RSS

Archivi tag: Mises

Per Bylund: La legge di Say

Questo post è la traduzione di un articolo  scritto per Mises.org.

La traduzione è made in LibertyFighter

07/10/2017Per Bylund
[nota dell’editore:Il ministro dell’Energia Rick Perry ha dichiarato Giovedi: “Tira fuori l’offerta e la domanda seguirà”. Sembra che Perry stia cercando di invocare la Legge di Say, e molti economisti professionisti ed esperti hanno subito cominciato a deridere Perry e la Legge di Say, perché fanno asserzioni contrarie all’ortodossia Keynesiana. Di seguito l’economista Per Bylund, illustra cosa dice veramente la legge di Say, e perché é corretta]
Pochi concetti sono stati così male interpretati come la Legge di Say. In parte, questo è a causa di John Maynard Keynes, che aveva bisogno di sbarazzarsene per fare spazio a politiche interventiste. Come fai a sbarazzarti di una “Legge” che è stata il fondamento degli economisti nella comprensione  dell’economia di mercato per 150 anni?
La rappresenti in maniera sbagliata. I fantocci sono molto più semplici da abbattere che le cose reali.
Quindi, la “Legge di Say è conosciuta attualmente, in termini Keynesiani come “la produzione crea la sua propria domanda”, che è ovviamente sbagliato.
Originariamente però, il significato era diverso. Aveva pure un nome differente. Gli economisti antecedenti a Keynes, tendevano a riferirsi ad essa come alla “Legge dei Mercati”, perché questa descrive in termini veramente semplici i fondamentali di come funziona un mercato.
Jean Battista Say fu quello che formulò la legge nella maniera più semplice, e forse è per questo che ha finito per prendere il suo nome.
Say disse che: “non appena un prodotto viene creato che, da quell’istante, può permettersi di comprare altri prodotti per il massimo del suo proprio valore.”

 Questo significa: Siccome ognuno di noi può solo acquistare la produzione di altre persone con le proprie produzioni, siccome il valore che possiamo comprare è uguale al valore che possiamo produrre, più uomini possono produrre, più essi possono acquistare.

In altre parole, la produzione precede il consumo e la domanda di ciascuno è costituita dall’offerta.

La Legge dei Mercati quindi illustra la natura delle azioni di mercato dove la produzione è attuata sotto la divisione del lavoro. Specificatamente, noi produciamo per vendere, con l’intenzione  di usare i ricavi per comprare ciò che realmente vogliamo. La produzione nel mercato è in altre parole indiretta e non intrapresa per soddisfare direttamente i propri bisogni. Produciamo per soddisfare i bisogni degli altri e poter quindi soddisfare i nostri comprando ciò che gli altri producono.

Il beneficio è che c’è una separazione tra quel che voglio consumare e cosa produco, che significa che ognuno di noi può specializzarsi producendo qualcosa che sappiamo produrre relativamente bene, invece di produrre solo ciò che vogliamo consumare. Questo significa anche che possiamo specializzarci nella produzione di una sola cosa invece che di una moltitudine, tagliando quindi i costi per cambiare la produzione, sviluppando abilità ed esperienza e conseguentemente, aumentando la produzione.

Ma mentre l’universale specializzazione sotto la divisione del lavoro significa che la produzione globale viene significativamente aumentata, questo significa anche che diventiamo tutti dipendenti da ciascun altro. Non solo abbiamo bisogno di vendere ciò che produciamo agli altri, in modo da rifornisci dei mezzi di cui necessitiamo, ma abbiamo anche bisogno di commerciare con coloro che producono ciò di cui noi abbiamo bisogno. Diventiamo interdipendenti. Ecco perché Mises sentenziò che “La Società è divisione e combinazione di lavoro. Nella sua capacità di essere un animale agente (che agisce n.d.t), l’uomo diventa un animale sociale.

Questo “animale sociale”, trae beneficio, si impegna, e sostanzialmente nasce dalle (inter)azioni di mercato.

Siccome possiamo trarre beneficio per noi stessi solo allineando coerentemente i nostri sforzi produttivi su ciò che gli altri vogliono, noi siamo obbligati a comprendere gli altri. Facendo questo, possiamo capire prima quali necessità e desideri hanno e quindi occuparci di procurare loro questi beni. E siccome la produzione richiede tempo, la produzione deve precedere la domanda.

Siccome la domanda è sconosciuta, la produzione è necessariamente speculativa e imprenditoriale. L’attuale domanda sarà scoperta quando i beni saranno presentati ai potenziali compratori. Gli imprenditori sono quindi “preveggenti”, valutatori di progetti e prenditori di rischi; in una economia avanzata loro anticipano i fondi ai proprietari di lavoro, terra e capitale e recuperano questo investimento se hanno successo nel vendere il prodotto.

Nello stesso tempo, i consumatori possono comprare solo se si sono impegnati in produzioni che soddisfano i bisogni degli altri—- perché altrimenti loro avrebbero solo la voglia, ma non la possibilità di comprare (e questa NON è Domanda). Questo non è un argomento circolare, ma una spiegazione della crescita economica. L’abilità di vendere beni nel mercato e quindi impegnarsi in produzione specializzata, richiede un investimento produttivo. Così, per specializzarsi uno ha bisogno prima di produrre beni richiesti in eccesso rispetto a ciò che sono i suoi bisogni. Lo stesso è vero oggi: lo sviluppo di un nuovo bene, richiede un investimento e, questo investimento è speculativo in quanto l’attuale domanda per il bene in questione non può esssere conosciuta fino a quando non sarà troppo tardi.

L’implicazione è che non ci potrà mai essere un generale surplus nell’economia e quindi nessuna carenza nella domanda aggregata. E’ certamente possibili che ci sia un surplus o un deficit di un bene particolare, cosa che succede regolarmente  quando gli imprenditori sbagliano nell’anticipare e quindi incontrare la domanda, ma questo solo a breve termine.

Siccome tutte le produzioni sono intraprese per vendere i beni prodotti, per poi comprare i beni che meglio soddisfano i desideri del produttore,l’incapacità di vendere diventa una incapacità di domanda. Non possiamo comprare se prima non produciamo i mezzi per comprare (n.d.T in inglese il termine è “demand” domanda).  E quindi  il fatto che qualcuno sia impossibilitato a vendere ciò che produce e quindi non può comprare beni nel mercato, non è una mancanza di domanda.  E’ piuttosto un fallimento produttivo che causa la riduzione della domanda. Un fallimento imprenditoriale.

Se il governo “stimola la domanda”, sta solo sussidiando quei beni che sono stati prodotti ad un prezzo troppo alto. Conseguentemente, gli errori imprenditoriali vengono sostenuti economicamente e la produzione quindi rimane disallineata dalla domanda.

E’ quindi facile vedere perché i sostenitori dell’interventismo hanno voluto sbarazzarsi della Legge dei Mercati. Se la domanda non fosse costituita dall’offerta, allora i mercati non potrebbero ripulirsi e il governo dovrebbe salvare noi da noi stessi.

 

 

 

 

 

Annunci
 

Tag: , , , , , ,

Allarme: Capitolo inedito in Italiano di MISES su “Il Giornale”.

Quando ho letto il nome dell’autore sul frontespizio ho avuto un balzo al cuore. Impossibile, non sono ancora emigrato, non può essere.

Invece era tutto vero. Su “Il Giornale”, qualcuno deve essere impazzito ed ha pubblicato, nella versione online , uno stralcio di “In nome dello Stato” (Rubettino).

Nel paese del socialismo d’antan, dei giornali sussidiati pagati per non dire cose sconvenienti al manovratore, nel paese delle intercettazioni , della giustizia arbitraria e sommaria, L. Von Mises trova spazio sul giornale.

E’ veramente una piccola, ma ottima notizia. Non faccio fatica a credere che il merito di tutto ciò sia del vicedirettore Nicola Porro che nel suo blog ha sempre dimostrato fattivamente intelligenza, raziocinio e cultura. Tre parole che insieme dirigono, in campo economico, verso l’economia austriaca.

E magari il merito sarà anche un pò mio e della comunità di blogger che interagiscono con lui sul suo blog.

Ecco il testo dell’articolo di oggi su Il Giornale. Le sottolineature in rosso sono mie.

Pubblichiamo uno stralcio de “In nome dello Stato” (Rubbettino, pagg. 212, euro 12, 90; prefazione di Lorenzo Infantino; traduzione di Enzo Grillo) del grande economista liberale Ludwig Von Mises (1881-1973).

Il testo, inedito in Italia, dal punto di vista cronologico precede e segue di poco lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Mises interpreta la ascesa di Hitler nel quadro dell’avversione nei confronti della libertà individuale e del mercato, tipica di tutti i membri della famiglia del totalitarismo. L’analisi storica quindi lascia il passo alla analisi della mentalità anticapitalistica. Ed è da questa parte del libro che preleviamo il capitolo offerto ai nostri lettori.

——

La riforma non deve cominciare dallo Stato, dal governo e dalla vita pubblica. Ciascuno deve cominciare da se stesso e deve essere il primo a liberarsi dal giogo del dogmatismo, che gli impedisce di usare liberamente le sue capacità mentali. Ogni singolo individuo deve sforzarsi di affran­car­si dalle frasi fatte e dalle formule che oggi considera verità intoccabili  Ogni singolo individuo deve riconquistare ­con un duro lavoro il diritto di poter dubitare di tutto  e di non riconoscere nessuna autorità che non sia quella del pensiero logico. Per conquistare questa libertà, occorre superare le inibizioni emotive che di solito offuscano il pensiero. Bisogna ac­ca­ntonare il risentimento e la presunzione.

Il mercato dell’ordine sociale capitalistico è democrazia dei consumatori. Gli acquirenti sono sovrani, e la loro domanda – o la mancata domanda – orienta i mezzi di produzione nelle mani di coloro che sanno impiegarli in maniera da soddisfare i desideri e le aspettative dei consumatori nel miglior modo possibile e al mi­nor prezzo possibile. Che uno di­venti più ricco e l’altro più povero è un risultato del comportamento dei consumatori. Non è il crudele consumatore a rovinare l’impren­ditore poco capace, ma l’acqui­rente che compra dove viene servito meglio e a minor prezzo. Solo il consumatore domina nell’eco­nomia capitalistica. Gli imprenditori e i capitalisti sono i suoi servitori, la cui unica preoccupazione è quella di individuare i desideri del consumatore e cercare di soddisfarli con i mezzi disponibili. Imprenditori e capitalisti nascono da un ripetuto, quotidiano procedimento di scelta; essi possono perdere in ogni momento la loro ricchezza e la loro posizione pre­minente, se i consumatori smettono di essere loro clienti. È assurdo che il consumatore abbia invidia per la ricchezza delle persone che egli ha fatto ricche, perché ha pre­teso i loro servizi. Il consumatore danneggia se stesso quando chiede provvedimenti contro il «big business». Chi invidia la ricchezza del proprietario dei grandi magazzini  compri pure dove ottiene una merce più scadente pagandola di più.

Tutti oggi vogliono godere di più, consumare di più, sprecare magari di più e vivere meglio, ma poi invidiano il successo di coloro che hanno fatto del loro meglio per soddisfare questi loro desideri  Offende l’amor proprio e l’or­goglio del filisteo il fatto di dover ammettere – sia pure controvoglia – che altri sono stati più bravi a procurare tutti quei beni mate­riali che fanno ricca la vita esterio­re. Lo umilia il fatto di essere riu­scito a occupare nella competizio­ne del mercato solo una posizione modesta. E allora, per rimuovere questo malumore, escogita una particolare giustificazione. Egli non è più incapace dell’im­prenditore di successo, che si è arricchito; è solo una persona per bene  ed è più onesto di quei signori di gran successo, ma privi di scrupoli che hanno usato pratiche delinquenziali che egli, per rimanere onesto  ha sempre disprezzato  Insomma – pensa il nostro fariseo – io sono bravo e capace quanto quelli che sono diventati ricchi; ma grazie a Dio sono moralmente migliore di loro, che sono il peggio, e sarebbe doveroso da parte dell’autorità punirli per le loro malefatte, se­questrando la loro ric­chezza, illecitamente acquisita.

Se il governo pro­cede contro i ric­chi borghesi, può essere sicuro dell’applauso della massa. Que­sta­ è una cosa che tanto i demagoghi e i tiranni dell’antichità, quan­to i satrapi, i califfi e i cadì d’Orien­te e i dittatori di oggi hanno sem­pre saputo. Quando un governo non sa far diventare ricche le mas­se, allora è il caso di far diventare poveri i ricchi. Tutte le volte che il filo-sovietico occidentale si è visto costretto ad ammettere che nella Russia dominata da Lenin e da Stalin le masse vivevano in miseria  ha sempre giocato la sua ultima carta: sì, è vero, questi russi moriranno anche di fame e di stenti, ma sono più felici dei lavoratori occidentali, perché si sono presi la soddisfazione di vedere che gli ex «borghesi» russi se la passano peggio di loro. I francesi hanno preferito perdere una guer­ra anziché permettere agli im­prenditori dell’industria bellica di fare profitti.
L’essenza del risentimento sta appunto in questo: essere prigio­nieri dei sentimenti di invi­dia, di vendetta e di gioia perversa per il male altrui, quantunque se ne riceva un danno per se stessi. Non meno funesti degli effetti del risenti­mento sono gli effetti della pre­sunzione, che impedisce agli indi­vidui di ammettere il diritto altrui di interloquire. Come il risenti­mento, anche l’intolleranza che vuole imporre solo la propria vo­lontà, e perciò invoca il dittatore affinché realizzi ciò che la propria volontà pretende, non è un segno di forza ma di debolezza e impotenza.

 

 

 
2 commenti

Pubblicato da su 6 novembre 2012 in articoli economici, giornali

 

Tag: , ,

L’Italia e la grande rivolta fiscale

Fortunatamente, anche in lingua italiana, si leggono sempre più articoli seri. Segno che la fame e la carestia a qualcosa servono. Ad accendere il cervello a sempre più persone. Riporto un articolo scritto dal Mises in Canada e tradotto dal sito su Ludwig Von Mises italiano.

Mi fa particolarmente piacere perché  è segno che in Canada seguono le nostre vicende e, evidentemente meno rincoglioniti di noi dalle idiozie statocentriche, sanno valutare molto meglio le dinamiche sociali in atto.

In rosso le mie considerazioni personali

Fonte:  www.vonmises.it

L’imposizione fiscale è un furto. Non c’è modo di negarlo. Se io e altri vandali bussassimo alla porta di un ignaro individuo e gli chiedessimo del denaro minacciandolo di imprigionarlo in caso di inadempimento, questo rappresenterebbe un chiaro caso di rapina. È una tattica comune usata dalle bande di strada al fine di offrire protezione con la canna della pistola. L’unica differenza tra i teppisti privati e gli individui impiegati dallo stato è il distintivo; esso rende legali l’estorsione e l’imprigionamento.

Chiaro e netto. Come abbiamo sempre detto noi libertari italiani.  

Detto ciò, sono passati tre anni dalla crisi finanziaria e i governi ancora sono alle prese con la Depressione. Le entrate fiscali calano mentre la spesa pubblica è salita alle stelle, nel vano tentativo di stabilizzare l’economia. La maggior parte di questa orgia spesarola è stata finanziata dalle banche centrali, attraverso la manipolazione monetaria e la soppressione dei tassi di interesse fino a livelli clamorosamente bassi. Questo è il rimedio keynesiano alla recessione. Spendi ciò che non hai attraverso la stampante monetaria. I banchieri centrali hanno ricreato il Paradiso Terrestre attraverso questa manipolazione?

Finora no.

E neppure aspettando. Non è con le favole che si sconfigge il Reale.

Come nella Grande Depressione, il regime di incertezza e un’enfasi sul consumo piuttosto che sull’investimento privato ha impedito una sostenibile ripresa. I debiti pubblici continuano il loro trend rialzista, che non vede fine. Gli speculatori hanno iniziato l’attacco all’Eurozona; precisamente Grecia, Portogallo, Italia e Spagna. La Grecia è praticamente andata, giacché anche il più stupido dei commentatori ritiene possibile una sua uscita dall’euro. Nel frattempo, in Italia, la mancanza di efficacia della riscossione fiscale ha forzato la mano del Primo Ministro Mario Monti, con l’intento di reprimere l’evasione fiscale. Ciò non è piaciuto molto alla popolazione italiana. Dal San Francisco Chronicle:

Equitalia, l’agenzia di riscossione italiana, è stata oggetto di un’ondata di attacchi in seguito all’irritazione popolare causata dall’intensificarsi degli sforzi miranti al recupero di 120 miliardi di euro (153 miliardi di dollari) di entrate fiscali perse a causa dell’evasione. Il 12 maggio, una bomba Molotov è esplosa al di fuori degli uffici di Equitalia di Livorno, un giorno dopo un pacchetto esplosivo è stato consegnato ai quartieri generali Romani, luogo di un’esplosione che strappò parte della mano al direttore generale già nello  scorso dicembre.

“non ho mai visto un’atmosfera simile” ha detto Ballico, impiegata di Equitalia dal 1998 e ora in procinto di lasciare temporaneamente il lavoro per unirsi al sindacato UGL. “Ci chiamano squali, vampiri; i miei colleghi hanno a che fare con crisi di ansia e mal di pancia ogni giorno, sono particolarmente impauriti”.

Notizia per la signora Ballico: lei e i suoi colleghi siete “vampiri”. La vostra professione è basata sulla violenza e la rapina dei vostri concittadini. Perché non dovrebbero etichettarvi per ciò che veramente siete?

Toh, Mario Monti hai sentito? Befera, batti un colpo! VAMPIRI. MERDOSI VAMPIRI. Altra considerazione personale. I colleghi vampiri hanno il mal di pancia e le crisi d’ansia. I “clienti” del loro lavoro spesso hanno problemi respiratori causa cappio al collo e forti mal di testa da intossicazione da piombo. Mi pare che stiano ancora meglio i vampiri

Gli attacchi reazionari sono il risultato dell misure di austerità imposte all’Italia e agli altri paesi altamente indebitati della periferia dell’Eurozona. Queste misure sono spesso descritte come selvaggi tagli di spesa quando, in realtà, la popolazione è stata ancora più spremuta per finanziare le azioni governative. La classe politica si ostina a non ridurre significativamente il suo ruolo; il denaro doveva essere a basso costo; i bei tempi non sarebbero mai dovuti finire.

E ora gli schiavi si stanno ribellando.

Ancora prima, questo mese, un imprenditore cinquantaquattrenne alle prese con difficoltà finanziarie e debiti fiscali intorno ai 2.400 euro, ha preso in ostaggio 15 persone in un ufficio di Equitalia vicino Bergamo per parecchie ore, prima di arrendersi alla polizia”.

Quando le catene dell’oppressione sono ulteriormente strette, alcuni reagiscono non proprio gentilmente.

E questa è la tendenza in tutto il mondo praticamente. Alla luce dell rinuncia della cittadinanza statunitense da parte del cofondatore di Facebook Eduardo Saverin, il quale è volato a Singapore per evitare di riempire le tasche dell’IRS di miliardi che avrebbe dovuto guadagnare dall’iniziale offerta pubblica per la popolare applicazione, il Senatore di New York Chuck Schumer e il Senatore della Pennsylvania Bob Casey hanno introdotto un disegno di legge che impone il 30% di capital gain tax sui professionisti che seguono le orme di Saverin. In Francia molti imprenditori pianificano una dipartita a seguito dell’elezione di Francois Hollande, che ha promesso di alzare l’aliquota progressiva più alta fino al 75%. Sulla Grecia vi sono state numerose pressioni per ridurre l’evasione fiscale. Lo stesso in Spagna. Anche le banche svizzere sono state prese di mira dal Dipartimento di Giustizia Statunitense per la loro condotta fiscale di favore.

Chapeau per Eduardo Saverin. Non sapevo

I politici e i loro lacchè burocrati pensano solo nel breve periodo. Vedono meno entrate fiscali e provano a confiscare di più; questa reazione è solo la visione esteriore del vero motivo del loro agire, cioè ristabilire la supremazia gerarchica. Come mai le persone si dimostrino riluttanti nel cedere una quota maggiore dei frutti del loro sudore non è un pensiero che passa per la loro testa. Nella mente del politico è il popolo che serve lo stato, non il contrario. Secoli di democrazia obbligatoria non hanno alterato il rapporto tra l’aristocrazia e gli schiavi che coltivano i loro campi. Oggi la schiavitù si maschera grazie all’esistenza dell’urna elettorale.

Come un tossicodipendente, lo stato deve essere sostenuto da entrate sempre maggiori per soddisfare la bramosìa di ripagare i suoi elettori; deve continuare a comprare consenso per sostenere il velo che maschera le sue tendenze predatorie. Al diminuire delle entrate, i governi occidentali vanno in crisi; come i produttori del preveggente Atlas Shrugged, molti dei membri produttivi della società sono stanchi di spremersi per finanziare elemosine politiche o guerre senza fine. Tale resistenza non è limitata alle sole classi abbienti, come fa notare il Chronicle: “molta della rabbia diretta ad Equitalia arriva da persone di modesti mezzi economici”.

Ahhhh che bel libro ha citato qui. Mai letto  un romanzo più straordinario. Da Nobel per la letteratura. Credetemi, per farmi leggere DUE volte un romanzo così lungo (3 volumi), vuol dire che ne vale la pena

Il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha dichiarato che gli attacchi agli esattori “sono attacchi allo stato”. Ciò che non dice, però, è che lo stato porta avanti una guerra perpetua su coloro che ne finanziano le funzioni. Nella, probabilmente, più grande e precisa descrizione dello stato mai scritta, l’individualista anarchico Lysander Spooner spiega la differenza tra un ladro di strada e un esattore fiscale:

Il governo, in effetti, non tende agguati a uomini in posti isolati, gli si para davanti improvvisamente e, tenendo una pistola puntata alla sua testa, procede a svuotare le sue tasche. Ma la rapina è sempre rapina; ed è ancora più vergognosa e vile.

Il ladro di strada si prende la responsabilità e i pericoli del suo gesto; non pretende di avere “diritto” al vostro denaro né dichiara di usarlo a vostro beneficio; non pretende di essere altro che un ladro e non ha un’impudenza tale da dichiararsi un “protettore” che preleva forzosamente il denaro di altri per proteggere gli individui che non sono capaci di farlo da soli o non apprezzano il suo caratteristico sistema di protezione. È una persona normale, incapace di simili dichiarazioni. Inoltre, avendo preso il vostro denaro, vi lascia, proprio come vi auguriate che faccia. Non continua a seguirvi contro la vostra volontà, professandosi “sovrano” di diritto a causa della protezione che egli vi dà. Non vi “protegge” comandandovi di inchinarvi a lui e servirlo, richiedendo di fare questo e vietandovi quell’altro; rubandovi altro denaro quando lo ritiene opportuno; etichettandovi come “ribelli”, “traditori”, “nemici del paese” e sparandovi senza pietà se mettete in dubbio la sua autorità o resistete alle sue pretese. Il bandito è troppo gentiluomo per macchiarsi di simili nefandezze e imposture. In breve, Il ladro si limita a rapinarvi: “non cerca di rendervi il suo zimbello e il suo schiavo.

L’unica differenza tra un ladro e un esattore fiscale è il riconoscimento, da parte del ladro, dell’ingiustizia del delitto. L’esattore non solo si sente incaricato a sottrarre i frutti del lavoro altrui con la forza, ma lo fa anche con la pretesa di “servire” le sue vittime.

Et voilà, altri eversivi che paragonano Stato e Mafia. Proprio oggi che celebriamo l’attentato allo Stato da parte dei concorrenti.

Decine di anni fa, nel mezzo della Grande Depressione, i governi Occidentali si avvantaggiarono della crisi, consolidando ed ingrandendo la loro autorità. Gli elettori non si ribellarono più di tanto; cedettero la loro libertà personale ed economica in cambio di programmi governativi assistenziali. Sembrò la scelta giusta.

Fu il grande inganno orchestrato dalla classe politica in cerca di ulteriore potere.

Ora che il denaro, per lo stato salvatore, sta finendo, la scelta è più chiara che mai. Le sanguisughe che vivono di stato sono disposte a tutto per preservare il loro benessere. Dalla protesta politica all’evasione fiscale, costringere i cittadini alla fedeltà politica è il loro scopo. Sta alla popolazione decidere quanto debbano loro dare.

I piccoli imprenditori Italiani hanno fatto la loro scelta e hanno detto “no” all’ulteriore inasprimento fiscale a vantaggio dei dipendenti pubblici. Speriamo non siano i soli.

Articolo originale di James E. Miller su Mises Canada

Traduzione di Luigi Pirri

 
 

Tag: , , ,