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La società anarcocapitalista degli Stati Nazionali

Nel sempre appassionante dibattito tra libertari e liberali classici (o miniarchici) che dir si voglia, la domanda centrale, che alla fine divide i due schieramenti è sempre la stessa:

E’ possibile organizzare una società senza stato?

Dove per “società senza stato” si intende una società nella quale non ci sia un monopolio territoriale della violenza e della giustizia.

Infatti la visione dei libertari (o anarco-capitalisti, o proprietaristi come piace definirli a me) è che non solo sia possibile, ma sia anche auspicabile e prodromo di miglioramenti rispetto all’attuale.

La visione del liberale classico, o miniarchico invece, è che, benché sia risaputo che lo Stato è un male, è un male che deve essere ridotto all’osso, ma che non può essere mai eliminato del tutto e soprattutto che in alcuni campi, quali la difesa e la giustizia, non se ne possa proprio fare a meno.

A supporto di questa tesi, normalmente il liberale classico porta un paio di obiezioni che, se vogliamo, non sembrano peregrine.

  1. Senza Stato, lo Stato stesso si riformerebbe da solo, in quanto un gruppo organizzato di predoni, imporrebbe lo Stato stesso agli altri o, qualora venga fermato da altra gente bene armata, sarebbe quest’ultima a ricreare di fatto.. uno Stato.
  2. L’evidenza ci dice che in tutto il mondo, tutte le comunità vivono sotto padrone… ovvero sotto lo Stato. Questo dimostrerebbe che è “nella natura umana” dover essere governati per poter prosperare.

Ora, mentre il punto uno è sufficientemente ipotetico da non perderci tempo, è opportuno secondo me soffermarsi sul punto due. Una eventuale sconfessione del secondo punto, del resto, inficierebbe il primo per costruzione.

Veniamo quindi a esporre il mio pensiero e la mia dimostrazione che il punto due è sostanzialmente falso e che quindi, nell’annosa diatriba tra “miniarchici” e “anarco-capitalisti”, hanno ragione i secondi.

Avvicinandosi al pensiero libertario si compie un percorso che generalmente è: “variamente socialisti —>liberali classici–>anarcocapitalisti”.

E’ quindi plausibile che chi compie il secondo passo, lo fa a ragion veduta e non per innati sogni utopici. Generalmente non si entra libertari nell’età adulta. Lo si diventa. Solitamente nell’età adulta entri socialista, perché quello ti insegnano a scuola. Poi, se ti impegni e ti metti a studiare determinate cose, diventi miniarchico. Non libertario, perché il passo “socialista——–>libertario” è troppo ampio per farlo in un colpo solo. Quindi se continui a cercare, e a trarre tutte le conclusioni che devi trarre, anche quelle scomode, rischi di diventare libertario.

E’ quindi una evoluzione del pensiero e come tale è abbastanza improbabile che l’optimum stia a metà dell’evoluzione. Ma tutto può essere e questo mio pistolotto iniziale, non dimostra assolutamente NULLA.

Se osserviamo la Nostra Nazione (ma anche qualsiasi altra), noteremo che il monopolio della forza e della violenza, è riproposto ad ogni livello territoriale. Sul comune di pochi abitanti, governa il Comune. Sopra esso governa la Provincia, sopra la Provincia le Regioni. E sopra le Regioni, lo Stato Nazionale.

E’ un costrutto gerarchico, che parte dal locale, dal governare piccole comunità, ed arriva a comunità di milioni di abitanti e migliaia di km quadrati.

In ognuno di questi elementi gerarchici è sempre rispettata la teoria che quello più in alto comanda su quelli più in basso. Il cittadino prende ordini dal Comune che prende ordini dalla Provincia che prende ordini dalla Regione che prende ordini dallo Stato.

Ovviamente gli ordini possono anche saltare di livello, ma il concetto rimane quello. Del resto se la teoria è che l’indole umana necessita di essere governata, è chiaro che si formeranno livelli di potere per governare tutto il territorio ed impedire all’uomo di essere, per sua natura (presunta) homo homini lupus.

E tutto torna. Tutto torna, se ci si ferma arbitrariamente allo Stato Nazionale.

Perché non si va più su?

Se le persone hanno necessità di risolvere i diverbi tramite un ente che è giuridicamente loro superiore (il comune).

Se i comuni tra loro hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è giuridicamente superiore (la Provincia).

Se le province tra loro hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è loro giuridicamente superiore (la Regione).

Se una ventina di regioni (nel caso italiano) hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è loro giuridicamente superiore (lo Stato).

Come mai, ben DUECENTO Stati Nazionali NON HANNO BISOGNO di un ente che sia giuridicamente superiore a loro per risolvere i loro diverbi?

Attenzione, questo non vuol dire che non si possa pensare “E invece ne avrebbero bisogno”, anche se tale frase, come dimostrerò in seguito è comunque errata.

Questo vuol dire che avete già la vostra comunità anarco-capitalista esistente, che prospera e continua a vivere NONOSTANTE non ci sia nessun monopolio della violenza a livello mondiale né monopoli della giustizia a livello mondiale.

Ora, se l’indole umana fosse quella di essere governati, si sarebbe dovuto formare “naturalmente” un unico capo. Ma non da oggi che ci conosciamo a livello mondiale. Quando già solo in Europa si avevano rapporti tra 20-40 Stati, doveva PER FORZA emergere un monopolio della violenza nel territorio di quei 20-40 Stati.

Perché se così non fosse stato, tornando all’obiezione 1, qualunque Stato si fosse messo in testa di aggredire gli altri, sarebbe diventato  il super-stato che comandava sul territorio degli altri, e parimenti se non ci fosse riuscito, sarebbe colui il quale si è organizzato per sconfiggerlo ad imporre di fatto la propria supremazia.

La Storia però ci mostra tutt’altro. Seppure ci abbiano provato varie volte ad annettersi mezzo mondo, alla fine. hanno sempre fallito. Quando Napoleone però è stato sconfitto a Waterloo, l’Inghilterra non è diventata affatto il “super-stato” che avrebbe imposto il monopolio della violenza sulla Spagna, sull’Austria e su tutti gli Stati con i quali collaborava. Se poi si va a guardare la storia recente, si nota con facilità che il “super-stato” è sempre meno vicino. Il numero di annessioni è minore del numero delle secessioni. Gli organismi “sovranazionali” non funzionano, non hanno poteri reali e non hanno eserciti da comandare.

La realtà ci mostra che le relazioni tra Stati Nazionali, sono giusnaturaliste e anarco-capitaliste

 Sono anarcocapitaliste? Si perché è “rispettata la proprietà privata e la vita”. Infatti ben duecento stati si riconoscono tra loro e generalmente (la perfezione non è umana)  non si dichiarano guerra. Le Nazioni in pace tra loro sono sempre molte di più delle nazioni in guerra.

Possiamo anche osservare che il concetto di “proprietà privata” è SUPERIORE allo Stato e non è “creato e definito dallo Stato”:

Tra loro, gli Stati hanno confini. E ciascuno Stato SA BENISSIMO quali sono i confini e cosa significano. Senza nessun “superStato” che gentilmente definisca cosa è un confine.

Quindi il concetto di proprietà privata, esistendo AL DI FUORI dello Stato ed essendone lo Stato stesso soggetto … viene ontologicamente prima e gli è superiore.

Ogni Stato vede riconosciuto il suo “diritto alla vita” (che ovviamente non significa che nessuno mai cercherà di aggredirlo). Una aggressione da uno Stato ad un altro, è vista COMUNQUE da tutta la comunità come una VIOLAZIONE del diritto alla vita dello Stato aggredito e non è giudicata un atto giusto da NESSUNO (o quasi) degli altri individui della comunità (gli altri Stati).

Anche se non c’è il monopolio della violenza.

La proprietà privata di tutto ciò che è prodotto all’interno di ciascuno Stato sovrano, è rispettata da tutti gli altri Stati. Nessuno si sogna di dire che la Bolivia ha diritto ad una parte del grano coltivato in Russia. SE Russia e Bolivia sono in buoni rapporti, possono fare accordi commerciali per permette alla Bolivia di ottenere grano Russo. La Russia potrebbe PERFINO decidere di regalarglielo. Nelle relazioni tra Stati, la solidarietà torna volontaria. Strano eh?

Sono tutti SCAMBI VOLONTARI. Gli Stati, guarda un pò, si gestiscono tra di loro con scambi volontari, senza NESSUNO che imponga loro di fare o non fare determinati scambi e senza nessuno che imponga loro di pagare tasse. E pensate: oguno si fa le strade sulla sua proprietà…. E noi per magia possiamo fare Lisbona – Pechino in macchina. Le strade si costruiscono pure con gli scambi volontari.

Vale la pena osservare che anche qualora un gruppo di Stati finanziasse un ente sovranazionale, lo fa in ragione di accordi precedentemente presi in maniera VOLONTARIA con altri Stati.

Quindi solo scambi volontari e rispetto della proprietà privata.

La realtà è che TUTTI GLI STATI sono fautori dell’anarcocapitalismo quando si tratta di scegliere CHI GOVERNA LORO. E, ovviamente, TUTTI GLI STATI sono socialisti quando si tratta di decidere su chi devono governare.

E badate bene che sostanzialmente sono le stesse persone a predicare socialismo interno e anarcocapitalismo all’estero.

La stessa Unione Europea, ha più volte dimostrato che è un’area di anarcocapitalismo, viste le differenze di vedute e di fatti tra tedeschi francesi, italiani  per esempio sull’immigrazione. Unione Europea che tra l’altro, ovviamente, non ha neanche l’esercito.

E’ veramente necessario che vi spieghi PERCHE’ l’Unione Europea non ha un esercito? Perché invece la difesa è definita da un patto VOLONTARIO E BILATERALE chiamato NATO? ??

Ed è necessario che vi faccia notare che il suddetto patto, si fondi sul principio di non aggressione verso gli stati contraenti e invece si rifiuti di essere valido nel caso di aggressione da parte degli stati contraenti verso nazioni terze?

Gli Stati Nazionali…… Non sono una bellissima e funzionante comunità anarcocapitalista?

La società anarco-capitalista degli Stati Nazionali sfata anche il famoso ritornello secondo il quale “in un sistema capitalista la ricchezza si accentra sempre più”.

E’ invece vero il contrario: l’Italia perde ricchezza e la Cina e l’India, un tempo poverissime, si stanno arricchendo. L’America, un tempo ricchissima, è sempre meno ricca comparativamente agli altri.

Ancora: nella società anarcocapitalista degli Stati Nazionali, la collaborazione volontaria è sempre vieppiù vantaggiosa rispetto alle aggressioni, e sono spessissimo i rapporti commerciali tra Stati un freno ancora maggiore della “potenza militare” allo scoppio di ostilità. Gli svantaggi della non cooperazione superano di gran lunga i vantaggi di una aggressione

Tutto questo in una società ANARCOCAPITALISTA senza un monopolio della forza.

Stati piccolissimi e ricchissimi vivono spensierati senza che nessuno li aggredisca. San Marino, Singapore,il Principato di Monaco, la stessa Svizzera… Sarebbero prede facili… eppure sono lì, piene di ricchezza… e indipendenti…

Amici cari, non solo il sistema anarcocapitalista si adatta bene all’indole umana. Ma è anche il sistema preferito per relazionarsi tra loro delle duecento entità più potenti del Mondo.

E non crediate… Il Governo Mondiale non si farà mai. Nessuno Stato vuol vedersi comandato da altri che da sé, nessun governo americano è così idiota da farsi governare da un misto di cinesi e indiani (per restare al sistema di governo democratico).

 Infine, si potrebbe obbiettare che nell’attuale sistema anarcocapitalista ci sono diverse guerre che andrebbero fermate e sanzionate e che quindi un “superStato” sarebbe comunque auspicabile.

Ma neanche questa ipotesi sembra reggere alla realtà. Con un superStato mondiale non ci sarebbero ovviamente guerre con terzi, non esistendo “terzi”. Ma ci sarebbero (e tantissime) guerre interne, guerre civili… e stragi.   Nel corso della Storia del resto, il maggior numero di vittime, gli Stati Nazionali li hanno mietuti AL PROPRIO INTERNO. Stalin e Mao uccisero per lo più loro concittadini. Pol Pot pure. Gli ebrei nei campi erano in gran parte residenti in Germania.  E’ perfino OVVIO che sia così, un sistema anarco-capitalista rispetta la “proprietà privata”. E siccome con le tue cose fai quel che vuoi, le reazioni sono meno avverse.  Il problema è che sono adusi definire “cosa loro”, tutto ciò che esiste sulla loro estensione territoriale. In primis gli uomini.

Il fatto che il sistema anarco-capitalista non venga adottato all’interno degli Stati Nazionali da nessuno è quindi un fatto storico, non sistematico. Anche perché, in questa “gerarchia sociale” frattale, possiamo anche andare all’indietro.

Se per 200 stati nazionali funziona bene l’anarco-capitalismo, è plausibile che funzionerà bene anche per 400. Perché non 1000? Perché non 10000?

Se ogni città del Globo fosse una San Marino, un Monaco, un Singapore indipendente… perché la cosa dovrebbe avere un inversione di utilità? Se pensate ad una delle migliori epoche vissute dal territorio italiano: il Rinascimento, non potete non accorgervi che il territorio era partizionato in diversi piccole entità territoriali e, non di rado quelle più fiorenti erano quelle più piccole.

E’ quindi secondo me, anche facilmente immaginabile un mondo formato da UN MILIONE di Stati diversi. Si può forse arrivare a 7 miliardi di Stati diversi? Ovvero uno stato per ogni individuo, ovvero l’assenza totale di Stato?

Benché la cosa sembri utopica e di impervia realizzazione pratica, non c’è alcun argomento che possa negarne la possibilità di funzionamento. C’è un limite massimo di Stati Nazionali? Nessuna legge economica o fisica lo stabilisce. E le cose sembrano funzionare vieppiù meglio quando l’estensione del monopolio della violenza si riduce territorialmente. E se è ipotizzabile un mondo di Stati grandi come Comuni, con regole anarco-capitaliste funzionanti applicate tra loro, rimane ipotizzabile e sicuramente auspicabile un mondo di Monarchie Assolute di estensione territoriale pari alla proprietà privata del Monarca.

 

 

 

 

 

 

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Lo Stato? Ostacola l’evoluzione della specie

Nuova chicca de “Il Giornale” che si conferma per distacco il più interessante tra i quotidiani Nazionali. Almeno in quanto a tematiche liberali e libertarie.

Lo Stato? Ostacola l’evoluzione della specie.

«Se vogliamo recuperare l’armonia sociale della virtù, se vogliamo riportare nella società le virtù che l’hanno fatta funzionare bene a nostro vantaggio, dobbiamo assolutamente ridurre il potere e la dimensione dello Stato».

Così Matt Ridley, scienziato sociale di fama internazionale, chiude il suo libro Le origini della virtù. Gli istinti umani e l’evoluzione della cooperazione (edito dall’Istituto Bruno Leoni, pagg. 330, euro 20). La tesi è semplice: la società umana funziona meglio, sprigionando una moralità superiore, se viene liberata il più possibile dal peso dello Stato, specialmente da quel tipo di Stato che decide, come scrive Ridley, ogni dettaglio della vita dei cittadini per attaccarsi «come una gigantesca pulce nella schiena della nazione». Bisogna liberarsi il più possibile da questa tutela artificiale, partendo dalla constatazione che gli esseri umani possiedono una naturale e istintiva socievolezza che li porta a cooperare senza bisogno di tanti intermediari politici.

Ridley porta così a logica conclusione uno dei grandi presupposti del libertarismo anarco-capitalista secondo cui è possibile pensare un ordine politico e sociale in cui gli individui siano mossi da interessi personali, concepiti, però, allo stesso tempo, in termini comunitari: ogni membro del gruppo ottiene un risultato migliore se persegue il proprio vantaggio individuale, come ciascun individuo trae maggiore beneficio dal fatto che tutti i membri del gruppo assecondino l’interesse generale. Di qui un libero processo, continuo ed espansivo, di combinazioni e mutamenti. È una concezione ottimistica, che non è assolutamente in contrasto con il senso comune della realtà.

Ne consegue una società nella quale, come direbbe il grande economista liberale Friedrich von Hayek, non vi è un regime programmato per il perseguimento di determinati obiettivi, vale a dire una telecrazia, bensì una nomocrazia, cioè un ordine spontaneo privo di propri scopi, capace, però, di consentire il libero perseguimento di più fini da parte di più soggetti. Ridley fa notare, sempre sulla scorta del pensiero di von Hayek, che buona parte delle strutture sociali sono state il risultato di un processo di evoluzione che nessuno aveva previsto o progettato. Perciò una vera scienza sociale deve sopprimere ogni configurazione predeterminata della società in termini economico-sociali e, più in generale, qualsiasi sua configurazione «futuristica» perché solo la pratica della libertà fa crescere la moralità e l’efficienza del genere umano.

Siamo all’opposto di ogni concezione politica di sinistra, incapace di pensare la società se non in termini di pianificazione e regolamentazione; lacci che comportano, inevitabilmente, la presenza sempre più estesa e soffocante del potere statale. Va sottolineato che l’assunto di fondo che motiva le argomentazioni di Ridley non è di tipo filosofico o politico, ma di tipo naturalistico, come mettono bene in luce, nella loro prefazione al volume, Gustavo Cevolani e Roberto Festa. Ridley porta a un grado molto elevato la discussione scientifica sulle origini della cooperazione umana, dimostrando che la libera reciprocità si fonda su obiettive basi genetiche. È questa logica evoluzionistica che ha permesso lo sviluppo del genere umano, qualora si consideri che 10mila anni fa vivevano sulla Terra 10 milioni di persone, mentre oggi siamo oltre 6 miliardi.

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2013 in articoli economici, giornali, liberalismo

 

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