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La società anarcocapitalista degli Stati Nazionali

Nel sempre appassionante dibattito tra libertari e liberali classici (o miniarchici) che dir si voglia, la domanda centrale, che alla fine divide i due schieramenti è sempre la stessa:

E’ possibile organizzare una società senza stato?

Dove per “società senza stato” si intende una società nella quale non ci sia un monopolio territoriale della violenza e della giustizia.

Infatti la visione dei libertari (o anarco-capitalisti, o proprietaristi come piace definirli a me) è che non solo sia possibile, ma sia anche auspicabile e prodromo di miglioramenti rispetto all’attuale.

La visione del liberale classico, o miniarchico invece, è che, benché sia risaputo che lo Stato è un male, è un male che deve essere ridotto all’osso, ma che non può essere mai eliminato del tutto e soprattutto che in alcuni campi, quali la difesa e la giustizia, non se ne possa proprio fare a meno.

A supporto di questa tesi, normalmente il liberale classico porta un paio di obiezioni che, se vogliamo, non sembrano peregrine.

  1. Senza Stato, lo Stato stesso si riformerebbe da solo, in quanto un gruppo organizzato di predoni, imporrebbe lo Stato stesso agli altri o, qualora venga fermato da altra gente bene armata, sarebbe quest’ultima a ricreare di fatto.. uno Stato.
  2. L’evidenza ci dice che in tutto il mondo, tutte le comunità vivono sotto padrone… ovvero sotto lo Stato. Questo dimostrerebbe che è “nella natura umana” dover essere governati per poter prosperare.

Ora, mentre il punto uno è sufficientemente ipotetico da non perderci tempo, è opportuno secondo me soffermarsi sul punto due. Una eventuale sconfessione del secondo punto, del resto, inficierebbe il primo per costruzione.

Veniamo quindi a esporre il mio pensiero e la mia dimostrazione che il punto due è sostanzialmente falso e che quindi, nell’annosa diatriba tra “miniarchici” e “anarco-capitalisti”, hanno ragione i secondi.

Avvicinandosi al pensiero libertario si compie un percorso che generalmente è: “variamente socialisti —>liberali classici–>anarcocapitalisti”.

E’ quindi plausibile che chi compie il secondo passo, lo fa a ragion veduta e non per innati sogni utopici. Generalmente non si entra libertari nell’età adulta. Lo si diventa. Solitamente nell’età adulta entri socialista, perché quello ti insegnano a scuola. Poi, se ti impegni e ti metti a studiare determinate cose, diventi miniarchico. Non libertario, perché il passo “socialista——–>libertario” è troppo ampio per farlo in un colpo solo. Quindi se continui a cercare, e a trarre tutte le conclusioni che devi trarre, anche quelle scomode, rischi di diventare libertario.

E’ quindi una evoluzione del pensiero e come tale è abbastanza improbabile che l’optimum stia a metà dell’evoluzione. Ma tutto può essere e questo mio pistolotto iniziale, non dimostra assolutamente NULLA.

Se osserviamo la Nostra Nazione (ma anche qualsiasi altra), noteremo che il monopolio della forza e della violenza, è riproposto ad ogni livello territoriale. Sul comune di pochi abitanti, governa il Comune. Sopra esso governa la Provincia, sopra la Provincia le Regioni. E sopra le Regioni, lo Stato Nazionale.

E’ un costrutto gerarchico, che parte dal locale, dal governare piccole comunità, ed arriva a comunità di milioni di abitanti e migliaia di km quadrati.

In ognuno di questi elementi gerarchici è sempre rispettata la teoria che quello più in alto comanda su quelli più in basso. Il cittadino prende ordini dal Comune che prende ordini dalla Provincia che prende ordini dalla Regione che prende ordini dallo Stato.

Ovviamente gli ordini possono anche saltare di livello, ma il concetto rimane quello. Del resto se la teoria è che l’indole umana necessita di essere governata, è chiaro che si formeranno livelli di potere per governare tutto il territorio ed impedire all’uomo di essere, per sua natura (presunta) homo homini lupus.

E tutto torna. Tutto torna, se ci si ferma arbitrariamente allo Stato Nazionale.

Perché non si va più su?

Se le persone hanno necessità di risolvere i diverbi tramite un ente che è giuridicamente loro superiore (il comune).

Se i comuni tra loro hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è giuridicamente superiore (la Provincia).

Se le province tra loro hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è loro giuridicamente superiore (la Regione).

Se una ventina di regioni (nel caso italiano) hanno bisogno di risolvere i loro diverbi tramite un ente che è loro giuridicamente superiore (lo Stato).

Come mai, ben DUECENTO Stati Nazionali NON HANNO BISOGNO di un ente che sia giuridicamente superiore a loro per risolvere i loro diverbi?

Attenzione, questo non vuol dire che non si possa pensare “E invece ne avrebbero bisogno”, anche se tale frase, come dimostrerò in seguito è comunque errata.

Questo vuol dire che avete già la vostra comunità anarco-capitalista esistente, che prospera e continua a vivere NONOSTANTE non ci sia nessun monopolio della violenza a livello mondiale né monopoli della giustizia a livello mondiale.

Ora, se l’indole umana fosse quella di essere governati, si sarebbe dovuto formare “naturalmente” un unico capo. Ma non da oggi che ci conosciamo a livello mondiale. Quando già solo in Europa si avevano rapporti tra 20-40 Stati, doveva PER FORZA emergere un monopolio della violenza nel territorio di quei 20-40 Stati.

Perché se così non fosse stato, tornando all’obiezione 1, qualunque Stato si fosse messo in testa di aggredire gli altri, sarebbe diventato  il super-stato che comandava sul territorio degli altri, e parimenti se non ci fosse riuscito, sarebbe colui il quale si è organizzato per sconfiggerlo ad imporre di fatto la propria supremazia.

La Storia però ci mostra tutt’altro. Seppure ci abbiano provato varie volte ad annettersi mezzo mondo, alla fine. hanno sempre fallito. Quando Napoleone però è stato sconfitto a Waterloo, l’Inghilterra non è diventata affatto il “super-stato” che avrebbe imposto il monopolio della violenza sulla Spagna, sull’Austria e su tutti gli Stati con i quali collaborava. Se poi si va a guardare la storia recente, si nota con facilità che il “super-stato” è sempre meno vicino. Il numero di annessioni è minore del numero delle secessioni. Gli organismi “sovranazionali” non funzionano, non hanno poteri reali e non hanno eserciti da comandare.

La realtà ci mostra che le relazioni tra Stati Nazionali, sono giusnaturaliste e anarco-capitaliste

 Sono anarcocapitaliste? Si perché è “rispettata la proprietà privata e la vita”. Infatti ben duecento stati si riconoscono tra loro e generalmente (la perfezione non è umana)  non si dichiarano guerra. Le Nazioni in pace tra loro sono sempre molte di più delle nazioni in guerra.

Possiamo anche osservare che il concetto di “proprietà privata” è SUPERIORE allo Stato e non è “creato e definito dallo Stato”:

Tra loro, gli Stati hanno confini. E ciascuno Stato SA BENISSIMO quali sono i confini e cosa significano. Senza nessun “superStato” che gentilmente definisca cosa è un confine.

Quindi il concetto di proprietà privata, esistendo AL DI FUORI dello Stato ed essendone lo Stato stesso soggetto … viene ontologicamente prima e gli è superiore.

Ogni Stato vede riconosciuto il suo “diritto alla vita” (che ovviamente non significa che nessuno mai cercherà di aggredirlo). Una aggressione da uno Stato ad un altro, è vista COMUNQUE da tutta la comunità come una VIOLAZIONE del diritto alla vita dello Stato aggredito e non è giudicata un atto giusto da NESSUNO (o quasi) degli altri individui della comunità (gli altri Stati).

Anche se non c’è il monopolio della violenza.

La proprietà privata di tutto ciò che è prodotto all’interno di ciascuno Stato sovrano, è rispettata da tutti gli altri Stati. Nessuno si sogna di dire che la Bolivia ha diritto ad una parte del grano coltivato in Russia. SE Russia e Bolivia sono in buoni rapporti, possono fare accordi commerciali per permette alla Bolivia di ottenere grano Russo. La Russia potrebbe PERFINO decidere di regalarglielo. Nelle relazioni tra Stati, la solidarietà torna volontaria. Strano eh?

Sono tutti SCAMBI VOLONTARI. Gli Stati, guarda un pò, si gestiscono tra di loro con scambi volontari, senza NESSUNO che imponga loro di fare o non fare determinati scambi e senza nessuno che imponga loro di pagare tasse. E pensate: oguno si fa le strade sulla sua proprietà…. E noi per magia possiamo fare Lisbona – Pechino in macchina. Le strade si costruiscono pure con gli scambi volontari.

Vale la pena osservare che anche qualora un gruppo di Stati finanziasse un ente sovranazionale, lo fa in ragione di accordi precedentemente presi in maniera VOLONTARIA con altri Stati.

Quindi solo scambi volontari e rispetto della proprietà privata.

La realtà è che TUTTI GLI STATI sono fautori dell’anarcocapitalismo quando si tratta di scegliere CHI GOVERNA LORO. E, ovviamente, TUTTI GLI STATI sono socialisti quando si tratta di decidere su chi devono governare.

E badate bene che sostanzialmente sono le stesse persone a predicare socialismo interno e anarcocapitalismo all’estero.

La stessa Unione Europea, ha più volte dimostrato che è un’area di anarcocapitalismo, viste le differenze di vedute e di fatti tra tedeschi francesi, italiani  per esempio sull’immigrazione. Unione Europea che tra l’altro, ovviamente, non ha neanche l’esercito.

E’ veramente necessario che vi spieghi PERCHE’ l’Unione Europea non ha un esercito? Perché invece la difesa è definita da un patto VOLONTARIO E BILATERALE chiamato NATO? ??

Ed è necessario che vi faccia notare che il suddetto patto, si fondi sul principio di non aggressione verso gli stati contraenti e invece si rifiuti di essere valido nel caso di aggressione da parte degli stati contraenti verso nazioni terze?

Gli Stati Nazionali…… Non sono una bellissima e funzionante comunità anarcocapitalista?

La società anarco-capitalista degli Stati Nazionali sfata anche il famoso ritornello secondo il quale “in un sistema capitalista la ricchezza si accentra sempre più”.

E’ invece vero il contrario: l’Italia perde ricchezza e la Cina e l’India, un tempo poverissime, si stanno arricchendo. L’America, un tempo ricchissima, è sempre meno ricca comparativamente agli altri.

Ancora: nella società anarcocapitalista degli Stati Nazionali, la collaborazione volontaria è sempre vieppiù vantaggiosa rispetto alle aggressioni, e sono spessissimo i rapporti commerciali tra Stati un freno ancora maggiore della “potenza militare” allo scoppio di ostilità. Gli svantaggi della non cooperazione superano di gran lunga i vantaggi di una aggressione

Tutto questo in una società ANARCOCAPITALISTA senza un monopolio della forza.

Stati piccolissimi e ricchissimi vivono spensierati senza che nessuno li aggredisca. San Marino, Singapore,il Principato di Monaco, la stessa Svizzera… Sarebbero prede facili… eppure sono lì, piene di ricchezza… e indipendenti…

Amici cari, non solo il sistema anarcocapitalista si adatta bene all’indole umana. Ma è anche il sistema preferito per relazionarsi tra loro delle duecento entità più potenti del Mondo.

E non crediate… Il Governo Mondiale non si farà mai. Nessuno Stato vuol vedersi comandato da altri che da sé, nessun governo americano è così idiota da farsi governare da un misto di cinesi e indiani (per restare al sistema di governo democratico).

 Infine, si potrebbe obbiettare che nell’attuale sistema anarcocapitalista ci sono diverse guerre che andrebbero fermate e sanzionate e che quindi un “superStato” sarebbe comunque auspicabile.

Ma neanche questa ipotesi sembra reggere alla realtà. Con un superStato mondiale non ci sarebbero ovviamente guerre con terzi, non esistendo “terzi”. Ma ci sarebbero (e tantissime) guerre interne, guerre civili… e stragi.   Nel corso della Storia del resto, il maggior numero di vittime, gli Stati Nazionali li hanno mietuti AL PROPRIO INTERNO. Stalin e Mao uccisero per lo più loro concittadini. Pol Pot pure. Gli ebrei nei campi erano in gran parte residenti in Germania.  E’ perfino OVVIO che sia così, un sistema anarco-capitalista rispetta la “proprietà privata”. E siccome con le tue cose fai quel che vuoi, le reazioni sono meno avverse.  Il problema è che sono adusi definire “cosa loro”, tutto ciò che esiste sulla loro estensione territoriale. In primis gli uomini.

Il fatto che il sistema anarco-capitalista non venga adottato all’interno degli Stati Nazionali da nessuno è quindi un fatto storico, non sistematico. Anche perché, in questa “gerarchia sociale” frattale, possiamo anche andare all’indietro.

Se per 200 stati nazionali funziona bene l’anarco-capitalismo, è plausibile che funzionerà bene anche per 400. Perché non 1000? Perché non 10000?

Se ogni città del Globo fosse una San Marino, un Monaco, un Singapore indipendente… perché la cosa dovrebbe avere un inversione di utilità? Se pensate ad una delle migliori epoche vissute dal territorio italiano: il Rinascimento, non potete non accorgervi che il territorio era partizionato in diversi piccole entità territoriali e, non di rado quelle più fiorenti erano quelle più piccole.

E’ quindi secondo me, anche facilmente immaginabile un mondo formato da UN MILIONE di Stati diversi. Si può forse arrivare a 7 miliardi di Stati diversi? Ovvero uno stato per ogni individuo, ovvero l’assenza totale di Stato?

Benché la cosa sembri utopica e di impervia realizzazione pratica, non c’è alcun argomento che possa negarne la possibilità di funzionamento. C’è un limite massimo di Stati Nazionali? Nessuna legge economica o fisica lo stabilisce. E le cose sembrano funzionare vieppiù meglio quando l’estensione del monopolio della violenza si riduce territorialmente. E se è ipotizzabile un mondo di Stati grandi come Comuni, con regole anarco-capitaliste funzionanti applicate tra loro, rimane ipotizzabile e sicuramente auspicabile un mondo di Monarchie Assolute di estensione territoriale pari alla proprietà privata del Monarca.

 

 

 

 

 

 

 

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Per Bylund: La legge di Say

Questo post è la traduzione di un articolo  scritto per Mises.org.

La traduzione è made in LibertyFighter

07/10/2017Per Bylund
[nota dell’editore:Il ministro dell’Energia Rick Perry ha dichiarato Giovedi: “Tira fuori l’offerta e la domanda seguirà”. Sembra che Perry stia cercando di invocare la Legge di Say, e molti economisti professionisti ed esperti hanno subito cominciato a deridere Perry e la Legge di Say, perché fanno asserzioni contrarie all’ortodossia Keynesiana. Di seguito l’economista Per Bylund, illustra cosa dice veramente la legge di Say, e perché é corretta]
Pochi concetti sono stati così male interpretati come la Legge di Say. In parte, questo è a causa di John Maynard Keynes, che aveva bisogno di sbarazzarsene per fare spazio a politiche interventiste. Come fai a sbarazzarti di una “Legge” che è stata il fondamento degli economisti nella comprensione  dell’economia di mercato per 150 anni?
La rappresenti in maniera sbagliata. I fantocci sono molto più semplici da abbattere che le cose reali.
Quindi, la “Legge di Say è conosciuta attualmente, in termini Keynesiani come “la produzione crea la sua propria domanda”, che è ovviamente sbagliato.
Originariamente però, il significato era diverso. Aveva pure un nome differente. Gli economisti antecedenti a Keynes, tendevano a riferirsi ad essa come alla “Legge dei Mercati”, perché questa descrive in termini veramente semplici i fondamentali di come funziona un mercato.
Jean Battista Say fu quello che formulò la legge nella maniera più semplice, e forse è per questo che ha finito per prendere il suo nome.
Say disse che: “non appena un prodotto viene creato che, da quell’istante, può permettersi di comprare altri prodotti per il massimo del suo proprio valore.”

 Questo significa: Siccome ognuno di noi può solo acquistare la produzione di altre persone con le proprie produzioni, siccome il valore che possiamo comprare è uguale al valore che possiamo produrre, più uomini possono produrre, più essi possono acquistare.

In altre parole, la produzione precede il consumo e la domanda di ciascuno è costituita dall’offerta.

La Legge dei Mercati quindi illustra la natura delle azioni di mercato dove la produzione è attuata sotto la divisione del lavoro. Specificatamente, noi produciamo per vendere, con l’intenzione  di usare i ricavi per comprare ciò che realmente vogliamo. La produzione nel mercato è in altre parole indiretta e non intrapresa per soddisfare direttamente i propri bisogni. Produciamo per soddisfare i bisogni degli altri e poter quindi soddisfare i nostri comprando ciò che gli altri producono.

Il beneficio è che c’è una separazione tra quel che voglio consumare e cosa produco, che significa che ognuno di noi può specializzarsi producendo qualcosa che sappiamo produrre relativamente bene, invece di produrre solo ciò che vogliamo consumare. Questo significa anche che possiamo specializzarci nella produzione di una sola cosa invece che di una moltitudine, tagliando quindi i costi per cambiare la produzione, sviluppando abilità ed esperienza e conseguentemente, aumentando la produzione.

Ma mentre l’universale specializzazione sotto la divisione del lavoro significa che la produzione globale viene significativamente aumentata, questo significa anche che diventiamo tutti dipendenti da ciascun altro. Non solo abbiamo bisogno di vendere ciò che produciamo agli altri, in modo da rifornisci dei mezzi di cui necessitiamo, ma abbiamo anche bisogno di commerciare con coloro che producono ciò di cui noi abbiamo bisogno. Diventiamo interdipendenti. Ecco perché Mises sentenziò che “La Società è divisione e combinazione di lavoro. Nella sua capacità di essere un animale agente (che agisce n.d.t), l’uomo diventa un animale sociale.

Questo “animale sociale”, trae beneficio, si impegna, e sostanzialmente nasce dalle (inter)azioni di mercato.

Siccome possiamo trarre beneficio per noi stessi solo allineando coerentemente i nostri sforzi produttivi su ciò che gli altri vogliono, noi siamo obbligati a comprendere gli altri. Facendo questo, possiamo capire prima quali necessità e desideri hanno e quindi occuparci di procurare loro questi beni. E siccome la produzione richiede tempo, la produzione deve precedere la domanda.

Siccome la domanda è sconosciuta, la produzione è necessariamente speculativa e imprenditoriale. L’attuale domanda sarà scoperta quando i beni saranno presentati ai potenziali compratori. Gli imprenditori sono quindi “preveggenti”, valutatori di progetti e prenditori di rischi; in una economia avanzata loro anticipano i fondi ai proprietari di lavoro, terra e capitale e recuperano questo investimento se hanno successo nel vendere il prodotto.

Nello stesso tempo, i consumatori possono comprare solo se si sono impegnati in produzioni che soddisfano i bisogni degli altri—- perché altrimenti loro avrebbero solo la voglia, ma non la possibilità di comprare (e questa NON è Domanda). Questo non è un argomento circolare, ma una spiegazione della crescita economica. L’abilità di vendere beni nel mercato e quindi impegnarsi in produzione specializzata, richiede un investimento produttivo. Così, per specializzarsi uno ha bisogno prima di produrre beni richiesti in eccesso rispetto a ciò che sono i suoi bisogni. Lo stesso è vero oggi: lo sviluppo di un nuovo bene, richiede un investimento e, questo investimento è speculativo in quanto l’attuale domanda per il bene in questione non può esssere conosciuta fino a quando non sarà troppo tardi.

L’implicazione è che non ci potrà mai essere un generale surplus nell’economia e quindi nessuna carenza nella domanda aggregata. E’ certamente possibili che ci sia un surplus o un deficit di un bene particolare, cosa che succede regolarmente  quando gli imprenditori sbagliano nell’anticipare e quindi incontrare la domanda, ma questo solo a breve termine.

Siccome tutte le produzioni sono intraprese per vendere i beni prodotti, per poi comprare i beni che meglio soddisfano i desideri del produttore,l’incapacità di vendere diventa una incapacità di domanda. Non possiamo comprare se prima non produciamo i mezzi per comprare (n.d.T in inglese il termine è “demand” domanda).  E quindi  il fatto che qualcuno sia impossibilitato a vendere ciò che produce e quindi non può comprare beni nel mercato, non è una mancanza di domanda.  E’ piuttosto un fallimento produttivo che causa la riduzione della domanda. Un fallimento imprenditoriale.

Se il governo “stimola la domanda”, sta solo sussidiando quei beni che sono stati prodotti ad un prezzo troppo alto. Conseguentemente, gli errori imprenditoriali vengono sostenuti economicamente e la produzione quindi rimane disallineata dalla domanda.

E’ quindi facile vedere perché i sostenitori dell’interventismo hanno voluto sbarazzarsi della Legge dei Mercati. Se la domanda non fosse costituita dall’offerta, allora i mercati non potrebbero ripulirsi e il governo dovrebbe salvare noi da noi stessi.

 

 

 

 

 

 

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La Lettera di Michele

Michele adesso non c’è più. Copio e incollo la lettera che ha pubblicato IlGiornale perché, oltre che toccante, dice diverse cose sacrosante e che meritano di rimanere nell’Etere.

Oltre al fatto che il ragazzo sembrava essere veramente in gamba e conscio di tutto ciò che dice. Insomma. Mi ha talmente colpito che ho ripubblicato qualcosa sul blog dopo anni.

“Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi. Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte. Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità. Tutte balle.

Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia. Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile. A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive. Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo.

Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione. Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare. Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno. Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri. Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino. Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene. Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità.

Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2017 in Uncategorized

 

Discussioni libertarie

Questa sera, come spesso mi accade, ho discusso pesantemente su Facebook con qualcuno che non conoscevo. Dopo esserci vicendevolmente insultati e minacciati di morte, dopo aver giocato a chi ce l’ha più grosso dal punto di vista scientifico-culturale, siamo riusciti a pervenire ad una discussione pacata.

Ad un certo punto, costui scrive il seguente testo, sfidandomi a dimostrare logicamente che ha torto.

Analizzo il testo e rispondo su queste pagine, principalmente perché scrivere un commento articolato su Facebook è una impresa e non favorisce la risoluzione di controversie.

[cut di insulti e minacce precedenti]

tentate se vi è possibile di confutare la mia tesi, dare opinioni a capocchia è facoltà di chiunque, dimostrare ciò che si afferma è esercizio ben più impegnativo. Se sostengo che chiunque sia liberista, non possa che avere palesi difetti sinaptici, non è per desiderio di proferire garbati apprezzamenti, verso che non ritengo degno di confronto, bensì perché ciò è facilmente dimostrabile. Ma passiamo oltre. Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi. Vi sono state svariate interpretazione di come possa venir correttamente gestito il rapporto tra singoli e collettività, la democrazia rappresentativa è una di queste, è un sistema che personalmente ritengo sia una grandissima puttanata, ma è una questione filosofica che si può rimandare ad altro momento. Soltanto un concetto in questo caso però è giusto sottolineare, lo Stato non è il governo, né tanto meno il parlamento, il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno). Perché questo avvenga è necessario che chi governa abbia a disposizioni risorse, risorse che vengono date in gestione al governo dai singoli cittadini in forma di tasse. Prima dimenticavo di citare una serie di “servizi” che da anarchico non ritengo tali: organi di polizia e sistema giuridico nel suo complesso. Si pretende che lo Stato non reclami il contributo dei singoli, ma questo significherebbe anche la scomparsa di organi di polizia e sistema giuridico, in altre parole, il capitale che vuole sostanzialmente farsi liberamente i cazzi suoi, accumulando risorse che potrebbero altrimenti venir utilizzati per il bene collettivo, pretende però che lo Stato difenda la sua proprietà. Bene, togliamo ogni tassa, facciamo sì che chi non ha risorse finanziarie non possa curarsi, che nei quartieri povere non vi sia manutenzione stradale, che i poveri non possano mandare i figli a scuola, però eliminiamo coerentemente anche tutti gli altri servizi che vengono pagati con le tasse! Tu accumuli danaro, io mi armo di Ak-47 vengo a casa tua, una bella raffica e ti tolgo dal novero degli esseri viventi senza alcun rischio di subire la repressione da parte dello Stato che non può più permettersi di pagare i poliziotti, né ti i giudici che emettano sentenze. Certo chi dispone di potere finanziario potrebbe anche costituire eserciti privati per proteggere la proprietà, ma non essendoci alcuna possibilità di ritorsione, gli uomini dell’esercito privato, pur nella loro stupidita tipica di chi indossa divise ed usa armi per vivere, potrebbero facilmente rendersi conto che migliorerebbero le loro condizioni di vita, se anziché proteggere l’altrui proprietà e ricevere in cambio delle briciole, rivolgessero le loro armi verso chi dovrebbero proteggere. Una bella giungla in cui vale la legge del più forte, che in questo caso non sarebbe più chi dispone di maggiori risorse finanziaria, ma chi dispone delle armi migliori e della più totale assenza di scrupoli. Ora provate a demolire questa tesi con la logica, o in alternativa rassegnatevi a mantenere un religioso silenzio!!!!

Devo dire che quando ho letto per intero questo papiro, sono stato piacevolmente sorpreso dal testo. I ripetuti incitamenti all’uso della logica non me li aspettavo proprio, considerato che il tizio sembra essere sinistroide dell’area bakuniana. (Magari prendo una cantonata nel definirlo così, ma non è interessante la cosa). Resta il fatto che con uno che promette di basarsi sulla logica e mi SFIDA a dialogare sulla logica… beh.. in Italia? Quando mi ricapita?  Proverò quindi a spiegare il mio punto di vista (e quello della scuola Austriaca di Economia, e quello dei libertari (da non confondere con i lib-dem, i liberisti (chi sono?) i liberali moderati, i liberal, i (!)  socialliberali, il PLI.). Speriamo che il tizio in questione mantenga le promesse e magari argomenti le controrepliche in maniera (civile e pacata è un di più) logica.

Analizziamo la prima parte.

Trovo che le tesi liberiste contengano implicitamente un’enorme confusione sul concetto di Stato. Cos’è lo Stato? Per definizione lo Stato è l’insieme dei cittadini, un insieme che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti e di conseguenza degli interessi di tutti, in questo senso valgono dei paletti concettuali nei confronti delle azioni del singolo, un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi.

Tante sono le definizioni di Stato date da tanta gente. Per Mises ad esempio è colui che ha il monopolio legale della coercizione in un dato territorio. Per me anche, ma è una definizione. Usiamo la sua.

Lo Stato è l’insieme dei cittadini. Ok

Che si pone nei confronti del singolo come entità rappresentativa di tutti

 Ok. Effettivamente “parla” a nome di tutti. Se infatti dichiara guerra al Congo, pure io mi trovo in guerra col Congo. Anche se a me, del Congo, potrebbe non fregarmi nulla.

Però poi dice “e di conseguenza degli interessi di tutti”.

E NO. Qua non condivido. Non puoi affermare che lo Stato faccia gli interessi di tutti. Lo Stato è una entità collettiva, quindi non in grado di agire né pro, né contro gli interessi di chiunque. Quindi ad essere contro o pro, e ad agire sono “coloro che governano” . Persone. Le persone, essendo esseri umani, sono soggette al Teorema dell’Azione Umana, che ci rammenta sostanzialmente che ognuno agisce per i suoi interessi personali (che possono essere egoistici, umanitari, solidaristici, di qualunque tipo.. ma suoi) Nessuno agisce nell’interesse di qualcun altro, a meno che questo interesse non coincida con il suo. (Cioé a meno che il provocare il bene di Terzi, non lo renda più vicino al suo scopo personale (che ancora può essere egoistico, umanitario, solidaristico, fisico o spirituale..).

La stessa definizione di “interessi di tutti” è una definizione collettiva priva di senso logico, se si pensa che ogni singolo cittadino ha interessi personali che spesso e volentieri collidono con quelli degli altri. Quando togli soldi da A per darli a B, non puoi identificare B come “interesse di tutti”, perché se così fosse, A, per suo interesse personale avrebbe già finanziato B, e comunque e semplicemente, perché A non è d’accordo, non è nel suo interesse quindi, nel darti soldi. In pratica, ci sarebbe da discutere (con scarsi risultati) su cosa sia “l’interesse generale” e come venga definito.

Quindi, non c’è nessun legame CONSEQUENZIALE per cui essendo “rappresentanti” della popolazione si debba essere “rappresentativi degli interessi di tutti”. Chiunque vada al Governo, fino a che sarà un essere umano, sarà rappresentante degli interessi suoi e di coloro che possono aiutarlo a raggiungere i suoi interessi.

Quando riusciremo a eleggere creature ultraterrene e il teorema dell’Azione Umana non sarà applicabile, questo cambierà. Ma fino ad allora, stiamo discutendo se sia opportuno dare del potere a determinati individui umani e, se si vuole dimostrare che in tal modo essi perseguiranno interessi DIVERSI dai loro personali, bisogna dimostrare in che modo li si costringe a farlo.

Potremmo  (e magari lo faremo) discutere a lungo sui metodi (inefficienti) per costringerli ad agire conto terzi, ma in ogni caso il fatto di essere rappresentanti dei cittadini non significa che DI CONSEGUENZA seguano gli interessi dei cittadini, (Ammesso di riuscire poi a definire questo interesse comune collettivo che potrebbe non esistere per 60M di persone).

Poi però il dibattente afferma che:

un singolo si contrappone allo stato unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dello Stato, ergo non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà, ciò va comunque contro gli interessi collettivi

Bene. Torniamo ad essere d’accordo.un singolo si contrappone agli altri cittadini unicamente nel caso in cui le sue azioni siano lesive di altri componenti dell'”insieme dei cittadini”, quindi non può essere lecita la libertà di ledere l’altrui libertà. L’ultima semifrase è ininfluente.

Secondo questa proposizione, un cittadino (quindi, avendo stabilito che lo Stato è fatto di persone e che solo quelle agiscono), QUALUNQUE ESSO SIA, non può commettere le seguenti cose:

  • Decidere chi può o non può comprare un’arma. Né chi può vendere o non vendere sigarette, francobolli, servizi domestici, servizi medici, servizi sanitari. (Non si lede alcuna libertà offrendo in vendita un servizio né comprando un’arma. Casomai lo si fa utilizzando l’arma in maniera scorretta o vendendo prodotti non veritieri, ma agire sugli acquisti  o le vendite è un processo alle intenzioni che viola chiaramente la LIBERTA’ di qualcuno di vendere prodotti veritieri o utilizzare le armi in maniera corretta)
  • Decidere che qualcuno debba acquistare per forza un servizio (ancor più ad un prezzo stabilito) . E’ chiaro che se mi costringi a comprare 30 mele al giorno a 2 euro l’una, non puoi blaterare di rispetto della libertà. E quindi ugualmente illegale costringere qualcuno a pagare servizi sanitari pubblici, scuole pubbliche, strade pubbliche, rai pubbliche, spazzini pubblici, etc. E’ possibile offrire il servizio sul mercato, è possibile impedire ai cittadini di usare determinati servizi senza pagarli, ma se invece imponi a qualcuno di comprarli (e pure a un prezzo che decidi tu) STAI LEDENDO L’ALTRUI LIBERTA’.

 

Andiamo avanti.

il Governo è un organo al servizio dello Stato, ossia di tutti i cittadini e ciò presuppone che debba fare l’interesse di tutti i cittadini, di tutti, non soltanto di alcuni e in caso che vi sia una contrapposizione tra una minoranza ed una maggioranza, che non possa trovare un compromesso accettabile, lo Stato deve fare gli interessi della maggioranza. (come da logica vulcaniana, il bene dei tanti conta più del bene di pochi o di uno).

Anche questa è una interpretazione semplicistica. Se tutto un paese trova bella la casa di Gianni Rossi e decidono di prendergliela e mandarlo sulla strada, stiamo facendo gli interessi di tanti (tutto il paese) a discapito del bene di pochi (di uno…. il solo Gianni).

La faccio ancora più perversa. Giacomo e Luigi hanno entrambi un cancro al polmone. Necessitano trapianto immediato.  Carla, ha due polmoni in perfetto stato.

E’ giusto fare il bene dei più (Giacomo e Luigi) espiantando i polmoni di pochi (Carla) ?

E se il rapporto 2:1 vi sembra poco, potremmo espiantare tutti gli organi di Carla (in vita) per salvare 20 persone. E’ giusto?????

Per l’amor di Dio, spero che siate d’accordo con me che NO.

E’ chiaro quindi che c’è una discriminante e questa discriminante è la proprietà privata. Perché, come spiega l’economia austriaca è vita ed estensione della stessa. Perché, come spiegato da Mises, non c’è libertà alcuna senza libertà economica e chi controlla tutti i mezzi, controlla tutti i fini…

Quindi, NO. Lo Stato in caso di contrapposizioni, dovrebbe tutelare la proprietà privata (e la vita) delle persone. Non fare il conto tanti o pochi. Il diritto di vita non può essere certo alla mercé di maggioranze varie…

Arriviamo poi alla discussione su “servizi di polizia” e “magistratura” che sparirebbero se non ci fossero le estorsioni di stato chiamate tasse.

Potrei dilungarmi su svariati autori libertari che hanno ipotizzato soluzioni di mercato per fornire servizi di polizia e di magistratura che adempiano allo scopo. Ma voglio affrontare il discorso da un altro punto di vista.

Se sono uno che ha accumulato soldi, e tu ti armi di ak-47 e vieni da me per rubare, anche in assenza di “tutela di stato”, io, che ho accumulato soldi è banale che abbia servizi di sicurezza privati, pagati coi miei bei dindi (che potrebbero pure essere in posti più sicuri di casa mia ma lasciamo perdere il caso). Quindi tu per farmi fuori e rubare i miei soldi dovrai comunque pagare un costo. Magari ti servono 10 mercenari, 10 ak-47 due jeep armate di mitragliatrice, soldi da garantire alla famiglia del mercenario se crepa e quant’altro. Insomma. Tu comunque affronti di tasca tua un COSTO. D’altra parte se fossi uno straccione, se anche non ci fossero soluzioni di mercato alla tutela degli straccioni (e come ti dicevo poco fa, molti ne han teorizzato il funzionamento), è poco probabile che mi attaccheresti, perché pagheresti sicuramente un costo minore, ma con ricavi nulli. Affrontiamo ora il caso in cui io ho accumulato soldi e tu vuoi derubarmi in regime di forza di polizia statale.  Sarebbe bello poter dire “non lo fai”. Ma in realtà lo fai, pagandone il COSTO. Esattamente come prima. Solo che adesso il costo è qualche mazzetta alla polizia o al politico di turno. Oppure, in maniera molto più semplice mi derubi legalmente senza ammazzarmi. Come si fa? Facile. Paghi un politico per aumentarmi le tasse e un altro per dirottare finanziamenti pubblici verso la tua azienda. Con questo giochino raggiungi il fantastico risultato di “prestare” soldi alla  politica affinché mi derubi. Soldi che poi ricevi indietro tramite finanziamento pubblico con tanti interessi, perché se al politico hai passato 100000 euro, di finanziamento ti arrivano magari 5 milioni di euro. Aggiungiamoci che nel primo caso (ak-47 senza Stato), dovresti poi convivere con la gente che ti giudica un assassino (COSTO aggiuntivo), nel secondo caso no. Anzi, magari ti sei fatto un nome gridandomi contro che pagavo poche tasse…(Vantaggio Aggiuntivo).

Se poi guardi alla faccenda dal punto di vista del Governo, scopri che hai dato al Governo il potere di fare tutto. E il governo sono uomini. E torna la Teoria dell’Azione Umana. Se a uno del governo “serve” che un tizio muoia, il tizio muore a spese del contribuente, senza che il governante in questione debba neppure pagare un euro suo. Tanto è vero che quasi tutti gli Stati al Mondo fanno stragi. Putin ammazza gente pure all’estero. Chavez e Maduro hanno sterminato migliaia di Venezuelani… il governo Ucraino ha mandato cecchini a sparare sulla sua folla, il governo Italiano ha tolto Aldo Moro dall’Italicus evitando accuratamente di far scendere gli altri passeggeri.

Anche il discorso dei “mercenari che si ribellano”.. Il fatto che lo Stato non abbia certificato che l’omicidio è reato, non significa che il mondo cominci a considerare l’omicidio o il furto, legittimi, giusti. E’ vero che un mercenario potrebbe ribellarsi… è vero pure però che avrebbe chiuso per sempre con la carriera di mercenario, perché poi col cazzo che ti assume qualcuno. E se poi i parenti miei assumono altri mercenari per ammazzare il mercenario furbetto? Sicuro che non gli convenga fare la persona corretta e prendersi “le briciole” che poi briciole non sono perché non é “lo Stato” a pagarli?

In qualunque professione ad assunzione su base volontaria, conta tantissimo la “reputazione”… un furto a casa di chi dovevi proteggere o addirittura l’omicidio del datore di lavoro  ti fanno terminare la carriera istantaneamente e per sempre.

D’altra parte ci sono migliaia di informazioni, nella situazione Statale attuale che ti indicano che “normalmente” non succede: un qualunque picciotto della ndrangheta ha diverse occasioni per ammazzare il suo boss, magari in combutta con altri picciotti… Però questo solitamente non accade, e stanne certo, non per la paura che la polizia lo arresti. Quel che più realisticamente otterresti è semplicemente tante agenzie di protezione privata che operano sul territorio in maniera concorrenziale e che NON sparano ai datori di lavoro per derubarli. Come appunto non lo fa il picciotto verso il “boss”.

Infine è errata l’affermazione che chi ha armi migliori sarebbe avvantaggiato su chi ha maggiori capitali. Non è così, perché il denaro è il “mezzo” per eccellenza per raggiungere i propri scopi. Le armi NO. Le armi possono essere un MEZZO per impadronirsi del denaro, ma sono quindi un MEZZO “di secondo grado”. Poi, tu puoi immaginare di avere l’arma più potente che puoi portare con te. Ma senza soldi UNO solo rimani. Quello coi soldi invece è “tanti”. Tantissimi, tutti quelli che può pagare, armati come meglio può pagare. Tu senza soldi non paghi nessuno, con pochi soldi paghi poche persone. Poche persone poche armi, poche armi poca potenza di fuoco.

In realtà la violenza per ottenere le cose è una cosa talmente stupida e economicamente fallimentare che solo i bambini piccoli e gli Stati Grandi continuano ad usare sistematicamente. Nel mondo vince chi ha più mezzi. E il mezzo migliore sono i soldi. Ora, puoi decidere che i soldi vengano divisi a seconda del merito, e allora devi abolire gli scambi coatti, o al limite ridurli al minimo, oppure puoi decidere che i soldi vengano depredati tramite tasse e distribuiti tramite conoscenze. Che è il metodo “politico”.

 

Supponenza, ignoranza e approssimazione

Chiacchierando tra “liberali” su Facebook, mi viene consigliato questo post, scritto da un sedicente liberale che però evidentemente ha le idee tanto tanto confuse, anche se si rifiuta di ammetterlo.

Il che non sarebbe grave, quel che è grave è che se lo riprendi e gli fai notare che probabilmente non ci ha capito granché, la sua risposta è “tu non capisci, travisi i pensieri degli altri, lasciamo perdere”. Per poi girare l’etere raccontando che i libertari sono dogmatici e oltranzisti. Ora, non è questione di essere dogmatici e oltranzisti. E’ questione di capire una cosa, oppure non averla capita.

Il post in questione è questo.

L’autore è tal Gian Piero De Bellis.

Il post parte con la famosa frase di Proudhon: “la proprietà è un furto“.

L’autore ci fa notare che lo stesso Proudhon dice successivamente che        “la proprietà è la libertà

Ora, una persona normale applicando la proprietà transitiva, deduce che la “libertà è un furto”   (dim. (A = B) (A = C) ====> B=C )

Per quel discorso vetusto e obsoleto del principio di identità e non contraddizione che starebbe alla base della logica umana.  Un altro tipo di persona,  si limiterebbe a dire che Proudhon è un dissociato mentale e terminerebbe qui la questione. Probabilmente il posto giusto sarebbe un manicomio, a meno che non intenda costui veramente affermare che la libertà è un furto e che quindi la schiavitù è qualcosa di buono.

Il nostro autore invece si lancia nell’impossibile dimostrazione che le due proposizioni possano coesistere.

La prima affermazione è perentoria:

Innanzitutto va affermato che la proprietà non è un diritto e tanto meno un diritto naturale

BOOOM. Però tranquilli che adesso ce la spiega. Mica ci lascia così.

Però prima di lanciare la chicca, si attarda in due affermazioni condivisibili. Probabilmente è una strategia retorica per farti bere la puttanata successiva. Non ne ho la certezza ovviamente…. I motivi per cui abbia messo due affermazioni sensate prima di una puttanata cosmica esulano dal mio sapere. I fini, come ben sapete, sono personali.

Comunque. Giustamente afferma che lo Stato non è alla base dei diritti e che i diritti positivi sono una stronzata.

Chapeau. Mentre leggevo queste affermazioni, facevo veramente fatica a capire come potessero giustificare l’affermazione “tanto meno un diritto naturale”. Ma poi arriva il terzo capoverso. La bomba. Bomba che va riportata integralmente affinché anche voi che non volete leggervi l’articolo completo possiate gioire di cotanta arguzia mentale.

Indebita estensione: quando utilizziamo l’espressione diritto naturale, facciamo capire a tutti che stiamo parlando di un diritto pre-statuale e pre-welfare state che nulla ha a che fare con lo stato; se poi riteniamo lo stato come una entità istituita per opprimere e sfruttare, il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile (a parte norme e regolamenti prodotti autonomamente da gruppi interessati). Ma il diritto naturale garantisce diritti inalienabili che sono intrinseci alla persona fin dalla sua nascita (ad es. life, liberty and the pursuit of happiness – la vita, la libertà e la ricerca della felicità); includere tra questi il diritto alla proprietà mi sembra una estensione indebita. Infatti nessuno nasce con il diritto naturale alla proprietà ma solo con il diritto naturale al libero accesso alla proprietà, che sarà conseguita a seguito di determinati comportamenti produttivi. Altrimenti rimarremmo nella situazione presente in cui anche gli sfaccendati e i parassiti rivendicano il loro “diritto naturale” alla proprietà, ed espropriano con la tassazione una quota delle proprietà di coloro che si sono dati da fare con il loro impegno e i loro sforzi.

Et voila. Indebita estensione. Ancora un accenno a definizioni corrette. “il diritto naturale è l’unico che consideriamo accettabile”  seguito addirittura dalla presentazione di diritti naturali inalienabili intrinseci alla persona (life liberty and pursuit of happiness).

Ma poi frana. E frana fragorosamente. A lui estendere i “diritti naturali” alla proprietà sembra una estensione indebita. INVENTA di sana pianta il concetto di “diritto naturale al libero accesso alla proprietà”.

Concetto quanto mai vago, spiegato di merda, e probabilmente che non sta né in cielo né in terra. Che cazzo significa? Che uno nasce con il diritto ad accedere liberamente alla proprietà… di chi?  Libero accesso DOVE? A casa mia? Che può usare la mia motozappa? Che ha il libero accesso alla mia macchina?  Non si sa, nessuno lo sa, non lo spiega, però da per scontato che questo sia un diritto naturale. Mica la proprietà, che invece è una “estensione indebita”…   La spiegazione del perché invece la proprietà NON SIA UN DIRITTO NATURALE è data con l’affermazione idiota per cui se lo fosse, gli sfaccendati e i parassiti rivendicherebbero il “diritto naturale” alla proprietà (altrui) ESPROPRIANDO (tassando) la proprietà altrui.

Quindi in pratica per questo signore qua, un diritto naturale si esercita privando gli altri del proprio diritto naturale. Il fatto che per lui (e anche per me) chi non fa un cazzo non ha diritto alla proprietà (altrui), fa scadere il diritto naturale a un qualcosa di ambiguo che lui definisce “fatto naturale”. 

Questo accade quando non ci hai capito un cazzo. Perché il diritto NATURALE è un diritto che deve valere PER OGNI ESSERE UMANO. Si distingue dal “diritto alla casa”, proprio perché questo secondo presuppone che qualcuno deve espropriare qualcun altro per garantirlo a sé stesso. Ed è per questo che non è un diritto ma una puttanata. La proprietà privata è un diritto naturale proprio perché vale per tutti. Ma se vale per tutti è lapalissiano che nessuno può, in nome di questo, violare il diritto naturale alla proprietà di un altro. Siamo tutti uguali, Cristo. Quindi tu hai diritto alla proprietà quanto ne ho io, ragion per cui IO non ho alcun diritto di esproprio e TU nemmeno.  Sembrano discorsi semplici, ma evidentemente non lo sono, se persone che riescono a capire che lo Stato non è la fonte di alcun diritto, poi non riescono a capire che cosa significa che un diritto deve valere PER TUTTI. Se non si capisce questo, è possibile dimostrare che neppure i “diritti naturali” che ha identificato prima, sono diritti naturali. Perché per esempio, un tizio che reclami il “diritto alla vita” avente bisogno di un trapianto di cuore, potrebbe reclamare il cuore di un altro, ucciderlo e innestarselo. E’ giusto no? Ho o non ho “diritto alla vita?” Beh mi serve un cuore. Tu ce l’hai e me lo prendo. Peccato però che quello a cui lo strappi, dovrebbe avere lo stesso tuo diritto alla vita… Prendiamo il diritto a perseguire la propria felicità. Se io mi diverto e mi sento felice lanciando sassi dal cavalcavia contro le auto in corsa, ho diritto di farlo, perché è ho “diritto di perseguire la mia felicità”. Esticazzi se quell’altro sbanda e crepa (violando il diritto alla vita). Io “reclamo il mio diritto alla felicità” che per me è lanciare sassi dal cavalcavia. Cazzo vuoi?  

Se questo ragionamento avesse un senso quindi, non solo il diritto alla proprietà sarebbe un “fatto naturale” e non un “diritto naturale”, ma neppure il diritto alla vita e il diritto di perseguire la propria felicità sarebbero “diritti naturali”.  Non si capisce quindi su quali contorte basi logiche l’autore definisca il primo un “non diritto” e gli altri due dei “diritti naturali”.  

L’ignoranza e la superficialità di analisi sono dei peccati. Ma non sono gravissimi, se non vengono abbinati alla supponenza di chi, di fronte a coloro che gli mostrano gli errori concettuali e logici commessi, si nasconde dietro un “voi tutti travisate”. Tu puoi pure essere un praticone con un pò di letture sulle spalle. Ma lo devi essere con umiltà, pronto a considerare l’ipotesi che sia tu quello che va contromano in autostrada e non tutto il resto del traffico.

 

 

Legal ashtray

Quando uno statalista ed un liberale si incontrano e dibattono, il liberale sostiene che lo stato non è necessario, o al limite necessario in misura minima, mentre lo statalista sostiene  l’opposto.

L’obiezione tipica dello statalista sarà che una società ha bisogno di regole. Lo statalista darà per scontato che ovviamente sarà lo stato a doverle dettare. Lo statalista è affetto da un complesso d’inferiorità permanente che lo porta a desiderare un “qualcuno” a lui superiore” il quale decida le regole per tutti, ma contemporaneamente è anche contagiato da un complesso di furbizia che lo porta a pensare uno stato indispensabile per alleviargli la fatica di dover lavorare per vivere. Lo statalista è una figura contraddittoria e schizofrenica. Lo statalista pensa che lo stato rappresenti la società, che la interpreti, che sia la coscienza della società e quindi abbia il potere di dettare le sue regole che fa diventare legge. A quel punto chiunque trasgredisca la legge dello stato diventa sanzionabile. Quella sanzione la incasserà e avvantaggerà lo stato, quindi secondo lo statalista, la società. Resta da capire come un individuo di quella società possa godere di un vantaggio dall’essere sanzionato. Anche secondo il liberale la società ha bisogno di regole, secondo lui però il procedimento per determinare quelle regole lo adotta naturalmente la società. Secondo il liberale non esiste “superiorità” o “inferiorità” di qualcuno nell’imporre o subire una regola. Se una regola serve, nascerà da sola. Se non serve non nascerà mai. Un liberale davanti ad un negozio troverà un portacenere, lo troverà anche davanti al bar, davanti al tabaccaio e così via, non si interrogherà sull’esistenza di un politico così intelligente da aver imposto una regola per il portacenere. No. Ogni volta che il liberale ne vedrà uno apprezzerà la sensibilità e l’iniziativa del singolo gestore che ha risolto individualmente un’esigenza. Tanti negozianti che condividono lo stesso pensiero e la stessa attenzione per il prossimo agiscono SPONTANEAMENTE e liberamente nello stesso modo mettendo a disposizione il portacenere. Quella moltitudine di azioni diventano nel tempo una regola non scritta della società. In quel caso a nessuno viene ordinato o impedito nulla, succede che quella regola esiste perché nasce dalla società. Ma a questo punto cosa potrebbe fare lo statalista nel constatare l’inutilità dello stato nel dettare regole alla società? Nulla di nulla, se non prenderne atto e preoccuparsi. Una regola libera non scritta non prevede obblighi, non prevede sanzioni monetarie, non prevede che uno debba sborsare forzatamente denaro per comprare un portacenere a “norma di legge” e nemmeno che lo debba cambiare magari dopo cinque anni perché è cambiata la norma. Niente giro di soldi per lo stato e niente soldi per lo statalista. Una regola libera prevede solo che persone libere, individualmente ed in silenzio giudichino e scelgano. Diventa legittima la preoccupazione del mantenuto (lo statalista). Non ci sarebbe da stupirsi se a questo punto lo stato rendesse obbligatori i portacenere, che già ci sono, magari regolamentandone le dimensioni, le forme, il colore, i materiali, le posizioni per la loro allocazione, che rendesse obbligatoria la certificazione degli stessi e che autorizzasse solo qualche azienda a lui vicino a produrli e commercializzarli. Sarebbe un bel giro di denaro, lo statalista potrebbe porre fine al suo stato d’ansia da mancanza d’ossigeno e procedere nell’automantenimento a mezzo legge statale.

 
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Pubblicato da su 23 novembre 2015 in Uncategorized

 

CINEMATOGRAFIA AUSTRIACA

Le etichette a volte sono devastanti ed improprie. Prendiamo il caso della definizione “spaghetti western”, evoca qualcosa di divertente, leggero, basico, tarocco, superficiale.
Un indiscusso capolavoro di Sergio Leone -Il Buono il Brutto e il Cattivo- , a volte, non si capisce bene il perché e da chi, viene etichettato in quel modo.
Non ripeto la definizione perché provo vergogna anche solo ad associarla a quello che è uno dei migliori film mai prodotti dalla civiltà umana, fino ad ora.
Le meravigliose musiche, la fotografia, la regia, e la recitazione dei protagonisti sono la parte più evidente e spettacolare che hanno contribuito al successo di quel film.
Quel film però è molto di più, è di una profondità grandiosa che probabilmente sfugge ai più, ma di sicuro non ad un anarco-capitalista.
La trama di quel film è solo un pretesto, un contenitore, per poter inserire innumerevoli mondi, concetti e meccanismi che sono la vera profonda essenza del film.
Ci sono racchiusi tutti gli argomenti degni di nobiltà come il rispetto degli accordi, la giustizia, lo scambio, la soggettività del valore, la scarsità, la libertà, l’indipendenza, l’ordine spontaneo e sono in contrapposizione, spesso in un modo palesemente critico, spietato e cinico con il potere politico statuale, la debolezza umana, l’incoerenza, la stupidità e la meschinità.
In quel film tutto ruota intorno ai soldi (in quel caso d’oro e scarsi) in modo scontato, giusto e naturale: è naturale che il Biondo e Tuco Pacifico Benedicto Juan Maria Ramirez si associno per trarre profitto dalla condizione di ricercato di quest’ultimo, è naturale che Sentenza paghi un bicchiere di Whiskey per un informazione al “mezzo soldato” ed è naturale che Bill Carson paghi 200 mila dollari d’oro per un sorso d’acqua.
Ci sono battute che, lette in chiave statalista o antistatalista, riescono comunque a far riflettere, come quando Tuco ammanettato alla stazione ed accompagnato dal sergente nello spiegare orgogliosamente ad un soldato senza un braccio che sulla sua testa pende una taglia di 3 mila dollari gli chiede: “…e a te per questo braccio quanto ti hanno dato?”.
Oppure l’ammissione stessa di quel capitano incaricato di proteggere un inutile ponte “una cacca di mosca sulle carte dell’alto comando” spendendo quotidianamente ed inutilmente le vite dei suoi soldati.
Quel capitano dice anche un’altra frase particolarmente interessante: “chi ha più Whiskey per ubriacare i suoi soldati vince” e prosegue mostrando una bottiglia “perché questa è l’arma più potente…”. Eh beh.., diventa impossibile non notare in quella metafora le analogie con le attuali droghe di stato come per esempio l’informazione o la moneta fiat, ed è deprimente constatare come il meccanismo descritto da quel capitano rimanga tutt’ora invariato.
Quel capitano in punto di morte è rassicurato dalla promessa del Biondo: “..facciamo un po’ di rumore”: è un tacito accordo tra due persone che si trovano formalmente su sponde opposte ma si comprendono alla perfezione e si scambiano fiducia. Aspetterà quel “po’ di rumore” come una notizia.
Quella notizia sarà per lui liberatoria: lo riscatterà dall’essere schiavo dello stato, dall’essere fallito come uomo -consapevolmente- e debole moralmente.
La sua liberazione arriverà da un’azione che va contro la legge dello stato ma a favore del principio.
Quel brano del film è emozionante e commovente.

Dal lato degli statalisti, il personaggio più squallido e rappresentativo è Sentenza.
Sentenza si avvale di un potere di derivazione statuale e, semplicemente per suo tornaconto (come è normale che sia) se lo vende. Tutta la sua sicurezza ed arroganza deriva da quel potere, Sentenza è un politico raffinato dei più disonesti.
La strafottenza e la sicumera di Sentenza emerge forse nel modo più evidente quando durante un confronto con un militare idealista, utopista ed onesto, che vorrebbe far processare Sentenza per le sue porcherie, gli risponde con tono oltreché strafottente anche formale “le auguro di riuscirci…”.
Sentenza è il prodotto vincente dello stato. Vincente significa che tra i prodotti dello stato si affermano solo i più schifosi. È tristemente così.

Tuco è il prodotto dell’umanità, è una “bestia”, è apparentemente contraddittorio ma coerente nell’affermare il suo interesse, lo fa individualmente senza che gli venga regalato o rubi alcun potere, il potere politico individuale di Tuco è ridicolo, diventa persin comico quando, per esempio, cerca di convincere il Biondo disidratato a farsi dire il nome della tomba, non ce la farà mai perché Tuco si ritrova sempre in una posizione di debolezza economica: non capisce il valore delle carte che ha in mano e di solito le spreca, è lo stesso motivo per cui Tuco ha preso le botte da Sentenza mentre il Biondo no.
Tuco rispetta il principio solo per convenienza, è ignorante ed è solo, la forma non fa per lui, lui è solo sostanza.
Ma in tutto questo suo essere “bestia” ha il senso della giustizia (ovviamente sempre interessata): “vado, l’ammazzo e torno”.

Il Biondo è l’austriaco per eccellenza: rispetta i contratti: nella scena finale del film abbiamo la dimostrazione di come il Biondo, organizzatosi le dovute precauzioni del caso, rispetti l’accordo di spartizione dei dollari con Tuco. Il Biondo tiene alla vita, è intelligente, è pragmatico, rivendica la sua indipendenza: “ho deciso di sciogliere la società, perché un ladro di polli come te non varrà mai più di 3 mila $”, sfugge (come anche Tuco) alla guerra -con le distruzioni di vite e materiali che questa comporta-, sfugge alle regole dello stato ma non al principio, è coerente ed è umano. La sua umanità è in buona parte conseguenza dell’interesse ed è a tratti anche irrazionale, come quando fa fumare un soldato in punto di morte e gli lascia il poncho come coperta anche dopo morto.
Insomma il Biondo è buono perché è umano e mette la sua intelligenza al servizio del proprio interesse tenendo sempre ben presente il principio, in quel modo costruisce ricchezza di cui anche gli altri potranno avvantaggiarsi, ma solo se anch’essi rispetteranno il principio.

“Il Buono, il Brutto e il Cattivo” è un film che periodicamente andrebbe rivisto, possibilmente usando occhiali con lenti austriache, ci sono infiniti dettagli che visti in quell’ottica sono chiarissimi, io lo considero un capolavoro sopratutto per questo motivo: perché ci sono cose che anche se non son del tutto evidenti sono potentissime. Ci sono.

P.s. Alla fine del film Sentenza viene eliminato…

 
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Pubblicato da su 27 ottobre 2015 in Uncategorized