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Discussioni libertarie

Questa sera, come spesso mi accade, ho discusso pesantemente su Facebook con qualcuno che non conoscevo. Dopo esserci vicendevolmente insultati e minacciati di morte, dopo aver giocato a chi ce l’ha più grosso dal punto di vista scientifico-culturale, siamo riusciti a pervenire ad una discussione pacata.

Ad un certo punto, costui scrive il seguente testo, sfidandomi a dimostrare logicamente che ha torto.

Analizzo il testo e rispondo su queste pagine, principalmente perché scrivere un commento articolato su Facebook è una impresa e non favorisce la risoluzione di controversie.

[cut di insulti e minacce precedenti]

tentate se vi è possibile di confutare la mia tesi, dare opinioni a capocchia è facoltà di chiunque, dimostrare ciò che si afferma è esercizio ben più impegnativo. Se sostengo che chiunque sia liberista, non possa che avere palesi difetti sinaptici, non è per desiderio di proferire garbati apprezzamenti, verso che non ritengo degno di confronto, bensì perché ciò è facilmente dimostrabile. Ma passiamo oltre. Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi. Vi sono state svariate interpretazione di come possa venir correttamente gestito il rapporto tra singoli e collettività, la democrazia rappresentativa è una di queste, è un sistema che personalmente ritengo sia una grandissima puttanata, ma è una questione filosofica che si può rimandare ad altro momento. Soltanto un concetto in questo caso però è giusto sottolineare, lo Stato non è il governo, né tanto meno il parlamento, il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno). Perché questo avvenga è necessario che chi governa abbia a disposizioni risorse, risorse che vengono date in gestione al governo dai singoli cittadini in forma di tasse. Prima dimenticavo di citare una serie di “servizi” che da anarchico non ritengo tali: organi di polizia e sistema giuridico nel suo complesso. Si pretende che lo Stato non reclami il contributo dei singoli, ma questo significherebbe anche la scomparsa di organi di polizia e sistema giuridico, in altre parole, il capitale che vuole sostanzialmente farsi liberamente i cazzi suoi, accumulando risorse che potrebbero altrimenti venir utilizzati per il bene collettivo, pretende però che lo Stato difenda la sua proprietà. Bene, togliamo ogni tassa, facciamo sì che chi non ha risorse finanziarie non possa curarsi, che nei quartieri povere non vi sia manutenzione stradale, che i poveri non possano mandare i figli a scuola, però eliminiamo coerentemente anche tutti gli altri servizi che vengono pagati con le tasse! Tu accumuli danaro, io mi armo di Ak-47 vengo a casa tua, una bella raffica e ti tolgo dal novero degli esseri viventi senza alcun rischio di subire la repressione da parte dello Stato che non può più permettersi di pagare i poliziotti, né ti i giudici che emettano sentenze. Certo chi dispone di potere finanziario potrebbe anche costituire eserciti privati per proteggere la proprietà, ma non essendoci alcuna possibilità di ritorsione, gli uomini dell’esercito privato, pur nella loro stupidita tipica di chi indossa divise ed usa armi per vivere, potrebbero facilmente rendersi conto che migliorerebbero le loro condizioni di vita, se anziché proteggere l’altrui proprietà e ricevere in cambio delle briciole, rivolgessero le loro armi verso chi dovrebbero proteggere. Una bella giungla in cui vale la legge del più forte, che in questo caso non sarebbe più chi dispone di maggiori risorse finanziaria, ma chi dispone delle armi migliori e della più totale assenza di scrupoli. Ora provate a demolire questa tesi con la logica, o in alternativa rassegnatevi a mantenere un religioso silenzio!!!!

Devo dire che quando ho letto per intero questo papiro, sono stato piacevolmente sorpreso dal testo. I ripetuti incitamenti all’uso della logica non me li aspettavo proprio, considerato che il tizio sembra essere sinistroide dell’area bakuniana. (Magari prendo una cantonata nel definirlo così, ma non è interessante la cosa). Resta il fatto che con uno che promette di basarsi sulla logica e mi SFIDA a dialogare sulla logica… beh.. in Italia? Quando mi ricapita?  Proverò quindi a spiegare il mio punto di vista (e quello della scuola Austriaca di Economia, e quello dei libertari (da non confondere con i lib-dem, i liberisti (chi sono?) i liberali moderati, i liberal, i (!)  socialliberali, il PLI.). Speriamo che il tizio in questione mantenga le promesse e magari argomenti le controrepliche in maniera (civile e pacata è un di più) logica.

Analizziamo la prima parte.

Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi.

Tante sono le definizioni di Stato date da tanta gente. Per Mises ad esempio è colui che ha il monopolio legale della coercizione in un dato territorio. Per me anche, ma è una definizione. Usiamo la sua.

Lo Stato è l’insieme dei cittadini. Ok

Che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti

 Ok. Effettivamente “parla” a nome di tutti. Se infatti dichiara guerra al Congo, pure io mi trovo in guerra col Congo. Anche se a me, del Congo, potrebbe non fregarmi nulla.

Però poi dice “e di conseguenza degli interessi di tutti”.

E NO. Qua non condivido. Non puoi affermare che lo Stato faccia gli interessi di tutti. Lo Stato è una entità collettiva, quindi non in grado di agire né pro, né contro gli interessi di chiunque. Quindi ad essere contro o pro, e ad agire sono “coloro che governano” . Persone. Le persone, essendo esseri umani, sono soggette al Teorema dell’Azione Umana, che ci rammenta sostanzialmente che ognuno agisce per i suoi interessi personali (che possono essere egoistici, umanitari, solidaristici, di qualunque tipo.. ma suoi) Nessuno agisce nell’interesse di qualcun altro, a meno che questo interesse non coincida con il suo. (Cioé a meno che il provocare il bene di Terzi, non lo renda più vicino al suo scopo personale (che ancora può essere egoistico, umanitario, solidaristico, fisico o spirituale..).

La stessa definizione di “interessi di tutti” è una definizione collettiva priva di senso logico, se si pensa che ogni singolo cittadino ha interessi personali che spesso e volentieri collidono con quelli degli altri. Quando togli soldi da A per darli a B, non puoi identificare B come “interesse di tutti”, perché se così fosse, A, per suo interesse personale avrebbe già finanziato B, e comunque e semplicemente, perché A non è d’accordo, non è nel suo interesse quindi, nel darti soldi. In pratica, ci sarebbe da discutere (con scarsi risultati) su cosa sia “l’interesse generale” e come venga definito.

Quindi, non c’è nessun legame CONSEQUENZIALE per cui essendo “rappresentanti” della popolazione si debba essere “rappresentativi degli interessi di tutti”. Chiunque vada al Governo, fino a che sarà un essere umano, sarà rappresentante degli interessi suoi e di coloro che possono aiutarlo a raggiungere i suoi interessi.

Quando riusciremo a eleggere creature ultraterrene e il teorema dell’Azione Umana non sarà applicabile, questo cambierà. Ma fino ad allora, stiamo discutendo se sia opportuno dare del potere a determinati individui umani e, se si vuole dimostrare che in tal modo essi perseguiranno interessi DIVERSI dai loro personali, bisogna dimostrare in che modo li si costringe a farlo.

Potremmo  (e magari lo faremo) discutere a lungo sui metodi (inefficienti) per costringerli ad agire conto terzi, ma in ogni caso il fatto di essere rappresentanti dei cittadini non significa che DI CONSEGUENZA seguano gli interessi dei cittadini, (Ammesso di riuscire poi a definire questo interesse comune collettivo che potrebbe non esistere per 60M di persone).

Poi però il dibattente afferma che:

un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi

Bene. Torniamo ad essere d’accordo.un singolo si contrappone agli altri cittadini unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dell'”insieme dei cittadini”, quindi non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà. L’ultima semifrase è ininfluente.

Secondo questa proposizione, un cittadino (quindi, avendo stabilito che lo Stato è fatto di persone e che solo quelle agiscono), QUALUNQUE ESSO SIA, non può commettere le seguenti cose:

  • Decidere chi può o non può comprare un’arma. Né chi può vendere o non vendere sigarette, francobolli, servizi domestici, servizi medici, servizi sanitari. (Non si lede alcuna libertà offrendo in vendita un servizio né comprando un’arma. Casomai lo si fa utilizzando l’arma in maniera scorretta o vendendo prodotti non veritieri, ma agire sugli acquisti  o le vendite è un processo alle intenzioni che viola chiaramente la LIBERTA’ di qualcuno di vendere prodotti veritieri o utilizzare le armi in maniera corretta)
  • Decidere che qualcuno debba acquistare per forza un servizio (ancor più ad un prezzo stabilito) . E’ chiaro che se mi costringi a comprare 30 mele al giorno a 2 euro l’una, non puoi blaterare di rispetto della libertà. E quindi ugualmente illegale costringere qualcuno a pagare servizi sanitari pubblici, scuole pubbliche, strade pubbliche, rai pubbliche, spazzini pubblici, etc. E’ possibile offrire il servizio sul mercato, è possibile impedire ai cittadini di usare determinati servizi senza pagarli, ma se invece imponi a qualcuno di comprarli (e pure a un prezzo che decidi tu) STAI LEDENDO L’ALTRUI LIBERTA’.

 

Andiamo avanti.

il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno).

Anche questa è una interpretazione semplicistica. Se tutto un paese trova bella la casa di Gianni Rossi e decidono di prendergliela e mandarlo sulla strada, stiamo facendo gli interessi di tanti (tutto il paese) a discapito del bene di pochi (di uno…. il solo Gianni).

La faccio ancora più perversa. Giacomo e Luigi hanno entrambi un cancro al polmone. Necessitano trapianto immediato.  Carla, ha due polmoni in perfetto stato.

E’ giusto fare il bene dei più (Giacomo e Luigi) espiantando i polmoni di pochi (Carla) ?

E se il rapporto 2:1 vi sembra poco, potremmo espiantare tutti gli organi di Carla (in vita) per salvare 20 persone. E’ giusto?????

Per l’amor di Dio, spero che siate d’accordo con me che NO.

E’ chiaro quindi che c’è una discriminante e questa discriminante è la proprietà privata. Perché, come spiega l’economia austriaca è vita ed estensione della stessa. Perché, come spiegato da Mises, non c’è libertà alcuna senza libertà economica e chi controlla tutti i mezzi, controlla tutti i fini…

Quindi, NO. Lo Stato in caso di contrapposizioni, dovrebbe tutelare la proprietà privata (e la vita) delle persone. Non fare il conto tanti o pochi. Il diritto di vita non può essere certo alla mercé di maggioranze varie…

Arriviamo poi alla discussione su “servizi di polizia” e “magistratura” che sparirebbero se non ci fossero le estorsioni di stato chiamate tasse.

Potrei dilungarmi su svariati autori libertari che hanno ipotizzato soluzioni di mercato per fornire servizi di polizia e di magistratura che adempiano allo scopo. Ma voglio affrontare il discorso da un altro punto di vista.

Se sono uno che ha accumulato soldi, e tu ti armi di ak-47 e vieni da me per rubare, anche in assenza di “tutela di stato”, io, che ho accumulato soldi è banale che abbia servizi di sicurezza privati, pagati coi miei bei dindi (che potrebbero pure essere in posti più sicuri di casa mia ma lasciamo perdere il caso). Quindi tu per farmi fuori e rubare i miei soldi dovrai comunque pagare un costo. Magari ti servono 10 mercenari, 10 ak-47 due jeep armate di mitragliatrice, soldi da garantire alla famiglia del mercenario se crepa e quant’altro. Insomma. Tu comunque affronti di tasca tua un COSTO. D’altra parte se fossi uno straccione, se anche non ci fossero soluzioni di mercato alla tutela degli straccioni (e come ti dicevo poco fa, molti ne han teorizzato il funzionamento), è poco probabile che mi attaccheresti, perché pagheresti sicuramente un costo minore, ma con ricavi nulli. Affrontiamo ora il caso in cui io ho accumulato soldi e tu vuoi derubarmi in regime di forza di polizia statale.  Sarebbe bello poter dire “non lo fai”. Ma in realtà lo fai, pagandone il COSTO. Esattamente come prima. Solo che adesso il costo è qualche mazzetta alla polizia o al politico di turno. Oppure, in maniera molto più semplice mi derubi legalmente senza ammazzarmi. Come si fa? Facile. Paghi un politico per aumentarmi le tasse e un altro per dirottare finanziamenti pubblici verso la tua azienda. Con questo giochino raggiungi il fantastico risultato di “prestare” soldi alla  politica affinché mi derubi. Soldi che poi ricevi indietro tramite finanziamento pubblico con tanti interessi, perché se al politico hai passato 100000 euro, di finanziamento ti arrivano magari 5 milioni di euro. Aggiungiamoci che nel primo caso (ak-47 senza Stato), dovresti poi convivere con la gente che ti giudica un assassino (COSTO aggiuntivo), nel secondo caso no. Anzi, magari ti sei fatto un nome gridandomi contro che pagavo poche tasse…(Vantaggio Aggiuntivo).

Se poi guardi alla faccenda dal punto di vista del Governo, scopri che hai dato al Governo il potere di fare tutto. E il governo sono uomini. E torna la Teoria dell’Azione Umana. Se a uno del governo “serve” che un tizio muoia, il tizio muore a spese del contribuente, senza che il governante in questione debba neppure pagare un euro suo. Tanto è vero che quasi tutti gli Stati al Mondo fanno stragi. Putin ammazza gente pure all’estero. Chavez e Maduro hanno sterminato migliaia di Venezuelani… il governo Ucraino ha mandato cecchini a sparare sulla sua folla, il governo Italiano ha tolto Aldo Moro dall’Italicus evitando accuratamente di far scendere gli altri passeggeri.

Anche il discorso dei “mercenari che si ribellano”.. Il fatto che lo Stato non abbia certificato che l’omicidio è reato, non significa che il mondo cominci a considerare l’omicidio o il furto, legittimi, giusti. E’ vero che un mercenario potrebbe ribellarsi… è vero pure però che avrebbe chiuso per sempre con la carriera di mercenario, perché poi col cazzo che ti assume qualcuno. E se poi i parenti miei assumono altri mercenari per ammazzare il mercenario furbetto? Sicuro che non gli convenga fare la persona corretta e prendersi “le briciole” che poi briciole non sono perché non é “lo Stato” a pagarli?

In qualunque professione ad assunzione su base volontaria, conta tantissimo la “reputazione”… un furto a casa di chi dovevi proteggere o addirittura l’omicidio del datore di lavoro  ti fanno terminare la carriera istantaneamente e per sempre.

D’altra parte ci sono migliaia di informazioni, nella situazione Statale attuale che ti indicano che “normalmente” non succede: un qualunque picciotto della ndrangheta ha diverse occasioni per ammazzare il suo boss, magari in combutta con altri picciotti… Però questo solitamente non accade, e stanne certo, non per la paura che la polizia lo arresti. Quel che più realisticamente otterresti è semplicemente tante agenzie di protezione privata che operano sul territorio in maniera concorrenziale e che NON sparano ai datori di lavoro per derubarli. Come appunto non lo fa il picciotto verso il “boss”.

Infine è errata l’affermazione che chi ha armi migliori sarebbe avvantaggiato su chi ha maggiori capitali. Non è così, perché il denaro è il “mezzo” per eccellenza per raggiungere i propri scopi. Le armi NO. Le armi possono essere un MEZZO per impadronirsi del denaro, ma sono quindi un MEZZO “di secondo grado”. Poi, tu puoi immaginare di avere l’arma più potente che puoi portare con te. Ma senza soldi UNO solo rimani. Quello coi soldi invece è “tanti”. Tantissimi, tutti quelli che può pagare, armati come meglio può pagare. Tu senza soldi non paghi nessuno, con pochi soldi paghi poche persone. Poche persone poche armi, poche armi poca potenza di fuoco.

In realtà la violenza per ottenere le cose è una cosa talmente stupida e economicamente fallimentare che solo i bambini piccoli e gli Stati Grandi continuano ad usare sistematicamente. Nel mondo vince chi ha più mezzi. E il mezzo migliore sono i soldi. Ora, puoi decidere che i soldi vengano divisi a seconda del merito, e allora devi abolire gli scambi coatti, o al limite ridurli al minimo, oppure puoi decidere che i soldi vengano depredati tramite tasse e distribuiti tramite conoscenze. Che è il metodo “politico”.

 

Supponenza, ignoranza e approssimazione

Chiacchierando tra “liberali” su Facebook, mi viene consigliato questo post, scritto da un sedicente liberale che però evidentemente ha le idee tanto tanto confuse, anche se si rifiuta di ammetterlo.

Il che non sarebbe grave, quel che è grave è che se lo riprendi e gli fai notare che probabilmente non ci ha capito granché, la sua risposta è “tu non capisci, travisi i pensieri degli altri, lasciamo perdere”. Per poi girare l’etere raccontando che i libertari sono dogmatici e oltranzisti. Ora, non è questione di essere dogmatici e oltranzisti. E’ questione di capire una cosa, oppure non averla capita.

Il post in questione è questo.

L’autore è tal Gian Piero De Bellis.

Il post parte con la famosa frase di Proudhon: “la proprietà è un furto“.

L’autore ci fa notare che lo stesso Proudhon dice successivamente che        “la proprietà è la libertà

Ora, una persona normale applicando la proprietà transitiva, deduce che la “libertà è un furto”   (dim. (A = B) (A = C) ====> B=C )

Per quel discorso vetusto e obsoleto del principio di identità e non contraddizione che starebbe alla base della logica umana.  Un altro tipo di persona,  si limiterebbe a dire che Proudhon è un dissociato mentale e terminerebbe qui la questione. Probabilmente il posto giusto sarebbe un manicomio, a meno che non intenda costui veramente affermare che la libertà è un furto e che quindi la schiavitù è qualcosa di buono.

Il nostro autore invece si lancia nell’impossibile dimostrazione che le due proposizioni possano coesistere.

La prima affermazione è perentoria:

Innanzitutto va affermato che la proprietà non è un diritto e tanto meno un diritto naturale

BOOOM. Però tranquilli che adesso ce la spiega. Mica ci lascia così.

Però prima di lanciare la chicca, si attarda in due affermazioni condivisibili. Probabilmente è una strategia retorica per farti bere la puttanata successiva. Non ne ho la certezza ovviamente…. I motivi per cui abbia messo due affermazioni sensate prima di una puttanata cosmica esulano dal mio sapere. I fini, come ben sapete, sono personali.

Comunque. Giustamente afferma che lo Stato non è alla base dei diritti e che i diritti positivi sono una stronzata.

Chapeau. Mentre leggevo queste affermazioni, facevo veramente fatica a capire come potessero giustificare l’affermazione “tanto meno un diritto naturale”. Ma poi arriva il terzo capoverso. La bomba. Bomba che va riportata integralmente affinché anche voi che non volete leggervi l’articolo completo possiate gioire di cotanta arguzia mentale.

Indebita estensione: quando utilizziamo l’espressione diritto naturale, facciamo capire a tutti che stiamo parlando di un diritto pre-statuale e pre-welfare state che nulla ha a che fare con lo stato; se poi riteniamo lo stato come una entità istituita per opprimere e sfruttare, il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile (a parte norme e regolamenti prodotti autonomamente da gruppi interessati). Ma il diritto naturale garantisce diritti inalienabili che sono intrinseci alla persona fin dalla sua nascita (ad es. life, liberty and the pursuit of happiness – la vita, la libertà e la ricerca della felicità); includere tra questi il diritto alla proprietà mi sembra una estensione indebita. Infatti nessuno nasce con il diritto naturale alla proprietà ma solo con il diritto naturale al libero accesso alla proprietà, che sarà conseguita a seguito di determinati comportamenti produttivi. Altrimenti rimarremmo nella situazione presente in cui anche gli sfaccendati e i parassiti rivendicano il loro “diritto naturale” alla proprietà, ed espropriano con la tassazione una quota delle proprietà di coloro che si sono dati da fare con il loro impegno e i loro sforzi.

Et voila. Indebita estensione. Ancora un accenno a definizioni corrette. “il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile”  seguito addirittura dalla presentazione di diritti naturali inalienabili intrinseci alla persona (life liberty and pursuit of happiness).

Ma poi frana. E frana fragorosamente. A lui estendere i “diritti naturali” alla proprietà sembra una estensione indebita. INVENTA di sana pianta il concetto di “diritto naturale al libero accesso alla proprietà”.

Concetto quanto mai vago, spiegato di merda, e probabilmente che non sta né in cielo né in terra. Che cazzo significa? Che uno nasce con il diritto ad accedere liberamente alla proprietà… di chi?  Libero accesso DOVE? A casa mia? Che può usare la mia motozappa? Che ha il libero accesso alla mia macchina?  Non si sa, nessuno lo sa, non lo spiega, però da per scontato che questo sia un diritto naturale. Mica la proprietà, che invece è una “estensione indebita”…   La spiegazione del perché invece la proprietà NON SIA UN DIRITTO NATURALE è data con l’affermazione idiota per cui se lo fosse, gli sfaccendati e i parassiti rivendicherebbero il “diritto naturale” alla proprietà (altrui) ESPROPRIANDO (tassando) la proprietà altrui.

Quindi in pratica per questo signore qua, un diritto naturale si esercita privando gli altri del proprio diritto naturale. Il fatto che per lui (e anche per me) chi non fa un cazzo non ha diritto alla proprietà (altrui), fa scadere il diritto naturale a un qualcosa di ambiguo che lui definisce “fatto naturale”. 

Questo accade quando non ci hai capito un cazzo. Perché il diritto NATURALE è un diritto che deve valere PER OGNI ESSERE UMANO. Si distingue dal “diritto alla casa”, proprio perché questo secondo presuppone che qualcuno deve espropriare qualcun altro per garantirlo a sé stesso. Ed è per questo che non è un diritto ma una puttanata. La proprietà privata è un diritto naturale proprio perché vale per tutti. Ma se vale per tutti è lapalissiano che nessuno può, in nome di questo, violare il diritto naturale alla proprietà di un altro. Siamo tutti uguali, Cristo. Quindi tu hai diritto alla proprietà quanto ne ho io, ragion per cui IO non ho alcun diritto di esproprio e TU nemmeno.  Sembrano discorsi semplici, ma evidentemente non lo sono, se persone che riescono a capire che lo Stato non è la fonte di alcun diritto, poi non riescono a capire che cosa significa che un diritto deve valere PER TUTTI. Se non si capisce questo, è possibile dimostrare che neppure i “diritti naturali” che ha identificato prima, sono diritti naturali. Perché per esempio, un tizio che reclami il “diritto alla vita” avente bisogno di un trapianto di cuore, potrebbe reclamare il cuore di un altro, ucciderlo e innestarselo. E’ giusto no? Ho o non ho “diritto alla vita?” Beh mi serve un cuore. Tu ce l’hai e me lo prendo. Peccato però che quello a cui lo strappi, dovrebbe avere lo stesso tuo diritto alla vita… Prendiamo il diritto a perseguire la propria felicità. Se io mi diverto e mi sento felice lanciando sassi dal cavalcavia contro le auto in corsa, ho diritto di farlo, perché è ho “diritto di perseguire la mia felicità”. Esticazzi se quell’altro sbanda e crepa (violando il diritto alla vita). Io “reclamo il mio diritto alla felicità” che per me è lanciare sassi dal cavalcavia. Cazzo vuoi?  

Se questo ragionamento avesse un senso quindi, non solo il diritto alla proprietà sarebbe un “fatto naturale” e non un “diritto naturale”, ma neppure il diritto alla vita e il diritto di perseguire la propria felicità sarebbero “diritti naturali”.  Non si capisce quindi su quali contorte basi logiche l’autore definisca il primo un “non diritto” e gli altri due dei “diritti naturali”.  

L’ignoranza e la superficialità di analisi sono dei peccati. Ma non sono gravissimi, se non vengono abbinati alla supponenza di chi, di fronte a coloro che gli mostrano gli errori concettuali e logici commessi, si nasconde dietro un “voi tutti travisate”. Tu puoi pure essere un praticone con un pò di letture sulle spalle. Ma lo devi essere con umiltà, pronto a considerare l’ipotesi che sia tu quello che va contromano in autostrada e non tutto il resto del traffico.

 

 

Legal ashtray

Quando uno statalista ed un liberale si incontrano e dibattono, il liberale sostiene che lo stato non è necessario, o al limite necessario in misura minima, mentre lo statalista sostiene  l’opposto.

L’obiezione tipica dello statalista sarà che una società ha bisogno di regole. Lo statalista darà per scontato che ovviamente sarà lo stato a doverle dettare. Lo statalista è affetto da un complesso d’inferiorità permanente che lo porta a desiderare un “qualcuno” a lui superiore” il quale decida le regole per tutti, ma contemporaneamente è anche contagiato da un complesso di furbizia che lo porta a pensare uno stato indispensabile per alleviargli la fatica di dover lavorare per vivere. Lo statalista è una figura contraddittoria e schizofrenica. Lo statalista pensa che lo stato rappresenti la società, che la interpreti, che sia la coscienza della società e quindi abbia il potere di dettare le sue regole che fa diventare legge. A quel punto chiunque trasgredisca la legge dello stato diventa sanzionabile. Quella sanzione la incasserà e avvantaggerà lo stato, quindi secondo lo statalista, la società. Resta da capire come un individuo di quella società possa godere di un vantaggio dall’essere sanzionato. Anche secondo il liberale la società ha bisogno di regole, secondo lui però il procedimento per determinare quelle regole lo adotta naturalmente la società. Secondo il liberale non esiste “superiorità” o “inferiorità” di qualcuno nell’imporre o subire una regola. Se una regola serve, nascerà da sola. Se non serve non nascerà mai. Un liberale davanti ad un negozio troverà un portacenere, lo troverà anche davanti al bar, davanti al tabaccaio e così via, non si interrogherà sull’esistenza di un politico così intelligente da aver imposto una regola per il portacenere. No. Ogni volta che il liberale ne vedrà uno apprezzerà la sensibilità e l’iniziativa del singolo gestore che ha risolto individualmente un’esigenza. Tanti negozianti che condividono lo stesso pensiero e la stessa attenzione per il prossimo agiscono SPONTANEAMENTE e liberamente nello stesso modo mettendo a disposizione il portacenere. Quella moltitudine di azioni diventano nel tempo una regola non scritta della società. In quel caso a nessuno viene ordinato o impedito nulla, succede che quella regola esiste perché nasce dalla società. Ma a questo punto cosa potrebbe fare lo statalista nel constatare l’inutilità dello stato nel dettare regole alla società? Nulla di nulla, se non prenderne atto e preoccuparsi. Una regola libera non scritta non prevede obblighi, non prevede sanzioni monetarie, non prevede che uno debba sborsare forzatamente denaro per comprare un portacenere a “norma di legge” e nemmeno che lo debba cambiare magari dopo cinque anni perché è cambiata la norma. Niente giro di soldi per lo stato e niente soldi per lo statalista. Una regola libera prevede solo che persone libere, individualmente ed in silenzio giudichino e scelgano. Diventa legittima la preoccupazione del mantenuto (lo statalista). Non ci sarebbe da stupirsi se a questo punto lo stato rendesse obbligatori i portacenere, che già ci sono, magari regolamentandone le dimensioni, le forme, il colore, i materiali, le posizioni per la loro allocazione, che rendesse obbligatoria la certificazione degli stessi e che autorizzasse solo qualche azienda a lui vicino a produrli e commercializzarli. Sarebbe un bel giro di denaro, lo statalista potrebbe porre fine al suo stato d’ansia da mancanza d’ossigeno e procedere nell’automantenimento a mezzo legge statale.

 
1 Commento

Pubblicato da su 23 novembre 2015 in Uncategorized

 

CINEMATOGRAFIA AUSTRIACA

Le etichette a volte sono devastanti ed improprie. Prendiamo il caso della definizione “spaghetti western”, evoca qualcosa di divertente, leggero, basico, tarocco, superficiale.
Un indiscusso capolavoro di Sergio Leone -Il Buono il Brutto e il Cattivo- , a volte, non si capisce bene il perché e da chi, viene etichettato in quel modo.
Non ripeto la definizione perché provo vergogna anche solo ad associarla a quello che è uno dei migliori film mai prodotti dalla civiltà umana, fino ad ora.
Le meravigliose musiche, la fotografia, la regia, e la recitazione dei protagonisti sono la parte più evidente e spettacolare che hanno contribuito al successo di quel film.
Quel film però è molto di più, è di una profondità grandiosa che probabilmente sfugge ai più, ma di sicuro non ad un anarco-capitalista.
La trama di quel film è solo un pretesto, un contenitore, per poter inserire innumerevoli mondi, concetti e meccanismi che sono la vera profonda essenza del film.
Ci sono racchiusi tutti gli argomenti degni di nobiltà come il rispetto degli accordi, la giustizia, lo scambio, la soggettività del valore, la scarsità, la libertà, l’indipendenza, l’ordine spontaneo e sono in contrapposizione, spesso in un modo palesemente critico, spietato e cinico con il potere politico statuale, la debolezza umana, l’incoerenza, la stupidità e la meschinità.
In quel film tutto ruota intorno ai soldi (in quel caso d’oro e scarsi) in modo scontato, giusto e naturale: è naturale che il Biondo e Tuco Pacifico Benedicto Juan Maria Ramirez si associno per trarre profitto dalla condizione di ricercato di quest’ultimo, è naturale che Sentenza paghi un bicchiere di Whiskey per un informazione al “mezzo soldato” ed è naturale che Bill Carson paghi 200 mila dollari d’oro per un sorso d’acqua.
Ci sono battute che, lette in chiave statalista o antistatalista, riescono comunque a far riflettere, come quando Tuco ammanettato alla stazione ed accompagnato dal sergente nello spiegare orgogliosamente ad un soldato senza un braccio che sulla sua testa pende una taglia di 3 mila dollari gli chiede: “…e a te per questo braccio quanto ti hanno dato?”.
Oppure l’ammissione stessa di quel capitano incaricato di proteggere un inutile ponte “una cacca di mosca sulle carte dell’alto comando” spendendo quotidianamente ed inutilmente le vite dei suoi soldati.
Quel capitano dice anche un’altra frase particolarmente interessante: “chi ha più Whiskey per ubriacare i suoi soldati vince” e prosegue mostrando una bottiglia “perché questa è l’arma più potente…”. Eh beh.., diventa impossibile non notare in quella metafora le analogie con le attuali droghe di stato come per esempio l’informazione o la moneta fiat, ed è deprimente constatare come il meccanismo descritto da quel capitano rimanga tutt’ora invariato.
Quel capitano in punto di morte è rassicurato dalla promessa del Biondo: “..facciamo un po’ di rumore”: è un tacito accordo tra due persone che si trovano formalmente su sponde opposte ma si comprendono alla perfezione e si scambiano fiducia. Aspetterà quel “po’ di rumore” come una notizia.
Quella notizia sarà per lui liberatoria: lo riscatterà dall’essere schiavo dello stato, dall’essere fallito come uomo -consapevolmente- e debole moralmente.
La sua liberazione arriverà da un’azione che va contro la legge dello stato ma a favore del principio.
Quel brano del film è emozionante e commovente.

Dal lato degli statalisti, il personaggio più squallido e rappresentativo è Sentenza.
Sentenza si avvale di un potere di derivazione statuale e, semplicemente per suo tornaconto (come è normale che sia) se lo vende. Tutta la sua sicurezza ed arroganza deriva da quel potere, Sentenza è un politico raffinato dei più disonesti.
La strafottenza e la sicumera di Sentenza emerge forse nel modo più evidente quando durante un confronto con un militare idealista, utopista ed onesto, che vorrebbe far processare Sentenza per le sue porcherie, gli risponde con tono oltreché strafottente anche formale “le auguro di riuscirci…”.
Sentenza è il prodotto vincente dello stato. Vincente significa che tra i prodotti dello stato si affermano solo i più schifosi. È tristemente così.

Tuco è il prodotto dell’umanità, è una “bestia”, è apparentemente contraddittorio ma coerente nell’affermare il suo interesse, lo fa individualmente senza che gli venga regalato o rubi alcun potere, il potere politico individuale di Tuco è ridicolo, diventa persin comico quando, per esempio, cerca di convincere il Biondo disidratato a farsi dire il nome della tomba, non ce la farà mai perché Tuco si ritrova sempre in una posizione di debolezza economica: non capisce il valore delle carte che ha in mano e di solito le spreca, è lo stesso motivo per cui Tuco ha preso le botte da Sentenza mentre il Biondo no.
Tuco rispetta il principio solo per convenienza, è ignorante ed è solo, la forma non fa per lui, lui è solo sostanza.
Ma in tutto questo suo essere “bestia” ha il senso della giustizia (ovviamente sempre interessata): “vado, l’ammazzo e torno”.

Il Biondo è l’austriaco per eccellenza: rispetta i contratti: nella scena finale del film abbiamo la dimostrazione di come il Biondo, organizzatosi le dovute precauzioni del caso, rispetti l’accordo di spartizione dei dollari con Tuco. Il Biondo tiene alla vita, è intelligente, è pragmatico, rivendica la sua indipendenza: “ho deciso di sciogliere la società, perché un ladro di polli come te non varrà mai più di 3 mila $”, sfugge (come anche Tuco) alla guerra -con le distruzioni di vite e materiali che questa comporta-, sfugge alle regole dello stato ma non al principio, è coerente ed è umano. La sua umanità è in buona parte conseguenza dell’interesse ed è a tratti anche irrazionale, come quando fa fumare un soldato in punto di morte e gli lascia il poncho come coperta anche dopo morto.
Insomma il Biondo è buono perché è umano e mette la sua intelligenza al servizio del proprio interesse tenendo sempre ben presente il principio, in quel modo costruisce ricchezza di cui anche gli altri potranno avvantaggiarsi, ma solo se anch’essi rispetteranno il principio.

“Il Buono, il Brutto e il Cattivo” è un film che periodicamente andrebbe rivisto, possibilmente usando occhiali con lenti austriache, ci sono infiniti dettagli che visti in quell’ottica sono chiarissimi, io lo considero un capolavoro sopratutto per questo motivo: perché ci sono cose che anche se non son del tutto evidenti sono potentissime. Ci sono.

P.s. Alla fine del film Sentenza viene eliminato…

 
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Pubblicato da su 27 ottobre 2015 in Uncategorized

 

Egoista! Certo! Perché no…?

Vasco proseguiva: “quando c’ho il mal di stomaco, ce l’ho io mica tu, o no?”
Un concetto tanto ovvio quanto scontato.
È male essere egoisti? Pare di sì.
Tutta l’architettura cattocomu si basa sul promuovere un’ideologia che esalta l’altruismo e condanna l’egoismo.
Naturalmente poi nei fatti non funziona poiché l’essere umano è contemporaneamente sia egoista che altruista, come in economia è al tempo stesso sia produttore che consumatore.
Tornando all’egoismo, uno dei miei esempi preferiti che dimostrano la sua necessità prioritaria è di derivazione aeronautica.
L’esempio dimostra anche che l’egoismo è indispensabile e precedente all’altruismo.
Molti di voi avranno sicuramente sentito, nei momenti precedenti al decollo di un aereo di linea, dei consigli che riguardano la sicurezza.
Uno di questi dice che “nel caso di de-pressurizzazione della cabina si renderanno disponibili (grazie ad un sistema automatico) le maschere per l’ossigeno”, prosegue poi dicendo che “è necessario indossare la maschera e respirare PRIMA di aiutare gli altri”.
Sacrilegio! Egoismo puro! La compagnia aerea mi sta invitando prima di tutto ad essere egoista, roba da far impallidire qualsiasi radical-chic o prete.
Ma persino loro, se smettessero per un istante i panni dei predicatori casti e puri comprenderebbero il senso logico di quel comportamento egoista, difatti se dovessi morire per mancanza di ossigeno sarebbe matematicamente impossibile qualsiasi mia azione altruista volta ad aiutare il prossimo.
L’egoismo è quindi, non solo precedente all’altruismo, ma anche positivo poiché è grazie alla sua spinta che posso successivamente diventare altruista. Mentre non può avvenire il contrario.
Proviamo ad immaginare due poveri che siano SOLO altruisti, quei due poveri non hanno nulla da mangiare se non un bellissimo pesce, grosso e fresco. Quei due poveri però sono così altruisti da continuare a regalarselo a vicenda finché quel pesce diventa marcio.
I due altruisti muoiono entrambi di fame.
Se uno dei due poveri fosse stato anche un pochino egoista avrebbe potuto tenersi il pesce, venderlo e comperarsi una canna da pesca, dopo quindi avrebbe avuto la possibilità di disporre di più pesci, e quindi avrebbe potuto essere anche altruista.
Se invece uno dei due poveri fosse stato SOLO egoista l’altro sarebbe morto di fame lo stesso.
Bilancio comunque positivo ed a favore dell’egoismo, poiché nella situazione precedente avevamo due morti per fame mentre ora solo più uno.
Se tutti e due fossero stati egoisti avrebbero potuto scambiarsi lavoro (pescare) e capitale (canna da pesca e pesci) mangiando entrambi. Bilancio nettamente positivo a favore dell’egoismo: nessun morto di fame.

 
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Pubblicato da su 14 maggio 2015 in Uncategorized

 

Perché il Quantitative Easing è sempre un furto.

Benché il motivo per cui il QE, ovverosia l’inflazione monetaria ( l’aumento della massa monetaria tramite creazione della moneta dal nulla) sia un furto  dovrebbe essere lapalissiano ed evidente a tutti, nella società moderna, imbevuta di cazzate socialiste e stataliste,  questa evidenza sfugge ai più. In questo articolo mi propongo di fornire una serie di dimostrazioni che, se lette con un pizzico di attenzione dovrebbero fugare tutti i dubbi di coloro che ancora non riescono a rendersene conto.  Non c’è infatti nulla di più triste di vedere gente osannare coloro che li depredano perché convinti invece di star ricevendo dei benefici.

DIMOSTRAZIONE INDUTTIVA SEMPLIFICATA

Consideriamo, per semplicità e senza perdita di generalità che tutti i beni in una data area sottoposta a corso forzoso, moneta fiat e quantitative easing,  siano rappresentati da una torta. Supponiamo, sempre senza perdita di generalità e per semplicità  che la società intera sia composta da dieci individui, di cui uno, che chiameremo Bank, sia colui che ha il potere di inflazionare la moneta. Dovendo partire da una situazione di beni in possesso di qualcuno, per semplicità supporremo che la torta sia divisa in dieci fette e che ognuno sia proprietario di una fetta.  Infine, supporremo che all’istante iniziale (d’ora in avanti t0) ognuno dei dieci individui componenti la società sia in possesso di una banconota, per un totale di dieci banconote tutte di taglio uguale.

All’istante t0  1/10 della massa monetaria rappresenta 1/10 dei beni esistenti nella nostra area e, a parità di altre condizioni, ognuno può vendere la sua fetta di torta per 1 banconota agli altri. All’istante t0 quindi abbiamo tutti gli appartenenti alla società nelle stesse condizioni.

Supponiamo adesso che Bank sia in grado di stampare altre 10 banconote, e lo faccia. All’istante t1, istante in cui Bank crea 10 nuove banconote, la massa monetaria diventa 20 banconote, le quali, rappresentano ugualmente tutta la quantità di beni in circolazione che, non essendo cambiato nulla fuorché lo stampaggio di massa monetaria, sono ancora la torta di prima.

Quindi, adesso ogni banconota rappresenta solo 1/20 dei beni esistenti al mondo ed ogni persona che sia rimasta con una banconota, si trova improvvisamente ”proprietario” di  1/20 dei beni esistenti.  Questo è vero per tutti tranne per  Bank. Bank, improvvisamente si trova in possesso di  11 banconote sulle 20 esistenti al mondo e quindi si trova “proprietario” di poco più della metà dei beni esistenti. Diciamo poco più di mezza torta.

Il motivo per cui la parola proprietario è tra virgolette è perché fino a che non si concretizza uno scambio monete per fette di torta, la proprietà non cambia e non è detto che gli altri siano disposti a cedere la loro fetta di torta per lo stesso numero di banconote di prima.

In ogni caso, Bank, che ha inflazionato la moneta, si ritrova nella possibilità di forzare la mano a tutti gli altri proponendo prezzi di mercato per la loro fetta di torta che sono molto più alti di quelli di tutti gli altri e quindi in caso di volontà, da parte di uno dei partecipanti di vendere i propri beni, Bank si avvantaggia potendo offrire di più. Paolo, uno dei restanti 9 vorrebbe comprare la fetta di torta da Mario, che vuole vendere. Ma può offrire solo ed esclusivamente 1 banconota, quella che aveva prima.  Anche Giovanni può offrire solo una banconota, ma invece Bank può offrire fino ad 11 banconote (che non si è guadagnato almeno le successive 10) e quindi Mario finirà per vendere la sua torta a Bank per un prezzo diciamo di 2 banconote.

Quel che è accaduto è che l’aumento di massa monetaria ha reso de facto colui che l’ha stampata più ricco di prima, ma siccome la torta non è aumentata, almeno nell’immediato (e per dimostrare il furto NON E’ NECESSARIO andare più in là dell’immediato), la ricchezza in più che si ritrova BANK, è pari alla somma della ricchezza PERSA dagli altri partecipanti.

Tutto questo è valido a tempo zero, non è necessario stimare i vari effetti che la stampa di moneta causerà nel tempo (aumento del prezzo della torta, disponibilità da parte di BANK di prestare moneta creata ad interesse guadagnando così sugli altri, distorsioni del  mercato causato dall’afflusso di denaro in tutto ciò che piace a BANK e dalla mancanza di fondi in tutto ciò che NON piace a BANK). Questi effetti ci sono, appaiono nel tempo e in gradazioni diverse a seconda delle regole che stabilisce BANK nell’utilizzo del denaro nuovo fresco stampato.   Ma il passaggio di potere di acquisto, dagli altri 9 verso BANK si concretizza nell’istante stesso in cui BANK ha fatto QE. Siccome tale passaggio di potere di acquisto non è frutto di uno scambio volontario, ma di uno scambio forzato da parte di BANK, questo atto rientra perfettamente nella definizione di  Furto.   CVD.

 SECONDA DIMOSTRAZIONE: Dimostrazione per assurdo.

Le dimostrazioni per assurdo sono un tipo particolare di dimostrazioni matematiche. Si confuta la tesi che si vuole dimostrare e si fa vedere che tale confutazione porta ad un assurdo logico. Essendo la deduzione assurda è chiaro che la tesi non può essere falsa e quindi si ottiene la dimostrazione voluta.

Supponiamo quindi che la tesi che voglio dimostrare sia falsa.

IL QE NON E’ un FURTO.

Se il QE non è un furto, ciò significa che non è uno scambio forzato in cui si toglie qualcosa a qualcuno per darlo a qualcun altro senza possibilità da parte del possessore di rifiutarsi.

Ma se non si sta togliendo nulla a nessuno i casi sono due. O il QE non cambia assolutamente nulla (è neutro, se volete inutile), oppure arricchisce qualcuno SENZA impoverire altri.

Se il caso fosse uno di questi due, discenderebbe che una serie di QE uno dopo l’altro non impoverirebbero nessuno.  Supponiamo quindi di far tendere l’aumento della massa monetaria ad infinito. Vale a dire, se nell’esempio di prima abbiamo raddoppiato la massa monetaria, invece adesso stampiamo talmente tante banconote da avere una massa monetaria infinita o praticamente infinita per i nostri scopi. Significa azzerare la domanda di moneta. Significa che la moneta è come l’aria, un bene che non è più economico perché ce ne sta in abbondanza per tutti tanto da non competere più per tale bene.  Ora, il fatto che il bene moneta diventi  “non economico” dovrebbe già far aprire gli occhi sul fatto che il valore della singola banconota per massa monetaria che tende ad infinito, tende a zero.   D’altra parte,  la massa monetaria globale rappresenta la quantità globale di beni che può essere comprato e scambiato.  Siccome la quantità globale dei beni non tende ad infinito come la massa monetaria, accade che ogni banconota comincia a rappresentare    1/Massa monetaria  * BENI TOTALI.    Se fate il limite di questa formula per Massa Monetaria infinita, ottenete che ogni banconota non compra più nulla.

In altri termini il valore del conto in banca e dei soldi nel  vostro portafogli,  diventa NULLO, perché voi possedete solo una quantità finita di moneta che è una frazione di un infinito, ovvero ZERO.  D’altra parte, chi ha stampato INFINITA MASSA MONETARIA, si ritrova ad avere  INFINITO – Sommatoria(q)

    dove la sommatoria è la somma della quantità di moneta di tutti voi, quella che non possiede colui che stampa. Ma essendo una quantità finita, sottratta ad infinito non scalfisce per nulla la quantità di moneta che chi ha fatto QE possiede. Ovviamente non è necessario arrivare ad infinito, tali considerazioni sono validissime pure se semplicemente la quantità di moneta stampata sia molto molto maggiore di quella presente nel mercato.

In questa situazione, SENZA il corso forzoso che obbliga la gente ad usare la moneta, avviene semplicemente il fallimento della stessa.  Nel caso in cui il corso forzoso ci sia e funzioni, si ottiene che chi ha fatto QE possiede tutta la ricchezza esistente (è in grado di comprare tutto a qualsiasi prezzo), mentre tutti gli altri si ritrovano senza alcun valore reale.  La dimostrazione di quel che avviene quando la massa monetaria diventa infinita è questa e non necessiterebbe di ulteriori conferme. Per gli amanti delle statistiche storiche, è sufficiente andare a vedere cosa è successo in tutti quei posti in cui la massa monetaria è esplosa.  Dalla Germania post prima guerra mondiale fino allo Zimbabwe dei nostri giorni.

Ma l’ipotesi iniziale della nostra dimostrazione era che tramite il QE  nessuno veniva derubato, ma al limite qualcuno si arricchiva senza che altri venissero privati della loro ricchezza. Invece tramite una serie di QE sufficientemente lunghi e pesanti siamo arrivati alla situazione in cui tutti hanno perso tutto e colui che fa QE è in grado di comprare tutto il mondo.  Questo è un assurdo logico e quindi la tesi “IL QE non è un furto” DEVE essere per forza FALSA.

E’ appena il caso di osservare nuovamente che tutto questo avviene senza neppure definire COME vengano investiti da parte del banco i soldi che si è alacremente stampato. Non sono una variabile interessante né utile per la dimostrazione in corso. L’affermazione “Il QE è un furto” si dimostra a prescindere dal successivo utilizzo della stessa moneta, che come già spiegato, può portare a diverse conseguenze che vanno dall’aumento generale dei prezzi al consumo, alle bolle economiche in settori particolari, alle più o meno gravi distorsioni del mercato e della libera volontà delle persone.

Questa osservazione è importante, anzi direi decisiva da tenere a mente, per controbattere tutti  coloro che per dolo o ignoranza spostano l’attenzione su che giro fa la nuova moneta creata.  Non importa se la immetti nel mercato dei prestiti, se la usi per infrastrutture pubbliche, se la dai in beneficienza, se ci ripaghi debiti pregressi o quant’altro. Non importa neppure se la usi come reddito di cittadinanza.

In ogni caso, e per qualunque destinazione d’uso, il QE rimane un furto. Che si sostanzia nel momento stesso in cui crei la moneta e non successivamente per un uso che taluni possono ritenere sbagliato.

DIMOSTRAZIONE COMPLICATA

Sia B la quantità totale di beni scambiabili esistenti all’istante t0 in una data area e sia T il totale delle persone interessate dal processo di scambio presenti nell’area in oggetto.  Sia  D(B,T,t|t0) la distribuzione dei beni B tra le T persone all’istante iniziale t=t0;

Sia M0 la quantità totale di moneta circolante a t=t0 nell’area in questione.

Supponiamo che in tale area ci sia una entità chiamata BANK che sia in grado di aumentare arbitrariamente M, passandolo da M0 ad M0+QE  in un dato istante t1, con QE > 0.

Essendo M0 la quantità di moneta che all’istante t0 rappresentava la totalità di B,  nell’istante t1 in cui M diventa M1, si ha che BANK ottiene una maggiore quantità di moneta per partecipare al processo di scambio che produce la distribuzione D. Se sostituiamo a B il valore  M0 che rappresenta tutti i beni espressi in moneta corrente abbiamo che :

D(B,T,t|t0) = D(M0,T,t|t0)  per t=t0

Un epsilon prima del QE abbiamo la seguente identità:

D(B,T,t|t1-e) = D(M0,T, t|t1-e)

Un istante dopo avremo:

D(B,T,t|t1) = D(M0+QE,T,t!t1)

Potendo supporre B e T costanti nel periodo  e  o comunque non variati significativamente, otteniamo  che B= M0+QE ovvero che i beni esistenti all’istante del quantitative easing vengono redistribuiti su un numero di monete che adesso è maggiore, essendo QE maggiore di zero.   Siccome QE è in mano a qualcuno, ne deriva che questo qualcuno ha diminuito la quantità di beni  che M0 era in grado di rappresentare , facendone rappresentare una parte a QE, che è di sua proprietà. In pratica, i possessori di M0 hanno perso beni  reali a beneficio del  creatore di QE, tramite un passaggio forzato e non volontario. Un furto. CVD

DIMOSTRAZIONI ACCESSORIE

Qualcuno potrebbe obiettare che la moneta non rappresenti la quantità totale di beni scambiabili esistenti nella società. Per rispondere ad una tale asserzione è sufficiente provare a pensare al potere di acquisto di una moneta in una società in cui non ci sono affatto beni. Non c’è nulla. In tal caso, qualunque moneta  e qualunque quantità di moneta non vale nulla, a prescindere dal valore nominale che può riportare su di essa.  Induttivamente, una società in cui tutti i beni scambiabili fossero   1 (supponiamo una bicicletta),  a prescindere dalla quantità di moneta, siano esse una dieci cento, millemilamiliardi di banconote, esse permettono di acquistare al massimo (e solo) una bicicletta. La moneta rappresenta per forza beni reali e solo beni reali, perché le persone sono interessate ai beni reali e non ad un numero arbitrario scritto su un foglio di carta. Vogliono possedere ciò che puoi ottenere con una data quantità di moneta, non una data quantità di moneta  a prescindere da ciò che essa possa comprare.

 
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Pubblicato da su 10 maggio 2015 in Uncategorized

 

La crisi economica non è normale nelle società umane

Si sente spesso dire che il progresso nelle condizioni di vita di tanta parte della popolazione nei passati cinquanta – sessanta anni è la prova che l’intromissione statale nell’economia sia cosa buona e giusta.

Si sente spesso dire che senza lo Stato non saremmo mai cresciuti e diventati più ricchi di cento o duecento anni fa. Si sente pure dire che la recessione, la crisi economica, sia qualcosa di endemico connaturato al “mercato” se non alla stessa essenza umana.

In generale, in economia si sentono dire tante cose, che purtroppo però, per la maggior parte, sono sbagliate. Se vi state chiedendo perché politici e economisti di grido debbano dire castronerie economiche, la risposta è semplice: interesse personale. Se la si finisse di spersonalizzare le istituzioni e si realizzasse che al loro interno ci sono esseri umani che ragionano secondo i canoni dell’Azione Umana, si capirebbe infatti in un baleno che il miglior modo per trarre vantaggi dal sistema attuale, per questi individui, sta nell’affermare che il sistema attuale è buono e va conservato. Certo, se ci si ostina a credere che chi è eletto o che gli economisti siano interessati a dire la verità piuttosto che quel che fa comodo a loro, diventa difficile capire il perché dovrebbero mentire.

In realtà il motivo per cui siamo più “ricchi” di cento anni fa è molto semplice, addirittura banale per qualcuno che avesse studiato un pò di basi di economia austriaca. Per coloro che ne siano digiuni, abbiamo le basi pronte su questo sito, qui, e qui.

Il motivo è la capitalizzazione. L’ uomo, per sua natura tende a trasformare il capitale “tempo vitale“, in altri mezzi economici, che lo portano più vicino ai propri scopi. Ogni persona che coltiva la terra, lavora, costruisce qualcosa, scambia il suo tempo vitale (e altri mezzi economici) in cambio di mezzi economici che per lui valgono di più.

Valgono, ovviamente nel senso austriaco del termine. Il tempo vitale si esaurisce ed è poco facilmente scambiabile. Questo significa che per sua natura, un essere umano di 30 anni è generalmente più ricco di un essere umano di 3 anni, non perché lo Stato, la Nazione, la Regina o il Dittatore di turno abbiano fatto qualcosa, ma semplicemente perché ha investito il suo unico capitale iniziale (il tempo, la sua vita) in azioni che lo hanno portato ad una situazione che egli valuta migliore. Certo, è possibile che uno faccia tutte azioni sbagliate e si ritrovi col capitale azzerato, ma essendo questo fonte di grosso disagio per se stesso, naturalmente e senza alcuna imposizione statale, fa di tutto per evitarlo. Il capitale tempo si esaurisce, il bambino di 3 anni è molto più ricco di tempo, rispetto a quello di 30 e rispetto a quello di 60. Ma gli altri due hanno investito e trasformato questo capitale naturale in mezzi materiali, esperienza e capacità che per loro valgono di più del capitale impiegato.

Ripeto, può benissimo darsi che abbia preso decisioni sbagliate e che si sia pentito delle scelte fatte. Ma siccome queste scelte ricadono sulla sua personale possibilità di raggiungere i propri fini, egli subisce un fortissimo incentivo a non sbagliare. Se volete, in termini tecnici, il sistema è fortemente retroazionato dalla disutilità di ottenere perdite personali.

Questa affermazione vale ovviamente fino a che le proprie azioni provocano vantaggi o perdite personali. Se si permette di scaricare perdite su altre persone e mantenerne i vantaggi, il modo di agire cambia radicalmente. E’ il caso di quasi tutte le decisioni politiche ed è l’origine del detto “son tutti froci col culo degli altri”.

Quindi, un uomo, allo stato di natura, in qualunque situazione sia, tende a diventare più ricco col passare del tempo, per il semplice fatto che AGISCE SCIENTEMENTE per diventare più ricco. Ancora, vale la pena di ripeterlo, ricco in senso Austriaco, ovvero più vicino ai propri scopi e con una maggiore disponibilità di mezzi per ottenerli. Gli scopi però sono personali e ci sono casi (pochi in verità) in cui questa “ricchezza” non coincide con l’essere più ricco di beni materiali.

Se al posto di un singolo uomo, abbiamo 60 milioni di persone, tipo la popolazione italiana, è chiaro e limpido che questi 60 milioni, col tempo, semplicemente perché agiscono per esserlo, diventano tutti più ricchi. Ed è ovvio che l’Italia di cento anni fa sia meno ricca di quella di adesso, perché l’Italia di adesso ha almeno tre generazioni di persone che hanno agito, lavorato, prodotto ricchezza e aggiunto la loro ricchezza a quella dei figli e dei nipoti. Sessanta, Ottanta, Centoventi milioni di vite si sono consumate e trasformate in ricchezza per i posteri. E se siamo più ricchi degli Etruschi, non è perché “lo Stato Nazionale ci ha reso ricchi”, ma perché centinaia di generazioni si sono succedute da allora, capitalizzando e lasciando ricchezza in eredità agli altri su questa terra.

A questo punto bisogna chiedersi:

Cosa deve accadere perché questo processo di accumulo di capitale austriaco, questo miglioramento delle condizioni generali di tutti si arresti e si inverta, come sta accadendo per esempio in Italia e per esempio in Grecia nell’ultima decade?

Un motivo sono senza dubbio le catastrofi naturali. Uno Tsunami come quello thailandese del 2005 distrugge tanto di quel capitale da costringere gli uomini a ricominciare da molto più indietro nell’accumulo di risorse che la generazione seguente potrebbe essere meno ricca di quella precedente. L’esplosione del Krakatoa ha creato questo. Un meteorite che disintegrasse tre quarti delle terre emerse, ridurrebbe le popolazioni ad uno stato di indigenza enorme e diverse generazioni sarebbero più povere di noi adesso. MA non è il caso dell’Italia né della Grecia. Non ci sono state catastrofi naturali tali da produrre un depauperamento generale.

Un altro motivo sono senza dubbio le guerre e le guerriglie. Non credo ci sia bisogno di spiegare quanto capitale viene sprecato e distrutto durante guerre e guerriglie, in termini di vite umane (capitale tempo), macchine, edifici, infrastrutture, macchinari industriali e soldi. Neanche questo però è il motivo alla base del depauperamento generale Italiano. In Italia la guerra è finita nel 1945 e non ne abbiamo avute altre.

Resta un unico altro motivo. Lo SPRECO di Capitale. L’unico modo per far si che la gente impoverisca, è trovare un sistema capace di distruggere continuamente più capitale di quello che il normale vivere delle persone in tempo di pace riesca a produrre. Ma attenzione, non è semplice trovare qualcosa in grado di farlo. Le persone come detto, agiscono per diventare più “ricche”, non per impoverirsi. E’ necessario che questo qualcosa sia abbastanza potente da impedire loro di utilizzare il loro capitale nella maniera che preferiscono, perché questo porterebbe inevitabilmente ad una maggiore ricchezza per tutti.

Questo qualcosa quindi, deve essere in grado di ESPROPRIARE e DIROTTARE il capitale prodotto da ognuno di loro in maniera che non possano utilizzarlo per migliorare la loro posizione. Questo qualcosa deve impedir loro di usare il loro tempo in maniera efficiente e di usare il loro capitale fisico per migliorarsi. Deve essere in grado, qualora non riesca ad impedire completamente la produzione, di redistribuire questo capitale tra poche, fidate persone, lasciando tutti gli altri con le briciole.

Se questo qualcosa non è in grado di farlo, allora non c’è speranza. In tempo di pace l’uomo si arricchisce.

Questo qualcosa, l’avrete capito, si chiama Stato. Con tutto il para-Stato annesso. E’ solo lui che può, ed abilmente riesce, azzerare la crescita spontanea di 60 milioni di vite che incessantemente brigano per migliorare la propria condizione.

Ora, il PIL di una nazione è, come ho già spiegato, un dato poco veritiero e fuorviante. Manca completamente dello Stato Patrimoniale e poi rimane arbitrario. Però il PIL è manovrato dallo Stato, che ha tutto l’interesse a raccontare che questo cresce, pure quando non cresce. Ora capite che se perfino il PIL, con l’aggiunta della stima del traffico di droga e la stima della prostituzione, con i magheggi contabili dei vari economisti di Stato, non cresce, ma anzi decresce, vuol dire che la quantità di ricchezza sprecata annualmente dallo Stato è veramente incredibile.

Se supponiamo che il PIL rispecchi in qualche maniera “l’aumento” di capitalizzazione che anno dopo anno aggiungiamo alla capitalizzazione di tutte le persone, il fatto che esso cresca poco, o addirittura decresca, significa che la gente anno dopo anno, nonostante la capitalizzazione (quindi la somma dei capitali guadagnati gli anni precedenti), riesce sempre meno a raggiungere i propri scopi.  Valori come una crescita del 2% sono valori scarsissimi, vuol dire, a spanne, che in un anno nonostante i tuoi sforzi, il capitale impiegato e l’esperienza che aumenta, la tua attività lavorativa va solo un 2% meglio di un anno fa.

Tutto questo a spanne e con la legge del taglione, non vuole essere una misura precisa né potrebbe esserlo per come è calcolato il PIL. Però di certo, dopo aver speso un anno di tempo, la tua produttività, la tua esperienza, sono migliorate solo di un 2%.

Se il PIL (sempre supposto affidabile) è a zero, significa che in un anno non hai migliorato la tua capacità  lavorativa. Significa che un anno di TEMPO è passato invano, dal punto di vista delle tue capacità produttive.

Immaginate un tizio che inizia a fare il produttore di cioccolatini. Inizierà con poco, avrà poco capitale e poca esperienza e quindi in principio produrrà poco. Ma col passare del tempo, accumulando capitale ed esperienza, potrà comprare macchinari migliori, scegliere metodi produttivi migliori, espandersi e produrre di più. E invece, a spanne, il PIL a zero ci dice che o non lo ha fatto per nulla o se lo ha fatto lo ha fatto inutilmente, perché produce comunque quanto l’anno prima.

Se il PIL è addirittura negativo, significa che questo qua, più diventa esperto e più (se e quando) accumula capitale e mezzi per produrre, MENO BENE e MENO produce. Che belli i tempi in cui aveva appena iniziato, e senza sapere nulla di come produrre cioccolata e avendo solo le proprie mani, una paletta e un secchiello, produceva più di adesso.

Tutto questo è semplicemente un controsenso logico. Ed è dovuto solo ed esclusivamente all’interferenza statale nelle libere azioni imprenditoriali dei cittadini. Gli aumenti dei costi imposti per legge, la dilazione dei tempi per fare qualunque cosa (quindi un aumento dei COSTI in capitale tempo) , l’espropriazione di risorse che sarebbero potute servire per migliorare la produzione e la competitività e invece sono dirottate in spese correnti senza senso e in consumo di capitale… Tutto questo è la causa principale della recessione e della crisi economica.

Ora, se pensate che per nascondere tutto questo, TUTTA la quantità di denaro utilizzata in SPESA CORRENTE pubblica, viene segnata come PIL (quando così non è e non può essere perché di incontestabili sprechi pubblici ne abbiamo evidenze in ogni dove) e nonostante questo trucco, il PIL è negativo, potete farvi una idea di quanto in realtà sia molto più ripida la caduta della capacità delle persone di migliorare se stesse, indotta dallo Stato.

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2015 in crisi economica, economia

 

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