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La società anarcocapitalista degli Stati Nazionali

Nel sempre appassionante dibattito tra libertari e liberali classici (o miniarchici) che dir si voglia, la domanda centrale, che alla fine divide i due schieramenti è sempre la stessa:

E’ possibile organizzare una società senza stato?

Dove per “società senza stato” si intende una società nella quale non ci sia un monopolio territoriale della violenza e della giustizia.

Infatti la visione dei libertari (o anarco-capitalisti, o proprietaristi come piace definirli a me) è che non solo sia possibile, ma sia anche auspicabile e prodromo di miglioramenti rispetto all’attuale.

La visione del liberale classico, o miniarchico invece, è che, benché sia risaputo che lo Stato è un male, è un male che deve essere ridotto all’osso, ma che non può essere mai eliminato del tutto e soprattutto che in alcuni campi, quali la difesa e la giustizia, non se ne possa proprio fare a meno.

A supporto di questa tesi, normalmente il liberale classico porta un paio di obiezioni che, se vogliamo, non sembrano peregrine.

  1. Senza Stato, lo Stato stesso si riformerebbe da solo, in quanto un gruppo organizzato di predoni, imporrebbe lo Stato stesso agli altri o, qualora venga fermato da altra gente bene armata, sarebbe quest’ultima a ricreare di fatto.. uno Stato.
  2. L’evidenza ci dice che in tutto il mondo, tutte le comunità vivono sotto padrone… ovvero sotto lo Stato. Questo dimostrerebbe che è “nella natura umana” dover essere governati per poter prosperare.

Ora, mentre il punto uno è sufficientemente ipotetico da non perderci tempo, è opportuno secondo me soffermarsi sul punto due. Una eventuale sconfessione del secondo punto, del resto, inficierebbe il primo per costruzione.

Veniamo quindi a esporre il mio pensiero e la mia dimostrazione che il punto due è sostanzialmente falso e che quindi, nell’annosa diatriba tra “miniarchici” e “anarco-capitalisti”, hanno ragione i secondi.

Avvicinandosi al pensiero libertario si compie un percorso che generalmente è: “variamente socialisti —>liberali classici–>anarcocapitalisti”.

E’ quindi plausibile che chi compie il secondo passo, lo fa a ragion veduta e non per innati sogni utopici. Generalmente non si entra libertari nell’età adulta. Lo si diventa. Solitamente nell’età adulta entri socialista, perché quello ti insegnano a scuola. Poi, se ti impegni e ti metti a studiare determinate cose, diventi miniarchico. Non libertario, perché il passo “socialista——–>libertario” è troppo ampio per farlo in un colpo solo. Quindi se continui a cercare, e a trarre tutte le conclusioni che devi trarre, anche quelle scomode, rischi di diventare libertario.

E’ quindi una evoluzione del pensiero e come tale è abbastanza improbabile che l’optimum stia a metà dell’evoluzione. Ma tutto può essere e questo mio pistolotto iniziale, non dimostra assolutamente NULLA.

Se osserviamo la Nostra Nazione (ma anche qualsiasi altra), noteremo che il monopolio della forza e della violenza, è riproposto ad ogni livello territoriale. Sul comune di pochi abitanti, governa il Comune. Sopra esso governa la Provincia, sopra la Provincia le Regioni. E sopra le Regioni, lo Stato Nazionale.

E’ un costrutto gerarchico, che parte dal locale, dal governare piccole comunità, ed arriva a comunità di milioni di abitanti e migliaia di km quadrati.

In ognuno di questi elementi gerarchici è sempre rispettata la teoria che quello più in alto comanda su quelli più in basso. Il cittadino prende ordini dal Comune che prende ordini dalla Provincia che prende ordini dalla Regione che prende ordini dallo Stato.

Ovviamente gli ordini possono anche saltare di livello, ma il concetto rimane quello. Del resto se la teoria è che l’indole umana necessita di essere governata, è chiaro che si formeranno livelli di potere per governare tutto il territorio ed impedire all’uomo di essere, per sua natura (presunta) homo homini lupus.

E tutto torna. Tutto torna, se ci si ferma arbitrariamente allo Stato Nazionale.

Perché non si va più su?

Se le persone hanno necessità di risolvere i diverbi tramite un ente che è giuridicamente loro superiore (il comune).

Se i comuni tra loro hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è giuridicamente superiore (la Provincia).

Se le province tra loro hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è loro giuridicamente superiore (la Regione).

Se una ventina di regioni (nel caso italiano) hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è loro giuridicamente superiore (lo Stato).

Come mai, ben DUECENTO Stati Nazionali NON HANNO BISOGNO di un ente che sia giuridicamente superiore a loro per risolvere i loro diverbi?

Attenzione, questo non vuol dire che non si possa pensare “E invece ne avrebbero bisogno”, anche se tale frase, come dimostrerò in seguito è comunque errata.

Questo vuol dire che avete già la vostra comunità anarco-capitalista esistente, che prospera e continua a vivere NONOSTANTE non ci sia nessun monopolio della violenza a livello mondiale né monopoli della giustizia a livello mondiale.

Ora, se l’indole umana fosse quella di essere governati, si sarebbe dovuto formare “naturalmente” un unico capo. Ma non da oggi che ci conosciamo a livello mondiale. Quando già solo in Europa si avevano rapporti tra 20-40 Stati, doveva PER FORZA emergere un monopolio della violenza nel territorio di quei 20-40 Stati.

Perché se così non fosse stato, tornando all’obiezione 1, qualunque Stato si fosse messo in testa di aggredire gli altri, sarebbe diventato  il super-stato che comandava sul territorio degli altri, e parimenti se non ci fosse riuscito, sarebbe colui il quale si è organizzato per sconfiggerlo ad imporre di fatto la propria supremazia.

La Storia però ci mostra tutt’altro. Seppure ci abbiano provato varie volte ad annettersi mezzo mondo, alla fine. hanno sempre fallito. Quando Napoleone però è stato sconfitto a Waterloo, l’Inghilterra non è diventata affatto il “super-stato” che avrebbe imposto il monopolio della violenza sulla Spagna, sull’Austria e su tutti gli Stati con i quali collaborava. Se poi si va a guardare la storia recente, si nota con facilità che il “super-stato” è sempre meno vicino. Il numero di annessioni è minore del numero delle secessioni. Gli organismi “sovranazionali” non funzionano, non hanno poteri reali e non hanno eserciti da comandare.

La realtà ci mostra che le relazioni tra Stati Nazionali, sono giusnaturaliste e anarco-capitaliste

 Sono anarcocapitaliste? Si perché è “rispettata la proprietà privata e la vita”. Infatti ben duecento stati si riconoscono tra loro e generalmente (la perfezione non è umana)  non si dichiarano guerra. Le Nazioni in pace tra loro sono sempre molte di più delle nazioni in guerra.

Possiamo anche osservare che il concetto di “proprietà privata” è SUPERIORE allo Stato e non è “creato e definito dallo Stato”:

Tra loro, gli Stati hanno confini. E ciascuno Stato SA BENISSIMO quali sono i confini e cosa significano. Senza nessun “superStato” che gentilmente definisca cosa è un confine.

Quindi il concetto di proprietà privata, esistendo AL DI FUORI dello Stato ed essendone lo Stato stesso soggetto … viene ontologicamente prima e gli è superiore.

Ogni Stato vede riconosciuto il suo “diritto alla vita” (che ovviamente non significa che nessuno mai cercherà di aggredirlo). Una aggressione da uno Stato ad un altro, è vista COMUNQUE da tutta la comunità come una VIOLAZIONE del diritto alla vita dello Stato aggredito e non è giudicata un atto giusto da NESSUNO (o quasi) degli altri individui della comunità (gli altri Stati).

Anche se non c’è il monopolio della violenza.

La proprietà privata di tutto ciò che è prodotto all’interno di ciascuno Stato sovrano, è rispettata da tutti gli altri Stati. Nessuno si sogna di dire che la Bolivia ha diritto ad una parte del grano coltivato in Russia. SE Russia e Bolivia sono in buoni rapporti, possono fare accordi commerciali per permette alla Bolivia di ottenere grano Russo. La Russia potrebbe PERFINO decidere di regalarglielo. Nelle relazioni tra Stati, la solidarietà torna volontaria. Strano eh?

Sono tutti SCAMBI VOLONTARI. Gli Stati, guarda un pò, si gestiscono tra di loro con scambi volontari, senza NESSUNO che imponga loro di fare o non fare determinati scambi e senza nessuno che imponga loro di pagare tasse. E pensate: oguno si fa le strade sulla sua proprietà…. E noi per magia possiamo fare Lisbona – Pechino in macchina. Le strade si costruiscono pure con gli scambi volontari.

Vale la pena osservare che anche qualora un gruppo di Stati finanziasse un ente sovranazionale, lo fa in ragione di accordi precedentemente presi in maniera VOLONTARIA con altri Stati.

Quindi solo scambi volontari e rispetto della proprietà privata.

La realtà è che TUTTI GLI STATI sono fautori dell’anarcocapitalismo quando si tratta di scegliere CHI GOVERNA LORO. E, ovviamente, TUTTI GLI STATI sono socialisti quando si tratta di decidere su chi devono governare.

E badate bene che sostanzialmente sono le stesse persone a predicare socialismo interno e anarcocapitalismo all’estero.

La stessa Unione Europea, ha più volte dimostrato che è un’area di anarcocapitalismo, viste le differenze di vedute e di fatti tra tedeschi francesi, italiani  per esempio sull’immigrazione. Unione Europea che tra l’altro, ovviamente, non ha neanche l’esercito.

E’ veramente necessario che vi spieghi PERCHE’ l’Unione Europea non ha un esercito? Perché invece la difesa è definita da un patto VOLONTARIO E BILATERALE chiamato NATO? ??

Ed è necessario che vi faccia notare che il suddetto patto, si fondi sul principio di non aggressione verso gli stati contraenti e invece si rifiuti di essere valido nel caso di aggressione da parte degli stati contraenti verso nazioni terze?

Gli Stati Nazionali…… Non sono una bellissima e funzionante comunità anarcocapitalista?

La società anarco-capitalista degli Stati Nazionali sfata anche il famoso ritornello secondo il quale “in un sistema capitalista la ricchezza si accentra sempre più”.

E’ invece vero il contrario: l’Italia perde ricchezza e la Cina e l’India, un tempo poverissime, si stanno arricchendo. L’America, un tempo ricchissima, è sempre meno ricca comparativamente agli altri.

Ancora: nella società anarcocapitalista degli Stati Nazionali, la collaborazione volontaria è sempre vieppiù vantaggiosa rispetto alle aggressioni, e sono spessissimo i rapporti commerciali tra Stati un freno ancora maggiore della “potenza militare” allo scoppio di ostilità. Gli svantaggi della non cooperazione superano di gran lunga i vantaggi di una aggressione

Tutto questo in una società ANARCOCAPITALISTA senza un monopolio della forza.

Stati piccolissimi e ricchissimi vivono spensierati senza che nessuno li aggredisca. San Marino, Singapore,il Principato di Monaco, la stessa Svizzera… Sarebbero prede facili… eppure sono lì, piene di ricchezza… e indipendenti…

Amici cari, non solo il sistema anarcocapitalista si adatta bene all’indole umana. Ma è anche il sistema preferito per relazionarsi tra loro delle duecento entità più potenti del Mondo.

E non crediate… Il Governo Mondiale non si farà mai. Nessuno Stato vuol vedersi comandato da altri che da sé, nessun governo americano è così idiota da farsi governare da un misto di cinesi e indiani (per restare al sistema di governo democratico).

 Infine, si potrebbe obbiettare che nell’attuale sistema anarcocapitalista ci sono diverse guerre che andrebbero fermate e sanzionate e che quindi un “superStato” sarebbe comunque auspicabile.

Ma neanche questa ipotesi sembra reggere alla realtà. Con un superStato mondiale non ci sarebbero ovviamente guerre con terzi, non esistendo “terzi”. Ma ci sarebbero (e tantissime) guerre interne, guerre civili… e stragi.   Nel corso della Storia del resto, il maggior numero di vittime, gli Stati Nazionali li hanno mietuti AL PROPRIO INTERNO. Stalin e Mao uccisero per lo più loro concittadini. Pol Pot pure. Gli ebrei nei campi erano in gran parte residenti in Germania.  E’ perfino OVVIO che sia così, un sistema anarco-capitalista rispetta la “proprietà privata”. E siccome con le tue cose fai quel che vuoi, le reazioni sono meno avverse.  Il problema è che sono adusi definire “cosa loro”, tutto ciò che esiste sulla loro estensione territoriale. In primis gli uomini.

Il fatto che il sistema anarco-capitalista non venga adottato all’interno degli Stati Nazionali da nessuno è quindi un fatto storico, non sistematico. Anche perché, in questa “gerarchia sociale” frattale, possiamo anche andare all’indietro.

Se per 200 stati nazionali funziona bene l’anarco-capitalismo, è plausibile che funzionerà bene anche per 400. Perché non 1000? Perché non 10000?

Se ogni città del Globo fosse una San Marino, un Monaco, un Singapore indipendente… perché la cosa dovrebbe avere un inversione di utilità? Se pensate ad una delle migliori epoche vissute dal territorio italiano: il Rinascimento, non potete non accorgervi che il territorio era partizionato in diversi piccole entità territoriali e, non di rado quelle più fiorenti erano quelle più piccole.

E’ quindi secondo me, anche facilmente immaginabile un mondo formato da UN MILIONE di Stati diversi. Si può forse arrivare a 7 miliardi di Stati diversi? Ovvero uno stato per ogni individuo, ovvero l’assenza totale di Stato?

Benché la cosa sembri utopica e di impervia realizzazione pratica, non c’è alcun argomento che possa negarne la possibilità di funzionamento. C’è un limite massimo di Stati Nazionali? Nessuna legge economica o fisica lo stabilisce. E le cose sembrano funzionare vieppiù meglio quando l’estensione del monopolio della violenza si riduce territorialmente. E se è ipotizzabile un mondo di Stati grandi come Comuni, con regole anarco-capitaliste funzionanti applicate tra loro, rimane ipotizzabile e sicuramente auspicabile un mondo di Monarchie Assolute di estensione territoriale pari alla proprietà privata del Monarca.

 

 

 

 

 

 

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Elogio del denaro – Repost

Da un pò di tempo non pubblicavo un repost del mio precedente blog su splinder. E’ il caso di farlo oggi con questo stupendo brano tratto da La Rivolta di Atlante, di Ayn Rand, in cui si spiega chiaramente il vero significato dell’istituzione sociale per Eccellenza: IL DENARO.  In tempi in cui non si fa altro che sentire coglioni attribuirgli i mali del mondo e sempre più spesso di accusarlo di essere lo “sterco del demonio”, mi pare ancora più cogente e necessario.

 

 

 

Ayn Rand nasce a San Pietroburgo nel 1905. Costretta dal regime sovietico a fuggire negli States, diviene una icona dell’ American Way of Living, della libertà e dell’individualismo. Il suo libro forse più famoso, è “La rivolta di Atlante”. Un libro che tutti gli italiani dovrebbero leggere e capire.

Il seguente brano è tratto da lì.  Il libro è del 1957.  Sembra attualissimo. Le affermazioni che leggerete si adattano benissimo all’America Obamiana, e ancor di più alla vecchia Europa, e in primis al nostro disgraziato paese.  Se avete la possibilità compratelo!
Un ringraziamento speciale a chi mi ha fatto leggere il libro.

<<E così lei pensa che il denaro sia alla radice di tutti i mali?>> disse Francisco d’Anconia. << Si è mai chiesto quali sono le radici del denaro?  Il denaro é un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono merci prodotte e uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che se gli uomini vogliono trattare l’uno con l’altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che vi chiedono il prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che ve lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. E’ questo che lei chiama male?

Quando accetta del denaro in pagamento dei suoi sforzi, lei lo accetta esclusivamente perché sa di poterlo dare in pagamento degli sforzi di qualcun altro. Non sono i miserabili o i pescecani che danno valore al denaro. Non basterebbero un oceano di lacrime né tutti i fucili del mondo per cambiare i pezzi di carta che si hanno nel portafogli col pane che ci servirà domani per sopravvivere. Quei pezzi di carta, che dovrebbero essere d’oro, sono un contrassegno d’onore…. il nostro diritto sull’energia degli uomini che producono. Il portafogli è la nostra speranza che in qualche parte del mondo ci siano uomini che non tradiscano il principio morale che é alla radice del denaro. E’ questo che lei considera un male?

Ha mai osservato le radici della produzione? Dia un’occhiata a un generatore elettrico e osi dichiarare che è stato creato dagli sforzi muscolari di bruti senza cervello. Cerchi di far crescere un chicco di frumento senza la conoscenza lasciatale da uomini che l’hanno dovuta scoprire per la prima volta. Cerchi di ottenere il suo cibo solo con movimenti fisici…. e scoprirà che la mente dell’uomo è alla radice di tutte le cose prodotte e di tutto il benessere che esiste sulla terra.

Ma forse vuol dire che il denaro è creato dal forte a spese del debole? Di che forza intende parlare? Non della forza dei muscoli o dei fucili. Il benessere è il prodotto della capacità dell’uomo di pensare. Allora il denaro è fatto dall’uomo che inventa un motore a spese di quelli che non l’hanno inventato? Il denaro è fatto dall’intelligenza a spese dell’idiozia? Dalla capacità a spese della incompetenza? Dall’ambizione a spese della pigrizia? Il denaro è fatto….prima che possa esservi tolto dai piagnistei o dai fucili… fatto dallo sforzo di ogni uomo onesto, a seconda della sua capacità. Un uomo onesto sa che non può consumare più di quanto abbia prodotto.

Commerciare per mezzo del denaro è il codice degli uomini di buona volontà. Il denaro poggia sull’assioma che ogni uomo è il proprietario della propria mente e dei propri sforzi. Il denaro non permette di valutare i nostri sforzi se non con la scelta volontaria dell’uomo disposto a commerciare in cambio i suoi sforzi. Il denaro ci permete di ottenere per i nostri prodotti e per il nostro lavoro quello che valgono per gli uomini che li acquistano., non di più. Il denaro non permette alcun affare all’infuori di quelli a beneficio reciproco secondo il libero giudizio dei contraenti. Il denaro ci impone il principio che gli uomini devono lavorare per il proprio benessere, non per la propria sofferenza, per guadagnare, non per rimetterci…. il principio che non esistono bestie da soma, destinate a portare il peso della nostra cattiveria….. che bisogna offrir loro valori, non ferite….. che il vincolo che unisce gli uomini non é lo scambio di sofferenze, ma lo scambio di merci. Il denaro ci impone di vendere, non la nostra debolezza alla stupidità degli uomini, ma il nostro talento alla loro intelligenza; ci impone di comprare non quello che ci offrono, ma quello che più soddisfa le nostre esigenze. E quando gli uomini vivono di commercio…. avendo la ragione, non la forza, come arbitro finale…. è il miglior prodotto che vince, la migliore realizzazione, l’uomo che ha più criterio e più abilità. E il grado della produttività dell’uomo determina la sua ricompensa. Questo é il codice dell’esistenza, il cui simbolo è il denaro. E’ questo che lei considera un male?

Ma il denaro è solo uno strumento. Ci condurrà ovunque vogliamo, ma non prenderà il nostro posto. Ci darà i mezzi per la soddisfazione dei nostri desideri, ma non ci procurerà i desideri. Il denaro é la frusta per gli uomini che tentano di invertire la legge della causalità….per gli uomini che cercano di rimpiazzare la mente rubando i prodotti della mente.

Il denaro non comprerà la felicità all’uomo che non sa quello che vuole:il denaro non gli darà un codice di valori, se quest’uomo evade la conoscenza di ciò che deve valutare, e non gli procurerà uno scopo, se evade la scelta di quello che cerca. Il denaro non comprerà l’intelligenza allo sciocco, né l’ammirazione al codardo, né il rispetto all’incompetente.L’uomo che tenta di comprare il cervello di coloro che gli sono superiori, sostituendo il denaro al discernimento, finirà con l’essere vittima di quanti gli sono inferiori. Gli uomini intelligenti lo sfuggiranno, e gli imbrogli e le frodi si ritorceranno su di lui, spinte da una legge che non ha scoperto: che l’uomo non può essere più piccolo del suo denaro. E’ per questa ragione che lei lo chiama un male?
Solo l’uomo che non ne ha bisogno, è adatto a ereditare il benessere… l’uomo chapace di farsi una fortuna anche se non l’avesse. Se un erede è uguale al suo denaro, il denaro lo servirà: altrimenti lo distruggerà. Ma voi che guardate gridereste che è stato il denaro a corromperlo. Davvero ? Non é stato lui, invece, a corrompere il suo denaro? Non invidiate un erede che non vale niente; la sua fortuna non è vostra, e voi non avreste agito meglio di lui. Non pensate che dovrebbe venir distribuita fra voi; gravare il mondo di cinquanta parassiti, invece che di uno, non farebbe rimanere la virtù che ha creato quella fortuna. Il denaro è una potenza vivente che muore senza le sue radici. Il denaro non servirà la mente incapace di esserne degna. E’ per questa ragione che lei lo chiama un male?

Il denaro è il mezzo per sopravvivere. Il verdetto  che pronunciamo sulla nostra fonte di guadagno è un verdetto che pronunciamo sulla nostra vita. Se la fonte é corrotta, avremo dannato tutta la nostra esistenza. Abbiamo ottenuto il denaro conuna frode? Sfruttando i vizi o la stupidità degli uomini? Imbrogliando gli sciocchi, in modo da ottenere più di quanto la nostra abilità meriti? Scendendo a compromessi con i nostri principi? Facendo un lavoro che disprezziamo per gente che non stimiamo? Allora il denaro non ci darà un attimo né un centesimo di gioia. Allora le cose che acquisteremo diverranno non un tributo, ma un rimprovero. Non una conquista, ma il ricordo di una vergogna. Allora grideremo che il denaro é un male. n male, solo perché non ci aiuterà a trovare il rispetto in noi stessi? Un male, perché non ci permetterà di goderci la nostra depravazione? E’ questa la radice del suo vero odio per il denaro?
Il denaro rimarrà sempre un effetto e si rifiuterà di divenire una causa. Il denaro è il prodotto della virtù, ma non ci darà la virtù né redimerà i nostri vizi. Il denaro non ci procurerà quello che non abbiamo guadagnato, né in materia né in spirito. E’ questa la radice del suo odio per il denaro?

O ha detto che é l’amore per il denaro, la radice di tutti i mali? Amare una cosa vuol dire conoscerne e amarne la natura. Amare il denaro vuol dire conoscere e amare il fatto che il denaro è la creazione di quanto di meglio abbiamo in noi, il mezzo di scambiare i nostri sforzi con gli sforzi di quanto di meglio c’é negli uomini. La prima a proclamare il suo odio per il denaro è proprio la persona disposta a vendere la propria anima per un centesimo…. e ha tutte le ragioni per odiarlo. Quelli che amano il denaro sono disposti a lavorare, per procurarselo. Sanno di meritarselo.

Lasciate che vi dia un consiglio che vi aiuterà a capire il carattere degli uomini: l’uomo che detesta il denaro è quello che l’ha ottenuto in modo poco onorevole; l’uomo che lo rispetta se l’é guadagnato.

Sfuggite gli uomini che vi dicono che il denaro è un male. Qeusta frase é il campanello d’allarme, vi avvisa che c’è un pescecane in arrivo. Finché gli uomini vivranno insieme sulla terra e avranno bisogno di qualcosa per commerciare gli uni con gli altri….l’unico surrogato, se scartano il denaro , è il calcio di un fucile.

Ma il denaro esige da noi le più alte virtù, se vogliamo guadagnarcelo e mantenercelo. Gli uomini privi di coraggio, di orgoglio e di stima in se stessi, gli uomini che non hanno alcun senso morale del loro diritto al denaro e che non sono disposti a difenderlo come difenderebbero le loro stesse vite, gli uomini che chiedeono scusa perché sono ricchi… non rimarranno ricchi a lungo. Essi sono la preda naturale dei pescecani che stanno nascosti sotto gli scogli per secoli, pronti a saltar fuori  al primo odore di un uomo che chiede di essere perdonato perché possiede il benessere. Si affretteranno a liberarlo della colpa… e della vita, come si merita.

Allora assisteremo al cammino degli uomini di due tipi…. degli uomini che vivono con la forza, pur contando su quelli che vivono di commercio perché creino il valore del loro denaro…. e degli uomini che vivono secondo virtù.
In una società morale, questi sono i criminali, e i codici sono fatti apposta per difenderci da loro. Ma quando una società stabilisce dei criminali-per-diritto e dei pescecani-per-legge, uomini che usano la forza per appropriarsi del benessere di vittime disarmate, allora il denaro diventa il vendicatore di colui che lo ha creato. Questi pescecani pensano che non ci sia pericolo a derubare degli uomini indifesi, una volta approvata una legge che li disarmi. Ma il loro furto diventa un magnete per gli altri ladri, che ruberanno il denaro a coloro che l’hanno a loro volta rubato. E così la gara continua non per quelli che sono i più abili a produrre, ma per quelli che posseggono la maggior dose di spietata brutalità. Quando si agisce secondo forza, l’assassino vince sul borsaiolo. E allora la società scompare, in un nuvolo di rovine.

Volete sapere se questo giorno arriverà? Attenti al denaro. Il denaro è il barometro delle virtù di una società. Quando vi accorgerete che il commercio é fatto non per consenso, ma per costrizione, quando vedrete che per poter produrre avete bisogno di un permesso da parte di uomini che non producono, quando vi renderete conto che il denaro vi sfuma dalle mani non per merci, ma per favori, quando osserverete che gli uomini diventaono più ricchi rubano e costringendo che lavorando, e che le leggi non vi proteggono contro di essi, ma proteggono loro contro di voi….
quando vedrete che la corruzione viene ricompensata e l’onestà diventa un olocausto…. allora capirete che la vostra soceità è condannata. Il denaro è una cosa tanto nobile che non scende a patti con i fucili o con la brutalità. Non permetterà ad una società di sopravvivere fra i pescecani e i ladri.

Ogni qualvolta fra gli uomini appaiono dei distruttori, cominciano prima di tutto a distruggere il denaro, perché il denaro é la protezione degli uomini e la base di un’esistenza morale. I distruttori si impossessano dell’oro, dando in cambio un mucchio di carta. Questo uccide tutti i principi obbiettivi e consegna gli uomini al potere arbitrario, un arbitrario giudice dei valori. L’oro era un valore oggettivo, un equivalente della ricchezza prodotta. La carta é un’ipoteca su una ricchezza che non esiste, appoggiata da un fucile puntato su coloro che devono produrre. La carta é un assegno rilasciato dai pescecani legali su un conto che non é il loro: sulle virtù delle vittime. Attenti al giorno in cui l’assegno vi sarà rimandato indietro con sopra scritto: “Per mancanza di fondi”
Quando avrete fatto del male un mezzo per sopravvivere, non vi aspettate che gli uomni rimangano buoni. Non vi aspettate che rimangano morali per far cuscino agli immorali. Non vi aspettate che producano, quando la produzione viene punita e il ladrocinio ricompensatoNon chiedetevi: “Chi distrugge il mondo?” Siete voi.
Siete in mezzo alle più grandi conquiste della più grande civiltà produttiva e vi chiedete perché vi cade a pezzi intorno, mentre condannate la sua linfa vitale… il denaro. Considerate il denaro come lo consideravano i selvaggi prima di voi, e vi chiedete perchè la giungla sta man mano inghiottendo le vostre città. Nella storia dell’uomo, il denaro è sempre stato rubato da pescecani di un tipo o dell’altro, i cui nomi cambiavano, ma i metodi rimanevano gli stessi: impossessarsi della ricchezza con la forza e tenere i produttori legati, diffamati, oppressi, privati dell’onore.
Quella frase sul male del denaro, che pronunciate con tanta virtuosa indifferenza, proviene da un’epoca in cui il denaro veniva prodotto dal lavoro degli schiavi… schiavi che continuavano a ripeterla, dopo che fu scoperta dalla mente di qualcuno, e rimasta così per secoli. Finché la produzione veniva regolata dalla forza e la ricchezza veniva conquistata con la violenza, poteva andar bene.
Però, attraverso secoli di miseria e di fame, gli uomini hanno continuato a esaltare i pescecani, a considerarli aristocratici della spada, aristocratici per nascita, aristocratici della burocrazia,e a disprezzare i produttori, a considerarli schivi, commercianti…. e industriali.

Per la gloria dell’umanità,c’é stata, per la prima e ultima volta nella storia, una nazione del denaro…  e non trovo miglior tributo da offrire all’America, perché questo significa: una nazione di ragione, di giustizia, di libertà, di produzione, di conquista. Per la prima volta, la mente dell’uomo e il denaro furono liberati e non esistevano più fortune-per-conqusta, ma fortune-per lavoro,  e al posto degli uomini con la spada in  mano apparvero i reali costruttori del benessere, i più grandi lavoratori, gli esseri umani più evoluti…. gli uomini fatti da sè.. gli industiali americani.
Se mi chiedete di nominare la più orgogliosa  distinzione degli americani sceglierei…. perché contiene tutte le altre…  il fatto che sono stati loro a creare la frase “far soldi”. Nessun altro popolo e nessun’altra nazione aveva mai usato prima qeuste parole; gli uomini avevano sempre pensato alla ricchezza come a una quantità statica… da ereditare, chiedere, rubare, dividere o ottenere come un favore. Gli americani sono stati i primi a capire che la ricchezza deve essere creata. Le parole “far soldi” contengono l’essenza della moralità umana.

Eppure queste furono le parole per le quali gli americani furono condannati dalla cultura dei continenti dei pescecani. Ora il credo dei pescecani vi ha convinti a considerare le vostre più grandi conquiste come un marchio di infamia, la vostra prosperità come una colpa, gli industriali come delinquenti, e le vostre meravigliose fabbriche com il prodotto e la proprietà di un lavoro muscolare, il lavoro di schiavi, frustati come quelli delle piramidi d’Egitto. Il farabutto che dice di non vedere alcuna differenza fra il potere del dollaro e quello della frusta, dovrebbe imparare la differenza sulla sua stessa schiena….. come penso che avverrà.
Finché e a meno che non scoprirete che il denaro é alla radice di ogni bene, sarete voi stessi gli artefici della vostra rovina. Quando il denaro finirà di essere il mezzo di scambio fra gli uomini, allora gli uomini diverranno gli schiavi degli uomini. Sangue,fruste e fucili….. o dollari. Fate la vostra scelta…. non c’è n’é altra… è giunto il momento.

 
 

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Lo Stato? Ostacola l’evoluzione della specie

Nuova chicca de “Il Giornale” che si conferma per distacco il più interessante tra i quotidiani Nazionali. Almeno in quanto a tematiche liberali e libertarie.

Lo Stato? Ostacola l’evoluzione della specie.

«Se vogliamo recuperare l’armonia sociale della virtù, se vogliamo riportare nella società le virtù che l’hanno fatta funzionare bene a nostro vantaggio, dobbiamo assolutamente ridurre il potere e la dimensione dello Stato».

Così Matt Ridley, scienziato sociale di fama internazionale, chiude il suo libro Le origini della virtù. Gli istinti umani e l’evoluzione della cooperazione (edito dall’Istituto Bruno Leoni, pagg. 330, euro 20). La tesi è semplice: la società umana funziona meglio, sprigionando una moralità superiore, se viene liberata il più possibile dal peso dello Stato, specialmente da quel tipo di Stato che decide, come scrive Ridley, ogni dettaglio della vita dei cittadini per attaccarsi «come una gigantesca pulce nella schiena della nazione». Bisogna liberarsi il più possibile da questa tutela artificiale, partendo dalla constatazione che gli esseri umani possiedono una naturale e istintiva socievolezza che li porta a cooperare senza bisogno di tanti intermediari politici.

Ridley porta così a logica conclusione uno dei grandi presupposti del libertarismo anarco-capitalista secondo cui è possibile pensare un ordine politico e sociale in cui gli individui siano mossi da interessi personali, concepiti, però, allo stesso tempo, in termini comunitari: ogni membro del gruppo ottiene un risultato migliore se persegue il proprio vantaggio individuale, come ciascun individuo trae maggiore beneficio dal fatto che tutti i membri del gruppo assecondino l’interesse generale. Di qui un libero processo, continuo ed espansivo, di combinazioni e mutamenti. È una concezione ottimistica, che non è assolutamente in contrasto con il senso comune della realtà.

Ne consegue una società nella quale, come direbbe il grande economista liberale Friedrich von Hayek, non vi è un regime programmato per il perseguimento di determinati obiettivi, vale a dire una telecrazia, bensì una nomocrazia, cioè un ordine spontaneo privo di propri scopi, capace, però, di consentire il libero perseguimento di più fini da parte di più soggetti. Ridley fa notare, sempre sulla scorta del pensiero di von Hayek, che buona parte delle strutture sociali sono state il risultato di un processo di evoluzione che nessuno aveva previsto o progettato. Perciò una vera scienza sociale deve sopprimere ogni configurazione predeterminata della società in termini economico-sociali e, più in generale, qualsiasi sua configurazione «futuristica» perché solo la pratica della libertà fa crescere la moralità e l’efficienza del genere umano.

Siamo all’opposto di ogni concezione politica di sinistra, incapace di pensare la società se non in termini di pianificazione e regolamentazione; lacci che comportano, inevitabilmente, la presenza sempre più estesa e soffocante del potere statale. Va sottolineato che l’assunto di fondo che motiva le argomentazioni di Ridley non è di tipo filosofico o politico, ma di tipo naturalistico, come mettono bene in luce, nella loro prefazione al volume, Gustavo Cevolani e Roberto Festa. Ridley porta a un grado molto elevato la discussione scientifica sulle origini della cooperazione umana, dimostrando che la libera reciprocità si fonda su obiettive basi genetiche. È questa logica evoluzionistica che ha permesso lo sviluppo del genere umano, qualora si consideri che 10mila anni fa vivevano sulla Terra 10 milioni di persone, mentre oggi siamo oltre 6 miliardi.

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2013 in articoli economici, giornali, liberalismo

 

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Continua la prestazione straordinaria de “Il Giornale”: Elogio del Profitto e delle Imprese

Il Giornale mi sta veramente stupendo. Dopo Mises, è il turno di Einaudi che spiega il profitto e manda platealmente a cagare la teoria della tassazione progressiva. Caposaldo di questo paese socialista morente.

E io mi limito come ieri a ripubblicare, evidenziando ove d’uopo.

L’idea nasce da un sentimento: quello dell’odio verso le eccedenze  L’odio è proprio dell’uomo che non ama il rischio, che si contenta di redditi determinati e sicuri, e crede che guadagnar di più del normale sia, per definizione, il male, sia la rapina, sia l’arricchimento indebito. Può darsi che la rapina ci sia quando l’ecce­denza è frutto di monopolio, di privi­legio di sussidio favori o vincoli legi­slativi  (non cita neppure le mafie, attacca diretto il governo n.d.L.). In questi casi però importa impedire la nascita del reddito medesimo  non delle sole eccedenze. Ma se il reddito è dovuto alla iniziativa  alla capacità, alla intraprendenza  la tassazione delle eccedenze è veramente cosa barocca e stupida. Dobbiamo forse, in omaggio al demagogo tassatore, dire: se tu im­prenditore ti limiti ad organizzare i fattori produttivi così da ottenere, con l’investimento di un miliardo di lire, appena 60 milioni di reddito netto, tu sarai, come imprenditore, salvo dal tributo speciale che io, farneticando, ho inventato. Ma se tu sei capace di ottenere dallo stesso miliardo un frutto netto di 80 milioni  pagherai sull’eccedenza di 20 milioni oltre i 60, un’imposta di 2 milioni  se otterrai 90 milioni, pagherai il 10 per cento sui primi 20 milioni di eccedenza e il 20 per cento sugli ulteriori 10 milioni; e, così via via crescendo  quanto più utilizzerai bene i tuoi impianti, i tuoi lavoratori, la tua organizzazione commerciale, tanto più gravemente sarai tassato. Non si viola,con metodi dettati dal­l’odio sciocco contro il successo, soltanto la legge cosmica universale del minimo mezzo, si offendono i criteri comuni del buon senso; si premiano gli inetti e si multano i ca­paci, i valorosi, gli intraprendenti.

***

Sì; si può immaginare una società in cui nessuno corra rischi; in cui siano aboliti professionisti liberi, ar­tigiani indipendenti, imprenditori in cerca di profitto. Abbiamo in tempi moderni conosciuta quella società  ed essa ha posseduto e possiede una ideologia. Gli uomini si sono chiamati Mussolini, Hitler, Stalin; l’ideologia ha assunto diversi nomi, ma tutti si riassumono in una formula  il tiranno conosce e, conoscendola  afferma la verità  la verità vera, quella verità a cui tutti devono rendere omaggio. Non v’ha dubbio. Il tiranno, a mezzo dei suoi funzionari può assicurare la vita a tutti, può abolire l’incertezza  può attenuare le variazioni del reddito  facendone gravare l’onere su tutti, eccetto sui suoi privilegiati; può sostituire ai professionisti liberi, agli artigiani e lavoratori indipendenti, agli imprenditori in cerca di profitto, i suoi servitori, i suoi letterati, i suoi scienziati, i suoi dirigenti nella banca, nell’industria,nel­l’agricoltura, può renderseli affezionati assegnando ad essi quote elevate del prodotto sociale totale; ma la sua non può non essere se non una tirannia  livida e lurida tirannia, destinata alla lunga alla morte del pensiero ed alla rovina della società in­tera.

L’alternativa è chiara. Gli onorari liberamente pattuiti e pagati in compenso di un servizio eventualmente reso dal professionista, i guadagni incerti degli artigiani e dei commercianti, ed i profitti aleatori degli imprenditori debbono continuare ad esistere, se il sistema economico voglia serbarsi elastico, atto a subire l’urto delle variazioni continue della tecnica, delle invenzioni industriali; se si vuole che la società umana muti e cresca. Il profitto è il prezzo che si deve pagare perché il pensiero possa liberamente avanzare alla conquista della verità, perché gli innovatori mettano alla prova le loro scoperte, perché gli uomini intraprendenti possano continuamente rompere la frontiera del noto, del già sperimentato  e muovere verso l’ignoto, verso il mondo ancora aperto all’ avanzamento materiale e morale del­l’ umanità. Il profitto può essere abolito; è possibile abolire le crisi e le variazioni economiche; ma dobbiamo incaricare qualcuno di compiere il lavoro che oggi è ancora in gran parte ufficio dei professionisti e degli artisti liberi, degli artigiani indipendenti, degli imprenditori liberi. Al ceto mobile e vario degli imprenditori noi possiamo sostituire l’esercito dei funzionari dirigenti, dei regolatori del piano, degli ordinatori di quel che si deve produrre e consumare. Facciamolo; ma ricordiamo che, così deliberando, d’un tratto per atto di volontà rivoluzionaria, o per lento pigro consenso dato a predicazioni che si dicono avanzate e coraggiose e sono brutta e frusta eredità del passato, noi avremo creato un regime       tirannico  e ricordiamo anche che in nessuna epoca storica è esistita una tirannia tanto piena e tanto perfetta come quella alla quale, volontariamente o inavvertitamente, ci stiamo avviando. Nemmeno nella Ro­ma postdiocleziana, l’irrigidimen­to della società economica giunse al punto, al quale, sorpassando con leggerezza indicibile il punto critico, la avviano i dirigenti, i muni­cipalizzatori, i nazionalizzatori, gli statizzatori, i socializzatori d’oggi. Eppure, l’irrigidimento imperfetto della società romana della deca­denza fu una delle cause della rovi­na dello Stato. I barbari germanici non durarono fatica ad abbattere il colosso. Sembrava ancora vivo; ma le sue membra, regolate e lega­te e vincolate dallo Stato onnipoten­te ed onnipresente, più non erano in grado di combattere.

 
 

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