ad essere dannosa.

Quale delle due spiegazioni è più contorta e poco credibile? Quale rassomiglia di più alla teoria tolemaica?

Altra similitudine: La teoria tolemaica era ampiamente accettata e difesa dall’establishment, dal gruppo di potere dominante, questo per propri interessi personali. Il dominio della Chiesa aveva interesse alla centralità della Terra nell’universo, perché rafforzava l’idea di Dio che crea il “Creato” con al centro l’uomo. L’idea di una terra che ruota attorno ad una stella di media grandezza in una zona periferica di una qualunque galassia in miliardi di galassie è molto meno appetibile. Per tale motivo la teoria copernicana invece era invisa a tutti i professori cattolici di scienza astronomica, nonché ai vertici cattolici della politica.

La teoria “fiat money” è ampiamente accettata e difesa dal gruppo di potere dominante. Questo per propri interessi personali: chi ha il potere di stampare denaro e distribuirlo agli altri a seconda delle proprie convenienze, vive bene. I suoi figli vivono bene. I suoi nipoti vivono bene. L’idea che nessuno si possa stampare moneta invece di lavorare è molto meno appetibile. Per loro e per i primi recettori di moneta stampata, i politici. Per tale motivo invece la teoria Austriaca è invisa.

A me va bene pure che non si discuta più di tolomeo. Ma affinché questo accada, mi sa che è Bagnai che deve smetterla di parlare di epicicli.

Se dovesse interessare i lettori di questo blog, saranno delusi. C’è tanto da discutere anche fra copernicani. Le orbite sono circolari o ellittiche?

Non c’è da discutere. Le orbite sono ellittiche.

Il sistema solare è eliocentrico in senso stretto, oppure il Sole occupa uno dei fuochi dell’ellisse?

Il Sole occupa uno dei fuochi. Neppure qui c’è da discutere.

Quale legge governa la velocità di rotazione dei pianeti? Ecc.

Qui c’è pure qualche spazio di discussione.

Ma né la Terra, né dei simpatici buontemponi che rimpiangono la moneta merce sono il centro dell’Universo.

Noi non si vuole stare al centro dell’Universo, ricordati che Tolomeo sei tu. A noi non frega affatto che a te piaccia il fiat money. Lo vuoi fare? Fallo, ma togli il corso forzoso, così noi poveri derelitti di Papua Nuova Guinea siamo liberi di farci pagare in collanine di perle invece del tuo bellissimo et cazzutissimo mezzo di scambio

Di questo sono abbastanza certo.

Si è chiaro, era su cosa sia la moneta che avevi dubbi e non ti interessava giusto???

Three strikes you’re out: è una legge che si applica in un paese che a voi sicuramente piace.

Chissà se vi piace anche esserne vittime!…

A dire il vero non mi fa né caldo né freddo, salvo la rabbia per la mancanza di rispetto verso persone educate, ma perdere il privilegio di scrivere sul suo blog…

Riguardo al “paese che sicuramente ci piace”. NO l’America non ci piace granché ora. Troppo Socialista. Troppo lontana dai valori che un tempo rappresentava.

dd

 
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Pubblicato da su 18 febbraio 2015 in Uncategorized